Marzo 4th, 2026 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI DIECI ANNI IL LICEO CLASSICO HA PERSO PIÙ DEL 15% DEGLI ISCRITTI E SI AVVIA A SCENDERE SOTTO IL 5%, CHE È CONSIDERATA UNA SOGLIA DI ALLERTA
Agli studenti italiani continua a piacere di più il liceo dell’istruzione tecnica: quest’anno il 55,88 per cento degli adolescenti alle prese con la scelta della scuola superiore ha optato per un percorso liceale, in linea con le percentuali del 2025.
Gli istituti tecnici perdono mezzo punto: a sceglierli è poco meno di uno studente su tre (30,84 per cento) mentre, dopo anni di crisi, si registra una leggera ripresa del percorso professionale che sale al 13,28 (+0,59 rispetto a un anno fa).
Si conferma la crisi dei licei tradizionali, a partire dal Classico (5,20 per cento) e dall’Artistico (3,95). Ma anche lo Scientifico, che pure può contare su percentuali a due cifre, scende dal 13,53 al 13,16 per cento; persino la versione light senza il latino (Scientifico delle scienze applicate) è in lieve flessione (9,75).
Quest’anno ad attrarre gli adolescenti italiani sono stati in particolare il liceo delle scienze umane che sfiora l’8 per cento delle scelte (+0,47 per cento) e l’opzione economico-sociale che sale al 4,55 (+0,24), a dispetto della concorrenza del nuovo liceo del Made in Italy, che si attesta allo 0,14 per cento.
Il sorpasso dei licei sulle scuole tecniche e professionali risale al 2014 e negli ultimi dieci anni il liceo classico ha perso più del 15 per cento degli iscritti (nel 2016 erano il 6,1 per cento) e si avvia a scendere sotto il 5 per cento che è considerata una soglia di allerta. Non a caso il ministro dell’Istruzione e del Merito ha istituito un tavolo di lavoro per cercare soluzioni per rilanciarlo.
Ma anche il liceo scientifico tradizionale, quello con il latino, ha perso quasi due punti e mezzo in dieci anni tallonato dall’opzione con l’informatica al posto del
latino che ormai sfiora il dieci per cento. Sono in crescita continua anche i licei delle scienze umane: l’opzione economico-sociale (quella con meno pedagogia, psicologia e filosofia, e più ore di diritto e economia) ha addirittura raddoppiato gli studenti.
La filiera degli istituti tecnici è sostanzialmente stabile rispetto al 2016 mentre gli istituti professionali sono scesi di oltre tre punti in dieci anni. Secondo il ministero il risultato più rilevante di quest’anno è quello della filiera 4+2 (percorso tecnico-professionale quadriennale più Its Academy): con 10.532 iscritti, è quasi raddoppiato rispetto allo scorso anno. «Il numero di istituti che si stanno dotando a livello nazionale di percorsi 4+2 è un segnale inequivocabile: la riforma, in linea con le migliori pratiche europee, offre una scelta all’altezza delle sfide del futuro, in grado di fare emergere i talenti e le inclinazioni di ogni studente e di offrire validi sbocchi occupazionali», ha dichiarato il ministro Giuseppe Valditara.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
A ‘’DOMANI’’ RISULTA CHE NEGLI EMIRATI CROSETTO ABBIA INCONTRATO ANCHE L’AMICO ED EX SOCIO DEL SUO PRIMOGENITO, GIANCARLO INNOCENZI BOTTI …ALCUNE FONTI NEGLI EMIRATI IPOTIZZANO CHE NELLO STESSO ALBERGO ABBIA SOGGIORNATO ANCHE STEFANIA RANZATO, PROPRIETARIA DELLA DEAS, SOCIETÀ DI CYBERSICUREZZA CHE LAVORA CON LA MARINA MILITARE
«Ero a Dubai perché avevo deciso di concedermi un periodo di ferie». «Ero a Dubai anche
per incontri istituzionali». «Sono andato lì per mettere in salvo la mia famiglia in pericolo». «Sono andato lì perché non c’erano rischi».
