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COSENTINO E I LEGAMI CON I COLLETTI BIANCHI DELLA CAMORRA: ESCONO LE FOTO DELL’INCONTRO

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE DELLA CAMERA DEVE ESPRIMERE IL PRROPRIO   VOTO SULLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE ALL’ARRESTO DEL COORDINATORE CAMPANO EL PDL

La settimana che si apre dovrebbe essere decisiva per l’immediato futuro del coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino.
Martedì   la giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera esprimerà  il proprio voto sulla richiesta di autorizzazione all’arresto inoltrata dal giudice delle indagini preliminari di Napoli Egle Pilla che nello scorso mese di dicembre ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del deputato, accogliendo la richiesta della Procura antimafia di Napoli che indaga sul riciclaggio, attraverso attività  imprenditoriali, dei capitali appartenenti ai clan camorristici di Casal di Principe.
Riciclaggio che, secondo le ipotesi dell’accusa, Cosentino avrebbe favorito quando ancora ricopriva l’incarico di sottosegretario all’Economia con delega al Cipe nel governo Berlusconi, facendo pressioni sui funzionari dell’Unicredit affinchè sbloccassero la pratica relativa a un prestito di cinque milioni e mezzo di euro in favore dell’imprenditore Nicola Di Caterino, cugino di due potenti capiclan come i fratelli Giuseppe e Massimo Russo.
L’ingente cifra, che sarebbe dovuta servire per realizzare un centro commerciale nella zona di Casal di Principe, era stata chiesta da Di Caterino presentando una falsa fideiussione, e la pratica si era quindi arenata.
Ma grazie all’intervento di Cosentino – sostiene la Procura con argomentazioni ritenute convincenti dal gip – la questione fu rapidamente sbloccata, anche se poi il centro commerciale (per il quale l’impresa di Di Caterino avrebbe ottenuto le necessarie licenze pur in violazione delle norme edilizie, sempre grazie alle pressioni di Cosentino sui responsabili dell’ufficio tecnico comunale) non fu mai realizzato.
La Procura antimafia ritiene l’incontro tra il parlamentare di Casal di Principe e i funzionari di Unicredit fondamentale per stabilire il legame tra Cosentino e i colletti bianchi della camorra casalese.
Perciò quel 7 febbraio del 2007 davanti agli uffici della banca in via Po a Roma c’erano anche gli investigatori della Dia, che raccolsero il materiale fotografico riportato in esclusiva da Corriere.it.
Insieme a Cosentino si riconosce perfettamente il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, anch’egli parlamentare del Pdl, e anch’egli indagato dalla Dda, che però non ha chiesto nei suoi confronti alcun provvedimento cautelare.
Per Cosentino, invece, quella su cui la giunta voterà  martedì (e che dovrebbe andare in Aula l’11 o il 12) è la seconda richiesta d’arresto, dopo quella, mai concessa, per concorso esterno in associazione camorristica, reato per il quale il deputato è attualmente sotto processo davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Quando il 21 dicembre scorso la giunta per le autorizzazioni a procedere si spaccò tra chi voleva votare subito e chi puntava alla riunione di martedì, la Lega appoggiò i vecchi alleati del Pdl facendo prevalere l’opzione del rinvio.
I suoi due rappresentanti, i deputati Paolini e Follegot, dissero di aver agito «secondo buonsenso» perchè preferivano avere «più tempo per leggere le carte appena arrivate in giunta».
Ora, per decidere, hanno a disposizione anche le foto, e non solo quelle: alla Camera è stata depositata anche la recentissima ordinanza del tribunale del riesame di Napoli che ha respinto il ricorso di Cosentino contro l’ordinanza di arresto, dando quindi un’ulteriore conferma alla validità  di quel provvedimento sul quale ora l’ultima parola tocca alla politica.

Amalia De Simone e Fulvio Bufi
(da “Il Corriere della Sera“)

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FONDI PUBBLICI ALLA LEGA FINITI IN TANZANIA, IL MARONIANO SALVINI ATTACCA BELSITO: “SPERO CI SIA UNA SPIEGAZIONE A TUTTO QUESTO, PER RISPETTO DEI MILITANTI”

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA SALVINI: “CI SONO SEZIONI CHE NON HANNO I SOLDI PER PAGARE L’AFFITTO, IL GIORNALE ‘LA PADANIA’ STA PER CHIUDERE E MANDIAMO SOLDI IN TANZANIA?”

