TRUMP LANCIA IL BOARD DI PACE TRA CRIMINALI E AFFARISTI: “RICOSTRUIREMO GAZA”
SUL PALCO CON LUI SOLO LEADER DI SECONDA FILA
«Abbiamo la possibilità di mettere fine a decenni di guerre e bagni di sangue e costruire un
futuro di successo, portare la pace, non solo in Medio Oriente ma nel mondo intero». Lo ha detto Donald Trump presiedendo a Davos la cerimonia di firma della carta fondativa del Board di Pace, l’organismo pensato per supervisionare la tregua a Gaza ma allargatosi via via ben oltre, a promuovere «la stabilità» e «garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Un mandato globale così ambizioso da porlo di fatto in contrapposizione all’Onu. Ragione per la quale i Paesi europei uno dopo l’altro hanno declinato l’invito Usa a farne parte: prima la Francia di Emmanuel Macron – ormai in aperto conflitto con Trump -, poi il Regno Unito di Keir Starmer, infine anche l’Italia di Giorgia Meloni, dietro lo «scudo» dell’articolo 11 della Costituzione. Senza contare la Danimarca.
Nel suo secondo intervento a Davos nell’arco di due giorni, Trump ha infatti evocato le Nazioni Unite proprio per sottolinearne l’irrilevanza. Ricordando a più riprese i suoi meriti nell’aver «messo fine a otto guerre nell’ultimo anno», il presidente Usa ha sottolineato come l’Onu «poteva avere un ruolo ma non ne ha avuto alcuno, non ci ho mai parlato». Trump vedrebbe bene dunque al suo posto il club di leader “prescelti” del suo Board di Pace.
Chi c’era (e chi no) sul palco con Trump
A fianco a lui sul palco allestito a Davos c’era sì qualche decina di leader, ma ben pochi di quelli che contano davvero. A presentarsi al tavolo dove Trump ha presieduto alla firma della Carta del Board di Pace sono stati super-fan di Trump come il presidente argentino Javier Milei e il premier ungherese Viktor Orban, i leader di Indonesia e Uzbekistan, Kosovo e Paraguay, Azerbaijan e Bulgaria. Non esattamente delle teste di serie mondiali. E i player più rilevanti del processo che hanno accettato di entrare nel Board – Turchia, Egitto, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi – si sono fatti rappresentare da ministri. Nessuna traccia dunque dei leader del Medio Oriente direttamente coinvolti su Gaza, compreso il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Inseguito da un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra, tanto quanto il russo Vladimir Putin, che pure avrebbe accettato l’invito insieme al fido alleato, il bielorusso Alexander Lukashenko. E nessuna traccia come detto di alcun capo di Stato o di governo dell’Europa occidentale. Trump comunque ha fatto buon viso a cattivo gioco.
(da agenzie)
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