Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
I FILE INCLUDONO GLI INTERROGATORI, RISALENTI AL 2019, DI UNA DONNA CHE RACCONTA DI ESSERE STATA AGGREDITA DAL PRESIDENTE AMERICANO ED EPSTEIN QUANDO LEI AVEVA TRA I 13 E I 15 ANNI: “MI DISSE ‘LASCIA CHE TI INSEGNI COME DEVONO COMPORTARSI LE BAMBINE’. IO GLI DIEDI UN MORSO SUL PENE E LUI URLO’: ‘PORTE VIA DI QUA QUESTA STRONZETTA'”
Donald Trump è accusato di aver aggredito sessualmente una donna quando era
minorenne, secondo quanto riportato nei documenti Epstein Files. La donna, di cui
non è stato reso noto il nome, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti l’ha aggredita sessualmente dopo essere stata presentata da Jeffrey Epstein quando aveva tra i 13 e i 15 anni. La donna ha dichiarato in un’intervista dell’ottobre 2019 di aver incontrato Trump per la prima volta a New York o nel New Jersey, alla presenza di Epstein.
Ha affermato che Trump “l’ha picchiata dopo che lei gli ha morso il pene”. La donna ha inoltre affermato che lui “le ha tirato i capelli e le ha dato un pugno sulla tempia”. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha definito le accuse “completamente infondate, prive di prove credibili e provenienti da una donna purtroppo disturbata con una lunga storia criminale alle spalle”.
Nel riassunto dell’FBI delle interviste con gli investigatori, noto come FBI 302, la donna ha affermato che Trump non li ha graditi ”fin dall’inizio, non gli piaceva che fossi un ragazzo-ragazza”.
Il rapporto afferma che la donna anonima intendeva con l’espressione “ragazzo-ragazza” il fatto di essere un maschiaccio. Non ricordava l’identità di nessun altro che fosse presente, ma che se ne andarono quando Trump presumibilmente lo chiese loro.
“Trump colpì [omissis] e disse qualcosa del tipo: ‘Portate questa piccola stronza fuori di qui’”, sostiene il rapporto. “[Omissis] disse di aver morso il pene di Trump perché lui la disgustava”. La donna ha affermato che prima di colpirla, Trump le avrebbe detto “qualcosa del tipo: ‘Lascia che ti insegni come devono comportarsi le bambine’”. Secondo quanto riferito, avrebbe poi aperto la cerniera dei pantaloni
Trump ha negato con forza qualsiasi accusa di comportamento scorretto e ha affermato che i documenti contenuti negli Epstein Files lo hanno scagionato. Il suo modo di gestire la pubblicazione dei documenti è stato messo in discussione dai suoi alleati e dai suoi rivali democratici, dopo che egli ha attaccato i repubblicani che spingevano per la loro divulgazione
Il suo comportamento ha portato circa il 52% degli americani a ritenere che Trump stesse cercando di insabbiare i crimini di Epstein, mentre il 30% ha affermato il contrario. Trump ha negato con forza questa ipotesi. Il sondaggio YouGov condotto il mese scorso ha rilevato che il 91% dei democratici, il 55% degli indipendenti e il 12% dei repubblicani ritiene che Trump stia cercando di insabbiare i crimini.
Ora potrebbe arrivare la svolta: ci sono anche accuse di aggressione sessuale rivolte da una donna al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei nuovi documenti dell’Fbi pubblicati ieri dal dipartimento di Giustizia. I documenti non erano stati resi diffusi in precedenza perché erano stati erroneamente contrassegnati come «duplicati», ha spiegato il dipartimento con una motivazione un po’ singolare.
(da Dagoreport)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
17 INDAGATI PER APOLOGIA DEL FASCISMO, ISTIGAZIONE ALL’ODIO PER MOTIVI RAZZIALI, ETNICI E RELIGIOSI … TRA CHI BAZZICAVA IL CIRCOLO “EDORAS” C’ERA ANCHE CARLO VIGNALE, FIGLIO DELL’ASSESSORE REGIONALE AL PATRIMONIO GIAN LUCA
Saluti fascisti, inni a Hitler. Lotte a torso nudo con le cinghie. Riti di iniziazione davanti agli affiliati, schierati in file, per entrare nel gruppo degli «eredi dei nazisti». Cori ripetuti: «Abbiamo sulle spalle l’eredità di giganti. Dei caduti della Rsi». «Fuori gli ebrei e i negri dall’Università».
