Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
I SINDACATI DEGLI AGENTI INSORGONO DOPO CHE ALCUNI ESPONENTI DEL PDL SI SONO LAMENTATI PERCHE’ IL PREMIER NON ERA STATO AVVISATO DELLE INTERCETTAZIONI… SAREBBE STATO UN GRAVE REATO: IL PDL VUOLE VIOLARE LA LEGGE?
Chiedono un incontro al capo della polizia, Antonio Manganelli, per esprimergli tutto il
malessere della categoria, e per confermare che lo stato di agitazione, proclamato nei mesi scorsi, proseguirà .
Per i sindacati dei poliziotti italiani, il governo e il ministro Maroni “hanno disatteso gli impegni presi”, in tema previdenziale e salariale.
Ma c’è una nuova miccia che ha fatto venire a galla, ancora una volta, tutta la rabbia e lo scoraggiamento dei rappresentanti degli agenti italiani – dopo il particolare dei festini ad Arcore con ragazze vestite da “sexy-poliziotte” . Stavolta, i poliziotti non hanno digerito il malumore degli avvocati-deputati del Pdl per il comportamento tenuto dai poliziotti impegnati nelle indagini della Procura di Milano.
Alcuni uomini di Berlusconi hanno attaccato le forze dell’ordine (incluso il capo della Polizia, Antonio Manganelli), colpevoli, a parer loro, di non aver avvisato per tempo il premier delle indagini in corso.
Una richiesta (del tutto illegittima), che fa dire al segretario del Coisp, Franco Maccari (area centro-destra): “Di fronte all’ennesima offesa della dignità di un Paese civile, possiamo solo commentare che se l’Italia è ridotta ad uno Stato in cui un gruppo di deputati si comporta come una setta delirante che considera il Capo della Polizia un servo, al punto da aspettarsi che calpesti la legge per sottostare al volere del Presidente del Consiglio, allora è consigliabile espatriare subito e scappare nella Tunisia di queste ultime ore, che è certamente più democratica”.
“Come può un Paese civile accettare ancora di essere governato da un uomo che aggredisce, offende e tradisce i poteri riconosciuti dalla Costituzione come quello giudiziario e mortifica gli uomini di Stato come quelli che indossano la divisa. Divise macchiate troppo spesso di un sangue versato per difendere l’Italia e che per il premier diventa un vestito di Carnevale”, attacca ancora il Coisp.
I sindacati fanno quadrato attorno ai loro uomini.
Perchè sono convinti, senza alcuna ombra di dubbio, che abbiano seguito la legge in tutte le fasi delle indagini. Il segretario del Silp-Cgil, Claudio Giardullo, si rivolge direttamente al premier, chiedendogli di “rispettare le forze di polizia”. “Nel suo ultimo videomessaggio – spiega Giardullo – il presidente del Consiglio, in riferimento all’inchiesta di Milano, sostiene che le perquisizioni siano state compiute con il più totale disprezzo della dignità e dell’intimità delle persone interessate. E, più in generale, parla di una procedura irrituale e violenta indegna di uno stato di diritto, che non può rimanere senza punizione. È evidente che queste gravi affermazioni non possono non riguardare anche il lavoro svolto dagli operatori di polizia. Per questo riteniamo necessario manifestare la nostra piena solidarietà agli operatori della polizia di Milano, che hanno svolto le operazioni di indagine, non abbiamo alcun dubbio, nel pieno rispetto della legge”.
E l’attacco rivolto da Berlusconi agli agenti che hanno condotto le indagini del caso Ruby, suscita anche la reazione sdegnata degli stessi poliziotti della Questura di Milano che hanno operato le perquisizioni.
Oltre ad esprimere amarezza, gli investigatori della Squadra mobile smentiscono il premier: “Non è vero niente. A parte il fatto che noi trattiamo tutti i cittadini in modo civile e rispettoso, quelli li abbiamo trattati anche meglio”.
Alcuni poliziotti rivelano: “Basti pensare che in più di un caso, visto che per alcuni si faceva tardi, abbiamo ordinato il pranzo. E che credete poi, che quando sono andati via abbiamo chiesto loro il conto del bar?”.
La consigliera Minetti, in particolare, sarebbe stata riaccompagnata a casa di persona in auto. “La gente normale – sottolinea un agente – esce dalla Questura e in via Fatebenefratelli prende i mezzi o si chiama un taxi”.
Per Giuseppe Tiani, segretario Siap, “Berlusconi dovrebbe essere orgoglioso” del fatto che “i poliziotti preposti alle intercettazioni non abbiano fatto trapelare niente, non facendo altro che applicare la legge ed essere fedeli ai doveri che derivano dal giuramento alla Repubblica sulla riservatezza delle indagini”.
Con mazzi di rose rosa consegnate, il 21 gennaio, alle poliziotte in servizio presso la Questura di Roma, il Viminale e la Presidenza del Consiglio, la Consap vuole “simboleggiare la grande stima che la componente femminile ha in seno alla Polizia di Stato” e, al tempo stesso, offrire “un risarcimento a chi, in queste ore, proprio dai vertici delle istituzioni, viene oltraggiato nella dignità personale e nella capacità professionale”.
“Se Berlusconi è a Roma, regali anche lui una rosa alle poliziotte”, chiedono dal sindacato.
Anche l’Associazione nazionale funzionari di polizia, parlando di un “quadro desolante”, ha voluto far arrivare al premier il malumore dei suoi iscritti, inviandogli una missiva.
E tramite il segretario, Enzo Marco Letizia, dice: “Nessuno, in nessun caso, può ritenersi al di sopra della legge. Abbiamo totale fiducia nelle istituzioni e nella magistratura. Meno, in quei politici che si sentono al di là del bene e del male”.
E questo sarebbe un governo di destra, un governo della legalità ?
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
CONTESTATI LA RUSSA E GELMINI IN UN’ASSEMBLEA MILANESE DEL PDL: VOLEVANO CHE I DIRIGENTI LOCALI SI MOBILITASSERO A SOSTEGNO DEL PREMIER…”AI BANCHETTI MANDATECI LELE MORA: SMETTETELA DI USARE NOI MILITANTI PER COPRIRE I VOSTRI CASINI”
“Mandateci Nicole Minetti, a fare i banchetti…!”. “Raccogliere firme per Silvio…? Chiedetelo a Lele Mora…!”.
Rivolta in casa Pdl, dopo la bufera del Bunga-bunga.
Lunedì sera c’è stata una riunione nella sede del partito in viale Monza.
