MILANO-CORTINA, I RITARDI NEI LAVORI DELL’ARENA DELL’HOCKEY FINISCONO SUL NEW YORK TIMES
UN LUNGO REPORTAGE RACCONTA LO STATO DELL’IMPIANTO A MENO DI UN MESE DALL’INIZIO DEI GIOCHI
I ritardi nei lavori dell’Arena di Santa Giulia, destinata a ospitare le partite di hockey durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, sono finiti anche sul New York Times. «A meno di un mese dall’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano, l’arena che ospiterà uno degli eventi più importanti dei Giochi è ancora un cantiere aperto», scrivono infatti Motoko Rich e Giuseppina de La Bruyère in un lungo reportage che racconta questa l’anomalia italiana: l’impianto è stato inaugurato nel weekend del 9-11 gennaio con le 7 partite della fase finale della Coppa Italia e della IHL Serie A. Una inaugurazione arrivata a meno di un mese dall’inizio delle gare delle Olimpiadi, che inizeranno il 5 febbraio. «Nelle due precedenti edizioni delle Olimpiadi invernali in Cina e Corea del Sud (2022 e 2018, ndr) gli organizzatori avevano ospitato le partite di prova con un anno di anticipo», ricorda il New York Times.
Lo stereotipo italiano
I ritardi nei lavori nel palazzetto dell’hockey riguardano gli spalti, gli skybox, le aree ospitalità, i bar e i servizi. Da ultimare anche la pista secondaria, quella che le squadre dovranno usare
per gli allenamenti. Tutto questo non fa che confermare lo stereotipo italiano: il New York Times scrive infatti che «in Italia la corsa all’ultimo minuto è considerata una caratteristica nazionale». Ma riporta anche l’ottimismo del consigliere comunale e presidente della Commissione Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026 Alessandro Giungi: «Sono assolutamente fiducioso che l’arena sarà pronta il 5 febbraio».
Oltre 1.000 operai edili stanno lavorando su turni 24 ore su 24 per garantire il completamento dell’arena. Non si tratta però solo di finire i lavori in tempo ma anche di assicurare agli atleti le condizioni per poter giocare. Alcuni giorni fa, Bill Daly, il vice commissario della NHL, aveva detto in una intervista che la lega non manderà i suoi atleti alle Olimpiadi se il ghiaccio non sarà sicuro o non soddisferà gli standard di sicurezza richiesti per i suoi giocatori: «Se il ghiaccio è impraticabile, è impraticabile… se i giocatori ritengono che il ghiaccio non sia sicuro, non giocheremo. È semplice».
Come si prepara il ghiaccio
Preparare una pista per l’hockey su ghiaccio è un lavoro complesso: per giorni o addirittura settimane, i produttori di ghiaccio raffreddano centinaia di lastre sottili, uno strato alla volta. Si tratta di un processo che richiede tempo perché il ghiaccio deve assestarsi e deve poi superare alcuni stress test per garantire di poter sostenere tre partite al giorno, la frequenza prevista durante i Giochi. Già durante la partita tra Varese e Caldaro disputata il 9 gennaio durante le Milano Hockey Finals si era verificato il primo problema: un buco nel ghiaccio della pista. Il match era stato interrotto per circa 5 minuti e per
risolvere la situazione si era dovuto ricorrere anche a un annaffiatoio.
(da agenzie)
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