Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile
LE GRANDI AZIENDE INTERNAZIONALI SI STANNO GARANTENDO L’ESCLUSIVA SU MOLTI ALIMENTI… CHI VORRA’ COLTIVARLI SARA’ COSTRETTO A PAGARE UNA ROYALTY CON UN INEVITABILE AUMENTO DEI COSTI PER PRODUTTORI E CONSUMATORI
Pomodori, patate, broccoli, ogni altro alimento. Oggi li comprate al negozio, al mercatino
sotto casa, al supermarket.
Dovrete sempre continuare a farlo per nutrirvi, ovviamente, ma in un futuro prossimo potrà costare più caro a voi consumatori e ancor più caro ai produttori, perchè le grandi multinazionali dell’agroalimentare brevettano all’Epo (European patents office, ufficio europeo dei brevetti, sede Monaco di Baviera) queste produzioni, e quindi in sostanza se ne assicurano l’esclusiva.
Contro questa pratica, incompatibile con normative e leggi della stessa Ue, si terrà a Monaco una manifestazione internazionale.
Il brevetto per strappare al resto del mondo l’esclusiva della patata, del pomodoro, del broccolo, della bistecca, secondo le associazioni di difesa della natura e della materia vivente come Equivita in Italia, è ormai una strategia portata avanti a carte scoperte da multinazionali come Monsanto, Dupont, Syngenta, Bayer, Basf solo per citare alcune tra le più potenti.
L’Ufficio europeo dei brevetti annullerà il ricorso contro il brevetto sul broccolo (EP10698199), ed è convocata la manifestazione davanti alla sua sede nella capitale bavarese.
Poi seguirà il brevetto sul pomodoro (EP1211926). In altre parole, per spiegare tutto ai profani: chi vorrà coltivare pomodori dovrà pagare ogni anno al detentore del brevetto, cioè a una multinazionale, una royalty, un diritto di brevetto.
Cioè coltivare broccoli o pomodori, materia vivente e patrimonio alimentare comune dell’umanità , verrà equiparato a produrre una bella Bmw o Mercedes, ovviamente diritto esclusivo del produttore d’auto, e dei suoi team di ingegneri, ricercatori e operai che hanno sviluppato l’auto messa poi in vendita.
Un pomodoro o un broccolo come un’auto di lusso, ti saluto consumatore e cittadino. La produzione indipendente di verdure di cui l’umanità si nutre da millenni verrà quasi equiparata all’attività di chi, come le industrie cinesi controllate dal sistema totalitario al potere a Pechino, produce e vende copie spudorate di auto, treni ad alta velocità o aerei i cui originali sono stati costosamente studiati, elaborati, sperimentati e prodotti nel mondo libero, dall’Europa al Nord America, dal Giappone alla Corea del Sud.
Conseguenza: agricoltori e allevatori, soprattutto nel terzo mondo ma anche da noi in Europa, rischieranno di andare in rovina, e molti di loro ci andranno davvero, mentre non andranno in rovina le industrie di proprietà del partito-Stato cinese che copiano i prodotti originali dell’industria europea, giapponese, nordamericana, sudcoreana. Paradossale ma rischiamo proprio questo.
E i consumatori pagheranno il conto col carovita, quindi peggio che comprare una copia cinese a buon mercato di un prodotto europeo.
Le decisioni dell’Epo, notano le organizzazioni di difesa della natura e della materia vivente, contraddicono l’articolo 53b della convenzione europea dei brevetti e l’articolo 4 della direttiva europea sulla brevettabilità del vivente.
Sembra linguaggio ostico da addetti ai lavori, ma tradotto in pratica significa che le multinazionali non avranno più solo in mano i brevetti esclusivi del cibo transgenico, bensì anche del cibo tout court.
E’ una strada strisciante verso la cancellazione della sovranità alimentare degli Stati e delle economie e la privatizzazione della materia vivente.
Se brevetti il broccolo o il pomodoro, detto in soldoni, l’agricoltore ovunque nel mondo dovrà pagarti ogni anno i diritti, con pesanti conseguenze per la sua sopravvivenza economica e per il prezzo al consumo.
Come ha detto Kerstin Lanje di Misereor, “in tempi in cui quasi due miliardi di persone soffrono la fame è semplicemente immorale far crescere i prezzi degli alimenti creando monopoli dei brevetti”.
Andrea Tarquini
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile
NELL’ATTENTATO DEL 12 LUGLIO 1992 MORIRONO IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO E 5 UOMINI DELLA SUA SCORTA…DEPOSITATE A CATANIA LE OLTRE 1000 PAGINE PER LA REVISIONE DEL PROCESSO: AFFIORANO SOSPETTI SUI SERVIZI SEGRETI
‘U tignusu, Gaspare Spatuzza, aveva deciso di saltare il fosso, di raccontare «la verità », quel 26 giugno del 2008, quando fu sentito per la prima volta dalle procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, che indagavano sulle stragi.
E quando il procuratore nisseno, Sergio Lari, gli rivolse la prima domanda – «Ma lei cosa sa di via D’Amelio?» – apparve subito chiaro, dalle prime risposte, che Spatuzza avrebbe «riscritto» 16 anni di indagini, inchieste, processi e sentenze.
«Sono stato incaricato di un furto di una 126… quando mi venne di fare questo furto di 126 il mio pensiero andò a Chinnici (Rocco, giudice istruttore di Palermo, ucciso da Cosa nostra, ndr) all’epoca perchè saltò su una 126 e a questo punto io non sapevo a che cosa mi stavo prestando… quindi assieme a Vittorio Tutino abbiamo fatto il furto di una 126 che poi l’ho messa… l’ho tenuta io in consegna… e l’ho tenuta in due diversi magazzini questa 126…».
Quel verbale fa parte della memoria (1140 pagine) della Procura di Caltanissetta depositata insieme alla richiesta di revisione dei processi Borsellino, dal procuratore generale nisseno, Roberto Scarpinato, alla Corte d’appello di Catania che dovrà decidere se scarcerare per la strage Borsellino undici mafiosi estranei alla vicenda.