Non c’erano soltanto studenti tra i militanti che si riunivano nel circolo di Edoras, lo scantinato che la procura di Torino ha fatto chiudere perché considerato il covo in cui si riunivano, attirando proseliti da tutta Europa, 17 indagati per apologia del fascismo, istigazione all’odio per motivi razziali, etnici e religiosi. Non c’erano solo giovani della estrema destra locale, tra cui Carlo Vignale, il figlio dell’assessore regionale al patrimonio Gian Luca Vignale (estraneo all’indagine) della lista Cirio Presidente.
C’erano anche dei soldati. In servizio. Armati. Provenienti non solo da Torino. Ma anche da altrove. Lo hanno scoperto i carabinieri del Ros, dopo mesi di indagini.
Nella relazione finale scrivono: «Grazie all’attività tecnica in corso è stato accertato che la sede di Edoras è frequentata da diversi soggetti appartenenti alle forze armate, tre dei quali, in servizio nella città di Torino e dintorni sono stati identificati».§
I nomi di questi soldati non vengono riportati. Anche se, di norma, negli atti delle indagini spesso compaiono non solo i nomi degli indagati, ma anche quelli dei testimoni o di persone non indagate che hanno avuto contatti con loro. «Non si riporta il contenuto dei dialoghi né le immagini degli eventi a cui hanno partecipato in quanto soggetti non indagati nel presente procedimento penale», scrivono i Ros, che aggiungono che la presenza dei militari presenti nel circolo dei neofascisti sia «abituale» e «in aumento».
La conclusione è logica e inquietante: «Appare chiaro come la propaganda promossa sia in grado di rivolgersi con successo a una moltitudine di destinatari, ottenendo proseliti tra gli studenti con Azione studentesca, all’estero, dove il movimento viene riconosciuto come espressione dei camerati italiani e infine fa breccia anche tra militari in servizio attivo, connotati da idee estremiste».
Nel report sono elencati alcuni degli incontri dei neo fascisti in cui sono stati identificati anche militari in servizio. La grigliata del 7 giugno 2024. La serata del 15 giugno «che vedeva ospiti a Edoras i militanti della comunità Raido di Roma per una conferenza e poi il concerto della band d’area La vecchia sezione».
I soldati c’erano anche al primo evento tra «camerati» di ripresa dell’attività militare dopo la pausa estiva dell’8 settembre 2024. E anche il 30 novembre 2024 e il 1 dicembre 2024, «per i festeggiamenti dell’anno di nascita della sede». Non solo. Sono stati anche operativi. Attivi nelle notti in cui gli estremisti appendevano manifesti di notte.
Ci sono le prove. Uno compare in una foto. Dietro allo striscione su cui c’è scritto: «Non è bastato il piombo della feccia rossa, Giorgos e Manolis vivono in noi», riferito ai due esponenti del gruppo neo nazista greco Alba Doratauccisi nel 2013.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
UNA OPERAZIONE FATTIBILE, IN TERMINI TECNICI SI CHIAMA ACCISE MOBILI
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha un’idea per combattere il caro
carburanti. E si rivolge direttamente alla premier Giorgia Meloni che nel 2019 chiedeva l’abolizione delle accise «che poi non ha fatto, anzi nell’ultima manovra ha addirittura alzato quelle sul diesel».
Il governo, per Schlein, «può attivare subito le cosiddette accise mobili, un
meccanismo adottato molti anni fa e mai attuato. E siccome con i prezzi stellari della benzina non aumentano solo gli extraprofitti di chi la vende ma anche il gettito Iva che entra nelle casse dello Stato, noi proponiamo di usare quell’extragettito Iva restituendolo ai cittadini e abbassando le accise di tutti». La proposta è stata rilanciata sui canali social della segretaria del Pd perché “«l’inflazione è ripresa a salire e la benzina è arrivata attorno ai 2 euro» e il «costo delle azioni militari di Trump si aggiunge a danno di famiglie e imprese italiane».
