Gennaio 28th, 2011 Riccardo Fucile
“NONOSTANTE I SOLDI HA PREVALSO LA MIA TIMIDEZZA E POI, VEDENDOLO DI PERSONA, NON ME LA SONO SENTITA”…IL VERBALE DELLA TESTIMONIANZA DI UN’AMICA DI ARIS
Si chiama N., è una ragazza che non ha compiuto 21 anni. 
Ecco il verbale della sua testimonianza:
“Mi sono diplomata l’anno scorso, sono stata compagna di scuola di Arisleida Espinoza e una sera mi ha invitato a partecipare ad una serata a casa del Presidente del Consiglio ad Arcore.
Era il 6 gennaio 2011, eravamo una ventina di ragazze a cena, tutte abbiamo ricevuto in dono una borsa e dei gioielli, di cui ricordo la marca Nicotra di San Giacomo.
Io in particolare ho ricevuto un bracciale, presumo d’oro, e un anello uguale al bracciale.
C’era il Presidente, c’era Emilio Fede e c’era il cantante napoletano Apicella… Aris mi aveva detto che se fossi andata lì il Presidente mi avrebbe dato del denaro.
Io chiesi che cifra avrei potuto avere e lei mi disse che poteva oscillare da mille euro a cifre più consistenti”.
La ragazza ha bisogno e ci va.
A cena una ragazza le dice “che però io non dovevo fare domande, che il Presidente era una brava persona, che aiutava tutti e che comunque dovevo stare zitta e non essere curiosa…
Dopo la cena il Presidente ha detto “Ora andiamo tutti a ballare in discoteca”, ha usato anche il termine Bunga Bunga…
Quando io ho chiesto “Ma che cos’è questo Bunga Bunga?” mi hanno preso in giro, dicendo più o meno testualmente “Ma dove vivi?” …
Alcune delle ragazze che facevano lo spogliarello e che erano poi nude si avvicinavano al Presidente, che gli toccava il seno o le parti intime o il sedere…
Non ho avuto il coraggio di fare una cosa del genere, non mi sono fatta toccare”.
“Io sapevo perfettamente da quello che mi aveva raccontato Aris che avrei potuto fare sesso con il Presidente del Consiglio e ricevere in cambio denaro e quindi quando ho accettato di andare ad Arcore sapevo che avrei potuto fare questo.
Quando sono arrivata lì e ho visto tanta gente e ho visto il contesto in cui si è celebrata la serata ha prevalso la mia timidezza, quindi a un certo punto Aris mi ha detto “Andiamo a casa””.
“Aris mi diceva però che andare a letto col Presidente era stressante… il Presidente aveva rapporti sessuali contestualmente anche con altre donne. Quindi mi si chiede se nel momento in cui ho accettato di andare ad Arcore io sapevo che cosa mi sarebbe potuto capitare, cioè di fare sesso col Cavaliere anche in presenza di altre donne.
Rispondo: Sì, lo sapevo, ero preparata psicologicamente, ma quando sono arrivata lì è prevalsa, come dico, la mia timidezza.
E poi, vedendolo di persona sinceramente, nonostante il denaro che avrei potuto ricevere dal Presidente, io sinceramente non me la sono sentita”.
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Gennaio 28th, 2011 Riccardo Fucile
SULL’EDIZIONE ON LINE DEL PIU’ IMPORTANTE QUOTIDIANO AMERICANO, AMPIO SPAZIO DEDICATO AGLI SCANDALI DEL PREMIER SOTTO IL TITOLO “DECADENCE AND DEMOCRACY IN ITALY”… INTERVENTI DI GIORNALISTI, STUDIOSI E SOCIOLOGI… IL RUOLO “DECORATIVO” DELLE DONNE…GLI ITALIANI SUL PUNTO DI ROTTURA
“Perchè gli italiani lo perdonano ancora? Perchè tollerano da così tanto tempo tutto quel che ruota intorno a Silvio Berlusconi?”
Se questo, e in che misura, rappresenti un punto critico per il nostro Paese se lo chiede il New York Times che al tema dedica un ampia discussione nelle pagine “Room for Debate” dell’edizione online.
Titolo: “Decadence and Democracy in Italy”.
Sette interventi, da quello di Federico Varese, ordinario di Criminologia alla Oxford University e autore di “Mafia on the Move: How Organized Crime Conquers New Territories”, a quello di Chiara Volpato, che insegna Psicologia sociale a Milano Bicocca e il cui contributo si intitola, in modo eloquente, “Women’s Decorative Role”, alle analisi di Clare Watters dell’università di Birmingham e dei giornalisti Maurizio Molinari, Alexander Stille, Antonio Monda, Eloisa Morra.
Il New York Times parte dal cosiddetto Rubygate, cita le intercettazioni “secondo le quali Berlusconi avrebbe avuto rapporti con Karima el-Mahroug, una ballerina di nightclub, da quando questa era minorenne”, parla dell’inchiesta e delle altre ragazze.
“Tuttavia – si legge – meno del 50 per cento degli italiani chiede le sue dimissioni. E, al momento, il suo futuro politico sembra sicuro”.
Quindi, l’interrogativo: perchè gli italiani – in particolare le donne – continuano a sopportare da così tanto tempo le “buffonate” di Berlusconi?
“Il profilo dell’Italia nel mondo non è mai stato tanto basso – scrive Varese – in una democrazia matura, i leader del Pdl gli avrebbero suggerito di fare un passo indietro per il bene del partito. Ma in Italia lui ‘possiede’ il suo partito. Le opposizioni potrebbero essere un’alternativa ma non lo sono”.
E i media, aggiunge Varese, potrebbero avere un ruolo, usando il materiale che proviene dalle indagini sugli scandali recenti, “ma Mr. Berlusconi possiede le tv private e controlla quella pubblica e i suoi oppositori spesso vengono umiliati a mezzo stampa”.
