L’ALTRA ITALIA. AMICALRE, STUDENTE PENDOLARE: “SVEGLIA ALLE 3 DI NOTTE, RIENTRO IN SERATA, 400 KM IN BUS OGNI GIORNO PER ASSISTERE ALLE LEZIONI ALL’UNIVERSITA’ DI BARI”
HA 24 ANNI E OGNI GIORNO PARTE DA PRESICCE PER SEGUIRE I CORSI DI CHIMICA: “VOGLIO FARCELA A OGNI COSTO, NE VA DEL MIO FUTURO”… “UN POSTO LETTO A BARI? NON POSSO PERMETTERMELO”… E’ QUESTA L’ITALIA CHE VOGLIAMO?
Dal lunedì al giovedì è sempre la stessa storia. Il suono della sveglia rompe il silenzio. Amilcare Erroi, 24 anni, di Presicce, non ha bisogno di guardare lo schermo del telefonino. Sono le 3 di notte e anche se volesse restare un altro po’ sotto le coperte, perché è convinto di essersi addormentato da poco, si alza. La madre è già in piedi. Lui si lava, si veste, sorseggia un caffè ed entra in auto. I sei chilometri che separano Presicce, la città dell’olio nel Basso Salento, da Alessano si divorano in una decina di minuti. Il tempo di un abbraccio e il pullman 599 è già pronto ad accoglierlo. Alle 4,25 le porte si chiudono. Chi c’è, c’è. Qui non si aspetta nessuno. La destinazione? Bari.
Passando da Lucugnano, Montesano Salentino, Nociglia, Botrugno, Cursi, Melpignano, Castrignano Dei Greci, Martano, Calimera, Castri di Lecce, Lizzanello, Cavallino. Sono i grani del rosario laico quotidiano. Ogni paese, una fermata. Ogni fermata, un nuovo passeggero. La strada tira dritto fino a Lecce, poi tutto d’un fiato da Brindisi a Bari. L’arrivo è alle 7,10. Il tempo di un altro caffè ed eccoci al Campus universitario, facoltà
di Chimica, dove lo studente universitario Amilcare si trasforma in un fuorisede. All’Università di Bari ci sono 19 pendolari ogni 100 iscritti.
Ma mentre per gli altri lo spostamento medio è di 21 minuti, per lui servono tre ore all’andata per percorrere i 211 chilometri che lo separano dal capoluogo e tre ore al ritorno. «Se tutto va bene — spiega — c’è il pullman delle 16,55, con arrivo alle 19,30, senza soste. Altrimenti riparti alle 17,55 e sei a casa alle 22,50 con un cambio a Lecce degno del pit stop di una Ferrari, per non perdere altro tempo».
Amilcare non si può concedere distrazioni. Si siede al primo banco, perché deve capitalizzare il tempo delle lezioni. Apprendere il più possibile, non sciupare il livello di attenzione. Gli altri dopo possono fare domande e approfondire gli argomenti, se vogliono. Lui no. Deve riprendere il pullman per Alessano, dove la madre lo aspetta per tornare a Presicce. Pendolarista dell’estremo?Sorride. E racconta la sua ricetta antistress: «Concentrazione, ordine e disciplina sono il mio mantra, se voglio raggiungere l’obiettivo. Se salgo sul 599 delle 16,55 riesco a studiare un po’ durante il viaggio, altrimenti sfoglio i libri prima di cenare». Non sarebbe meglio trovare un alloggio a Bari? «I prezzi sono alti, almeno 300 euro per posto letto, ai quali aggiungere le bollette. Non posso permettermelo. Al primo anno di Università ho cercato di partecipare a una borsa di studio, ma ho dato un solo esame e non ho raccolto i crediti necessari per partecipare all’altro bando».
E la didattica a distanza? «La tecnologia aiuta molto a mantenere i rapporti. In questo caso, però, ci sono pro e contro. In aula si interagisce direttamente con il professore, si segue meglio una lezione, ti resta qualcosa di più di quanto detto.Con il computer è più facile distrarsi. Bisogna considerare i cali di tensione della rete, i collegamenti non stabili. Insomma, tutto diventa più complicato». C’è un corso di Chimica anche a Lecce. Potrebbe frequentarlo. Avrebbe meno disagi. «Quando mi sono iscritto all’Ateneo barese non era ancora stato istituito il dipartimento salentino. Ormai mi sono affezionato alla città, ai docenti e ai colleghi di corso. L’Università è diventata la mia seconda casa. Reggo questi ritmi quotidiani e tutto sommato ho ottenuto risultati migliori di quanto mi aspettassi». Ma proprio questi ritmi non finiscono per condizionare la svita sociale di Amilcare? «Inevitabilmente sì. In settimana è difficile vedere parenti o frequento amici. Le energie sono poche e le devo preservare. Nei weekend potrebbe essere più facile, ma cerco di lavorare. Mi rendo disponibile durante le festività, magari quando l’Università è chiusa. Tutto questo influisce sullo studio, sottrae il tempo da dedicare alla preparazione degli esami. Riesco soltanto a svolgere un pizzico di attività fisica per evitare i deterioramenti delle articolazioni costrette all’immobilismo: tra i viaggi di trasferimenti e le lezioni sono quasi sempre seduto».Capitolo professori. «Sono comprensivi», assicura Amilcare. «Quando possono mi tendono la mano, capiscono le mie difficoltà e il mio impegno. Io però non mollo. Andrò sino
in fondo. Non è soltanto una questione di principio. Credo in questo percorso di studi, rappresenta la mia certezza per il futuro”
(da Fanpage)
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