Come funziona lo strumento delle accise mobili
Lo strumento delle accise mobili ha come obiettivo quello di stabilizzare il prezzo dei carburanti quando questo sale. Come? Lo Stato riduce temporaneamente le accise quando il prezzo del petrolio cresce, e invece le aumenta quando scende, mantenendo quindi i prezzi alla pompa più stabili. Può esser però una soluzione temporanea e a breve termine, non utile in caso di una guerra nei paesi del Golfo di media o lunga durata. Perché così facendo lo Stato, di fatto, rinuncia a entrate fiscali maggiori. Introiti che a lungo andare non recupererà quasi mai, anche se agisce contro shock sul settore e contro l’inflazione. Nessun governo, davanti alle obiezioni di diversi economisti, lo ha mai realmente attivato. Il meccanismo fu introdotto per la prima volta con la legge finanziaria del 2008 dal governo Prodi ma non è mai entrato a regime. Servivano dei decreti attuativi e delle soglie precise. L’occasione si è ripresentò sotto il governo Draghi, nel 2022, che però, davanti al conflitto in Ucraina, preferì adottare un taglio temporaneo delle accise, a 25 centesimi a litro. Attualmente il governo Meloni può attivare il meccanismo di accise mobili: lo prevede il Decreto Carburanti del 2023, ma anche in questo caso lo strumento non può scattare automaticamente. Serve quindi un lavoro preliminare, da parte di Palazzo Chigi, fatto di decreti attuativi e limiti entro cui usarlo. Insomma non una cosa cotta e mangiata.
Schlein e l’Iran: «La pensiamo come Sanchez, no alla guerra»
La leader dem, durante la tappa conclusiva a Roma del percorso di ascolto “L’Italia che sentiamo”, ha inoltre detto la sua sulla guerra in Iran, ed è stata netta. Ha espresso solidarietà al presidente del governo spagnolo Sánchez «per le minacce inaccettabili subite per aver difeso il diritto internazionale come avrebbe dovuto fare il nostro governo. La pensiamo come Sanchez, no alla guerra». «La transizione democratica deve essere nelle mani del popolo iraniano Khamenei è un dittatore sanguinario che non ci mancherà, ma le iniziative unilaterali sono pericolose. La guerra illegale scatenata da Trump e Netanyahu va fermata. No all’utilizzo delle basi in Italia per il supporto a questi attacchi che violano il diritto internazionale, l’Italia ripudia la guerra – ha dichiarato Schlein – Amareggia l’atteggiamento imbarazzato del nostro governo, posso capire la difficoltà di chi fino a qualche giorno fa auspicava il premio Nobel per Trump. Il problema non è solo la subalternità di questo governo a tycoon, il problema è che non riescono a scegliere l’Europa».
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’AUMENTO DEI COSTI STIMATO: 7,2 MILIARDI DI RINCARI SULL’ELETTRICITÀ E 2,6 MILIARDI SUL GAS, +13,5% RISPETTO AL 2025 – TRA I SETTORI PIÙ A RISCHIO LA METALLURGIA, IL COMMERCIO, L’ALIMENTARE, GLI ALBERGHI, IL TRASPORTO
L’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran rischia di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi in più nel 2026 per le bollette energetiche. Lo stima l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, calcolando 7,2 miliardi di rincari sull’elettricità e 2,6 miliardi sul gas, +13,5% rispetto al 2025.
Le stime si basano su un prezzo medio annuo dell’energia elettrica a 150 euro per megawattora e del gas a 50 euro, ipotizzando consumi nel 2025-26 in linea con quelli del 2024. Alla vigilia dell’attacco (27 febbraio), il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’elettricità a 107,5 euro
Al 4 marzo i prezzi erano balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere leggermente. La Lombardia sarebbe la regione più colpita con un aumento dei costi energetici di 2,3 miliardi, seguita da Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).
Tra i settori più a rischio la metallurgia, il commercio, l’alimentare, gli alberghi, il trasporto e logistica e la chimica per l’elettricità; l’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale per il gas.
