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MASSIMO FINI: “L’ATTUALE CRISI ECONOMICA NON E’ SOLO IL FALLIMENTO DI UN MODELLO DI SVILUPPO, MA ANCHE DEL SUO STESSO INVOLUCRO: LA DEMOCRAZIA”

Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile

“LA DEMOCRAZIA NON COSTRUISCE VALORI CONDIVISI, LI DISTRUGGE”…”LA LIBERAL-DEMOCRAZIA CREA SOLO PARTITI IN LOTTA TRA LORO E DIRIGENTI POLITICI CORROTTI PER MANTENERSI AL POTERE”

In un articolo pubblicato sul Corriere il 17 agosto (“Il vero disavanzo delle democrazie”) il settantenne Ernesto Galli della Loggia, docente di Storia contemporanea all’Università  Vita-Salute del San Raffaele (curiosa parabola per uno che era partito comunista e si è scoperto, al momento opportuno, liberale e forse anche pio), storico che non ha mai scritto un libro di storia, risvegliandosi da un letargo durato quasi mezzo secolo, da quando era un giovane e promettente collaboratore dell’Einaudi, scopre che il deficit dei sistemi democratici sta nella loro mancanza di valori o, per usare il suo linguaggio contorto, nella loro “unidimensionalità  economicista”.
Geniale.
Nel mio spettacolo teatrale del 2004 Cirano, se vi pare… dicevo: “La democrazia è un metodo, un sistema di forme e di procedure, non è un valore in sè e non produce valori. È un contenitore, un sacco vuoto che andrebbe riempito. Ma il pensiero e la pratica liberale e laica, che sono il substrato sul quale la democrazia è nata, mentre facevano ‘tabula rasa’ dei valori precedenti, non sono stati in grado, in due secoli, di riempire questo vuoto se non con contenuti quantitativi e mercantili”.
In realtà  nella pièce riprendevo concetti espressi quasi un quarto di secolo prima ne La Ragione aveva Torto? e ribadite poi in Denaro. Sterco del demonio (1998), nel Vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’Antimodernità  (2002) e in Sudditi. Manifesto contro la Democrazia(2004).
In realtà  la democrazia, almeno così come si è storicamente determinata, non è che l’involucro legittimante del modello di sviluppo basato sul mercato.
E il mercato, che è uno scambio di oggetti inerti, non può produrre valori, nè laici nè di qualsiasi altro tipo.
L’unica divinità  veramente condivisa è il Dio Quattrino.
E la vera debolezza dell’Occidente democratico (in questo Della Loggia ha ragione, anche se arriva fuori tempo massimo), lo vediamo in rapporto con altre culture, Islam in testa, proprio in questo vuoto di valori.
Bisogna aggiungere che la democrazia, perlomeno quella rappresentativa, non solo non aiuta a costruire valori condivisi, ma sembra il sistema perfetto per demolirli.
La liberal-democrazia si è infatti venuta strutturando, contro le intenzioni dei suoi padri fondatori (Stuart Mill, John Locke, Alexis de Tocqueville), come un sistema di partiti in competizione fra di loro.
I partiti per conquistare consensi hanno bisogno di apparati (il voto di opinione, secondo lo stesso Norberto Bobbio, gran studioso e strenuo difensore della democrazia, “è solo quello di coloro che non votano”).
Per mantenere gli apparati hanno bisogno di soldi, per procurarseli li drenano illegalmente dal settore pubblico, di cui si sono impossessati, o da quello privato tenendo l’imprenditoria sotto ricatto (o mi dai la tangente o non vincerai mai un appalto).
Essendo abituati a corrompere o a farsi corrompere per superiori esigenze di partito, i dirigenti politici diventano, quasi sempre, dei corrotti in nome proprio.
Questa corruzione pubblica trascina fatalmente con sè i cittadini (se rubano loro perchè non dovrei farlo anch’io?) spazzando così via tutta una serie di valori, onestà , lealtà , dignità , che tengono insieme una comunità .
A ciò si aggiunge che i partiti, pur di non scontentare i rispettivi elettorati, perdono completamente di vista l’interesse nazionale.
E questo non è un vizio solo italiano se in America, Paese che deve le sue passate fortune a un fortissimo senso di appartenenza nazionale, repubblicani e democratici si stanno scannando da mesi mentre il loro Impero rischia di crollargli sotto i piedi.
Per cui sento di poter dire che l’attuale crisi economica non è solo il segno del fallimento di un modello di sviluppo ma anche del suo involucro legittimante: la democrazia.

Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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WELFARE DA RIFORMARE? I COSTI PER ASSISTENZA E PENSIONI

Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile

REVERSIBILITA’ E ACCOMPAGNAMENTO: 40 MILIARDI DI SPESA, EQUITA’ E SPRECHI…IN GERMANIA ESISTE UN FONDO PUBBLICO DI SOSTEGNO, DA NOI SI VUOLE TAGLIARE ANCHE IL POCO CHE GARANTISCE UN MINIMO DI SOPRAVVIVENZA