Presenti due ministri, Ignazio La Russa e Mariastella Gelmini che, davanti a una platea composta dai dirigenti cittadini, hanno chiamato alla mobilitazione e chiesto di organizzare una giornata in sostegno di Berlusconi.
Inaspettate le reazioni: il malumore che da qualche giorno circola nelle file del centrodestra, secondo quanto racconta chi c’era a quella riunione, è esploso. Prima erano solo battute al veleno.
Del tipo: visti i soldi che girano per le ragazze, i banchetti pagateceli.
Oppure fateli fare alle ragazze di Lele Mora.
A raccogliere le firme mandateci la Minetti.
E smettetela di usare noi militanti per coprire i vostri casini…
Poi sono arrivati anche gli interventi apertamente critici.
Incredibile, nel partito a Milano, cuore del berlusconismo. Per la prima volta, si sono sentite voci dissonanti dalla linea della difesa a oltranza del Capo.
La Russa e Gelmini allibiti.
I dirigenti cittadini stanchi, frastornati, arrabbiati.
“Ora per la mobilitazione”, spiega un dirigente Pdl, “dovranno contare soprattutto sui consiglieri comunali uscenti, ricattati dalla eventualità di non essere più ricandidati la primavera prossima”.
La pietra dello scandalo è lei, Nicole Minetti, soubrette di “Colorado cafè” diventata consigliera regionale Pdl, che dalle intercettazioni del caso Ruby esce come “l’istruttrice”, colei che “briffava”, preparava e smistava le ragazze prima delle feste a luci rosse di Arcore…
Ora è tutto più chiaro.
Anche il pasticcio dell’esclusione del listino di Roberto Formigoni alle ultime elezioni regionali e le polemiche sulle firme, che secondo i Radicali di Marco Cappato (e non solo loro) erano false.
È la notte del 27 febbraio 2010 quando, dopo trattative defatiganti, viene finalmente compilata la lista definitiva dei candidati nel listino “Per la Lombardia” di Formigoni.
Sedici persone, i primi otto sicuri di essere eletti.
La Lega voleva sei posti sicuri, ma gli uomini del Carroccio sono quasi tutti inseriti nella seconda parte (e infatti non saranno eletti).
In compenso, nella parte sicura, spuntano candidati inaspettati: Minetti appunto, e Giorgio Puricelli, ex fisioterapista del Milan.
Entrambi, scopriamo ora, avevano un ruolo nel Bunga-bunga.
Reclutatori, organizzatori, istruttori.
Imporli all’ultimo momento vuol dire dover rifare la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste: tutto in una notte…?
Impossibile, sostiene Cappato.
Per questo molte firme sarebbero state falsificate.
Per questo i giudici escludono subito il listino Formigoni dalla competizione elettorale, recuperandolo e riammettendolo solo in un secondo tempo.
“Il listino si è trasformato in un casino”.
Così si ripeteva in Consiglio regionale.
Ma il ciellino Formigoni non ha niente da dire.
La morale e lo stile di vita corretto li si pretende dai semplici cristiani, non da Berlusconi e dalle sue amiche.
Le competenze e capacità politiche dei candidati, poi, sono optional.
Così il Bunga-bunga è entrato al Pirellone…
Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
ANCI: “IL DECRETO NON VA BENE, OCCORRE PROLUNGARE IL CONFRONTO”… IL FEDERALISMO PATACCA ORA RISCHIA IL NAUFRAGIO… IL TERZO POLO CHIEDE LA SFIDUCIA PER IL MINISTRO
Dopo il vertice della notte scorsa a Palazzo Grazioli fra Silvio Berlusconi e la Lega Nord,
al termine del quale il leader del Carroccio ha assicurato il sostegno al premier, travolto dallo scandalo Ruby, a patto che venga dato il via libera ai decreti attuativi del federalismo, arriva il no dei Comuni al testo del decreto sulla fiscalità municipale.
Il testo del decreto sul fisco municipale contiene al suo interno «molte incertezze su numerosi punti fondamentali per la vita dei Comuni italiani. Così non va assolutamente e preghiamo il governo di apportare gli opportuni chiarimenti quanto prima»: è il parere espresso oggi dal presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino, secondo il quale «il provvedimento licenziato dal ministro Calderoli e ora all’attenzione della commissione Bicamerale per il federalismo è dominato da confusione e incertezza, che probabilmente sono il prodotto dell’attuale fase politica che governo e Parlamento stanno vivendo».
Il leader dell’Anci si è detto disponibile all’apertura di una fase di interlocuzione in conferenza unificata; se però – ha avvertito – il governo dovesse dire ‘nò a questa ipotesi, preferendo il solo iter parlamentare, «allora l’Anci non si schiererebbe per evitare inaccettabili torsioni politiche».
Oggi nel primo pomeriggio Chiamparino incontrerà Calderoli e il presidente della Bicamerale per il Federalismo fiscale, Enrico La Loggia, per esporgli il punto di vista dell’Anci.
L’Anci ha votato all’unanimità un documento in cui elenca le proprie richieste: sbloccare subito le addizionali Irpef; prevedere che l’incremento dei tributi resti ai Comuni; estendere la possibilità di introdurre un contributo di soggiorno a tutti i Comuni («così non ha senso perchè chi ha più bisogno dell’imposta di soggiorno sono i Comuni piccoli che hanno molti turisti», ha spiegato Chiamparino); decidere con i Comuni le aliquote di compartecipazione a tributi immobiliari, Irpef e cedolare secca; definire un quadro dettagliato del Fondo perequativo; definire rapidamente la disciplina di Tarsu/Tia; sostenere le unioni e fusioni di Comuni.
Sulla nuova Imu, che Chiamparino ha definito «un restyling dell’Ici» e che rappresenterà i due terzi della base imponibile dei Comuni, Chiamparino ha sottolineato che «la definizione dell’aliquota demandata di anno in anno alla Finanziaria introduce un elemento di subalternità inaccettabile: in questo modo ci si obbliga a vivere alla giornata, anzi all’annata».
In realtà stanno venendo a galla le contraddizioni di un federalismo patacca che determinerà solo un danno economico al centro-sud e un aumento indiscriminato delle tasse locali ovunque, come andiamo da tempo denunciando.
Alla Lega del federalismo non frega nulla, gli serve solo come specchietto per le allodole e i tordi del nord, in modo da fottersi localmente i proventi fiscali e trattenere “a casa loro” maggiori entrate, penalizzando il resto d’Italia,
Anche perchè un federalismo serio inizierebbe prima da quello istituzionale, non certo da quello fiscale.