Tra i distretti più a rischio rincari ci sono le piastrelle di Sassuolo (Modena), il vetro di Murano (Venezia), il prosciutto di San Daniele (Udine), i metalli di Brescia-Lumezzane, le marmellate e succhi di frutta del Trentino-Alto Adige, la calzetteria di Castel Goffredo (Mantova), il cartario di Lucca, il tessile di Biella, i salumi di Parma, i salumi dell’Alto Adige, gli articoli in gomma e materie plastiche (Varese), le materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova, il riso di Pavia, il seta-tessile di Como, il vetro a Vasto (Chieti), la ceramica di Civita Castellana (Viterbo), il polo chimico a Salerno, il polo chimico di Brindisi, il polo siderurgico di Taranto e il petrolchimico di Sarroch (Cagliari). Lo scenario attuale resta però distante dai picchi del 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il gas arrivò a 303 euro al megawattora e l’elettricità a 123,5 euro. La media 2025 si attesta a 116 euro per l’elettricità e 38,7 per il gas.
“Molto dipenderà dalla durata del conflitto – avverte la Cgia -. Se le ostilità dovessero protrarsi per mesi, la chiusura dello stretto di Hormuz rischierebbe di provocare un vero shock energetico”. L’associazione chiede interventi immediati: a livello europeo il disaccoppiamento tra prezzo del gas e dell’energia elettrica, a livello nazionale misure temporanee come bonus sociali, taglio dell’Iva e azzeramento degli oneri di sistema. Nel medio periodo serve ridurre strutturalmente gli oneri di sistema spostando parte del carico sulla fiscalità generale e incentivare gruppi di acquisto per le Pmi.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
LA DONNA “AVEVA FREQUENTI SCATTI D’IRA ED ERA OPPOSITIVA ALLE INDICAZIONI DEL PERSONALE”. INSULTAVA LE EDUCATRICI E SOBILLAVA I FIGLICONTRO DI LORO, DEFINENDOLE “CATTIVE PERSONE”… PER QUESTO, I FIGLI HANNO CERCATO IN TUTTI I MODI DI FAR DEL MALE ALLE EDUCATRICI: HANNO ROTTO DELLE PERSIANE PER CREARE DEI BASTONI DA LANCIARE FERENDO UNA DI LORO … LO SCARSO LIVELLO DI SCOLARIZZAZIONE DEI TRE FIGLI: “I GENITORI HANNO INTENZIONALMENTE VIOLATO L’OBBLIGO DI ISTRUIRE LA FIGLIA IN ETÀ SCOLARE”
Dodici pagine descrivono le mancanze dei due genitori, Nathan Trevallion e Catherine
Birmingham. I giudici del Tribunale dei minorenni dell’Aquila nel collegio di giovedì scorso hanno portato a sintesi sei memorie della psicologa responsabile della casa protetta di Vasto, dell’assistente sociale, della tutrice, e anche tre interventi della difesa. Quindi, hanno ordinato, «in via provvisoria e urgente», l’allontanamento dei minori dalla comunità in cui sono attualmente ospitati e il loro collocamento in diversa struttura, senza la madre».
Il conflitto permanente di Catherine Birmingham con lo Stato è molto forte sulla scuola, dice l’ordinanza. Non è più un problema di istruzione ortodossa o parentale: il livello delle competenze dei tre bimbi è così basso da rendere impossibile l’intrapresa di «qualsiasi percorso istruttivo, sia esso istituzionale o rimesso alle determinazioni dei genitori». Il Tribunale, dopo «diretta e approfondita osservazione», ha accertato «la lesione del loro diritto all’istruzione».
Il livello effettivamente riscontrato nella maggiore di 9 anni è questo: «È ancora in una fase alfabetica e non ortografica, poiché non sillaba le lettere, non mette insieme i numeri e non ha raggiunto la fase lessicale»
Tutti e tre i fratelli «comprendono abbastanza l’italiano, ma hanno più difficoltà nel parlato». Nei primi 3-4 giorni si sono rifiutati di colorare, leggere e scrivere, sia in lingua inglese che in italiano: «Tendenzialmente sfogliano libri con disegni per età inferiori (3-5 anni)».