Nelle ultime quarantott’ore Guido Crosetto ha cambiato più di una versione sul motivo della sua trasferta negli Emirati Arabi Uniti da cui è tornato, dopo essere rimasto bloccato a causa dell’attacco dell’Iran, domenica notte su un volo di Stato pagato cinquemila euro (ma i voli blu costano molto di più).
Troppi resoconti diversi, toppe che invece di chiarire i punti oscuri del viaggio hanno peggiorato il buco. Un pasticcio che sta imbarazzando Giorgia Meloni, tanto che nessun ministro, nessun leader di Fratelli d’Italia di cui il piemontese è fondatore, ha mostrato solidarietà piena per Crosetto: quando si tratta di proteggere dagli attacchi della stampa o dell’opposizione un esponente del partito, la Bestia social di Meloni sa essere martellante.
Meloni ha blandamente detto che «Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro» (ma il ministro non ha detto che era in ferie?) e persino il leader del Carroccio Matteo Salvini, che è intervenuto, l’ha fatto con grande cautela. «Mi fido dei miei colleghi e ho fiducia nel loro operato. So che ciascuno di noi sta dando il massimo, in un momento complicato».
Vacanze a Dubai
Crosetto, dopo aver detto che era lì per recuperare la famiglia, ha spiegato in un’intervista a Repubblica di avere avuto anche un incontro istituzionale ad Abu Dhabi. A Domani risulta che il numero uno della Difesa fosse negli Emirati non solo con moglie e figli (rientrati in Italia ieri), ma che abbia incontrato anche l’amico imprenditore ed ex socio del suo primogenito, Giancarlo Innocenzi Botti.
Alcune fonti negli Emirati ipotizzano che nello stesso albergo abbia soggiornato anche Stefania Ranzato, proprietaria della Deas, società specializzata in cybersicurezza che lavora con la Difesa, in particolare la Marina militare.
Ma dall’entourage di Crosetto smentiscono qualsiasi incontro con la donna e la stessa Ranzato, contattata da Domani sul cellulare, ha spiegato di non trovarsi a Dubai, ma nella Capitale «nel mio ufficio».
Al telefono fisso dell’ufficio, chiamato subito dopo, la segreteria ha detto però che l’imprenditrice non era in sede. «È all’estero?», «Non possiamo rispondere», la replica.
Altri interrogativi hanno invece a che fare con i servizi segreti italiani. Come mai non sarebbero stati avvertiti della partenza del ministro? La scorta è stata “seminata” dal meloniano che ha deciso di prendere un volo di linea?
Quanto pesano nella scelta i dissapori tra Crosetto e i vertici dell’intelligence, compreso il sottosegretario Alfredo Mantovano che ne ha la delega? «Ho valutato la partenza, e non da solo», ha detto il ministro durante l’informativa. Con chi l’ha fatto?
«Come ministro avrò sbagliato», il mea culpa di Crosetto sempre nel corso dell’informativa davanti alle commissioni di Camera e Senato. «Dimissioni subito», ribattono dall’opposizione.
(da Domani)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
MA ANCHE CON I SERVIZI IL CLIMA È PESSIMO. IN AULA CROSETTO HA SPIEGATO DI AVERE VALUTATO “NON DA SOLO” IL VIAGGIO A DUBAI, LASCIANDO INTENDERE CHE L’INTELLIGENCE SAPEVA. MA GLI 007 NON AVEVANO ORGANIZZATO ALCUN SERVIZIO. E MAI AVREBBERO PERMESSO CHE POTESSE PARTIRE SENZA SCORTA
Quindici parole per raccontare un grande freddo. Giorgia Meloni si ritrova davanti alle telecamere del Tg5 e si limita a una frase secca per commentare la polemica nata dall’assenza del titolare della Difesa dall’Italia nelle ore successive all’attacco contro l’Iran. «Posso dirle — dice la premier — che il ministro Crosetto non ha mai smesso di fare il suo lavoro». Telegrafica.
Da tre giorni però a Palazzo Chigi il fastidio è evidente. L’irritazione nasce dall’effetto politico della vicenda — il ministro della Difesa a Dubai mentre
Washington colpisce Teheran — ma cresce con il susseguirsi delle spiegazioni, che cambiano e si sovrappongono.