Indennità  di accompagnamento e pensioni di reversibilità .
Vediamo più da vicino come stanno le cose.
Per gli assegni di accompagnamento e di reversibilità  si spendono più di 40 miliardi di euro l’anno e dunque si tratta di una cifra importante, ma che va a coprire prestazioni delicate, che riguardano circa 5 milioni di persone (ipotizzando che una parte riceva entrambe le prestazioni), spesso in condizione di grave bisogno.
Indennità  di accompagnamento
È un sussidio di assistenza: oggi l’indennità  di accompagnamento, al contrario delle pensioni di invalidità  civile, viene concessa in presenza di una inabilità  del 100% e della impossibilità  di deambulare o di compiere gli atti quotidiani della vita, dice la legge. Non sono richiesti requisiti di reddito e quindi anche un milionario può prendere l’assegno.
Ma allora quello che si risparmia dal milionario lo si aumenti a chi ha mezzi economici limitati.
Gli assegni di accompagnamento sono 1,7 milioni, e la spesa è stata di ben 13 miliardi (l’indennità  media è di 487 euro al mese, 805 per i ciechi).
L’esplosione dei non autosufficienti
Questi assegni sono costantemente cresciuti negli anni perchè con l’invecchiamento della popolazione aumenta la quota di persone non autosufficienti e del resto in Italia, a differenza che in Germania, non c’è uno specifico fondo pubblico di sostegno per questi cittadini.
L’indennità  è diventata insomma un aiuto per pagare in parte la badante.
È chiaro che riducendo o togliendo l’assegno alle famiglie che hanno un alto reddito, si potrebbe aumentarlo alle famiglie a basso reddito, che spesso non ce la fanno a far fronte alle tante spese richieste dalla cura di una persona non autosufficiente.
Quindi, eventualmente, più che di tagliare le risorse (l’Italia spende in questo settore meno della media europea) si tratta di distribuirle meglio in base al reddito, se si vuole fare un’operazione di equità  e non di cassa.
Che poi nell’esplosione delle indennità  di accompagnamento ci siano stati degli abusi, con la concessione del beneficio anche a falsi non autosufficienti, è sicuramente vero, soprattutto fino al 2009, quando il procedimento era di competenza delle Asl.
Dal 2010, invece, se ne occupa, con maggiore severità , l’Inps. Non solo.
Negli ultimi anni sono state fatte massicce campagne di controlli e altre ne sono in programma per ridurre gli sprechi.
Tanto che nel 2010 l’Inps ha revocato il 23% delle prestazioni di invalidità  controllate col richiamo a visita medica.
Le cancellazioni sono state particolarmente numerose in certe aree del Mezzogiorno. Al Sud, in proporzione, ci sono infatti più indennità  di accompagnamento: 3,7 ogni cento abitanti, contro le 3,5 del Centro e le 2,6 del Nord.
Pensioni di reversibilit�
Se per le indennità  di accompagnamento nel 2010 si sono spesi 13 miliardi, alle pensioni ai superstiti sono andati ben 27,6 miliardi di euro.
Se poi si considera che questa cifra è quella che fa capo all’Inps e che quindi non ci sono le reversibilità  pagate ai dipendenti pubblici e ai lavoratori delle casse professionali, si può tranquillamente supporre che la spesa annua sia superiore ai 30 miliardi.
Beneficiari di queste pensioni nell’universo Inps sono 3,8 milioni di superstiti, cioè coniugi, figli o altri eredi che ricevono parte dell’assegno del pensionato o del lavoratore (possono bastare 5 anni di contributi) defunto.
A differenza delle indennità  di accompagnamento, le pensioni di reversibilità  sono più frequenti al Nord: 6,7 ogni 100 abitanti, contro le 5,1 del Mezzogiorno e le 5,8 del Centro.
L’importo medio della reversibilità  è di 533 euro al mese.
La pensione ai superstiti è pari al 60% di quella del titolare defunto nel caso del coniuge mentre può arrivare al 100% sommando al coniuge due figli.
Questi importi però, dalla riforma Dini del 1995, vengono ridotti nel caso il reddito del beneficiario superi di tre volte il minimo, cioè 1.382 euro al mese.
Il taglio parte dal 25% e può arrivare al 50% per redditi superiori a 2.304 euro al mese (5 volte il minimo).
Si vuole anche fare cassa sulle vedove che devono magari anche pagare un affitto?
In ogni caso è desolante che il dibattito sulle misure da prendere per completare la riforma delle pensioni si sia infilato in questioni delicate come queste: una maggioranza che nel 2008 voleva cambiare il Paese non può finire per prendersela con le casalinghe vedove e con gli invalidi civili, trascurando le vere priorità .

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DIRITTO ALLO STUDIO: LIBRI DI TESTO, AUMENTI A RAFFICA

Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile

QUEST’ANNO LE FAMIGLIE SPENDERANNO IN MEDIA L’ 8% IN PIU’ RISPETTO AL 2010…. COLPA DEI RITOCCHI DEI PREZZI E DELLA MOLTIPLICAZIONE DELLE MATERIE…BANCARELLE DELL’USATO IN TUTTA ITALIA

