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A BOLZANO IL COMUNE REGALA 50 IPAD AI POLITICI E SPUTTANA 45.000 EURO

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

CON I SOLDI PUBBLICI LA GIUNTA OMAGGIA CON UN TABLE DI APPLE I SUOI 50 CONSIGLIERI: “COSI’ POSSONO COMUNICARE VIA MAIL”… PECCATO CHE ABBIANO GIA’ TUTTI UN COMPUTER

Tagli alla politica? Macchè: omaggiamo con un bell’iPad tutti i 50 consiglieri comunali, a spese del contribuente.
Succede a Bolzano, dove per Natale è stato deciso di dare agli eletti un tablet della Apple per un costo complessivo di 45 mila euro.
La proposta è nata dal segretario generale del Comune, Helmuth Moroder, e subito sostenuta dai consiglieri comunali Paolo Berloffa (Unione per Bolzano) e Paolo Bertolucci (Pdl).
Tra i favorevoli il sindaco Luigi Spagnolli, del Pd: «Risparmieremmo moltissimo perchè i consiglieri ricerveranno sull’iPad le informazioni che ora arrivano cartacee: e quando i decadranno, restituiranno l’iPad o li riscatteranno», dice.
Spagnolli dimentica però di dire che il consiglio scadrà  nel 2015, e fra tre anni e mezzo quell’iPad sarà  decisamente obsoleto, vista la velocità  della tecnologia; nè aggiunge il dato più importante: già  ora è possibile farsi inviare per e-mail i documenti, un pc o uno smartphone ce l’hanno tutti, non c’era nessun bisogno del tablet.
L’idea del regali di Natale è stata sostenuta anche dall’Udc (Angelo Gennaccaro), mentre contraria era Franca Berti, capogruppo Pd: «Se effettivamente può essere utile un tablet per il lavoro dei consiglieri, dovremmo acquistarlo noi. In un momento così difficile sembra uno schiaffo alla miseria».
Nello stesso Pd però diversi consiglieri erano favorevoli, come Ubaldo Bacchiega e Sergio Bonagura, mentre Andrea Felis era contrario.
Contrari erano pure i Verdi, con Brigitte Foppa e Rudi Benedikter: «Un’iniziativa inutile che va rifiutata, il tema dello spreco di carta non è convincente, molti di noi ricevono già  la documentazione del Comune via e-mail», spiegano.
Tra i beneficiari dell’omaggio, tra l’altro, c’è anche la bionda deputata del Pdl Michaela Biancofiore, nota per il suo assenteismo in consiglio, che quindi può aggiungere il suo device elettronico a quelli che già  le ha dato in dotazione Montecitorio.
Ancora non si sa con certezza quale modello di iPad verrà  dato ai consiglieri, ma sicuramente sarà  l’iPad2, il più recente, sia con il WiFi sia con la connessione in 3G: quindi il prezzo per ogni tablet può variare da 605 a 806 euro, a seconda se sarà  scelto il modello da 16, da 32 o da 64 Gb.
Probabile che la scelta cada sul più caro, che quindi alla fine costerebbe quasi il doppio un normale laptop (che, ovviamente, potrebbe ricevere mail e documenti esattamente come l’iPad, ammesso che esitano consiglieri comunali a Bolzano che non abbiano già  un computer di proprietà ).
Il Comune di Bolzano non è nuovo a spese che fanno discutere.
Due giorni prima di Natale il Consiglio ha approvato la proposta dell’Udc (con i voti contrari di Pd, Prc, Idv e Sel, assenti i rappresentanti del Movimento 5 Stelle) che impegna a reperire nuovi fondi per la costruzione della faraonica chiesa dedicata a Madre Teresa di Calcutta, nel quartiere di Firmian.
Costo totale dell’opera, per la quale la Curia aveva appunto chiesto finanziamenti pubblici, è di circa 13,6 milioni di euro.
Il Comune aveva già  finanziato l’opera con tre milioni di euro, dopo aver donato il terreno dal valore di circa 1,3 milioni di euro.

