“L’ATTACCO ALL’IRAN PUO’ DIVENTARE MOLTO COSTOSO PER I PAESI DEL GOLFO, COME ARABIA SAUDITA, EMIRATI, QATAR”
NON DÀ LA GARANZIA CHE L’IRAN SMETTA DI COMBATTERE – LA DOMANDA È SEMPRE LA STESSA: PERCHÉ INTERVENIRE PROPRIO ORA? GLI OBIETTIVI DI ISRAELE SONO CHIARISSIMI, QUELLI DI TRUMP MENO. QUESTA SCELTA POTREBBE PESARGLI IN CASA
Vali Nasr è uno dei massimi esperti di Medio Oriente e soprattutto d’Iran, è professore alla Johns Hopkins ed è stato consulente di Barack Obama.
i aspettava un attacco due giorni dopo i negoziati?
«C’erano tutti i segnali. Il calcolo di Trump è che l’Iran si arrenda. Non l’ha ottenuto al tavolo, e ora pensa di poter avere una vittoria rapida e decisiva bombardandoli. Ma è una mossa molto rischiosa perché gli iraniani si stanno preparando a trincerarsi e a contrattaccare nella regione. Vogliono che questa non sia una guerra facile e breve»
Qual è la loro strategia?
«L’obiettivo degli ayatollah è incassare, tenere la posizione, espandere il conflitto e aspettare che attori regionali preoccupati medino un cessate il fuoco. Contano sul fatto che, senza una vittoria rapida, Trump cercherà una via d’uscita, e così i negoziati successivi saranno diversi».
Trump invece spera in un Venezuela?
«Lo scenario Maduro è il suo sogno. Uccidere la Guida suprema e qualche pezzo grosso dei pasdaran e poi costringere chi rimane a firmare le sue richieste. […] La struttura di potere del regime è molto diversa, e già non stanno reagendo come il Venezuela».
A quanto pare hanno ucciso Ali Khamenei.
«La sua morte non dà la garanzia che l’Iran smetta di combattere. I Guardiani della Rivoluzione sono molto diversi dall’esercito venezuelano. Non rinunciano facilmente al petrolio e non si sottomettono a Israele e agli Usa: hanno basato la loro esistenza sull’odio verso questi Paesi».
Chi potrebbe succedere a Khamenei?
«Una persona prenderà il potere, ma non avrà la stessa influenza della Guida suprema, ci vogliono anni per quello. Secondo me, però, la questione più
interessante è che tipo di alleanza o coalizione o deep State prenderà il controllo in Iran».
Può immaginare una nuova leadership che tratta con Trump e Netanyahu?
«Questo tipo di cambiamenti non accadono da un giorno all’altro in un regime come quello degli ayatollah».
Quali sono gli obiettivi di Trump?
«Non c’è nulla di chiaro se non il fatto che voglia imporre la sua volontà».
Non punta al cambio di regime?
«Sarà tra gli obiettivi, ma la domanda è sempre la stessa: perché proprio ora? Quando gli Stati Uniti sono intervenuti in Iraq, George W. Bush ha passato mesi a spiegare le sue ragioni agli americani. Mentre gli obiettivi di Israele sono chiarissimi, quelli di Trump meno. Questa scelta potrebbe pesargli in casa».
E gli iraniani?
«Sono traumatizzati. Prima massacrati dal loro regime, poi le bombe in testa: ora devono sopravvivere. E sì, potrebbero poi ribellarsi, come invita Trump, ma a causa della repressione non sono organizzati politicamente».
Cosa si aspetta?
«Il rischio che vedo è che questo conflitto diventi molto costoso per i Paesi del Golfo, come Arabia Saudita, Emirati, Qatar. Che diventi abbastanza grande da impattare sui prezzi dell’energia, e per questo trasformarsi in una fonte molto più lunga di instabilità nella regione. Trump sta operando sull’assunzione che possa controllare la guerra, che immagina rapida e pulita. Ma lo potrà fare realmente?».
(da “Corriere della Sera”)
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