A tutto questo si aggiunge la riluttanza degli altri attori della scena italiana a “sbarazzarsi di lui”, dagli imprenditori “che in ogni caso preferiscono un governo guidato da Berlusconi che dalla sinistra” al Vaticano, “che dopo le misure a sostegno delle scuole cattoliche si è mostrato estremamente timido nel criticarlo”, alla Lega, “della quale resta il partner favorito”.
“Gli italiani, dunque, potrebbero essere arrivati al punto di rottura. Ma non le elite economiche, sociali e politiche. Speriamo – conclude Varese – che ci arrivino presto”.
Sul ruolo delle donne si concentra l’intervento di Chiara Volpato, “le donne che, come i minori, sono ridotte a mera decorazione e ciò conferma la loro posizione subordinata nella società italiana”, tant’è che “l’Italia appare al 74esimo posto nel rapporto 2010 del World Economic Forum sulle disparità di genere, basato su fattori come la possibilità di partecipazione politica”.
In questa situazione, osserva Volpato, “alcune donne provano a migliorare la loro condizione attraverso relazioni personali con uomini di potere”. L’opinione della studiosa è che l’Italia sia “un gigantesco esperimento sociale, un laboratorio politico per un regime basato sul controllo da parte dei mass media, il cui uso, e il cui potere, rischia di fare da modello ad altre democrazie. Quel che sta accadendo in Italia – conclude Volpato – domani potrebbe accadere in qualsiasi altro luogo”.
E Antonio Monda (giornalista di Repubblica e docente presso il Film and Television Department alla New York University), che nel suo intervento parla di “neo paganesimo”, osserva che Berlusconi “ha saputo cogliere meglio di chiunque altro il carattere ‘di pancia’ degli italiani, e plasmarlo negli anni a sua immagine attraverso il suo impero mediatico”, sottolinea pure l’atteggiamento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che nel condannare il lassismo morale dei politici ha anche, però, puntato l’attenzione su quella “guerra fra potere esecutivo e potere giudiziario che destabilizza il Paese”.
I sondaggi non mentono, ma “non ci danno neanche un quadro completo della situazione”, sostiene Clare Watters dell’università di Birmingham.
Che “ancora una volta” si chiede come sia possibile la sopravvivenza politica di Berlusconi “dopo scandali che avrebbero coperto di vergogna qualsiasi altro capo di una domocrazia”.
Ma “ci sono tanti italiani che si oppongono a lui e agli effetti del suo governo sull’Italia”.
E cita Sabina Guzzanti, “che rappresenta solo una parte di una larga fetta di persone che si rifiuta di restare seduta a guardare lo spettacolo”.
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Gennaio 28th, 2011 Riccardo Fucile
SONO 2.773 LE CONSULENZE ESTERNE DEL COMUNE DI MILANO, MOLTI A FAVORE DEGLI “AMICI DEGLI AMICI”….530.000 EURO PER UNA “PROMOZIONE DI PROGETTI SUL TEMA DELLA LUCE CONNESSA ALL’ILLUMINAZIONE NATALIZIA”…95.000 EURO PER “GESTIONE DELLE RELAZIONI TERRITORIALI” ASSEGNATA NON A UN GIORNALISTA QUALIFICATO MA A CHI VENDEVA FONDI D’INVESTIMENTO… 277.577 EURO PER PROVARE A “RAFFORZARE L’IMMAGINE DEL SINDACO”
Dall’elenco spuntano addirittura 13.124 euro pagati alla cantante-cuoca Wilma
De Angelis e rubricati alla voce spot per i vigili.
L’elenco prosegue per 195 pagine zeppe di nomi e cifre, la cui contabilità complessiva, a partire dal primo giugno 2006, supera il tetto dei 48milioni di euro.
Tanto vale il tesoretto speso dal sindaco di Milano Letizia Moratti per le 2.773 consulenze esterne, tutte pubblicate sul sito del Comune.
Tra le varie, quella di Fabio Massimo Saldini (379mila euro), già architetto di fiducia di Paolo Berlusconi, e ora delegato per moda e design nella Regione governata da Roberto Formigoni.
La giunta Moratti gli ha affidato l’incarico “di assistenza e supporto specialistico” legata ai progetti del “piano della qualità urbana”.
Un bell’investimento che ricade sotto l’ombrello dell’assessorato al Decoro di Maurizio Cadeo, fratello di Cesare, giornalista della prima ora delle reti Mediaset.
Lo stesso assessorato artefice della consulenza (quasi 530mila euro) a Cosimo Ambrogio Majorano. Per lui il compito “di promozione di progetti sul tema della luce connessa alla tradizionale illuminazione natalizia”.
Una consulenza seconda solo a quella di Paolo Glisenti: 987mila euro.
Una bella paga per l’ex amministratore unico della società Expo 2015, e soprattutto fedelissimo della Moratti.
Una nomina, quella di Glisenti, che nel 2009 spaccò politicamente il cda della società .
Al sindaco fu contestato di voler gestire la partita Expo attraverso il suo braccio destro.
Da qui le dimissioni e, non pubblicata sul sito del Comune, questa consulenza.
Dunque, ci risiamo. Non è la prima volta che il sindaco viene pizzicata a elargire incarichi esterni e ben pagati.
Capita già nell’inverno del 2006, ad appena sei mesi dalle elezioni, quando la Moratti viene iscritta nel registro degli indagati per abuso d’ufficio.
Con lei anche il capo di gabinetto Alberto Bonetti Baroggi, il direttore generale Giampiero Borghini e il suo vice Rita Amabile.
