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DA TANZANIA LIBERA AL BOSSI-TARZAN: SUL WEB SI SCATENA LA SATIRA SUL CARROCCIO

Gennaio 14th, 2012 Riccardo Fucile

GLI INVESTIMENTI DEL TESORIERE BELSITO HANNO GENERATO UNA SERIE DI BATTUTE E IRONIE SULLA RETE….IN PARTICOLARE TRA I SUPPORTER DI MARONI, I “BARBARI SOGNANTI”

Tra “Lega Nord Tanzania”, “Tanzania libera”, simboli artefatti a dovere e commenti preoccupati, nel lungo elenco di sfottò al Carroccio che stanno spopolando sul web si trovano persino la tanzanite e la foto della corona norvegese.
Dopo la diffusione della notizia degli investimenti compiuti dal partito di Bossi nel continente nero sul web si sta infatti scatenando la corsa alla battuta sarcastica. Curiosamente molte di queste boutade arrivano proprio dall’interno della stessa Lega, con militanti e colonnelli che si stanno lasciando andare, soprattutto sui social network, a manifestazioni di aperto dissenso contro gli investimenti milionari operati dal tesoriere della Lega, Francesco Belsito, su fondi e titoli norvegesi, ciprioti e tanzaniani. Investimenti compiuti utilizzando i soldi dei rimborsi elettorali che, al posto di essere utilizzati per il sostegno delle sezioni (sempre in carenza di liquidità ), nella seconda metà  di dicembre sono migrati verso posti esotici.
Una situazione paradossale a cui in molti nella Lega cercano di dare una spiegazione logica, ma non ci vuole molto ad imbattersi in esternazioni piccate.
Basta entrare nel profilo di qualche “barbaro sognante” (l’appellativo che molti maroniani aggiungono al proprio nome sui profili facebook) e leggere i commenti alla notizia: “Incredibile! La cassa del partito usata come patrimonio della famiglia Bossi! Mentre i militanti (e gli italiani/padani) hanno dovuto risarcire le casse della Banca della Padania. Cosa dobbiamo ancora scoprire?!”
E ancora: “Ma ai militanti fanno anche gli sconti per i viaggi in Tanzania?”, passando per i dubbi più seri: “Una domanda: se un giorno si dovesse sciogliere il partito “Lega Nord”, dove finirebbe quei soldi? con che criterio sarebbero ripartiti? Penso che partendo da questa domanda si possano capire molte cose”, sfiorando punte di vera e propria ostilità  nei confronti degli esponenti più in vista del cerchio magico: “In Tanzania… si investe in piantagioni di banano… a febbraio arriveranno le banane più grosse del mondo…. per far contenta la Sim.Paticona. Sicuramente ne farà  buon uso… sperando che si ricordi di mettersele anche in Bocca!” (messaggio che senza mezzi termini allude a Rosy Mauro, segretaria del Sin.Pa, il sindacato padano).
Così gli investimenti di Belsito (che risponde direttamente al Capo) hanno riaperto la frattura tra i maroniani e il cerchio magico bossiano.
Lunedì, alla riunione della segreteria politica leghista in via Bellerio il tema è stato affrontato apertamente e Roberto Maroni non ha usato mezzi termini per comunicare la propria indignazione, proponendo addirittura di rimuovere Belsito dal suo incarico. Proposta prontamente rispedita al mittente: tutta l’operazione sarebbe stata preventivamente concordata direttamente con Umberto Bossi.

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LIBERALIZZAZIONI: OGNI FAMIGLIA DOVREBBE RISPARMIARE (IN TEORIA) 900 EURO L’ANNO

Gennaio 14th, 2012 Riccardo Fucile

IL DECRETO SULLA CONCORRENZA VERRA’ VARATO ENTRO LA PROSSIMA SETTIMANA… SODDISFATTE LE ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI… SECONDO L’ANTITRUST SI GUADAGNA UN PUNTO E MEZZO DI PIL