Così avviene nei Paesi civili.
Il federalismo è solo un mezzo tecnico, sotto l’aspetto meramente economico, nulla di più, tutto il resto sono solo palle.
Ci sono stati centralisti che funzionano bene e altri federalisti che funzionano male, e viceversa.
Dipende dalla classe politica, non dai meccanismi scelti.
E questo la Lega lo sa bene, ma in tal modo può giustificare che il governo (dove sono parte dominante) non ha concluso nulla: non a causa anche loro, ma perchè non c’è ancora il federalismo.
Quando e se ci sarà , esso rappresenterà la messa da requiem per i sopravvisuti leghisti che si dovranno gettare nel Po per fuggire alla folla inferocita.
Da segnalare infine che stamane i gruppi coordinati di Udc, Fli, Api ed Mpa hanno presentato alla Camera dei deputati il testo con la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi.
L’esame è stato calendarizzato entro la fine del mese di gennaio.
Un altro momento difficile per il governo, se mai ci arriverà a quella data.
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
LA VERSIONE ACCOMODATA E PILOTATA DATA DURANTE L’INTERVISTA A SIGNORINI FA ACQUA DA TUTTE LE PARTE ED E’ SMENTITA DA FATTI E TESTIMONIANZE….VEDIAMO PUNTO PER PUNTO LE PALESI CONTRADDIZIONI
Le “Papi-girl” ieri si sono affannate a ripulire l’immagine devastata di Silvio Berlusconi in una specie di talent-show.
Ma, come accadeva in una famosa pubblicità , “hanno commesso un errore”: non hanno manco letto le 389 pagine dell’invito a comparire.
Limitiamoci, per carità di patria, alle questioni basilari, a come vengono “narrate”, a come sono nella realtà .
Sesso con il premier
Ruby a Kalispera: “Sono io la prima a dire che lui non mi ha mai toccata con un dito… Lo stimo come persona e per avermi aiutato senza alcun tornaconto”.
1) “dal verbale di assunzione informazioni rese da Pasquino Caterina. Domanda: Durante la sua conoscenza con la Ruby, la stessa le ha raccontato di alcune sue amicizie di gente famosa?
Risposta: Ricordo che diceva di essere molto amica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del Premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro”.
2). Nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 2010 i giornalisti nulla sanno di Ruby-Karima, ma l’inchiesta avanza in gran segreto. Con l’ancora minorenne Ruby c’è, come ieri a Canale 5, Luca Risso. Il quale ha una fidanzata, che gli manda un classico sms alle 23.47:
Fidanzata: “Ma dove sei? Perchè stanno interrogando Ruby? E tu ascolti tutto? C’è Lele o solo l’avvocato?
Sms di Luca: “C’è Lele, l’avv., Ruby, un emissario di Lui, una che verbalizza… Cmq tranquilla, è tutto molto tranquillo. Sono qui perchè pensano che io sappia tutto”.
Poco dopo i fidanzati si sentono al telefono.
Luca: “Amore? Sono ancora qua, sono venuto a far due passi, Ruby è su, che si sono fermati un attimino perchè siamo alle scene hard con il pr.. con la persona”.
Fidanzata: “Ma figurati?”.
Luca: “Sì, sì”.
F: “Con lei?”.
Luca: “Mmm, guarda, ti racconterò tutto…”.
3) Nelle carte c’è anche la traiettoria che porta il quarantenne proprietario di locali notturni in contatto con Ruby.
La ragazza il 28 ottobre parla con l’amica Davidia, spiega che Berlusconi le ha fatto una richiesta precisa: “Spara cazzate, ma non devi raccontare la verità , mi ha detto: ti do tutti i soldi che vuoi, li copro in oro, però non dire niente. E poi, tutti i giornali stanno pubblicando, sanno tutti tutto. Luca mi sta semplicemente proteggendo perchè Lele gli ha chiesto di proteggermi, in cambio avrà un sacco di soldi. Ma lui (Luca) dice: non mi interessa dei soldi, io ti voglio bene e ti copro”.
Ruby era minorenne
Sempre nel corso della registrazione tv a Canale, Ruby ha ricostruito che la sera del 14 febbraio 2010 andò a cena ad Arcore e si presentò così: “Piacere Ruby, ho 24 anni”.
1). Dal verbale di un carabiniere che aveva fatto amicizia con Ruby.
Cc: “Mi confidò che all’inizio della sua conoscenza con il Presidente del Consiglio, neanche lui sapeva che era minorenne, dopodichè Rubi lo aveva informato che era minorenne (…) Sono certo di poter collocare il fatto che io ho saputo da Rubi che lei era minorenne a gennaio/febbraio 2010, ed è in questo frangente, lo ripeto, che mi confidò anche del fatto che il Presidente del Consiglio aveva saputo da lei che era minorenne”.
2). Ruby parla con amica Poliana, il 26 ottobre: “È venuto il mio avvocato, ha detto: “Ruby, dobbiamo trovare una soluzione, è un caso che supera quello della D’Addario e della Letizia, perchè tu eri proprio minorenne, adesso siamo tutti preoccupatissimi…”.
Ruby, con la cornetta alzata, parla e dice a qualcuno che è in casa: “Io frequento casa sua da quando avevo sedici anni”.
3) Vale la pena di ricordare il paragone che lei stessa fa con Noemi (la ragazza di Casoria, altra minorenne procacciata da Emilio Fede per le “notti del Drago”): per Berlusconi “Quella è la pupilla, io sono il culo”.
4) Da notare che il 26 Ruby ha parlato al telefono con il papà rimasto a Letojanni: “Sono con l’avvocato, Silvio gli ha detto “dille che la pagherò il prezzo che lei vuole l’importante è che lei chiuda la bocca (…)”.
5) Come si sa, il patto tra i due prevedeva un pagamento. Il 28 ottobre 2010 Ruby dice al telefono: “… gli abbiamo chiesto 5 milioni di euro in cambio. Lui ha accettato”.
Mai fatto la prostituta
Ruby in tv racconta una scena strappalacrime: “Ho provato a farlo ma, come diceva mia madre, puttane si nasce, non si diventa”. E aggiunge una storia da Pretty Woman.
1) Telefonata tra Ruby e D., che si prostituisce: “Vieni – la invita – perchè c’è tanto lavoro qua” (in Liguria) e a un cliente: “Gli ho detto “Sì, ma quanto mi dai a me e alla mia amica?”. Mi fa: “Quanto volete?”. Gli ho detto: “Va bene, non ti chiedo tanto, mille”. E lui fa: “No mille sono tanti”. Io – prosegue Ruby – ho detto: “Mille, ma sono 500 euro a testa, caro””.
