LEGA, VANNACCI ALL’ADDIO, I SONDAGGISTI: “VALE IL 2%”
SALVINI PROVA A MEDIARE… TOGLIEREBBE VOTI SIA ALLA LEGA CHE A FDI
Chi vuole più di tutti un partito di Roberto Vannacci sono i vannacciani. Quelli che
cercano uno spazio politico, ma nella Lega non riescono a trovarlo. Ne è convinto chi è vicino a Matteo Salvini: «Lo stanno trascinando fuori dal partito».
Per questo il segretario e vicepremier questa settimana cercherà un’ultima mediazione con il generale, che intanto prende tempo e sonda lo stato di preparazione dei suoi Team sparsi per l’Italia, della sua nuova fondazione Generazione Decima, del think tank, della raccolta di finanziamenti.
Il generale, per ora, nega che l’addio sia «in agenda», come ha detto al Corriere. D’altronde deve ancora incontrare Salvini a Roma, questa settimana. Le distanze, come quella sull’Ucraina – con il generale contrario all’invio di armi a Kiev, mentre il partito di Salvini ha votato a favore – restano sullo sfondo.
Per dire dei problemi con cui Vannacci non ha a che fare, mentre Salvini sì: dal Centro Studi di Fratelli d’Italia arriva una nota per ricordare ai parlamentari che «tutto il centrodestra continuerà a sostenere Kiev, in linea con il programma elettorale con cui i cittadini ci hanno scelto per guidare il Paese».
Ma non è per questo che Vannacci ha preparato l’addio. Voleva più potere dentro il partito, più agibilità politica fuori, più spazio per i suoi fedelissimi che vengono dai team del “Mondo al contrario” e si iscrivono alla Lega. E se anche Salvini dovesse concedergli tutto quel che chiede, ormai sembra difficile poter tornare indietro. È già tutto pronto per il grande salto.
Tutti i sondaggisti contattati da La Stampa devono ancora fare delle rilevazioni aggiornate. «Si deve anche vedere con che tipo di legge elettorale andremo alle prossime elezioni», ricorda Alessandra Ghisleri. E poi, prosegue, non è irrilevante capire «se aggregherà altre forze, se riuscirà a strutturarsi, e quanto possa funzionare fuori da un partito già rodato come la Lega».
Ma c’è chi ipotizza già da ora che una nuova forza politica guidata da Vannacci si possa aggirare intorno al 2 per cento dei consensi. O meglio, «quello è il suo potenziale», precisa Fabrizio Masia, di Emg. «Attualmente, con ogni probabilità, siamo allo zero virgola. Il resto va tutto conquistato».
La cifra del 2 per cento, in mancanza di sondaggi aggiornati, per Masia si basa su due fattori: il posizionamento politico e l’affluenza prevista alle prossime elezioni. «Vannacci si rivolge a quel tipo di elettorato destrorso che in Italia arriva, mal contato, al 10 per cento», sostiene il sondaggista. Ma i potenziali elettori di Vannacci, sottolinea, «sono già in gran parte intercettati da Fratelli d’Italia e dalla Lega, oltre che dalle sigle extra-parlamentari di estrema destra e, qualcosina, persino di sinistra».
Su una «verosimile» affluenza di 30 milioni di italiani alle prossime elezioni politiche, poi, «avere il 2 per cento significa incassare 600mila voti – ragiona il direttore di Emg -, in linea con quello che ha ottenuto Vannacci alle Europee». E a questo si può aggiungere un terzo fattore: «In Toscana, quando ha coordinato la campagna elettorale per le Regionali, non ha spostato molto rispetto ai sondaggi iniziali».
Un ragionamento in linea con quello del collega Antonio Noto, di “Noto sondaggi”: «Qualche tempo fa ho fatto una rilevazione per Porta a Porta che dava un partito di Vannacci tra il 2,5% e il 5%, ma quando si testano partiti che ancora non esistono, di cui non si conosce il programma né i componenti, c’è sempre un
sovradimensionamento». Attualmente, quindi, «potrebbe arrivare al 2,5%». Mentre in futuro, al massimo, «si può spingere al 5%».
Ma non sarebbero, sostiene Noto, voti sottratti a Salvini, né toglierebbe molto a Meloni. «Vannacci si rivolge a un elettorato “non ostile” al fascismo e sta tessendo una rete di relazioni al di fuori del Carroccio: non parla da leghista, né parla ai leghisti». Ma ogni passo che ha fatto in questi ultimi due anni, sottolinea Noto, «ha il suo sbocco naturale nella nascita di un nuovo soggetto politico».
(da La Stampa)
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