Dal Regno dei fiordi all’isola di Afrodite, con un ultimo passaggio in Africa Orientale. È il percorso dei milioni di euro appena investiti dalla Lega e minuziosamente documentato da Giovanni Mari sul Secolo XIX .
Secondo la sua ricostruzione, il segretario amministrativo federale – Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio ed ex sottosegretario alla Semplificazione nell’ultimo governo Berlusconi – alla fine del 2011 ha messo in moto una considerevole serie di operazioni finanziarie coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare.
Ecco il giro dei soldi: il 14 dicembre «un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per 6 mesi a un interesse del 3,5%»; il 28 dicembre «1,2 milioni di euro per l’acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise ltd » di base a Larnaca, nell’isola di Cipro, e infine il 30 dicembre «il collocamento di 4,5 milioni di euro in Tanzania.
È l’ultimo spostamento dell’anno e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord».
Totale: quasi 8 milioni di euro in una decina di giorni, se si aggiungono anche i movimenti-base di 700.000 euro trasferiti ad altri conti del partito, di 450.000 euro emessi in assegni circolari e di 50.000 euro ritirati in contanti direttamente da Belsito. L’operazione in Tanzania, inoltre – specifica Il Secolo XIX – «coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” Aldo Brancher».
Il tesoriere del Carroccio – che come sanno tutti i lumbard è figura con un enorme autonomia decisionale e, di fatto, rende conto solo al grande capo Umberto Bossi – ha risposto con fastidio alle domande del quotidiano ligure: «Queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie». E però non si è sottratto all’intervista, spiegando che i soldi investiti arrivano dal finanziamento pubblico – «rimborsi elettorali» – che personalmente non conosce l’entità  delle operazioni perchè «noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo» e che i contanti prelevati sono serviti a rimborsare «spese per i nostri collaboratori».
Il problema è che la girandola di milioni ha a dir poco stupito i vertici del Carroccio: persino i notabili di primissimo piano non sapevano nulla delle destinazioni finali di quei soldi e qualche imbarazzo in via Bellerio c’è.
Uno sbalordito Matteo Salvini parla a nome dei padani, preoccupandosi del bene della Lega e del nord: «Ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l’affitto a fine mese. La Padania , il nostro quotidiano, versa in difficoltà  economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania… Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà  una spiegazione per ogni quattrino speso».

Elsa Muschella
(da “Il Corriere dela Sera“)

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LA BEFANA DI TEODORO BONTEMPO: IN GIRO CON LA FAMIGLIA IN AUTO BLU

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

L’ESPONENTE DE “LA DESTRA” VIAGGIA DA MONTECOMPATRI A PERUGIA CON MOGLIE, FIGLIA E AUTISTA DELLA REGIONE…CERCA DI GIUSTIFICARSI: “DEVO VEDERE DELLE PERSONE PER LAVORO”

