Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL PUBBLICO SARA’ SELEZIONATO DAL DIRETTORE DI RETE: BASTERA’ QUALCHE GUASTATORE TALEBANO PER TAPPARE LA BOCCA AI TALK-SHOW CRITICI CON IL GOVERNO… LA SANTANCHE’ SI ERA PRESENTATA CON 60 CLACQUISTI… E IL PDL PRESENTA LA BOZZA CENSURA
A volte le coincidenze sono poco, anzi per niente, misteriose. 
Nemmeno una settimana fa, in Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi ha criticato ferocemente Annozero: “Orribile”.
E ieri Mauro Masi ha scritto, firmato e inviato l’ennesima circolare per obbligare i conduttori, ovviamente Michele Santoro, ad accettare le claque che i politici di destra arruolano per l’occasione.
E chi disobbedisce? Non va in onda.
Masi esaudisce (anche) un desiderio di Daniela Santanchè che giovedì scorso, prima di abbandonare contrita Annozero, aveva raggiunto lo studio con una sessantina di accompagnatori personali, nient’altro che una claque per fare un po’ di rumore (e confusione ) durante il dibattito.
Santoro li ha lasciati all’ingresso, ma ora il direttore generale Rai impone di far gestire il pubblico ai “direttori di rete e testata e non ai conduttori o autori dei programmi”.
Significa che il giornalista perde un suo diritto editoriale e quando invita un politico, a sua insaputa, l’azienda e l’ospite convocano un tifo organizzato.
Per la Rai è soltanto un ordine — mica un consiglio — per la “presenza del pubblico attivo all’interno di programmi di approfondimento informativo”.
Molte trasmissioni del servizio pubblico hanno accolto senza protestare, Santoro ha rispedito al mittente: “Scelgo il pubblico da trent’anni”.
Un dirigente di Raidue pronostica le conseguenze di uno scontro tra Masi e Santoro: “Così non va in onda”.
Il direttore generale ha calato le sue carte per frenare Annozero o addomesticare le trasmissioni sgradite.
Il colpo grosso è pronto per le elezioni anticipate: una norma sulla par condicio confezionata su misura in commissione di Vigilanza, tale e quale al bavaglio che sospese per cinque settimane l’informazione durante la regionali 2010.
Nell’attesa, ecco la claque.
Che serve a interrompere le discussioni, a innervosire il giornalista, a modificare le scalette.
Avanti la rissa, così sarà più facile chiudere le trasmissioni.
Oppure è difficile spiegare perchè Masi, in pochi mesi, abbia firmato tre note ufficiali e sia intervenuto a distanza ravvicinata dalle fughe del sottosegretario Santanchè (da Santoro e poi da Andrea Vianello, Agorà ).
L’operazione è politica e televisiva, insieme: la Rai limita la libertà dei conduttori e concede un bel po’ di poltrone in studio ai politici e i partiti, nel caso specifico il Pdl, offre a Santoro il provocatore Vittorio Sgarbi – prossimo al debutto su Raiuno – al posto dei vari Niccolò Ghedini.
Non c’è più spazio per legulei precisi e inappuntabili, occorrono kamikaze pronti a urlare e insultare (o disertare) pur di proteggere il Capo.
La circolare di Masi è a breve scadenza, per ora alimenta l’infinita lotta tra la Rai e Santoro, mette a rischio l’indipendenza dei giornalisti, ma nel tempo sarà sostituta da un documento che proviene sempre dalla Vigilanza e che rischia di mutilare l’informazione del servizio pubblico.
Il capogruppo Alessio Butti (Pdl), la settimana scorsa, ha presentato una bozza per l’atto di indirizzo sul pluralismo che la Commissione parlamentare, una volta approvata, invierà al Consiglio di amministrazione di viale Mazzini che, a maggioranza Pdl e Lega, avrà tutto il suo interesse a farla propria.
La bozza Butti prevede che se una trasmissione parla di Ruby il lunedì – e il lunedì c’è Porta a Porta – per otto giorni nessun programma potrà trattare l’argomento.
Il Pdl ha pensato di saldare i conti con editorialisti e giornalisti non allineati: doppio conduttore e doppio giornalista.
Il senatore Butti precisa che la bozza non è soltanto sua, ma espressione della maggioranza in Vigilanza: una maggioranza che con 21 voti a favore e 19 contro ha via libera.
La bozza è in discussione, oggi c’è un’altra seduta: “Entro la settimana prossima – aggiunge Butti – voteremo”.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
UN TESTE: “LA RAGAZZA FACEVA IL GIRO DEI TAVOLI DI UNA DISCOTECA PER CERCARE CLIENTI”…”FACEVA MINACCE A UN UOMO CON CUI ERA ANDATA: DAMMI 1500 EURO ALLA SETTIMANA O TI DENUNCIO”
Per prima è stata Michelle, di professione squillo. Ma la stessa versione l’ha fornita anche Caterina P, Diana O. e Antonio G..
Grazie alle loro testimonianze, o alle conversazioni intercettate, la procura di Milano ha avuto la conferma che Ruby Karima, almeno fino a pochissime settimane fa, si manteneva facendo la prostituta.
La prima a confessarlo, al telefono, lo scorso 6 giugno, è Michelle Concecao, la ragazza brasiliana che si è precipitata il 27 maggio scorso in questura dopo l’arresto della presunta “nipote del presidente egiziano Mubarak”.
Ecco come la trentaduenne descrive la reale attività della minorenne all’amica “Francy”.
“Ho conosciuto un signore – dice – che è andato a letto con questa “zoccola”. L’ha pagata. A pagamento, hai capito?”.
E ancora, per Michelle “lei una volta a settimana… lei faceva minacce a lui che se lui non le avesse dato 1500 euro a settimana, lei andava a fare una denuncia contro di lui che è andato con una minorenne”.
Michelle, nell’intervista rilasciata a novembre ad Annozero (inclusa ora agli atti processuali), pur negando di esercitare la professione più antica del mondo (circostanza smentita dalle indagini) alla domanda se sapeva che anche Ruby si prostituiva, risponde: “Sì, mezza Milano lo sapeva”.
Nel verbale del 7 luglio scorso, Caterina P. è ancora più esplicita circa i racconti di Ruby: “Ricordo che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro”.
Pure millanterie di una minorenne? Può anche darsi.
Ma Diana O., colombiana, lo scorso 17 dicembre, proprio quattro giorni prima dell’iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati, messa di fronte ad alcune telefonate risalenti all’estate scorsa, prima tentenna. “Le faccio presente – le ricorda allora la procura – che dall’utenza di Karima El Mahroug, detta Ruby, risultano delle telefonate con lei, nel senso che le telefonate sono verso un’utenza che è risultata a lei intestata. Le telefonate sono del 20 agosto 2010 e in questo periodo vi sono anche degli sms tra lei e la Ruby”.
I magistrati leggono. “Ruby: Ma tanto vieni perchè c’è tanto lavoro qua, perchè io vivo qua a Nervi, perchè c’è la casa qua, però vado sempre a Portofino, Santa Margherita, eccetera”.