Dall’interrogatorio a un uomo che ha scambiato sms con Ruby: “Sì, ho avuto la netta percezione che Rubi intrattenesse rapporti con tutti i clienti girando tra i tavoli… che cercasse gente facoltosa a cui spillare dei denari”. Questo per i reati che riguardano il sesso.
Bunga Bunga
Secondo Sabina Began sinora è stato scritto il falso anche su un “fenomeno” non penale. “Sono io il bunga-bunga, una specie di soprannome…”.
Interrogatorio dell’amica di M. T.: “La serata sostanzialmente si era suddivisa in tre momenti: il momento cena, il momento “bunga bunga” e quello in cui qualcuna delle ragazze rimaneva a dormire”.
Durante il bunga bunga, le “ragazze si sono ulteriormente spogliate, e avvicinandosi al Presidente, che stava seduto sul divanetto, si strusciavano e si facevano toccare, assumendo un atteggiamento anche provocante e volgare. Erano presenti degli scomparti dove erano allocati degli abiti per dei travestimenti, ovvero divise da poliziotta o infermiera. Mi ha anche detto che la Minetti fece uno spogliarello”.
Se spera che qualche videomessaggio possa stravolgere la tante, serie, precise testimonianze, Silvio Berlusconi dev’essere davvero all’ultima spiaggia.
Pietro Colaprico
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, DAL BUNKER DEL PRIVE’ DI ARCORE, INVOCA LA JIHAD CONTRO GLI INFEDELI E LA SOLIDARIETA’ DEL POPOLO DEI “PUTTA-COMBATTENTI”… MANCANO LE VERGINI DA OFFRIRE IN PREMIO AI MARTIRI AZZURRI: A DISPOSIZIONE PURTROPPO CI SONO SOLO ZOCCOLE
In fondo, in queste ore, è come un Bin Laden brianzolo asserragliato nel bunker che
comunica con il mondo per videomessaggi, digrignando i denti (niente sorrisi) e paventando sfracelli.
Il primo proclama lo aveva lanciato scegliendo come scenografia una nuova libreria laccata di bianco; il secondo, quello di ieri, costruendosi un set pseudoquirinalizio con bandiera tricolore e scrivania presidenziale.
Gli elementi di contorno non sono meno interessanti: c’è la solidarietà alle combattenti in lotta (le povere ragazze torturate ed inquisite dai satana della magistratura), c’è la minaccia di una vendetta implacabile contro il Tribunale di Milano (“I magistrati devono essere puniti!”), purtroppo mancano (per evidenti motivi) le “vergini” da offrire in premio ai martiri del verbo azzurro. Tutto il resto c’è: fiducia nella vittoria, mobilitazione delle truppe, sofisticati piani di battaglia sul fronte mediatico.
Quel che è certo — per cominciare — è che Silvio Berlusconi ha riunito ad Arcore (lo ha rivelato per primo il quotidiano online Lettera 43) la pattuglia di mischia dei superdirettori: Alessandro Sallusti de Il Giornale, Giorgio Mulè di Panorama, Alfonso Signorini di Chi, il numero uno dell’informazione Mediaset Mauro Crippa.
In fondo – a sentirlo ieri – sembrava davvero un capo guerrigliero che minaccia la Fatwa e annuncia la sua rappresaglia: “Il governo continuerà a lavorare e il Parlamento farà le riforme necessarie per garantire che qualche magistrato non possa più cercare di far fuori illegittimamente chi è stato eletto dai cittadini”.
Mica male per uno che dice di volersi far sentire dai magistrati (“Ma non da questi”).
In questa giornata di dura guerriglia, la strategia mediatica del Cavaliere si capisce alla luce di quel che ha detto e ripetuto ai suoi direttori e ai colonnelli del Pdl. Primo: “Fregatevene di quello che scrivono i giornali. Fra tre giorni ripeteremo i sondaggi e scopriremo che la mia popolarità cresce”.
E ancora: “Ai nostri elettori deve arrivare, ed è arrivato un solo messaggio: tutto quello che è uscito fuori sono solo tentativi di infangarmi per cercare di far cadere il governo per via giudiziaria”.
Terzo: “Bisogna intervenire in queste ore per cambiare l’immagine delle ragazze implicate nel caso, renderle più simpatiche, umane, innocenti”.
Era il passaggio più difficile. Ed è il vero tallone d’Achille del Cavaliere.
Così, è stato lo stesso Berlusconi a dettare la linea nel video messaggio, definendo le veline dell’Olgettina come militanti rivoluzionarie nelle mani della santa inquisizione: “Queste perquisizioni nei confronti di persone che non erano neppure indagate ma soltanto testimoni – ha esordito Berlusconi utilizzando in principio un impersonale non sessuato – sono state compiute con il più totale disprezzo della dignità della loro persona e della loro intimità . Sono state – ha aggiunto poi puntando sul martirio – maltrattate, sbeffeggiate, costrette a spogliarsi, perquisite corporalmente, fotografati tutti i vestiti, sequestrati tutti i soldi, le carte di credito, i gioielli, i telefoni e i computer . Sono state portate in questura, alcune senza neppure poter chiamare un avvocato e tenute lì dalle otto di mattina fino alle otto di sera senza mangiare e senza poter avere alcun contatto con l’esterno. Trattate, dunque, come criminali in una pericolosa operazione antimafia”.
Che la manovra sia coordinata e sinergica ieri è stato evidente.
In tv irrompevano una versione angelica di Ruby, ospite – guarda caso – di Signorini: non più l’extra-comunitaria che finiva in questura per furto e bidonava i tassisti facendosi scarrozzare senza pagare fra Genova e Milano, ma una cenerentola perfettamente calata nella parte della povera ragazza indifesa, abusata da tutti, e difesa solo dal Cavaliere galante.
Su Sky, invece, fatta sparire l’impresentabile (almeno per ora) Nicole Minetti, si è esibita ‘altra geniale interprete del cenacolo arcoriano, l’ape regina Sabina Began, provvidenzialmente reincarnata nel ruolo di principessa romantica e innamorata.
Attenzione: dopo due giorni di titoli, scompare dal menu dei media berlusconiani la caccia alla “nuova fidanzata”.
Aver evocato una figura che per ora non esiste, infatti, è stato giudicato anche dagli uomini più vicini al Cavaliere “un errore madornale”. Spiega uno di loro, sotto garanzia di anonimato: “Ti rendi conto come è difficile: tirare fuori dal cilindro una quarantenne, credibile, estranea alla folla delle arcorine, che si cali nella parte senza ricattarlo a vita?”.