La prima versione è netta: viaggio privato per riportare in Italia la famiglia. Una scelta personale, motivata dal timore che lo scenario mediorientale potesse precipitare. Da qui la partenza con un volo civile, senza missione ufficiale.
Poi emerge un secondo elemento che, in realtà, era stato già segnalato: un impegno istituzionale ad Abu Dhabi, un incontro con il ministro della Difesa emiratino, che avrebbe inciso sull’organizzazione della trasferta. È qui che le versioni iniziano a divergere.
Se la spedizione era esclusivamente familiare, perché inserire un vertice istituzionale? Se invece si trattava di una missione politica, perché non classificarla come tale, con comunicazioni formali e procedure adeguate?
La spiegazione che il ministro fornisce ai suoi è quella di «un viaggio familiare con parte istituzionale ma non segreto», fanno sapere a Repubblica, spiegando anche che il ministro aveva scelto un format privato perché voleva avere la libertà di stare con i suoi figli. Una circostanza che, visto «il suo modo di agire», non avrebbe potuto mantenere durante una missione istituzionale.
Ma questo tema apre un nodo rilevante sui protocolli. Gli spostamenti di un ministro della Difesa, soprattutto in aree sensibili, prevedono un’informativa preventiva ai Servizi, classificazione formale della missione, coordinamento con l’intelligence e con la Farnesina, valutazione aggiornata del rischio-Paese e l’attivazione di dispositivi di protezione adeguati.
In questo caso il ministro è partito su un volo di linea insieme a centinaia di passeggeri, esponendoli anche a un potenziale rischio. Non risultano missioni formalmente attivate né procedure rafforzate.
E qui arriviamo a un’altra domanda cruciale: chi sapeva del viaggio? In aula Crosetto ha spiegato di averlo valutato «non da solo», lasciando intendere che l’intelligence sapeva. Ma gli 007 non avevano organizzato alcun servizio. E mai avrebbero permesso che potesse partire senza scorta.
È vero, la sede diplomatica era informata della sua presenza (venerdì Crosetto ha cenato con l’ambasciatore negli emirati), ma questo non equivale all’attivazione dei protocolli previsti per una trasferta istituzionale in un quadrante a rischio. C’è poi il capitolo interno.
Il ministro sostiene che da giorni era previsto l’incontro con il suo omologo emiratino, Mohammed bin Mubarak bin Fadhel Al Mazrouei, che ha twittato 48 ore dopo l’incontro avvenuto per «rafforzare la cooperazione militare bilaterale e sviluppare il partenariato di difesa tra i due Paesi, a dimostrazione della profondità delle relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Italia e dell’impegno condiviso a sostenere la sicurezza e la stabilità».
Ma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è rimasto molto sorpreso della presenza del collega di governo a Dubai.
C’è infine un dettaglio che ha fatto discutere. Lunedì scorso, per qualche minuto sullo stato Whatsapp del ministro è comparsa una mappa di Dubai con la localizzazione di una persona indicata come «Anna». Uno screenshot circolato rapidamente prima della rimozione. La spiegazione fornita è che si trattava della mamma di un compagno di scuola del figlio.
Un episodio marginale, ma che conferma la dimensione privata della permanenza negli Emirati proprio mentre la crisi internazionale si aggravava.
Anche il rientro apre un fronte. Crosetto ha rivendicato di aver pagato una cifra superiore alla tariffa prevista per gli ospiti dei voli di Stato. Ma il costo complessivo del volo sarebbe stato molto più alto (almeno 75.000 euro)
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, NEOCON INTERVENTISTA, CHE HA SEMPRE SPONSORIZZATO UN RAID A TEHERAN, AMMETTE: “ABBIAMO COLPITO PERCHÉ ISRAELE AVEVA DECISO DI AGIRE, E NON POTEVAMO NON PARTECIPARE”
Dal Pentagono, avevano prospettato a Donald Trump «grandi rischi ma anche possibilità
di ottenere risultati militari di prestigio ed enormi ritorni economici». Anche seguendo questi consigli il presidente americano ha deciso di iniziare a bombardare l’Iran, avviando la più complessa e infida operazione militare degli ultimi decenni.