Le quattro posizioni verranno archiviate definitivamente nell’agosto scorso. Anche se nel decreto firmato dal giudice Maria Grazia Domanico si legge come il sindaco, assieme ai suoi stretti collaboratori, abbia tenuto “condotte illegittime e pregiudizievoli”, operato con “la volontà di recare vantaggio a terzi”, seguito “percorsi oscuri per la nomina di nuovi dirigenti”.
Il tutto assumendo un “comportamento colposo” per mettere in piedi una “forma mascherata di spoil system”, collocando “nelle funzioni dirigenziali soggetti vicini”.
La Corte dei conti nel 2009 calcola un danno all’amministrazione pubblica per 262mila euro.
Cifra che comprende i 95mila euro annui pagati al responsabile del servizio gestione delle relazioni territoriali. Lavoro di prestigio.
Peccato però che il signore non risulti laureato e il suo curriculum non presenti caratteristiche adatte.
In passato ha fatto addirittura il giornalista radiofonico, dopodichè ha lavorato per un’industria farmaceutica per poi finire in una società specializzata in fondi d’investimento.
Dall’elenco di oggi emergono anche nomi di giornalisti e dj.
Su tutti il conduttore radiofonico e televisivo Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni.
Per lui, il sindaco prevede un compenso complessivo di 105mila euro (30mila all’anno). Un bella cifra che si giustifica con l’incarico “di ideazione e progettazione di strumenti e supporti multimediali tesi a migliorare l’informazione e la comunicazione dell’ente”.
Il tutto motivato, in parte, con la prossima manifestazione di Expo 2015 che metterà Milano “al centro dell’attenzione internazionale”.
L’appuntamento dell’Esposizione internazionale occupa molto i pensieri di Letizia Moratti.
Immagine e comunicazione sono il suo pallino.
Quindi ecco serviti i 37.498 euro annui per Alain Elkann.
A lui sono richiesti consigli sulla “comunicazione strategica”. La determina viene firmata il 19 maggio 2010 e andrà a scadenza con il mandato del sindaco.
Altro giornalista, altra consulenza: 277.577 euro. Tanto incassa Alessandro Usai. Tra i suoi compiti principali c’è quello di “sviluppare un programma di comunicazione per rafforzare l’immagine del sindaco”.
Non solo ma anche “individuare occasioni di visibilità pubblica del sindaco”. L’immagine della Moratti viene affidata anche all’architetto Tanja Michela Solci tra i cui incarichi di consulenza (in totale 380.700 euro), oltre alla progettazione di tre sedi di anagrafe “ha prestato la propria professionalità per il coordinamento tecnico artistico di promozione di immagine dell’Ente”. In coda troviamo almeno due consulenze obbligate e imposte per risolvere situazioni problematiche all’interno del Comune.
Su tutte il fallimento della municipalizzate Zincar che in pochi anni dilapida investimenti per oltre venti milioni di euro.
All’epoca ha come presidente il consigliere comunale del Pdl Vincenzo Giudice.
Oggi il comune paga come consulente liquidatore l’ex rettore dell’Università Bocconi Angelo Provasoli.
Mentre il sindaco versa 160mila euro all’avvocato Carlo Federico Grosso per seguire la difesa nel processo contro le banche per i derivati.
L’ultimo listone del Comune, per ora, non finisce in procura.
Al contrario di quello di Regione Lombardia che da qualche settimana è stato acquisito dai magistrati.
E se la partita oggi si gioca sul tavolo delle consulenze comunali rese pubbliche grazie alla legge Brunetta, il vero scandalo rischia di emergere dalle consulenze all’interno delle società partecipate.
Proprio ieri infatti Giulio Gallera, capogruppo del Pdl in consiglio comunale è stato nominato presidente di Ecodeco partecipata al 100 per cento da A2A. Mentre consulente per l’informazione di Atm (160mila euro) è stato nominato il giornalista ed ex parlamentare con i Verdi Roberto Poletti, direttore della tv del sindaco ribattezzata Milano 2015.
Letizia Moratti tira dritto e ribadisce: “In quattro anni abbiamo tagliato le consulenze risparmiando 18 milioni di euro”.
Davide Milosa
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
BOCCHINO ATTACCA: “IL MANDANTE DEL DOSSIER E’ BERLUSCONI, FRATTINI IL FATTORINO, LOVITOLA IL FACCENDIERE”… FUTURO E LIBERTA’ ALL’ATTACCO: “CONTRO FINI UN’OPERAZIONE DI DOSSIERAGGIO INDEGNA PER DISTRARRE GLI ITALIANI DALLO SCANDALO DEI FESTINI”…. “FRATTINI HA COMMESSO ABUSI E NE RISPONDERA’: LO ABBIAMO DENUNCIATO”….”SCHIFANI DOVREBBE DIMETTERSI PER INTERESSE PRIVATO NELL’USO DELLE ISTITUZIONI”
I futuristi indicono una conferenza stampa nel pomeriggio dopo l’intervento di Frattini al Senato: una risposta al premier che oggi è tornato a chiedere le dimissioni del presidente della Camera.
E’ uno scontro termonuclare quello in corso tra Fli e Pdl.
A creare il casus belli è stato il discorso al Senato del Ministro degli Esteri, accompagnate da nuove richieste del Pdl: “Il presidente della Camera deve dimettersi”.
I futuristi rispondono fissando nel tardo pomeriggio una conferenza stampa. Italo Bocchino accusa il premier: ”Il vero mandante dei dossier è Berlusconi, Frattini il fattorino”.
Un flop.
“La documentazione di Frattini è non è altro che la lettera scritta il 22 settembre e che il Giornale ha già pubblicato. Non c’è notizia, non c’è nessuna novità ”.
Lo ha detto Bocchino che aggiunge: “Siamo qui per denunciare e dimostrare un’operazione di dossieraggio e mediatica, posta in essere a orologeria contro il presidente Fini al solo fine di distrarre l’attenzione dai gravissimi episodi che stanno emergendo nella vicenda inquietante che riguarda Berlusconi”.