Di fronte a questa difficoltà evidente, l’arrocco mediatico è stato geniale: se non possiamo esibire una che non c’è, rifacciamo l’immagine di quelle che ci sono (Ruby e Began, appunto) e facciamo sparire le altre.
Giorgio Stracquadanio grida già vittoria: “Finchè non c’è un leader delll’opposizione che le… cavalchi, mi scuso per la parola ma è quella giusta, le storie delle intercettazioni e delle ragazze restano confinate sui giornali. Il grande pubblico apprende solo che c’è un tentativo di golpe. Stamattina un signore abbassa il finestrino e mi fa: ‘A’ Giò, te seguo: mena, mena!’. Funziona”.
Eppure non tutto è facile come sembra.
Come nei giochi enigmistici bisogna riconsiderare la distanza fra l’oleografia e la realtà .
Per dire: ad Arcore – per quanto sembri incredibile – non c’era Emilio Fede, coinvolto nell’inchiesta e “macchiato” dallo stigma del traditore.
E mancavano anche Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro, che tengono una linea smarcata: difendendo il premier, ma pubblicando tutto, a partire dagli atti più imbarazzanti.
A ministri e deputati, precettati per fare “testuggine” nei programmi tv il Cavaliere ha promesso questo timing: “Dobbiamo tenere duro per una settimana, poi tutto si placa. Hanno sparato le loro cartucce, l’inchiesta sarà tolta ai pm di Milano, non si arriverà al rinvio a giudizio”:
E anche questo progetto trova riscontro nel messaggio: “I giudici di Milano non hanno nè competenza territoriale, nè funzionale”.
I veri problemi, per Berlusconi, iniziano se il Tribunale di Milano mantiene l’inchiesta.
E se l’operazione di “angelicazione” delle rubacuori e delle apiregine non buca.
Il vero incubo del Cavaliere, la giornata critica è oggi: giovedì c’è l’ostacolo di Annozero.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
FRANCESCO ORSI AVEVA LA DELEGA AL “DECORO URBANO”: FU PROPRIO LUI A PRESENTARE A BERLUSCONI LA “DAMA BIANCA”, ORA E’ ACCUSATO ANCHE DI RICICLAGGIO E CORRUZIONE…SEQUESTRATO COMPUTER E AGENDE CON MOLTI NOMI ECCELLENTI
Forse è solo una coincidenza. O forse no.
Ma nelle stesse ore in cui, a Milano, lo tsunami Ruby libera il massimo della sua forza d’urto, la procura di Roma decide di tirare i fili di un affare che tiene insieme un uomo della cerchia stretta del sindaco Gianni Alemanno, la benevolenza politica del presidente del Consiglio e l’amicizia con una sua “dama bianca”, un giro di puttane e cocaina, opachi traffici su conti correnti della Banca Mediolanum, accuse di riciclaggio e corruzione.
È storia di martedì sera.
Quando a Francesco Maria Orsi, consigliere comunale del Pdl, già delegato con la prima giunta Alemanno al decoro urbano e all’expo di Shanghai 2010, militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza notificano un avviso di garanzia firmato dal pm Paolo Ielo per “riciclaggio, reimpiego di proventi frutto di reato, corruzione, cessione di sostanze stupefacenti in occasione di festini con prostitute”.
Vengono perquisiti gli uffici e l’abitazione di Orsi (per altro, come riferiscono fonti investigative, “convinto sulle prime di dover essere arrestato”).
Gli vengono sequestrati computer, agende e documenti sulla dismissione di immobili del patrimonio pubblico, definite “di un certo interesse”.
La “pesca” è improvvisa, dopo cinque mesi di indagini a fari spenti.
Su un tipo il cui nome – Francesco Maria Orsi – ai più, dice poco o nulla.
E questo, nonostante si dia un gran da fare. Almeno a stare alle carte della pubblica accusa.
L’uomo, 45 anni a marzo, è arrivato in Campidoglio dal nulla.
Meglio, con 1374 voti, guadagnati nelle elezioni del 2008 dopo essere stato uno dei motori della campagna di Alemanno.
È un ex ufficiale dei carabinieri, riconvertito alla professione di broker assicurativo.
Nel 2004, ha fondato una sua società – la “Lloyd Team Broker” – e il suo business è l’immobiliare. Meglio, le aste con cui viene dismesso il patrimonio pubblico.
Ha un socio, un tale Vincenzo La Musta. Un “saltafossi” di professione “immobiliarista” che, finito nei guai (ha patteggiato a Roma una condanna per riciclaggio nei giorni scorsi), se lo tira dietro, raccontando che il lavoro dell’ex amico è un altro.
La Musta sostiene infatti che, come peraltro accertato da un’indagine che nasce a Benevento, su una serie di conti (alcuni intestati a nomi fittizi) della filiale di Roma della Banca Mediolanum vengono riciclati denari truffati in Campania a famiglie di disabili e di affetti da malattie per trasfusione di sangue infetto. Complessivamente intorno ai 2 milioni di euro, frutto di risarcimenti civili che le vittime non incassano e che, appunto, prendono la strada di Roma e, in parte (come accerta la Guardia di Finanza), rimangono appiccicati alle mani di Orsi.
Per farne cosa? “Nulla. Perchè si tratta di un equivoco”, scrive lui a “l’Unità ” che il 7 gennaio scorso solleva il problema di quegli strani conti.
“Per partecipare alle aste immobiliari “Scip1” e “Scip2″ bandite dal ministero del Tesoro”, sostiene l’accusa.
Per entrare negli incanti degli alloggi popolari Ater (per i quali, secondo il pm, avrebbe anche corrotto funzionari pubblici). Insomma, per un posto al sole, che, del resto, Orsi certamente ha guadagnato nel 2008. Perchè è in quell’anno che – come scrive nell’annunciare la sua candidatura – “Se aiutiamo un sogno, il sogno ci aiuterà “.
Diciamo che ad Orsi dà una mano Silvio Berlusconi.
Il presidente del Consiglio presta infatti la sua voce per un spot elettorale radiofonico in cui lo si ascolta dire: “Io penso che molti dovrebbero seguire l’esempio di Francesco Orsi e penso che avrà successo, perchè è conosciuto a Roma, soprattutto nella Roma che lavora”.
Di più, il presidente cede il suo nome per manifesti personalizzati in cui si legge: “Vota Pdl e scrivi Orsi, parola di Silvio Berlusconi”.