Il regolamento della regione Lazio parla chiaro: “E’ vietato trasportare sui mezzi persone estranee all’amministrazione regionale”.
In questi giorni di feste, l’assessore per la Casa della Regione Lazio Teodoro Buontempo ha deciso di passare il giorno della Befana anche con la famiglia.
Così venerdì 6 gennaio è partito per Perugia dal paese dove risiede a sud di Roma, Montecompatri, con la moglie, la figlia e l’autista che la Regione gli mette a disposizione per il suo ruolo istituzionale.
Il problema è che di istituzionale nella trasferta in auto blu a spese dei contribuenti sembrava ci fosse ben poco, e infatti si trincera dietro un generico: “devo vedere delle persone con le quali devo parlare di lavoro”.
Chi fossero le persone però non ce l’ha detto, nè ci ha consentito di documentare i suoi incontri. Poco prima delle 17 ci richiama al cellulare informandoci che si trova fuori la sede della Regione — chiusa per le feste — in compagnia del consigliere regionale Pdl Rocco Valentino.
I due si conoscono da una vita, visto che il consigliere umbro in passato ha fatto parte del comitato centrale del Movimento sociale in cui per anni ha militato Buontempo.
Dopo una mezz’oretta il solerte assessore ci chiama nuovamente per ulteriori aggiornamenti.
Sta ripartendo con l’autista della Regione in direzione di Roma perchè l’altro appuntamento non è andato bene.
Più che di incontri istituzionali o di rappresentanza, ci sono parsi appuntamenti improvvisati al solo scopo di giustificare il viaggio di famiglia con auto blu e autista nel giorno della befana.
Abruzzese di nascita, Teodoro Buontempo è stato quattro volte deputato della Repubblica e dopo esser confluito dal Msi i in Alleanza Nazionale ne fuoriesce nel 2007 per partecipare alla fondazione de La Destra di Francesco Storace.
Nel 2010 dopo la vittoria della Polverini all’elezioni regionali, Buontempo è stato nominato assessore alla Casa e alla tutela Consumatori nella giunta regionale del Lazio, diventando uno dei 14 assessori esterni della giunta Polverini, cioè quelli non eletti ma nominati direttamente dalla Presidente.
Mentre in questi giorni in parlamento si discute sui compensi della politica, a Natale nella regione Lazio è arrivato un dono inaspettato: nella finanziaria approvata dal consiglio regionale è stato esteso il vitalizio anche agli assessori esterni, come Buontempo.
“Pensioni” che fino a ieri non sarebbero spettate a chi non è stato eletto ma solo nominato. Considerando che 14 su 15 non sono eletti, sembra proprio una norma confezionata su misura.

Luca Chianca e Francesca Mannocchi
(da “Il Corriere della Sera“)

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I SOLDI DELLA LEGA PRENDONO LA STRADA DELLA TANZANIA: SPEDITI ALL’ESTERO SETTE MILIONI DI EURO DI RIMBORSI ELETTORALI

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

PIU’ CHE UN PARTITO, LA LEGA DEL “CERCHIO MAGICO” SEMBRA UNA FINANZIARIA: IL TESORIERE BELSITO INVESTE 1 MILIONE DI EURO IN CORONE NORVEGESI, 1,2 MILIONI DI EURO IN FONDI DI INVESTIMENTO CIPRIOTI E 4,5 MILIONI DI EURO IN FONDI DELLA TANZANIA

La Lega Nord investe. Gestisce milioni di euro e compra quote di fondi, titoli di Stato, valuta straniera.
Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero.
La fetta più grossa è stata stanziata per un fondo basato in Tanzania da 4,5 milioni.
Quindi 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro e poco più di un milione di euro investiti in corone norvegesi.
In tutti i casi si tratta dei quattrini di finanziamento pubblico dello Stato incassati dal Carroccio come “rimborsi elettorale”.
È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione.
Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive.
E tutto ruota attorno al Banco popolare.
I movimenti-base sono gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali; i movimenti straordinari sono invece coordinati da Banca Aletti, il capillare sistema di private e investment banking dello stesso Banco popolare.
I movimenti-base sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell’ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro.
Più sostanzioso il programma di investimenti gestito per la Lega Nord attraverso Banca Aletti tra Natale e Capodanno.
Anzi, gli spostamenti di massa di denaro sono cominciati a metà  del mese scorso: un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%.
Il fatto curioso, che emerge immediato, è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente.
Chissà  come mai si è preferito investire dove si pagano interessi inferiori.
Più burrascosi almeno altri due movimenti su estero.
Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo “Krispa Enterprise ltd”.
Il fondo è basato a Larnaca, città  turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord.
Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania.
È l’ultimo spostamento dell’anno appena trascorso e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord: quasi otto milioni in una decina di giorni.
L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo Berlusconi, Aldo Brancher (si dimise dopo 17 giorni perchè indagato sulle scalate ad Antonveneta).

Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX”)

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IMPRESE PRIVATE STROZZATE DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: ASPETTANO PAGAMENTI PER 70 MILIARDI

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

QUESTA LA CIFRA DEL DEBITO CHE LO STATO HA VERSO LE AZIENDE PRIVATE…LA COMMISSIONE EUROPEA HA PROPOSTO UNA NORMA CHE IMPONGA IL PAGAMENTO DELLE FATTURE ENTRO 30 GIORNI, ORA SONO 180… IN GRAN BRETAGNA LO STATO PAGA ENTRO 10 GIORNI

Altro che pagamenti in Bot o Btp, il gioco delle tre carte sui circa 70 miliardi di euro di debiti della pubblica amministrazione verso le imprese private si aggira come una mina vagante sulla credibilità  dell’Italia auspicata dal governo Monti.
E non solo a causa della spirale mortale innescata sul sistema imprenditoriale del Paese.
Da un lato, infatti, per gli addetti ai lavori le analisi periodiche della Cgia Mestre di Giuseppe Bortolussi e le cronache specializzate come quelle di Oipa Magazine sono diventate dei bollettini di guerra con i primi paradossali suicidi non più per debiti, ma per i crediti non riscossi.
Dall’altro lato c’è quello che non viene detto in modo molto chiaro, benchè sia chiaro a molti. E cioè che se venisse sbloccato senza un escamotage contabile ad hoc, l’enorme mole di debito commerciale contratto dal pubblico — che in termini di valore rappresenta circa il doppio della manovra salva-Italia — andrebbe a pesare sul conteggio finale del debito pubblico cosa che oggi, in base agli stessi trattati Ue, non accade.
In quest’ottica è chiaro quindi che l’ipotesi di effettuare i pagamenti in titoli di Stato ventilata dal ministro Passera a fine novembre, sulla quale per altro è calato il silenzio, non sarebbe affatto risolutiva.
Non solo per le imprese (il 49 % piccole e medie) che si troverebbero comunque in mano carta o da piazzare non senza difficoltà  e perdendo gli interessi, oppure da mettere nel cassetto fino a scadenza senza risolvere il problema liquidità . Certo, meglio Bot e Btp, che niente.
Resta sempre il fatto che la conversione dei crediti in titoli di Stato avrebbe un effetto letale sulla posizione debitoria del Paese con un ulteriore rialzo degli spread in caso di immediata liquidazione da parte dei creditori, tanto che la proposta suona più come una trovata di breve respiro da banchiere che non come una strategia da statista.
Tanto più che della vischiosità  della situazione è ben consapevole il nuovo come il vecchio governo.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda, che ha anche aperto a un ammorbidimento del patto di stabilità  interno, è stato tra i più chiari nell’ammetterlo dichiarando al Corriere Veneto il 22 dicembre che “ci sono diversi problemi. Per esempio, se le pubbliche amministrazioni cominciassero a pagare, i pagamenti confluirebbero nella spesa e la spesa confluirebbe nel deficit dell’Italia”.
Non ne sa meno il Senato, che nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza di settembre ha potuto leggere come “l’accelerazione dei pagamenti implicherebbe un impatto diverso sugli indicatori di finanza pubblica”.
Il documento si soffermava poi implicitamente sull’altro problema lamentato a ragione dalle imprese: la mancata certificazione del credito (sfuggita all’ultimo dal decreto anti-crisi di settembre) che rende ardua la cessione dello stesso alle banche.
Anche concedendo ai creditori la possibilità  di accedere allo sconto bancario, infatti, si manifesterebbe “l’emersione di un maggior debito”.
Stesso ragionamento, complicato dalla burocrazia, va verosimilmente applicato alla conversione dei debiti in crediti d’imposta.
Anche se sembra questo il tasto su cui il governo intende battere, dato che almeno ha allungato alle imprese i tempi di pagamento delle cartelle esattoriali.
Ma la soluzione definitiva resta comunque un vero e proprio rompicapo che con la crisi sta stringendo il credito alle aziende già  messe alla corda dai crescenti ritardi dei pagamenti pubblici: 180 giorni secondo l’Ue (52 giorni in più dal 2009) contro i 10 del Regno Unito, 14 della Finlandia, 15 dell’Irlanda e 30 di Lussemburgo e Svezia.
E con differenze marcate per settore e regione.
Per esempio secondo uno studio della Cgia di Mestre sui 40 miliardi di mancati pagamenti cumulati dalle Asl, il 70 % sarebbe concentrato al Sud dove la maglia nera va alla Calabria (925 giorni) e la palma d’oro al Trentino (92 giorni) per una media del settore di 299 giorni. Poco risolutiva in questo senso, benchè benvenuta perchè almeno servirebbe da spartiacque tra passato e futuro, la direttiva comunitaria che impone al pubblico (sanità  esclusa) i pagamenti entro 30 giorni con interessi salati sui ritardi e da recepire entro marzo 2013.
La stessa Commissione ha proposto di anticiparla al 2012 per sostenere l’economia nei Paesi membri.
E ha istituito un gruppo di esperti nazionali per discuterne le questioni.
Primo appuntamento il 3 febbraio. Nel frattempo alle imprese non rimane che vegliare sulla gestazione della cosiddetta fase due.
Non senza notare che ormai gli appalti pubblici stanno diventando un affare solo per chi non ha bisogno di pagamenti a breve.
E cioè che ha ottenuto capitali freschi per vie traverse.