“E’ una piccola operazione di marco goebelsiano — ha sottolineato il deputato Benedetto Della Vedova — nel tentativo di distrarre da cose più importanti. Ma nella sostanza quello che doveva essere uno scoop è un flop, perchè non c’è notizia”.
La casa non è di Giancarlo Tulliani.
“Vi do una notizia per chi ha a cuore la verità : la casa di Montecarlo non è del signor GiancarloTulliani. Abbiamo qui le carte, le ho portate. Carta canta, villan dorme”.
Giuseppe Consolo, deputato di Futuro e Libertà e legale del presidente della Camera Gianfranco Fini, tira fuori le carte durante la registrazione di Porta a Porta in onda questa sera, sostenendo che la casa di Montecarlo non è di proprietà del cognato del presidente della Camera.
Quanto all’intervento in aula al Senato del ministro degli Esteri Franco Frattini, Consolo sottolinea: “Il fatto che un ministro degli Esteri autonomamente svolga una rogatoria sostituendosi al Guardasigilli, non ha bisogno di commenti”.
Frattini risponderà ai giudici.
“Frattini ha commesso degli abusi”, sostiene Bocchino.
“Innanzitutto ha chiesto per via ordinaria della documentazione, mentre può essere chiesta solo per canali diplomatici dal ministro della Giustizia.
Spieghi il ministro il perchè.
E spieghi anche perchè non abbia attivato canali diplomatici del ministero, ma abbia ricevuto quella documentazione per posta.
Spieghi infine perchè li ha tenuti in un cassetto per un mese: dal 20 dicembre, giorno della ricezione, non li ha mostrati a nessuno, nè li ha mandati alla magistratura, ma li ha tenuti chiusi per utilizzarli quando gli è stato chiesto da Berlusconi”.
“Da parte del ministro c’è stata una totale assenza di decoro istituzionale”, chiosa il deputato di Fli, Benedetto Della Vedova.
“Oggi il Parlamento ha vissuto una delle pagine più tristi e indecorose della sua storia, a causa del comportamento di un uomo delle istituzioni come il ministro degli Esteri”, aggiunge l’ex ministro Andrea Ronchi.
La polemica contro Schifani.
“Non chiediamo le dimissioni del presidente Schifani -ha aggiunto Bocchino rispondendo ad un’esplicita domanda-. Noi diciamo, quando vengono chieste le dimissioni di Fini, dimostrateci che ha compiuto un atto non imparziale. Se è così, dovrebbe dimettersi Schifani, per un uso parziale delle Istituzioni nell’interesse privato del presidente del Consiglio”.
Bocchino ha poi invitato insistentemente il presidente del Consiglio ad andare ad elezioni anticipate se non vuole più Fini come presidente della Camera e “magari averci Frattini, Schifani o qualche frequentatore di Arcore”.
Ma non lo fa “per sottrarsi al giudizio degli italiani, che non vogliono come presidente del Consiglio di un Paese, culla della civiltà cristiana, lo stesso che fa quei festini, perchè sa che se si va al voto non tornerebbe più a palazzo Chigi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
ORA SI E’ CAPITO PERCHE’ FRATTINI LE HA GIRATE IN PROCURA SENZA MOSTRARLE: NON ESISTONO PROVE SUL FATTO CHE TULLIANI SIA IL PROPRIETARIO DELLA CASA DI MONTECARLO…ORA FUTURO E LIBERTA’ HA DENUNCIATO IL SERVO FRATTINI…IL PLICO NON E’ NEANCHE ARRIVATO PER VIE DIPLOMATICHE, MA PER CORRIERE: L’AVRA’ IMBUCATO LAVITOLA?
Ecco le carte segrete di Franco Frattini sull’appartamento di Montecarlo. Sono pubblicate su
ilfattoquotidiano.it.
Questa mattina, durante il question time, il ministro degli esteri ha detto che i documenti dimostrano “in maniera tangibile” che la casa di Monaco venduta da Alleanza Nazionale a una società off shore di Saint Lucia è di proprietà del cognato di Fini Giancarlo Tulliani.
Una vile menzogna.
E ha aggiunto che il governo “non può nè vuole dare informazioni sui dettagli contenuti” nelle carte.
Leggendole il perchè diventa chiaro.
Semplicemente il primo ministro di Saint Lucia, Stephensson King, ha certificato che è autentico il contenuto di una vecchia e ormai celebre lettera del ministro della Giustizia Rudolph Francis sul caso Tulliani.
Una missiva già agli atti della procura di Roma e già pubblicata prima da due giornali caraibici e poi da Dagospia e da Il Giornale, il 22 settembre.
Scorrendo la lettera del premier di Saint Lucia si scopre però che questa comunicazione a Frattini è avvenuta il 10 dicembre.
E che la missiva non è arrivata in Italia tramite i consueti canali diplomatici, o tramite un fax autenticato come avviene nello scambio ufficiale tra ambasciate o consolati.
La lettera è invece stata mandata tramite un corriere espresso internazionale, l’americana Fedex che ha recapitato il plico a piazza della Farnesina, 00100 Roma, numero di serie: 86 76 4921 8430 0402.
La data di spedizione è quella del 20 dicembre 2010. I
l che vuole dire che il ministro si è tenuto nel cassetto il nuovo documento di Saint Lucia per oltre un mese.
Nella sua risposta all’interrogazione, presentata il 25 gennaio dal senatore Pdl, Luigi Compagna, spiega Frattini, la “risposta del primo ministro di Saint Lucia è arrivata alcune settimane fa”.
Quello che però non dice è che il premier dello staterello caraibico nella lettera scrive tra l’altro: “Le nostre indagini e il nostro interesse dovuto ai lanci di stampa internazionale riguardavano determinate compagnie registrate sotto la giurisdizione di Saint Lucia ed era di interesse per i giornalisti italiani che ne facevano ricerche investigative”.
