Marzo 1st, 2026 Riccardo Fucile
TRUMP AVEVA PROMESSO CHE NON AVREBBE AVVIATO INTERVENTI MILITARI ALL’ESTERO: ORA E’ DIVENTATO “UN TRADITORE”
La decisione di Donald Trump di lanciare un assalto contro l’Iran con l’aiuto di Israele ha scatenato una tempesta tra i sostenitori di lunga data che lo avevano spinto verso un secondo mandato anche sulla base della promessa di non avviare interventi militari all’estero
Sui social media la reazione tra i conservatori è stata di condanna, con un ex membro repubblicano della Camera vicino a Trump che ha dichiarato: “Fine del MAGA”. La podcaster conservatrice Meghan McCain ha scritto: “Vi ricordate quando ogni personalità maga urlava a squarciagola che chiunque portasse il cognome McCain fosse un neocon assetato di sangue pronto a bombardare l’Iran e senza posto nel Partito Repubblicano? Sì, non l’ho dimenticato neanch’io”.
La giornalista del Gateway Pundit Cassandra MacDonald ha rilanciato un vecchio post del defunto Charlie Kirk che, dopo un precedente attacco, aveva scritto: “È folle. Il cambio di regime porterà a una sanguinosa guerra civile, uccidendo centinaia di migliaia di persone e creando un’altra massiccia crisi di rifugiati musulmani. Rimuovere un leader non è MAI così semplice come si pensa. Quasi sempre comporta un maggiore coinvolgimento, una guerra civile e caos. Resistete!”.
Il giorno prima dell’assalto, l’ex deputata Marjorie Taylor Greene (R-GA) aveva previsto l’attacco e lo aveva aggiunto alla sua lista di “tradimenti” di Trump, pubblicando un vecchio video in cui l’ex presidente si scagliava contro le guerre e scrivendo: “Questo è il Trump che ho sostenuto, l’uomo che denunciava la verità sulle armi di distruzione di massa in Iraq e dichiarava NIENTE PIÙ GUERRE STRANIERE. Ora, per qualche ragione sconosciuta, Trump si è unito ai neocon e presto andrà in guerra contro l’Iran con le stesse scuse fasulle. Fine del MAGA”.
Sabato, Taylor Greene ha aggiunto: “Non ho fatto campagna elettorale per questo. Non ho donato soldi per questo. Non ho votato per questo, né alle elezioni né al Congresso. È straziante e tragico. E quanti altri innocenti moriranno? E il nostro esercito? Questo non è ciò che pensavamo dovesse essere il MAGA. Vergogna!”
“Tenete il nostro Paese nelle vostre preghiere in questo momento. Tenete i nostri militari e le loro famiglie nelle vostre preghiere. Tenete il popolo innocente dell’Iran nelle vostre preghiere”, ha scritto con tono addolorato la deputata Anna Paulina Luna (R-FL), veterana dell’Air Force.
“Ho votato per Trump nel 2016 e nel 2020. Si può cambiare idea quando emergono nuove informazioni. Io l’ho fatto ben prima delle elezioni del 2024. Quando ha mentito su DeSantis e si è vantato di Warp Speed, ho capito che avevo chiuso. Ora sta iniziando una guerra molto pericolosa. Non è troppo tardi per ritirare il proprio sostegno a un presidente che ha tradito il popolo americano”, ha accusato Nicholas J. Stelzner.
(da .rawstory)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
“IL PUNTO PIÙ DISCUTIBILE DI QUESTA IPOTETICA SUPER MAGGIORANZA TRUCCATA NON È TANTO L’AUTOSUFFICIENZA PER ELEGGERE LE ISTITUZIONI DI GARANZIA, DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA AI GIUDICI COSTITUZIONALI. MA L’EVENTUALITÀ DI ARRIVARE AI DUE TERZI PER MODIFICARE LA COSTITUZIONE SENZA REFERENDUM”
Diciamo la verità: giovedì non c’è stato neppure bisogno di attendere il deposito del testo
dello “Stabilicum” per accorgersi che si tratta di una legge scritta male. Una delle tante, verrebbe da dire, se solo si presta attenzione a tutte le volte in cui testi che provengono da Palazzo Chigi o comunque dalla maggioranza s’imbattono in difficoltà che rendono assai difficile, se non impossibile, adagiarle nel tessuto giuridico dell’ordinamento italiano.
Mette le mani avanti l’onorevole Donzelli di Fratelli d’Italia, coordinatore del gruppo di lavoro che ha scritto materialmente la legge e perciò responsabile del testo condiviso da Meloni, Tajani e Salvini: stavolta non ci beccherete, abbiamo seguito le indicazioni della Corte costituzionale.