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“PER GLI IMMIGRATI SERVONO I FORNI”: CONSIGLIERE COMUNALE DELLA LEGA NORD DI ALBENGA LO SCRIVE SU FACEBOOK E NESSUNO PRENDE PROVVEDIMENTI

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

LA FRASE DELL’ESPONENTE DEL CARROCCIO E DENUNCIATA DAL CIRCOLO LOCALE DI FUTURO E LIBERTA’ SCATENA LE POLEMICHE… CHIESTE LE SUE DIMISSIONI, PER IL SINDACO   LEGHISTA “SONO UNA BATTUTA”, LA MAGISTRATURA TACE… E DOPO UN GIORNO ARRIVANO SOLO LE SCUSE DEL PADAGNO

Annuncio choc su Facebook: «Per gli immigrati servono i forni».
A scriverlo è stato Mauro Aicardi, consigliere comunale della Lega Nord di Albenga, in provincia di Savona.
La frase di Aicardi è apparsa sul famoso social network in un dibattito su un fatto di cronaca, ovvero una rapina subìta da un marocchino da parte di un suo connazionale.
La frase ha immediatamente scatenato le polemiche, in primis quelle del circolo cittadino di Futuro e Libertà  che non ha digerito la frase.
Secondo il sindaco di Albenga, Rosy Guarneri, quella di Aicardi è stata una battuta.
«Aicardi è una persona moderata e rispettosa del pensiero e del comportamento di tutti, ma esiste un disagio sociale che tutti percepiamo» ha detto il sindaco ai microfoni di Radio19.
«Si è trattato di una battuta di pessimo gusto, frutto dell’esasperazione più che di una seria riflessione e non rappresenta in alcun modo quello che è il mio pensiero nè quello del mio partito di riferimento, assolutamente estraneo alla questione»: con queste parole Mauro Aicardi – consigliere comunale della Lega Nord ad Albenga, che ha scritto su Facebook che per gli immigrati «servono i forni» – ha provato il giorno dopo a giustificare quanto è successo.
Il commento su Facebook, «che ho già  provveduto a rimuovere – ha detto Aicardi – non voleva essere razzista nè discriminatorio, ma semplicemente un modo un po’ brusco e provocatorio per esprimere il disagio provato da me e da molti cittadini nei riguardi della presenza a piede libero di criminali, pregiudicati e clandestini, di qualsiasi origine e razza. Se qualcuno si è sentito offeso chiedo scusa, e ribadisco che non volevo essere offensivo».
Aicardi è stato di nuovo difeso anche dal sindaco della cittadina savonese, Rosalia Guarnieri (Lega Nord), che già  ieri aveva preso le sue parti su Radio19.
La polemica, comunque, non sembra placarsi: la pubblicazione di quella frase «è un’inaccettabile istigazione all’odio razziale», hanno scritto in una nota i rappresentanti di Futuro e Libertà  di Albenga.
Inoltre, il Partito Democratico ha già  fatto sapere che nelle prossime ore presenterà  una mozione di sfiducia contro «se Aicardi non si dimetterà : il consigliere si deve dimettere. In caso contrario, il nostro gruppo consiliare proporrà  una mozione di sfiducia. Le sue affermazioni sono gravissime, perchè xenofobe e razziste e perchè provengono da un rappresentante delle istituzioni che dovrebbe dare l’esempio, e non peccare di superficialità ».