Sul tema, in conclusione, «i genitori hanno intenzionalmente violato l’obbligo di istruire la figlia in età scolare. Come dichiarato dalla madre all’équipe del servizio di Neuropsichiatria Infantile, «intenzione dei genitori non è dare una opportunità didattica, bensì iniziare il lavoro sugli apprendimenti dopo i 7 anni di età, poiché a detta loro il cervello è maggiormente predisposto all’apprendimento dopo aver fatto esperienze dirette nella natura»
La Neuropsichiatria infantile ritiene che tutti e tre i bambini debbano essere inseriti gradualmente in un percorso di scuola primaria, la giudice Cecilia Angrisano, nell’ordinanza urgente, fa notare come «l’ostilità della madre nei confronti delle scelte compiute dalla tutrice e dal Servizio sociale inizia a manifestarsi con crescente veemenza».
Il 27 gennaio la maestra Lidia, volendosi concentrare sull’istruzione della maggiore, ha proposto di essere affiancata da un’educatrice per intrattenere i due gemelli. Catherine «è intervenuta rimproverando l’educatrice che non doveva stare in aula». A quel punto il maschio «ha chiuso il libro, la percezione di squalifica che i bambini hanno percepito da parte della madre non ha reso possibile attivare l’affiancamento».
Il Tribunale ricorda come sia stata l’assistente sociale a volere che Catherine restasse in comunità con i figli il 20 novembre scorso, «in via eccezionale e temporanea». Gli sviluppi successivi «hanno evidenziato che la persistente presenza materna è pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori»
Dopo un’imprevista visita di amici dei genitori, per esempio, si è constatato nei tre minori un maggiore nervosismo. I bambini «hanno iniziato a fare dei veri e propri atti distruttivi, buttando vasi con terra, scarabocchiando muri e armadi, aprendo continuamente rubinetti d’acqua esterni, arrampicandosi su alberi e cancelli, mettendo in disordine spazi comuni». La madre non sempre interviene, «mentre i bambini rompono le cose, ridono e si divertono senza dare spiegazioni».
Catherine manifesta «frequenti scatti d’ira, è oppositiva alle indicazioni del personale, utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici, spesso alla presenza dei figli e degli altri minori».
Attualmente l’intera équipe educativa non ha la possibilità di impedire che i bambini stiano nel suo appartamento per tante ore, poiché la madre reagisce con ira e insulti, «rimandando ai bambini di non dare importanza alle nostre osservazioni». Nel momento in cui i bimbi sono autorizzati dalla madre a stare con le educatrici, giocano e partecipano alle varie attività proposte, «ma appena Catherine scende giù, tutti e tre la seguono fuori».
Nell’ultima settimana relazionata, i tre figli «hanno cercato in tutti i modi di far del male alle due educatrici presenti, accusandole di essere delle cattive persone, definizione della madre. Con tale intento hanno rotto persiane per crearsi dei bastoni da lanciare, rischiando di colpire anche una bambina di pochi mesi, e creando piccoli tagli sotto il mento e nel palmo della mano di un’educatrice». Catherine non è intervenuta.
La condotta tenuta dalla madre dalla fine di gennaio «ha iniziato a essere fonte di grave pregiudizio, non solo per l’istruzione dei figli, ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità». La condotta del padre, anche nell’ultimo periodo, «è stata adeguata e utile a rasserenare i figli e la madre». Per il Tribunale «appare utile intensificare la frequentazione, a distanza e in presenza, tra i minori e Nathan. Vanno assicurati, tuttavia, «contatti a distanza e incontri sorvegliati» tra la madre e i tre bambini.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELLA GUERRA USA DICHIARA GUERRA PURE AGLI SCOUT
Tra le imputazioni che il ministro della Guerra Hegseth muove al movimento degli scout americani, a parte la solita tiritera paranoica contro “le insidiose ideologie radicali woke”, ce n’è una che fa per metà sbellicare, per metà inorridire, così come capita sempre di fronte all’ottusità dei fanatici. L’accusa è di promuovere “religioni pagane incentrate sulla Terra”.