E invece no, il trucco c’è e si vede. E il prof. Ceccanti, quanto a dire uno dei maggiori esperti di leggi elettorali, ci ha messo un minuto a svelarlo. La Corte, accettando il principio della governabilità, aveva ammesso il meccanismo dei premi: 15 per cento di seggi in più a chi conseguiva il 40 per cento dei voti (e degli eletti). 15 più 40, come massimo 55. Più chiaro di così. E invece lo Stabilicum prevede che il 15 possa sommarsi a qualsiasi percentuale superiore al 40.
Per dire: 15 più 42 (se questo sarà il tetto dei voti raccolti dal centrodestra) uguale 57 per cento, che tradotto in seggi diventa 230 deputati e 114 senatori, proprio ciò che la Corte intendeva evitare.
Si dirà che se una legge delicata come quella elettorale viene scritta durante una riunione notturna rallegrata da pizze e birre e con televisori accesi su Sanremo o su un’imperdibile partita di calcio, non ci si poteva aspettare un risultato diverso.
Donzelli dopo Calderoli, che tra l’altro sedeva al tavolo in rappresentanza della Lega. Il “Donzellum” dopo il “Porcellum”, com’ebbe a definirlo il suo autore. E il punto più discutibile di questa ipotetica super maggioranza truccata non è tanto l’autosufficienza per eleggere le istituzioni di garanzia, dal Presidente della Repubblica ai giudici costituzionali. Ma l’eventualità di arrivare ai due terzi per modificare la Costituzione senza referendum. Questo è il vero obiettivo, neppure più nascosto
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
SAREBBE DOVUTO TORNARE OGGI IN AEREO MA IL SUO VOLO DI LINEA È STATO CANCELLATO A CAUSA DELLA CHIUSURA DEGLI SPAZI AEREI DECRETATA IN SEGUITO ALL’ATTACCO ISRAELIANO E STATUNITENSE … IL M5S: “CROSETTO BLOCCATO A DUBAI PROVA LA MARGINALITA’ INTERNAZIONALE DEL GOVERNO MELONI…”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto si trova attualmente a Dubai. Presente da ieri negli Emirati Arabi Uniti per motivi personali (era andato a riprendere la famiglia per poi ripartire alla volta dell’Italia), sarebbe dovuto tornare oggi in aereo ma il suo volo di linea è stato cancellato a causa della chiusura degli spazi aerei decretata in seguito all’attacco israeliano e statunitense all’Iraq. La notizia, anticipata dal Fatto Quotidiano, è stata confermata all’Adnkronos da fonti qualificate.
Il governo Meloni “che da un biennio grida ai quattro venti il “rapporto privilegiato” con l’amministrazione Trump, sull’attacco all’Iran e’ stato ragguagliato dalla Casa Bianca a bombardamenti gia’ avviati. A dimostrazione che la centralita’
dell’esecutivo a livello internazionale esiste solo nel fantastico mondo fatato di Meloni.
La triste verita’ e’ che mai come ora l’Italia si trova in posizione di totale marginalita’ internazionale, tanto che nel giorno in cui viene scatenata una guerra il paese si ritrova con il suo ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai e impossibilitato a tornare in Italia. E’ la prova provata che non contiamo nulla. Il governo che sta ipotecando il futuro economico del paese sull’altare di un dissennato riarmo, ha un ministro che nemmeno sospettava che nel giro di poche ore in Medio Oriente potesse aprirsi un nuovo conflitto. Ma come siamo messi?”. Cosi’ in una nota i parlamentari delle commissioni Difesa di Senato e Camera.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
STICAZZI LA COMPETENZA, COME DIMOSTRA IL CASO DI MASSIMILIANO PANERO ALLA SOGESID, SOCIETÀ STATALE DI INGEGNERIA PER IL RISANAMENTO AMBIENTALE. CURRICULUM? MATURITÀ SCIENTIFICA E DIPLOMA ALLA SCUOLA POLITICA DI ALLEANZA NAZIONALE, IN PIEMONTE È STATO ISPIRATORE DELLA LISTA “DESTRE UNITE” CON CASAPOUND, ALLE EUROPEE 2019
Se il buongiorno si vede dal mattino, non è difficile immaginare cosa potrà riservare la
prossima tornata di nomine pubbliche che Milano Finanza ha quantificato in 211.
