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IN ITALIA IL SOCIAL DI ELON MUSK, “X”, È CROLLATO CLAMOROSAMENTE: HA PERSO IL 12,8% DEGLI UTENTI TRA IL 2023 E IL 2024, E NEGLI ULTIMI MESI DEL 2025 HA TOTALIZZATO UN -27,6%, PARI A UN’EMORRAGIA DI 4,4 MILIONI DI UTENTI

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

GIÙ ANCHE IL TEMPO SPESO SULLA PIATTAFORMA (DECRESCE DEL 30%) … LA CLASSIFICA DELLE PIATTAFORME: AL PRIMO POSTO YOUTUBE, POI FACEBOOK, INSTAGRAM E TIKTOK, L’UNICO SOCIAL A CRESCERE

Il mercato italiano dei social ha raggiunto una fase di saturazione, con X che crolla mentre Instagram mostra segni di affaticamento e TikTok tiene grazie al tempo speso dagli utenti.
Nei prossimi mesi lo scenario potrebbe cambiare con l’IA. E’ l’analisi dell’esperto di digitale Vincenzo Cosenza elaborato con i dati del sistema di rilevazione Audicom-Audiweb, in anteprima all’ANSA.
“C’è una inedita contrazione nell’uso di alcuni social che inizia nel 2024 e prosegue nei primi mesi del 2025 – afferma Cosenza – Tra gennaio-settembre 2024 e 2025 c’è una perdita dello 0,16% degli utenti complessivi e un riequilibrio dei flussi tra le piattaforme”.
Il crollo più clamoroso è quello di X che si posiziona settimo tra i social più usati in Italia: ha subito un calo del 12,8% tra il 2023 e il 2024 e negli ultimi mesi del 2025 ha totalizzato -27,6%, pari ad un’emorragia di 4,4 milioni di utenti. Decresce anche del 30% il tempo speso su questa piattaforma. Tra i “piccoli outsider” crescono invece Threads e Reddit.
La classifica della piattaforme più usate dagli italiani vede al primo posto YouTube: ha una audience di 37,1 milioni di persone (+0,5% sul 2023) ma è in calo dell’1% se si confrontano i primi nove mesi del 2024 e del 2025.
A poca distanza Facebook con una media mensile di circa 35,8 milioni di utilizzatori, il calo nei primi 9 mesi 2025 è di ben 1 milione di utenti (-2,9%), ma resta il social dove gli italiani trascorrono più tempo (in media 13 ore e 29 minuti al mese per persona).
Sul podio c’è Instagram con quasi 32,9 milioni di utenti ma con un decremento di 1,9 punti nel 2025 (è usato per 8 e 52 minuti al mese). Stabile al quarto posto TikTok con un’audience di 22,4 milioni di utenti (in crescita dal 2023 al 2024 del%, ma in calo negli ultimi nove mesi dello 0,6%).
(da agenzie)

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LA SOLITA FECCIA CRIMINALE: TRE ATTIVISTI ITALIANI SONO FERITI IN UN ATTACCO CONDOTTO DA UN GRUPPO DI COLONI ISRAELIANI NELLA COMUNITÀ DI EIN AL-DUYUK, VICINO ALLA CITTÀ DI GERICO, IN CISGIORDANIA

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

GLI AGGRESSORI ERANO 10: MASCHERATI, HANNO FATTO IRRUZIONE NELLA CASA DOVE ALLOGGIAVANO GLI ATTIVISTI, LI HANNO PICCHIATI E HANNO RUBATO LORO GLI EFFETTI PERSONALI, TRA CUI PASSAPORTI E CELLULARI

Quattro attivisti internazionali, di cui tre italiani, sono rimasti feriti oggi in un attacco condotto da coloni israeliani nella comunità di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico, in Cisgiordania, dopo che gli aggressori hanno fatto irruzione nella casa in cui alloggiavano. Lo riferisce l’agenzia palestinese Wafa. Il quarto attivista sarebbe di nazionalità canadese.
Secondo le fonti, circa 10 coloni israeliani mascherati hanno fatto irruzione nella residenza degli attivisti all’alba, li hanno picchiati e hanno rubato effetti personali, tra cui passaporti e telefoni cellulari.
Fonti mediche e di sicurezza palestinesi hanno riferito che i coloni hanno aggredito gli attivisti, causando quattro feriti che sono stati trasportati all’ospedale di Gerico per le cure necessarie. I tre italiani non sono in gravi condizioni, nonostante lo shock per quanto accaduto: due ragazze hanno riportato ferite lievi, mentre il terzo dovrà restare a riposo 3 giorni. Gli attivisti sono stati assistiti dal sindaco di Gerico e dalla polizia palestinese, a
cui hanno denunciato l’accaduto
(da agenzie)