The Donald ha scelto di intervenire, assieme a Israele, in una di quelle guerre che per lunghi anni ha definito «stupide e lontane». Ha […] ignorato i segnali dalla sua base elettorale, della destra populista, del movimento Maga che lo ha spinto alla casa Bianca per riportate l’America ad essere grande, ma non accetta che gli Stati Uniti siano coinvolti in un conflitto che poco ha a che fare con gli interessi dell’americano medio: «È un tradimento», hanno gridato esponenti Maga come l’avversaria di Trump, Marjorie Taylor Greene; o come Blake Neff, produttore del popolare podcast del defunto attivista di destra Charlie Kirk.
«Liberare il popolo iraniano non è il motivo per cui ho votato per Trump», hanno postato gli Hodgetwins, un duo di podcast conservatori da milioni di follower. Trump viene attaccato dai democratici al Congresso, come dai leader progressissti in ascesa, dal governatore della California Gavin Newsom, al sindaco di New York, Zohran Mamdani.
I parlamentari repubblicani sono preoccupati guardando al voto di Midterm del prossimo novembre. Ma, a essere disorientata, è l’America che lo ha votato, non solo quella di sinistra e pacifista: appena il 27% degli americani sostiene gli attacchi delle forze militari statunitensi contro l’Iran, il 43% li disapprov
Lo dice l’ultimo sondaggio Reuters-Ipsos realizzato dopo che i raid hanno ucciso a Teheran la guida suprema iraniana Ali Khamenei. «La maggior parte degli americani si è svegliata chiedendosi perché gli Stati Uniti sono in guerra con l’Iran, qual è l’obiettivo e perché le basi Usa in Medio Oriente sono sotto attacco», spiega Daniel Shapiro, ex funzionario del Pentagono, ambasciatore statunitense in Israele con Barack Obama alla Casa Bianca, e ora analista del think tank Atlantic Council a Washington.
Circa il 56% degli americani ritiene che il presidente sia troppo disposto a usare la forza militare per promuovere gli interessi Usa: circa l’87% degli elettori democratici non condivide l’aggressività di Trump nel mondo, ma la disapprova anche il 23% dei repubblicani, così come il 60% degli americani – di centro e indecisi – che non si identificano con nessuno dei due partiti politici. «Ho fatto la cosa giusta, non credo ai sondaggi, c’è una maggioranza silenziosa di americani che sta con me»: così si è difeso Trump, spingendosi quasi oltre l’ultima linea rossa degli americani in guerra.
Una domanda cruciale è come reagirà il movimento Maga alla guerra in Iran e se questa danneggerà i repubblicani alle elezioni di midterm. Una risposta la dà a un piccolo gruppo di giornalisti tra cui il Corriere Ken Paxton, il procuratore generale del Texas che oggi spera di battere nelle primarie per il Senato il repubblicano Cornyn che accusa di aver tradito Trump.
Steve Bannon ha definito Paxton «il simbolo del cuore del movimento Maga». «Sono felice che l’abbia fatto — ci dice Paxton sull’attacco a Teheran in una sosta elettorale a Waco —, l’Iran è una grande minaccia per il nostro Paese e sembra che l’abbiano realizzato in modo molto efficace, è incredibile quello che le forze armate hanno fatto sotto questa leadership».
