PAPA LEONE XIV: “PORTE APERTE, IL VANGELO CI DICE DI ACCOGLIERE TUTTI”
POI L’APPELLO: “BASTA GUERRE IN NOME DI DIO”
“Prima di venire qui ho sentito una signora che mi diceva che nel mondo non ci sono più segni di speranza. Stava soffrendo a causa della guerra e lei diceva ‘dove vado?’ Aveva perso tutto, ma noi che crediamo in Gesù Cristo” e “che viviamo uniti, possiamo essere quel segno di speranza anche in un mondo dove non si trovano più questi segni perché crediamo e conosciamo Gesù Cristo”.
Con queste parole Leone XIV ha iniziato la sua visita pastorale nella parrocchia multietnica del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, poco distante dal carcere di Rebibbia, a Roma, Qui si conclude il ciclo delle cinque visite alle comunità della sua Diocesi, prima della Pasqua. Alla messa presieduta dal Papa partecipa anche una famiglia di origini peruviane la cui figlia sarà battezzata la sera della veglia di Pasqua.
“Porte aperte, il Vangelo ci dice di accogliere tutti”
Ma prima di presiedere la messa, Prevost ha incontrato disabili e ammalati e ha citato le “porte aperte che accolgano tutti”. Il vicario di Roma, card. Baldo Reina ha raccontato al Pontefice di un centinaio di realtà parrocchiali a Roma che fanno un servizio per gli stranieri per aiutare ad integrarsi. Il Pontefice ha sottolineato il “grande valore di questo gesto”. Quindi ha stigmatizzato “l’ atteggiamento di chiudere le porte e di dire ‘basta così’. Il Vangelo ci invita ad uno spirito diverso, quello dell’accoglienza “.
“Basta guerre in nome di Dio”
“Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano”, sottolinea il Papa nell’omelia della messa.
“Voi come parrocchia avete creato un senso di comunità”
Nel suo intervento il Papa ha poi ringraziato i fedeli per l’impegno pastorale e sociale della parrocchia. “Voi come parrocchia, da 90 anni, avete creato una comunità che sa accogliere, segno di speranza in un mondo dove dolore, sofferenza, difficoltà sono troppo grandi. So che aiutate tanti fratelli e sorelle, provenienti da altri Paesi, a inserirsi qui: a imparare la lingua, a trovare una casa dignitosa e a esercitare un lavoro onesto e sicuro. Non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi”.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla Caritas parrocchiale per il lavoro a favore delle persone più fragili. “Grazie perché accompagnate i malati – ha aggiunto Leone – chi soffre perché non trova lavoro, chi non ha casa e non sa dove andare”. “Mi è nota la vitalità e la generosità – ha aggiunto – con cui vi spendete per l’educazione dei giovani e dei ragazzi, con l’oratorio e con altre proposte formative”.
Il Papa ha quindi concluso sottolineando il valore della testimonianza cristiana in un quartiere segnato da diverse difficoltà sociali e dalla vicinanza col carcere di Rebibbia. “Proprio in questa zona dove sentiamo e vediamo difficoltà – ha detto – c’è una parrocchia viva, una comunità di fede che dice: ‘Venite tutti perché’ in Gesù Cristo c’è salvezza e noi vogliamo condividere questo amore che il Signore ci offre”.
(da agenzie)
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