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DALLE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DAI GIORNALI, ESCONO A PEZZI IL MINISTERO DELL’ECONOMIA BY GIORGETTI, L’AD DI MPS, LOVAGLIO E FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

AL TESORO PER BEN TRE VOLTE HANNO FATTO DICHIARAZIONI SMENTITE DAI FATTI … IL RUOLO DEL GOVERNO ERA MOLTO PIÙ DEL SOLO “FACILITATORE”: DA UNA PARTE SOSTENEVA MPS, E DALL’ALTRA PENSAVA DI ESCLUDERE MEDIOBANCA

Tre dichiarazioni ufficiali inveritiere del ministero del Tesoro, e altri due episodi di «supporto governativo» quali un sms del ministro Giancarlo Giorgetti e un intervento del deputato leghista Alberto Bagnai, nella ricostruzione della Procura di Milano hanno storicamente costellato la scalata di Mps Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca, per la quale i pm sul versante giudiziario indagano l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente Francesco Milleri della holding Delfin della famiglia Del Vecchio, in concorso con l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, per le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza Consob, Banca centrale europea e Ivass sul concerto non dichiarato al mercato.
A proposito della messa sul mercato il 13 novembre 2024 del 15% di azioni Mps di cui il governo era principale azionista, il 29 luglio 2025 il direttore generale del dicastero, Francesco Soro, ha negato a Consob qualunque «interlocuzione, contatto o scambio tra il ministero e gli investitori che poi hanno acquisito una partecipazione rilevante in Mps (Delfin, Caltagirone, Anima, Bpm) e/o con la banca» all’epoca di quella controversa procedura accelerata di cessione: talmente zeppa di «opacità e anomalie», per i pm, da sfuggire ora al reato di turbativa d’asta solo perché la particolare normativa che la disciplina non rende possibile qualificarla gara pubblica.
Ma proprio Caltagirone alla Consob ha candidamente «dichiarato di essere stato interpellato nel’ottobre 2024 dal ministero» perché il ministero era «interessato a creare un nucleo di investitori italiani per Mps».
Lo racconta proprio Lovaglio usando il plurale con Caltagirone, intercettati il 18 aprile 2025 mentre commentano il voto contrario del ceo del fondo americano Blackrock con il 2% di Mps: «Qualcuno ci ha fatto il bidone, perché Blackrock è un 2% (…) Io ho scritto al ceo e so che il ministro ha scritto un sms perché io gli ho detto “Oh, guarda che non ha votato!”, quindi gli ho detto a Sala (Marcello, direttore generale del ministero prima di Soro, ndr) hanno scritto un sms, nonostante questo… non è andata bene».
Per i pm la procedura di vendita delle azioni governative Mps, benché «organizzata il 13 novembre 2024 in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente», fu «viceversa costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca».
Il ministero affidò il ruolo di raccogliere gli ordini di acquisto delle azioni per determinarne il prezzo (poi in un baleno offerto identico da Caltagirone e Delfin con il medesimo sovrappiù sulla medesima quantità del 3,5% a testa) a un intermediario insolito quale Banca Akros: talmente piccolo […] da dover farsi prestare una garanzia di 600 milioni dalla propria controllante Bpm, peraltro poi acquirente proprio del 5% delle azioni governative Mps, accanto al 3% di Anima in quel momento sotto Opa di Bpm. Questa scelta, per la Procura, «non è spiegabile, se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione».
(da Carriere della Sera)

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MATTEO SALVINI HA NOMINATO ANDREA CRIPPA COMMISSARIO DELLA LEGA IN TOSCANA: IL FEDELISSIMO DEL SEGRETARIO, DOVRÀ REGGERE LA BARACCA A “CASA” DI ROBERTO VANNACCI DOPO IL FLOP