«Non penso che sia nell’interesse degli Stati Uniti aprire un vaso di Pandora di caos e distruzione… non vedo come questo rispetti gli impegni del presidente, sono deluso», ha detto Erik Prince, finanziatore di Trump e fornitore di contractor in molte guerre. Ma dopo l’uccisione di Khamenei il presidente ha ora «l’opportunità di dichiarare vittoria e uscirne», evitando di legare il futuro dell’Iran «alle nostre truppe e al nostro sangue»
Prince parlava come ospite del programma di Bannon War Room nel quale l’ex stratega di Trump non si sbilancia e ha ospitato anche voci che definiscono la guerra necessaria o che dicono che non sarà breve. Bannon dopo la morte di Khamenei ha scritto su X: «Cambio di regime compiuto, tutti a casa»
Per un sondaggio di Politico , parte della «base» resta fedele a Trump: quasi metà dei suoi elettori appoggiano l’attacco. Ma molti sperano che non duri troppo. Blake Neff, produttore del programma di Charlie Kirk (l’attivista assassinato a settembre, contrario al regime change ), spiega che alcuni amici di destra trovano «molto deprimente» l’attacco in Iran, ma «se questa guerra è veloce e porta a una vittoria decisiva, la maggior parte supererà la cosa. Se va a finire diversamente, ci sarà molta rabbia»
Cresce la preoccupazione per il terrorismo. Una guerra prolungata? «Non credo sia l’idea di Trump: vuole distruggere il regime, e l’ha fatto, e ora sta distruggendo la loro capacità militare, vuole chiuderla là», ci dice Paxton
(da Domani)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
“DI FRONTE AL CALO DEI CONSENSI E ALLA POSSIBILITÀ CHE I REPUBBLICANI PERDANO IL CONTROLLO DEL CONGRESSO ALLE ELEZIONI DI MEDIO TERMINE, HA GETTATO GLI STATI UNITI IN QUELLO CHE SI PREANNUNCIA COME IL CONFLITTO MILITARE PIÙ ESTESO DALL’INVASIONE DELL’IRAQ DEL 2003”
Con la decisione di venerdì di autorizzare la guerra contro l’Iran, “Trump sta correndo la più grande scommessa della sua presidenza, mettendo a repentaglio la vita dei soldati americani, ulteriori morti e instabilità nella regione più instabile del mondo, nonché la sua stessa posizione politica”.
Lo scrive il New York Times sottolineando che il tycoon “rischia la presidenza” con “l’aumento delle vittime, l’aumento dei prezzi del petrolio e l’espansione della guerra in tutta la regione”
“Sei militari americani sono stati uccisi e alcuni jet militari statunitensi sono stati abbattuti. Gli investitori si stanno preparando alle turbolenze del mercato, temendo una prolungata interruzione delle forniture di petrolio.
Il presidente Trump – ricorda il media americano – afferma che la campagna militare contro l’Iran potrebbe protrarsi per settimane, e il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato lunedì che ‘i colpi più duri devono ancora arrivare dall’esercito statunitense’.
“Il signor Trump, di fronte al calo dei consensi e alla possibilità che i repubblicani perdano il controllo del Congresso alle elezioni di medio termine, ha gettato gli Stati Uniti in quello che si preannuncia come il conflitto militare più esteso dall’invasione dell’Iraq del 2003”, sottolinea il Nyt
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
LA FRANCIA OFFRIRÀ AI PARTNER CONTINENTALI LA POSSIBILITÀ DI OSPITARE GLI AEREI MILITARI FRANCESI IN GRADO DI PORTARE ARMI NUCLEARI. E L’ITALIA? MELONI HA DECLINATO L’INVITO E SI È TENUTA FUORI DAL PROGETTO, GUAI A RENDERE L’EUROPA AUTONOMA DAGLI STATI UNITI
Il jet Falcon di Emmanuel Macron è arrivato in Bretagna scortato da quattro caccia Rafale,
sorvolando il Mont-Saint-Michel in una coreografia spettacolare, diffusa dall’Eliseo sui social media, per dare ulteriore solennità a un evento atteso da mesi.
Poi nella base militare dell’Île Longue, davanti al sottomarino dotato di missili atomici Le Temeraire, che prenderà il largo tra pochi giorni, il presidente ha spiegato la nuova dottrina nucleare francese, mai come oggi proiettata verso l’Europa, perché «per essere liberi bisogna essere temuti».
Una «deterrenza avanzata», l’ha definita Macron, che offrirà ai partner europei la possibilità di ospitare gli aerei militari francesi in grado di portare testate nucleari. L’arsenale nucleare francese finora è composto di 290 testate, caricate sui quattro
sottomarini — almeno uno sempre in navigazione negli Oceani — e sugli aerei Rafale, ospitati sulle basi terrestri in Francia e sulla portaerei Charles De Gaulle.