E aggiunge di aver “accluso” alla missiva “una copia del memorandum ufficiale rilasciato dal procuratore generale e a me indirizzato, che è stato pubblicato su diversi giornali internazionali e che ha concluso che il signor Giancarlo Tulliani era l’utilizzatore e il beneficiario di dette compagnie”.
In quel periodo (estate 2010) chi a Sant Lucia si dava da fare per ricostruire i retroscena dell’affare immobiliare era un vecchio amico del premier, l’editore dell’Avanti, Valter Lavitola.
Lo stesso Lavitola che il 25 gennaio prima del vertice serale del Pdl a Palazzo Grazioli si intrattiene per un’ora e mezza con il premier Silvio Berlusconi. Lavitola esce di soppiatto, acquattandosi in auto, ma alcuni fotografi scattano e i flash illuminano il volto del giornalista dell’Avanti.
Il mattino stesso il senatore Compagna aveva presentato la sua interrogazione.
Insomma la mossa della Farnesina è tutta politico-mediatica.
Si gioca di nuovo la carta della casa di Montecarlo del cognato di Fini, per tentare di arginare l’altro scandalo: quello per prostituzione minorile e concussione che vede indagato il premier.
E lo si fa calibrando i tempi.
Prima, il 25 gennaio, si fanno uscire indiscrezioni sulla stampa che, come fa Il Giornale, scrive che “la documentazione sarebbe arrivata una settimana fa al ministero degli Affari Esteri”.
E poi aggiunge che le carte potrebbero essere di lì a poco trasmesse alla magistratura.
Infine arriva l’interrogazione di un senatore Pdl e quindi, con urgenza, la risposta di Frattini che in aula dice di aver già inviato il tutto “alla procura di Roma”.
Il tutto quando la partita giudiziaria, almeno dal punto di vista dei pm, è già chiusa.
Per la procura, infatti, anche se la casa di Montecarlo è stata acquistata tramite uno schermo off shore da Tulliani il procedimento per truffa, nato da un esposto di Francesco Storace, va archiviato.
E il danno per il partito se c’è va discusso in sede civile.
Per questo è stata chiesta l’archiviazione.
Deciderà il gip di Roma il 2 febbraio.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
FINISCE 11 A 8 LA PROPOSTA PATACCA DEL PDL…ABBANDONATA LA STRADA DEL “FUMUS PERSECUTIONIS” PERCHE’ AVREBBE RICHIESTO IL VOTO SEGRETO, ORA IL VOTO IN AULA SARA’ PALESE…LA TESI ESILARANTE DEL PDL E’ CHE IL “PREMIER TELEFONO’ IN QUESTURA CREDENDO DAVVERO CHE “RUBY FOSSE LA NIPOTE DI MUBARAK”… PECCATO CHE FINO AD OGGI AVESSE DETTO CHE “GLI ERA SOLO STATA SEGNALATA”…. CARO FINI, DI’ A CONSOLO CHE SE NE TORNI DA DOVE E’ VENUTO
Sul “Ruby-gate” il Pdl cambia strategia.
La Giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato la proposta di restituire gli atti alla procura di Milano sul caso Ruby.
I voti a favore sono stati 11, quelli contrari 8.
Due gli assenti, Giuseppe Consolo (Fli) e Rossomando del Pd.
Hanno votato sì Pdl, Lega e Responsabili.
Per il no invece Pd, Idv Udc e il componente di Fli presente.
La parola definitiva spetta però ora all’aula di Montecitorio.
Forti dei numeri con i quali ieri è stata bocciata la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi, la maggioranza tenta quindi il tutto per tutto adottando una linea che potrebbe portare, alla fine, anche alla nullità di tutti gli atti messi in essere dalla procura di Milano.
Questo, in estrema sintesi, il quadro che si sta delineando.
Secondo il finiano Lo Presti “nel Pdl temono il voto segreto. Votando sulla questione di competenza del Tribunale dei ministri, così come prevede l’art. 18 del Regolamento della Camera, in Aula non è previsto il voto segreto.
Visti i numeri risicati di questa maggioranza, emersi ieri con la fiducia al ministro Bondi — conclude Lo Presti — hanno ritenuto più opportuno non correre il rischio di un voto segreto, cosa se sarebbe avvenuta sceglienfo l’altra strada”.
Nel Pdl si è così deciso di giocare la carta originaria: quella dell’incompetenza. Cioè del rinvio di tutti gli atti alla Procura con l’idea, in caso di contrasto con le toghe lombarde, di sollevare poi conflitto di attribuzione.
Se invece si fosse seguita la strada del “fumus persecutionis” e cioè del dire solo sì o no alla richiesta di perquisire gli uffici del ragioniere del premier Giuseppe Spinelli, il voto sarebbe stato segreto.
La tesi è semplice: Berlusconi ha telefonato al capo di gabinetto della Questura di Milano Piero Ostuni in qualità di presidente del Consiglio perchè credeva davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak.
Lo ha detto «lui nella telefonata», sottolineano i “tecnici”, «lo ripete lei nella dichiarazione ai difensori del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini».
Quindi Berlusconi con Ostuni, «era in assoluta buona fede», ribadisce un tecnicò Pdl, e il reato non può che essere “ministeriale”.
Una tesi da far scompisciare dalle risate per tre ragioni.
1) La stessa Ruby in tv a “Kalispera” ha detto di non essere stata lei a raccontare al Cavaliere quella storia perchè al premier «gliela potrebbe aver raccontata anche chi gli ha presentato la ragazza» e cioè «Lele Mora o Emilio Fede».
Quindi Berlusconi sapeva benissimo che si trattava di una notizia inattendibile e mai confermata neanche dalla diretta interessata.