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

LA LEGA BRESCIANA AVVIA UNA RACCOLTA FIRME PER CHIEDERE DI NOMINARE LUCA ZAIA COME “REFERENTE” DELLA LEGA AL NORD. SAREBBE L’INIZIO DELLA “SCISSIONE” SUL MODELLO TEDESCO DELLA CDU-CSU, AUSPICATO DAL “DOGE”

In Toscana il leader leghista mette a segno una mossa a effetto, nomina Andrea Crippa commissario del partito: il vicesegretario della Lega fino all’arrivo di Roberto Vannacci ora è il luogotente di Salvini a casa del Generale.
La Lega bresciana ha avviato una raccolta di firme per chiedere di nominare Zaia referente del partito al Nord. Una richiesta che intercetta la proposta del «Doge» di trasformare la Lega in un partito federale: il risultato «straordinario» in Veneto conferma che «autonomia e questione settentrionale restano temi centrali per la nostra comunità politica».
Risponde Salvini: «Ogni suggerimento che mi arriva è il benvenuto ». Ma il leader leghista è anche «determinato a rilanciare la Lega in Toscana» in cui assicura «una presenza costante». Con due obiettivi: «Vincere il referendum sulla Giustizia e superare brillantemente» le prossime amministrative che vedranno al voto Pistoia, Arezzo, Prato, Cascina e Viareggio. Proprio la città di Roberto Vannacci
(da agenzie)

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VENERDÌ ALCUNI CACCIA RUSSI MIG-31 HANNO VOLATO IN DIREZIONE OVEST, SCATENANDO L’ALLARME IN POLONIA: VARSAVIA HA ATTIVATO LA PROPRIA DIFESA AEREA E SONO STATI COINVOLTI ANCHE SOLDATI DELL’AERONAUTICA MILITARE TEDESCA

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

“LA RUSSIA CI METTE CONTINUAMENTE ALLA PROVA. VOGLIONO SAPERE COME REAGIAMO A TALI AZIONI”. SECONDO I MILITARI

Alcuni caccia russi MiG-31 hanno volato in direzione ovest, venerdì, scatenando l’allarme in Polonia. È quello che scrive le Bild.
Varsavia ha attivato la propria difesa aerea e sono stati coinvolti anche soldati dell’aeronautica militare tedesca. Il tabloid non riferisce di violazioni dello spazio aereo, ma chiarisce che la manovra dei MiG ha fatto scattare preventivamente i caccia
polacchi.
Un portavoce dell’aeronautica militare ha confermato al giornale: “Venerdì ci sono state attività nello spazio aereo russo e le forze di difesa aerea schierate in Polonia hanno reagito. Tra queste anche i due sistemi Patriot dell’aeronautica militare”
Secondo le informazioni fornite a BILD dalla NATO, i jet da combattimento russi hanno infine invertito la rotta. Un ufficiale ha aggiunto: “La Russia ci mette continuamente alla prova. Vogliono sapere come reagiamo a tali azioni”. Secondo i militari, quando le forze dell’Alleanza allertano la loro difesa aerea, è probabile che i russi lo notino attraverso i loro sistemi di sorveglianza. “È giusto che lo facciano. Siamo pronti a difendere sempre il territorio della Nato”, ha detto l’ufficiale.
(da agenzie)

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SONDAGGIO IPSOS PAGNONCELLI: FDI 28%, PD 21,6%, M5S 13,5%, LEGA 8,9%, FORZA ITALIA 8,6%, AVS 6,3%