Ma insieme a quelle di Spatuzza, ci sono le rivelazioni dell’autista del boss del mandamento di Brancaccio, Giuseppe Graviano, Fabio Tranchina, che racconta: «Probabilmente Giuseppe Graviano ha premuto il telecomando appostato all’interno di un agrumeto nei pressi del luogo dell’attentato, in via D’Amelio».
La revisione del processo Borsellino comporta anche l’individuazione dei veri responsabili materiali della strage del 19 luglio del 1992, 56 giorni dopo la strage Falcone.
E la procura ha già inoltrato all’ufficio del gip una corposa richiesta di misure cautelari.
Ma il malessere della Procura, che affiora dalla lettura delle carte, è quel dubbio che il procuratore generale Scarpinato riassume in una sua considerazione: «Se Spatuzza dice la verità , siamo di fronte a un clamoroso errore investigativo prima e giudiziario poi, magari determinato dall’ansia di dare una pronta risposta all’opinione pubblica allarmata e disorientata dall’escalation stragista, ovvero il risultato di un vero e proprio depistaggio».
Insomma, errore investigativo o depistaggio?
Scarpinato non ha una sua tesi, aspetta che la Procura decida il da farsi, avendo indagato tre funzionari di polizia del pool investigativo Falcone-Borsellino diretto da Arnaldo La Barbera (deceduto alcuni anni fa), e non avendo ancora stilato le conclusioni perchè, spiega Scarpinato, non sono stati trovati ancora «sufficienti elementi di riscontro alle accuse formulate nei loro confronti».
Ma il procuratore generale aggiunge, a proposito del depistaggio, che «in questa seconda inquietante ipotesi, occorre cercare di capire se si fosse voluta coprire la responsabilità di soggetti esterni a Cosa nostra, astrattamente riconducibili ad (…) apparati deviati dei servizi segreti, o a organizzazioni terroristiche-eversive».
Certo è che i pilastri dei processi Borsellino uno e due si sono rivelati inesistenti.
Stiamo parlando delle dichiarazioni rese dai pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta.
I tre che si autoaccusarono e accusarono altri mafiosi della strage Borsellino pur sapendoli innocenti. E sono loro che adesso puntano il dito sul gruppo di investigatori di Arnaldo La Barbera dipingendoli come quelli che suggerirono e pilotarono le loro dichiarazioni.
Annota il pool della Procura di Caltanissetta, dopo aver riletto tutti gli atti dell’inchiesta Borsellino e riscontrato le nuove rivelazioni di pentiti messe a confronto con testimoni: «Non si tratta solo di trovare le tessere mancanti del mosaico, ma le tessere false che qualcuno aveva inserito quasi certamente».
In attesa che si compia questa ricostruzione processuale del contesto della strage Borsellino, Gaspare Spatuzza ha recuperato diverse tessere del mosaico noto, sostituendole e riempiendo dei vuoti.
Per esempio, ha saputo indicare la via dove fu rubata la Fiat 126 della signora Pietrina Valenti, dove fu parcheggiata, come fu rubata. Secondo Scandura, con uno «spadino». Secondo Spatuzza, «con una forzatura del bloccasterzo».
E poi, ‘U tignusu precisa che la Fiat 126 «aveva problemi alla frizione e all’impianto frenante», rivelando anche l’identità del meccanico a cui si rivolse per aggiustare l’auto.
Ma è Fabio Tranchina, l’autista del boss Giuseppe Graviano, che chiarisce il ruolo chiave del padrino del mandamento di Brancaccio, il mafioso indicato come in rapporti con Marcello Dell’Utri, forte della consuetudine di rappresentante di un mandamento tradizionalmente «dialogante», nel tempo, con la politica, le istituzioni e la massoneria.
«Inoltre, sempre come ho già riferito, accompagnai Giuseppe Graviano a fare almeno due sopralluoghi in via D’Amelio, dopo averlo accompagnato nel magazzino di via Tranchina.
Il secondo sopralluogo è avvenuto nella settimana che ha preceduto l’attentato, a distanza di circa due settimane dal primo, che è dunque avvenuto ai primi del mese di luglio. Rammento che nel corso del secondo sopralluogo Giuseppe Graviano mi chiese di rallentare ma di non fermarmi perchè mi disse “questa è una zona che scotta”.
Non potevo ignorare che in occasione del primo sopralluogo avvenuto, come ho detto, nei primi del mese di luglio, Giuseppe Graviano mi aveva chiesto di reperire un appartamento proprio in via D’Amelio e che, dopo il secondo sopralluogo, preso atto che non ero riuscito a procurarlo, mi disse che si sarebbe “accomodato nel giardino”».
E fu lui probabilmente a premere il pulsante, da dietro la rete.
Così disse Fabio Tranchina.
Francesco La Licata e Guido Ruotolo
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 27th, 2011 Riccardo Fucile
PARLA IL FAMOSO ECONOMISTA FRANCESE, CONSIGLIERE DI SARKOZY: “NON ABBIAMO PIU’ VOGLIA DI RIDERE, SOFFRITE DI UN DEFICIT DI CREDIBILITA'”…”BASTEREBBE UN CAMBIO DI LEADERSHIP PER RASSICURARE I MERCATI”
«Il problema dell’Europa oggi è Berlusconi. Se miracolosamente il vostro primo ministro
uscisse di scena, allora gran parte dell’attuale crisi sarebbe risolta». All’Eliseo non è più tempo di risate nè di battute.
Per Alain Minc, uno dei più fidati consiglieri di Sarkozy, «le sorti dell’Eurozona sono legate all’esito delle trattative a Roma».
Nel suo studio di avenue Georges V, l’economista francese chiede di essere aggiornato sui negoziati a Palazzo Chigi. «Aspettiamo con ansia che l’Italia non sia più umiliata e torni ad essere quel grande Paese che è»
Intanto lo scherno del presidente francese e della Cancelliera tedesca in conferenza stampa è sembrato fuori luogo.
