L’ITALIA CHE RICHIAMA L’AMBASCIATORE IN SVIZZERA DOPO LA SCARCERAZIONE SU CAUZIONE DEI MORETTI E’ LA STESSA CHE HA LIBERATO E ACCOMPAGNATO A CASA CON UN VOLO DI STATO IL VIOLENTATORE DI BAMBINI ALMASRI: NO, NON SIETE CREDIBILI
SILENZIO VILE SULLE VIOLAZIONI DI TRUMP, NETANYAHU, LIBIA E MEZZO MONDO POI ANDIAMO A FARE I MORALISTI CON LA SVIZZERA… IL SISTEMA GIUDIZIARIO SVIZZERO PREVEDE LA LIBERTA’ PROVVISORIA SU CAUZIONE CON FIRMA OGNI GIORNO, SORVEGLIANZA E RITIRO DEI DOCUMENTI, DOVE STA IL PROBLEMA? … CHI HA VERSATO LA CAUZIONE? SARANNO CAZZI LORO
«Il presidente del consiglio ed io stamani eravamo veramente indignati. Non solo come rappresentanti del governo italiano, ma come genitori e io anche come nonno». Queste le parole del ministro degli esteri Antonio Tajani sulla scarcerazione di Jacques Moretti.
Accusato insieme alla moglie Jessica Maric di omicidio, lesioni e incendio colposi per la strage di Capodanno a Le Constellation di Crans Montana, è stato «salvato» (per ora) da un amico. Che ha versato sul conto della procura di Sion la cauzione fissata in 200 mila franchi svizzeri, ovvero 215 mila euro.
«Per 200mila franchi – ha aggiunto il ministro – si è venduta la giustizia in quel cantone. Siamo indignati con la magistratura cantonale». Dura anche la nota di Palazzo Chigi. Per Tajani Moretti potrebbe fuggire: «La magistratura cantonale che è responsabile di una inchiesta che fa buchi da tutte le parti». E infine: «Consideriamo la decisione di scarcerare il signor Moretti inaccettabile, che offende non soltanto la memoria delle vittime e offende i feriti, ma offende il sentimento di tutto il popolo italiano e non solo».
Chi ha pagato? La persona ha deciso di rimanere nell’anonimato anche per evitare problemi con l’opinione pubblica. Ma sono tre i personaggi della cittadina svizzera che potrebbero aver effettuato il pagamento. Ovvero il notaio o l’agente assicurativo che hanno gli uffici vicino al locale dei Moretti. Oppure un terzo uomo che, assieme a «persone che frequentiamo regolarmente per le nostre attività», non gli avrebbero fatto mancare la solidarietà. Intanto, rischia di aprirsi un caso diplomatico: l’Italia, infatti, dopo la decisione del Tribunale di Sion, ha deciso di richiamare l’ambasciatore italiano in Svizzera.
La decisione è stata presa di comune accordo tra il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, determinata a far valere le istanze dell’Italia e dei familiari delle vittime e dei feriti. Dopo la notizia del rilascio di Jacques Moretti, la premier Meloni aveva espresso tutta la sua indignazione: «La considero un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa dei loro cari. Il governo italiano chiederà conto alle autorità svizzere di quanto accaduto».
Duro anche il messaggio pubblicato su X dal ministro Tajani: «È un atto che rappresenta un vero oltraggio alla sensibilità delle famiglie che hanno perso i loro figli a Crans-Montana, che non tiene conto del lutto e del dolore profondo che queste famiglie condividono con il Popolo italiano».
Jacques il Corso, 47 anni, è uscito dal carcere perché i pm hanno ritenuto l’importo «adeguato e dissuasivo». La persona che ha pagato ha prima informato i suoi avvocati e poi ha chiesto protezione alla polizia. Alcuni dubbi sulla provenienza illecita dei franchi usati per Moretti sono caduti: il tribunale ha esaminato l’origine della cifra, così come la «natura del rapporto tra l’imputato e la persona che ha versato tale cifra», appunto quel «caro amico».
Per questo, spiega oggi il Corriere della Sera, è arrivato il via libera all’uscita dal carcere des Îles. Dove Moretti stava in una cella in cui non riusciva né a mangiare né a dormire. E per la stanchezza aveva anche ottenuto il posticipo della seconda parte del suo interrogatorio.
Gli obblighi
A Moretti, così come era successo prima alla moglie Jessica e ai figli, sono stati tolti i documenti d’identità. Avrà anche l’obbligo di presentarsi a firmare ogni giorno in un commissariato. Probabilmente quello di Sierre, località a metà tra Lens (dove Jacques possiede anche il ristorante Vieux Chalet) e Sion. E dove la moglie firma ogni 72 ore. Nel frattempo, la Procura di Sion afferma che l’indagine «può estendersi», un riferimento alle presunte responsabilità del comune di Crans che dal 2019 non aveva ispezionato il Constellation. I sospetti sull’identità dell’amico partono da una coincidenza spaziale. I loro uffici sono proprio di fronte a Le Constel. Appena oltre la rotatoria dove si trovava l’entrata del locale.
Il notaio sta a destra, l’assicuratore a sinistra lungo rue Centrale. «A parte le relazioni professionali, l’imputato non ha concretamente stretto relazioni personali con nessuno in Vallese», scriveva la procura di Sion. «Non ha tempo per nessun momento libero, quindi, a parte la sua attività professionale e i suoi beni immobili ampiamente ipotecati (del valore di oltre 5 milioni), non ha alcun legame in Svizzera», aggiungeva segnalando il pericolo di fuga. Anche se nelle ore successive alla strage la procuratrice generale Béatrice Pilloud non aveva ritenuto di dover utilizzare misure cautelari.
«Abbiamo la nostra famiglia qui, le nostre attività sono qui, i nostri figli sono nati qui. Ci sentiamo molto vicini alle persone di questo posto e speriamo di poter continuare la nostra vita qui» perché «la nostra vita è il lavoro», aveva detto lui ai giudici nelle testimonianze preliminari. Aggiungendo di avere a Crans-Montana pochi amici e «molto stretti», e citando per nome il notaio, l’agente assicurativo e un terzo uomo che, assieme a «persone che frequentiamo regolarmente per le nostre attività», non gli avrebbero fatto mancare la solidarietà: «Abbiamo ricevuto sostegno da tutte le parti».
(da agenzie)
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