Alla presidenza della Sogesid, società statale di ingegneria per il risanamento ambientale, è stato appena nominato Massimiliano Panero. Fino a qualche giorno fa, quando è arrivata la notizia del suo upgrade, era vicepresidente: l’aveva nominato il governo di Giorgia Meloni nel primo giro di occupazione delle poltrone pubbliche, nel 2023.
A lasciargli strada libera per assumere la carica apicale sono state le dimissioni dell’ormai ex presidente, Roberto Mantovanelli, solidale «al cento per cento» con il credo leghista, come lui stesso si è definito in un’intervista del 2022, e già candidato vicesindaco di Verona in tandem con il sindaco uscente (e poi sconfitto) di Fratelli d’Italia, Federico Sboarina.
Ma oltre alla fede politica coerente con il nuovo potere, esibiva un curriculum da ingegnere e presidente di Acque Veronesi, titoli coerenti con la funzione che avrebbe ricoperto.
Stando invece al cv di Panero pubblicato sul sito della Sogesid, il nuovo presidente ha la maturità scientifica e un diploma alla scuola politica di Alleanza nazionale.
Giornalista professionista, è stato addetto stampa del gruppo di An al consiglio regionale del Piemonte e all’assessorato al Commercio.
E si è poi occupato di promozione di vini, moda, immagine e marketing territoriale. Le cronache locali lo collocano fra gli ispiratori della lista elettorale Destre Unite con Casa Pound per le europee del 2019. Con un programma politico chiaro e inequivocabile: l’uscita dall’euro.
Ma la scelta del nuovo presidente di una società pubblica tutto sommato marginale nel grande portafoglio statalista è un segnale ben preciso. E a ben vedere non è nemmeno l’unico. Prima della nomina di Panero […] c’era stata quella del notaio Alfredo Maria Becchetti al vertice del Gse, società pubblica che gestisce il più che cospicuo ammontare degli incentivi alle energie rinnovabili.
Becchetti, figlio d’arte (anche suo padre, notaio, era impegnato in politica come parlamentare di Forza Italia), è stato coordinatore della Lega a Roma e candidato senza fortuna alle politiche del 2022, e il suo nome figura fra i consiglieri del vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.
Fino a un recente upgrade anche per lui: dalla presidenza della pressoché sconosciuta società pubblica Infratel (banda larga), al vertice del Gse.
Il messaggio è che i partiti di governo non arretreranno di un millimetro. Si preparano, anche stavolta, a fare il pieno.
Anche perché alla fine naturale della legislatura manca poco più di un anno e mezzo e il round successivo non arriverà che successivamente: da qui ad allora molte cose potrebbero cambiare. Perciò è un’occasione da non perdere assolutamente.
C’è in ballo il controllo di tutte le maggiori holding statali, dall’Eni all’Enel, dalle Poste a Leonardo.
E di molte altre società cruciali per la gestione capillare dell’economia di stato e del potere, dall’Enav alla Consip, alla Sogin, al Poligrafico. Per non parlare dei vertici delle principali autorità indipendenti.
Con le uniche incognite riguardanti i rapporti interni al centrodestra […]. Forza Italia, per esempio, scalpita.
Nei precedenti giri di nomine pubbliche il partito fondato da Silvio Berlusconi non è riuscito a farsi valere nel confronto con la Lega, pur vantando un peso relativo corrispondente nella coalizione. Ma adesso che i sondaggi lo danno in crescita rispetto al rivale interno rialza la cresta.
Così, quando si è profilata la designazione alla presidenza della Consob del sottosegretario all’Economia con delega ai mercati finanziari Federico Freni, leghista, ha puntato i piedi. Bloccando per il momento l’operazione
Perché molte cose restano ancora da sistemare. Se le voci più attendibili danno per
scontata la riconferma degli attuali poteri gestionali nelle grandi holding di stato, cambiamenti profondi si prevedono nei consigli di amministrazione
Riaffiorano nomi che sembravano destinati al dimenticatoio, come quello dell’ex capo della polizia, capo dei servizi segreti e sottosegretario Gianni De Gennaro, già presidente di Finmeccanica, per la presidenza dell’Eni.
Ci sono poi casi apparentemente secondari, ma non trascurabili […]. La Rai, per dirne una, è da un pezzo senza presidente.
Lo è perché la nomina di Simona Agnes, consigliera di amministrazione della Rai e figlia dell’ex potentissimo direttore generale della tv di Stato Biagio Agnes, sponsorizzata da Forza Italia, è bloccata dai veti nella maggioranza. Così c’è chi pensa di indirizzarla verso Terna.