Al ritorno dalle vacanze estive le famiglie italiane dovranno fare i conti con il caro-libri.
E le organizzazioni degli studenti lanciano i “mercatini dell’usato”.
Secondo il Codacons per l’acquisto dei libri di testo scolastici le famiglie italiane spenderanno in media l’8 per cento in più rispetto al 2010.
“Ad incidere sulla maggiore spesa   –   spiega in un comunicato l’associazione dei consumatori   –   non è solo l’aumento dei loro prezzi, ma anche quello del loro numero dovuto all’incremento delle materie insegnate, oltre che l’aumento dei tetti massimi di spesa fissati dal ministero dell’Istruzione”.
Quest’anno, “per venire incontro alle esigenze delle famiglie in questo periodo di crisi, il ministero ha pensato bene di alzare i tetti ministeriali in percentuali variabili tra l’1,4 ed il 3,8 per cento a seconda della scuola”, continua ironicamente il comunicato.
“E pensare   –   spiega il Codacons   –   che nel 2009 il ministero aveva pronosticato, entro i successivi tre anni, una diminuzione di spesa del 30 per cento per l’acquisto dei libri scolastici. Un dato fantasioso, salvo che il prossimo non avvenga un miracolo”.
E, come se non bastasse, secondo le prime rilevazioni condotte dall’associazione dei consumatori “nonostante il loro innalzamento, il 30 per cento delle scuole sforerà  ugualmente i tetti di spesa fissati dal ministero”.
Dovrebbe essere, invece, più contenuto l’aumento dei prezzi per matite, penne, quaderni, zaini e per l’intero corredo scolastico: attorno al due per cento.
Per fronteggiare il rincaro della dotazione libraria gli studenti dell’Uds organizzano mercatini dell’usato in 25 città , dalla Friuli Venezia Giulia alla Sicilia.
“Secondo Federconsumatori   –   si legge in una nota degli studenti   –   un ragazzo di primo liceo spenderà  ad inizio anno 728,6 euro per libri e dizionari più 461 euro di corredo scolastico. Per un totale di ben 1.189.6 euro. E in base ai conteggi del Codacons la spesa familiare per i libri di testo aumenterà  dell’8 per cento”.
“Queste le tristi cifre che anticipano l’inizio dell’anno scolastico, rincari alla spesa e nessuno parla di diritto allo studio”, commentano i ragazzi.
Secondo gli studenti, “le passerelle mediatiche in cui si annunciava la soluzione del problema sono risultate vane”.
“Ad oggi   –   continuano   –   il mercato dei libri scolastici è dominato senza regole dalle lobby editoriali che annualmente modificano i testi senza sostanziali cambiamenti di contenuti. Abbiamo dichiarato da tempo guerra a chi specula sui libri scolastici   –   avvertono gli studenti   –   e sul caro libri.
“Per questo   –   comunicano quelli dell’Uds   –   abbiamo organizzato in tutt’Italia oltre 25 mercatini del libro usato per aiutare gli studenti abbattendo del 50 per cento i costi con il riuso, per sensibilizzare sul problema e rivendicare soluzioni concrete”.
Un’idea sposata anche dal Codacons che lancia per sabato 3 settembre la “giornata dell’usato”. “Per consentire alle famiglie di risparmiare sul costo dei libri”, il Codacons “invita le scuole ad organizzare la Giornata dell’usato”.
Le scuole dovrebbero allestire al loro interno un mercatino dei libri usati per favorire lo scambio diretto tra studenti.
“Inoltre, come già  avviene in alcune realtà , le scuole potrebbero acquistare i libri di testo, per conto di tutti gli studenti, in modo da risparmiare sull’acquisto grazie al grande quantitativo e all’ordinativo all’ingrosso”.
Proposte concrete alle quali si aggiunge la richiesta dell’Uds di “una legge quadro nazionale sul diritto allo studio che imponga alle regioni di far applicare il comodato d’uso per i libri di testo in ogni scuola”.
“Già  esistono buoni esempi   –   concludo gli studenti   –   non stiamo parlando della luna, ma di soluzioni concrete ed efficaci”.

Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)

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NEL VENETO LEGHISTA MAXI-EVASIONE PER 106 MILIONI DI EURO: SCOPERTI 800 LAVORATORI IRREGOLARI

Agosto 27th, 2011 Riccardo Fucile

1,3 MILIARDI DI EURO DI PATRIMONI NON DICHIARATI ALL’ESTERO PER LA MASTROTTO GROUP… SI TRATTA DI UNO DEI PRINCIPALI GRUPPI CONCIARI DELLA VALLE DEL CHIAMPO, NEL VICENTINO

Tonnellate di pellame vendute senza fattura, per oltre 10 milioni di euro, soldi che venivano fatti sparire dalla contabilità  fiscale grazie a degli artifizi fiscali.
Circa ottocento lavoratori pagati parzialmente in nero: operai e dirigenti a cui venivano corrisposti dei consistenti fuori busta, per un importo complessivo che è stato calcolati in 9 milioni di euro.
Ed ancora oltre 106 milioni di euro di reddito «nascosto» al fisco italiano presso società  di capitali oltre confine e patrimoni non dichiarati all’estero per oltre 1,3 miliardi di euro.
Sono questi i principali numeri dell’indagine condotta dalla Guardia d Finanza di Vicenza che ha scoperto un’evasione di dimensioni colossali.
Coinvolto uno dei principali gruppi imprenditoriali della concia della Valle del Chiampo, la Mastrotto Group, con sede ad Arzignano.
Responsabili i fratelli Bruno e Santo Mastotto, che sono stati denunciati all’autorità  giudiziaria per evasione fiscale.
Fondatori dell’importante gruppo conciario, amministratori e proprietari di fatto di quella che i finanzieri definiscono una galassia societaria retrostante alla struttura imprenditoriale vicentina: un castello di società  di capitali, quattro con sede in Lussemburgo, due delle quali holding gemelle, e due trust con sede nell’isola di Mann. Imprese sotto il controllo italiano e di fatto amministrate in Italia, quindi ricondotte a tassazione nazionale e di fatto considerate evasori totali.
L’avvio delle verifiche finanziarie da parte del Nucleo di Polizia tributaria, coordinatore dal sostituto procuratore Marco Peraro, ha preso il via da un’indagine per corruzione che ha ipotizzato il pagamento da parte dell’azienda Mastrotto Group di una tangente da 300 mila euro nei confronti di professionisti e funzionari dell’Agenzia delle Entrate.
Pagamento che sarebbe avvenuto nel 2008.
Da quell’episodio la Finanza ha voluto approfondire meglio la situazione del gruppo con verifiche fiscali che hanno interessato gli anni dal 2005 ad oggi.
Ed ecco come è emersa l’evasione di respiro internazionale.
«Si è trattato di un’operazione molto complessa, che ci ha tenuti impegnati per oltre un anno – ha fatto sapere il col. Antonio Morelli, Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza — un ingente danno all’Erario ma non solo, anche alla libera concorrenza e al libero mercato. Cercheremo di contrastare in modo sempre più drastico tali fenomeni perchè non è più tempo di giocare coi soldi italiani, soprattutto in questo particolare momento storico. Abbiamo le potenzialità  per arrivare a ricostruire le situazioni patrimoniali a distanza di anni, come nel caso della Mastrotto. Abbiamo dimostrato di essere bravi quanto i migliori consulenti aziendali. Scoveremo e puniremo tutti coloro che costruiscono artifizi fiscali. Che ci provino pure, li staneremo».