«Berlusconi cerca di trasformare il discredito che pesa su di lui in un attacco all’Italia. Non è così. Le assicuro che nessuno ha più voglia di ridere, i francesi meno degli altri. Per Sarkozy sarebbe tutto più semplice se potesse contare su un leader italiano credibile e al suo fianco al tavolo dei negoziati con la Germania».
Cosa si aspettano Sarkozy e Merkel dal governo italiano?
«E’ stato spiegato al vostro primo ministro che l’Europa non si accontenterà più di generici impegni. Berlusconi deve portare riforme precise e vincolate se vuole che si attivi il meccanismo europeo di solidarietà ».
Ci sono anche molte divisioni nell’asse franco-tedesco.
«L’accordo si troverà e sarà sufficientemente ambizioso da garantirci una tregua di qualche mese. Il nuovo meccanismo finanziario serve a mettere delle stampelle al vostro debito finchè c’è Berlusconi. Senza di lui, l’attuale impianto europeo avrebbe già mezzi e strumenti sufficienti per affrontare la crisi. L’esempio della Spagna ce lo dimostra».
Il giudizio dei mercati sull’Italia non le pare ingiusto?
«E’ un problema psicologico. Manca la freddezza necessaria per valutare i vostri fondamentali, che in parte sono buoni. Soffrite di un deficit di credibilità . Non rimane che sperare che la Provvidenza cambi la leadership italiana, sostituendo Berlusconi con Mario Monti, ad esempio».
Convocare elezioni anticipate, come ha fatto Zapatero?
«Diversamente dalla Spagna, da voi non sembra esserci uno spirito europeo bipartisan. In questa fase, un governo tecnico permetterebbe di superare l’emergenza. Ho citato Monti perchè sarebbe una garanzia di rigore».
Per il Cavaliere, la crisi è dovuta alla fragilità delle banche franco-tedesche.
«Forse Berlusconi non legge l’inglese e non ha visto gli articoli dell’Economist. In ogni caso, anche la Francia attraversa una congiuntura difficile, bisognerà rivedere al ribasso le stime di crescita e fare nuovi tagli».
Il risanamento proseguirà nonostante l’avvicinarsi del voto?
«Il nostro sistema non si blocca in campagna elettorale. Siamo una monarchia elettiva. Fino all’ultimo giorno, il Presidente può decidere. Sarkozy si è impegnato su tre cose: mantenere la Tripla A, portare il deficit al 4,5% nel 2012 e a 3% nel 2013. Se non seguirà questi tre obiettivi sarà condannato dagli elettori».
I sondaggi dicono che è già condannato a perdere.
«Se si votasse oggi, forse. Ma visto che mancano 6 mesi, la partita è aperta. Il risultato si gioca su un piccolo margine, scommetto su meno di 4 punti di distacco tra i due candidati».
Anais Ginori
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile
DAVANTI ALLA CAMERA MANIFESTAZIONE IERI DEGLI “IN-DIA-GNADOS”: “IL GOVERNO UCCIDE IL PROGETTO DI FALCONE E BORSELLINO”… ANCHE GLI UOMINI DELL’ANTIMAFIA PROTESTANO CONTRO UN GOVERNO CHE NON LI METTE NELLE CONDIZIONI DI LAVORARE
«A causa della nota carenza di fondi destinati alla manutenzione dei veicoli», ai poliziotti della Piana di Gioia Tauro è stato ordinato di lavarsi le auto.
E di provvedere alla manutenzione, controllando i livelli dell’olio e dell’acqua, lo stato della batteria.
E la pressione delle ruote.
Ma i tagli del governo alla Sicurezza colpiscono anche gli stipendi degli investigatori della Dia, l’organismo antimafia interforze voluto da Giovanni Falcone.
Che ieri sono scesi in piazza protestando davanti a Montecitorio, dichiarandosi anche loro, provocatoriamente, «in-Dia-gnados».
«State uccidendo la Dia, il sogno di Falcone e Borsellino», si legge in uno striscione srotolato davanti alla Camera dai sindacati di polizia.
«Il governo arresta la Dia», c’è scritto in un altro. «L’Esecutivo ha fatto della lotta alla mafia – dice Enzo Letizia, leader dei Funzionari – quasi uno spot pubblicitario, parlando di antimafia dei fatti. Nei fatti, però, ha lasciato la polizia allo sbando, senza fondi per benzina, strutture adeguate, addestramento. E ora di fatto disarma anche la Dia».
La proteste degli investigatori antimafia è l’ultima in ordine di tempo che s’aggiunge a quelle di piazza dei giorni scorsi dei poliziotti.
A quella clamorosa del Cocer carabinieri (ai quali pare siano state tagliate mille linee fax).
E a quella dell’Esercito, il cui Cocer ha chiesto le dimissioni del governo. V
a detto che la Dia è un organismo investigativo molto particolare,
difficilmente condizionabile dal potere politico in quanto composto dalle tre forze dell’Ordine, polizia, carabinieri e finanza.
Grazie al loro lavoro sono stati sequestrati alle mafie beni per 6 miliardi e confiscati altri per 1,2 miliardi.
Ma la scure dei tagli s’è abbattuta anche su questo fiore all’occhiello della lotta alla criminalità .
«Dai 28 milioni di euro stanziati per la Dia nel 2001 – denunciano tutti i sindacati di polizia – siamo passati ai 15 di oggi. Il personale è stato ridotto a 1.300 unità rispetto alle 1.500 previste. E ora con l’ultima legge di stabilità è stato data un’ulteriore sforbiciata ai bilanci di 7 milioni di euro che prende dalle tasche degli investigatori dai 300 ai 600 euro al mese».
Si tratta del trattamento economico aggiuntivo «messo a disposizione del Dipartimento – sostengono i sindacati in una lettera al ministro dell’Interno, Roberto Maroni – senza concertazione alcuna, dal direttore di nuova nomina». Di qui la richiesta di rimuovere dal suo incarico il dirigente Alfonso D’Alfonso.«È venuto meno il rapporto di fiducia tra vertice e struttura – tuona Flavio Tuzi, il segretario dell’associazione ispettori di polizia Anip – chiediamo al ministro dell’Interno e al capo della Polizia l’immediata rimozione del direttore generale».