2) E’ stato proprio il premier a negare in Tv di aver mai detto (e quindi creduto) che Ruby fosse la nipote di Mubarak, ma solo vagamente che “qualcuno gliela aveva segnalata come tale”.
3) Visto che Ruby frequentava il premier da quando aveva 16 anni, quindi da oltre due anni, come mai Berlusconi, quando Mubarak è venuto in visita in Italia, non ha invitato Ruby a palazzo Grazioli per salutare lo zietto?
Conclusione: continuano a prenderci per il culo.
Sommersi dalla melma e dalle prove, qualcuno cerca vigliaccamente di scapolare dall’uscita secondaria, come sempre.
Come nessun uomo di destra e con le palle farebbe mai.
Un invito infine a Fini: dica a Consolo di tornare con il suo amato premier, ci ha rotto le palle coi suoi distinguo e le sue assenze strategiche.
La sua intervista alla “Stampa” di oggi a favore della competenza del tribunale dei ministri, unita alla sua solita assenza alle votazioni, è un tradimento per la base finiana.
Vada con il faccendiere Moffa e tolga il disturbo.
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
LA PRIMA PAGINA DE “IL GIORNALE” ESCE CON UN “RECENTE” SCOOP: “NEL 1982 LA BOCASSINI SAREBBE STATA SORPRESA ‘IN ATTEGGIAMENTO AMOROSO’ CON UN GIORNALISTA DI LOTTA CONTINUA” E TITOLA “AMORI PRIVATI DELLA BOCASSINI”… SIGNOR SANTANCHE’, CI CONSENTA DI DIRLE: “NON CE NE FREGA UN CAZZO”
«Ilda Boccassini, una degli accusatori del Cavaliere, nel 1982 fu sorpresa in
“atteggiamenti amorosi” con un giornalista di Lotta Continua e finì al Csm». Così l’attacco dell’articolo di apertura del Giornale di proprietà della famiglia Berlusconi oggi in edicola.
La dottoressa Boccassini è una dei tre pm che conduce l’inchiesta sul caso Ruby nella quale il presidente del Consiglio è accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
Il titolo de Il Giornale, sopra la foto del pubblico ministero è: «Amori privati della Boccassini».
L’attuale procuratore aggiunto di Milano portò a un procedimento davanti al Csm al termine del quale il magistrato fu assolto.
Il procuratore di Milano, Bruti Liberati, a proposito di questo articolo reagisce con una nota ufficiale: «Ogni attività della magistratura – e dunque anche quella della Procura della Repubblica di Milano – in un ordinamento democratico è soggetta alla valutazione e alla critica della libera stampa; le campagne di denigrazione e l’attacco personale ai magistrati si qualificano da soli, e in un sistema di civile convivenza devono essere un problema per chi ne è autore e non per chi ne è vittima».
Poi aggiunge: «In considerazione della delicatezza della vicenda, il Procuratore della Repubblica segue costantemente e compiutamente tutta l’attività di indagine, di cui ha assunto personalmente il coordinamento e conseguentemente piena responsabilità ».
E conclude: «I due inviti a comparire (per Silvio Berlusconi e Nicole Minetti, ndr) firmati dai magistrati sono stati vistati dal procuratore, pur non essendo richiesto il visto per tale tipo di atti».
Il linciaggio mediatico nei confronti della Bocassini continua, di pari passo a quello rivolto a Fini.
I giornali di famiglia del leader del partito degli accattoni proseguono con il metodo Boffo nel tentativo di punire i magistrati e i politici scomodi e di intimidirli.
Il signor Santanchè, guardando dal buco della serratura o forse dotato di binocoli a raggi infrarossi come i più attrezzati guardoni di coppiette, ha colto “Ilda la rossa” in “atteggiamento amoroso” nel 1982, ovvero 29 anni fa, pensate che scoop da sbattere in prima pagina.
E con un gionalista di sinistra, tiene a precisare il guardone.
Se fosse stato di destra forse avrebbe chiuso un occhio e si sarebbe eccitato di meno, ma volete mettere una vista del genere?
Direte: “ma a un lettore normale che gliene può fregare della datata notizia?”.
Nulla infatti, ma qua parliamo dei lettori de “il Giornale”.
Ai quali forniamo allora noi un vero scoop nella foto accanto: un inedito Sallustri “privato”, vittima a sua volta di due “cattivi maestri” del voyeurismo che studiano attentamente i suoi “atteggiamenti amorosi”.
Pronti a integrare il dossier su di lui con foto compromettenti: chissa che prima o poi non gli tocchi…
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
DURANTE LE PERQUISIZIONI NELLA CASA DI MARYSTELL POLANCO, GLI INVESTIGATORI HANNO TROVATO DOCUMENTI DIFENSIVI GIA’ COMPILATI, FIRMATI DAI LEGALI DEL PREMIER, MA NON CONTROFIRMATI DALLE RAGAZZE…E C’E’ CHI AVEVA IL TESTO DELLE DICHIARAZIONI RESE DA UN’ALTRA
Tecnicamente si chiama “subornazione di testimoni”.
Che tradotto in italiano corrente suona pressappoco così: intralcio alla giustizia. Lo scacchiere del caso Ruby si allarga e sul tavolo della partita adesso atterra anche questo particolare non da poco conto.
La questione viene sollevata dai membri dell’opposizione che compongono la giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio.
L’accusa, per ora solo ipotetica, potrebbe essere rivolta a Silvio Berlusconi e ai suoi legali.
La questione, spinosa dal punto di vista giuridico, emerge dalle ultime 227 pagine inviate ieri mattina dalla procura di Milano alla Camera.
Tutto gira attorno ad alcuni verbali difensivi trovati dagli investigatori negli appartamenti di via Olgettina 65, ma mai depositati ai pm come successo per altre carte nella giornata di martedì scorso.