Paolo Tessadri
(da “L’Espresso”)

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IL CARROCCIO STA TRAVOLGENDO I BOSSI: IL SENATÙR SOLO, RENZO SEMPRE IN MEZZO ALLE ROGNE

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

IL TENTATIVO DI RITORNARE AD ESSERE PARTITO DI LOTTA NON E’ PIU’ CREDIBILE AGLI OCCHI DI ELETTORI DELUSI… IL PARTITO E’ ORMAI SPACCATO IN DUE, MA MARONI NON HA LA STOFFA DEL LEADER, MENTRE STANNO NASCENDO NUOVE SIGLE CONCORRENTI

Umberto Bossi è ormai una macchietta tragica e pericolosa.
Fasciata in un cardigan largo, sformato di colore verde, a mo’ di grottesca sindone padana. Adesso che la parabola dell’imbarazzante figlio Trota prevede anche presunte inchieste giudiziarie, e non solo più gaffe, il Senatùr è costretto a insultare il capo dello Stato per tenere insieme una Lega sempre più lacerata dalle guerre interne.
Un nervosismo evidente, plateale.
L’altra notte a Bergamo, alla festa del Carroccio (la “Berghem Frecc”), Bossi ha chiamato “terùn” Napolitano (“nomen omen”) e gli ha pure mostrato le corna, incoraggiato dal pubblico. Al premier Monti ha riservato un insulto ancora più greve e volgare.
I militanti hanno intonato “Monti vaffanculo” e lui ha chiosato, stile Calderoli (noto per le sue battute contro i gay): “Chissà  che non gli piaccia a Monti”. Squallido.
Ovviamente nel repertorio della stanca Lega di lotta e opposizione c’è spazio di nuovo per la secessione.
Che però Bossi chiama “indipendenza”. Slogan, come al solito.
Sul palco di Bergamo, con il Senatùr non c’era nessuno del “cerchio magico” che lo ha blindato dai tempi dell’ictus.
Nè i capigruppo Reguzzoni e Bricolo, nè la “badante” nonchè vicepresidente del Senato Rosi Mauro.
Per loro, trasferta “vietata” dai due colonnelli più antichi del Capo, i due Roberti: Maroni e Calderoli.
Il primo, ex ministro dell’Interno, ha sorriso e applaudito agli insulti bossiani della “Berghem Frecc”.
Ma l’immagine del palco, Bossi con Maroni e Calderoli, è il segno più evidente della solitudine e dell’impotenza di un leader in declino.
Senza più poltrone di governo, senza più il controllo del partito, senza più il sostegno (almeno in apparenza) dell’ex amico “Silvio”.
Orfano forzato del cerchio magico, il Senatùr aveva accanto a sè la stessa persona che ha alimentato dubbi sullo scandalo che ha investito l’amato Trota, consigliere regionale in Lombardia.
Così Maroni: “Spero non sia vero, la Lega che conosco è fatta di persone oneste”.
Sospettato di fare festini a base di droga con Alessandro Uggeri, fidanzato di Monica Rizzi, assessore leghista al Pirellone, Renzo Bossi è il simbolo della deriva nordcoreana di un partito governato per due decenni in modo leninista.
Una satrapia guidata dalla zarina Manuela Bossi e che la stampa ha chiamato “cerchio magico”. Bossi ha liquidato la questione di netto, “è un modo per sporcare la gente”, e la Rizzi, che è la “badante” politica del Trota, ha minacciato di querelare il quotidiano che ha pubblicato l’articolo, La Repubblica.
In realtà , il sospetto è che dietro la notizia ci siano le guerre interne del Carroccio.
Come conferma al Fatto, il neoprocuratore capo di Brescia Fabio Salamone: “Non c’è alcuna inchiesta, anche se non escludo che ci sia un rapporto di amicizia tra Renzo Bossi e Uggeri. Si tratta di beghe di cortile nella Lega”.
Tutto questo però non ha frenato i malumori nel partito e nella base contro la gestione familista del Carroccio.
Tra i quadri locali circolano da tempo allusioni esplicite all’esuberante stile di vita di Bossi junior, che l’apprensiva madre vorrebbe mandare deputato a Roma alle prossime politiche.
Si va dalle sue trasferte “universitarie” a Londra alle ironie sull’ufficio “multe” aperto solo per lui nella sede nazionale della Lega a Milano, in via Bellerio.
Per anni, infatti, il partito ha pagato le contravvenzioni prese dai suoi ministri a Roma e adesso che si è tornati all’opposizione, i funzionari si dedicano agli eccessi di velocità  del rampollo “nordcoreano”.
Tra i militanti, l’unico argine al cupio dissolvi è rappresentato da Maroni, cofondatore della Lega.
L’ex fedelissimo Bobo avrebbe ormai la maggioranza del partito con lui e vorrebbe una successione per via democratica, con una stagione di congressi.
Ma la diga del “cerchio magico” ancora non cede e il risultato è una palude padana che Bossi cerca di movimentare con le sue uscite.
Così anche Maroni usa un doppio registro, a imitazione del Capo.
Da un lato sorride e applaude agli insulti in terra bergamasca, dall’altro vacilla sull’innocenza del Trota e attacca Reguzzoni per la campagna contro il discorso di fine d’anno del capo dello Stato.
Un teatrino che una fonte autorevole riassume in un’analisi macabra e spietata: “Se Maroni non si fa venire il coraggio, il rischio è che finchè Bossi vive tutto rimanga bloccato”.
Non solo.
Con le amministrative praticamente alle porte, nascono nuovi movimenti leghisti anti-bossiani. L’ultimo è l’Unione Padana di quattro ex parlamentari leghisti che sta avendo un boom di iscrizioni proprio in provincia di Bergamo.
L’8 gennaio 2012, poi, partirà  un nuovo sito padano ma non leghista: L’Indipendenza.
Tra i fondatori tre storici leghisti oggi contro Bossi: Leonardo Facco, Gilberto Oneto e Luca Marchi.
Quest’ultimo fu il primo direttore della Padania, che debuttò nelle edicole l’8 gennaio del ’97. Tre lustri dopo, Marchi dice: “Bossi ha passato vent’anni a fare annunci ma non ha mai realizzato nulla”.