“Finalmente il governo ha ascoltato i consumatori”.
Esultano tutte le associazioni – da Adusbef a Federconsumatori, da Altroconsumo ad Adoc, dal Codacons al Movimento di difesa del cittadino – dopo la diffusione della bozza di decreto sulla concorrenza.
L’arma segreta del governo Monti per rilanciare la crescita nella “fase due” dovrebbe vedere la luce entro il 20 gennaio e per ora raccoglie il plauso dei consumatori.
“Le liberalizzazioni proposte, seppur non ancora confermate – dicono le associazioni – si allineano a quanto da noi richiesto”.
Motivo di tanto entusiasmo è il risparmio atteso dagli interventi a 360 gradi su benzina, farmacie, professioni, taxi, ferrovie, autostrade, servizi pubblici, treni, negozi.
L’intera operazione di “deregulation” riporterebbe nelle tasche di ogni famiglia italiana almeno 900 euro l’anno grazie all’apertura dei diversi mercati e al conseguente abbassamento di prezzi e tariffe.
Questo almeno in teoria.
Una ricaduta totale pari a 21,6 miliardi, un punto e mezzo di Pil, come confermato dall’Antitrust.
Un dato tuttavia sottostimato, dicono gli esperti. I risparmi potrebbero essere più generosi anche per i benefici in termini di qualità  dei servizi offerti.
La vera, inaspettata, novità  del decreto liberalizzazioni è l’articolo 6 della bozza sulla class action.
La normativa viene potenziata con l’eliminazione di alcuni meccanismi insidiosi che spesso bloccano le cause collettive.
Non sarà  più necessario che tutti i ricorrenti abbiano una posizione “identica” (ad esempio uno stesso importo del danno da risarcire). Basterà  la più logica “omogeneità “.
Solo un’apparente formalità , usata tuttavia dalle aziende come arma di difesa per ritardare i contenziosi.
Viene anche reintrodotta una misura presente nella legge Prodi, poi annacquata dal successivo governo Berlusconi: la possibilità  di aderire all’azione collettiva fino al giudizio di appello (oggi fino a 120 giorni da quando il giudice ammette la causa). Innovativo anche l’articolo 5: a decidere se una clausola di un contratto è vessatoria o meno non sarà  più solo il giudice su ricorso del consumatore o dell’associazione, ma l’Authority.
La misura più attesa dai consumatori era senz’altro quella sulla benzina, visto i continui rincari alla pompa che falcidiano i bilanci familiari.
La possibilità  per i benzinai (sia proprietari che non, ma in misura diversa) di acquistare benzina, gasolio o gpl in modo libero e dunque da grossisti e rivenditori diversi dal marchio dell’impianto, apre squarci di possibili ribassi.
Così come la possibilità  dei proprietari di trasformare l’impianto in self service.
E quella di vendere giornali, tabacchi, caramelle e altri beni.
Altroconsumo calcola in 3 miliardi il risparmio totale annuo (tra benzina e gasolio) che si traduce in 144 euro di minori aggravi per ogni famiglia. Adoc, Codacons, Unione nazionale consumatori e Movimento difesa del cittadino alzano il “bonus” a 200 euro.
Almeno 18-19 centesimi in meno al litro, 216 euro annui, per Federconsumatori-Adusbef, grazie alla trasformazione dei distributori in “plurimarchio”.
L’abbassamento del “quorum” consentirà  una maggiore capillarità  di farmacie sul territorio: una ogni 3 mila abitanti, dice la bozza di decreto.
Contro i 4 mila attuali per i Comuni sopra i 12.500 abitanti e 5 mila per quelli al di sotto.
Questo comporterà  l’obbligo per le Regioni di mettere a bando, entro l’1 marzo 2013, 3.891 nuove sedi, di cui 882 nelle città  più grandi (con più di 70 mila abitanti).
Se almeno l’80 per cento di queste nuove aperture non saranno assegnate, perchè la Regione non organizza i concorsi o li fa per una percentuale inferiore, allora la vendita dei farmaci di fascia C (quelli con obbligo di ricetta medica, ma a totale carico del cittadino) sarà  liberalizzata e dunque possibile anche nelle parafarmacie e nei corner degli ipermercati, sempre alla presenza di un farmacista.
Roma dovrà  assegnare 198 sedi in più, Palermo 49, Verona 20, Milano 11, Napoli 10, Firenze 5. Ma Bologna e Genova un tondo zero.
Saldi liberi tutto l’anno, senza limiti di tempo, durata nè ampiezza degli sconti praticati. E senza chiedere preventive autorizzazioni al Comune.
La misura piace moltissimo ai consumatori e riguarda 750 mila piccoli negozi, 10 mila supermercati, 600 ipermercati.
Secondo il Codacons, le mancate liberalizzazioni nel settore del commercio costano ai consumatori 8 miliardi di euro l’anno: 5,5 miliardi nel commercio al dettaglio alimentare, il restante 2,5 in quello non alimentare.
La deregulation dei saldi consentirebbe al commerciante di scegliere quando, come, per quanto tempo offrire il proprio magazzino prodotti a sconto.
I clienti avrebbero, così, un ventaglio di scelta più ampio e probabilmente più a buon mercato.
La spesa delle famiglie per i saldi stagionali, come li conosciamo, si è dimezzata dal 2007 ad oggi.
Un 50 per cento in meno dovuto certo alla crisi e che i venti di recessione sembrano confermare.
L’abolizione delle tariffe professionali (quelle minime erano state tolte da Bersani nel 2006, ma era rimasto il riferimento), accompagnata dall’obbligo per il professionista di produrre un preventivo, prima di ricevere il mandato, nel quale indicare sia la tariffa offerta secondo un “criterio di equità “, sia l’esistenza di un’assicurazione per eventuali danni provocati al cliente, dovrebbero portare ulteriori vantaggi per il consumatore.
Secondo Altroconsumo, il risparmio generale sulle tariffe applicate dai professionisti sarebbe del 30 per cento.
Nel caso dei notai, se allineassero la parcella di un rogito per l’acquisto di un appartamento, ad esempio, alle tariffe più basse del mercato, si avrebbe un risparmio di 579 euro su una parcella di 2 mila euro.
Una causa di separazione da 1.500 euro, invece, scenderebbe a mille. Secondo Codacons e Adoc il risparmio medio a famiglia sarebbe di 200 euro.

Valentina Conte
(da “la Repubblica“)

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“IL VIA LIBERA AL REFERENDUM SCONTENTAVA I SIGNORI DEL PALAZZO”: I DUBBI DEI GIURISTI

Gennaio 14th, 2012 Riccardo Fucile

PACE: “EVIDENTI DIFFICOLTA’ POLITICHE”… ONIDA: “I QUESITI ERANO AMMISSIBILI”… AINIS: “SI POTEVA SOLLEVARE LEGITTIMITA’ COSTITUZIONALE”