I documenti con le dichiarazioni delle ragazze già siglati dai legali del premier non risultano controfirmati a mano dalle stesse.
Dopodichè a particolare si aggiunge particolare.
A squadernare i fatti sono i verbali delle perquisizioni.
In uno di questi si legge che in casa della soubrette domenicana Marystell Polanco gli uomini della squadra Mobile scoprono non il suo verbale difensivo ma addirittura quello di Barbara Guerra, altra ragazza protagonista delle cene di Arcore.
Il quadro, dunque, si complica.
Quello che salta all’occhio è il panico del premier davanti a possibili testimonianze delle ragazze.
Non a caso, il 15 gennaio scorso, ad appena ventiquattr’ore dalla notizie della sua iscrizione nel registro degli indagati, il Cavaliere chiama “a corte” tutte le ragazze.
L’obiettivo della riunione è chiaro: mettere a punto una strategia che blindi i particolari di quelle serate.
Le intercettazioni aggiungono indizi.
Al telefono la soubrette Barbara Faggioli parla chiaro: “Sono chiamata alle 19, da quanto so dalle intercettazioni emergono cose molto brutte”. Quindi avverte Nicole Minetti: “Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato”.
E ora la notizia di questi singolari verbali porta sostanza alla tesi di un Cavaliere totalmente disperato e quasi inerme davanti a questo tsunami giudiziario. Niccolò Ghedini, parlamentare e avvocato del presidente del Consiglio, si mostra tranquillo.
Sentito dal Corriere dice: “E’ normale che un teste difensivo possa aver il suo verbale di interrogatorio”. Lo prevede la legge. E’ vero.
Ma la legge fornisce anche alcuni consigli perchè durante le indagini difensive, gli avvocati ricoprono il ruolo di “pubblico ufficiale”.
E dunque, nel documento stilato dall’Unione delle Camere penali italiane si legge: “Il difensore non è tenuto a rilasciare copia del verbale alla persona che ha reso informazioni”.
Il motivo è semplice: evitare il rischio di inquinamento probatorio, se pur indiretto. Il caso in questione sembra ricalcare questa eventualità .
La Polanco, ed è un fatto, si tiene in tasca il verbale della Guerra. Perchè?
Il sospetto è che questo giro di verbali servisse alla ragazze per capire e modulare le proprie dichiarazioni su una linea unica.
Detto questo, resta l’inquietante particolare di quei documenti compilati ad hoc, firmati dagli avvocati, ma non controfirmati dalle ragazze.
Quale poteva essere lo scopo?
Misteri, dunque.
In questa inchiesta se ne trovano molti.
Perchè dopo l’affaire dei verbali, era già emerso il particolare di un interrogatorio fantasma, andato in scena il 6 ottobre 2010, vale a dire 23 giorni prima che scoppiasse lo scandalo.
Non solo, in quel periodo le indagini difensive non erano ancora iniziate. Partiranno il 20 ottobre. Di più.
L’unico interrogatorio di Ruby davanti ai legali di B avviene i primi giorni di novembre.
E dunque? Di certo c’è che quella serata fu “allucinanate”.
Almeno così la definisce Luca Risso, il fidanzato di Ruby. Chi c’era?
A suo dire Lele Mora e un emissario del premier.
La cronaca di quel periodo racconta che l’avvocato di Ruby è Luca Giuliante.
Il 29 ottobre la marocchina lo lascia per passare sotto la tutela di Massimo Dinoia.
Il particolare, già noto, emerge anche dall’agendina della marocchina.
Cosa accadde quella sera resta un mistero.
Si misero a punto le strategie del ricatto al Cavaliere?
Si sa che Ruby voleva chiedergli cinque milioni di euro.
Nella sua agendina, contenuta nelle ultime 227 pagine, si legge: “Quattro milioni e mezzo da Silvio Berlusconi che ricevo tra due mesi”.
Intanto, il 29 ottobre Giuliante lascia la difesa perchè è già legale di Lele Mora nella causa dove l’impresario dei vip è imputato per bancarotta.
Eppure Ruby e Giuliante si sentono ancora.
Le ultime intercettazioni fissano i contatti nei primi giorni di gennaio.
Qui Ruby fa riferimento a “una grossa somma” da chiedere al presidente.
Ecco la scansione temporale.
Il 7 gennaio Ruby chiama e chiede a Giuliante: “Siccome io, praticamente non ho modo di parlare con la persona che tutti e due conosciamo”.
Quindi prosegue: “Mi aveva dato una volta un aiuto, tramite sempre l’avvocato. Avrei bisogno dello stesso aiuto, perchè comunque in questo periodo non sto lavorando”.
Giuliante: “Ci penso lunedì, non ti preoccupare”.
Il 10 gennaio Ruby chiede: “Ne ha già parlato con la persona?”.
Giuliante risponde: “No lo faccio attraverso Massimo”.
E’ Massimo Dinoia? Lui, dalle colonne del Corriere, smentisce di aver avuto con Giuliante discorsi su soldi chiesti da Ruby. Il 12 gennaio Giuliante aggiorna la marocchina: “Bisogna sempre muoverci di persona, ne ho parlato ieri con Massimo, vedi tu, io il problema l’ho rappresentato a Massimo”.
E Ruby risponde: “Comunque il discorso è che la somma è grande…”.
L’ultimo particolare emerge dall’agendina di Ruby e riguarda l’avvocato Dinoia . Ruby nella sua contabilità di dare e avere annota: “70mila euro conservati da Dinoia”.
E quella cifra è accanto a un’altra: i “170mila conservati da Spinelli” (il tesoriere del premier).