Fabrizio d’Esposito e Elisabetta Reguitti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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2011: FUGA DALLA CULTURA: SPECIE IN ESTINZIONE

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

SEMPRE MENO SPETTATORI SECONDI DATI SIAE

Nel 1955 andavano al cinema 819 milioni e passa di italiani.
Nel 2010 ci sono andati 120 milioni e mezzo.
Oggi spendiamo poco più di 15 euro a testa ogni anno per andare al cinema. E questo è il settore della cultura e dello spettacolo che se la cava meglio nei gusti degli italiani. Figuriamoci il resto: musei, musica e teatro in testa.
Adesso che è in sella il governo Monti cambierà  qualcosa? Finora questi settori non sono stati in cima ai pensieri dei governanti.
Le critiche di inizio 2011 dei lavoratori del cinema, il disfacimento continuo di Pompei, la chiusura forzata dell’ETI e di conseguenza di vari teatri alcuni dei quali occupati e autogestiti per protesta sono esempi eclatanti di un disinteresse vecchio e diffuso.
Ma cosa si pretende quando l’ex ministro Tremonti, a chi chiedeva più soldi ai beni culturali, rispondeva provocatoria-mente di mangiarsi un “panino con la Divina Commedia”?
Negli ultimi 15 anni la cultura è stata vista come categoria noiosa e improduttiva, oppure era sdoganata soltanto attraverso i sottoprodotti televisivi.
Eppure tanti, in Italia e all’estero, sostengono con ragione che il petrolio italiano è la sua creatività  e il suo patrimonio culturale.
E non è forse con un più forte sostegno a spettacolo e cultura che si troverebbe una spinta anche all’economia?
Se non altro per motivare la creazione di nuovi spettatori e utenti e per stare al passo con la grande tradizione di mecenatismo per cui la nostra Penisola è stata famosa in tutto il mondo.
Purtroppo oggi i dati dell’Osservatorio dello spettacolo della Siae parlano chiaro: gli investimenti statali sono stati deboli e gli italiani se ne fregano di cultura e spettacolo.
Gli ultimi dati certi sono relativi all’anno 2010, mentre per il 2011 abbiamo soltanto le spese al botteghino del primo semestre.
Entrambi sono incredibilmente chiari. Incredibili perchè dimostrano lo sfacelo culturale italiano, chiari perchè li pubblica proprio l’agenzia che lo Stato impegna nella riscossione dei diritti d’autore su tutto quel che si muove e respira nella Penisola, dai concerti alle partite di calcio, dal free-jazz al ballo liscio, dalle marionette del circo alle rappresentazioni teatrali di Pirandello (qui prendiamo chiaramente in esame solo dati emersi, che non tengono conto di quelle attività  che vengono svolte senza il pagamento del biglietto certificato dall’agenzia).
Analizziamo, quindi, quanto spendono gli italiani per lo spettacolo, che tra teatro, cinema e altro è una forma diretta di acculturazione, contro la voracità  della tv.
Chiaramente dobbiamo prendere il numero di spettatori congruo, che può corrispondere (per difetto in età  minore ed eccesso in età  maggiore) al dato Istat di 47 milioni di persone tra i 18 e gli 80 anni.
Nei dati Siae si analizza la “spesa al botteghino” che indica quanto gli italiani hanno speso per i biglietti di ingresso ai vari spettacoli dei settori indicati.
Ne esce fuori un monitoraggio non proprio confortante del Belpaese. In una famiglia di quattro persone sarebbe già  un miracolo che una soltanto andasse a teatro (si intende: prosa, lirica, cabaret, circo, marionette, ecc.) una volta a settimana.