«È una punizione»,dicono i poliziotti, a chi invece «meriterebbe un premio». Da bravi investigatori, gli agenti della Dia sono andati a spulciare le pieghe del bilancio della Sicurezza, scoprendo – e suggerendo – possibili risparmi che il governo potrebbe fare prima di prendersela coi loro salari.
«Una nota dolente del bilancio della Sicurezza – dicono – è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Dia, della direzione centrale Antidroga, della polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni annui».
Il riferimento è alla cittadella anticrimine del costruttore romano Renato Bocchi, sulla via Tuscolana, dove s’è trasferito 10 anni fa, fra le proteste sindacali, una gran parte del Viminale.
Ma «l’assurdità », per dirla con Giuseppe Brugnano, segretario regionale calabrese del sindacato indipendente Coisp, s’è raggiunta con l’ordine di servizio firmato dalla dottoressa Giuseppa Pirrello, dirigente della Sezione di Reggio Calabria del Dipartimento della polizia stradale, diretto ai poliziotti autisti della sottosezione di Palmi, Villa San Giovanni, Siderno e Brancaleone, di lavare le macchine da sè.
Chi non lo fa, armato del «materiale idoneo» in dotazione dei commissariati («shampoo, spugna, scopa, panno, bidone aspiratutto»), rischia il procedimento disciplinare.
«Abbiamo chiesto al Dipartimento – spiega Brugnano – il ritiro di questa direttiva umiliante per il personale che non ha precedenti. Ci hanno promesso che sarà annullata».
Ma ai poliziotti anti ‘ndrangheta di Palmi arriva un’altra brutta notizia.
«La Direzione centrale dei servizi tecnico logistici – scrive ancora la dottoressa Pirrello – non assicura l’invio e l’assegnazione di stivali invernali per la prossima vestizione invernale».
La polizia di Roberto Maroni è senza soldi.
Senza benzina. E senza scarpe.
La criminalità organizzata ha un volume d’affari quantificato in 311 miliardi di euro nei 27 Paesi dell’Ue, classifica nella quale l’Italia è seconda, con 81 miliardi, ma ai proclami del Governo in tema di lotta al crimine organizzato hanno fanno riscontro una serie di tagli indiscriminati che hanno colpito le forze dell’ordine e gravemente compromesso la funzionalità dell’attività di contrasto al crimine, dando agli operatori di Polizia una sensazione di isolamento mai avuta prima.
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Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile
INVECE CHE ELIMINARE I COSTI DELLA CORRUZIONE NELLA P.A., COLPIRE I GRANDI EVASORI, SRADICARE I SETTE MILIARDI DI EURO SPERPERATI OGNI ANNO PER FORAGGIARE I TROMBATI SISTEMATI IN SETTEMILA ENTI, TASSARE I GRANDI PATRIMONI, IL GOVERNO PORTA LE PENSIONI A 67 ANNI NEL 2026 E AUTORIZZA I LICENZIAMENTI
La bozza della lettera inviata dal governo italiano per ora viene accettato dalla Ue che non
poteva fare diversamente.
Essa contiene l’impegno a consentire alle aziende, a partire da maggio del 2012, il licenziamento del personale per situazioni di crisi economica, l’innalzamento a 67 anni dell’età della pensione, la mobilità coattiva nel pubblico impiego e una stretta sui contratti parasubordinati con condizioni più stringenti per questi tipi di contratti.
Il libro dei sogni prevede altresì: entro il 30 novembre un piano per le dismissioni del patrimonio pubblico con un introito, in tre anni, di 5 miliardi; entro il 31 gennaio 2012 via libera alla delega fiscale.
Sono alcune delle risposte alle richieste della Bce e dell’Unione, che all’Italia chiedono da tempo maggiore flessibilità in uscita nel lavoro e tagli alla spesa. Il governo italiano indica anche la consueta patacca della tabella di marcia: entro il 15 novembre il piano di crescita
Inoltre, sono 4 le direttrici, nei prossimi 8 mesi, su cui il governo intende operare: entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia; entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione.
Da un governo che non mai mantenuto una scadenza delle tante promesse lo scadenziario fa sorridere visto che ci hanno messo tre giorni per stilare questo generico documento.
In attesa del documento ufficiale, fonti Ue parlano di una probabile approvazione del piano.
Anche perchè bocciare l’Italia non era possibile, se non generando il crollo dell’euro.
Ora vedremo come reagiranno i mercati finanziari, quelli che contano.
La lettera – di cui le opposizioni chiedono l’immediata trasmissione al Parlamento – è composta da 16 pagine suddivise in 5 capitoli.
La bozza non contiene interventi sulle pensioni di anzianità , come richiesto dalla Lega, ma per quelle di vecchiaia prevede il rialzo dell’età a 67 anni, per donne e uomini, nel 2026.
Inoltre il governo ha messo in conto introiti per 5 miliardi in tre anni dalla cessione di pezzi del patrimonio pubblico. Il piano delle dismissioni dovrebbe essere approvato entro il 30 novembre prossimo previo accordo nella conferenza Stato-Regioni.
Arriva inoltre l’ennesima commissione per abbattere il debito pubblico.
Entro la fine dell’anno, si legge nella lettera, il governo “affiderà l’elaborazione di un piano organico per l’abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali”.
Il governo, nella sua lettera, annuncia più poteri all’Antitrust per favorire la concorrenza con un rafforzamento degli strumenti dell’Autorità entro il primo trimestre del 2012 soprattutto per evitare contrasti con la legislazione a livello locale.
La disposizioni sui licenziamenti ripropone il tentativo di aggirare l’articolo 18, già messo in campo nella manovra di agosto con l’articolo 8, mentre molto decise nei toni sono le misure annunciate per la mobilità nel pubblico impiego: il governo interverrà nella pubblica amministrazione, si legge, e renderà effettivi “con meccanismi cogenti/sanzionatori: la mobilità obbligatoria del personale; la messa a disposizione (Cassa integrazione) con conseguente riduzione salariale e del personale; superamento delle dotazioni organiche”.