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

CALA DI DUE PUNTI LA FIDUCIA NEL GOVERNO E NELLA MELONI

L’ultimo sondaggio Ipsos pubblicato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, mostra chi vincerebbe se si andasse a votare oggi, dopo le ultime elezioni regionali in Campania, Puglia e Veneto.
Il sondaggio dà un’indicazione sulle intenzioni di voti degli italiani al 27 novembre 2025. Il primo partito italiano resta saldamente Fratelli d’Italia di Meloni, al 28%, con una percentuale di consenso invariata rispetto a un mese fa, ma in calo rispetto alle elezioni europee di giugno 2024, quando il partito era al 28,8%. Fdi è comunque in aumento se confrontiamo il dato odierno con quello delle elezioni politiche del 2022 (26%), e ancor di più se prendiamo in considerazione il dato delle elezioni europee del 2019, quando la forza politica guidata da Meloni era al 6,4%.
Il Pd è il secondo partito in questo momento, con un incrementodi quasi un punto in un mese: i dem ora sono al 21,6% (+0,7% rispetto al 30 ottobre). Una percentuale in calo rispetto alle elezioni europee del 2024, quando il partito di Schlein prese il 24,1%, con un balzo notevole rispetto alle Politiche 2022 (19,1%) e rispetto alle europee 2019 (22,7%). Terzo partito italiano è il M5s, seconda forza dell’opposizione: il partito di Conte resta sulle stesse percentuali di un mese fa, cioè al 13,5%. Nessuna variazione dopo le elezioni regionali. Si segnala comunque una crescita paragonando il dato attuale con i voti delle elezioni europee 2024 (10%). Ma i pentastellati non sono ancora tornati alle percentuali ottenuti alle Politiche 2022 (15,4%) e alle Europee 2019 (17,1%).
Tornando nel campo del centrodestra, festeggia la Lega, che dopo l’ottima performance in Veneto, con l’elezione di Alberto Stefani a presidente della Regione, supera Forza Italia e va all’8,9%, crescendo dello 0,9% rispetto al 30 ottobre 2025. Ma è ancora molto lontano per il partito di Salvini il 34,3% delle Europee 2019. Da quel momento il Carroccio sembra essersi assestato più o meno attorno alle percentuali odierne, con un andamento costante nel tempo: 8,8% alle Politiche 2022 e 9% alle elezioni europee 2024. Per il momento comunque il testa a testa nella coalizione di centrodestra sembra a favore di Salvini. Gli azzurri di Tajani sono ora all’8,6%, con una perdita dello 0,4% in un mese. Alle ultime europee il partito fondato da Berlusconi prese il 9,6%, oltre un punto in più rispetto alle
olitiche (8,1%). Alle elezioni europee 2019 gli azzurri avevano raccolto l’8,8%.
Più indietro rispetto a Lega e Forza Italia insegue Avs, stabile con il 6,3%, poco sotto il picco raggiunto da Fratoianni e Bonelli alle elezioni europee 2024 (6,7%), raddoppiando in pratica il consenso ottenuto alle elezioni politiche 2022 (3,6%). Lieve calo per Azione di Carlo Calenda, che passa in un mese dal 3,3% al 3%. Abbastanza stabile Italia viva di Renzi, al 2,5%, con un lieve scostamento rispetto a un mese fa (2,6%).
E ancora, Più Europa è in lieve calo, dall’1,8% di un mese fa all’attuale 1,6%. Scende leggermente anche Noi Moderati, quarta gamba del centrodestra, che va dall’1% del 30 ottobre allo 0,9% di oggi. Esattamente la stessa percentuale registrata dal partito di Lupi alle elezioni politiche del 2022.
Per quanto riguarda il gradimento nei confronti del governo, il sondaggio di Pagnoncelli dice che l’indice di apprezzamento nei confronti dell’esecutivo (prendendo in considerazione chi si esprime, escludendo i ‘non sa’) è calato di due punti, dal 42 al 40%. Lo stesso si registra nei confronti della presidente del Consiglio Meloni, che passa dal 44 al 42
(da agenzie)

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“PADRI E MADRI PAVIDI E INCAPACI. LA GENERAZIONE Z NON ESISTE”