Nel resto della conversazione intercettata, Diana chiede dettagli alla ragazza marocchina: “Sì, ma quanto mi dai a me e alla mia amica?… non ti chiedo tanto, mille”.
Alla domanda se potesse spiegare il senso della telefonata, di fronte a queste frasi, la testimone, non ha più alibi e crolla.
“È evidente – la incalzano infine i magistrati – che la Ruby le sta proponendo di recarsi a Genova o nelle località dove lei in quel periodo dimorava e che le ha proposto un incontro con uomini, incontro per il quale lei avrebbe potuto ricevere 500 euro per la serata”.
“È evidente – è la mesta risposta della ragazza di origini colombiane – che il senso della telefonata e delle frasi che Ruby mi ha detto erano che lei era in grado di procurare persone che erano disposte a pagare per delle prestazioni sessuali”.
Il colloquio prosegue con altre precisazioni che non lasciano, se ancora ce ne fosse bisogno, dubbi alla reale attività delle ragazze.
Ruby, nel resto della telefonata aggiunge testualmente: “Sì, oggi è venerdì, sappi che oggi c’è poco, ma domani sera ci deve essere per forza, domani c’avrò come minimo cinque clienti che comunque dobbiamo fare per diversi orari della serata, cioè torniamo a casa almeno con 4 mila euro, e perciò domani ci devi essere per forza”.
Michelle e Diana sono prostitute, anche se in tutti i modi cercano di negarlo. Un altro testimone, invece, è un ragazzo genovese, ascoltato a verbale nemmeno un mese fa, il 20 dicembre.
Il nome di Antonio G., nell’inchiesta, ci finisce per i suoi contatti telefonici con Ruby.
Racconta di come ha conosciuto la ragazza marocchina (“faveva l’autostop una sera in una zona di Genova”), di come si sono iniziati a frequentare, a vedersi nella discoteca genovese Albikokka.
Poi, a una precisa domanda dei magistrati milanesi, confida: “Sì, ho avuto la netta percezione che Ruby intrattenesse rapporti con tutti i clienti (della discoteca, ndr) girando tra i tavoli. Certamente la Ruby ho avuto la sensazione che cercasse gente facoltosa a cui spillare dei denari”.
E ancora: “D’altra parte – aggiunge Antonio G. – la vita che faceva la Ruby in quel periodo, ragazza immagine nel locale Albikokka, così come ho appurato in un periodo successivo allo scambio degli sms, mi ha convinto che la stessa avesse un modo di vivere dedito anche alla prostituzione, anche se, lo ripeto, con me non ha avuto rapporti”.
Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI RIVELANO CHE AD ARCORE NON SI TENEVANO FESTE PER EDUCANDE O MERENDINE SUI PRATI… I LEGALI DI BERLUSCONI HANNO CITATO DIPENDENTI DEL PREMIER E RAGAZZE CHE NON HANNO CERTO INTERESSE A DEFINIRSI PROSTITUTE
Domande generiche e risposte stringate da parte della difesa Berlusconi,
domande molto circoscritte e risposte lunghe dal parte della procura, che pare sempre più certa delle proprie carte.
Analizziamo i punti controversi
1) La competenza
La concussione è un reato a formazione progressiva. Quando la telefonata del premier lo sveglia, il capo di gabinetto è a casa sua, a Sesto San Giovanni. Ma telefona a sua volta alla questura.
E il reato si perfeziona quando Ruby alle 2 – l’identificazione non è finita – esce dalla questura.
Ci esce per – parole del questore – “una balla” di Berlusconi.
Il premier era nell’esercizio delle sue funzioni e quindi il fascicolo deve andare al tribunale dei ministri?
Per la Procura di Milano nient’affatto, e i casi citati non c’entrano.
In quello di Trani, per dire, la presidenza del Consiglio nomina alcuni membri dell’Agcom, quindi “c’entra”.
Invece le vecchie sentenze dell’epoca di Tangentopoli distinguono bene tra “essere ministro” e commettere reati: come si ricorda, decine di parlamentari affrontarono il processo.
2) Sesso tra Ruby e il premier?
Ruby ha reso quattro interrogatori alla procura milanese. Sono tutti secretati e in larga parte ignoti.
Ma in uno di questi, rivelato da Repubblica a ottobre, parla del bunga bunga e dice: “Io ero la sola vestita”.
Se ha detto di più, lo sanno i pm.
Per intanto, le conferme al “fattaccio” sono moltissime.
Dal verbale (7 luglio 2010) di Caterina Pasquino:
“Ricordo che diceva di essere molto amica del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il quale, a suo dire, è stata spesso a casa del premier dove ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro”.
Dalla telefonata tra Ruby e Antonio: Noemi Letizia, l’ex minorenne di Casoria, “è la pupilla, io sono il culo (ride)”.
Dai messaggini di Luca Risso, ora comparso in tv come promesso sposo di Ruby, alla sua fidanzata (di allora) Serena: “Sono nel mezzo di un interrogatorio allucinante, è pazzesco! È sempre peggio… Siamo solo a gennaio 2010 e in mezzo ci sono pezzi da 90… C’è Lele, l’avv., Ruby, un emissario di Lui, una che verbalizza”.
Dalla telefonata di Luca a Serena: “Lei è su, che si son fermati un attimino perchè siamo alle scene hard con il pr.. con una con la persona”.
Inutile aggiungere le stranote telefonate in cui Ruby parla dei soldi promessi da Berlusconi per tacere e per fare la pazza (la “vita parallela”?).
E anche le varie testimonianze raccontano che Ruby non evitasse di vendersi.
Solo un dettaglio su Luca Risso vale la pena citare.
Ruby il 28 ottobre 2010 dice a Davidia: “Sanno tutti tutto… Luca mi sta semplicemente proteggendo perchè. . Lele gli ha chiesto di proteggermi… in cambio avrà un sacco di soldi… ma lui (Luca) dice non mi interessa dei soldi, “io ti voglio bene e ti copro””.
3) Era minorenne e il premier lo ignorava?
È il 26 ottobre 2010, nulla si sa dello scandalo imminente e Ruby parla con il padre venditore ambulante di Letojanni: “Sono con l’avvocato… Silvio gli ha detto “dille che la pagherò il prezzo che lei vuole, l’importante è che lei chiuda la bocca, che mi tiri fuori da tutte queste questioni, che io non ho mai visto una ragazza che ha diciassette anni, o che non è mai venuta a casa mia”… stiamo parlando di queste cose”.
Può una ragazza (anche come Ruby) mentire al padre su questo punto?
Ma una traccia porta a Emilio Fede, considerato il reclutatore di ragazze, e al concorso di bellezza a Sant’Alessio Siculo. Dal verbale di C. Z., organizzatore: “”Ruby” si è presentata la sera del 3 settembre, in ritardo rispetto all’arrivo delle altre ragazze… di avere 15 anni di età …
Nel corso della premiazione il presidente della giuria signor Emilio Fede, prima di proclamare la vincitrice… invitava spontaneamente la ragazza a nome “Ruby” a farsi avanti, poichè questi rimasto particolarmente colpito dalla sua storia personale”.