Macron ha annunciato che il numero di testate aumenterà, ma verrà tenuto segreto a differenza di quanto è avvenuto finora, e i Rafale dotati di testate atomiche potranno essere dispiegati non solo in Francia ma anche nei Paesi europei che hanno accettato di partecipare alla «dissuasione avanzata».
Otto Paesi europei hanno già accettato di partecipare alla deterrenza avanzata proposta dalla Francia: Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca. Macron ha annunciato poi la progettazione e la costruzione di un nuovo missile balistico assieme a Germania e Regno Unito, nell’ambito dell’iniziativa Elsa ( European long range strike approach ) alla quale partecipano anche Italia, Polonia e Svezia.
Gli otto Paesi potranno partecipare alle esercitazioni della forza nucleare. Il premier polacco Donald Tusk ha confermato poco dopo che «la Polonia sta discutendo con la Francia e il gruppo dei più stretti alleati europei sul programma di deterrenza avanzata europea. Ci stiamo armando insieme ai nostri amici in modo che i nostri nemici non oseranno mai attaccarci»
E l’Italia? «La Francia aveva invitato anche il nostro Paese a partecipare — ha rivelato Sandro Gozi, eurodeputato del partito macronista Renew Europe —, ma il governo di Giorgia Meloni ha deciso di non aderire».
Dopo i dissidi degli ultimi giorni, il presidente Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz hanno ritrovato l’unità con una dichiarazione comune nella quale annunciano «già da quest’anno visite congiunte in siti strategici e lo sviluppo di capacità convenzionali con i partner europei», complementari alle forze degli Stati Uniti e della Nato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
QUANDO ARIANNA MELONI DICEVA: “GIORGIA HA RIPORTATO L’ITALIA AL CENTRO DELLO SCACCHIERE INTERNAZIONALE”
Esiste una distanza siderale tra ciò che un governo racconta di essere e ciò che i fatti, con la loro ostinata e ruvida precisione, restituiscono al pubblico. In neuromarketing la chiameremmo dissonanza cognitiva tra il brand e il prodotto; in politica, è il fallimento di una narrazione muscolare che si sgretola al primo soffio di realtà
Il governo Meloni ha costruito la propria identità internazionale su un pilastro preciso: l’autorevolezza ritrovata, l’Italia seduta ai tavoli che contano. Eppure, la cronaca recente offre un’immagine che somiglia più a un cortocircuito reputazionale che a una dimostrazione di forza.
Il caso del ministro Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre l’Iran lanciava il suo attacco è la smentita plateale di un intero posizionamento strategico.
Meloni ha investito capitali d’immagine enormi nel dipingersi come l’interlocutrice privilegiata di Benjamin Netanyahu e la “pontiera” naturale verso il mondo di Donald Trump. Ma se questa autorevolezza fosse reale, se l’Italia fosse davvero inserita nel flusso delle decisioni che contano, come è possibile che il nostro ministro della Difesa sia stato colto palesemente di sorpresa rispetto all’urgenza bellica?
È il glitch nel sistema: la narrazione del “siamo pronti” che sbatte contro la realtà del “non ne sapevamo nulla perché non ci hanno avvisati”.
Ma se a destra la comunicazione pecca di eccesso di finzione, a sinistra siamo alla pura e semplice afasia. La segreteria di Elly Schlein sembra aver scelto la via del silenzio o, peggio, di un’evanescenza che lascia sgomenti. In comunicazione, il vuoto non resta mai tale: viene riempito da chi ha voce, carisma o semplicemente il coraggio di occupare lo spazio.
E così assistiamo a un fenomeno singolare e inquietante per la tenuta democratica: la supplenza politica da parte di giornalisti e intellettuali.