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

PAOLO CREPET CONTRO I GENITORI SULLA “LISTA STUPRI” AL LICEO DI ROMA

Lo psichiatra e sociologo punta il dito contro il mondo degli adulti. Davanti alla vicenda del Giulio Cesare di Roma, le colpe andrebbero ricercate prima tra i genitori: «Le loro reazioni sono il vero scandalo»
La «lista stupri» apparsa nel bagno degli studenti al liceo Giulio Cesare di Roma non è proprio un fatto del tutto inedito secondo Paolo Crepet. Lo stesso psichiatra ricorda al Messaggero quanto certi fenomeni accadevano anche quando lui frequentava la scuola, ormai sessant’anni fa. Tra numeri di telefono, insulti e frasi oscene Con una grande differenza spiega: «Allora non ci illudevamo di essere evoluti. Oggi sì». La responsabilità dietro a quella vicenda per Crepet non può fermarsi agli autori materiali dell’elenco con i nove nomi di studentesse e studenti. Quella scritta rappresenta più che altro il fallimento del mondo adulto e il suo modello educativo.
La generazione Z non esiste
Inutile cercare di colpevolizzare gli studenti, dice Crepet, se a loro nessuno ha mai insegnato loro la sensibilità a certi diritti e all’inclusione. Quando si parla di “Generazione Z”, Crepet è netto: «Non esiste. È un’etichetta comoda che si appiccica a persone nate in un certo periodo. Si danno per scontati valori che in realtà non sono affatto assimilati. Si dice: questi ragazzi sono
aperti, inclusivi, rispettosi. Ma sulla base di cosa? Di slogan? Di date di nascita? Conta ciò che fai, non l’anno in cui sei nato».
Le reazioni dei genitori
Il problema quindi per Crepet non è generazionale. Davanti a casi come quello del Giulio Cesare di Roma, lo psichiatra si chiede: «Quando questi ragazzi vengono chiamati a rispondere delle loro azioni, che cosa dicono i genitori? “È una ragazzata”? È questo il vero scandalo». Secondo Crepet, i genitori oggi sono spesso: «Padri e madri pavidi, incapaci do assumersi la responsabilità educativa. Difendono, giustificano, minimizzano. Così si cresce senza freni e senza coscienza».
Le colpe dei social e l’ipocrisia dei genitori
A chi cerca di scaricare sui social le responsabilità di certi gesti, Crepet taglia corto: «I socia non creano il male, lo amplificano. Sono come le piazze di una volta, ma cento volte più rumorose. Se vivessimo in un mondo che legge Leopardi o Pasolini, sarebbe diverso. Invece viviamo in un mondo violento e superficiale. E i social fanno da megafono a tutto questo. Se crediamo davvero che facciano così male, perché non li spegniamo? I genitori dicono che sono pericolosi e poi regalano alla prima occasione un telefono ai figli. È incoerenza pura».
Il vuoto enorme colmato con l’intelligenza artificiale
Crepet a suo modo indica una soluzione, che parta quantomeno dal colmare «un enorme vuoto». Peccato però che, anziché riempirlo «con cultura, poesia, coscienza, lo stiamo consegnando
alle macchine. L’intelligenza artificiale non educa, disabitua al pensiero. Nelle scuole servirebbero poeti, scrittori, figure morali. Servirebbero dei Don Milani».
(da agenzie)

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I GIOVANI CONTINUANO A SCAPPARE DAL SUD

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

IL SUD CRESCE PIU’ DEL RESTO DEL PAESE MA LA GRANDE FUGA DEI GIOVANI CONTINUA; 175.000 SONO ANDATI VIA IN CERCA DI OPPORTUNITA’