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LA LEGA VUOLE TAGLIARE LE PENSIONI DELLE VEDOVE, COME SE I MARITI NON AVESSERO MAI LAVORATO

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

VOGLIONO COLPIRE ANCHE L’ASSISTENZA: FORSE BOSSI NON AVRA’ BISOGNO DELL’ASSEGNO DI ACCOMPAGNAMENTO, CI PENSA GIA’ LA ROSY MAURO A NON FARLO CADERE DAL LETTO, MA LE FAMIGLIE NORMALI SI’.. L’IMPORTANTE E’ NON TASSARE I RICCHI E NON TAGLIARE LE PROVINCE

Un intervento sulle pensioni di reversibilità  delle vedove e l’assegno di accompagnamento.
Roberto Calderoli si è presentato al meeting di Rimini con nuove palle mediatiche e vecchie chiusure.
Il ministro della Semplificazione, infatti, ribadisce che sulle pensioni non ci sono margini di manovra. «Direi proprio di no. Il punto di compromesso sull’età  pensionabile, frutto di una mediazione lunga e laboriosa tra Lega e Pdl, è contenuto nella manovra bis».
Ma i soldi bisogna trovarli da qualche parte.
Non si esclude neanche il ritorno del condono. Sia pure legato alla delega in materia fiscale e all’avvio del nuovo regime.
E il ministro leghista porta ulteriore scompiglio nel già  confuso dibattito sulla manovra con un’altra proposta choc: «Bisogna andare a interessarsi delle pensioni di chi non ha mai lavorato che forse è il caso di andare a rivedere».
Spiega meglio Calderoli che bisogna occuparsi di chi «ha pensioni di reversibilità  eccessivamente alte o prende accompagnamenti che oggi vengono dati indistintamente a tutti».
Proposta che fa insorgere le opposizioni. «Calderoli chieda scusa ai disabili e alle vedove», intima subito il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando.
«Si vuol colpire in questo modo una platea di persone a basso reddito e socialmente più deboli», commenta Cesare Damiano, ex ministro del Pd.
Calderoli però annuncia un’altra “novità “: «Ci siamo inventati una sorta di tassa patrimoniale sui patrimoni evasi».
Ci sta lavorando un gruppo di esperti della Lega ( e allora siamo a posto n.d.r.)   per mettere a punto un meccanismo che, spiega il ministro « si applicherà  soltanto a chi su quel patrimonio non ha pagato le tasse o le ha pagate in misura minore al dovuto».
Nel gruppo di esperti che lavora alla proposta ci sono lo stesso Calderoli, Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia, convinti che la loro proposta darà  un incasso «significativo e superiore al gettito del contributo di solidarietà ».
Tanto da renderlo inutile.
In pratica il terzetto sta studiando come e quanto tassare il patrimonio.
Una volta stabilità  l’entità  del prelievo chi ha dichiarato tutto il patrimonio può detrarre l’importo delle tassa dalla dichiarazione dei redditi.
Chi non ha rivelato al fisco il reale patrimonio dovrà  versare la tassa.
Calderoli dice no anche alla totale abolizione delle province.
E ieri la commissione Bicamerale per gli affari regionali, su proposta del relatore di centrodestra e con il voto favorevole del Pdl, ha votato per lo stralcio dalla manovra di anche quella “scrematura” parziale prevista al momento.
Insomma restano tutte come prima.
Fioccano intanto le altre proposte.
Dai “frondisti” del Pdl, guidati dal sottosegretario Guido Crosetto, per esempio, arriva un emendamento che propone di tagliare dalle piante organiche, entro alcuni anni, un dipendente pubblico su quattro.
Anche Popolo e territorio ha le sue idee e Silvano Moffa chiede un vertice di maggioranza.
Si parla anche di un tetto agli stipendi dei manager pubblici che non potrebbero guadagnare più del presidente della Corte di Cassazione.
Tutti nodi che dovrebbero essere sciolti lunedì in vertice fra Bossi e Berlusconi.