In un Paese normale, l’opposizione dovrebbe guidare la battaglia culturale e politica, ad esempio, in merito alla separazione delle carriere o sulla difesa della Costituzione. Invece, le uniche voci che riescono a generare un’agenda, a mobilitare il pensiero critico e a dare una forma al dissenso sono quelle di figure come Travaglio, Montanari o Pier Luigi Bersani.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
STEFANO FELTRI: “PARLANO DI AUTONOMIA STRATEGICA, MA PRATICANO SOTTOMISSIONE. DICONO DI VOLERSI CONTRAPPORRE A TRUMP, MA LA VERITÀ È CHE NE HANNO PAURA. I LEADER EUROPEI SI GUADAGNANO SIA IL DISPREZZO DEL PRESIDENTE AMERICANO, CHE NON RISPETTA I DEBOLI, SIA DEI CITTADINI DI TUTTA L’UNIONE”
Nessuno è in grado di prevedere come si evolverà la guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran
nei prossimi giorni. Mentre ragionare sul futuro è difficile, l’analisi del presente dovrebbe essere più semplice: le premesse e i modi di questa guerra, oltre agli effetti immediati, sono in contrasto con tutto quello che l’Unione europea ha detto e fatto in questi anni, in materia di diritto internazionale, nei confronti dell’Iran e di approccio complessivo del Medio Oriente.
Eppure i leader europei, inclusi quelli delle istituzioni europee, non riescono a dire una parola di critica agli Stati Uniti e a Israele, con l’eccezione del premier spagnolo Pedro Sánchez
Sánchez ha detto una cosa ovvia : si può condannare un regime “odioso” come quello iraniano senza per questo approvare un intervento militare “ingiustificato, pericoloso e fuori dalla legalità internazionale”.
Parole semplici, ma impronunciabili per quell’élite europea che passa il tempo a evocare una “autonomia strategica” nella quale evidentemente non crede, se poi alla prima occasione si riallinea con gli Stati Uniti di Donald Trump dai quali si vorrebbe emancipare.
Il caso più sorprendente è quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che nel suo mandato non ha la politica estera, che spetta agli Stati membri e al Consiglio che li coordina. Infatti l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, è sia commissario che vicepresidente del Consiglio.
Von der Leyen si comporta invece come un capo di governo, o addirittura un capo di Stato, e sostiene una linea molto impegnativa per tutta l’UE che però non ha concordato con nessuno: nei suoi tweet parla di “ritrovata speranza per il popolo dell’Iran tanto a lungo sofferente” e sostiene “il suo diritto a stabilire il proprio futuro”
Poi condanna i rischi di escalation e dice che soltanto una risposta diplomatica può essere “una soluzione duratura” alla crisi
Non una parola sugli Stati Uniti e Israele. Un marziano che leggesse i tweet di Von der Leyen penserebbe che in Iran è in corso una rivoluzione dal basso, che invece è stata soffocata nel sangue a gennaio, e non una guerra illegale con tanto di assassinio mirato del capo della Repubblica islamica, l’ayatollah Ali Khamenei.
La presidente della Commissione ci informa poi di aver passato ore al telefono con tutti i capi di governo vittime della ritorsione iraniana […]. Mai un accenno a cosa ha scatenato la ritorsione dell’Iran e a quale delle parti al tavolo ha rinunciato alla diplomazia come gestione del pericolo che l’Iran si doti di un’arma nucleare.
Eppure la posizione dell’UE dovrebbe essere chiarissima: dall’Ucraina alla Groenlandia, i Paesi guida dell’Unione e le sue istituzioni hanno sempre ribadito l’importanza del rispetto delle regole condivise, che nel caso specifico prevedono che serva una risoluzione dell’ONU per autorizzare un Paese membro delle Nazioni unite all’uso della forza.
Inoltre, l’approccio europeo all’Iran è sempre stato diverso: l’UE era il principale sponsor dell’accordo JCPOA, l’accordo del 2015 che costruiva una specie di tavolo diplomatico permanente di incentivi e vincoli per spingere il programma nucleare dell’Iran lontano dalle applicazioni belliche
Quando Trump ha abbandonato il JCPOA nel 2018, gli europei hanno provato in tutti i modi a difendere quello schema, invece di seguire il presidente americano nella linea della minaccia e della massima pressione.
Inoltre, se c’è una cosa che gli europei non possono permettersi è l’aumento dei prezzi dell’energia.
Gli Stati Uniti sono ormai esportatori netti, sia di gas naturale liquefatto che di petrolio, dunque nel breve periodo non risentono di shock sui prezzi.