Un aumento del Pil dell’8,5% tra il 2021 e 2024, contro il 5,8% del Centro-Nord, e un incremento dell’occupazione dell’8%: nel Mezzogiorno si rileva oltre un terzo del milione e quattrocentomila nuovi occupati a livello nazionale. Spinta dal Pnrr, l’economia del Sud corre, ma non allo stesso passo dei giovani, che continuano a fuggire in cerca di migliori opportunità. Quella del Mezzogiorno, sottolinea il Rapporto Svimez 2025, è una doppia emigrazione, verso il Nord, e verso l’estero. E quasi sempre è un biglietto di sola andata. Mentre in quei quattro anni, quasi mezzo milione di posti di lavoro è stato creato nel Mezzogiorno, 175mila giovani sono andati via. Il titolo scelto quest’anno per il rapporto è “Freedom to move, right to stay”. Per introdurre il tema il direttore Luca Bianchi sceglie la vicenda di Gaetano, il giovane napoletano interpretato da Massimo Troisi in “Ricomincio da tre”, e che suo malgrado si ritrova condannato nel ruolo di emigrante, perché non gli si dà la possibilità di aspirare ad altro.
«Le analisi elaborate dalla Associazione, fornendo dati e
proposte mirate al superamento delle criticità di alcune aree del nostro Paese, – ha osservato in un messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – sono occasione preziosa per individuare linee di sviluppo per la comunità nazionale, significativo contributo al consolidamento della coesione».
Più lavoro, ma più povero
Perché le opportunità che il Sud adesso è sempre più in grado di offrire non convincono i giovani, soprattutto i laureati? Quello del Mezzogiorno rimane comunque lavoro povero: la caduta del potere d’acquisto dei salari è stata del 10,2% contro l’8,2% nel Centro-Nord. In Italia i lavoratori poveri sono 2,4 milioni, di cui 1,2 milioni al Sud. Tra il 2023 e il 2024 aumenta il numero dei lavoratori poveri: +120mila in Italia, +60mila al Sud. Non basta avere un’occupazione per uscire dalla povertà: bassi salari, contratti temporanei, part-time involontario e famiglie con pochi percettori ampliano la vulnerabilità.
Inoltre moltissimi dei nuovi posti di lavoro sono legati al Pnrr e riguardano, quindi, la costruzione di infrastrutture. Il Piano destina 27 miliardi di opere pubbliche al Sud, e i Comuni hanno dato il massimo: tre cantieri su quattro sono in fase esecutiva, in linea con il dato del Centro-Nord. Il 25% dei progetti al Centro-Nord è già alla fase del collaudo; il 16,2% al Mezzogiorno.
Nel Mezzogiorno, nel 2021-2024, sei nuovi occupati under 35 su dieci sono laureati, contro meno di cinque nel resto del Paese. Tuttavia, la prima porta d’ingresso al lavoro rimane il turismo:
oltre un terzo dei nuovi addetti giovani si colloca nella ristorazione e nell’accoglienza, settori a bassa specializzazione e bassa remunerazione. Al tempo stesso, crescono i giovani laureati nei servizi Ict e nella pubblica amministrazione, grazie al Pnrr e alla riforma degli organici pubblici. La qualità delle opportunità resta però insufficiente: il mercato del lavoro meridionale continua a offrire sbocchi concentrati nei comparti tradizionali, con scarsa domanda di competenze avanzate. Se si vuole che i giovani rimangano, invece è proprio qui che bisogna investire, «indirizzando gli investimenti in direzione coerente con le politiche industriali europee», sottolinea Luca Bianchi.
Otto miliardi di capitale umano persi ogni anno
Le migrazioni dei laureati comportano per il Mezzogiorno una perdita secca di quasi 8 miliardi di euro l’anno, calcola la Svimez. I giovani che restano, troppo spesso, trovano lavori poco qualificati e mal retribuiti. Con i salari reali che calano aumentano i lavoratori poveri: un milione e duecentomila lavoratori meridionali, la metà dei lavoratori poveri italiani, è sotto la soglia della dignità. Emerge sempre di più l’emergenza sociale del diritto alla casa.