È un fatto che, alla fine di giugno dello scorso anno, Berlusconi scende dall’aereo di Stato che lo porta al G8 di Toronto con accanto una misteriosa “dama bianca” di 28 anni, neo assunta alla Regione Lazio dalla governatrice Polverini, che di nome fa Federica Gagliardi e che si “scopre” amica di Orsi (come lui stesso tiene a far sapere al “Corriere della Sera” in quei frangenti).
La circostanza viene rapidamente digerita dalle cronache.
Ma l’ex socio La Musta complica la vita di Orsi.
Ai pm racconta infatti che il consigliere comunale benedetto da Berlusconi, nel frattempo delegato da Alemanno al “decoro urbano” e all’expo di Shanghai 2010 (vicenda oggetto di un’inchiesta di “Repubblica” nel dicembre scorso), si fa voler bene animando “a Roma, almeno fino al 2009”, “festini con prostitute” in cui – scrive il pm nel decreto di perquisizione – “cede ai presenti cocaina”.
Chi siano gli invitati, al momento, non è dato sapere (la procura sta cercando di ricostruirlo).
Sicuramente un “non ancora identificato” ufficiale della Finanza che “corrompe” (Orsi, come documentano le intercettazioni telefoniche ha frequenti contatti con il maggiore Luca Berriola, arrestato nella vicenda Mokbel).
Altrettanto sicuramente, uomini del suo sistema di relazioni le cui identità , dopo le perquisizioni di martedì e il sequestro di computer e agende, potrebbero presto non essere più un segreto.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
LELE MORA, EMILIO FEDE E TANTE “ARCORINE”: TUTTI A CHIEDERE, MA POI IN PRIVATO A DISPREZZARE IL PADRONE DI CASA…”L’HO VISTO MALE, E’ PIU’ DI LA’ CHE DI QUA”…E CHI TRAMA PER FREGARSI LA CAPARRA RICEVUTA PER LA CASA DI VIA OLGETTINA
“Amoooo'”. Si chiamano tutte così: «amore, amo’, amo». «Amore, mi ha detto
Maryisthell che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto… cosa devo dirgli, che vado??? Tvtttb!».
«Ok tesorino, digli tutto ok».
“Amo’”: amore a metà . Tra la voglia di soldi e quella di fregarlo.
«Amo’, ti ho detto di dormire con me, una da cinque (mila, ndr) divisa in due». La “bunga” vita delle ragazze di via Olgettina passa tra studi estetici, studi di posa e studio del “nemico”.
«A una cert’ora ce ne siamo andate via tutte. E’ rimasta… c’era la Fico, Raffella Fico»
«Eh, te pareva!»
«Non puoi capire, non puoi capire che cacchio fa quella… Proprio si sbatte, cioè stessi atteggiamenti di Pasqualina, proprio uguale, proprio… sono due napoletane di m…».
Una concorrenza spietata, alla corte pettegolissima e ruffiana di “Papi”.
Che tutte bramano, fingono di adorare, ma poi disprezzano: «Perchè si sono fermate un sacco di donne… E lo stronzo non mi ha portato nella sua stanza».
L’allarme è massimo quando “Papi”, per un po’ sceglie una favorita: «Secondo me ha perso la testa di brutto», si dicono Nicole Minetti e Barbara Faggioli, due “veterane” di Arcore, commentando l’ultima sbandata del “capo” per Roberta, la miss torinese: «Eh va beh, ma io non l’ho mai visto andare in Sardegna con una sola… praticamente due settimane che sono insieme, mattino, pomeriggio e sera… Ieri ha detto che sono fidanzati».
E’ un circo variegato quello di Arcore, che non risparmia nessuno, nemmeno «la valchiria bionda», come viene chiamata la fidanzata del “Trota”, ovvero il Renzo Bossi.
«Allucinante», è una delle parole più frequenti: «Allucinante, ci vanno tutte, dalla cubana alla venezuelana, un puttanaio».
Allucinata è T. M., la giovane studentessa della Bocconi che Nicole Minetti porta a una serata hard e che confiderà all’amica di essersene andata «disgustata».
«Di più: se non ci sei stata non puoi capire».
Eppure l’onnipresente Minetti l’aveva avvertita: «Giurami che non ti prende male nel senso che ne vedi di ogni, cioè ti fai i cazzi tuoi e io mi faccio i cazzi miei per l’amor del cielo, però ne vedi di ogni… cioè nel senso, la disperacion più totale, cioè capirai c’è gente per cui è l’occasione della vita quindi ne vedi di ogni. Fidati di me punta su: A) il francese che lui sbrocca… e digli della seconda laurea, digli che sei stata alla Sorbona che anche lui c’è stato e si esalta di brutto…».
Senilità .
Sabina Amato invece si eccita per la presenza, una sera di Carlo Rossella: «Pensa c’era anche Rossella, dice che ho un viso davvero interessante per il cinema…»
Perfino Emilio Fede, che organizza spesso le serate con Lele Mora, lo trova “allucinante”: «Che brutto gruppo quello di Marystelle, gente pericolosa. Io gli dico: “devi informarti prima, almeno”».
Iman gli da ragione: «Gente di cui non sai niente, pensa se viene fuori? Come si fa a stare con delle persone che non sai chi sono?»
E già : come si fa? Emilio poi, parla male di tutte, a turno.
Marystelle è agitata, chiama Nicole: «Praticamente Emilio l’aveva detto a Papi… non mi fido di Marysthelle… Io comunque, lui sa che non sono cretina».
Minetti: «Amo, no, ma tu devi stare tranquilla, figurati sbattitene il cazzo!».
Ma “allucinante” è soprattutto il fatto che le ragazze, dopo le nottate folli di Arcore, chiamano i fidanzati, le mamme, le sorelle, per informare del guadagno: «Iris ha avuto 6,5, ok?», scrive Imma De Vito alla sorella.
Iris Berardi invece racconta al suo uomo della lettera scritta a Berlusconi: «Amore, inizio questa lettera ringraziandoti di cuore per avermi cambiato la vita, sei una persona buonissima, veramente unica però ho un forte bisogno di lavoro… mi rivolgo a te capendo perfettamente che siamo in tante e abbiamo tutte delle esigenze…».
Poi chiama sua madre: «Tra un po’ dovevo mettermi a piangere per avere quello che ho avuto».
La madre: «Cosa ti ha dato? Cinque?».