È abbastanza immaginabile la genesi di questo anatema: qualche genitore teocon (cristiano intollerante si capisce meglio), ascoltando i racconti della figlia o del figlio reduce dal campo scout, si sarà molto seccato scoprendo che il culto della natura, da sempre molto radicato nello scoutismo, non è adeguatamente inquadrato nella dovuta cornice biblica. E chissà mai che qualche accompagnatore, ispirato dalle “insidiose ideologie radicali”, abbia raccontato ai ragazzi che per i nativi americani natura e religione erano la stessa cosa (senza scomodare il “deus sive natura” di quel comunista di Spinoza); o che la spiritualità, nel mondo, ha molte
forme, e si scrutano le stelle, a latitudini diverse, con la stessa devota meraviglia, e senza alcun bisogno che un prete o un ayatollah ci spieghi perché il cielo notturno è commovente.
Tanto basta per scatenare sospetti e proteste che, in quel bell’ambientino che è il Maga, prosperano come le mosche sul letame (ops, ho fatto un esempio che tradisce la mia devozione a Madre Terra). Così che, per bocca del ministro della Guerra – ruolo che sta al creato quanto un bazooka sta alle farfalle – gli scout vengono ammoniti a non bamboleggiare con queste stupidaggini new-age. Non dite a Hegseth che, a indagare meglio, magari si scopre perfino qualche scout ateo. Potrebbe decidere di farli arrestare tutti per attività antiamericane. Guardate che siamo a un passo.
(da La Repubblica)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
MONTA IL NERVOSISMO NEL CENTRODESTRA CON FORZA ITALIA CHE SI LAGNA DELLA SCARSA MOBILITAZIONE LEGHISTA
Giorgia Meloni e il referendum sulla giustizia? «Ci vorrebbe un suo maggiore
coinvolgimento», è il parere unanime espresso dalla segreteria della Lega. Tradotto: la presidente della Consiglio non sta facendo abbastanza, non si sta spendendo come dovrebbe. Quella che fino a qualche settimana fa stava sembrando una passeggiata, cioè stravincere la consultazione del 22 e 23 marzo, si sta rivelando una corsa in salita. Perlomeno a vedere gli ultimi sondaggi, col “no” passato in vantaggio
La discussione interna c’è stata ieri, al primo “esecutivo” leghista istituito dal congresso di Firenze dello scorso anno. Un organo collegiale di cui fanno parte – oltre ovviamente a Matteo Salvini – i vicesegretari (Silvia Sardone, Claudio Durigon, Alberto Stefani), i capigruppo (Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo), Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Armando Siri, Andrea Crippa, Roberto Marti e i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli.
Il Carroccio per questo weekend ha organizzato mille gazebo informativi in tutta Italia, il vicepremier è convinto che il partito stia dimostrando piena adesione alla
causa. Ma il nervosismo nel centrodestra è tanto, visto che ad esempio in Forza Italia nei giorni scorsi ci si è cominciati a lamentare della scarsa mobilitazione leghista
Nelle due ore di riunione mista, al ministero delle Infrastrutture e in collegamento, si sono affrontati più temi. Sulla politica estera, la Lega sembra aver dismesso i panni da ultras trumpiana. Pace e diplomazia e no alle azioni unilaterali come quella dell’attacco all’Iran, è la linea. I fuochi di guerra si stanno spandendo, così anche le speculazioni economiche
Sul rialzo immediato dei prezzi del carburante, ad esempio, è stato chiesto a Giorgetti di attivarsi immediatamente per i controlli e il ministro dell’Economia ha risposto positivamente: potrebbe venire creata una task force governativa per monitorare i prezzi dei principali beni di consumo. Salvini, fra le altre cose, intende convocare anche le compagnie petrolifere per chiedere informazioni ufficiali e avere rassicurazioni viste le potenziali ricadute sui trasporti.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
GLI EMIRATI ARABI UNITI SONO STATI PRESI DI MIRA DALLE FORZE DI TEHERAN CON CIRCA 200 MISSILI E OLTRE MILLE DRONI – I RICCHI EMIRI SONO INCAZZATI NERI: DOPO AVER FINANZIATO A SUON DI PETROLDOLLARI TRUMP, ORA, SI TROVANO SOTTO LE BOMBE DI UNA GUERRA SCATENATA DA “THE DONALD”
Khalaf Ahmad Al-Habtoor non è un leone da tastiera, ma un miliardario dell’establishment degli Emirati Arabi Uniti. Non è un oppositore di Donald Trump, ma un ex diplomatico che aveva creduto di poter fare affari ancora migliori grazie al presidente degli Stati Uniti. Eppure giovedì ha pubblicato una lettera in cui rivolge una serie di domande e osservazioni taglienti al tycoon della Casa Bianca:
«Hai calcolato i danni collaterali prima di sparare? Hai messo i Paesi del Golfo al cuore di un pericolo che non hanno scelto». E ancora: «Le tue iniziative del “Board of Peace” sono state finanziate dagli Stati del Golfo» scrive Al-Habtoor, pensando al miliardo di dollari che l’amministrazione ha chiesto a ciascuno di loro per sedersi al tavolo: «Dov’è finito questo denaro?»