Dalla videoregistrazione di Fede: “Mi sono commosso, ho solidarizzato, bisogna seguire con i fatti… per aiutarla”. Fede non è stato interrogato dai difensori di Berlusconi.
Dal verbale di un amico milanese di Ruby, carabiniere: “L’ho incontrata per la prima volta nel maggio/giugno 2009 nella discoteca. .. Mi confidò anche che all’inizio della sua conoscenza con il presidente del Consiglio neanche lui sapeva che era minorenne, dopodichè Ruby lo aveva informato che era minorenne… Sono certo di poter collocare il fatto a gennaio/febbraio 2010… Tengo a precisare che non ero io a fare domande sul presidente del Consiglio, ma era Ruby che spontaneamente mi riferiva questi particolari”.
4) Quando arriva ad Arcore e con chi?
Ruby conferma ai difensori del premier quello che ha detto alla procura (andò con Emilio Fede il giorno di San Valentino 2010), ma è l’unica.
Lele Mora anticipa i tempi: dice di averla vista ad Arcore nel 2009. Non solo: aggiunge che venne accompagnata da Giampaolo Alessio Traversi.
Il quale smentisce: “No, ero insieme alla mia amica C. Insomma, una difesa caotica sulla data d’ingresso della minorenne ai party di Arcore.
La procura nel frattempo ha accertato una sua più che continua presenza ad Arcore a febbraio (14, 20, 21, 27, 28), marzo (9), aprile (Pasqua, Pasquetta, 25 e 26), maggio (1 e 2). Visite anche molto lunghe.
5) Serate decorose o bunga bunga?
Il sesso tra maggiorenni consenzienti non è sicuramente reato, Berlusconi e tutti gli interrogati a suo favore escludono il bunga bunga e i “dopocena”. Eppure, Nicole Minetti è molto chiara quando telefona all’amica M. T.: “Ti volevo un attimo briffare sulla cosa… Detto fuori dai denti, ci sono varie tipologie di persone: c’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalla favelas, c’è quella un po’ più seria”.
Dalla telefonata di M. T. a un’altra amica: “… Ero imbarazzata… per i camerieri… l’atteggiamento del maggiordomo in mezzo a questo troiaio… “. Per M. T. c’è la cena tranquilla, i balli ammiccanti con “toccamenti” per Silvio Berlusconi (bunga bunga) e poi “qualcuna resta” per la notte, non di sonno.
6) I soldi da Spinelli
Il ragionier Giuseppe Spinelli è per l’accusa la “cassa continua” delle papi-girl. Tra lui e Ruby, per esempio, ci sono 7 telefonate tra il 26 maggio e il 1 giugno.
Ci sono numerose telefonate in cui la ragazza marocchina “bussa” a soldi. C’è la menzogna che Ruby dice alla polizia, che le trova con 5.070 euro, il 22 settembre.
“Me li ha dati Lele Mora”. Invece, glieli aveva dati Spinelli.
Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER AVEVA CHIAMATO A RACCOLTA I POCHI FEDELISSIMI PER LE COMPARSATE IN TV…MA FEDE HA PENSATO SOLO A DIFENDERE SE STESSO, MARA E MARIASTELLA SONO APPARSE POCO INCISIVE, LA BERNINI UN DISASTRO, LA MELONI E LA PRESTIGIACOMO SONO SPARITE…ALLA FINE NON GLI RESTA CHE LA DANIELONA CHE RECITA BENE LA PARTE DI CHI ENTRA ED ESCE DAGLI STUDI TV E STARNAZZA A VISTA
L’intervista al direttore del Tg4 di Lucia Annunziata non è piaciuta al Cavaliere.
Emilio Fede ha deluso il premier.
Il direttore del Tg4, fedelissimo sostenitore del Cavaliere, si è lasciato intervistare da Lucia Annunziata a “In Mezz’Ora” sul caso Ruby.
Berlusconi si attendeva una difesa appassionata, simile alle performance di Daniela Santanchè.
Invece ha assistito a una presa di distanza da parte di Fede.
“Nessuna delle ragazze è mai stata invitata da me, a partire da Ruby”, ha detto, lasciando intendere che quindi ad Arcore le giovani le aveva chiamate il padrone di casa o l’agente Lele Mora.
E comunque, ha aggiunto, “io me ne sono sempre andato via all’una di notte”, quindi ciò che accadeva dopo non è affar suo.
Un’intervista, quella di Fede, che ha stupito negativamente il premier.
E, complice anche il procedimento che l’ordine dei giornalisti di Roma sta avviando nei confronti del direttore del tg4, in casa Mediaset si sta valutando l’ipotesi di pensionamento per Emilio Fede.
Invece che finire sul satellite, probabile che l’ottantenne Emilio finisca a casa.
Silvio Berlusconi sa di aver perso un amico e un soldato.
Le truppe di Arcore sono già piuttosto esigue e di rinforzi non ce ne sono, come dimostrato dal gruppo dei responsabili cui il Pdl ha dovuto prestare due deputati per arrivare a 20 componenti così da poter vedere la luce in parlamento.
Rimangono i fedelissimi, i generali per lo più in gonnella.
E’ stato lo stesso premier a convocare le donne del Pdl a Palazzo Grazioli invocandole a impegnarsi attivamente.
Finora in prima linea non si sono viste Prestigiacomo nè Meloni, mentre la più attiva ed efficace è apparsa, agli occhi del Cavaliere, la sottosegretaria all’attuazione del programma.
Con la performance ad Annozero giovedì scorso Santanchè si è guadagnata sul campo i galloni, più tiepide le difese del ministro Mara Carfagna a Matrix e di Mariastella Gelmini a Porta a Porta.
Nell’area di Ballarò il premier ha inviato la “Bellucci della destra”, Anna Maria Bernini.
Una prestazione deludente, la sua, tanto che Berlusconi telefona a Floris per intervenire in diretta ma il conduttore non passa la chiamata invitandolo a partecipare di persona.
La migliore, agli occhi del premier, rimane in assoluto Daniela Santanchè. Alle trasmissioni televisive considerate “pericolose” (Annozero e Ballarò in primis) l’ordine è quello di mandare lei, la sottosegretaria di ferro.
Passata da una campagna elettorale, appena tre anni fa, contro Berlusconi (con lo slogan del tipo “Io non gliel’ho mai data”) a una difesa strenua e senza precedenti del premier.
Ora si è pure assicurata la concessione pubblicitaria de “il Giornale”, dove dicono comandi più lei del suo fidanzato Sallustri
Se il Cavaliere riuscirà a passare indenne nell’ennesimo scandalo, il sottosegretario diventerà coordinatore unico del Pdl e sarà sicuramente premiata per il lavoro svolto.
Così come tutti i soldati caduti sul campo, Fede probabilmente no.
Lui era un amico e, agli occhi del Cavaliere, raccontano persone a lui vicine, è stata una delusione.
