LE TRUPPE DI VANNACCI SONO UNA SCHEGGIA IMPAZZITA NELLA LEGA: A VARESE STEFANIA BARDELLI ANNUNCIA CHE ALLE PROSSIME AMMINISTRATIVE CI SARÀ UNA LISTA CIVICA DELL’EX GENERALE: “NON È CHE LA LEGA PUO’ VENIRE A DIRMI CHE COSA POSSO FARE”
I CAPIGRUPPO IN PARLAMENTO, MOLINARI E ROMEO, PRENDONO LE DISTANZE: “I TEAM DI VANNACCI NON POSSONO ESSERE STRUTTURE POLITICHE PARALLELE O ALTERNATIVE A QUELLE DEL PARTITO”
Lega contro team Vannacci e team Vannacci contro la Lega. Il doppio binario del generale —
vicesegretario della Lega e ispiratore dei team con il suo nome — continua a creare tensioni. Con molti leghisti che prendono tutta la distanza possibili dai team. E i vannacciani che non rinunciano agli atteggiamenti di sfida.
A Varese, culla della Lega, la «Bersagliera di Vannacci» Stefania Bardelli annuncia che alle prossime elezioni
amministrative ci sarà una lista civica da lei promossa: «Sono una libera cittadina italiana e nessuno ha il diritto di dirmi che cosa devo fare».
Probabile però che a Varese la Lega esprimerà un suo candidato: «Non è che la Lega possa venire a dirmi che cosa posso o devo fare.
Lo stesso Roberto Vannacci è stato chiaro: non abbiamo alcun dovere. Noi non ci ispiriamo alla Lega ma al “Mondo al contrario”». Ma perché entrare proprio in rotta di collisione? «Io sono di Varese: se in vent’anni non mi sono mai avvicinata alla Lega un motivo ci sarà. Varese è una città a pezzi».
Ma il partito marca la differenza. Per il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, «è ovvio che ogni cittadino, se vuole candidarsi in un partito, può farlo. Ma i team non possono essere strutture politiche parallele o alternative a quelle del partito». Lo stesso Salvini «ha ribadito che i team vanno bene se sono circoli culturali. Se fanno attività politica, no».
Il capogruppo al Senato e segretario della Lega lombarda, Massimiliano Romeo, è netto: «No a un partito nel partito». E certamente «non si possono pretendere delle quote all’interno del partito».
E intanto arrivano nuove disposizioni riguardo a come intitolare i team: quello di Aritzo, in Sardegna, ispirato a Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Mas e organizzatore del mancato golpe del 1970, dovrà cambiare nome.
Ma in Calabria c’è anche un team dedicato al sindacalista fascista Luigi Razza. La nuova norma pare un po’ democristiana: i team devono essere intitolati, salvo deroghe, «a una personalitàstorica o politica deceduta da almeno 70 anni».
(da agenzie)
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