Una società ricca, e così fondamentale per il sistema energetico nazionale al punto che si è fatta strada negli ambienti governativi l’idea di affidarla all’attuale amministratore delegato dell’Enav Pasqualino Monti. Idea suggestiva, ma con una controindicazione di genere.
Nel senso che Terna è l’unica grande società di Stato sul cui ponte di comando sieda una donna, Giuseppina Di Foggia.
(da Dagoreport)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
UN’EVENTUALE CHIUSURA DELLO SNODO FAREBBE IMPENNARE I PREZZI DELL’ORO NERO (SECONDO IL “FINANCIAL TIMES”, IL COSTO POTREBBE SCHIZZARE FINO AI 100 DOLLARI A BARILE MENTRE OGGI E’ TRA I 66 E 71 DOLLARI) … I PASDARAN HANNO ORDINATO LO STOP ALLE NAVI CHE ATTRAVERSANO LO STRETTO
Un funzionario della missione navale dell’Ue, Aspides, afferma che le navi stanno ricevendo trasmissioni dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane che dicono che nessuna nave e’ autorizzata a passare attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo riferiscono diversi media.
Teheran potrebbe reagire all’attacco di Israele e Usa chiudendo lo Stretto di Hormuz, “una misura estrema che il Paese non ha mai adottato e uno scenario da incubo per i mercati globali”, commentano gli analisti finanziari
Sui mercati delle materie prime invece è atteso una nuova impennata dei prezzi del petrolio. Durante la ‘guerra dei 12 giorni’ tra Israele (Usa) e Iran di giugno il petrolio aveva registrato la maggiore impennata in oltre tre anni con il greggio Brent, il riferimento europeo, che ha superato gli 80 dollari al barile a Londra.
I guadagni sono rapidamente svaniti una volta che è diventato chiaro che le principali infrastrutture petrolifere regionali non erano state danneggiate. Le preoccupazioni per un eccesso di offerta hanno dominato i mercati globali, chiudendo il 2025 con un calo di circa il 18% a un minimo a 58 dollari per poi riprendere il rally a gennaio e febbraio sui timori di attacchi statunitensi all’Iran.
Ieri il Brent quotava 72,98 dollari e la prova dei mercati arriverà lunedì. Secondo un’analisi degli eventi storici condotta da Ziad Daoud, capo economista dei mercati emergenti di Bloomberg Economics, i prezzi tendono ad aumentare di circa il 4% in risposta a una riduzione dell’1% dell’offerta.
L’Iran produce circa 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno, in aumento rispetto ai meno di 2 milioni di barili al giorno del 2020, nonostante le continue sanzioni internazionali. Il paese è diventato più abile nell’aggirare queste restrizioni, indirizzando circa il 90% delle sue esportazioni verso la Cina. I maggiori giacimenti di petrolio sono Ahvaz e Marun e il cluster di West Karun, tutti nella provincia del Khuzestan.
La principale raffineria iraniana, costruita ad Abadan nel 1912, può processare oltre 500.000 barili al giorno. Altri impianti chiave includono le raffinerie di Bandar Abbas e Persian Gulf Star, che trattano greggio e condensato, un tipo di petrolio ultraleggero abbondante in Iran. La capitale, Teheran, ha una propria raffineria. Per le spedizioni iraniane all’estero, il terminal dell’isola di Kharg, nel Golfo Persico settentrionale, è il principale snodo logistico dove, secondo la stampa locale, ci sarebbe stata un’esplosione.
Tra le ricadute più rilevanti degli attacchi statunitensi e israeliani in Iran ci sono quelle sul prezzo del petrolio, con potenziali forti rincari a causa dell’incertezza scoppiata nella regione mediorientale.