Gli europei invece sono esposti a questo pericolo che può innescare immediate conseguenze sull’economia reale e sulla tenuta stessa della società, come dimostra la crisi del gas seguita all’invasione dell’Ucraina nel 2022.
Dunque non ci sono dubbi che per l’UE l’inizio della guerra in Iran sia un problema di principio e di sostanza.
E invece tutti, ma proprio tutti – tranne Sánchez – sembrano aver deciso di sostenere la guerra di Trump, o almeno di non criticarla§
Oggi tutti questi leader con velleità strategiche si riallineano dietro Trump e dietro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per appoggiare una guerra illegale della quale sembrano sapere peraltro poco o nulla, vista la scarsa considerazione che l’amministrazione Trump ha per alleati e vassalli.
E’ l’ennesima dimostrazione che le leadership europee vanno giudicate per quello che fanno, non per quello che dicono. Parlano di autonomia strategica, ma praticano sottomissione
Dicono di volersi contrapporre a Donald Trump, di voler offrire un’idea di Occidente diversa. Ma la verità è che ne hanno soltanto paura e continuano a cercare di blandirlo per evitare la sua ira.Così, però, i leader europei si guadagnano sia il disprezzo del presidente americano – che non rispetta i deboli – sia dei cittadini di tutta l’Unione.
Stefano Feltri
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 3rd, 2026 Riccardo Fucile
CON IL MEDIO ORIENTE IN FIAMME, IL QATAR HA SOSPESO LE ESPORTAZIONI DI GAS LIQUEFATTO, ED È STATO “CHIUSO” LO STRETTO DI HORMUZ, SNODO CRUCIALE PER IL TRAFFICO DI PETROLIO
Ammontano a 121 euro per la bolletta del gas e 45 euro per quella dell’energia elettrica gli aumenti previsti dagli analisti di Facile.it per le bollette delle famiglie italiane a causa del conflitto in corso in Iran.
Il calcolo, effettuato considerando le stime di PUN (prezzo unico nazionale) e PSV (Punto di Scambio Virtuale) per i prossimi 12 mesi, porta il conto complessivo a 2.593 euro nell’anno, pari al 7% in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
I consumi sui quali sono stati fatti i calcoli (che corrispondono a quelli della famiglia tipo italiana) sono 2.700 kWh per l’energia elettrica e 1.400 SmC per il gas.
“L’impatto – spiegano- sarà per chi ha un contratto con tariffa indicizzata, i consumatori che, invece, hanno una tariffa fissa, non subiranno aumenti fino, almeno, alla scadenza del contratto attualmente attivo”.
Sul fronte dei carburanti per i prezzi praticati alla pompa, confrontando i valori di oggi con quelli della scorsa settimana (23 febbraio) si registra già un incremento di circa l’1% sul costo di benzina e diesel (modalità self).
Su base annua, considerando una percorrenza di 10.000 Km, secondo le stime di Facile.it la differenza sul costo del pieno di un’automobile sarebbe di circa 8 euro. L’impatto, in valori assoluti, è più visibile se si guarda al settore degli autotrasporti: secondo le simulazioni di Facile.it, un camion per percorrere una tratta di 3.000 km spenderebbe 14 euro di diesel in più rispetto alla scorsa settimana.
È verosimile pensare che aumenti più significativi si vedranno a partire da domani o, comunque, nelle giornate successive, anche in base a come si evolverà la situazione in Medio Oriente. Per quanto riguarda i tassi dei mutui, spiegano, è ancora troppo presto per fare previsioni
Volendo fare un ragionamento macroeconomico, però, è bene ricordare che quando ci sono eventi geopolitici che mettono in difficoltà il mercato azionario, i capitali degli investitori tendono a spostarsi sul più sicuro mercato obbligazionario e ciò, per una logica di domanda e offerta, fa diminuire il rendimento di questi prodotti.
Noi sappiamo che i tassi dei mutui, in particolare quelli fissi, seguono l’andamento dei rendimenti dei titoli obbligazionari europei e quindi anche i tassi potrebbero scendere.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »