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BERLUSCONI NON RIESCE A ROMPERE L’ASSE FINI-CASINI, SI VA VERSO LA SFIDUCIA, MENTRE I GIOVANI PDL PASSANO CON FINI

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

CONFALONIERI NON CONVINCE CASINI, FINI VEDE PISANU… NEL FRATTEMPO IL COORDINATORE DELLA GIOVANE ITALIA, FRANCESCO PASQUALI, LEADER DEI GIOVANI PIDIELLINI, PASSA CON FUTURO E LIBERTA’ INSIEME A QUATTRO DIRIGENTI SU SETTE: “NEL PDL NON ERAVAMO LIBERI DI FARE POLITICA”

Porte chiuse alle avances di Berlusconi.
Pier Ferdinando Casini non cede al corteggiamento, consolida l’asse con Gianfranco Fini e insieme puntano diritto alle dimissioni del presidente del Consiglio.
Le attendono dopo il 14 dicembre, perchè i numeri che sbandiera il Cavaliere – si son detti i due ancora una volta ieri – «non stanno nè in cielo nè in terra».
La presentazione della mozione di sfiducia è data ormai quasi per certa dai rispettivi staff.
La sortita del presidente del Consiglio sulle aspirazioni personali dei due ha incattivito ancor più il clima.
Il governo andato di nuovo sotto è stato l’ennesimo avvertimento.
Ma la sfiducia non verrà  ufficializzata con il faccia a faccia (allargato a Francesco Rutelli) che Casini e Fini hanno in programma per oggi.
Lo faranno solo un paio di giorni prima, «per non dare vantaggi».
«Certo che se ora agita come spauracchio il rischio che io vada a fare il premier, allora lo scenario è davvero cambiato » ragionava ieri sera il leader Udc con i suoi.
«Prima dice che andare al voto è da irresponsabili e poi invoca le elezioni, parla di autosufficienza e poi ci chiede il sostegno esterno. Silvio è davvero confuso: se ha i voti vada avanti, altrimenti si dimetta con senso di responsabilità ».
Lo ripete anche a Fedele Confalonieri, che lo raggiunge nel suo studio di Montecitorio a metà  pomeriggio.
Mezzora di confronto, il presidente Mediaset che chiede lumi sulle intenzioni dell’«amico» Pier.
Concordano sulla «situazione internazionale drammatica» e sui rischi connessi a una crisi politica. Ma sul come evitarla restano ognuno sulle proprie posizioni.
«Confalonieri è un amico, parliamo spesso di politica, niente di che» minimizza Casini.
Quel che il leader centrista ribadisce a tutti è che non romperà  con Fini. «E se qualcuno punta su quello vuol dire che non conosce i due e non conosce le regole della politica» racconta l’udc Roberto Rao.
Nelle stesse ore, al termine di un convegno alla Camera, Fini riceve Beppe Pisanu.
Si ripetono quel che il presidente dell’Antimafia sostiene da settimane: evitare le elezioni anticipate, dar vita a un nuovo esecutivo, anche senza Berlusconi. L’intesa tra i due sul day after è piena e viene ribadita commentando le ultime provocazioni del premier. «Con Fini c’è una convergenza sulle priorità  del Paese e non da ora. Del resto, sarebbe difficile non andare d’accordo su questo» spiega all’uscita il senatore.
L’ultimo colpo il leader di Fli lo assesta a fine giornata, provocando un terremoto nel movimento giovanile del Pdl.
Quattro dei sette dirigenti passano a Futuro e libertà .
In serata Fini riceve nel suo studio il coordinatore della Giovane Italia (ex leader dei ragazzi forzisti) Francesco Pasquali, che lascia anche il gruppo alla Regione Lazio per dar vita a quello di Fli. Con lui, a Montecitorio, il portavoce di Studenti per la libertà  Pietro De Leo, il presidente della direzione dei giovani Pdl Stefano Morelli e Giovanni Basini, presidente di Alternativa studentesca: «Nel Pdl non eravamo liberi di fare politica».

Carmelo Lo Papa
(da “la Repubblica“)

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IN BULGARIA E IN ITALIA NESSUNO HA VISTO IL FILM PREMIATO DA BONDI A VENEZIA COME UN CAPOLAVORO

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

“GOODBYE MAMA”, BYE BYE SPETTATORI: IL FILM FANTASMA CHE BONDI HA SPONSORIZZATO PER FARE UN FAVORE A MICHELLE BONEV, AMICA DI BERLUSCONI, IN BULGARIA NON SE L’E’ FILATO NESSUNO E NON E’ MAI STATO PROIETTATO NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE… IN COMPENSO E’ COSTATO TRE MILIONI DI FONDI STATALI

Ministri e sottosegretari, alloggio al Cipriani di Venezia per tre giorni dal 3 al 6 settembre (“Ci dispiace”, dicono dalla direzione dell’albergo, ma chi abbia pagato il conto è un’informazione che proprio non possiamo dare”), charter privato decollato dalla Germania con 32 persone di delegazione.
Obiettivo, il Festival di Venezia, teatro dell’omaggio fasullo a Dragomira-Michelle Bonev e al suo film Goodbye Mama, inserito surrettiziamente in una sala del Lido per una grottesca parata governativa.
Il problema e il mistero sono la stessa faccia di una semplice constatazione.
Il film che nelle parole del ministro della Cultura di Sofia Vlady Rashidov avrebbe dovuto portare alla Bulgaria la fama mondiale che ottenne la Serbia con Underground di Emir Kusturica” è un’opera fantasma.
A parte il pomeriggio veneziano in cui Carlo Rossella la abbracciava e Galan, Carfagna e il vice di Bondi, Francesco Giro, si affacciavano con la targa inventata in piena estate, ma nel quale la stampa rimase fuori dalla proiezione, il nulla.
In patria non l’ha visto nessuno.
Non una misera proiezione di cortesia, un incontro con la stampa locale (imbarcata sul charter e prona nelle recensioni post-veneziane). Il nulla.
Non è stato distribuito, neanche per un giorno, nonostante la Bonev sognasse la candidatura all’Oscar per il miglior film straniero e sui divani dell’Excelsior rilasciasse dichiarazioni survoltate: “Ho altri 12 progetti nel cassetto e aspetto con fiducia la selezione di Hollywood”.
I commissari locali deputati alla scelta, dopo averlo visto, sono usciti mesti dalla proiezione organizzata dalla National Film Center Executive Agency, il luogo dove il ministero della Cultura indirizza i film in cerca di finanziamento.
Così a sperare nella notte di Los Angeles è rimasto il 35enne Kamen Kalev, che con la Bonev divide solo il luogo di nascita, Bourgas e che con il suo Eastern Plays era passato tra gli applausi alla Quinzaine dello scorso Cannes.
Michelle Bonev ha frustrato l’aspettativa megalomane e gli spettatori bulgari non hanno potuto neanche vedere se i denari elargiti dalla collettività  (circa tre milioni di euro di costo è la cifra complessiva dichiarata quando con la sua Romantica Entreteinment) hanno avuto un esito di qualche genere.
Mentre Dragomira-Michelle nell’intervista concessa a Roncone del Corsera si paragonava al Papa, in patria teneva banco il caso diplomatico.
Una faccenda prosaica, terrena, sulla quale la più importante tv del Paese, la Btv (ex network di Rupert Murdoch) ha aperto il telegiornale.
Il cinema locale è in crisi anche a Est, i finanziamenti erogati sulla carta non sono stati ancora pagati, le troupe si lamentano e permanendo l’incertezza su chi abbia pagato l’allegra gita veneziana, ci si chiede chi abbia foraggiato l’avventura per immagini cui nessuno ha assistito.
Tra il 2 e l’8 ottobre, subito dopo la farsa veneziana, Goodbye Mama era atteso a un concorso al Golden Rose Festival di Varna.
Nella terza città  della Bulgaria, tira un’aria salata.
I cineasti protestano per i fondi bloccati, inscenano manifestazioni e rinfacciano i fondi concessi alla Bonev.
Dragomira fiuta la situazione e a un tratto senza una spiegazione plausibile, Dragomira-Michelle sotiene l’impensabile. Manca la copia. Niente proiezione. Nel pressbook, sotto una foto della Bonev (una mania, la pretese anche per il suo libro pubblicato da Mondadori, Alberi senza radici), la storia della pellicola che del libro è una trasposizione.
Un melodramma incentrato su quattro donne (due sorelle, una madre e una nonna) che parte da quest’ultima ricoverata in un ospizio, picchia sul regime comunista e infine racconta la catarsi della protagonista che sbarca in Italia dove, neanche a dirlo, riconquisterà  la libertà .
Una storia che il premier, da anni, racconta con pochissime variazioni.

Malcom Pagani
(da “il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI ANNUNCIA TASSE RIDOTTE DEL 10% AI GIOVANI CHE APRONO IMPRESE, POI SI SCOPRE CHE LA RIDUZIONE ESISTE GIA’

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

IL BLUFF: NEL PACCHETTO PRESENTATO CON LA MELONI, IL PREMIER AVEVA ANNUNCIATO CHE “STAVA STUDIANDO UN’IMPOSTA DEL 10% PER 3 ANNI PER I GIOVANI CHE APRONO UN’ATTIVITA'”… MA L’ANSA SCOPRE CHE IL REGIME AGEVOLATO DEL FORFETTINO DEL 10% PER I GIOVANI ESISTE GIA’ DA 10 ANNI, INTRODOTTO CON LA LEGGE 388 DEL 2000…ALTRO SPOT E ALTRA BRUTTA FIGURA

Costretto all`angolo dalla crisi politica, Silvio Berlusconi riapre il capitolo delle tasse e avanza una proposta: «Per le nuove imprese messe in campo da giovani stiamo studiando un`imposta del 10 per cento per tre anni al posto di tutte le altre imposte e addizionali», ha annunciato il premier in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, affiancato dal ministro per la Gioventù Giorgia Meloni.
Una sortita che ha scatenato reazioni negative da opposizioni e Fli: «Uno spot», dicono i giovani finiani.
«Un disco rotto», attacca Fassina, responsabile economico del Pd.
Ma soprattutto, secondo una dettagliata ricostruzione dell`Ansa, una misura assai simile a quella proposta ieri da Berlusconi già  esiste da una decina di anni per le imprese «individuali» avviate da giovani.
Infatti molte delle nuove iniziative imprenditoriali godono da due lustri, in Italia, di un regime fiscale agevolato: il cosiddetto «forfettino» del 10 per cento che è stato introdotto con la legge 388 del 2000, la Finanziaria per il 2001.
L`agevolazione che prevede il pagamento di un`imposta sostitutiva al 10 per cento – proprio come quella annunciata ieri dal Cavaliere per tutte le «imprese» avviate da giovani – riguarda nuove attività  di impresa, professionali o artistiche, intraprese da «persone fisiche», cioè da ditte individuali che in fin dei conti sono le più diffuse e abbordabili in un contesto di start up.
Il governo ha anche annunciato di interessarsi a mutui e prestiti a favore dei giovani, ma in questo caso, trattandosi di somme da restituire con gli interessi, poteva anche farlo un istituto di credito.
Solito spot gratuito.
Qualcuno non aveva forse promesso nel programma del centrodestra di costruire nuove case per le giovani coppie?
Chissà  che fine ha fatto quel punto del programma, probabilmente la stessa sorte dell’abolizione delle Province.

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LA SVOLTA: DEPUTATI FINIANI SUL TETTO DI ARCHITETTURA PER ESPRIMERE SOLIDARIETA AGLI STUDENTI

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

GRANATA, PERINA, DELLA VEDOVA E CHIARA MORONI HANNO ACCETTATO L’INVITO DI ANTONELLO VENDITTI E SONO SALITI SUL TETTO DELLA FACOLTA’ ALLA SAPIENZA…. “VOGLIAMO MARCARE LA DIFFERENZA TRA CHI CONDANNA LA PROTESTA E CHI CREDE INVECE CHE LE RICHIESTE DI STUDENTI E PROFESSORI VADANO ASCOLTATE”… E’ QUESTA LA DESTRA CHE VOGLIAMO, NON QUELLA DI UN INDAGATO PER SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE CHE DAGLI SCHERMI TV INCITA A MENARE GLI STUDENTI

Una delegazione di deputati di Futuro e libertà  è salita sul tetto della sede di Fontanella Borghese della facolta di Architettura della Sapienza.
A rispondere all’invito del cantautore Antonello Venditti e dei ricercatori della facoltà , i parlamentari Benedetto Della Vedova, Flavia Perina, Fabio Granata e Chiara Moroni.
“Abbiamo accettato l’invito di Venditti – spiega Chiara Moroni – per marcare la differenza tra chi condanna la protesta e chi crede invece che le richieste di studenti e professori vadano ascoltate”.
“Riteniamo opportuno – ha quindi concluso la Moroni – ascoltare le loro richieste e vogliamo spiegare la battaglia che Fli ha portato avanti sulla riforma universitaria”.
Finalmente una destra che non sfugge al confronto, una destra che non si nasconde dietro le manganellate che tutelano da sempre il Palazzo, ma che vuole rappresentare la società  civile, i lavoratori, i ricercatori, gli studenti.
Una segnale importante per la destra sociale che vuole essere presente e lottare per il nostro Paese, che vuole essere a fianco di chi difende il proprio lavoro e la propria dignità .
Una destra diversa che nulla ha a che vedere con chi, imputato per sfruttamento della prostituzione, si permette, dagli schermi di una tv berlusconiana, di istigare all’odio e al pestaggio con queste infami parole: “Intervenire e menare, questa gente capisce solo di essere menata…venti i fermati, ma poveri cuccioloni saranno già  a casa fra le coperte a prendersi del tè caldo.”.
C’è chi si mette in gioco per difendere i propri diritti, c’è chi prende “amaramente” due sberle per futili motivi.
Con questa sedicente destra affaristico-puttaniera non abbiamo mai avuto e non vogliamo avere nulla a che fare.

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GOVERNO KO, SLITTA A MARTEDI IL VOTO SULLA RIFORMA DELL’UNIVERSITA’: SCONTRI E PROTESTE IN TUTTA ITALIA

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

MAGGIORANZA ANCORA BATTUTA SU UN EMENDAMENTO DEL FINIANO GRANATA… GELMINI E ALFANO IN CONFUSIONE: SI SBAGLIANO E VOTANO UN EMENDAMENTO CON L’OPPOSIZIONE…OCCUPATA LA TORRE DI PISA E BLITZ AL COLOSSEO, SCONTRI A FIRENZE, BOLOGNA E TORINO TRA STUDENTI E POLIZIA… GELMINI: SE STRAVOLGONO IL DECRETO, LO RITIRO

Il voto finale alla Camera sulla riforma dell’Università  avverrà  nella giornata di martedì 30 novembre entro le 20, lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
Intanto questa mattina il governo è stato nuovamente battuto nell’Aula della Camera su un emendamento di Fli alla riforma dell’Università  su cui l’esecutivo aveva reso parere contrario.
L’emendamento, all’articolo 16 di cui primo firmatario Fabio Granata, è passato con 261 no, 282 sì e tre astenuti.
«Questa mattina è stato approvato un emendamento di scarso rilievo. Finchè Fli su un emendamento non particolarmente significativo marca una differenza questo rientra nella tecnica parlamentare e non entro nel merito. Mi auguro che non accada che vengano votati emendamenti il cui contenuto stravolga il senso della riforma, non sarebbe accettabile, se così fosse come ministro mi vedrei costretta a ritirarla», ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Sul fronte delle proteste, gli studenti universitari, dopo il sit-in di mercoledì e il blitz al Senato, hanno proseguito le manifestazioni contro la riforma Gelmini. A Roma rinforzati i presidi delle forze dell’ordine che hanno bloccato gli accessi per impedire l’accesso in piazza Montecitorio, ma Roma è attraversata da stamani da cortei studenteschi.
Alla Sapienza, l’inaugurazione dell’anno accademico (prevista venerdì) è stata rimandata dal rettore.
A Milano un corteo ha attraversato il centro: tensioni con la polizia al Politecnico e in piazzale Loreto, due ragazzi sono rimasti contusi.
A Napoli, la sede dell’Università  degli studi Orientale è stata occupata così come il rettorato dell’Università  Federico II.
A Palermo sei cortei formati un migliaio di studenti si sono diretti all’Ufficio scolastico provinciale e in seguito hanno bloccato la stazione per un’ora e l’ingresso al porto.
A Bari gli studenti hanno occupato la facoltà  di ingegneria del Politecnico.
A Torino sfidando il freddo i ricercatori dell’università  hanno trascorso la seconda notte sul tetto della sede delle facoltà  umanistiche, sono state occupate le sedi del Politicnico e ci sono stati picchetti davanti alle facoltà  di fisica e chimica.
Inoltre davanti alla sede della Regione Piemonte sono stati lanciati uova e fumogeni e la stazione di Porta Susa è stata bloccata per mezz’ora.
Ad Ancona un gruppo di studenti ha occupato il tetto della facoltà  di ingegneria del Politecnico.
A Bologna un corteo di qualche centinaio di studenti ha creato qualche difficoltà  agli autobus in centro.
A Firenze carica di alleggerimento delle forze dell’ordine davanti a scienze sociali dove si erano raccolti circa 500 giovani dei collettivi di sinistra, che protestavano contro la partecipazione del sottosegretario Daniela Santanchè a un dibattito sull’immigrazione.
In precedenza dai manifestanti erano stati lanciati alcuni fumogeni.
A Cagliari è proseguita l’occupazione del tetto del Palazzo delle scienze: agli studenti si sono associati alcuni ricercatori.
A Pisa gli studenti sono saliti sulla Torre Pendente e hanno srotolato uno striscione.
E’ accaduto alla Camera anche un episodio che la dice lunga sulla tensione che si annida tra le file del governo: Mariastella Gelmini ed Angelino Alfano, nel corso dell’esame degli emendamenti alla riforma dell’Università , hanno votato per errore con l’opposizione, con richiesta di correzione del risultato della votazione.

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VENETO E PIEMONTE: UN NO POLITICO AD ACCOGLIERE UN CAMION AL GIORNO DI RIFIUTI? ALLORA IL GOVERNO TOLGA AL VENETO I 300 MILIONI PER L’ALLUVIONE

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO BOSSI “SE I RIFIUTI LI PORTANO QUA, LA GENTE SI INCAZZA”… NOI INVECE CI INCAZZIAMO PERCHE’, PER I DANNI DELL’ALLUVIONE, GENOVA HA AVUTO SOLO IL 5% DELLA CIFRA DEI DANNI ACCERTATI, MENTRE AL VENETO IL GOVERNO HA REGALATO IL 30%…. UN GOVERNO CON LE PALLE LASCEREBBE ZAIA NELLA MERDA: PAGHI LUI, AUMENTANDO LE TASSE IN VENETO

No. Punto. Se fosse stato un telegramma, questo sarebbe stato il testo che le regioni del Nord avrebbero spedito al governo che chiedeva chi era disposto ad accogliere i rifiuti della Campania.
Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte si sono dichiarati non disponibili.
Tra le altre regioni le Marche hanno detto no, mentre la Sardegna ha offerto uomini e mezzi ma ha spiegato che i rifiuti non possono essere smaltiti nell’isola.
Il gruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha chiesto che «la Regione si dichiari indisponibile».
Solo la Toscana ha confermato la propria disponibilità  ad accogliere una parte dei rifiuti campani.
La Lombardia per esempio ha risposto spiegando che «prima si aspetta una convocazione da parte del governo per comunicare le risorse aggiuntive che intende destinare alle Regioni, dopo i tagli della finanziaria di luglio».
Fino ad allora, la Regione non intende partecipare nemmeno al tavolo governativo di discussione e «si conferma non disponibile ad accogliere i rifiuti campani».
«Vedo che alcune regioni del Nord, a prescindere dalla discussione, hanno detto no e questo è un fatto molto triste», ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
Il Lazio invece si è detto disponbile, ma la presidente Renata Polverini ha spiegato che la disponibilità  può essere «simbolica o più consistente a seconda degli approfondimenti tecnici».
Mentre alcune regioni hanno detto un no tecnico, non essendo in grado si smaltire rifiuti in surplus, da parte di Piemonte e Veneto il no è decisamente politico.
Umberto Bossi ha spiegato i motivi del no ai rifiuti: «Se li portano al Nord, la gente si incazza”.
Perchè dovrebbe incazzarsi lo sa solo lui e i soggetti che fomenta: o forse i rifiuti del sud puzzano di più di quelli del nord?
Per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, la situazione è grave: «Così non si può andare avanti, siamo di fronte a un’emergenza a cui deve fare fronte l’intero Paese. Ma ci devono essere due condizioni, che abbiamo chiesto al governo: la prima è la dichiarazione dello stato d’emergenza e la seconda è che il governo, con un atto coerente e fermo, chieda un impegno e una collaborazione a tutte le Regioni».
Ma se di emergenza si tratta, vediamo come stanno realmente le cose.
Alle Regioni è stato chiesto di accettare un quantitativo di rifiuti pari a 24 automezzi al giorno diviso per tutte le regioni.
Poco più di un carico al giorno per ciascuna Regione e per la durata di sei mesi.
Un inezia che fa capire il significato tutto politico del “no leghista” in Piemonte e in Veneto.
A quel punto il governo avrebbe fatto bene a prenderne atto e a comunicare a Zaia che i 300 milioni di euro promessi dal governo per i danni dell’alluvione in Veneto sarebbero stati ritirati.
Visto che la solidarietà  per Zaia non esiste, è giusto che paghi lui i 300 milioni, magari aumentando le imposte ai veneti, in modo che essi si rendano conto di chi hanno scelto come governatore.
E per rendere chiaro il concetto è l’ora di rivelare qualche dettaglio circa le decisioni di questo governo servo della Lega.
Nella provincia di Genova, poco prima dell’alluvione in Veneto, una analoga tragedia ha fatto danni certificati dalla Protezione civile in 200 milioni di euro. Ne sono stati stanziati (e mai ricevuti, per ora) dal governo 10 milioni, pari al 5%.
In Veneto, a fronte di un danno di 1 miliardo di euro, il governo ha elargito 300 milioni, pari al 30%.
Qualcuno ci spieghi perchè dovremmo pagare, noi italiani tutti, la campagna elettorale della Lega in Veneto.
Gli stessi vertici leghisti che ora però fanno gli schifiltosi alla prospettiva di ricevere un camion di rifiuti campani al giorno, dicasi uno.
Ma chi vogliono prendere per il culo?

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LA RIVOLTA DELLE UNIVERSITA’ E I TAGLI AL FUTURO DEI GIOVANI

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

LE CONTRADDIZIONI DELLA RIFORMA GELMINI: SI DICE DI VOLER PREMIARE IL MERITO, MA SI DESTINA AD ESSO SOLO IL 7% DEI FONDI TAGLIATI.. SI CREA IL RICERCATORE A TEMPO SENZA DARGLI   PROSPETTIVE… LA FUGA DEI CERVELLI NON SI FERMA PAGANDO I RICERCATORI MENO CHE IN QUALSIASI ALTRA NAZIONE EUROPEA.. LE BORSE DI STUDIO RIDOTTE DA 96 A 70 MILIONI, SERVIZI E RICERCA ABBANDONATI A SE STESSI: GIOVANI SENZA FUTURO

Ci sono molte buone ragioni per riformare l’università  italiana.
Razionalizzare la frammentazione di corsi di laurea, facoltà , materie, che spesso corrisponde solo a logiche vuoi corporative, vuoi territoriali.
Premiare il merito delle università  sia nel campo della ricerca che in quello della qualità  didattica.
Reclutare i docenti con criteri che valutino la competenza e la congruità  ai bisogni della facoltà  che chiama, e non l’appartenenza a consorterie varie, o l’anzianità  di servizio o di pazienza nello stare in coda.
Istituire percorsi di carriera chiari nei passaggi, nei doveri e nelle ricompense, rovesciando la situazione attuale per cui spesso capita che i ricercatori, o perfino gli assegnisti o varie figure precarie, abbiano maggiori carichi didattici degli ordinari, essendo pagati molto meno e mangiandosi così il tempo necessario per ricerca e pubblicazioni.
Fornire agli studenti spazi e relazioni didattiche di qualità , in cambio chiedendo anche a loro maggiore assunzione di responsabilità  nei percorsi di studio, riducendo, se non eliminando del tutto, la possibilità  di rimanere parcheggiati indefinitamente.
L’elenco è lungo.
Purtroppo, però, negli ultimi anni, a partire dalla riforma di Berlinguer, sull’università  italiana si sono succedute riforme più o meno ben intenzionate, che hanno occupato migliaia di ore e di defatiganti negoziazioni per essere messe a punto, solo per essere distrutte dal ministro successivo.
Si è molto parlato di merito e di valutazione, ma nè il sistema di finanziamento nè quello di reclutamento sono realmente mutati in questa direzione.
Certo, i professori, specialmente gli ordinari, come categoria, hanno le loro gravi responsabilità , sia per quanto attiene alla frammentazione delle facoltà , delle sedi e dei corsi, sia per quanto attiene a un sistema di reclutamento troppo spesso senza qualità .
Anche i concorsi universitari più recenti, fatti con il nuovo sistema introdotto dal ministro Gelmini, hanno mostrato in più di un caso la capacità  delle corporazioni di produrre risultati che poco hanno a che fare con il merito e molto con le appartenenze.
Ma altrettanta responsabilità    hanno i ministri,   che non hanno saputo o voluto mettere in campo meccanismi premianti e viceversa disincentivanti, invece scrivendo riforme che non solo cancellano quelle precedenti per pura voglia di lasciare un segno, ma prescindono dal contesto su cui arrivano e dalle risorse disponibili.
La riforma Gelmini da questo punto di vista è esemplare.
Dice di voler premiare il merito, ma, dopo aver operato un taglio robusto ai finanziamenti, distribuisce in base al merito solo il 7%   del finanziamento rimasto.
Certamente un incentivo largamente insufficiente ad assumere con attenzione alla qualità  scientifica all’interno del nuovo sistema di reclutamento.
Istituisce la figura del ricercatore a tempo, in analogia a quando avviene nella maggior parte dei paesi europei (ma non tutti)   e negli Usa, ma non fornisce alcuna garanzia che i concorsi per entrare nelle posizioni successive avverranno effettivamente con cadenza regolare, con il rischio di creare una massa di precari che poi inevitabilmente premerà  per qualche ope legis.
Dice di voler invertire la fuga dei cervelli, ma i ricercatori italiani sono tra i peggio pagati nel mondo sviluppato (e il blocco degli scatti biennali si scarica in modo particolarmente duro su di loro) e i fondi per la ricerca sono miserandi.
Ricordo che i ricercatori italiani sono tra i meno pagati in Europa.
Dice di essere dalla parte degli studenti, ma taglia le borse di studio, dopo che il taglio ai finanziamenti ha già  ridotto la qualità  delle prestazioni delle università .
Il fondo che finanzia le borse di studio scenderà  infatti da 96 milioni di euro nel 2010 a 70 nel 2011, tornando ai livelli del 1998.
Ciò non è compensato da altri interventi per il diritto allo studio: alloggi, spazi di studio e così via rimangono in Italia una risorsa risicata, anche se con ampie variazioni.
Peraltro, ciò è in contraddizione con la riduzione delle sedi universitarie.
Se, come è opportuno, si auspica una maggiore mobilità  degli studenti, occorre anche prevedere i servizi e i sostegni necessari, altrimenti la frequenza all’università  ridiventerà  una chimera per chi non vive in una sede universitaria e non ha genitori abbienti.
Tra gli studenti che protestano ci sarà  sicuramente chi vorrebbe un’università  che promuova senza chiedere troppo in cambio e che più che alla qualità  dell’istruzione che riceve sia interessato ad averla al più basso costo   –   finanziario e di investimento   –   possibile.
Ed è anche possibile, anzi probabile, che qualche docente utilizzi il malcontento di studenti e ricercatori per la riduzione delle risorse e delle prospettive future per nascondere le proprie responsabilità  individuali e collettive.
Così come è inevitabile che i partiti di opposizione cavalchino la situazione.
Purtroppo lo spazio pubblico per un confronto anche duro, ma teso a ridefinire obiettivi, responsabilità , costruire percorsi condivisi di riforma sembra inevitabilmente eroso.
Siamo di fronte alla progressiva delegittimazione dell’università  e della ricerca pubbliche in Italia, sulla pelle delle nuove generazioni, che di questo dovrebbero innanzitutto preoccuparsi, e del futuro della nostra società .
Il governo e il suo ministro non ne portano per intero la responsabilità .
Ma vi hanno molto contribuito, sia con lo stile prepotente   delle argomentazioni che con la faciloneria con cui sono stati affrontati i diversi nodi, che infine per il sistematico disprezzo mostrato per chi lavora nell’università  e per l’università  come istituzione, proprio in un paese in cui ricerca e cultura hanno pochi sostenitori, soprattutto nel mondo delle imprese spesso portato ad esempio.
In Francia e Germania, per nominare solo due paesi, a fronte della crisi economica, scuola, università , ricerca sono stati considerati investimenti prioritari, non solo da salvaguardare, ma da   rafforzare.

Chiara Saraceno
(da “la Repubblica“)

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NOVI LIGURE TERRA DI MIRACOLI DA QUANDO IL MINISTRO BONDI SI E’ FIDANZATO CON “PANETTA”

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

VIAGGIO NEL PAESE DELLA “SACRA FAMIGLIA”: ALTRO CHE TAGLI ALLA CULTURA, A NOVI PIOVONO DOBLONI: 2 MILIONI PER IL TEATRO MARENCO, 670.000 EURO PER IL RESTAURO DI DUE CHIESE, PERSINO 550 EURO PER LA BANDA MUSICALE…E LA COMPAGNA DEL MINISTRO, MANUELA REPETTI, SEMBRA ORMAI LA SUA PORTAVOCE

I tagli alla cultura? A Novi Ligure non sanno cosa siano.
Da quando Sandro Bondi è venuto a vivere nella cittadina della sua compagna Manuela Repetti (deputato Pdl), i denari del ministero sembrano arrivare a pioggia.
Un decreto dei Beni culturali ha appena assegnato 670 mila euro per i lavori di due chiese cittadine.
È l’ultimo segno dell’attenzione di Roma.
Prima c’era stata la promessa di stanziare due milioni per il Teatro Marenco. Poi i contributi per la banda locale.
Adesso ecco il denaro per il Duomo (500 mila euro per la collegiata di piazza Delle Piane) e la chiesa di San Pietro (170 mila euro).
Ma Bondi di questi tempi non è assistito dalla buona sorte.
Appena a Novi si è diffusa la notizia, il parroco della chiesa di San Nicolò l’ha presa male: “Ognuno può decidere quali opere finanziare. A noi, però, non è arrivato un euro, eppure da anni ci battiamo per i tesori della nostra chiesa, dall’organo agli affreschi. La politica segue criteri che non capiamo, però     qui si tratta di denaro pubblico”, è sbottato don Carlo Leardi.
Quindi la stoccata: “E pensare che quando era tempo di chiedere voti la ‘sacra famiglia’ è passata in canonica, ha fatto tante promesse”.
La ‘sacra famiglia’ altri non sono che il ministro Bondi e la compagna Repetti, che in città  tutti affettuosamente chiamano ‘Panetta’ (suo padre è soprannominato ‘Panetto’, perchè prima di diventare il numero uno degli imprenditori immobiliari di Novi era panettiere).
Eh già , la coppia Bondi-Repetti si muove in tandem.
Ormai la signora sembra un portavoce del ministero.
Annuncia nuovi interventi ai giornali, risponde alle polemiche: “La parrocchia di San Nicolò non ha presentato progetti di restauro. Il ministero non può concentrare tutte le sue attenzioni su Novi. Si devono valutare progetti che da tutta Italia arrivano sul tavolo del ministro”, è stata la risposta pubblica di Repetti.
Così la promessa dei finanziamenti per il teatro Marenco è arrivata anche dalla compagna del ministro tramite il coordinatore del Pdl Bruno Ferretti: “Lo stanziamento è un risultato ottenuto grazie all’interessamento     del ministro Bondi e all’attivismo dell’onorevole Repetti”, dichiarò al settimanale ‘Il Novese’ diretto da Marco Matteini che per primo ha raccontato la storia.
Ma anche l’annuncio dei finanziamenti per lo storico teatro — un gioiello ottocentesco di quelli che l’Italia dimentica di avere — rischiò di trasformarsi in un caso politico: nel centrosinistra fanno notare che da anni il sindaco Lorenzo Robbiano aveva avviato la procedura per chiedere i fondi.
Non solo: a Novi si racconta che quando Bondi visitò il teatro in campagna elettorale dimenticò di avvisare il sindaco ma non Gigi Moncalvo, candidato del Pdl.
Postilla. Cecilia Bergaglio, musicista e giovane coordinatrice del Pd locale, aggiunge: “Finora dei due milioni promessi da Bondi non si è visto un centesimo”.
Sono invece arrivati i 550 euro per la banda ‘Romualdo Marenco’.
Poca roba, di questi tempi, però, le richieste di contributo sono migliaia e la lista d’attesa è lunga.
Ma Bondi punta molto su questo angolo di Piemonte dove sta costruendo il suo regno politico.
Accanto a lui c’è la compagna, ma molti puntano il dito sulla presenza ingombrante del “suocero” del ministro, Giovanni Repetti, grande imprenditore del mattone e sponsor del Pdl.
Anche lui, insieme con il ministro, nel 2009 ha lavorato per un candidato sindaco amico, il giornalista Gigi Moncalvo.
Una scelta che ha spaccato il centrodestra.
Risultato: il centrosinistra ha vinto. Bondi ha perso anche in casa.

Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano“)

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BONDI GATE, LA DELEGAZIONE BULGARA AL FESTIVAL DI VENEZIA: 32 PERSONE, HOTEL A 5 STELLE, VOLO CHATER A SPESE NOSTRE

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

A   SOFIA FINISCE IN PARLAMENTO IL PREMIO FARLOCCO PER L’ATTRICE BONEV, L’AMICA DI BERLUSCONI…CHI PAGO’ LA LUSSUOSA TRASFERTA AL FESTIVAL DI VENEZIA? DALLA BULGARIA LA RISPOSTA: “GLI ITALIANI”….MENTRE IL GOVERNO TAGLIA LA CULTURA, LE SPESE PAZZE DEL MINISTRO BONDI DIVENTANO UNO SCANDALO: TUTTO PER COMPIACERE BERLUSCONI

Chi ha visto, sostiene che insensibili alle tristezze lagunari, in realtà  si siano divertiti molto.
Tre giorni veneziani, alberghi a cinque stelle, cene e pranzi da Pantagruel per un’allegra comitiva di trentadue persone.
La delegazione bulgara in visita al Festival del Cinema al seguito di Michelle-Dragomira Bonev, del suo “Goodbye Mama” e del finto premio del ministero dei Beni culturali ideato in tutta fretta a metà  estate nel feudo di Sandro Bondi, non segnalato sul programma ufficiale fino al giorno prima e poi tirato improvvisamente fuori in un colpo di teatro napoletano nelle ore precedenti alla proiezione, si è trattenuta al Lido dal 3 al 6 dicembre.
Sbarcati non da un volo di linea, ma da un charter della compagnia tedesca Private wings flugcharter GmbH , decine di migliaia di euro da aggiungere a vitto, alloggio e sostentamento in una delle città  più costose del mondo.
La notizia in Bulgaria polarizza l’attenzione da settimane, in Parlamento e sui giornali .
A Sofia, non piace l’idea che con i soldi pubblici si sia consentito al ministro della Cultura locale Vejdi Rashidov, all’amica del premier bulgaro ma soprattutto di Berlusconi, l’attrice e produttrice Bonev e al resto della truppa di permanere nel lusso per 72 ore al seguito di un film che non figurava nè in concorso nè in alcuna sezione parallela.
E opposizione e giornali d’inchiesta, mentre in Italia si stendeva una coltre di silenzio sull’operazione Dragomira, ne hanno chiesto ragione in patria al diretto interessato.
Prima un’indagine della giornalista Vladimirova del settimanale 168 ore, una sorta di Espresso bulgaro, poi l’interrogazione parlamentare di settembre in cui Vejdi Rashidov, messo alle strette dall’opposizione dichiarò davanti al Parlamento che a mandare un aereo per trasportare le persone a Venezia “era stato il ministero dei Beni culturali italiano”.
Dopo le smentite italiane di rito, Rashidov, impegnato a parare colpi, insisteva rincarando: “L’importante è che non abbiamo pagato noi. Tutto è in regola. Paga chi è più ricco. Il valore annuale del loro settore cultura è il 3% del PIL, il nostro di del solo 0,3%”.
Alla sua testimonianza, si aggiungeva la dichiarazione del portavoce del sodale di Putin, il primo ministro bulgaro Borisov, lo stesso che molto amichevolmente aveva incontrato Berlusconi a Palazzo Chigi a poco più di tre mesi dal Festival di Venezia.
Parole confirmatorie, nette: “Tutte le spese incluso il viaggio sono state a carico di chi ci ha ricevuto”.
Terminato il secondo affondo da Est, dall’Italia non si sono più levate controrepliche.
Il Fatto è in grado di produrre però una lettera di invito ufficiale del ministro Bondi al suo omologo bulgaro. È datata 25 agosto.
Nell’eloquio Bondi si supera. Un elogio alla famiglia tradizionale: “Sono lieto di invitarLa alla cerimonia di consegna del premio speciale ‘Action for Woman'(in realtà  tutt’altra cosa,ndr), il film è stato scelto per l’attenta e inedita esplorazione (sic), da parte dell’universo femminile, delle dinamiche di una realtà  in rapida trasformazione”.
In coda, la perla: “Suggerendo come i rapporti all’interno della cellula familiare siano alla base di una nuova società  aperta e attenta alla difesa dei diritti umani. In attesa di incontrarLa(…)”.
Com’è noto, accadde già  a Cannes a causa di Draquila, a Venezia Bondi non si recò.
Se oggi cerchi il suo capo di gabinetto, Salvo Nastasi, il telefono squilla a vuoto. Quando risponde, è solo per attaccare immediatamente.
Dalla Biennale, dopo un lungo inseguimento, fanno sapere “che nessuna spesa è stata affrontata per il film della signora Bonev”. E qualcuno sostiene che all’Hotel Cipriani (dove si è svolta l’etilica cena di gala per l’opera della Bonev) e in altre strutture del Lido (32 erano troppi per essere ospitati tutti alla Giudecca), abbia pagato tutto il facoltoso fidanzato della Bonev, un attempato imprenditore italiano. Nebbia.
Chiedere al vice di Bondi, Francesco Giro di raccontare la trama di “Goodbye Mama” e la notte del premio fasullo è come aprire un rubinetto.
L’eloquio è senza controllo: “Le dico la verità , immaginavo peggio. Della Bulgaria purtroppo conosciamo altro, però il film, anche se ne ho visto solo metà , non è male. Molto meglio di tante porcherie italiane viste a Venezia, a iniziare dall’ignobile film di Placido su Vallanzasca”.
Si è divertito? “Una storia sui manicomi, non tanto”.
Dell’ambito ludico, si occupa un ministero nel caos che rinnova ogni giorno, il proprio spettacolo.

Malcom Pagani
(da “il Fatto Quotidiano“)

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