Lo riporta il Financial Times citando diversi operatori del settore del greggio. In particolare, a influire sul prezzo del petrolio è l’ipotesi di un rallentamento dei flussi marittimi nello Stretto di Hormuz, in uno scenario in cui i prezzi sono già aumentati di 10 dollari al barile dall’inizio dell’anno, in conseguenza delle tensioni internazionali che hanno interessato oltre l’Iran anche il Venezuela. William Jackson, capo economista per i mercati emergenti di Capital Economics, ha affermato invece, sentito dal Khaleej Times, che l’impatto di quanto avvenuto dipenderà anche dall’entità delle ritorsioni iraniane. I prezzi del petrolio “aumenterebbero notevolmente in caso di conflitto prolungato”, ha sottolineato Jackson, secondo il quale “l’effetto potrebbe essere un rialzo fino a 100 dollari al barile”.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
CONTRO L’ELIMINAZIONE DEL CONCETTO DI CONSENSO ZMPIA MOBOLITAZIONE DI ASSOCIAZIONI E CENTRI ANTIVIOLENZA
Questa è la giornata in cui migliaia di donne, in tutta Italia, sono scese in piazza contro il
Ddl Stupri e la modifica introdotta dalla senatrice Bongiorno riguardo l’eliminazione della parola ‘consenso’. Una partecipazione ampia e determinata già visibile alle 14, ora di partenza del corteo, a piazza della Repubblica: in prima linea i centri antiviolenza, insieme ad associazioni femministe e transfemministe, oltre a numerose realtà impegnate nella tutela dei diritti e a cittadine e cittadini che oggi
hanno scelto di riprendersi le piazze. Una mobilitazione forte contro una proposta di modifica legislativa che viene percepita non come uno, ma dieci passi indietro.
L’obiettivo è quello di “ritornare alla stesura originaria del disegno di legge e smontare l’offensiva patriarcale e retrograda della maggioranza. Non torneremo indietro. La mobilitazione è solo all’inizio”. Tantissimi i cartelloni fucsia contro il testo del ddl: ‘Bongiorno e compare non normalizzerete lo stupro nei tribunali’, ‘Senza consenso è sempre violenza’, ‘Chi tace non acconsente’, ‘DDL Bongiorno, per l’uomo che non deve chiedere mai’, ‘Se non è condiviso, che piacere è?’.
“L’obiettivo è minare la credibilità di chi subisce e tutelare chi abusa, aggravando la vittimizzazione nei tribunali – la nota di Non Una di Meno -. Altro che rischio di vendette personali, è vendetta dello Stato. L’effetto è rendere norma la violenza sessuale, nei contesti familiari ma anche sul posto di lavoro, nei contesti di maggiore ricattabilità e sfruttamento; nello spazio pubblico e in rete proprio mentre vengono allo scoperto siti e gruppi facebook come “mia moglie” o fika.eu; sulle minori proprio mentre l’Istat registra l’aumento vertiginoso dei casi di abuso e il governo nega l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole”.
In piazza tantissime realtà e associazioni. “Il motivo di questa manifestazione è che non accetteremo mai la negazione della nostra libertà di determinarci e di scegliere se e come sul nostro corpo – piega Teresa Manente, responsabile dell’ufficio legale di Differenza Donna, tra le sigle promotrici della manifestazione – Senza consenso l’atto sessuale è violenza, ci stanno facendo tornare indietro. Del resto questo è un governo che sta dando limitazione ai diritti e alla libertà, vediamo il decreto sicurezza o il decreto Caivano. Si torna indietro di 30 anni se si chiede che sia la donna a dimostrare il dissenso, dando per presupposto che la donna sia sempre consenziente a rapporto sessuale”.
“La riformulazione presentata in Senato del Ddl sulla violenza sessuale, già approvato alla Camera, è un attacco ai diritti delle donne e alla loro autodeterminazione perché chiedere a chi subisce violenza di ‘dimostrare il dissenso’ significa proteggere chi stupra e colpevolizzare chi è vittima, spostando ancora una volta la responsabilità sulle donne”, dichiara Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice della rete nazionale antiviolenza Reama. “Come promotrici, insieme a tante altre realtà, associazioni e centri antiviolenza di questa manifestazione, oggi siamo scese in piazza con le modalità che ci caratterizzano da sempre, ovvero con le donne Afghane, Pakistane, Indian
Bengalesi, Palestinesi, ecc , per ricordare i diritti delle donne non hanno frontiere e che quello che succede loro in un paese, coinvolge tutte le altre. Con questo coro questo coro unanime torniamo a ribadire che non faremo un passo indietro perché “il consenso libero e attuale” contenuto nel precedente testo approvato alla Camera, è un punto centrale su cui non faremo un passo indietro. Il testo approvato alla Camera deve restare quello perché è un passo avanti di civiltà, in linea con le richieste del Grevio, con la Convenzione di Istanbul e con l’ordinamento degli altri paesi europei. La narrazione che ci viene fornita, secondo cui la legge sul consenso creerebbe problemi di interpretazione e aumenterebbe il rischio di denunce false cela una visione maschilista e patriarcale che nega la violenza come fenomeno strutturale ed esclude il confronto con le associazioni antiviolenza che ogni giorno sostengono le donne. Cancellare la parola consenso è un atto politico che mette in discussione il riconoscimento della violenza sessuale e i diritti delle donne, sposta le responsabilità della prova sulle donne e potrà solo peggiorare la situazione, rendendo i processi per stupro ancora più faticosi e umilianti”.