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IL PREGIUDICATO BRANCHER GESTIRA’ UN ENTE DA 160 MILIONI DI EURO

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

SECONDO IL SETTIMANALE L’ESPRESSO, IL GOVERNO HA CREATO UN NUOVO ENTE: L’ORGANISMO DI INDIRIZZO PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DI PROGETTI PER I COMUNI DEL NORD

Altro che crisi.
I soldi per la Casta della politica ci sono sempre, almeno stando a quanto rivela l’ultimo numero in edicola del settimanale l’Espresso: 160 millioni di euro sarebbe la somma destinata dal governo alla creazione di un nuovo ente parastatale, la cui presidenza e direzione sarebbe affidata ad Aldo Brancher.
Cioè il deputato del Pdl condannato in via definitiva per ricettazione e appropriazione indebita proprio all’inizio del mese di agosto e di recente tirato in ballo anche dall’imprenditore Di Lernia nello scandalo delle tangenti per l’assegnazione delle commesse di Enav e Selex.
“L’ente — scrive il settiminale — si chiama Odi (Organismo di indirizzo) ed è stato istituito il 14 gennaio 2011 con un apposito decreto firmato nientemeno che da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.”
Richiamandosi a una norma “nascosta” nella finanziaria del 2010 (l’articolo 2, comma 107, lettera h’), il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia “autorizzano — continua L’Espresso — la spartizione di 160 milioni tondi entro la fine di quest’anno.
I soldi sono destinati ai soli comuni veneti e lombardi delle fasce di confine con Trento e Bolzano”, per frenare “la mini-secessione dei centri di montagna che progettavano di abbandonare le regioni padane per entrare nelle ricche province a statuto speciale”.
Il tutto viene a galla proprio ora, nei giorni in cui si discute delle modifiche alla monovra che mette pesantemente le mani nelle tasche degli italiani.
Alla presidenza dell’Odi, il nuovo ente che si occuperebbe di “fissare gli indirizzi per distribuire i soldi ai Comuni”, ma anche a capo della “Commissione di approvazione dei progetti che valuta concretamente quali giunte beneficiare e con quanto denaro” — rivela il settimanale — Berlusconi avrebbe deciso di mettere Aldo Brancher.
L’uomo che è stato anche uno dei Ministri con il mandato più breve della storia: nel giugno dello scorso anno ebbe la delega per l’attuazione del federalismo.
All’epoca era sotto processo per i fatti relativi alla scalata Antonveneta e si avvalse della legge sul legittimo impedimento per non presentarsi in udienza.
Solo dopo molte polemiche e la censura del Capo dello Stato Giorgio Napolitano Brancher si era dimesso, il 5 luglio dello scorso anno, esattamente 17 giorni dopo la sua nomina.
L’obiettivo dell’operazione sarebbe, secondo l’Espresso, “allevare una corte di politici locali, che si segnalano per il convinto appoggio a mostruose speculazioni edilizie.”

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IL PREMIER PIU’ RICATTATO AL MONDO: DA CASORIA ALL’OLGETTINA, UN PRESIDENTE DA MUNGERE

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

UNA LUNGA SERIE DI DONAZIONI SOSPETTE: PERCHE’ SONO IN TANTI A CHIEDERE QUATTRINI A BERLUSCONI? E PERCHE’ LUI PAGA SEMPRE?