La mission impossible di Berlusconi è quella di fare in 8 mesi ciò che non si è fatto in tre anni di governo.
L’Europa aspetta al varco l’Italia e vuole verificare se alle chiacchiere del governo seguiranno o meno i fatti..
Le reazioni in Italia sono negative.
“Procedendo così non si farà mai una riforma, ma si attaccheranno solo le persone più deboli”. Così il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha commentato le prime indiscrezioni sulla lettera del governo alla Ue.
Su pensioni e licenziamenti, ha aggiunto il leader della Cisl, “reagiremo subito perchè non siamo d’accordo” e perchè su queste misure “non c’è stata alcuna discussione”.
Secondo Bonanni, gli annunci in materia di lavoro sono uno “specchietto per le allodole per gli imprenditori” e il governo così “istiga alla contrapposizione e alla ribellione” per cui il sindacato deciderà nelle prossime ore iniziative di protesta.
“Orrende anticipazioni sulla lettera del governo all’Ue”. E’ il copmmento del Pd, affidato al capogruppo della Commissione lavoro, Cesare Damiano: “Se il fulcro di una fantomatica manovra fatta di annunci e di compromessi pasticciati tra partiti di governo non più in grado di gestire la situazione è la libertà di licenziamento e la pensione a 67 anni per uomini e donne, siamo alla frutta – dice Damiano – . Questo governo dimostra di voler colpire sempre dalla stessa parte: i lavoratori, i pensionati e i ceti più deboli”.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, aggiunge che a giudicare dalle anticipazioni “toni e contenuti del documento del governo non lasciano purtroppo intravvedere niente di serio” e il governo ha voluto prendersi “qualche giorno di ossigeno” con l’Europa.
La risposta del governo all’Europa per affrontare la crisi è invece “deludente” secondo il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.
“E’ stato convocato un cdm – dice Casini – poi disdetto perchè non in grado di assumere decisioni. Ora c’è una lettera che è stata cambiata fino all’ultimo momento che è assai deludente. Quindi siamo preoccupati”.
“La lettera alla Ue sembra il libro dei sogni”, ha aggiunto il leader dell’Udc. Preoccupato il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, secondo il quale “così si rischia lo scontro sociale”.
Chi siede al governo, dice Di Pietro, “non vuole la pace ma lo scontro sociale, per questo è estremamente necessario che chi ha responsabilità istituzionali faccia finire la legislatura prima che lo scontro sociale aumenti. Di certo non si può fermare la disperazione con la repressione”.
“A giudicare dalle indiscrezioni di stampa che trapelano – commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso -, lo spirito riformatore del governo si traduce in una ennesimo attacco sui licenziamenti, sul lavoro precario, sulle pensioni e che colpiscono in particolare le donne e il Mezzogiorno”.
Camusso propone agli altri sindacati una “iniziativa di mobilitazione unitaria che rimetta al centro le ragioni del lavoro e della crescita, ancora una volta negate dalle scelte di questo governo”.
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Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile
ALLA FACCIA DEGLI SPRECHI E DELLO STATO ASSISTENZIALE: TRA LO STIPENDIO DEL SENATUR, QUELLO DEL TROTA E LA PENSIONE DELLA BABY PENSIONATA MANUELA MARRONE, ROMA LADRONA CACCIA OLTRE 300.000 EURO L’ANNO PER LA FAMIGLIA DEL CAPO DELLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA
La notizia è di quelle a cui ci ha abituato questo Paese, afflitto dalla maledizione dei paradossi, degli sprechi, e delle ingiustizie sancite per decreto e controfirmate con i sigilli di ceralacca.
La notizia è questa: la moglie del nemico giurato di Roma, la moglie del guerrigliero indomito che si batte contro lo Stato padrone e che fa un vanto di denunciare gli sprechi dello Stato assistenzialista, è una baby pensionata.
Proprio così, avete letto bene.
La moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, riceve un trattamento previdenziale dal lontano 1992, da quando, cioè, alla tenera età di 39 anni, decideva di ritirarsi dall’insegnamento. Liberissima di farlo, ovviamente, dal punto di vista legale: un po’ meno da quello dell’opportunità politica, se è vero che suo marito tuona un giorno sì e l’altro pure contro i parassiti di Roma.
E si sarebbe tentati quasi di non crederci, a questa storia, a questo ennesimo simbolo di incoerenza tra vizi privati e pubbliche virtù, se a raccontarcela non fosse un giornalista a cui tutto si può rimproverare ma non certo l’ostilità preconcetta alla Lega Nord e al suo leader.
Eppure, nello scrivere il suo ultimo libro inchiesta (Sanguisughe, Mondadori, 18 euro), Mario Giordano deve essersi fatto una discreta collezione di nemici, se è vero che l’indice dei nomi di questo libro contiene personaggi noti e ignoti, di destra e di sinistra, gran commis e piccoli furbi, una vera e propria pletora di persone che a un certo punto della loro vita, anche se molto giovani, hanno deciso di vivere alle spalle della collettività e di chi lavora, approfittando dei tanti spifferi legislativi che il Palazzo ha generosamente concesso in questi anni.
La signora Marrone in Bossi è — in Italia — non un caso isolato, ma una delle 495.000 persone, come racconta il direttore dell’agenzia NewsMediaset, “che ricevono da anni la pensione senza avere i capelli grigi e senza avere compiuto i sessant’anni di età ”.
Nel 1992, quando la Marrone aveva 39 anni, Bossi attaccava “la palude romana” e chiedeva di cambiare. “Come no? — chiosa Giordano — Il cambiamento, certo. E intanto la baby pensione, però”.
Manuela Marrone, seconda moglie di Bossi, siciliana d’appartenenza attraverso il nonno Calogero “che arrivò a Varese come impiegato dell’anagrafe e finì deportato nei lager nazisti, dopo aver aiutato molti ebrei a scappare”, custodì Bossi nella convalescenza dopo l’ictus e favorì l’ascesa del figlio Renzo.