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MEMORIA CORTINA

Gennaio 9th, 2012 Riccardo Fucile

MARCO TRAVAGLIO:”NEI PAESI SERI NESSUNO (A PARTE I LADRI) DIFENDE I LADRI”…. QUALCHE CITAZIONE NELL’ULTIMO DELIRIO

Nei paesi seri non c’è bisogno di spiegare la differenza fra guardie e ladri, perchè nessuno (a parte i ladri) difende i ladri.
Invece nel Paese di Sottosopra, come lo chiamava Bocca, sgovernato per nove anni su 17 da un noto evasore che giustificava l’evasione, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera deve discolparsi dall’accusa di leso Caimano per aver dichiarato “se si dice che evadere è giusto non siamo un paese civile”.
E Monti fa notizia perchè rammenta quella che in un altro paese sarebbe un’ovvietà  — sono gli evasori a “mettere le mani nelle tasche degli italiani” — e solidarizza con la Guardia di Finanza per i sacrosanti blitz a Cortina e a Portofino.
Intanto il primo partito della sua maggioranza solidarizza con gli evasori.
Ma non potendolo dire esplicitamente (gli elettori sono nervosetti), si arrampica sugli specchi della logica per tener buoni sia gli evasori sia gli onesti.
Quattro passi nell’ultimo delirio.
Fabrizio Cicchitto: “Si criminalizza un’intera città  a scopi ideologici, politici e mediatici”. Anche se è Cicchitto, prendiamo sul serio le sue parole: quale sarà  mai l’ideologia politica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, i cui vertici li ha nominati il governo B.? Bolscevichi in divisa grigia? Mistero.
Osvaldo Napoli/1: “Non è vero che il contribuente onesto non ha nulla da temere. Gli accertamenti con metodi polizieschi colpiscono a caso e nella rete finiscono spesso contribuenti onesti”. E come dovrebbero essere gli accertamenti di una forza di polizia, se non polizieschi? E come fa un contribuente onesto a finire nella rete degli evasori? Risposta: non pagando le tasse.
Napoli/2: “L’Italia non è un popolo di evasori. Non c’era bisogno di arrivare fino a Cortina, bastava scendere nel bar sotto casa per scovare l’evasore”. Lievissima contraddizione: se basta scendere nel bar sotto casa, allora siamo un popolo di evasori.
Napoli/3: “Se il fisco si toglie l’elmo e invece della sciabola impugna il pc e anzichè invadere le strade di Cortina invita nei suoi uffici i contribuenti, la guerra all’evasione diventerebbe un accordo fra uno Stato vigile e dialogante e un contribuente meno reticente”. Ecco: si invita l’evasore in ufficio, gli si offre il tè coi pasticcini e si apre un dialogo per accordarsi: facciamo a mezzo?
Maurizio Lupi/1: “No a uno stato di polizia fiscale. Non va fatta di tutta l’erba un fascio, non siamo tutti evasori. Mi preoccupa la spettacolarizzazione mediatica, la repressione totale”. Appunto: proprio perchè non siamo tutti evasori, bisogna punire quelli che lo sono. La spettacolarizzazione mediatica fa parte della terapia: così l’evasore non ancora preso si spaventa e magari paga le tasse. Si chiama deterrenza. Quanto allo “stato di polizia”, non facciamo ridere: in America gli evasori finiscono su due piedi in galera: qui rischiano massimo una multa. Infine: come dovrebbe essere la repressione, se non totale? Parziale? Prendi due evasori e ne punisci uno solo? O li punisci tutti e due, ma solo un po’?
Lupi/2: “Non c’era bisogno del blitz per sapere che c’è evasione” Infatti i blitz non si fanno per sapere se si evade, ma chi evade.
Daniela Santanchè/1: “Ora chi va a Cortina è marchiato come evasore”. Ma perchè mai? Chi va a Cortina e non evade gode come un riccio nel vedere chi evade finalmente nei guai.
Santanchè/2: “A St. Moritz non ci sono forse evasori? Gli evasori stanno ovunque”. Giusto, ma St. Moritz è in Svizzera e dunque la Finanza non può andarci.
Santanchè/3: “Ora tutti andranno in vacanza a St. Moritz”. Vuol forse dire che “tutti” quelli che vanno a Cortina sono evasori? E perchè mai dovrebbero trasferirsi a St. Moritz, visto che con gli evasori la Svizzera è molto più severa dell’Italia?
Ps. Ieri il Suv della Santanchè è stato inopinatamente multato per divieto di sosta a Courmayeur. Un altro duro colpo all’economia del Paese. Ora tutti i Suv andranno in vacanza a St. Moritz.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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