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
STA VALUTANDO SE ACCETTARE ANCHE DI FARE IL CANDIDATO SINDACO: LA SUA ADESIONE METTE IN GRANDI DIFFICOLTA’ LA MORATTI, PER L’ALTO PRESTIGIO MORALE DELLA FIGURA, FIGLIO DI UN “EROE BORGHESE”, ASSASSINATO DAI SICARI MAFIOSI DI SINDONA… IMBARAZZO ANCHE NEL PD CHE AVREBBE DIFFICOLTA’ A SOSTENERE PISAPIA
Dopo aver detto no al Partito Democratico, che per un anno lo ha corteggiato
per candidarlo sindaco contro Letizia Moratti, Umberto Ambrosoli ha accettato la proposta di Futuro e Libertà , dando la sua disponibilità a presentarsi per il Terzo polo alle prossime amministrative a Milano.
Gianfranco Fini lo vorrebbe primo cittadino, ma l’avvocato non ha ancora sciolto le ultime riserve garantendo, comunque, la sua presenza nelle liste.
La candidatura di Ambrosoli mette in difficoltà sia Letizia Moratti, che si vedrebbe rubare parte dell’elettorato moderato e liberal democratico, sia Giuliano Pisapia.
Il candidato del centrosinistra, infatti, nel 1987 difese Robert Venetucci, condannato all’ergastolo con Michele Sindona come mandante dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, padre di Umberto.
Pisapia, inoltre, potrebbe perdere definitivamente il sostegno del Partito Democratico (già ridotto ai minimi termini) che non ha mai accettato la sconfitta del suo uomo, Stefano Boeri.
Il 7 novembre scorso, mentre il centrosinistra era impegnato nelle primarie di coalizione, Ambrosoli era a Bastia Umbra alla Convention di Fli.
Colpito positivamente dal discorso di Fini, l’avvocato milanese ha intensificato i rapporti con i responsabili lombardi di Futuro e Libertà , in particolare con Giuseppe Valditara, vicecapogruppo a Palazzo Madama e uomo di fiducia del presidente della Camera al Nord.
Lunedì il passo decisivo: Ambrosoli è volato a Roma per incontrare Gianfranco Fini.
Una colazione durata poco più di mezz’ora per farsi rassicurare sui valori del partito e dare la propria disponibilità . “E’ molto, molto vicino a noi”, ha detto lo stesso Fini ai responsabili lombardi riferendo l’esito dell’incontro.
Il giorno dopo, martedì, Valditara ha portato la buona notizia a Pier Ferdinando Casini, Bruno Tabacci e Daniele Melchiorre (Liberaldemocratici), riuniti a pranzo al ristorante Savini.
Tutti d’accordo nel sostenere Ambrosoli come candidato sindaco, aspettando i suoi tempi.
La scadenza è fissata a mercoledì nove febbraio.
L’11 a Milano si apre la tre giorni della Costituente di Futuro e Libertà e il nome del candidato sindaco sarà annunciato al primo giorno dei lavori.
Se Ambrosoli non dovesse accettare, il Terzo polo potrebbe ripiegare sull’editorialista del Sole24Ore ed ex assessore comunale alla Cultura, Salvatore Carrubba.
Un’altra alternativa, seppur coraggiosa ma di sicuro impatto, è rappresentata dal giovane presidente del Consiglio Comunale, Manfredi Palmeri.
Cresciuto politicamente in Forza Italia e nel Pdl, Palmeri è in Fli dalla prima ora e sabato ha scritto una lettera a Letizia Moratti chiedendole di rendere pubbliche tutte le consulenze.
“Con riferimento al periodo giugno 2006 gennaio 2011 e relativamente a enti e società partecipati o controllati dal Comune, sarebbe opportuno — scrive Palmeri – conoscere ed eventualmente rendere pubblici nelle forme consentite, gli elenchi dei contratti di assunzione a tempo indeterminato e determinato e degli incarichi di consulenza, tutto con l’indicazione del costo aziendale, della retribuzione o compenso lordo (così come anche di ogni altro genere di costo derivante dall’esecuzione degli stessi) e dei relativi nominativi, precisando altresì la modalità di selezione (tipologia di concorso, chiamata diretta)”.
Un gesto che a molti è apparso come l’apertura della campagna elettorale: “Vuole far esplodere una parentopoli come quella romana”, ha commentato un consigliere del Pdl.
La maggioranza è già in difficoltà , tanto che la stessa Moratti ha dovuto ritirare il Bilancio perchè impossibile da approvare.
Ma i tempi stringono. Ieri pomeriggio il sindaco è andato ad Arcore per definire slogan e temi della campagna elettorale con Silvio Berlusconi. Il premier ha garantito che si impegnerà in prima persona.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
LA LETTERA TESTAMENTO ALLA MOGLIE: “QUALUNQUE COSA SUCCEDA, CRESCI I RAGAZZI NEL RISPETTO DI QUEI VALORI IN CUI ABBIAMO SEMPRE CREDUTO”… UN ESEMPIO DI “EROE BORGHESE”, ASSASSINATO DA UN SICARIO DELLA MAFIA NEL 1979…L’AVVOCATO MILANESE AVEVA LOTTATO PER CINQUE ANNI CON INTRANSIGENZA CONTRO LA GRANDE RETE DEI POTERI SOMMERSI CHE PROTEGGEVANO SINDONA
Sono passati venti anni dal giorno in cui “un eroe borghese” è stato assassinato a Milano.
Questo è il titolo che Corrado Stajano ha dato alla biografia di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese ucciso con tre colpi di rivoltella, l’11 luglio del 1979, da un sicario del banchiere mafioso Michele Sindona.
Assassinato sulla porta di casa al termine di una lotta impari durata cinque anni fra quel “borghese”, o si potrebbe dire fra quel cittadino quasi solo, e la grande rete di poteri sommersi che proteggevano Sindona, la Mafia, la P2, la finanza vaticana dello Ior, la Democrazia cristiana di Andreotti, gli ufficiali e i magistrati corrotti, i circoli americani più reazionari.
Un avvocato di Milano serio, intransigente di “brutto carattere” come dicevano quelli che non riuscivano a comprarlo.
Una di quelle persone che da sole contraddicono la società in cui vivono, i suoi vizi, le sue paure. E che non fanno disperare nella pianta storta dell’uomo.
Cinque anni di lotta impari in cui l’avvocato milanese sa che la sua vita è appesa a un filo.
La moglie Annalori un giorno ha trovato fra le sue carte una lettera testamento. “Qualunque cosa succeda, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia e nel senso trascendente che io ho verso il paese, si chiami Italia si chiami Europa. Riuscirai benissimo ne sono certo perchè tu sei molto brava e perchè i tre ragazzi sono uno meglio dell’altro. Sarà per te una vita dura ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai sempre il tuo dovere”.
Un avvocato milanese che si occupa di ispezioni bancarie, vissuto nelle intricate e anche sporche vicende dell’alta finanza.
Di eroi veri ce ne sono pochi in giro, di eroi borghesi pochissimi.
Perchè Giorgio Ambrosoli teme di venir assassinato?