“Fra le attività che ha seguito con più passione — annota Giordano — la scuola elementare Bosina, da lei medesima fondata nel 1998, ‘la scuola della tua terra’, che educa i bambini attraverso la scoperta delle radici culturali, anche con racconti popolari, leggende, fiabe, filastrocche legate alle tradizioni locali. E sarà un caso che nelle pieghe della Finanziaria 2010, fra tanti tagli e sacrifici, sono stati trovati i soldi per dare un bel finanziamento (800 mila euro) proprio alla Bosina?”.
Tutto sembrerebbe fuorchè un caso.
La signora Bossi, d’altronde, ha molto tempo libero perchè riceve un vitalizio regolarmente. “Aveva diritto a prendere i suoi 766,37 euro al 12 di ogni mese, ha diritto a percepire l’assegno, che in effetti incassa regolarmente da 18 anni, da quando suo figlio Renzo, il Trota, andava in triciclo, anzichè andare in carrozza al consiglio regionale”
(Già , perchè se tra pensione, parlamento e Regione, se non ci fosse lo Stato assistenzialista, il reddito di casa Bossi passerebbe da oltre trecentomila euro a zero).
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Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile
AI VACCARI PADANI BRUCIA CHE FINI IERI SERA A BALLARO’ ABBIA RIVELATO CHE LA MOGLIE DI BOSSI E’ ANDATA IN PENSIONE A 39 ANNI E CHE LA SUA SCUOLA PRIVATA E’ FINANZIATA CON 800.000 EURO DALLO STATO… SI PULISCONO IL CULO COL TRICOLORE E PARLANO DI LEGALITA’: IN UN PAESE CIVILE SAREBBERO DA TEMPO INCRIMINATI PER RAZZISMO
Bagarre nell’aula della Camera dove sono venuti alle mani deputati di Lega e Fli. 
La vicepresidente Rosy Bindi ha sospeso la seduta e ha chiesto scusa ai ragazzi che assistevano ai lavori parlamentari dagli spalti dedicati agli ospit
La bagarre in Aula è esplosa dopo l’intervento di Marco Reguzzoni che ha attaccato duramente il presidente Gianfranco Fini, accompagnato da un coro di “dimissioni, dimissioni” rivolto al leader di Futuro e Libertà .
Subito dopo il capogruppo della Lega ha preso la parola Italo Bocchino per difendere il leader di Fli, ma è stato più volte interrotto.
La presidente di turno Rosy Bindi ha richiamato più volte i deputati all’ordine, in particolare Fabio Granata, e sono intervenuti i commessi. Bindi ha deciso di sospendere i lavori fino alle 12.30, poi la ripresa per un minuto per scusarsi con i ragazzi che assistevano alla seduta per “lo spettacolo non certo edificante che è stato offerto loro”.
Ma nonostante l’interruzione dei lavori sono volati insulti e le tensioni.
Durante gli interventi due deputati di Fli e Lega sono venuti alle mani.
I commessi si sono frapposti, ma sono comunque volate le botte, in particolare tra Claudio Barbaro di Fli e Fabio Rainieri.
Il duro attacco di Reguzzoni nei confronti di Fini è dovuto alle dichiarazioni che il presidente della Camera ha espresso durante la trasmissione Ballarò su RaiTre ieri sera.
Secondo Fini la ferma contrarietà della Lega all’innalzamento dell’età pensionabile, sarebbe dovuta al fatto che Manuela Marrone, moglie di Umberto Bossi, gode di una baby pensione che le è venuta riconosciuta ad appena 39 anni.
Da qui il duro attacco dai banchi del Carroccio al presidente della Camera.
Mentre Reguzzoni parlava si è alzato Claudio Barbaro, si è diretto verso i banchi della Lega ed è stato affrontato da Fabio Raineri.
“E’ la solita porcilaia fascista”, ha detto un deputato leghista uscendo dall’aula. “C’è stata una piccola collutazione con Raineri — ha poi spiegato Reguzzoni — ma noi siamo rimasti al nostro posto, è stato quello di Fli ad alzarsi e a venire verso di noi. A quel punto ha fatto bene la Bindi a interrompere la seduta”.
La seduta è ripresa alle 12.30 presieduta da Gianfranco Fini.
Al suo arrivo è stato accolto dal coro “dimissioni, dimissioni!” dei deputati della Lega. Una fila di commessi si frappone tra i deputati della Lega e quelli di Fli.
Mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, ha annunciato la volontà del gruppo di “investire la massima autorità dello Stato di una situazione di difficoltà drammatica dell’istituzione parlamentare determinata dal comportamento” del presidente Gianfranco Fini.
“E’ inutile e fuori luogo pensare di coinvolgere il Capo dello Stato su un problema che riguarda il presidente della Camera, i gruppi e l’aula: si può criticare quanto si vuole, ma il presidente della Camera, qualsiasi sia la maggioranza che lo ha eletto, non è sfiduciabile nè politicamente nè formalmente”, è intervenuto il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, intervenendo in aula dopo le parole del capogruppo della Lega contro Gianfranco Fini.
“Non è la prima volta che un presidente della Camera è un leader politico — ha detto Franceschini — e il presidente della Camera va valutato per il modo in cui presiede i lavori dell’aula: da quando Fli si e’ collocato all’opposizione, ha continuato a presiedere dando delusioni e soddisfazioni alternativamente alla maggioranza e all’opposizione. Tutto il resto fa parte del dibattito politico”.
Anche Massimo Donadi dell’Idv è intervenuto in difesa di Fini. ”Stendiamo un velo pietoso sulle contestazioni leghiste. In un paese normale la critica al presidente della Camera, terza carica dello Stato, che partecipa ad un dibattito televisivo politico sarebbe stata legittima, ma in questa situazione è semplicemente assurda”, ha detto il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.
