UNA CUCINA GRANDE COME IL MONDO
L’IDENTITA’ DELLA CUCINA ITALIANA E’ IBRIDA CON INFLUENZE ARABE, FRANCESI, SPAGNOLE, MITTELEUROPEE, SPEZIE ORIENTALI… I SAPORI VIAGGIANO
In quanto cuoco e sguattero non occasionale, anzi quasi quotidiano, mi sento anche io,
per la mia milionesima parte, patrimonio mondiale dell’umanità, angelo del focolare così come i manuali di economia domestica definivano “mogli, madri e fanciulle”. Ne sono orgoglioso, e in particolare rivendico il largo primato che, in casa mia, il cibo preparato in casa ha nei confronti di quello ordinato con una app.
Incassato il successo, e detto che ogni successo implica la responsabilità di esserne degni, abbiamo due compiti da svolgere. Il primo è battersi perché cucinare rimanga, appunto, un’attività di massa, parte della cultura quotidiana. Almeno nelle grandi città si ricorre all’asporto in misura crescente, soprattutto i giovani: l’organizzazione del lavoro e del tempo libero prevede sempre meno tempo per cucinare in casa.
Il secondo compito è tenere bene a mente che la cucina italiana ha potuto giovarsi, lungo i secoli, di una fantastica ibridazione di ingredienti e di culture, mettendo a profitto il nostro essere al centro di migrazioni (e occupazioni militari) che abbiamo saputo trasformare in ricchezza culturale. Cucina araba, spagnola, francese, mitteleuropea, spezie orientali, ingredienti d’oltreoceano come la patata, il mais e il pomodoro: l’identità della cucina italiana, e non solo della cucina, è forte perché è ibrida.
Ogni popolo chiuso langue, e ha identità debole, e ogni popolo aperto prospera, e ha un’identità forte.
Dal cuscus della Sicilia occidentale al canederlo delle valli di Nordest, possiamo permetterci una biodiversità gastronomica (credo si possa definirla così) inimitabile nel mondo. Valorizzarla vuol dire capire che non esiste un concetto cristallizzato di “identità”, cucina compresa. I sapori viaggiano, oggi mangiamo ciò che non mangiavamo ieri, domani ciò che non mangiamo oggi.
(da repubblica.it)
Leave a Reply