La lettera di Al-Habtoor si conclude ricordando che «la vera leadership non si misura dalle decisioni di guerra, ma dalla saggezza, dal rispetto per gli altri e dalla spinta verso il raggiungimento della pace».
Tutta questa amarezza è comprensibile. Le ultime stime indicano che gli Emirati Arabi Uniti, che hanno negato agli Stati Uniti l’uso delle proprie basi per attaccare l’Iran, sono stati presi di mira dalle forze di Teheran con circa duecento missili e 1.072 droni; una ventina di missili e una settantina di droni hanno superato la contraerea colpendo fra l’altro l’aeroporto di Dubai, vari grandi alberghi, due data center di Amazon Web Services e il principale centro di desalinizzazione.
In confronto altri centri del Golfo sono meno bersagliati. Il Bahrein, che ospita la quinta flotta americana, ha avuto circa 75 missili e 130 droni; il Qatar, dove si trova la più vasta base statunitense nella regione, ha ricevuto di un centinaio di missili e una quarantina di droni. L’Arabia Saudita non pubblica i dati sugli attacchi ma,
benché la sua principale raffineria sia stata colpita due volte, sembra meno presa di mira
C’è del metodo in questi colpi indiscriminati. Gli Emirati sono i grandi bersagli degli iraniani non solo perché, con gli Accordi di Abramo, riconoscono Israele. Anche il Bahrein lo fa ma, in confronto, viene risparmiato. Sembra piuttosto essere il modello Dubai il vero obiettivo di Teheran, il simbolo dell’integrazione blasfema degli arabi del Golfo nelle élite globali del denaro.
E forse ciò che la Guardia rivoluzionaria iraniana vuole è proprio il tipo di reazione Al-Habtoor, il miliardario emiratino che ora accusa Trump. In Israele esiste qualcosa che va sotto il nome di «Opzione Sansone»: l’idea di far crollare le colonne del tempio sopra di sé e dei nemici filistei, ossia attivare l’arma atomica in una sfida esistenziale con l’Iran.
L’Iran stesso sta probabilmente sperimentando qualcosa che va nella stessa direzione. Vuole portare all’estremo lo stress dei vicini arabi nel Golfo, a corso di rischiare la loro rappresaglia, pur di spingerli a una rivolta contro Trump. Non è difficile immaginare i pensieri dei monarchi assoluti di Abu Dhabi, Doha o Riad in questi giorni.
La domanda di Al-Habtoor sul destino dei fondi per il «Board of Peace», ancora una volta, dice tutto. I regnanti del Golfo hanno versato miliardi di petrodollari a Trump e ai suoi cari; pensavano di avere il tycoon sotto controllo, di fare affari con lui, ma nemmeno la massa immane di denaro accumulato grazie al potere della Casa Bianca può sedare la sua imprevedibilità. I re del Golfo hanno arricchito Trump contando di controllarlo; in cambio ne hanno missili e droni iraniani di una guerra che non hanno mai voluto.