“Essere Silvio Berlusconi”.
Potrebbe chiamarsi così un gioco di ruolo, o meglio, il format televisivo di un talent show in cui i concorrenti, nei panni di un facoltoso e generosissimo tycoon dalla brillante carriera politica, elargiscono a pioggia regalie alle persone più bisognose.
L’obiettivo del gioco è evitare di incrociare i “cattivi” che, con diabolica malafede, subornano la generosità  del capo e spillano soldi su soldi.
Magari – a differenza dei “buoni” – inventandosi qualche ricattino.
Le idee per gli autori non mancherebbero.
Basta scorrere le cronache degli ultimi anni e il parterre dei beneficiari, con la non improbabile possibilità  che la lista si allunghi ancora, è presto fatta. In fondo il nostro presidente del Consiglio è il più “ricattabile”, nel silenzio più assoluto dei grandi opinionisti, del mondo occidentale..
L’ultimo nome (ri)sbocciato è quello di Giampi Tarantini, l’imprenditore pugliese, indagato a Bari per corruzione e favoreggiamento della prostituzione, celebre per aver portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli.
Stando a quanto racconta Panorama da ieri in edicola, Giampi avrebbe ricevuto 500mila euro da B. che dichiara di “aver aiutato una persona e una famiglia con bambina in gravissima difficoltà  economiche”.
“Buono” dunque? Chissà .
Secondo i pm di Napoli la causale sarebbe un po’ diversa, forse un incentivo per evitare a B. altri guai e imbarazzi. Cattivello.
Altro, presunto e ingrato ricattatore sarebbe Ernesto Sica, ex sindaco di Pontecagnano, Salerno: la Procura di Napoli ipotizza che B. sia ricatatto da Sica, il quale potrebbe essere in possesso di informazioni imbarazzanti su come andarono le cose in Senato nel 2008, quando cadde il governo Prodi. Potenzialmente supercattivo.
Patrizia D’Addario, invece, era la “cattiva” per eccellenza.
Escort pagata (disse) per passare la notte con il presidente del Consiglio e così in malafede da infilarsi nel mitico “lettone di Putin” con tanto di registratore vocale nascosto.
Raccontò di aver cercato le grazie del premier per chiedere un “aiutino” per realizzare ciò che non riuscì al padre, costruire un residence a Bari.
Sembrava fatta, ma la Sovrintendenza ha bloccato tutto.
Patty è tornata a parlare con Libero poche settimane fa denunciando di essere stata strumento di un complotto anti-B. Da cattivissima a quasi buona?
In principio, però, fu Noemi Letizia, la festa di Casoria e il “ciarpame senza pudore” urlato a mezzo stampa dall’ex (assai cattiva) first lady Veronica Lario.
La mamma di Noemi signora Anna Palumbo, secondo i documenti bancari acquisiti dai pm milanesi del “Rubygate”, avrebbe ricevuto bonifici per decine di migliaia di euro partiti da un conto del presidente del Consiglio.
Innocenti liberalità  per assicurare un futuro alla (ormai ex) Lolita preferita? O c’è dell’altro? Cattiveria latente.
Le fanciulle, in questo gioco, sono le avversarie più insidiose.
Ruby su tutte, la nipote di Mubarak “ragazza in difficoltà ” (Maria Stella Gelmini dixit) aiutata dal Nostro, pagata “per non prostituirsi” o per acquistare la mitica “macchina anti-depilatoria” da 65mila euro .
Per non parlare della pletora delle “olgettine”, come l’ex meteorina Alessandra Sorcinelli, che in una anno avrebbe ricevuto da B. decine di migliaia di euro, versati in più tranches, alcune anche successive all’apertura dell’inchiesta Ruby.
Inchiesta da cui emerge anche molto denaro “regalato” a Nicole Minetti (la presunta “chioccia” delle notti di Arcore) che pure può disporre di un rispettabilissimo stipendio da consigliere regionale della Lombardia. Se non cattive, forse un po’ troppo esose.
Meno male che esistono gli amici, antichi e maschi. Loro non tradiscono mai.
A cominciare dall’avvocato Cesare Previti, che i soldi li sapeva usare.
La Corte di Cassazione, il 13 luglio 2007, ha stabilito che la sentenza che nel 1991 annullò il Lodo Mondadori, consegnando il primo gruppo editoriale italiano a Silvio Berlusconi sfilandolo a Carlo De Benedetti, era comprata.
L’acquirente era proprio Cesare Previti, agente per conto del Cavaliere con denaro della Fininvest, beneficiaria finale di tutto.
E che dire del compagno di mille battaglie Marcello Dell’Utri , condannato a sette anni in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa (il giudizio definitivo è atteso in autunno)?
Il cofondatore di Forza Italia si definisce “principe decaduto” ma per la verità  non se la passa troppo male. E grazie a cosa, se non alla generosità  di B.? Sui conti del senatore bibliofilo sono piovuti di recente 9 milioni e mezzo con cui è stata ristrutturata la villa sul Lago di Como.
Ottimo anche l’avvocato inglese David Mills.
Condannato in primo e in secondo grado per corruzione in atti giudiziari, ha atteso con serenità  la prescrizone in Cassazione senza fare troppe storie su quei 600 mila dollari ricevuti da B. per deporre come si deve (lo dicono le motivazioni della Suprema Corte) nei processi Arces e All Iberian, tenendo fuori il presidente “da un sacco di guai”. Buoni. Senza se e senza ma.
Silvio B. sa essere riconoscente con chi gli è fedele (Emilio Fede) e con chi lo fa divertire (Lele Mora).
Se poi sui 2 milioni e 850 mila euro elargiti a Mora (indagato per bancarotta fraudolenta per il fallimento della LM Managment) Fede se ne intasca metà  (dice Lele) che colpa ne ha B.? Buoni, ma un po’ pasticcioni.
È molto difficile essere Silvio Berlusconi, al giorno d’oggi.
Chi vuol essere milionario può sciegliere da che parte giocare.

Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FURBILANDIA: 600.000 SONO RICCHISSIME MA SOLO 74.000 DICHIARANO PIU’ DI 200.000 EURO