Le università del Mezzogiorno stanno diventando più attrattive, ma dopo la laurea il quadro torna critico: oltre 40mila giovani meridionali si trasferiscono ogni anno al Centro-Nord, mentre 37mila laureati italiani emigrano all’estero. Con l’emigrazione di questi laureati, una parte del rendimento potenziale dell’investimento pubblico sostenuto per la loro formazione viene dispersa. Il bilancio economico di questo movimento è pesante: dal 2000 al 2024 il Mezzogiorno ha perso 32 miliardi di euro di capitale umano, contro un saldo positivo di 80 miliardi per il Centro-Nord.
Il futuro: tecnologia, energia e Zes
Si apre quindi la questione del dopo Pnrr. Nuove strade si stanno aprendo con gli investimenti nelle nuove tecnologie. La revisione di medio termine offre una finestra per sostenere investimenti delle grandi imprese in tecnologie di frontiera – dalle tecnologie critiche Step al dual use, dalla decarbonizzazione industriale agli Ipcei: la Svimez sottolinea come questa sia una opportunità da cogliere, soprattutto per il Mezzogiorno.
In Italia, le grandi imprese rappresentano il motore dell’export (76% delle esportazioni manifatturiere) e un perno di interi sistemi produttivi, grazie alle esternalità positive che generano lungo le filiere. Nel Mezzogiorno il loro peso è ancora limitato, ma significativo: quasi 600mila addetti e 46 miliardi di valore aggiunto, concentrati in pochi poli industriali. Nei comparti a più elevata tecnologia l’incidenza occupazionale dei grandi impianti al Sud supera il 50% (30% nelle altre aree). Un dato che conferma come, nelle produzioni avanzate, la dimensione aziendale resti decisiva per la capacità di competere nei mercati globali.
Un ruolo importante può giocarlo anche la nascita della Zes Unica: l’obiettivo è quello di accelerare gli investimenti attraverso semplificazioni e autorizzazioni rapide, e indirizzarli verso filiere e tecnologie coerenti con le priorità nazionali ed europee. I primi dati, rileva la Svimez, mostrano una macchina amministrativa che ha iniziato a macinare risultati: i tempi autorizzativi si sono dimezzati (da 98 a 54 giorni) e tra marzo 2024 e novembre 2025 sono state rilasciate 865 autorizzazioni, per oltre 3,7 miliardi di investimenti. Puglia, Campania e Sicilia emergono come i poli più reattivi, mentre restano indietro Sardegna, Abruzzo e Basilicata.
I settori produttivi che emergono
La distribuzione settoriale riflette la struttura produttiva del Sud, con più di un quarto degli interventi nell’agroindustria, seguita dall’automotive. Cresce però anche la presenza di progetti in tecnologie ad alto contenuto innovativo: elettronica & Ict e cleantech. «Possiamo sperare in nuove politiche espansive, magari europee, oppure investire nelle tecnologie avanzate, puntando sui settori di qualità, con politiche selettive per non disperdere l’esperienza del Pnrr».
Restare, un’aspirazione che viene anche dal basso
Investire nei settori emergenti, creare nuove opportunità di lavoro di valore può aiutare i giovani che vogliono restare. Una parte di loro si è costituita in movimento: pochi giorni fa 45 organizzazioni siciliane hanno firmato il “Patto per restare”.
Un’iniziatiiva che è il risultato di un percorso avviato nel 2022 e promosso dal Centro Studi Giuseppe Gatì attraverso il progetto “Questa è la mia terra”. Negli ultimi tre anni, decine di associazioni, fondazioni e spazi culturali si sono incontrati in festival, assemblee e cantieri territoriali per costruire una visione comune e proposte concrete per affrontare le cause dello spopolamento e della fuga dei giovani dal Mezzogiorno.
(da La Repubblica)