La legge elettorale ribattezzata “porcata” (che eleganza) non piaceva alla Consulta nel 2008, quando indicò al Parlamento sospetti di incostituzionalità .
Dubbi forse fugati, se i due nuovi quesiti sono finiti dritti dritti nel cestino. Accompagnati (così pare) da un “monito” al Parlamento, naturalmente privo di qualunque valore giuridico.
Delusi i moltissimi cittadini che aspirano a una legge elettorale dignitosamente priva di parolacce e pure i costituzionalisti che si sono battuti a sostegno del referendum.
I professori aspettano, con ansia e curiosità  non solo accademica, le motivazioni.       Alessandro Pace, rappresentante legale del Comitato promotore dei referendum, parla di “evidenti difficoltà  politiche”. “È chiaro che inserire il referendum in un quadro tanto delicato avrebbe portato qualche sconvolgimento. Se ci fosse stato il referendum, saremmo tornati al Mattarellum. E avremmo votato presto: questa legislatura sarebbe terminata tra il malcontento di chi aveva interesse ad arrivare fino al 2013 e chi desiderava restare con l’attuale sistema elettorale”.
Il sito di Libertà  e Giustizia, di cui il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky è presidente onorario, ospita un messaggio assai sconfortato.
“La decisione della Corte costituzionale crea per la prima volta in Italia una situazione di estremo allarme istituzionale. I cittadini delusi e decisi a far valere la loro volontà  potrebbero essere indotti a un drammatico sciopero del voto, cioè a non accettare di andare nuovamente alle urne con il Porcellum”.
Libertà  e Giustizia aveva raccolto le adesioni di 114 autorevoli giuristi, favorevoli all’ammissibilità  dei quesiti.
Nell’appello scrivevano: “Al di là  di aspetti che il Parlamento potrà  sempre correggere, il ritorno alle “leggi Mattarella” potrebbe contribuire a ricostituire, attraverso i collegi uninominali, un rapporto più diretto fra parlamentari ed elettori e potrà  evitare, pur in un quadro tendenzialmente maggioritario, la formazione di coalizioni rissose, fragili ed eterogenee, artificiosamente tenute insieme dalla conquista di un premio di maggioranza a livello nazionale”.
Tra i primi firmatari c’è Valerio Onida: “La decisione della Corte non è una sorpresa: è soprattutto una delusione. Era prevedibile, però. Sono ancora convinto che ci fosse una strada per arrivare all’ammissibilità , che non è stata seguita. La prospettiva di un referendum è sempre uno stimolo per le forze politiche. Se si fosse fatta la consultazione avremmo potuto conoscere la volontà  popolare, che io credo si sarebbe espressa largamente contro l’attuale sistema. Una nuova legge è indispensabile, spero che le Camere ne siano consapevoli: c’è la questione delle liste bloccate, ma anche un premio di coalizione non collegato a una soglia significativa di voti. È un meccanismo inopportuno perchè crea alleanze il cui collante è solo quello di raggiungere la maggioranza”.
Stessa amarezza nelle dichiarazioni di Roberto Toniatti, docente all’Università  di Trento: “Come tutti aspetto le motivazioni, anche se mi dispiace che la Corte non abbia accolto la mia interpretazione. Naturalmente sono molto deluso anche sul piano politico”.
A chi dobbiamo rivolgerci, ora?
A deputati e senatori, molti dei quali hanno votato il Porcellum.
Giovanni Guzzetta, docente all’Università  di Roma Tor Vergata, spiega che “il parlamento può fare ancora di più di quello che lo strumento referendario consente: intervenire cioè sulla legge elettorale ma anche sulla Costituzione, perchè la legge elettorale da sola rischia di non bastare”.
Può, ma lo farà ?
Andrea Manzella, direttore del Centro studi sul parlamento dell’Università  Luiss è ottimista: “Quando leggeremo le motivazioni della sentenza, mi auguro troveremo un monito al parlamento ben più pesante di quello già  formulato dalla Corte. Ma voglio guardare al futuro che è già  cominciato quando le Camere hanno votato la fiducia al nuovo governo. Il parlamento ora deve colmare il vuoto, ben più grave di un vuoto legislativo, che è quello etico-politico tra cittadini e istituzioni.
Michele Ainis aveva scritto sul Corriere che riteneva inammissibili i quesiti.
Oggi festeggia?
“Credo che la Corte non si potesse pronunciare in senso affermativo. Però poteva fare quel che non ha fatto: sollevare una questione di legittimità  costituzionale”.
Stefano Rodotà  riflette sulle dichiarazioni di alcuni politici contro la Consulta: “Mi preoccupano. Non mettiamo in discussione la Corte: è una delle istituzioni che ha tenuto in questi anni di berlusconismo, le dobbiamo molto. Non vedo nessuno scandalo in questa sentenza. Spero che metta il Parlamento di fronte alle proprie responsabilità ”.
Dello stesso avviso anche la professoressa Lorenza Carlassare: “Era troppo comodo farsi levare le castagne dal fuoco dalla Corte, che comunque non poteva pronunciarsi a favore. E poi il Mattarellum è una pessima legge”.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA CRISI DEL MONTE DEI PASCHI RISCHIA DI AFFONDARE SIENA