Perchè nel settembre del ’74 il governatore della Banca di Italia Guido Carli lo ha scelto come commissario liquidatore della Banca privata italiana, una delle banche di Michele Sindona.
Perchè lui e non altri? Forse per il buon lavoro fatto per il fallimento della Sfi una finanziaria milanese, forse su suggerimento del banchiere Tancredi Bianchi.
Lo sconosciuto avvocato Giorgio Ambrosoli contro uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo…
Si potrebbe dire un uomo normale se gli uomini come lui non fossero una rarità . Sindona è uno dei siciliani che hanno fatto fortuna a Milano perchè la Milano dei soldi sa come crescere anche certi uomini arrivati dal profondo sud con i sandali ai piedi come Virgillito, uomini intelligenti, tranquillamente amorali, pronti a trovare con i loro pari affinità elettive automatiche, anche se non trasparenti.
Pronti ad aprire nuove strade speculative anche per i rispettabili cumenda dell'”Ambrogino d’oro”.
E con l’ intelligenza spregiudicata che non guarda in faccia nessuno, che mira a un unico scopo: fare denaro, farlo in fretta, farlo con l’astuzia e con le protezioni che occorrono.
C’è una intervista di Sindona a un giornalista americano in cui dettagliatamente, senza nessuna esitazione moralistica, spiega come si possa depositare del denaro sporco a Hong Kong dove giocando sul cambio dello Yen, “un uomo che abbia una certa esperienza di questo sistema può in pratica rendere puliti centinaia di milioni di dollari in un tempo relativamente breve”.
Milano scopre Sindona quando Time esce con la sua fotografia in copertina e in una lunga intervista lui spiega come stia diventando il maggior venditore mondiale di succhi di frutta.
Sindona è un siciliano arrivato, a Milano e gli Stati Uniti, i due luoghi del potere e del successo del “business” degli uomini di onore.
L’uomo è riservato, segreto, non è facile avvicinarlo, ascolta in silenzio con il suo volto pallido, lo sguardo da faina e continua con le sue mani a fare dei complicati giochini di carta.
Di certo ha messo assieme una immensa fortuna, la Banca Unione e la Banca privata a Milano, la banca Franklin a New York e la Fasco, una finanziaria padrona di centinaia di aziende.
Quando Ambrosoli entra per la prima volta nello studio privato di Sindona, nel settembre del ‘ 74, incomincia a capire il personaggio, la sua megalomania, il piacere dei grandi banchieri di apparire raffinati nel giro delle speculazioni, staccati dalla volgarità del tempo, imbattibili nelle cose concrete ma con gusti eleganti.
Lo studio è nel cuore del capitalismo italiano di fronte alla Banca commerciale, vicino al Banco Ambrosiano e alla Mediobanca di Cuccia.
E’ il suo santuario: una statuetta lignea di Francesco Laurana, un busto del Pollaiolo, un fratino del sedicesimo secolo come scrivania e lui magro e pallido come un trappista.
In fondo una porticina che conduce in un sottotetto dove per anni sono state nascoste le carte più delicate.
Ma dentro, quando arriva Ambrosoli il commissario liquidatore, non c’è più niente, le carte sono sparite.
Sindona è un uomo misterioso anche perchè chi dovrebbe scoprire i suoi segreti finge di non sapere, di non vedere.
Nel ’72 è arrivata alla questura di Milano una informativa del Criminal police office di New York in cui si dice che Sindona è in stretti rapporti di affari con un certo Daniel Anthony Porco per un traffico di stupefacenti.
Ma Sindona è uomo al di sopra di ogni sospetto: è stato invitato da Paolo VI a rimettere ordine nelle finanze vaticane; durante un ricevimento al Saint Regis di New York, Andreotti lo ha salutato come “il salvatore della lira”.
Più è nei guai, più la revisione di Ambrosoli dimostra che le banche di Sindona sono prossime all’insolvenza e più i suoi difensori trovano ascolto presso il nostro governo: due italo-americani amici di Gelli vengono ricevuti da Andreotti, parlano con lui un ora e mezzo, sono i rappresentanti degli italo-americani cari al nostro capo del governo.
Sono preoccupati che un così illustre e benefico concittadino venga messo sotto accusa dai “comunisti”.
Veramente Ambrosoli è il figlio di un conservatore monarchico e lui è un cattolico amico di cattolici ma lo si dipinge come un sovversivo.
E intanto il banchiere Sindona già colpito da un mandato di cattura con richiesta di estradizione dagli Stati Uniti scrive ad Andreotti da una suite del Waldorf Astoria: “Illustre presidente, nel momento più difficile della mia vita sento il bisogno di rivolgermi direttamente a lei per ringraziarla dei rinnovati sentimenti di stima che ella ha recentemente manifestato”.
Segue un elenco di tutto ciò che il governo italiano deve fare per coprire la bancarotta e i debiti ed evitargli le grane giudiziarie.
Come se nulla fosse, Sindona continua a tener conferenze nelle università americane impartendo lezioni di moralità e di oculatezza.
Ma Ambrosoli non si lascia intimidire.
Presenta alla Banca d’Italia la sua prima relazione sul passivo della Banca privata italiana: 417 miliardi più un prestito di seicento miliardi della Germania federale garantito dalla Banca di Italia.
L’isolamento di Ambrosoli aumenta, trova solo persone che gli danno suggerimenti vaghi, assicurazioni generiche.
Un giorno dice a un amico: “Mi vogliono bruciare, mi vogliono far fuori? Vogliono uno che non riesca a mettere le mani e gli occhi dove vanno messi?”.
Se cerca di sapere qualcosa sullo Ior, la banca vaticana, incontra un muro di gomma.
Nell’ottobre del ’75 riesce però a mettere le mani sulle carte della Fasco e questa volta Sindona si infuria, lo denuncia alla magistratura e all’Ordine degli avvocati della Banca d’Italia, accusandolo di avere rubato le azioni della finanziaria e incomincia a mandargli i suoi messaggi di morte: “La vendetta e più bella quando è lontana”.
Un giornalista chiede a Ambrosoli: “Perchè si parla di lei come del nemico di Sindona?”
Risponde: “E’ molto semplice mi pare, sono diventato il nemico di Sindona ma non l’amico dei potenti. Ho dovuto pestare i piedi a troppa gente che sta nel Palazzo. Per esempio ecco l’ultima pratica. Qualche giorno fa mi sono rivolto al tribunale per farmi restituire dall’Irades i dieci milioni che ebbe da Sindona. Vuol sapere chi è il presidente di questo istituto di studi sociologici? E’ l’onorevole Piccoli che i dieci milioni li ebbe direttamente da Sindona, ma che ora dice di non doverli restituire”.
Così poco Ambrosoli si fida dei nostri governanti che dovendo consegnare la relazione sul crak Sindona a una decina di uffici, temendo che ci sia una fuga di notizie fa scrivere in ogni copia un errore di battitura diverso e conserva le varianti in luogo sicuro.
Alla fine del dicembre ’78 incominciano le telefonate con minacce di morte.