Commento
Ricordiamo alla feccia padagna quanto segue:
1) Di porcilaie l’esperto è notoriamente l’on Rainieri, tenutario di stalle ed evasore di quote latte, non a caso condannato più volte dalla magistratura
2) Nessun italiano può ricevere lezioni di legalità e rispetto delle istituzioni da parte di soggetti che si puliscono il culo col tricolore, invocano la secessione e difendono truffatori.
3) In un paese civile una parte della classe dirigente leghista sarebbe da tempo in galera per violazione della legge Mancino per incitamento all’odio razziale.
4) La Lega ladrona ha fatto finanziare dal governo la scuola privata Bosina della moglie di Bossi con 800.000 euro: altro che Roma ladrona, si fottono i soldi dei contribuenti per i loro affari di famiglia.
5) Se poi qualcuno ricorda la frase “andremo a prendere i fascisti casa per casa” (cui è seguita una condanna penale) di Bossi, rammentiamo che non abbiamo mai visto nessuno sull’uscio di casa.
In ogni caso sapremmo come accoglierli.
Più difficile sarebbe cercare loro, divisi come sono tra case di cura e ville milionarie da mantenuti del sistema.
argomento: Bossi, Costume, Fini, Futuro e Libertà, governo, LegaNord, Politica, radici e valori, rapine | 1 Commento »
Ottobre 26th, 2011 Riccardo Fucile
BOSSI VUOLE LE URNE CON IL PORCELLUM, MA TEME L’OMBRA DI UN ESECUTIVO TECNICO….TREMONTI SCETTICO: “NON MI COINVOLGETE, CHI FA LA FRITTATA POI SE LA MANGIA”
Un patto per sopravvivere fino alla fine dell’anno.
Dopo una giornata di trattative al limite della rottura, Berlusconi e Bossi ritrovano un’esile intesa per evitare le dimissioni e un governo tecnico. È un patto segreto.
Un patto che garantisce a entrambi qualcosa.
Il premier ottiene così di accelerare l’andata in pensione a 67 anni, dando in pasto ai partner europei un assaggio di riforma.
In cambio il prezzo da pagare è alto: l’accordo prevede le sue dimissioni tra dicembre e gennaio e le elezioni anticipate nel 2012.
«Evitami la figuraccia a Bruxelles – è stato il discorso fatto dal cavaliere nel breve incontro a quattr’occhi con il Senatur – e io ti prometto che si va a votare a marzo. Con il Porcellum».
Appunto, la “Porcata” di Calderoli.
L’arma che il capo dei leghisti continua a considerare vitale per il suo partito. E per tenere a bada la fronda interna. A cominciare da Roberto Maroni.
L’azzardo resta comunque altissimo dato che il Cavaliere si presenterà oggi a Bruxelles senza un asso nella manica, senza quell’abolizione delle pensioni d’anzianità promessa soltanto tre giorni fa al termine del Consiglio europeo.
Un rischio enorme, di cui è ben consapevole il capo dello Stato.
Napolitano ha infatti ricevuto intorno all’ora di pranzo da Gianni Letta una prima bozza della lettera di intenti che Berlusconi porterà oggi con sè in Belgio, ma quello che vi ha letto non deve averlo tranquillizzato affatto.
Nel governo riferiscono infatti che il Quirinale l’ha giudicata del tutto «insufficiente» rispetto alle richieste. Solo titoli, nulla di concreto.
Nel governo è così scattato l’allarme rosso per le conseguenze di una possibile nuova bocciatura europea, che a questo punto non potrebbe che avere effetti pesanti anche sul mercato del debito e sullo spread.
Il caos è tale che nel pomeriggio, in ambienti di governo, si ipotizza persino un clamoroso forfait del premier, che sarebbe pronto a disertare il vertice europeo.
Una voce subito smentita da Paolo Bonaiuti, ma che rende bene il livello di fibrillazione raggiunto dalla maggioranza.
È Umberto Bossi, nel lungo vertice di ieri, a mettere il premier di fronte alla gravità della situazione: «È chiaro che hanno deciso di farti fuori. La regia è di Draghi: si stanno muovendo per sostituirti non l’hai capito? Se tocchi le pensioni noi rompiano e quelli ti fanno subito un governo tecnico. Dobbiamo invece arrivare insieme fino a gennaio».
Parole che fanno breccia nel premier, portando la tensione ai massimi livelli. «Umberto – replica il premier – io ho preso impegni vincolanti domenica, un segnale sulle pensioni lo dobbiamo dare assolutamente».
Così, sulle convenienze reciproche, matura l’accordo segreto.
Un passo obbligato, dal punto di vista del Carroccio, perchè Bossi continua a ripetere ai suoi che «ogni giorno che passiamo al governo perdiamo voti».
Le elezioni sono l’unica via d’uscita. Del resto anche Berlusconi ormai è consapevole di non avere più benzina nel motore.
Deve vedere approvata la legge sul processo breve per terminare il processo Mills, poi sarà pronto per tuffarsi in una nuova campagna elettorale.
Da candidato premier.
Andare avanti in questo modo è diventato impossibile. E a pesare non c’è soltanto lo scontro con Bossi.
Anche l’atteggiamento del ministro dell’Economia è tornato nuovamente sotto la lente d’ingrandimento.
«Non capisco – si è lamentato Berlusconi con un ministro – che partita stia giocando Tremonti. Mi dicono che sta dicendo in giro che il vero problema sono io, la mia credibilità , qualunque cosa portiamo in Europa».
A colpire il premier è stato anche l’annuncio fatto sabato a Bruxelles dal ministro dell’Economia di un piano «Euro-Sud».
Piano che non sarebbe stato discusso preventivamente con palazzo Chigi e di cui Berlusconi non sapeva nulla.
Lo stesso Tremonti, quando un collega del Pdl gli ha chiesto cosa pensasse della situazione, non ha nascosto la sua sfiducia sulla possibilità di uscirne, addossando al premier la responsabilità del caos.
Con una citazione d’antan di Amintore Fanfani: «Chi ha fatto la frittata ora se la mangi».