Gennaio 14th, 2012 Riccardo Fucile

FONDAZIONE IN ROSSO, IL DENARO CHE EROGAVA E’ EVAPORATO… ALL’UNIVERSITA’ UN BUCO DA 200 MILIONI

Piena di storia e di bellezza, adorata dai turisti, con un problema di debiti troppo grande.
E una classe dirigente che si è rivelata drammaticamente inadeguata, per aver prima ignorato e poi sottovalutato i segnali che l’aria stava cambiando e che poi, in qualche caso, ha cercato di nascondere l’evidenza.
Per raccontare di Siena di oggi, com’è finita in questo pasticcio e come spera di uscirne basta però percorrere i pochi passi che separano tre tra i palazzi più belli di questa città . Il palazzo comunale, al centro di piazza del Campo.
La Rocca Salimbeni, dall’altro lato della piazza.
E palazzo Sansedoni, poco più in là  lungo la passeggiata che ogni buon senese percorre con regolarità  all’ora dell’aperitivo.
Il Monte dei Paschi è una banca particolare. Sta lì dal 1472 ed è il terzo gruppo bancario italiano.
Ma il suo cuore oltre che il suo controllo sono saldamente dentro alle mura della città  e in mano alla città  e ai gruppi di potere e interessi essa esprime.
Dei trentamila dipendenti del gruppo, circa 4000 sono in città  e provincia.
Con l’indotto, significa che in ogni famiglia almeno un membro dipende dal «Monte», come lo chiamano i senesi.
Prima fonte di reddito per la città  insieme all’Università : con i suoi circa 20 mila iscritti in maggioranza studenti fuorisede che pagano lauti affitti per un buco in centro. Anche all’Università  c’è un buco: 200 milioni, con strascichi di inchieste e indagati illustri dai quali sta cercando di tirarsi fuori.
Neanche il Monte del resto se la passa troppo bene. Il suo presidente, Giuseppe Mussari, deve trovare entro il 20 gennaio 3,2 miliardi di euro per rafforzarne il capitale.
I problemi del Montepaschi oggi sono comuni a tante altre banche italiane e non: l’economia non gira, i Btp che pesano nel portafoglio.
In passato c’è stata l’operazione Antonveneta, pagata 9 miliardi nel 2008, giusto un attimo prima che venisse giù il mondo.
Proprio oggi a Rocca Salimbeni arriva l’uomo che cercherà  di traghettare la banca fuori dalle secche della crisi.
Si chiama Fabrizio Viola, ha la faccia simpatica e la fama di bon vivant e sarà  lui che, con Mussari, dovrà  convincere Bankitalia che il Monte si potrà  rafforzare anche senza fare il secondo aumento di capitale in pochi mesi, il terzo in tre anni. E qui arriva il secondo protagonista di questa storia.
La Fondazione Mps è l’ostinato e ormai anacronistico azionista di maggioranza assoluta della banca.
Dalla sua istituzione nel 1996 a oggi ha gestito, sotto forma di erogazioni, il fiume di soldi che le arrivavano dalla banca sotto forma di dividendi.
Oltre 1,9 miliardi in quindici anni, l’85 per cento dei quali nel territorio di Siena e provicia.
Ha ristrutturato scuole e palazzi, finanziato la ricerca biomedica e i poli museali, sistemato strade e promosso piccole imprese.
Ha anche dato soldi a pioggia, dalle bocciofile ai circoli di cicloamatori alle sagre paesane.
Perchè di soldi ce n’era tanti e sembrava non finissero mai. Pur di rimanere con più del 50 per cento, in questi anni, si è venduto quasi tutto quello che poteva vendere e si è indebitata.
A guidarla è, dal 2006, Gabriello Mancini, ex funzionario della Asl di Colle Valdelsa diventato principale azionista di una delle principali banche del paese.
Un giorno di fine novembre Gabriello Mancini comunica che i soldi non solo non ci sono più ma ne mancano parecchi. È successo che la fondazione si è indebitata per un miliardo e ha ipotecato ciò che aveva di più caro, ovvero le azioni della banca.
E messo fine per qualche anno al fiume di denaro descritto sopra.
Nel terzo palazzo, la sede del Comune, abita da qualche mese Franco Ceccuzzi. Quarantacinque anni, funzionario di partito (Ds poi Pd) e poi parlamentare, nella rossa Siena rappresenta comunque un’anomalia: è il primo sindaco dalla fine degli anni ’80 che non sia anche dipendente del Monte.
Da Rocca Salimbeni venivano gli ultimi tre sindaci, per un totale di cinque mandati da primo cittadino.
Ceccuzzi, «grande elettore» della Fondazione ha dato il via ad una sorta di spoil system alla senese.
Mussari, che lo aveva già  annunciato da tempo, lascerà  ad aprile la guida della banca. Mancini resiste, ma a Siena si assicura che dovrà  anche lui cedere la poltrona.
A Ceccuzzi spetta il compito, difficile, d’inventarsi una città  nuova, da gestire con meno soldi e più idee.
La prima si chiama Siena capitale europea della cultura: Ceccuzzi ha candidato la città  toscana per il 2017 e da lì conta di ripartire.

Gianluca Paolucci

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L’IRA DI “TENTENNA” MARONI: “CAMBIAMO UMBERTO O FINIAMO COME IL PRC: NON USCIRO’ DAL PARTITO, SUBITO I CONGRESSI”

Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile

“LA NOSTRA GENTE E’ CON ME, ANCHE SE NEL GRUPPO DIRIGENTE HO POCHI ALLEATI”… MARONI CONFIDA NEI CONGRESSI PER RIBALTARE I RAPPORTI DI FORZA INTERNI E CRITICA I FONDI ALL’ESTERO: PECCATO CHE PER ANNI ABBIA FATTO FINTA DI NON VEDERE E DI NON SENTIRE

«A questo punto io rappresento la linea dell`opposizione interna: nel gruppo dirigente ho pochi alleati, ma nella base i rapporti di forza si invertono; ecco perchè occorre al più presto celebrare i congressi».
Invoca il «ricambio», Bobo Maroni, dopo l`ennesima giravolta di Bossi sul caso Cosentino, «una cosa che fa impazzire i nostri militanti».
Lo invoca sfogandosi con i suoi fedelissimi, con una truppa che la sconfitta di ieri non sembra affatto aver schiantato.
«Non è una sconfitta», gli dicono quasi a consolarlo. Ma di consolazioni il Maroni socio fondatore della Lega sembra non avere bisogno.
Perchè il voto di ieri, dopo la drammaticariunione del gruppo parlamentare della Lega, segna uno spartiacque: «Formalizza l`esistenza di una seconda visione dentro la Lega, o c`è una svolta oppure il movimento finirà  a causa dei pretoriani che stanno attorno a Bossi».
Insomma, è ora di gettare il cuore oltre l`ostacolo, come dicono i colonnelli maroniani in piena sintonia con i rivoltosi del web che per tutto il giorno incitano l`ex inquilino del Viminaie a prendersi il partito.
«L`unica cosa che escludo è uscire dalla Lega per fare un`altra cosa».
E allora nel mirino non ci sono più solo i «pretoriani» del Cerchio Magico, i vicerè della «Lega di famiglia» che tengono Bossi «rinchiuso nel castello di Gemonio, o di via Bellerio».
Nel mirino, ed è la prima volta, c`è il Capo: «Certo, lui è il segretario, ed questa la ragione per cui i congressi vanno fatti».
Da tempo si è fatto una convinzione, Bobo. E ieri, con i suoi, ha rimesso in fila parole che portano dritte a uno scontro vero, non più mediato da convenienze diplomatiche.
«Bossi ha in mente una successione dinastica, da padre in figlio; ma sa benissimo che ci vuole tempo, e per questo ritarda la convocazione dei congressi, ampiamente scaduti».
È quella la sfida, non ci sono altre strade per riportare il Carroccio nei binari:
«Di là  i pretoriani che circondano Bossi, fuori la base, la nostra gente».
Di là  il Trota, l`erede designato, di qua il cuore pulsante del movimento, il binomio sindaci sezioni individuato come forza rigeneratrice di una Lega non più succube del signore di Arcore.
C`è chi mette nel conto, anche tra i maroniani, che la reazione i tanti distinguo pronunciati in questi ultimi tempi (dalla caparbia rivendicazione della fine dell`alleanza con il Pdl fino alla battaglia combattuta ieri) adesso possano scatenare la cacciata dei reprobi.
Ma lui, Maroni, fa spallucce, e un po` imita il Fini dell`addio a Berlusconi: «Che fanno, mi cacciano? E solo perchè mi sono schierato per l`arresto di Cosentino?».
Non si può, a meno di non sconfessare «la maggioranza dei nostri militanti».
Semmai la sconfessione riguarda Bossi, che durante la tesissima riunione del gruppo, ieri alla Camera, «ha cambiato idea tre volte».
Prima il no all`arresto, poi la libertà  di coscienza, quindi (dopo la rissa sfiorata tra il “garantista” Paolini e i giovane Dozzo) il sì all`arresto però con libertà  di coscienza perchè «altrimenti al Nord ci fanno il mazzo».
Errore imperdonabile, per Maroni, ma forse va bene così:
«In questo modo Umberto mi ha dato la possibilità  di alzare la bandiera della legalità ; certo, sono stato sconfitto, ma ho tenuto la posizione, e questo agli occhi dei militanti risulta del tutto evidente».
E è pacifico, anche se il Senatùr nega, che «nelle ultime ore qualcosa tra Berlusconi e Bossi c`è stato».
Alla conta, dunque. Non c`è altro da fare, insiste Maroni con un amico: «Senza una svolta finiremo come Rifondazione comunista, un partito di nicchia. Un partito avvizzito. Ma io chiederò i congressi utilizzando la voce della base».
Ma bisogna fare in fretta, e qui l`ex ministro cita Virgilio, fugit irreparabile tempus: «Anche il Pdl sta cercando di creare un nuovo partito del Nord, e spera nella Lega più deteriore, quella della Tanzania», quella dei soldi partito investiti in modo spericolato e per nulla trasparente.
Ci vuole anche compattezza: «Molti dirigenti mi dicono basta, finiamola; poi mi giro e non c`è più nessuno».
Per fortuna c`è la base, su quella si può contare, soprattutto dopo il vulnus di ieri: «Il ceto politico che prende i soldi è quello più soggiogato e timoroso, sanno che con questa legge elettorale se si espongono rischiano di non essere ricandidati».
Dunque, «occorre mettere in moto il cambiamento, o la sconfitta sarà  definitiva».