Il 26 Ambrosoli annota: “Mi cerca quattro volte al telefono, in studio prima e in banca poi, tale Cuccia. Lamenta che in Usa non avrei detto la verità su Michele Sindona. Devi tornare là entro il 4 gennaio con i documenti veri perchè se Michele Sindona viene estradato tu non campi”.
E il 5 gennaio del ’79: “Ritelefona due volte il soggetto che si è presentato a nome Cuccia. Stavolta a nome Sarcinelli. Insiste perchè vada in Usa e dice che il 15 gennaio può intervenire l’estradizione. Altre telefonate in cui “il Picciotto” dice che Andreotti trama contro di me. Entra in funzione il controllo telefonico ma credo che ci sia poco da contarci”.
L’ultima telefonata è del 12 gennaio del 79 e così la riferisce Stajano nel suo “Un eroe borghese”: “Pronto avvocato”. Ambrosoli: “Buon giorno”. “L’altro giorno ha voluto fare il furbo? Ha fatto registrare la telefonata”. A: “Chi glielo ha detto?” “Eh sono fatti miei chi me lo ha detto. Io la volevo salvare, ma da questo momento non la salvo più”. A: “Non mi salva più?” “Non la salvo perchè lei è degno di morire ammazzato come un cornuto. Lei è un cornuto e bastardo””.
Le telefonate cessano, Sindona ha deciso di far uccidere Ambrosoli.
E qualcosa trapela ai figli: il più piccolo, Beto, dice di aver sentito una notte una di quelle telefonate e scoppia in pianto.
Ambrosoli cerca di tranquillizzarlo: “Stai tranquillo Beto io morirò vecchietto nel mio letto di Ronco”.
Il 13 giugno del ’79 un commesso della Banca privata scende in cantina dove è conservata una parte dell’archivio e trova una rivoltella, pezzi di una rivoltella segati.
E’ un segnale? Pochi giorni dopo arrivano a Milano i giudici americani che si occupano di Sindona.
Ambrosoli viene inquisito come se fosse lui il bancarottiere. Risponde preciso, con calma.
Intanto il killer William J. Aricò e già arrivato a Milano.
Aricò è stato presentato a Sindona da Robert Venetucci un trafficante di eroina. Aricò ha preso alloggio all’ hotel Splendido vicino alla stazione centrale.
La mattina dell’11 luglio Aricò noleggia una Fiat 127 targato Roma.
A bordo di quella macchina Aricò aspetta per ore davanti al portone di via Morozzo della Rocca che Ambrosoli esca.
Tre colpi di pistola rimbombano a mezzanotte.
Aricò restituisce la macchina il giorno dopo all’agenzia Maggiore e paga con una carta di credito americana.
Sarà arrestato l’8 dicembre mentre rapina una gioielleria di New York. Aricò muore il 19 febbraio dell’84 mentre sta tentando di evadere dal carcere.
Poco prima ha confessato a un giudice americano di essere l’assassino di Ambrosoli.
Il prezzo pagato da Sindona è di venticinquemila dollari versati poco prima del delitto e novantamila accreditati su una banca di Lugano.
Michele Sindona e Robert Venetucci sono stati condannati all’ergastolo.
Ho assistito a quel processo a Milano: Sindona indossava un abito scuro, aveva un’aria spiritata, i pochi capelli ritti in testa.
Entrò nella gabbia dove già si trovava il suo complice e mormorò un “How are you Venetucci”? L’altro non rispose.
Lo osservavo da pochi metri: aveva un suo taccuino in pelle scura e vi scriveva continuamente chi sa cosa, come se potesse fare qualcosa contro le prove schiaccianti.
Nessuno ha spiegato la morte di Aricò, invece la morte di Sindona è un mistero senza misteri nella esecuzione: è stato avvelenato con un caffè nel carcere, il secondino che gli ha portato il caffè non è stato inquisito, era arrivato pochi giorni prima da un istituto di pena siciliano.
I potenti si sono tolti dai piedi un testimone pericoloso uno che avrebbe potuto raccontare molte cose sul loro conto.
Nel delitto Ambrosoli si ritrovano alcuni personaggi di oscure vicende italiane: Licio Gelli, Giulio Andreotti, Franco Evangelisti, il giornalista ricattatore di Op.
Il professor Marco Vitale ha scritto in morte di Ambrosoli: “L’assassinio di Ambrosoli è il culmine di un certo modo di fare finanza, di un certo modo di far politica, di un certo modo di fare economia. I magistrati inseguono esecutori e mandanti del delitto, ma dietro ci sono i responsabili, i responsabili politici. E questi sono tutti coloro che hanno permesso che la malavita crescesse e occupasse spazi sempre più larghi nella nostra vita economica e finanziaria, e questi sono gli uomini politici che definirono Sindona salvatore della lira, sono i governatori della Banca di Italia che permisero che i Sindona penetrassero tanto profondamente nel tessuto bancario italiano, pur avendo il potere e il dovere di fermarli per tempo; sono i partiti che presero tangenti formate da denari rubati ai depositanti sapendo esattamente che di questo si trattava: sono quelli il cui nome è scritto nella lista dei cinquecento che hanno nascosto i soldi oltre frontiera, tutti quelli che da venti anni al vertice della politica e della economia hanno perso persino il senso di cosa sia la professionalità , cioè il subordinare la propria fetta di potere piccola o grande che sia, agli scopi dell’ordinamento, delle istituzioni, della propria arte o professione, all’interesse pubblico”.
L’avvocato Ambrosoli ha vinto o perso la sua scommessa sulla onestà ? Personalmente l’ha vinta, storicamente l’ha persa.
Negli anni passati dalla sua morte l’integrazione nel male, la “facilità del male” sono aumentate non diminuite.
Giorgio Bocca
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Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile
ACCOLTO L’ESPOSTO DEI PROPRIETARI DI FREQUENZE OCCUPATE ABUSIVAMENTE DALL’EMITTENTE LEGHISTA… “IMPEDITA LA SVENDITA DEL TERRITORIO MERIDIONALE ALLA LEGA NORD”… 500.000 EURO L’ANNO DI CONTRIBUTO DALLO STATO PER INSULTARE I MERIDIONALI E GLI IMMIGRATI
Radio Padania sfrattata dal Salento. 
Il ministero delle Comunicazioni accoglie l’esposto dell’avvocato Gianluigi Pellegrino presentato in nome e per conto del gruppo Mixer media e sospende le trasmissioni dell’emittente leghista che dal 17 dicembre dell’anno scorso andavano in onda dalla Puglia meridionale sulla frequenza 105.6, già occupata però da radio Nice, che fa capo a Mixer media.
“Li abbiamo rispediti al mittente”, dice l’avvocato Pellegrino, che aggiunge: “E’ stata impedita una svendita, anche giuridica, del territorio meridionale alla Lega Nord”.
Per Luigi Nicolardi, sindaco di Alessano, là dove radio Padania aveva attivato il proprio impianto, “l’intervento del ministero dello Sviluppo economico non risolve un’anomalia”.
Quella secondo cui radio Padania “diventa proprietaria della frequenza” se entro novanta giorni nessuno la reclama e, dopo tre mesi, può scambiare quella stessa frequenza con network commerciali.