Eppure avevano pagato. Il Qatar ha messo a disposizione di Trump un aereo da 400 milioni di dollari. Un fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha versato due miliardi nello hedge fund di Jared Kushner a Miami chiamato Affinity Partners e così hanno fatto il Qatar e il principe di Abu Dhabi Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan con centinaia di milioni ciascuno, sempre a favore del genero di Trump. Il caso più gravido di conseguenze riguarda però proprio il governo degli Emirati Arabi Uniti.
A gennaio di un anno fa ha investito mezzo miliardo per il 49% della nuova piattaforma di criptovalute appena lanciata da Trump con il suo factotum Steve Witkoff (i gestori della società sono i figli dei due). La famiglia Trump ha incassato direttamente 187 milioni di dollari, quella di Witkoff 31. Subito dopo, nel suo ruolo di presidente degli Stati Uniti, il tycoon ha dato agli Emirati accesso ad alcuni dei semiconduttori più avanzati prodotti in America da Nvidia per l’intelligenza artificiale.
(da “Corriere della Sera”)
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Marzo 7th, 2026 Riccardo Fucile
UFFICIALMENTE, L’AEREO SAREBBE SERVITO PER “DEPORTARE GLI IMMIGRATI ILLEGALI” (FACCE RIDE!)
Ventiquattr’ore dopo il licenziamento di Kristi Noem da segretaria alla Sicurezza interna, i
media americani stanno passando ai raggi X la sua storia. E l’attenzione si è concentrata sull’oggetto che ha attirato di più le critiche del Congresso nelle ultime settimane: il jet da 70 milioni, con suite, camera da letto matrimoniale, poltrone first class e bar incorporato, che Noem aveva ordinato e pagato con i soldi dei contribuenti.
Ufficialmente sarebbe servito per deportare gli immigrati illegali e facilitare gli spostamenti dei vertici del dipartimento di Sicurezza interna. In realtà Noem l’ha usato per muoversi liberamente con quello che a Washington indicano come il suo amante, il consigliere Corey Lewandoski.
Adesso emerge un nuovo particolare: il 737 Max sarebbe stato usato molte volte anche dalla first lady Melania Trump, per spostarsi da Washington a New York e ritorno. L’aver dato a Melania la possibilità di viaggiare sul jet di lusso, secondo il Daily Beast, doveva servire a garantire alla segretaria alla Sicurezza una sorta di immunità.
Una fonte anonima dell’amministrazione ha svelato questo retroscena ad Axios, forse nel tentativo di salvare l’immagine di Noem e coinvolgere la persona più vicina al presidente Donald Trump, che ha silurato la “zarina” della lotta all’immigrazione illegale. Ma il caso rischia di mettere ancora più in difficoltà l’ex segretaria del dipartimento, già finita nella bufera in passato per aver ucciso il proprio cane da caccia, perché non rispondeva ai suoi ordini, e aver posato con un
Rolex d’oro al polso da sessantamila dollari, lasciandosi come sfondo gli immigrati illegali detenuti in una cella in Salvador.
L’ex segretaria alla sicurezza, non contenta della vita di extralusso che si era ritagliata, stava pianificando di spendere 270 milioni su tre jet, uno dei quali era il 737 Max finito al centro delle polemiche. Il fatto che la first lady possa aver viaggiato sull’aereo del dipartimento potrebbe indurre la minoranza a chiederne conto.
Secondo il biografo più odiato da Trump, Michael Wolff, Melania, 55 anni, in realtà vive da tempo a New York, lontana dal presidente, 79 anni, e l’aereo le avrebbe permesso di presenziare agli eventi, limitando la sua permanenza alla Casa Bianca a poche ore. I jet sembrano il punto debole dell’amministrazione americana:
Trump è finito sotto attacco per aver accettato in dono dal Qatar un Boeing 747-B di lusso da 400 milioni di dollari, da trasformare nel nuovo Air Force One, l’aereo presidenziale. Il direttore dell’Fbi, Kash Patel, è stato accusato di aver usato il jet a disposizione dell’agenzia federale investigativa per portare a cena la fidanzata. A novembre Patel era andato a Las Vegas per assistere al Gran Premio di Formula Uno.
(da agenzie)
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