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)

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IL PATTO SCELLERATO

Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile

L’ATTO DI ACCUSA DI ROBERTO SAVIANO A NICOLA COSENTINO

Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, trattenga ancora il fiato.
Non creda che questa congiura dell’omertà  che si è frapposta tra lei e le richieste della magistratura, possa sottrarla dal dovere di rispondere di anni di potere politico esercitato in uno dei territori più corrotti del mondo occidentale.
Non tiri un sospiro di sollievo, Onorevole Cosentino, perchè quel fiato non dovrà  usarlo solo per rispondere ai giudici.
Il fiato che risparmierà  lo deve usare per rispondere a chi ha visto come lei ha amministrato   –   e lo ha fatto nel peggiore dei modi possibile   –   la provincia di Caserta, plasmando una forma di contiguità , i tribunali diranno se giudiziaria ma sicuramente culturale, con la camorra.
Onorevole Cosentino, per quanto ancora con sicumera risponderà  che le accuse contro di lei sono vacue accuse di collaboratori di giustizia tossicodipendenti.
I pentiti non accusano nessuno, dovrebbe saperlo. I pentiti fanno dichiarazioni e confessioni; i pm ne riscontrano l’attendibilità  ed è l’Antimafia a formulare l’accusa, non certo criminali o assassini.
Lei, ribadisco, non è accusato da pentiti, lei è accusato dall’Antimafia di Napoli.
Ma anche qualora i tribunali dovessero assolverla, lei per me non sarebbe innocente.
E la sua colpevolezza ha poco a che fare con la fedina penale. La sua colpa è quella di avere, per anni, partecipato alla costruzione di un potere che si è alimentato di voti di scambio, della selezione dei politici e degli imprenditori peggiori, il cui unico talento era l’attitudine al servilismo, all’obbedienza, alla fame di ricchezza facile.
Alla distruzione del territorio. La ritengo personalmente responsabile di aver preso decisioni che hanno devastato risorse pubbliche, impedito che nelle nostre terre la questione rifiuti fosse gestita in maniera adeguata.
Io so chi è lei: ho visto il sistema che lei ha contribuito a produrre e a consolidare che consente lavoro solo agli amici e alle sue condizioni.
Ho visto come pretendevate voti da chi non aveva altro da barattare che una “x” sulla scheda elettorale.
Sono nato e cresciuto nelle sue terre, Onorevole Cosentino, e so come si vincono le elezioni.
So dei suoi interessi e con questo termine non intendo direttamente interessi economici, ma anche politici, quegli interessi che sono più remunerativi del danaro perchè portano consenso e obbedienza.
Interessi nella centrale di Sparanise, interessi nei centri commerciali, nell’edilizia, nei trasporti di carburante, so dei suoi interessi nel centro commerciale che si doveva edificare nell’Agro aversano e per cui lei, da quanto emerge dalle indagini, ha fatto da garante presso Unicredit per un imprenditore legato ad ambienti criminali.
Onorevole Cosentino, per anni ha taciuto sul clan dei casalesi e qualche comparsata ai convegni anticamorra o qualche fondo stanziato per impegni antimafia non possono giustificare le sue dichiarazioni su un presunto impegno antimafia nato quando le luci nazionali e internazionali erano accese sul suo territorio.
Racconta che don Peppe Diana sia suo parente e continua a dire essere stato suo sostenitore politico.
La prego di fermarsi e di non pronunciare più quel nome con tanta disinvoltura.
È un uomo già  infangato per anni, i cui assassini sono stati difesi dal suo collega di partito Gaetano Pecorella, peraltro presidente della commissione bicamerale sulle ecomafie e membro della Commissione Giustizia.
Perchè non è intervenuto a difendere la sua memoria quando l’Onorevole Pecorella dichiarava che il movente dell’omicidio di Don Diana   “non era chiaro” gettando, a distanza di anni, ancora ombre su quella terribile morte?
Come mai questo suo lungo silenzio, Onorevole Cosentino?
Sono persuaso che lei sappia benissimo quanto conti questo silenzio.
È il valore che ha trattato in queste ultime ore con i suoi alleati politici.
È questo suo talento per il silenzio a proteggerla ora. E’ scandaloso che in Parlamento si sia riformata una maggioranza che l’ha sottratta ai pubblici ministeri. Ma in questo caso nessuno, nemmeno Bossi – anche al prezzo di spaccare la Lega- poteva disubbidire agli ordini di un affannato Berlusconi.
Perchè lei, Onorevole Cosentino, rappresenta la storia di Forza Italia in Campania e la storia del Pdl.
E lei può raccontare, qualora si sentisse tradito dai suoi sodali, molto sulla gestione dei rifiuti, e sulle assegnazioni degli appalti in Campania.
Può raccontare di come il centro sinistra con Bassolino, abbia vinto le elezioni con i voti di Caserta e come magicamente proprio a Caserta il governo di centro sinistra sia caduto due anni dopo.
Lei sa tutto, Onorevole Cosentino, e proprio ciò che lei sa ha fatto tremare colleghi parlamentari non solo della sua parte politica.
Sì perchè lei in Campania è stato un uomo di “dialogo”.
Col centro sinistra ha spartito cariche e voti. Onorevole Cosentino, so che il fiato che la invito a risparmiare in questo momento lo vorrebbe usare come fece con Stefano Caldoro, suo rivale interno alla presidenza della Regione.
Ha cercato di far pubblicare dati sulla sua vita privata.
Ha cercato di trovare vecchi pentiti che potessero accusarlo di avere rapporti con le organizzazioni criminali.
Pubblicamente lo abbracciava, e poi lanciava batterie di cronisti nel tentativo di produrre fango.
Onorevole Cosentino, so che in queste ore sta pensando a quanti affari potrebbe perdere, all’affare che più degli altri in questo momento le sta a cuore. Più del centro commerciale mai costruito, più dei rifiuti, più del potere che ha avuto sul governo Berlusconi.
Mi riferisco alla riconversione dell’ex aeroporto militare di Grazzanise in aeroporto civile. Si ricorda la morte tragica di Michele Orsi, ammazzato in pieno centro a Casal di Principe? Si ricorda la moglie di Orsi cosa disse?
Disse che lei e Nicola Ferraro eravate interessati alla morte di suo marito. Anche in quel caso ci fu silenzio. Michele Orsi aveva deciso di collaborare con i magistrati e stava raccontando di come i rifiuti diventano soldi e poi voti e poi aziende e poi finanziamenti e poi potere.
Lei si è fatto forte per anni di un potere basato sull’intimidazione politica e mi riferisco al sistema delle discariche del Casertano che a un solo suo cenno avrebbero potuto essere chiuse perchè la maggior parte dei sindaci di quel territorio erano stati eletti grazie al suo potere: il destino della monnezza a Napoli – cui tanto si era legato Berlusconi – era nelle sue mani.
Onorevole Cosentino, non tiri un sospiro di sollievo, conservi il fiato perchè le assicuro che c’è un’Italia che non dimenticherà  ciò che ha fatto e che potrebbe fare.
Non si senta privilegiato, non la sto accusando di essere il male assoluto, è solo uno dei tanti, ahimè l’ennesimo.
Lei per me non è innocente e non lo sarà  mai perchè la camorra che domina con potere monopolistico ha trovato in lei un interlocutore.
Non aver mai portato avanti vere politiche di contrasto, vero sviluppo economico in condizioni di leale concorrenza e aver difeso la peggiore imprenditoria locale, è questo a non renderle l’innocenza che la Camera dei Deputati oggi le ha tributato con voto non palese.
Onorevole Cosentino prenderà  questo atto   d’accusa come lo sfogo di una persona che la disprezza, può darsi sia così, ma veniamo dalla stessa terra, siamo cresciuti nello stesso territorio, abbiamo visto lo stesso sangue e abbiamo visto comandare le stesse persone, ma mai, come dice lei, siamo stati dalla stessa parte.

Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)

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SI RIFORMA L’ASSE TRA SILVIO E BOSSI: “SE AIUTI NICOLA, SI VOTA A GIUGNO”

Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile

L’ALLARME DI MONTI: UNA SITUAZIONE CHE PUO’ CREARE PROBLEMI… PALAZZO CHIGI TEME CHE IL PDL LASCI LA LINEA MODERATA E CHE DI RIMBALZO IL PD ALZI I TONI

“Cosentino noi te lo salviamo ma in cambio vogliamo le elezioni a giugno”. Può suonare brutale ma è questa la sostanza dell’accordo che hanno perfezionato nei giorni scorsi Berlusconi e Bossi.
Un’intesa rispettata alla lettera dal capo del Carroccio – anche a prezzo di una rivolta tra la base – che si aspetta ora dal Cavaliere prove tangibili di coerenza.
Del patto a due si parla da qualche giorno nelle segrete stanze del Pdl e qualche parlamentare ne è venuto a conoscenza.
Sono tre settimane che Denis Verdini, insieme ad altri, ha iniziato il pressing su Berlusconi per convincerlo ad incontrare Bossi.
Un faccia a faccia che, alla fine, c’è stato lunedì scorso a Milano, ponendo le basi per la successiva intesa che ha portato Cosentino in salvo.
Nella trattativa sono entrate molte altre cose.
A partire dalle amministrative al Nord per arrivare, appunto, a una ricucitura dell’asse strategico tra Pdl e Carroccio. E alla fine del governo Monti in primavera.
Il Cavaliere è di nuovo orientato al voto anticipato e starebbe valutando anche la possibilità  di una “regionalizzazione” del partito, anche per difendersi meglio dalla competizione interna con la Lega al Nord.
Il punto di svolta della giornata di ieri è stato fotografato da Altero Matteoli, esultante insieme a tutta l’area ex An e ai forzisti del Nord, che temevano per la linea filo-Udc del segretario Alfano: «Il voto su Cosentino ha un significato prettamente politico: esiste tuttora una maggioranza Pdl-Lega ».
È proprio questo che, d’altra parte, preoccupa il presidente del Consiglio.
Ieri il passa parola tra i ministri ha portato l’intero governo a disertare in massa l’aula durante la seduta salva-Cosentino.
Un modo per tenersi fuori dalle dispute ma anche per dissociare la propria immagine da quella di una “casta” che salva un suo membro inquisito per reati gravi.
Ma a palazzo Chigi il voto è stato analizzato attentamente e le possibili conseguenze sul futuro dell’esecutivo hanno fatto scattare l’allarme rosso tra gli uomini di Monti. «Temiamo ora – ragiona un membro del governo – che il Pdl abbandoni i toni moderati e si faccia trascinare dalla Lega nel no alle liberalizzazioni o indulga in posizioni demagogiche sul tema dell’immigrazione».
E dire che Monti, nel corso dell’informativa ieri mattina alla Camera sui vertici europei, aveva confidato ai suoi di aver apprezzato l’intervento di Franco Frattini per la sua «moderazione» e il suo «europeismo».
Tutto cancellato dal voto su Cosentino, che ha spostato nuovamente il baricentro del Pdl verso le posizioni della Lega.
Con il rischio che, passata l’emergenza spread, Berlusconi trovi un pretesto per far saltare tutto e andare alle elezioni.
«Il ritorno dell’asse del Nord — sospira un cattolico Pdl — è anche la sconfitta della linea perseguita da Angelino Alfano, che aveva puntato le sue carte sulla ricostituzione di un’area moderata vasta con l’unione delle forze legate al Ppe, dal noi all’Udc».
In fondo lo ammette anche Denis Verdini quando di vanta della «vittoria politica del Pdl» con il voto su Cosentino.
«Abbiamo dimostrato di tenere – ragiona il coordinatore del Pdl – contro chi provava a spolparci. Il voto è anche un no allo sfascio del partito».
Proprio Verdini è tornato al suo lavoro di “persuasione” degli indecisi.
Lo dimostravano gli abbracci ieri in aula del Pdl, quasi più di quelli ricevuti dallo stesso Cosentino. «Hai fatto un’altra volta un miracolo », gli l’ha sussurrato in un orecchio l’ex responsabile Luciano Sardelli salutandolo in Transatlantico.
Ma l’allarme rosso è risuonato anche nel Pd. Bersani percepisce infatti il rischio che il discredito popolare legato al voto di ieri possa contagiare tutti in maniera indiscriminata.
Per questo anche i democratici stanno meditando di alzare il livello delle loro richieste al governo, in modo da distinguersi agli occhi degli elettori.
E non lasciare campo libero a Vendola e Di Pietro.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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DUE A ZERO PER LA COSCA

Gennaio 13th, 2012 Riccardo Fucile

IL GIORNO DELLE DUE PORCATE: VINCE LA MALAPOLITICA, PERDONO I CITTADINI

Due a zero per la malapolitica contro i cittadini, cioè contro la vera Politica.
Ma forse è giusto così.
Quando i partiti diventano cosche e fanno amorevolmente sapere alla Corte costituzionale quel che si attendono da lei; quando giudici costituzionali usano i pizzini per anticipare le loro sentenze a qualche giornale e vedere di nascosto l’effetto che fa; quando giornali autorevoli e ispirati giustificano preventivamente l’affossamento del referendum per il Bene della Patria (cioè dei partiti-cosca); quando una speciale lupara bianca seppellisce sottoterra le firme di 1.210.466 italiani per difendere una legge elettorale che lo stesso autore ha definito “porcata”; è giusto che un politico amico della camorra si salvi per la seconda volta dall’arresto.
Così, dopo un paio di mesi di illusioni ottiche, qualcuno capirà  che brutto paese continuiamo a essere.
Conosciamo l’obiezione: chi se la prende con la Consulta parla come Berlusconi.
Ma poteva reggere fino a due anni fa, quando si pensava che tutti e 15 i giudici costituzionali fossero il più alto presidio di legalità  del Paese (e a buon diritto, visto che ci avevano salvati da una serie di leggi incostituzionali imposte da Berlusconi per piegare il Diritto ai suoi porci comodi).
Ora non più: da un anno e mezzo sappiamo che nel settembre del 2009 sei di quei giudici, esattamente come han fatto la scorsa settimana, avevano anticipato il loro voto favorevole alla porcata Alfano ad alcuni faccendieri della P3, che disponevano di loro a proprio piacimento. Due di quei giudici addirittura organizzavano cene con i promotori della porcata (B., Letta e Alfano) che di lì a poco avrebbero dovuto valutare.
Il capo dello Stato, assieme al Parlamento, avrebbe dovuto sollevare lo scandalo e fare in modo, in qualsiasi modo, che quei signori abbandonassero ipso facto i loro scranni. Invece tutti si voltarono dall’altra parte, lasciando intatta una Consulta ormai irrimediabilmente inquinata.
Il lodo Alfano fu respinto per un pelo, grazie agli altri nove giudici.
Ma poi i partiti hanno inserito nella Corte altri loro emissari e il risultato s’è visto ieri con il No ai due quesiti referendari.
Quesiti che oltre cento fra i maggiori costituzionalisti italiani, compresi tre ex presidenti della Consulta, giudicavano legittimi, e nessuno, dicesi nessuno, aveva obiettato nulla in punto di diritto.
Gli unici “giuristi” di diverso parere, guardacaso, sono quelli della Corte (o la maggioranza di essi).
Ora i partiti-cosca si fregano le mani, perchè potranno nominarsi anche il prossimo Parlamento. Ma la loro è una gioia miope e passeggera: vedranno presto che cosa significa consacrare il Porcellum, la norma più impopolare dai tempi delle leggi razziali.
E, se non lo vedranno, provvederanno gli elettori a farglielo vedere.
Quella che lorsignori sordi e ciechi chiamano “antipolitica” esploderà  alle stelle, compattando in un solo blocco chi è convinto che non esistano più vie democratiche per risanare la malapolitica e chi più semplicemente pensa che ormai tanto vale fare a meno del Parlamento e delle elezioni, lasciando per sempre al governo un gruppo di “tecnici” che nessuno ha mai eletto.
Dio acceca chi vuole perdere.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RIVOLTA DELLA BASE LEGHISTA SUL WEB E A RADIO PADANIA: “AVETE SALVATO UN CAMORRISTA, SIETE DEI SERVI DI BERLUSCONI”