“Chiedo a tutti i parlamentari salentini”, sottolinea Nicolardi, “di impegnarsi perchè sia negato questo privilegio, concesso a Radio Padania dalla finanziaria Bossi-Berlusconi del 2001. Sono gli stessi Bossi e Berlusconi che continuano a tagliare i trasferimenti di risorse agli enti locali, mentre non tagliano i contributi a radio Padania”.
Ricordiamo che, sulla base di una leggina ad hoc, presentata e fatta votare dalla Lega, Radio Padania, insieme a Radio Maria, è l’unica emittente che gode di 500.000 euro di finanziamento statale l’anno e può trasmettere in tutta Italia appropriandosi di frequenze libere senza dover chiedere concessioni particolari.
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
SPOSTARE L’ATTENZIONE SULL’EVENTO PER CONFONDERE GLI ARGOMENTI, AGGRESSIVITA’ PER SVALORIZZARE L’AVVERSARIO, EVENTI MEDIATICI PER INDURRE A PARLARE D’ALTRO… VIA LIBERA ALLE URLA E AGLI INSULTI DI SGARBI E SANTANCHE’ PER CERCARE DI TRATTENERE L’ELETTORATO DISGUSTATO…FINCHE’ QUALCUNO NON RIMEDIERA’ DUE SCHIAFFI IN FACCIA
Dopo gli exploit sul piccolo schermo di Santanchè e Sgarbi, e le telefonate del premier a Ballarò e l’Infedele, il politologo Roberto Chiarini e il docente di comunicazione Francesco Siliato spiegano la tecnica del presidente del Consiglio per fronteggiare lo scandalo Ruby: “Spostare l’attenzione sull’evento per confondere gli argomenti”.
“Aggressività per svalorizzare l’avversario”, “eventi mediatici per spingere a parlar d’altro”.
È questa secondo politologi e massmediologi la strategia di comunicazione televisiva impartita da Silvio Berlusconi ai suoi uomini per fronteggiare lo scandalo Ruby.
Ed ecco che nei salotti televisivi, al fianco dei videomessaggi alla Bin Laden del premier, fanno il loro ritorno personaggi incendiari del calibro di Vittorio Sgarbi e di Daniela Santanchè.
Oltre allo stesso Berlusconi che per il momento partecipa alle dirette solo in collegamento telefonico, come ieri all’Infedele, quando il presidente del consiglio ha definito il programma di Gad Lerner, reo di affrontare nel suo salotto il tema del caso Ruby, un “incredibile postribolo televisivo”.
Ma la telefonata è solo l’ultima delle incursioni delle truppe berlusconiane da quando, lo scorso 15 gennaio, si è diffusa la notizia delle indagini per prostituzione minorile e concussione a carico del presidente del consiglio. All’Ultima parola, il programma di Gianluigi Paragone in onda il venerdì su Rai Due, Vittorio Sgarbi ha letteralmente coperto d’insulti Peter Gomez: al grido di “mafioso, sei solo un mafioso”.
Per non parlare di Daniela Santanchè e dei suoi plateali abbandoni: prima di Agorà , la striscia quotidiana del mattino di Rai Tre condotta da Andrea Vianello, se ne era andata anche da Annozero di Michele Santoro.
In mezzo non va dimenticato il fallito blitz telefonico del premier durante l’ultima puntata di Ballarò.
Giovanni Floris però non è caduto nella trappola e non ha passato la telefonata alla regia.
“La strategia di Berlusconi è chiara — dice il politogo Roberto Chiarini — Ed è quella di dare una scossa al suo elettorato che è rimasto tramortito dalle ultime vicende”.
Un’opinione condivisa anche da un altro maà®tre à penser della comunicazione politica, Francesco Siliato.
“L’obiettivo di questa campagna televisiva è svalorizzare le tesi degli avversari — afferma il docente di Sociologia, Cultura dei Media — in modo sia diretto che indiretto. Direttamente, nel non fare parlare l’avversario, rifiutando la relazione con lui, marchiandolo come colui che non sa stare con l’ospite. E indirettamente, perchè quando il premier telefona in trasmissione, oppure quando Santanchè si alza e se ne va, l’attenzione dello spettatore cresce, e viene spostata sui soggetti dell’azione. Si crea così un mini evento mediatico che catalizza l’attenzione dello spettatore”.
Per Siliato il meccanismo è collaudato, e indipendentemente dall’argomento di cui si parla può contare sulla compiacenza dei media: “La strategia — dice — è possibile solo grazie alla sudditanza dei media di fronte agli interventi del potere”.
Una sudditanza che c’è sempre stata, ma che mai come in questo caso “sposta gli argomenti di conversazione da bar, da ufficio”.
In questo modo, il premier è sempre in grado di “creare l’agenda pubblica”. Insomma, se fino a ieri si parlava di Ruby e del caso giudiziario che coinvolge il premier, oggi si parla di dito medio alzato (Santanchè), fughe dagli schermi (ancora Santanchè), insulti a profusione (Sgarbi) e di “postriboli mediatici” (Berlusconi).
I due esperti sono d’accordo anche sugli obiettivi di questa strategia a partire da una constatazione: nel quadro attuale è difficile che il premier accumuli nuovi consensi.
“Semmai — spiega Siliato — l’intento è la conservazione del grado di consenso già ottenuto”, anche se a prezzo di una radicalizzazione delle posizioni politiche.
Gli fa eco Chiarini che dice: “Il premier sta chiamando in trincea i suoi sostenitori cercando di rincuorare i più arditi”.
In compenso, la strategia tradisce la “debolezza del capo, “costretto a intervenire in prima persona per dire: ‘Sappiate che sono qui, che sono tosto’”.
Sembrano passati anni luce da quando B., di fronte al crescente consenso ottenuto dagli esponenti di Futuro e libertà , decise di rinnovare radicalmente la pattuglia dei suoi portavoce nelle trasmissioni televisive.
Al posto degli ormai sovraesposti Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Niccolò Ghedini e Maurizio Gasparri, il premier affidò il piccolo schermo a personaggi come Maurizio Lupi, volto rassicurante del cattolicesimo del Nord e Alfredo Mantovano e alla sua credibilità da ex magistrato.
Con qualche new entry: dalla deputata campana Nunzia di Girolamo ad Angelino Alfano, ministro della Giustizia e da molti indicato come successore in pectore di Berlusconi.
“All’epoca dello scontro con i finiani, il presidente del consiglio era alla ricerca di figure e linguaggi in grado di tamponare l’emorragia verso il centro innestata dalle prese di posizione del presidente della Camera”, dice Chiarini. Ed ecco che nei salotti televisivi a rappresentare il berlusconismo erano gli esponenti più moderati del Popolo della libertà .
Oggi il frame è completamente diverso e la pacatezza e propensione al dialogo dei Lupi e dei Mantovano ha lasciato il posto alle performance pirotecniche di Santanchè e Sgarbi.
Una strategia che funziona solo in tempi di crisi.