“Il Ddl Bongiorno, nella parte in cui interviene sull’articolo relativo alla violenza sessuale introducendo in modo centrale il dissenso, rappresenta un passo indietro sul piano culturale e giuridico – spiega a Fanpage l’associazione Giuridicamente libera -. Spostare l’attenzione sulla prova del dissenso esplicito rischia di riportare al centro il comportamento della vittima, anziché la condotta dell’autore del reato. In tal modo si finisce per aggravare, di fatto, l’onere probatorio a carico della donna offesa, esponendola a un giudizio invasivo e potenzialmente colpevolizzante. Si indebolisce così il principio di autodeterminazione sessuale faticosamente affermatosi negli anni. Inoltre, la motivazione secondo cui la riforma servirebbe ad arginare le denunce strumentali appare poco fondata: le false accuse costituiscono una percentuale minima rispetto al fenomeno complessivo. Il dato reale è semmai quello della sotto-denuncia, con molte donne che già oggi non si rivolgono all’autorità giudiziaria. In questo contesto, irrigidire la disciplina probatoria rischia di scoraggiare ulteriormente le vittime, compromettendo la funzione di tutela della norma penale oltre a costituire un grosso arretramento culturale sul piano dei diritti delle donne”.
(da Fanpage)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
SE, COME PROBABILE, PERDESSE LE MIDTERM DI NOVEMBRE, DIRÀ CHE CI SONO STATI BROGLI
Donald Trump ha nuovamente accennato al fatto che avrebbe diritto a un altro mandato, il terzo, vietato dalla Costituzione americana. “Dovrei candidarmi ad un altro mandato? Ne avrei diritto perché hanno imbrogliato a morte nel secondo”, ha detto il presidente durante un discorso in Texas.
Donald Trump ha rivolto le sue “congratulazioni” al deputato repubblicano Tony Gonzales, travolto da una bufera per un’affaire con una collaboratirce che si è suicidata. Durante un comizio in Texas, il presidente americano citato Gonzales, aggiungendo “congratulazioni”, senza tuttavia fornire altri dettagli.
Donald Trump ha dichiarato che sta valutando la possibilità di candidare il senatore repubblicano Ted Cruz alla Corte Suprema sebbene lui stesso il mese scorso abbia dichiarato di non essere interessato. Parlando di Cruz a un comizio a Corpus Christi, il presidente americano ha definito il repubblicano texano “un ragazzo straordinario”, scherzando sul fatto che avrebbe facilmente ottenuto la conferma sia dai democratici che dai repubblicani. “Otterrebbe il 100% dei voti democratici, il 100% dei voti repubblicani. Lo vogliono fuori dal Senato. È una vera spina nel fianco, ma è bravo e talentuoso”, ha detto Trump.
(da agenzie)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
“SI VUOLE DARE UN PREMIO DI MAGGIORANZA PESANTE A UNA COALIZIONE CHE A LIVELLO DI NUMERI ASSOLUTI PRENDERA’ CONSENSI LIMITATI”
Per il sondaggista Giovanni Diamanti, professore di Marketing Politico all’Università di
Padova e presidente di YouTrend, la nuova legge elettorale presentata ieri dalla maggioranza alla Camera e al Senato, è stata confezionata non per rafforzare il sistema istituzionale del Paese, “ma per vincere le elezioni o per non farle vincere agli avversari”.
Nel testo di riforma depositato non ci sono né le preferenze né i collegi uninominali, ma liste bloccate di candidati. Il sistema proporzionale con premio di governabilità proposto dalla destra sarà fondato su collegi plurinominali. “Tale scelta – si legge nella relazione introduttiva della proposta – consente una più fedele traduzione del consenso elettorale in rappresentanza parlamentare, evitando gli scostamenti derivanti dalla componente uninominale”.
Il testo prevede che “ogni elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità”. Tale premio, numericamente predeterminato, sarebbe pari a 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato, attribuito alla lista o coalizione che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale e almeno il 40% dei voti validi nell’Assemblea di riferimento.
In ogni collegio plurinominale il numero dei candidati non può essere superiore al numero di seggi assegnati e in ogni caso non può essere inferiore a due né superiore a sei (nell’attuale sistema, il Rosatellum era 4). Nessuna variazione invece per la soglia di sbarramento, che rimane al 3%.
Ma perché questa legge elettorale indebolisce il campo progressista?