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, economia, Europa, governo | Commenta »
Ottobre 25th, 2011 Riccardo Fucile
LA BADANTE ROSY MAURO TIENE LA NOTA DEGLI EPURANDI DALLA CASA DI CURA PADANA: DA GIACOMO STUCCHI A GIANCARLO GIORGETTI, DA CAPRINI A GRIMOLDI, DA VOLPI A RAINIERI, DA PINI A BRAGANTINI, DA CONSIGLIO A FAVA LA LISTA E’ LUNGA… I MARONIANI PUNTANO A UN GOVERNO DI TRANSIZIONE PER AVERE TEMPO DI SPODESTARE IL CERCHIO MAGICO E SI RIUNISCONO A LENDINARA
Umberto Bossi ha confermato la linea della fermezza contro i ritocchi alle pensioni d’anzianità
proposti da Silvio Berlusconi, determinando di fatto lo stallo totale dell’esecutivo.
Ma qualcosa, comunque, sembra muoversi.
Una sorta di “accordo” si sarebbe comunque trovato, quel tanto per far vedere all’Europa che l’intenzione di lavorare nel senso indicato c’è, solo che i tempi, in qualche modo, li vuole dettare l’Italia.
Il dato politico, dopo una giornata che è stata solo un lungo vertice di maggioranza, è però sempre più chiaro: le sorti del governo, oggi più che mai, sono nelle mani del leader del Carroccio.
Eppure, per quanto il Senatùr sia tentato di staccare la spina, di fatto è costretto a temporeggiare: ha bisogno della garanzia che si vada a elezioni anticipate senza passare per un esecutivo tecnico o di transizione.
Per un semplice motivo: anche lui, come il Cavaliere, vuole presentarsi alle urne con l’attuale legge elettorale così da poter epurare i maroniani.
La lista già esiste da tempo.
E’ custodita da Rosy Mauro, asse portante del cerchio magico, nonchè unica interlocutrice della moglie del Senatùr, Manuela Marrone.
Un elenco di parlamentari, per lo più deputati, che in questi mesi si sono macchiati della grave colpa di aver criticato il Capo e si sono schierati con Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che la base del partito vuole leader e lo invoca come presidente del Consiglio.
In cima alla lista c’è Giacomo Stucchi, che poche settimane fa era candidato a sfilare la carica di capogruppo a Montecitorio del bossiano Marco Reguzzoni.
E anche Giancarlo Giorgetti, segretario del Carroccio in Lombardia, è finito nella lista nera, colpevole di aver candidato sul territorio troppi maroniani.
C’è poi Davide Caparini, che con il padre Bruno si sono contrapposti al cerchio magico in ogni modo, fino a staccarsi dalla segreteria provinciale di Brescia e istituire una sorta di feudo in val Camonica, a Ponte di Legno.
Da epurare anche Paolo Grimoldi, monzese fautore della diffusione del movimento dei giovani padani in molte regioni del nord e centro Italia, considerato l’uomo di Maroni tra i giovani del Carroccio.
Altro da cancellare dalle liste è Raffaele Volpi. Bresciano, braccio destro di Fabio Rolfi, il maroniano che a Brescia ha sconfitto il candidato del cerchio magico, Mattina Capitanio (sostenuto dall’ assessore regionale allo Sport e giovani Monica Rizzi, “tutor” di Renzo Bossi in Lombardia), conquistando la poltrona di segretario provinciale.
Poi ci sono gli emiliani: Fabio Rainieri, Gianluca Pini ed Emanuela Munerato.
Tutti “scoperti” e lanciati da Maroni.
Il ministro dell’Interno venerdì prossimo arriverà fino a Lendinara, un paesino sperduto in provincia di Rovigo, per partecipare a un convegno sul federalismo organizzato da Munerato.
E con Maroni hanno garantito la loro presenza il governatore del Piemonte, Roberto Cota, e il sindaco di Venezia, Flavio Tosi.
Altro frondista che il cerchio magico sta cercando di cacciare da settimane, ma ha dovuto rinunciare: “Se cacciano Tosi viene giù tutto”, aveva detto l’altro sindaco maroniano Attilio Fontana, primo cittadino di Varese.
Ma per colpire Tosi, Rosy Mauro ha inserito due deputati considerati a lui vicini: Matteo Bragantini e Giovanna Negro.
Ovviamente anche loro maroniani.
C’è poi Nunziante Consiglio, storico organizzatore della Berghem fest, dove Maroni è preferito al Capo.
E ancora: Giovanni Fava e il giovanissimo Maurizio Fugatti, segretario trentino da sempre distante da posizioni cerchiste.
Per questo la Lega vuole elezioni anticipate.
Lo ha detto a chiare lettere anche Bossi oggi, dopo giorni di silenzio: “Nessun governo tecnico”.
Di diverso avviso, ovviamente, i maroniani.
Che non sono rimasti a guardare. Anzi, alla Camera, dove sono la maggioranza del Carroccio, si sono riuniti in serata per valutare l’ipotesi di una fine anticipata del governo e prepararsi alla scalata del partito e al dopo Berlusconi.
Ma i fedeli del ministro dell’Interno vogliono un esecutivo di transizione che cancelli il porcellum e ritorni alla preferenza secca.
Un esecutivo a cui potrebbero dare il sostegno esterno su alcuni punti necessari, a partire dalle misure a favore del rilancio economico del Paese.
Ma basta leggi ad personam per il premier, basta mafiosi salvati con il voto di fiducia, basta lasciare inascoltata la base e i militanti che nell’ultimo anno sono diminuiti notevolmente: l’ultimo sondaggio che gira in via Bellerio assegna al Carroccio appena il 5,3%.
Così facendo, ragionano i maroniani, si potrebbe riprendere in mano la guida del movimento recuperando così parte del consenso perso.
Ovviamente Bossi non si tocca: è il cerchio magico che va annientato, è il “tumore” da estirpare.
Sul territorio l’esercito è già pronto, finora è mancato il generale.
Riuscirà Maroni a rappresentarli?
Sara Nicoli e Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Bossi, governo, LegaNord | Commenta »