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DEGLI ACCATTONI VUOL FAR DIMENTICARE I FESTINI AD ARCORE: FRATTINI SI ERA TENUTO NEL CASSETTO DA SETTIMANE UN PRESUNTO DOCUMENTO DI UN GOVERNO DI PATACCARI DOVE SI DIREBBE CHE TULLIANI E’ IL PROPRIETARIO DELL’APPARTAMENTO… IL COMPLICE LAVITOLA SONO MESI CHE CI LAVORA E, A MISSIONE COMPIUTA, E’ STATO RICEVUTO DAL PREMIER PER DUE ORE… POI SCATTA L’OPERAZIONE IN SENATO CON LA CONNIVENZA DELL’INDEGNO SCHIFANI… TUTTA L’OPPOSIZIONE PER PROTESTA HA ABBANDONATO L’AULA
“Alcune settimane fa ho ottenuto risposta dalle autorità di Saint Lucia che me
ne hanno certificato l’autenticità per la veridicità dei dati contenuti in questi documenti. Il documento è stato messo a disposizione della Procura di Roma, io non posso dire nulla sul suo contenuto”.
Lo ho detto il ministro degli Esteri Franco Frattini riferendo al Senato sulle presunte informazioni ricevute dal primo ministro di Santa Lucia in relazione alla compravendita dell’appartemento di Montecarlo la cui proprietà è stata attribuita a Giancarlo Tulliani, il cognato del presidente della Camera Gianfranco Fini.
L’intervento del capo della Farnesina a palazzo Madama è arrivato dopo una discussione aspra tra maggioranza e opposizione sull’opportunità dell’iniziativa del ministro.
La vicenda ha suscitato giustamente molte polemiche.
Francesco Rutelli ha annunciato di non volere essere presente in aula per ascoltare l’intervento del Ministro.
L’Italia dei Valori, con Felice Belisario, ha detto di considerare sospetta la solerzia con cui Frattini si è presentato in aula a rispondere, a 24 ore dalla presentazione dell’interrogazione, quando alcune altre interrogazioni giacciono senza risposta da alcuni anni.
Il finiano Carmelo Briguglio ha invece puntato il dito contro Berlusconi, accusandolo di avere «piegato» il ministro degli Esteri e il presidente del Senato, Renato Schifani, per esigenze di battaglia politica.
Un altro finiano, Pasquale Viespoli, ha sottolineato con una battuta che lui stesso ha definito «amara», il fatto che la giornata iniziata con le note de «La vita è bella» in occasione del giorno della memoria, si sia trasformata in «Lavitola è bella», con riferimento all’ex esponente del Psi che avrebbe fatto da mediatore con il governo di Santa Lucia per sollecitarne l’intervento.
“Non è possibile – aveva denunciato la Finocchiaro – piegare la presenza del governo in Aula a una necessità politica del tutto insignificante. Non è possibile che il ministro venga convocato e l’interrogazione venga messa subito all’ordine del giorno mentre decine di centinaia, non so se migliaia di atti di sindacato ispettivo giacciono dimenticati”.
Alla fine Frattini ha parlato solo ai suoi servi, mentre tutta l’opposione ha abbandonato l’Aula.
Ma andiamo per gradi, con alcune considerazioni.
1) Frattini ha ammesso che “da alcune settimane” avrebbe a sue mani questa carta da pacchi: come mai l’ha tirata fuori solo ora, mentre emerge lo scandalo delle minorenni e delle prostitute che frequentavano il premier ad Arcore?
2) Chi vogliono prendere per il culo, il suddetto ministro e il presidente del Senato Schifani, mettendo in 24 ore in discussione una interrogazione quando solitamente queste vengono trattate dopo mesi dalla loro presentazione?
3) Che ruolo ha avuto il solito prezzolato Lavitola, direttore dell’Avanti e destinatario di milioni di euro da parte del governo italiano per un giornale che non legge nessuno?
Come mai Lavitola è sempre presente a St. Lucia quando si parla del caso Tulliani, ben introdotto a corte di quella Repubblica delle banane?
Come mai è stato ricevuto, a missione compiuta, due ore a Palazzo Grazioli dal premier due giorni fa? Su cosa doveva riferire?
Perchè non si fanno accertamenti bancari su questo soggetto che gira il Sudamerica con aerei di Stato?
Come mai fino a qualche tempo fa aveva le pezze al culo e ora non piu?
4) Chi ha richiesto quei documenti?
Il tribunale di Roma, che aveva già prosciolto Fini, no di certo: le avrebbe chieste il governo italiano.
A che titolo, a fronte di che reato, con che finalità , quando invece dovrebbe essere competenza dell’autorità giudiziaria, laddove ne emergesse una reale esigenza?
5) Frattini si permette di dare per buone delle carte da pacchi di un governo ridicolo che per prassi copre tutte le operazioni off-shore, garantendo l’anonimato ai suoi clienti.
In questo caso quale motivazione l’avrebbe indotto a violare il segreto che mantiene per tutti?
Che livello di corruzione esiste in quel Paese e chi garantisce a Frattini che il documento che lui spaccia per buono non sia un pacco?
Ch titolo ha lui per giudicarlo attendibile, se non quello di essere un servo del premier?
Ora sarà la Procura di Roma a decidere il valore del documento ai fini processuale, come è giusto che sia.
Se deciderà che non riguarda la figura del Presidente della Camera, ci auguriamo che la Procura e la Corte dei Conti indaghino su quanto è costato allo Stato italiano e a qualche privato questa patacca di Lavitola, chi ha pagato e quanto.
Se il governo italiano ha per caso finanziato qualche opera pubblica a St Lucia, se stanno attualmente operando a St. Lucia delle società italiane e a chi ne sono i titolari.
Se vi sono tracce di spostamenti di denaro da conti riconducibili a titolari italiani con destinatari ministri di St Lucia, come denunciato a suo tempo dai servizi segreti americani
Il tempo degli infamoni sta per scadere.
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