Abbiamo chiesto al sondaggista Giovanni Diamanti perché questa legge elettorale penalizzerebbe il centrosinistra.
“Con le percentuali dei sondaggi di oggi, e con la legge attuale, nessuno avrebbe una maggioranza assoluta in Parlamento, ma il centrosinistra sarebbe leggermente avanti. Con la nuova proposta, invece, ci sarebbe una maggioranza chiara del centrodestra sia alla Camera che al Senato. Questo dimostra quanto le leggi elettorali possano incidere sul risultato”, ha detto Diamanti a Fanpage.it. “Perché il centrosinistra perde? Perché viene indebolito sul punto di forza del campo largo, ovvero i collegi nominali, che vengono completamente eliminati nella nuova legge elettorale”.
Secondo il sondaggista, stiamo parlando di un proporzionale che produrrebbe effetti “molto distorsivi, con un premio di maggioranza che in genere nelle leggi elettorali europee non viene proposto. Per il centrodestra avrebbe l’effetto di aumentare la governabilità”.
“Al momento centrosinistra e centrodestra, a livello nazionale, nei sondaggi sono abbastanza vicini. Se non proprio appaiati, sono abbastanza vicini, con un leggero vantaggio del centrodestra. Va anche detto che nessuna delle due coalizioni supera il 50% dei consensi. L’opinione pubblica è abbasta divisa”.
“Ma se c’è un testa a testa e si decide con questa legge elettorale che bisogna garantire una maggioranza netta e chiara a chi prende anche solo un voto in più, ritengo sia un modo per forzare pesantemente il nostro sistema”, ha sottolineato l’esperto.
“Ogni paese ha un sistema elettorale al servizio del sistema istituzionale. La Francia, per esempio, ha un sistema fortemente maggioritario ma con un doppio turno, quindi comunque per essere eletto devi prendere un voto più degli altri su due turni, devi essere legittimato da due voti. Tutti i sistemi istituzionali sono fortemente connessi a una legge elettorale forte e con una ratio ben precisa. In Italia, invece, le leggi elettorali si cambiano frequentemente: chi governa le cambia a ridosso del voto, se non per vincere le elezioni, almeno per evitare la vittoria degli avversari. Al di là delle questioni di costituzionalità, nelle quali non entro, sicuramente non fa bene in in generale”.
Considerato anche che l’affluenza è in calo nelle ultime consultazioni elettorali, per cui attribuire un premio di maggioranza al 40% significa attribuirlo ad una maggioranza che ha ricevuto un numero comunque basso di voti in valore assoluto. Ricordiamo che alle ultime elezioni politiche, nel 2022, si è registrata un’affluenza definitiva bassissima, al 63,91%, un record storico. “Si vuole dare un premio di maggioranza molto pesante, a una coalizione che a livello di numeri assoluti
prenderà consensi limitati. Oltre a questo, non si aggiunge né la possibilità di esprimere preferenze, né la possibilità di scegliere qualche parlamentare attraverso i collegi. È decisamente molto estrema come visione. Legittima, ma molto estrema”.
La simulazione di Youtrend: come sarebbe il nuovo Parlamento
Se si analizzano i sondaggi più recenti, con le nuove regole proposte dalla maggioranza al centrodestra verrebbero assegnati alla Camera 228 seggi (di cui 70 di premio), su un totale di 400. A Montecitorio le opposizioni – senza Azione – si fermerebbero a 147. Mentre al Senato il centrodestra otterrebbe 113 seggi (di cui 35 di premio). Al centrosinistra ne toccherebbero 76. Rispetto alle previsioni con la legge attuale, il Rosatellum, è evidente come il centrodestra sia assolutamente avvantaggiato.
Basta confrontare i numeri. Se si votasse oggi con il Rosatellum, infatti il centrosinistra -Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa – incasserebbe 79 collegi uninominali alla Camera contro i 65 del centrodestra, al Senato 38 contro 33.
Con il nuovo sistema ad Azione verrebbero assegnati 11 seggi alla Camera e 5 al Senato (col sistema attuale la simulazione ne assegnerebbe invece 9 e 3) mentre alla nuova formazione di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, andrebbero 10 seggi alla Camera e 2 al Senato (con il Rosatellum a Montecitorio il partito di Vannacci si fermerebbe a 8 deputati).
“Qui si vede molto bene quello che dicevamo prima – ha detto Diamanti a Fanpage.it – In pratica, con gli stessi dati dei sondaggi, con l’attuale legge elettorale, il Rosatellum – che comunque considero negativa – si ottiene un Paese split. Con la nuova proposta si avrebbe una maggioranza chiara. Ecco perché parliamo di effetto distorsivo”.