Iris: «Sette». Iris è il paradigma della mentalità delle “arcorine”: «Che palle, che palle! Ho bisogno veramente… cioè non è che ho bisogno veramente perchè alla fine, voglio dire, c’ho comunque 19 anni, non è che muoio se non ho una casa di proprietà adesso, un lavoro. Però ci voglio pensare, cavolo! Se non mi aiuta lui, chi mi aiuta?».
Ma non è l’unica: cosa dire della Minetti e di Marysthelle che tramano per tenersi la caparra degli appartamenti di via Olgettina versata dalle altre amiche?
«Diciamo a Papi che ce la teniamo noi, tanto…»
Diventano tutte spietate in vista del compleanno di “Papi”.
Le sorelline De Vivo riassumono così: «Vai pure, amore. L’ho visto un po’ out… L’ho visto un po’ ingrassato, capito? Imbruttito, capito? Che di solito lui sta più in forma, fino all’anno scorso stava più in forma, adesso sta proprio più in là che di qua».
Eleonora: «Eh lo so, ma appunto per questo è diventato pure brutto, deve solo sganciare…»
Imma: «Deve solo sganciare, brava…».
Iris: «Speriamo che per il compleanno sia generoso, io non gli regalo un cazzo…»
Eleonora: «Nemmeno io, dopo l’ultima volta…».
Povero Silvio.
Paolo Colonnello
(da “La Stampa“)
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
CON IL TERZO POLO ADDIO MAGGIORANZA AL SENATO E ADDIO PALAZZO CHIGI… CALCOLANDO REGIONE PER REGIONE, SULLA BASE DELLA MEDIA DEI SONDAGGI DEGLI ULTIMI DUE MESI, IL TERZO POLO SAREBBE DETERMINANTE…E TENDE AD AUMENTARE I CONSENSI
Terzo polo anche solo intorno al 14 per cento e Senato senza maggioranza. Sarebbe questo il risultato più probabile di eventuali elezioni politiche anticipate secondo una proiezione di Ipr Marketing basata su un sondaggio eseguito tra dicembre e gennaio.
Il dato era nell’aria anche perchè, mentre alla Camera il premio di maggioranza garantisce un largo successo alla coalizione o al partito che prende più voti qualunque sia la percentuale, il meccanismo per Palazzo Madama è su basi regionali e anche il premio di maggioranza si applica regione per regione. Sondaggio e proiezioni danno vita a tre scenari: uno “normale”, uno molto favorevole al centrodestra, uno molto favorevole al centrosinistra.
In nessun caso uno schieramento supererebbe quota 155 senatori quando per una maggioranza risicata ce ne vogliono 158 (sui 315 seggi del Senato), e almeno 165/170 per reggere davvero un governo.
Ipr Marketing ha dunque “certificato” quello che appariva probabile: col sistema di voto del Senato, infatti, lo sbarramento al di sotto del quale non si ottengono seggi in ciascuna regione è del 20% per una coalizione, dell’8% per un singolo partito e del 3% per ciascun partito all’interno di una coalizione.
E’ chiaro che il Terzo Polo, in caso di voto anticipato, si presenterà dappertutto come un unico partito per garantirsi seggi in tutte le regioni.
E ci riuscirebbe.
Stando ai dati Ipr, infatti, solo in Molise, Trentino e Valle d’Aosta i centristi uscirebbero a mani vuote.
E in almeno dieci regioni otterrebbero più di un seggio con punte di 5 in Piemonte e Campania e addirittura 6 in Sicilia.
Una situazione che si conferma in tutti e tre gli scenari presi in esame: il Terzo Polo raggiungerebbe sempre i 44 seggi, largamente sufficienti per impedire il prevalere di una delle due coalizioni.
Secondo il sondaggio, il centrodestra (Pdl o quel che sarà più Lega) si attesterebbe intorno al 42,5 per cento, il centrosinistra (allargato a una sorta di Nuovo Ulivo dall’Idv al Sel e a Rifondazione passando per il Pd) sul 40% e i centristi al 14%.
Altre forze più piccole (dai grillini alle liste locali) si dividerebbero il restante 3,5%. Ipr ha preso i dati relativi a ciascuna regione e ha provato a costruire gli scenari di cui sopra.
Nello scenario considerato più “normale” e più probabile), il centrosinistra vincerebbe in 13 regioni: Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, tutte quelle dove già governa più quelle (Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna) dove il Terzo Polo diventerebbe determinante a sfavore del centrodestra che uscirebbe battuto proprio a causa del voto ai centristi. L’esempio tipico è quello del Lazio dove alle ultime regionali la Polverini (centrodestra) vinse con il 51,1%: qui, all’attuale maggioranza andrebbe sottratto il 6,12% ottenuto dall’Udc (che sosteneva la candidata del centrodestra) più la quota dei finiani.
Applicati tutti i correttivi e l’effetto del voto politico è abbastanza probabile (e il sondaggio Ipr lo conferma) che il Lazio sfugga alla coalizione governativa.
I totali vedrebbero il centrodestra con 137 seggi, il centrosinistra con 134 e il centro con 44.
Nel secondo scenario, il Terzo Polo mantiene i suoi 44 seggi sempre grazie al superamento dello sbarramento dell’8% in quasi tutte le regioni e il centrodestra riesce a vincere anche in Liguria, Lazio, Abruzzo, Calabria e Sardegna.
Ma neppure questo sarebbe sufficiente a portare a casa una maggioranza ancorchè risicata.
Tirate le somme, infatti, il centrodestra raggiungerebbe 155 seggi e il centrosinistra scivolerebbe a quota 116. Il terzo Polo, a quota 44, sarebbe determinante.
L’ultimo scenario è quello più favorevole al centrosinistra che riuscirebbe a conquistare anche la Campania arrivando a quota 143 contro i 128 del centrodestra, ma, di nuovo, la maggioranza sarebbe impossibile a meno di un’alleanza col Terzo Polo.
Quella di allargare la maggioranza ai centristi sarebbe così l’unica strada rimasta al centrodestra per evitare nuove elezioni che rischierebbero di precipitare il Paese nel caos.
Ma è chiaro che il Terzo Polo presenterebbe un conto salatissimo.
E, in cima alla lista delle sue richieste ci sarebbe quella che il Pdl non vorrebbe mai vedere: un altro premier al posto di Berlusconi.
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Gennaio 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL VERBALE DI CATERINA PASQUINO, LA DONNA CHE HA CONOSCIUTO E FREQUENTATO LA RAGAZZA MAROCCHINA…I COMPITI DI ROBERTA, LE RICHIESTE DI FEDE A LELE MORA
«Ruby mi disse di aver fatto sesso» con Silvio Berlusconi. 