Gennaio 12th, 2012 Riccardo Fucile

IL CONDUTTORE DELLA RADIO PADANA DA’ DELLO STRONZO A UN ASCOLTATORE LEGHISTA CHE CRITICA IL VOTO…”BOSSI SI E’ RIPRESO LA LEGA, MARONI DEVE AVERE IL CORAGGIO DI ROMPERE”…”CHI HA SALVATO COSENTINO MI FA SCHIFO”…”ANDATE TUTTI A CASA, A COMINCIARE DALLA BADANTE”

Sono durissimi i commenti online dei militanti del Carroccio, all’interno del quale oggi si è consumata la frattura tra i due fronti contrapposti di Umberto Bossi e Roberto Maroni.
Il Senatùr, infatti, ha smentito le dichiarazioni dell’ex ministro degli Interni, che lunedì sera aveva assicurato: la Lega voterà  per l’arresto.
Posizione lontana da quella del leader del Carroccio, che oggi al termine di una riunione coi suoi deputati ha dettato la linea: libertà  di coscienza.
E il coordinatore del Pdl Campania, anche grazie ai voti dell’unico partito di opposizione, è stato salvato.
“Cosentino non va ai ceppi, e Bossi si è ripreso la Lega: bye bye Maroni”, scrive il blog di centrodestra Daw perchè “il voto odierno ha dimostrato da che parte sta la Lega. Con Bossi. Roberto Maroni ha perso, ancora una volta”.
Avrà  perso nel duello di oggi, ma la base leghista sulla sua pagina Facebook sta con lui. “Caro Bobo, proprio non ci siamo!”, scrive Paolo, che riferendosi a Bossi aggiunge: “Tu sai certamente meglio di tutti noi se ci siano ancora dei margini per tirare fuori il Capo dalla ragnatela in cui l’hanno avvolto la badante e i suoi amici, comunque ricordiamoci tutti che gli uomini passano, la libertà  della Padania resterà  sempre il nostro grande sogno”.
Anche Roberto ripone la fiducia nelle mani di Maroni: “Roberto, ti parlo con il cuore in mano come giovane lombardo che crede nel sogno di libertà  dei popoli del nord, in questo ultimo periodo vedo una Lega che non sa da che parte andare. Adesso tocca a te ministro, il nord è con te”.
Anche se Bossi ha invitato a salvare Cosentino, Maroni ha deciso però di confermare quanto dichiarato lunedì.
Motivo che rende Gianmatteo “orgoglioso del ministro dell’Interno” perchè “chi si è astenuto o ha votato no mi fa schifo e non mi rappresenta”.
Valerio fornisce poi la sua interpretazione sulla Lega che vota contro l’arresto e ignora così la volontà  della base: “Probabilmente è finita l’alleanza (con Berlusconi, ndr) ma non gli interessi. Comunque spero serva a dare una svolta ad una Lega ormai romanizzata. Ma per questo ci sei Tu Bobo” e anche Barbara conferma: “Serve una sterzata, forte e chiara. Bobo siamo con te! Non mollare!”.
Il forum di Radio Padania, in compenso, continua a essere “momentanemente chiuso”.
Una sospensione mai interrotta dalle scorse amministrative milanesi anche se sulla pagina Facebook il voto su Cosentino non sposta gli equilibri: “Io che si voti no o sì rimango leghista, e ci mancherebbe altro scrive Bruno -. Il mio voto non si basa certo su minchiate simili”.
In compenso, ai microfoni aperti della radio esplode la rabbia.
Alla trasmissione ‘Che aria tira’, infatti, l’accusa nei confronti della linea di Bossi è stata chiara: “Avete salvato un camorrista”.
Le critiche, però, non sono piaciute al conduttore Roberto Ortelli, che a molti ascoltatori ha risposto per le rime, togliendo spesso la parola.
La prima ascoltatrice ha solo avuto il tempo di dire: “Avete salvato Cosentino…” che Ortelli ha replicato: “Lei chi è, dica nome e cognome. Si presenti, altrimenti telefoni a Radiopopolare”.
Il secondo ascoltatore ha invece potuto ‘dialogare’: “Perchè — ha esordito — la Lega ha salvato un altro camorrista?”.
“Lei è sicuro che sia un camorrista? Ha letto le carte?” è stata la replica del conduttore: “Sì — ha risposto l’ascoltatore — le carte sono su internet e lui andava a cena con un camorrista”. “Allora — ha tagliato corto Ortelli — se io vengo a cena con lei posso dire che sono andato a cena con uno stronzo?”.
Sul forum dei giovani padani, però, a prevalere non sono i commenti a sostegno di Maroni, ma la convinzione che a dettare la linea della Lega sia ancora il legame tra Bossi e Berlusconi.
Che già  a maggio, secondo decine di militanti “aveva fatto il suo tempo”.
Monta la rabbia contro l’ipocrisia di un’opposizione al governo Monti strumentale solo “a recuperare consensi”, mentre fino a due mesi fa Cavaliere e Senatùr erano alleati di ferro. “Prima ha votato leggi vergognose per il mafioso, ed ora sta all’opposizione per rifarsi una verginità ” commenta ironico BastaBossi e per Giuseppe Brianza il Senatùr è soltanto un “arruffapopoli irresponsabile”.
LoSpada poi attacca i cittadini disposti ad accordare nuovamente la fiducia al Carroccio per le prossime politiche: “Prima hanno creato danni economici a iosa e votato tutte le leggi ad personam possibili per Silvio — nota — E nel 2013 torneranno a presentarsi come quelli che hanno la chiave per risolvere i problemi. Se la gente è rincoglionita e li voterà  ancora, mica è colpa della Lega”.
Namaycus spera invece in un partito nuovo perchè “se la Lega vuol prendere il mio voto deve cambiare totalmente questa classe dirigente falsa e corrotta; via tutti quelli che sono stati collusi col nanetto mafioso in questi anni di sfascio dell’Italia. Via Bossi, via Maroni, via Calderoli, via Castelli, Via Cota”.
E a chi invoca il ritorno di un governo scelto dagli elettori, altri utenti ricordano che “Scilipoti non è espressione della sovranità  popolare” e i nominati di prima non hanno fatto altro che “salvare il culo a B”.
E si domandano: “Dove erano allora i puffi verdi?”.

Eleonora Bianchini
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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