(da Fanpage)
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Febbraio 28th, 2026 Riccardo Fucile
LE ATTIVISTE SONO STATE FERMATE E STRATTIONATE DAGLI AGENTI: “ERAVAMO INERMI, HANNO FORZATO LA MANO, E’ STATO VISCIDO”… I VERBALI SONO SI FANNO FIRMARE PER FORZA
“Avevamo gli striscioni legati alle magliette, e faceva male quando venivano strappati, è in quel momento che i poliziotti sono stati viscidi con le attiviste”. A parlare a Fanpage.it è Michele, 26 anni, police contact per Extinction Rebellion. Il suo ruolo è quello di occuparsi dei rapporti con la polizia durante la fase di identificazione che inevitabilmente segue azioni di protesta come quella sul blue carpet di Sanremo.
Tredici attivisti, compreso Michele, martedì sono stati fermati dalla Polizia e trascinati via mentre protestavano contro il greenwashing degli sponsor del Festival. Con loro avevano cartelli che recitavano “L’ecocidio si avvicina” e “Eni ‘sei tu’ che distruggi il pianeta”. Una protesta pacifica a cui è seguita una repressione giudicata fuori misura dalle attiviste e dagli attivisti che si trovavano lì.
“Quando ci hanno preso ci hanno sollevato di peso e ci hanno separato in due gruppi. Abbiamo subito fornito i documenti perché sappiamo che identificarci è, giustamente, la prima cosa che fa la Polizia in questi casi – spiega Michele – Ci hanno tenuto fuori dall’Ariston per circa un’ora e mezza senza dirci espressamente quale fosse il nostro stato. A un certo punto ho detto di voler chiamare l’avvocato e i poliziotti mi hanno risposto che non avrei potuto farlo perché non era mio diritto. Il senso era: ‘adesso comandiamo noi, decidiamo noi'”.
È a questo punto che la tensione sale e qualche agente dice espressamente a un’attivista: “Non hai nessun diritto quando ti trovi in fermo di polizia”. Ma non è l’unica cosa che è stata detta dagli agenti a Michele e al suo gruppo: “A una ragazza è rimasto il livido quando le hanno strappato il cartellone perché lo aveva legato con un cordoncino attorno alla maglietta, e quando i poliziotti lo hanno tirato le si è stretto al collo. Alcune hanno chiesto di fare piano, per evitare di farsi male, ma i poliziotti hanno risposto: ‘vi fate trascinare perché vi piace essere prese, vi piace se vi prendiamo così forte’. Lo hanno detto in maniera subdola, e viscida”.
A quel punto inizia per tutte e tutti loro una lunga notte in commissariato che finirà solo sei ore e mezza dopo. In questo lasso di tempo gli attivisti si trovano sotto fermo identificativo di Polizia, non sono in arresto ma a disposizione degli agenti mentre svolgono le attività di identificazione. “Ci hanno portato al commissariato di Sanremo dove siamo rimasti inermi per ore senza poterci muovere, solo per essere identificati. Lì ci hanno fatto andare in bagno con la porta aperta, controllati a vista, anche se eravamo stati perquisiti”.
Intorno alle 4 di notte gli agenti hanno deciso di lasciarli andare: “Ci hanno chiesto di firmare il verbale in cui era stato scritto cos’era successo, noi abbiamo chiesto di leggerlo prima di firmare. Davanti a questa richiesta ci hanno risposto che avrebbero detto al giudice che non volevamo collaborare”.
Alla fine ottengono di poterlo leggere, ma non di poter emendare le parti che ritengono scorrette. “Quando una ragazza ha detto che c’era una cosa che lei riteneva fosse falsa l’agente le ha risposto: ‘quello che è vero o falso non lo decidi tu, lo decido io'”, dice Michele.
Al termine della lunga identificazione alle attiviste viene consegnato un foglio di via della durata di tre anni, significa che non potranno tornare a Sanremo per tutta la durata del provvedimento. Ma non è questa la conseguenza peggiore che Michele e le sue compagne si sono portati a casa: “La sensazione generale è quella di sentirci inermi. Dirci che non avevamo diritti, che non potevamo chiamare l’avvocato, il forzare continuamente la mano, è pericoloso per tutti. Noi abbiamo la visibilità per poter denunciare, però potrebbero esserci persone a cui queste cose capitano a telecamere spente e non hanno la possibilità di farlo pubblicamente”.
(da Fanpage)
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