È quanto racconta Caterina Pasquino, la donna che ha denunciato la giovane marocchina per il furto di tremila euro e di alcuni oggetti in oro, in uno dei verbali contenuti nell’invito a comparire spedito al premier dalla procura di Milano.
Alla Pasquino gli inquirenti chiedono di dire se, durante il periodo in cui ha conosciuto e frequentato Ruby, la minorenne marocchina le avesse raccontato di alcune sue amicizie con gente famosa.
«Ricordo che diceva – risponde la donna – di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro».
Nuovi particolari continuano a emergere dagli atti che i pm di Milano hanno allegato alla richiesta di autorizzazione a procedere alla perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli.
Molto materiale è composto da trascrizioni di intercettazioni (mentre il ministro della Giustizia Angelino Alfano fa sapere che il governo intende «andare avanti sulla strada della riforma della normativa sulle intercettazioni»).
Dalle 389 pagine che compongono l’invito a comparire nei confronti del premier, in cui i magistrati di Milano elencano le «fonti di prova» che secondo la procura proverebbero i reati di concussione e prostituzione minorile contestati a Berlusconi, emerge tra le altre cose, per esempio, che il Cavaliere ha effettuato due bonifici da diecimila euro ciascuno a favore di Alessandra Sorcinelli, una delle ragazze che, secondo la procura di Milano, frequentavano le feste ad Arcore.
Sul conto corrente della ragazza presso il Banco di Sardegna di via Solferino a Milano «si rilevano due bonifici in entrata, il 16 luglio 2009 e il 17 settembre 2009 entrambi dell’importo di 10 mila euro».
Entrambi, scrivono gli agenti di polizia giudiziaria, riportano la descrizione dell’operazione: «Bonifico o/c Berlusconi Silvio….favore di Sorcinelli Alessandra….prestito infruttifero».
Dagli accertamenti eseguiti è emerso che i bonifici sono partiti da due filiali del Monte dei Paschi di Siena di Segrate, una delle quali si trova «nelle immediate vicinanze degli uffici della Spa “Dolcedrago”, dove risulta operare Spinelli Giuseppe».
Nel frattempo, parla ma senza prendere posizione Melania Tumini, l’amica riminese di Nicole Minetti, intercettata al telefono mentre raccontava a un’altra conoscente di una serata passata ad Arcore assieme a Berlusconi. Conversazione finita nel faldone inviato dai pm milanesi a Roma per chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere contro il premier.
«Parlerò nelle sedi opportune. Aspetto anche di vedere come si porrà Berlusconi. Io ho solo partecipato a una cena, non sapevo nemmeno fosse una festa» ha detto la Tumini.
La giovane ha frequentato il liceo classico Giulio Cesare a Rimini insieme alla Minetti. Poi si è laureata in legge e ora sta studiando economia. Raggiunta al telefono dall’Ansa, non ha voluto approfondire la vicenda in attesa degli sviluppi giudiziari
E intanto ha ridimensionato l’amicizia con la consigliera del Pdl lombardo: «Anche sull’amicizia con la Minetti – ha precisato – ci sarebbero cose da chiarire. Un conto è l’amicizia del liceo, lasciata nel dimenticatoio, eravamo quasi bambini e poi i rapporti si erano molto allentati. Abbiamo fatto il liceo insieme. Questo sì, basta».
Dagli atti che i pm di Milano hanno allegato alla richiesta di autorizzazione a procedere alla perquisizione degli uffici di Giuseppe Spinelli emerge inoltre che era anche Silvio Berlusconi a contattare le ragazze e a invitarle direttamente alle serate nella sua villa ad Arcore.
Inquirenti e investigatori nelle carte ricostruiscono, tra le tante, anche la serata del 26 settembre scorso a Villa San Martino alla quale hanno partecipato 12 ragazze e un giornalista di Mediaset.
«L’invito a partecipare alla cena – si legge nel documento – è giunto da Silvio Berlusconi che contatta o viene contattato dalle ragazze, invitandole direttamente o tramite alcune di loro (nel caso specifico gli inviti sono stati formalizzati nel corso di una cena svoltasi il 25.09.2010 ad Arcore)».
In un’intercettazione riportata negli atti della procura di Milano Roberta Bonasia, una delle ragazze che hanno frequentato i festini del premier (da alcuni indicata come la fidanzata del Cavaliere), riferisce che Berlusconi le chiese di procurargli numeri di telefono di giovani che partecipavano a Miss Italia. Bonasia è entrata tra le 60 finaliste del concorso nel settembre scorso. Parlando il 20 settembre al telefono col fratello Stefano, lo informa della richiesta di Berlusconi. «…Poi mi fa “me l’hai preso allora qualche numero di telefono”?
“Guarda te ne ho presi un paio ma non è che c’era questo granchè di fighe”, gli ho detto».
Successivamente, sempre parlando al telefono con il fratello, la ragazza torna sull’argomento. «Mi devi aiutare, devo trovare delle ragazze da portargli perchè adesso sabato e domenica..lui adesso va a Roma oggi pomeriggio..poi sabato e domenica deve tornare, torna su. Siccome mi aveva chiesto alcune ragazze…gli ho detto che i numeri ero riusciti a prenderli». Continuando a parlare del premier, Roberta Bonasia racconta: «E poi lui mi fa: “eh ti avevo detto di occuparti delle ragazze, non sei riuscita a fare niente!” Sai, mi ha trattata un po’ così; gli faccio: “non è vero, te li ho presi i numeri, no? Te li ho presi di tre ragazze, ma perchè le altre facevano schifo. Sono tre ragazze, ma di alto livello”.
Lui fa: “sabato portamele”. Perchè quindi le vuole sabato e domenica. Mi ha detto: “tu digli che si paghino il viaggio fin qua, no digli che”, mi ha detto, “digli che gli paghi tu il viaggio fin qua e poi ci penso io”».
«Volevo dirti una cosa, c’è una persona?… che valga la pena?».
Così Emilio Fede lo scorso 10 agosto si rivolge a Lele Mora per l’organizzazione di una delle tante serate nelle residenze di Silvio Berlusconi. Nella telefonata, una delle tante nelle carte inviate dai pm di Milano alla Camera, Fede chiede a Mora se ha nella sua scuderia una ragazza speciale, «che valga la pena.. che non gli voglio portare troppe persone, una sola!»
Il giorno successivo Fede, sempre al telefono con Mora, commenta, scrivono gli inquirenti, «che, nonostante non siano piaciute hanno avuto “due sottoscrizioni due mila a ciascuno”».
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