“SIAMO AMICI DEGLI USA MA RESTIAMO SOVRANI”: IL PRESIDENTE DEL PPE, MANFRED WEBER, LANCIA UNA FRECCIATA ALLA MELONI, SCARICATA MALAMENTE DA TRUMP E COSTRETTA ALL’ENNESIMA GIRAVOLTA
WEBER LIQUIDA L’IPOTESI CHE IL PARTITO POPOLARE GUARDI ALLA DUCETTA COME A UN POSSIBILE NUOVO MEMBRO: “NON C’È ALCUNA DISCUSSIONE SU QUESTO. HO UN PARTNER MOLTO FORTE IN ITALIA, TAJANI”
«Chi fa politica contro gli interessi europei fa politica contro gli interessi nazionali:
Europa e interesse nazionale coincidono. Questa è una delle principali lezioni apprese dalle elezioni ungheresi e da altre elezioni negli ultimi anni». […]
Cosa significa la vittoria di Magyar per l’Ungheria e per l’Ue?
«Gli ungheresi hanno deciso sul futuro del loro Paese. Il leader di riferimento dell’estrema destra e delle forze populiste in Europa, Viktor Orbán, è stato pesantemente sconfitto da Péter Magyar con una maggioranza dei due terzi».
Cosa significa per il Ppe?
«Magyar è membro del gruppo del Ppe: è la prova che siamo il partito che può battere i populisti di destra, come ha fatto Tusk in Polonia e ora Magyar in Ungheria».
Qual è il segnale per le elezioni del 2027 in Francia, Spagna, Polonia, Italia?
«La mia strategia come presidente del Ppe è anche orientata alle elezioni europee del 2029: la grande battaglia sarà tra il Ppe e le forze populiste di estrema destra. Dopo le elezioni ungheresi, queste forze sono rimaste in silenzio. AfD, Le Pen, Vox: per loro è una sconfitta pesante.
Nei Paesi Bassi, dopo un breve periodo al governo, Wilders ha perso le elezioni. A livello europeo la sinistra non offre più soluzioni reali. In Ungheria non ci sono più socialisti, verdi o liberali in Parlamento. In molti Paesi stanno perdendo terreno.
Questo aumenta la responsabilità del Ppe. Sono comunque molto ottimista: avremo presto 14 leader, più della metà degli Stati membri dell’Ue sarà governata dal Ppe. Il nostro approccio funziona: contenuti, ottimismo e visione del futuro».
Magyar è nel gruppo al Parlamento Ue ma non nel partito. Lo farete entrare? Magyar resta distante su Ucraina, migrazione, energia…
«La politica continua e Magyar sarà primo ministro dell’Ungheria. Dovrà difendere gli interessi del suo Paese, ma lo farà con uno spirito di amicizia. Il suo primo viaggio sarà in Polonia da Tusk. Le persone in tutta Europa — in Italia, Germania e Francia — erano stanche di Orbán, che continuava a porre veti bloccando l’intera Ue, guidato più da un approccio ideologico ed egoistico, influenzato da altri interessi, piuttosto che dall’interesse europeo».
Lo farete entrare?
«Peter Magyar è uno di noi. Tre anni fa, quando stava iniziando il suo movimento, gli dissi che doveva unirsi al Ppe dopo le Europee. Accoglierli e integrarli non è stato privo di controversie, anche all’interno del Ppe. Ma la mia strategia era giusta:
l’unico modo per battere Orbán era offrire un’alternativa di centrodestra. Con questo approccio possiamo vincere anche le prossime elezioni in Polonia e Francia, e poi le europee».
La sconfitta di Orbán è anche una sconfitta per Trump?
«Le elezioni ungheresi sono state decise in Ungheria, non a Washington. I sostegni internazionali a Orbán non sono stati utili, anzi. Allo stesso tempo come Ppe restiamo forti alleati degli Stati Uniti».
Trump ha attaccato Meloni, che si è sempre considerata un ponte tra Ue e Usa. Adesso chi ha questo ruolo in Ue?
«Giorgia Meloni ha ragione nel difendere il Papa che è un’autorità morale importante, simbolo di pace. Per questo sostengo il messaggio del Papa. Siamo amici degli Stati Uniti e della loro amministrazione. Questo però non significa che siamo d’accordo su tutto. Convivono due elementi: l’amicizia e la nostra sovranità».
Von der Leyen non ha reagito ai commenti di Trump sul Papa.
«A nome del Ppe, del partito cristiano-democratico d’Europa, sto prendendo una posizione chiara: sostengo il Papa su questo tema. La posizione dell’Europa non lascia spazio a dubbi e Meloni l’ha espressa in modo molto chiaro».
L’Italia è stata criticata dagli Usa anche per non avere fornito la base di Sigonella.
«Sull’Iran, Trump non può aspettarsi che siamo partner se non ci consulta prima di agire. Dall’altra parte, in questo momento il tema centrale dei negoziati riguarda il programma nucleare dell’Iran, che è anche per noi europei motivo di preoccupazione. L’opzione nucleare per l’Iran è inaccettabile».
Il Ppe guarda a Meloni come a un possibile nuovo membro?
«Non c’è alcuna discussione su questo. Ho un partner molto forte e orgoglioso in Italia: il leader di Forza Italia, Antonio Tajani».
La prossima settimana lei sarà a Roma per la celebrazione organizzata da Forza Italia per i 50 anni del Ppe. Quale segnale politico invierà?
«Il Ppe ha guidato l’integrazione e lo sviluppo europeo negli ultimi 50 anni, con una leadership forte. Ora siamo il più grande partito europeo.
(da agenzie)
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