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

LO DICONO LE STESSE BANCHE: APPLICANDO LA PATRIMONIALE, COME IN FRANCIA, SI POTREBBERO RECUPERARE 10 MILIARDI

Dopo il miliardario Warren Buffett, dopo il manifesto dei “ricchi” francesi, dopo Montezemolo anche Sergio Marchionne si dice favorevole a una tassa patrimoniale: “Sono disposto a fare qualunque cosa se l’obiettivo è chiaro”, ha detto l’amministratore delegato della Fiat al Meeting Cl di Rimini.
Tutto, tranne spostare la propria residenza fiscale dalla Svizzera all’Italia condizione che gli
permette di pagare un’imposta sullo “stipendio” da manager Fiat del 30 per cento contro il 43 dei suoi colleghi residenti in Italia.
Un risparmio del 13 per cento che su circa 4 milioni di compenso ammonta a circa 500mila euro.
Come si vede il problema della tassazione delle grandi fortune è complesso e non si risolve semplicemente con una patrimoniale.
Ma, in ogni caso, se questa fosse varata genererebbe non poche entrate.
La Cgil, presentando la sua “contromanovra” , ha stimato un gettito di 15 miliardi di euro all’anno se si applicasse in Italia il sistema dell’Imposta sulle fortune in vigore in Francia.
Lì, si paga lo 0,55 per cento a partire da 800mila euro di ricchezza con un sistema di aliquote progressive che arrivano a 1,8 per cento per i patrimoni superiori ai 15 milioni.
Ma come individuare i ricchi?
Consultando dati ufficiali si desume che stiamo parlando di poche persone con grandi ricchezze in tasca.
La Banca d’Italia ha stimato, nel 2009, in 8.600 miliardi la ricchezza netta complessiva — dedotte le passività , come i mutui — corrispondenti a circa 350mila euro a famiglia.
Ma la distribuzione di tale ricchezza è tra le più ineguali al mondo: se la metà  più povera detiene, infatti, solo il 10 per cento della ricchezza complessiva al contrario il 10 per cento più ricco ne possiede quasi il 45 per cento.
Stiamo parlando di circa 2,4 milioni di famiglie con in mano oltre 3.870 miliardi di euro.
Cioè circa 1,6 milioni di euro a famiglia.
Quindi, se si vuole tassare la fortuna occorre andare a bussare da quelle parti.
E per farlo i dati non mancano.
Uno dei più interessanti è quello fornito dall’Associazione italiana del Private banking, le società  di gestione del risparmio privato, che ha censito gli italiani con patrimoni superiori ai 500mila euro.
Si tratta di 611.438 famiglie di cui la maggioranza, 415mila, detiene patrimoni tra i 500mila e il milione di euro.
Numeri che fanno riflettere se si pensa che solo 74 mila persone (lo 0,17 per cento dei contribuenti) dichiarano più di 200 mila euro di reddito.
Poi ci sono i più ricchi, quasi 200mila famiglie, che hanno patrimoni compresi tra il milione e i 10 milioni di euro per arrivare all’elite dei 7.982 “paperoni” che supera i 10 milioni.
Ben piazzate le “casalinghe”, cioè prestanomi che, mediamente, posseggono 1,2 milioni di euro. Complessivamente si tratta di 896 miliardi di euro detenuti per il 15 per cento proprio dalla fascia più alta, quella con più di 10 milioni di patrimonio, che rappresenta solo l’1 per cento del totale.
Come si vede anche ai livelli più alti si riscontrano ineguaglianze e concentrazioni di ricchezza. Su queste cifre, una tassazione sul modello francese potrebbe sfiorare i 10 miliardi di entrate per lo Stato.
Ma in Italia, è sempre la Banca d’Italia a ricordarlo, il grosso della ricchezza è concentrata in immobili, le attività  finanziarie rappresentano “solo” il 37 per cento della ricchezza complessiva. Alla fine del 2009 la ricchezza in abitazioni detenuta dalle famiglie italiane era stimata in circa 4.800 miliardi di euro.
Secondo i dati dell’Agenzia per il Territorio addirittura in 5.443 miliardi per effetto di un calcolo più aggiornato.
Dei proprietari di immobili, sempre secondo l’Agenzia, 10 milioni risultano lavoratori dipendenti e 9,6 milioni sono pensionati.
Poi ci sono i titolari di proprietà  immobiliari con redditi derivanti da attività  di lavoro professionale, di impresa e di partecipazione, pari a 2,5 milioni.
Circa 2 milioni di proprietari, infine, presentano “come fonte prevalente di reddito una rendita da immobili, pur non dichiarando redditi da lavoro dipendente, da lavoro autonomo o da pensione”. Sono quelli che vengono definiti “rentier”.
Ordinando l’insieme dei proprietari, spiega ancora l’Agenzia , per il valore delle quote di proprietà  delle abitazioni possedute, emerge che il 5 per cento di proprietari più ricchi possiede un valore delle abitazioni pari a circa il 25 per cento del totale.
Cioè, 1,2 milioni di proprietari possiede circa 1.200 miliardi di patrimonio immobiliare — secondo la Banca d’Italia ma sono 1.360 miliardi secondo l’Agenzia del territorio — per una media di 1 milione di euro a fronte di una media nazionale di circa 200mila euro.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SPESA PUBBLICA: QUEI SUPER DIRIGENTI STATALI PAGATI CON UN DOPPIO STIPENDIO

Agosto 26th, 2011 Riccardo Fucile

LO SCANDALO DEI FUORI RUOLO, SOLO I MAGISTRATI SONO TRECENTO… VENDERE AI PRIVATI SIGNIFICA SPESSO PROFITTI PRIVATI E PERDITE PUBBLICHE

