TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE
PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI … LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN’OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO PER LA SUCCESSIONE
Donald Trump non sa che fare con l’Iran. Ieri il presidente americano ha promesso alla popolazione, in rivolta contro il regime di Khamenei, che “gli aiuti stanno arrivando”. Ma quali aiuti può dare, realisticamente?
L’opzione “cinetica”, come dicono gli esperti di geopolitica per evitare l’uso della parola “militare”, è difficile da mettere in pratica, e piena di ostacoli; più probabile una serie di attacchi cyber o raid mirati in caserme e infrastrutture militari o energetiche per mettere in difficoltà il regime.
Come scrive Guido Olimpio sul “Corriere della Sera”, ci sono diversi impedimenti all’intervento militare: il primo e più importante è l’assenza di una portaerei nell’area.
La USS Gerald Ford, la più grande del mondo, è stata spostata nel Mar dei Caraibi a novembre, per supportare l’operazione in Venezuela che ha portato all’arresto di Nicolas Maduro. La “Lincoln”, invece, è nel Mar Cinese Meridionale.
Secondo guaio, ricorda Gianluca di Feo su “Repubblica”: “Il Pentagono dispone di molte squadriglie di cacciabombardieri ma sono schierate in Paesi arabi che difficilmente daranno l’autorizzazione a un’azione offensiva.
Temono infatti di essere esposti a una rappresaglia, come accaduto alla base di Al Udeid in Qatar, la più grande di tutte, presa di mira da una raffica di missili nello scorso giugno”.
Gli alleati arabi degli Stati Uniti (Arabia, Qatar, Oman) e la Turchia si oppongono all’attacco: la regione è già nel caos, non c’è bisogno di aggiungere instabilità.
Khamenei non piace a nessuno, ma il suo potere, grazie ai bombardamenti israeliani, è fragile. Meglio un ayatollah indebolito della presa di potere da parte dei pasdaran, pronti a trasformare l’antica Persia in uno stato canaglia militarizzato.
Senza considerare gli scazzi tra gli stessi alleati: sauditi e emiratini, qualche settimana fa, hanno rischiato un’escalation in Yemen, dove i raid di Bin Salman hanno colpito navi partite da Abu Dhabi per portare armi ai separatisti del Southern Transitional Council, nel porto di Mukalla.
Lo stesso Yemen in cui Bin Salman da anni combatte contro i ribelli Houthi, foraggiati dall’Iran (è l’unico gruppo rimasto più o meno saldamente in piedi: Hamas e Hezbollah sono stati decimati dai raid di Israele).
Nel frattempo MBS si sta muovendo per un’alleanza militare con Pakistan (potenza nucleare) e Turchia (secondo esercito della Nato), un patto di difesa e “autonomia strategica” tra potenze sunnite che ridisignerebbe la mappa del Medio Oriente.
(da Dagoreport)
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