VEDIAMO SE IL CAMPO LARGO RIESCE TRA UN ANNO A FAR VINCERE DI NUOVO LA MELONI, DISCETTANDO DI PRIMARIE
C’E’ UN SOLO OBIETTIVO: VINCERE E LIBERARSI DEI SOVRANISTI, QUINDI E’ NECESSARIO INDICARE UN CANDIDATO PREMIER CHE SIA QUELLA/O CHE PORTA VOTI EXTRA, NON CHE FA PERDERE QUELLI PRESUNTI CERTI… LE PRIMARIE SERVONO AL MASSIMO PER VOTARE IL SEGRETARIO DI UN PARTITO, NON UN PREMIER, NON SIAMO PER IL CULTO DEL CAPO… SE NON RIUSCITE A DORMIRE SENZA PRIMARIE FATELE CON LO SCOPO DI INDICARE TRE NOMI CHE ASSUMERANNO INCARICHI O COME PREMIER O COME MINISTRI… SE POI VOLETE PERDERE CONTINUATE COSI’
Il sondaggio Izi, gli interventi di Conte, Schlein, Salis, Cacciari, Rosy Bindi e altri hanno riportato di attualità, alla luce della vittoria del No al referendum, il dibattito sulla leadership dell’area larga alle politiche previste nel 2027.
Partiamo nella nostra analisi da una semplice considerazione: a noi non interessa chi vincerebbe le primarie in base a sondaggi che cambiano ogni settimana ma CHI E’ IN GRADO DI BATTERE GIORGIA MELONI alle prossime politiche e liberarci da questa banda di incompetenti e traditori della Destra, una vergogna che resterà negli annali della Repubblica italiana.
Non ci interessa chi può vincere le primarie se poi viene sconfitto alle elezioni perché sono più i voti che fa perdere che quelli che porta.
Non ci interessano i sondaggi sulle primarie perché un conto è rispondere al telefono, altra cosa muovere il culo e andare a votare ai gazebo.
Le primarie hanno un senso solo per indicare un segretario di partito, limitando quindi agli elettori di area il potere di designare chi vogliono come guida.
E’ la strada che ha portato alla segreteria Elly Schlein contro ogni previsione (non la nostra, dato che la davamo vincente contro Bonaccini quando tutti davano per scontata la vittoria del presidente della regione Emilia-Romagna).
E’ la strada che ha portato (senza avversari) Giuseppe Conte alla presidenza del M5S (limitando peraltro il voto solo agli iscritti),
Le primarie di coalizione sono una cazzata, una prova di forza tra apparati che producono solo divisioni, polemiche e scazzo dell’elettore. Per non parlare di come i sovranisti ogni giorno cercheranno di speculare sulle differenze, montando casi ad arte.
Il candidato/a premier, se sarà necessario indicarlo/a (ad oggi non l’ha ordinato il medico) deve essere chi , in base a dieci istituti di ricerca, ha più possibilità di vincere. E va quindi monitorato ogni 15 giorni fino a tre mesi prima della data delle elezioni.
Se qualcuno non riesce proprio a prendere sonno senza le primarie, suggeriamo un antidoto: si facciano pure ed escano solo i primi tre nomi tra cui poi decideranno chi farà la/il premier e gli altri/e due i ministri. Una triade che accontenta così tutti, visto che raccoglierebbero insieme l’80% dei voti delle primarie.
Visto che in passato ci abbiamo visto giusto in tante occasioni, chi puo’ battere la Meloni?
Elly Schlein è una eccellente segretaria del Pd, ha il merito di aver compattato il partito, vinto in diverse regioni e aver creduto fino in fondo al Campo largo, contro tutti e tutto. Se la coalizione vincerà il merito sarà soprattutto suo. Ma come premier non ha l’appeal, ha recuperato certamente voti dei “delusi dalla sinistra” ma non porterebbe altri voti nuovi. Un consiglio: a tempo debito faccia un passo indietro e indichi un altro nome potenzialmente vincente. Ha l’intelligenza per farlo.
Giuseppe Conte ha stabilizzato il M5S intorno al 12%, ha creato in pratica un partito personale e sogna solo il ritorno a palazzo Chigi. Ha riposizionato il partito nel campo progressista perché non aveva alternative per raggiungere il suo obiettivo. Positivo nella gestione Covid e in parte anche nel prendere soldi europei con il PNRR e nel reddito di cittadinanza (ma i controlli andavano fatti a monte) ma nessuno può dimenticare le infamie perpetrate nel primo governo Conte con Salvini. Ben venga nel campo largo, ma con l’umiltà di chi si aggrega non con la presunzione di chi si sente investito dal Signore. Diciamolo chiaro: c’e’ chi non lo voterebbe premier perché personaggio ambiguo.
L’outsider Silvia Salis
A Genova guida una coalizione che va da Avs ad Azione, caso quasi unico in Italia, ha ereditato una situazione lasciata allo sfascio dai sovranisti e lo sta gestendo con grande capacità. Nei sondaggi raccoglie più consensi a sinistra di Elly Schlein. Noi che la seguiamo da vicino osserviamo che quando posta un intervento nazionale ha oltre 500.000 interazioni, una enormità per un volto nuovo della politica. Non lo diciamo da oggi: Silvia ha carisma, intelligenza, grinta, capacità, battuta pronta per vincere un confronto con Giorgia Meloni. Rappresenta non un cavallo di ritorno, ma una novità assoluta, capace di conquistare voti anche nell’area “moderata”. Parla di cose concrete con naturalezza, non è per nulla “costruita”, è proprio così, pragmatica, decisionista, affidabile. Mai visti a Genova migliaia di cittadini al suo comizio finale di campagna elettorale senza big nazionali. Se le danno il ruolo di candidata premier bastano tre mesi di apparizione sui media e li asfalta tutti.
Ultimo nome per la triade? Il procuratore capo Gratteri, una garanzia per un futuro ministro della Giustizia. Se il No ha vinto il referendum è anche merito suo, ci ha messo la faccia senza paura.
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