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IL RIFORMISMO CHE MANCA ALL’OPPOSIZIONE

Novembre 30th, 2025 Riccardo Fucile

L’ANALISI DI MASSIMO CACCIARI

L’Italia non sarà più il laboratorio politico di cinquant’anni fa, però qualcosa di interessante sta avvenendo tra Alpi e Lilibeo. Si delineano potenzialità e contraddizioni che potrebbero mutare lo stato delle cose. Le recenti elezioni hanno pure dato qualche segnale a proposito. Il primo riguarda l’eccezionale gravità dello stacco tra opinione pubblica e sistema politico.
I cosiddetti partiti fingono di non vederlo, poiché il Dio acceca coloro che vuol perdere, e continuerebbero a raccontare di vincitori e vinti anche laddove andassero a votare solo i
candidati e i loro famigli. Ma non potranno durare nella farsa ancora a lungo. In un Paese dove il reddito reale del lavoro dipendente e della grande massa dei pensionati è in caduta da una generazione, dove il lavoro dei giovani continua a essere precario e sottopagato, e a migliaia emigrano, dove anche il sistema dei servizi essenziali, scuola e sanità, si sta rapidamente adeguando al modello americano: li ha chi paga, ebbene in un simile Paese l’insoddisfazione, la frustrazione, il disagio potrebbero in ogni momento assumere una forma assai più dura del non voto. Dipende, è ovvio, se esiste chi sappia dar loro forma e organizzazione politica.
Meloni è forte, ma trina. Questo dice con chiarezza il risultato elettorale. Non si ripeterà con lei il caso Berlusconi. E il risultato nel Veneto rende anche incerto che possa domani rivendicare primati in Lombardia. Meloni ha fatto il pieno che poteva dell’elettorato altrui, ora inizia davvero per lei la faticosa età del necessario compromesso. E le contraddizioni da superare sono stridenti. Con sé stessa anzitutto! Tutta la sua carriera politica e la sua affermazione si sono svolte all’insegna di un’idea di “destra sociale”. Il suo governo si è accreditato sul piano internazionale (e cioè presso le grandi potenze economico-finanziarie) per una politica che contraddice quella idea dai fondamenti, sul piano teorico e pratico.
Quanto potrà avere ancora corso la pura e semplice menzogna che la Meloni di prima è la stessa di ora? Il governo si è
pienamente arreso al grande corso del neo-liberismo scatenato, e questo spiega anche perché Tajani regga così imprevedibilmente, saltellando tra i suoi giovani alleati.
Naturalmente, che questa evidente contraddizione, intrinseca alla forza fondamentale di governo e al suo stesso elettorato, si esprima politicamente oppure no dipende dall’azione del cosiddetto “campo largo” e del PD in primis. Se affrontare il nodo di radicali riforme in politica fiscale e ridistributiva resteranno anche per loro un tabu, Meloni potrà vivere tranquilla. Relativamente, tuttavia – poiché si è resa esplicita con queste elezioni la contraddizione di fondo tra Fratelli d’Italia e Lega.
Non si tratta di rivendicare primati su sovranismo, nazionalismo o altro. Questa è tutta fuffa ideologica. La Lega è Nord. Le elezioni dicono in via definitiva che la Lega per sopravvivere e contare deve tornare a essere nordista. Non contano i nomi, Salvini o Zaia, ma lo stato di necessità. Proprio questo pone problemi sempre meno rinviabili a Meloni. Fino a che punto le rivendicazioni della Lega in materia di autonomia regionale, rivendicazioni che sarà impossibile silenziare, e che sono evidentemente tutte pensate in chiave nordista, potranno essere digerite dal suo governo e dal suo elettorato?
Su questo terreno l’iniziativa dell’opposizione avrebbe spazi enormi. Se non si limitasse a essere opposizione. È una linea di radicale e coerente riformismo che essa dovrebbe assumere. Contro lo pseudo-federalismo della Lega e il centralismo
statalistico-burocratico che procede per inerzia in Italia, stante l’impotenza riformatrice del ceto politico. Non ha alcun senso contrastare il disegno leghista difendendo l’attuale assetto regionalistico; e così neppure è ragionevole opporsi ai presidenzialismi d’accatto di Meloni sotto la solita bandiera della “Costituzione più bella del mondo”.
Alla Lega va opposta una cultura federalista reale, che comporta Regioni pienamente responsabili per le proprie entrate, una Camera delle Regioni, l’eliminazione dell’attuale Senato. Soltanto su questa base, con Regioni e Parlamento forti, non succubi delle decisioni finali dell’Esecutivo, avrebbe senso in Italia discutere anche di un modello presidenzialistico. Se l’opposizione cessasse di inseguire e costruisse una propria strategia riformatrice, potrebbe far leva sulle contraddizioni che l’attuale governo occulterà con fatica sempre maggiore e rimescolare le carte nella stessa opinione pubblica, anni luce lontana dai vecchi schemi di destra e sinistra.
La vera politica, infine, è sempre stata politica estera. Questa contraddistingue la forza di un Paese. E su questa una strategia riformatrice dovrebbe essere misurata. L’opposizione attuale semplicemente non ne ha. Aspirazioni generiche, richiami a “diritti delle genti” che non si incardinano in alcuna proposta concreta.
Una opposizione di governo dovrebbe ragionare in questo modo: mi siedo al tavolo delle trattative, quale la mia idea per porre fine
al conflitto russo-ucraino? Come intenderei sistemare Crimea, Donbass, rapporti Ucraina-Nato? Quale posizione assumo nei confronti di quei leader europei in preda a un delirio russofobico? E sulla tragedia palestinese? Oltre alle ovvie condanne di eccidi di civili e di efferati atti di terrorismo, che si rincorrono gli uni agli altri, rimane o no ferma l’idea che solo la formazione di un autonomo Stato palestinese può aprire alla speranza, peraltro assai debole, di una qualche pace?
Anche qui c’entra l’interesse nazionale, non ideologie di destra o sinistra: la grande maggioranza degli italiani conosce le conseguenze di queste guerre e della impotenza europea anche solo a cooperare per porre a esse termine. Spendere in armi, aggravare il nostro deficit energetico, aumentare la spinta inflattiva, non ha nulla a che vedere con le sofferenze dei popoli che vivono la tragedia della guerra, ma neppure li aiutano, come i fatti clamorosamente dimostrano.
La linea del governo galleggia tra subalternità a Stati Uniti e moderazione in ambito europeo, cioè non ha alcuna linea. E quella dell’opposizione se domani vincesse? Fino a che alla domanda non vi sarà risposta, la Meloni può vivere serena.
Massimo Cacciari
(da lastampa.it)

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