Del resto, presidiare i media, per Berlusconi diventa quasi obbligatorio se si considera l’attenzione che il caso Ruby sta raccogliendo.
Ieri sera, ad esempio, la puntata dell’Infedele ha raccolto un milione e ottocentomila spettatori, più o meno il doppio del normale.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile
DAGLI ATTI DEPOSITATI AL TRIBUNALE DEL RIESAME, EMERGONO INTERCETTAZIONI SULL’EX PRESIDENTE DELLA BANCA TOSCANA… FUSI AVEVA CHIESTO L’AIUTO DELLA SANTANCHE’ PER OTTENERE FINANZIAMENTI DALLE BANCHE
Il direttore generale di Banca Mps, Antonio Vigni, è stato ascoltato in procura a
Firenze come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti fra l’imprenditore Riccardo Fusi, ex presidente di Btp, e Denis Verdini, l’esponente del Pdl fino a luglio scorso presidente del Credito cooperativo fiorentino di Campi Bisenzio.
L’indagine è un filone di quella sui Grandi Eventi.
Il 18 gennaio i carabinieri del Ros hanno svolto una serie di perquisizioni in studi legali a Firenze e Siena.
Oggetto degli accertamenti era un mutuo da 150 milioni concesso nel 2008 alla Btp da un pool di banche: Mps, Unipol, Cariprato, banca Mb e Credito Cooperativo fiorentino.
In giornata, in procura a Firenze sarebbe stato ascoltato, sempre come persona informata sui fatti, anche un altro dirigente del gruppo Mps. Nell’ambito delle indagini, attività analoghe avrebbero riguardato rappresentanti di altri istituti di credito.
Intanto, dagli atti depositati al Tribunale del Riesame a cui hanno fatto ricorso gli avvocati Niccolò e Andrea Pisaneschi, assistiti dall’avvocato Nino D’Avirro e perquisiti la scorsa settimana nell’ambito dell’inchiesta sulle consulenze fittizie di Denis Verdini, emergono nuove intercettazioni.
«Lui ormai di banda c’è», dice il presidente della Btp, Riccardo Fusi, parlando dell’attuale presidente di Antonveneta, Andrea Pisaneschi.
E cioè: «Gli s’è chiesto un aiuto non è che ora si può scaricare».
È un passo di un’intercettazione – di cui si è avuta notizia oggi – agli atti dell’inchiesta fiorentina sui rapporti fra Denis Verdini, esponente del Pdl ed ex presidente del Credito cooperativo fiorentino, e lo stesso Fusi.
Oggetto delle indagini è un finanziamento da 150 milioni di euro ottenuto nel 2008 dalla Btp e concesso da un pool di banche: Mps, Unipol, Cariprato, banca Mb e Credito Cooperativo fiorentino.
Secondo l’accusa, Pisaneschi – «top manager del gruppo Mps e neo presidente del cda della controllata banca Antoneveneta», indagato nell’inchiesta per emissione di fatture per operazioni inesistenti – sarebbe stato l’interfaccia ufficiosa fra Btp e Mps per il finanziamento.
In un’intercettazione di qualche mese precedente alla stipula del mutuo «Fusi – scrivono i Ros – aggiorna il socio in merito ai rapporti con il Monte dei Paschi di Siena e al ruolo affidato ad Andrea Pisaneschi per superare eventuali intoppi durante i passaggi istruttori».
Durante le fasi preliminari al mutuo, «Pisaneschi – scrivono i Ros – espone come cosa gradita che venga coinvolto nella questione come interfaccia lo studio Olivetti Rason» con cui Pisaneschi collabora «rilevando lo stesso Pisaneschi il fatto che per ovvie ragioni egli non può svolgere, almeno direttamente, il compito di consulente».
A dare una mano a Fusi, compare anche l’onorevole Daniela Santanchè.
Non sa più a che santo rivolgersi Riccardo Fusi, patron della Baldassini Tognozzi, nell’estate 2008 quando cerca l’appoggio per ottenere finanziamenti dalle banche.
È sempre l’amico Verdini a fare da tramite e a mettere in contatto Fusi e Santanchè.
«Ciao Daniela, sono Riccardo, l’amico di Denis, possiamo parlare di tante cose, ti volevo spiegare il gruppo che rappresento, mi ha detto Denis di parlarne con te».
È il 10 agosto 2008.
Fusi spera di ottenere un aiuto per vendere due ville di Forte dei Marmi al magnate russo Abramovich.
Lo spiega alla sua segretaria: «Domani ho fissato che vado in barca con la Santanchè, qui c’è Abramovich che vuole comprare una mega villa a Forte dei Marmi. Tramite Denis mi sono fatto venire questa idea… Siccome lei è amica di Briatore e Briatore conosce bene Abramovich… Se mi danno 20 milioni l’una…».
Due giorni dopo Fusi parla al telefono con un socio e fa il resoconto dell’incontro con la Santanchè avvenuto in barca in Sardegna: «Santanchè m’ha parlato del fondo Carlyle come avevi detto te, subito, ha rilanciato subito. Lei mi ha detto: guarda vorrei lavorare con voi con la mia agenzia di Milano. Dice: ho bisogno di una mano perchè al partito mi vogliono fare fuori».
E alla fine conclude: «Una mano lava l’altra».
Il 13 agosto la Santanchè dice che Marco De Benedetti, in barca con lui in Sardegna, è interessato: «Gli ho parlato della cosa, dice che è interessato a fare una chiacchierata, a Milano a settembre».
Il 22 ottobre Fusi e la Santanchè si vedono a Milano.
Lei – spiega – ha preparato tutto il lavoro tramite la sua agenzia di comunicazione: «Ho fatto tutto un lavoro sul tuo gruppo e ti ho mandato tutto quello che pensavo fosse giusto fare».
Il 24 novembre la Santanchè segnala il lavoro fatto: «Non sai quanti ci hanno chiamato per la pagina vostra della pubblicità , è stupenda, secondo me avrete un grande ritorno. La mettiamo sul Riformista la settimana prossima». Pochi giorni dopo, un’intervista di Fusi finisce su «Libero Stile».
E la Santanchè elogia il lavoro fatto: «Ti ho fatto l’intervista molto bene, devo dire che sei bravo a fare le interviste perchè vengono bene. Quella di ieri di Libero Mercato era bellissima».
I rapporti continuano con la Santanchè che si attiva per fissare un appuntamento con i vertici di alcune banche.
A gennaio fissa un appuntamento con il direttore generale del gruppo Intesa San Paolo, andrà insieme a lei all’appuntamento.
All’uscita Fusi chiama il socio Bartolomei e spiega che «lei ha un grosso rapporto con questo qui, tutto confidenziale insomma.
Tutte le volte che ci sono andato, mai stato disponibile come ora.
Mi ha dato la sua mail, non me l’aveva mai data prima.
Mi ha detto: per qualsiasi cosa di cui si accorge, che le strade prese non sono state prese giuste mi manda una mail. Io le mail le leggo anche a mezzanotte. Dice che la banca vuole essere presente nelle aziende».
Antonella Mollica
(da “Il Corriere fiorentino“)
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