NUOVI LEADER CRESCONO: LA CAVALIERA MARINA B.
PRONTI ALLA DISCESA IN CAMPO DI MARINA BERLUSCONI?
A Milano, e s’intende quella delle sciure più intellettuali e della meglio boiserie del centro, ne sono convinti tutti: Marina Elvira B. si è fatta fare i sondaggi e si prepara a scendere in campo per il Paese che ama, come già il papà. D’altra parte Sergio Mattarella due anni fa l’ha nominata pure Cavaliere del Lavoro: non le manca niente per far sì che la storia, manifestatasi una prima volta come Silvio, si ripeta come Marina. È in questo contesto che la “figlia di” – ed esserlo è stato il suo lavoro d’una vita – ha invocato un cambio nel partito che ha ereditato (insieme ai fratelli) e alla fine il recalcitrante mezzadro Antonio Tajani l’ha accontentata. Ci vuole aria nuova: via Maurizio Gasparri da capogruppo in Senato, dentro la giovine e frizzante Stefania Craxi, “figlia di”.
Il vento nuovo è spirato subito dall’Alpi alle Piramidi. “Non è più rinviabile l’accoglimento, pieno e incondizionato, dell’appello lanciato da Marina Berlusconi”, s’è infervorato dalla Sicilia un tale Salvo Tomarchio, consigliere regionale: pare sia ora di issare “la bandiera liberale e riformista”. Lo diciamo sin d’ora, ancorché in conflitto d’interessi (e questo dovrebbe rendere la cosa meglio comprensibile dentro Forza Italia): vederla guidare il partito ereditario per noi sarebbe un sogno che s’avvera
C’è un’unica grande difficoltà: siamo certi che la figlia primogenita del fu B. parli, molti testimoni lo assicurano, ma lo fa raramente in pubblico e ancor meno a braccio. Non vogliamo attribuire la cosa a scarsa vivacità intellettuale, come pure sembrò fare Umberto Eco quando – all’epoca dell’uscita da Bompiani – così descrisse l’incontro tra Elisabetta Sgarbi e la capa di Mondadori: “Qualunque cosa le avesse detto, non avrebbe capito”. In realtà Marina è portata al silenzio e all’ascolto, ama riflettere a lungo prima di parlare e questo, essendo nata nel 1966, ci dice che non è persona frettolosa. Ora però, per il bene del Paese, dovrà buttarsi senza rete nel dibattito pubblico e concedere finalmente agli italiani il bene di ascoltare la sua voce e conoscere il suo pensiero. Che poi, anche non avesse granché da dire, come leader di FI ha un grande vantaggio: verrebbe dopo Tajani
(da Il Fatto Quotidiano)
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