Il governatore Formigoni dice che i cittadini chiedono un segnale: vendere le Poste, la Rai, il patrimonio immobiliare.
L’esperienza ha purtroppo insegnato che finora vendere significa svendere, o meglio, profitti privati e perdite pubbliche.
Il ministro è sempre lo stesso, quello della cartolarizzazione più grande del mondo, ovvero la vendita degli immobili degli enti previdenziali, attraverso società  di diritto lussemburghese,
Un fallimento pagato da noi e che qualcuno ha definito «romanzo criminale».
Forse il cittadino avrebbe maggiore fiducia se a vendere fosse una nuova generazione politica. Certo è che il primo segnale che il cittadino, quello che deve continuare a tirarsi il collo, oggi chiede, è di farla finita almeno con privilegi che gridano vendetta e che si continua ad escludere dalla cura dimagrante.
Era l’inizio di dicembre 2010, era appena stata varata una manovra di correzione dei conti pubblici con i soliti tagli lineari, quando invitammo, senza essere degnati di cortese risposta, la presidenza del Consiglio e il ministro Tremonti a provvedere all’eliminazione di una norma che non ci risulta applicata in nessun altro paese civile: l’incasso di uno stipendio per un mestiere che non fai.
Quando un dipendente pubblico viene chiamato a svolgere un incarico presso un ministero, una commissione parlamentare, un’authority o un organismo internazionale, va in «fuori ruolo».
Trattandosi di incarico temporaneo, conserva ovviamente il posto, l’anomalia è che conserva anche lo stipendio, a cui si aggiunge l’indennità  per il nuovo incarico. In sostanza due stipendi per un periodo di tempo spesso illimitato.
Nel 1994 il Csm lanciava l’allarme, segnalando «il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo, la durata inaccettabile di alcune situazioni, alcune superano il ventennio, quando non il trentennio… la reiterazione degli incarichi… con la creazione di vere e proprie carriere parallele».
Domanda: è ammissibile che un soggetto che non lavora per un’amministrazione, ma lavora per un’altra, venga pagato anche dall’amministrazione per la quale non lavora? Sono bravi dirigenti dello Stato, sicuramente i migliori, visto che sono sempre gli stessi a passare cronicamente da un fuori ruolo ad un altro, lasciando sguarnito il posto d’origine perchè non possono essere sostituiti, e i loro colleghi che restano in servizio si devono far carico anche del loro lavoro.
E poi c’è il danno, il magistrato fuori ruolo percepisce anche l’indennità  di malattia, mentre quelli in servizio la perdono.
Per arrivare alla beffa, e cioè possono essere promossi, ovvero avanzare di carriera mentre sono fuori ruolo.
Ad esempio Antonio Catricalà  è fuori ruolo dal Consiglio di Stato da sempre, è stato capo gabinetto di vari ministri di schieramenti opposti, poi all’Agcom, fino al 2005 segretario della presidenza del Consiglio con Berlusconi, quindi nominato presidente dell’Antitrust. Non ricopre la carica in Consiglio di Stato, ma ciononostante nel 2006 da consigliere diventa presidente di sezione, e senza ricoprire quel ruolo incassa uno stipendio di 9.000 euro netti al mese che si aggiungono ai 528.492,67 annui dell’Antitrust.
A fare carriera senza ricoprire la carica è anche Salvatore Sechi, distaccato alla presidenza del Consiglio con un’indennità  di 232.413,18, e Franco Frattini, nominato presidente di sezione del Consiglio di Stato il 7 ottobre del 2009 mentre è ministro della Repubblica (che però risulta in aspettativa per mandato parlamentare).
Consigliere di Stato è anche Donato Marra: percepisce 189.926,38, più un’indennità  di funzione di 352.513,23 perchè è alla presidenza della Repubblica.
Il dottor Paolo Maria Napolitano oltre allo stipendio di consigliere di Stato in fuori ruolo, prende 440.410,49 come giudice della Corte costituzionale.
Anche Lamberto Cardia, magistrato della Corte dei conti fuori ruolo, è stato 13 anni alla Consob, ma il 16 ottobre del 2002 è stato nominato presidente di sezione, «durante il periodo in cui è stato collocato fuori ruolo», specifica l’ufficio stampa della Corte dei conti, «ha percepito il trattamento economico di magistrato, avendo l’emolumento di 430.000 euro corrisposto dalla Consob, natura di indennità ».
Tra Consiglio di Stato, Tar, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato e magistratura ordinaria, sono fuori ruolo circa 300 magistrati che mantengono il loro trattamento economico percependo un’indennità  di funzione che a volte supera lo stipendio. Il commissario dell’Agcom Nicola D’Angelo ha sentito la necessità  di rinunciare all’assegno e mettersi in aspettativa.
Dall’Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni riceve un’indennità  di 440.410,49 annui, dall’agosto del 2010, dopo la manovra che tagliava gli insegnanti di sostegno nelle scuole per i disabili e gli stipendi dei dirigenti pubblici del 10%, ha rinunciato ai 7.000 euro al mese che prendeva da consigliere del Tar fuori ruolo.
Una scelta personale, visto che non ci ha pensato Tremonti.
D’Angelo dice di essere l’unico a porsi un problema etico, in effetti gli altri, ad esempio Alessandro Botto, consigliere di Stato fuori ruolo e componente dell’Autorità  di vigilanza sui contratti pubblici, con doppio stipendio, ha dichiarato di non sapere che si potesse rinunciare al doppio assegno.
La giustificazione è che lo stipendio da magistrato serve ad integrare quello per la carica da dirigente perchè non abbastanza remunerata.
È proprio vero che all’ingordigia non c’è fine: il presidente della Consob spagnola prende 162.000 euro l’anno, quello delle telecomunicazioni 146.000, non un euro in più, e nessun magistrato prestato ad altre funzioni mantiene il posto e tantomeno lo stipendio.
Le nostre associazioni dei magistrati hanno chiesto più volte di limitare l’uso dei magistrati fuori ruolo ai casi strettamente necessari, perchè si può creare una pericolosa commistione tra ordine giudiziario e potere politico, oltre a quello di sottrarre centinaia di magistrati al lavoro di giudici per svolgere il quale sono stati selezionati e vengono pagati.
Ma sicuramente alla politica che sceglie, dai capi gabinetto ai membri delle Authority, fa sempre comodo «valorizzare» i magistrati, sia penali che amministrativi, perchè in atti dove si deve forzare un po’ la mano, possono dare utili consigli.
Allora, visto che in questi giorni ai cittadini verranno imposte lacrime e sangue, cominciamo ad eliminare elargizioni e benefici il cui accumulo rende impossibile perfino la quantificazione.
Non sono questi i numeri che porteranno al pareggio di bilancio, ma certamente hanno contribuito a far sballare i conti e alla formazione di una cultura arraffona e irresponsabile.
Una classe politica che non sa essere «giusta» incattivisce i suoi cittadini, e alla fine verrà  condannata dalla storia.

Milena Gabanelli e Bernardo Iovene
(da “Il Corriere della Sera“)

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