LETTA-PDL: IL GOVERNISSIMO È GIÀ IN RAMPA DI LANCIO
LA TELEFONATA DI BERLUSCONI APRE ALLE LARGHE INTESE E RILANCIA SULL’IMU… ANGELINO ALFANO: “I NOSTRI MINISTRI LI SCEGLIAMO NOI”
Per adesso ha ricevuto gli incoraggiamenti e poco altro. Lo ha incoraggiato a continuare Matteo Renzi.
Debora Serracchiani si è augurata che Enrico Letta riesca “a portare a compimento il difficile compito”.
Dal campus della Southern Methodist University, dove presenziava alla cerimonia di inaugurazione della Biblioteca Presidenziale in cui saranno conservati i documenti degli otto anni di George W. Bush alla presidenza Usa, Silvio Berlusconi ha voluto chiamare personalmente il premier incaricato.
I nodi per un’alleanza Pd-Pdl ci sono, ma nulla che non sia possibile sciogliere nei prossimi giorni (non ne basterà uno solo, tanto che si immagina che Camera e Senato possano essere convocati per l’eventuale fiducia nelle giornate di lunedì e martedì prossimo).
“Coraggio, fermezza e senso dell’unità ”, ha predicato il presidente della Repubblica dal monumento della Liberazione di via Tasso, a Roma.
Silvio Berlusconi lancia messaggi rassicuranti. Dice: “Poco importa chi guiderà questo governo, importante che ci siano un governo e un Parlamento per approvare provvedimenti urgenti”.
E ancora: “Non voglio nemmeno pensare all’ipotesi di un fallimento. Abbiamo bisogno di un governo che faccia. E subito. L’economia è in condizioni terribili”.
La consultazione a Montecitorio con il gruppo del Pdl (allargato all’ingombrante presenza di Denis Verdini), dura due ore piene, nelle quali — al netto dello spirito costruttivo — il Pdl prova a imporre i propri 8 punti di programma.
Otto punti tra i quali si contano l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, la revisione dei poteri di Equitalia e anche una riforma della giustizia dal sapore decisamente berlusconiano.
Il problema di fondo (e di bandiera) resta quello dell’Imu. Berlusconi vorrebbe abolirla per farsi forte di una promessa elettorale mantenuta, Scelta Civica ne difende l’integrità per non mettere in mora le scelte del proprio fondatore Mario Monti.
L’altro nodo è quello dei nomi.
Se Angelino Alfano afferma: “Noi non affidiamo a terzi la rappresentanza del Pdl, il Pdl ha esponenti che sono perfettamente in grado di far parte del governo”, Enrico Letta ribadisce a stretto giro: “Cercherò di dare incarichi a persone competenti, non che abbiano 40 anni di carriera alle spalle. Questo perchè, la mattina dopo, molti di quei ministeri avranno picchetti di persone che hanno perso lavoro e non si potranno fare mesi di pratica”.
Dal totonomi di giornata si sottrae Renato Schifani, che afferma di essere già sufficientemente impegnato a fare il capogruppo del Pdl a Palazzo Madama.
Restano invece quelli di Mariastella Gelmini e Maurizio Lupi, cui si affianca anche quello di Mara Carfagna, ieri impegnatissima a difendere l’onorabilità della truppa di centrodestra nel governissimo.
In tutto il Pdl dovrebbe occupare 7-8 caselle. Renato Brunetta per adesso è fuori.
La sua ascesa all’esecutivo avrebbe liberato la poltrona di capogruppo alla Camera, che una volta riassegnata avrebbe un ruolo pacificatore all’interno del gruppo Pdl di Montecitorio.
Per il centrosinistra è ancora in corsa per gli Esteri Massimo D’Alema.
Seguono Dario Franceschini e Francesco Boccia.
Al Lavoro il derby è tra Guglielmo Epifani e Stefano Fassina.
Maria Laura Carrozza sembra lanciata verso l’Istruzione.
Napolitano vorrebbe Giuliano Amato all’Economia.
Il governo “snello e sobrio” auspicato dall’incaricato Letta conterrebbe anche Anna Maria Cancellieri (sulla quale Berlusconi ieri ha negato di aver posto — come è uso — alcun veto) ed Enzo Moavero.
Una riconferma potrebbe arrivare anche per Andrea Riccardi.
In bilico invece la possibilità di vedere al governo Franco Frattini, sul quale pesa la fatwa del Pdl.
I due gruppi si incontreranno ancora. Berlusconi e Letta parleranno ancora al telefono. Il Giornale, oggi, annuncia il via libera di Berlusconi all’operazione.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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