Ma i miracoli non sono di questo mondo.
Cinema
Spesa al botteghino nel primo semestre 2011, 368.991.041,43 euro = 7,85 euro a testa. Cioè, ogni italiano è andato al cinema solo una volta tra gennaio e giugno 2011.
La spesa al botteghino nel 2010 è stata di 772.772.356,55 euro = 16,44 euro annui a testa. Cioè, ogni italiano ha speso in un anno poco più di 15 euro per andare al cinema.
Gli incassi cinematografici di Natale, poi — secondo i dati diffusi da Cinetel — vedono un -13,08% rispetto al 2010.
Nei tre giorni più importanti per gli incassi (dalla Vigilia a Santo Stefano), si è passati dai 21 milioni 249 mila euro di un anno fa a 18 milioni 470 mila euro.
Attività  teatrale (voci riunite: Teatro + Lirica + Rivista e commedia musicale + Balletto + Burattini e marionette + Arte varia + Circo).
Spesa al botteghino nel primo semestre 2011, 169.817.143,90 euro = 3,61 euro a testa, quindi la tendenza (se si raddoppiasse la cifra proiettandola empiricamente su dodici mesi) sembra in flessione rispetto al 2010.
Infatti la spesa totale nel 2010 del pubblico è stata di 392.657.328,18 euro = 8,35 euro annui a testa.
Ogni italiano ha speso quindi in un anno meno di 9 euro per il teatro, dove per teatro si intende un guazzabuglio enorme che contiene dalle marionette ad Albertazzi, il Lago dei Cigni e Puccini, il circo e il cabaret.
Cioè un italiano in un anno non va neppure una volta “intera” a vedere uno spettacolo qualunque esso sia, e la cifra che spende comprende anche spese accessorie come programmi di sala, ecc.
Attività  concertistica
Musica classica + leggera + jazz
Spesa al botteghino nel primo semestre 2011, 105.436.555,19 euro = 2,24 euro a testa Spesa del pubblico totale nel 2010, 248.424.754,36 euro = 5,28 euro annui pro capite.
Per la musica classica, per esempio, che è una parte degli introiti di questo settore (e riunisce classica, concerti per bande, cori libretti di sala), facendo una media per difetto di 6,50 euro a biglietto (che è il costo medio di un biglietto del cinema), si scopre che un solo italiano su dieci ha assistito a un solo spettacolo in un anno.
Attività  sportiva
Spesa al botteghino nel primo semestre 2,66 euro a testa.
Spesa del pubblico 341.607.967,64 euro = 7,26 euro annui pro capite.
Gli italiani non vanno più nemmeno allo stadio. E questa voce non comprende solo il calcio, ma tutto lo spettacolo sportivo. Per il calcio la spesa annua di ogni italiano è di 5,77 euro (neppure un mese di un abbonamento a Sky Tv).
Ballo e concerti
Spesa al botteghino nel primo semestre 2011, 141.209.809,81 euro 3,00 euro a testa. Spesa al botteghino 6,60 euro annui pro capite. Si deve tener conto che in questo settore gli italiani spendono tre volte di più per le bibite legate al ballo e ai concertini che per le attività  stesse.
Mostre e esposizioni
Spesa al botteghino nel primo semestre 2011, 53.018.075,75 euro = 1,12 euro a testa. Spesa del pubblico 110.939.335,78 euro = 2,36 euro annui pro capite. Un misero ultimo posto per il popolo che ha dato il più grande e importante contributo alla storia dell’arte mondiale.
Con questi dati possiamo pensare che il primo problema per il legislatore nel campo delle arti performative sia la pirateria o la crisi discografica, come spesso vogliono farci credere?
Sembra piuttosto che il vero problema italiano per la cultura e lo spettacolo siano ormai l’ignoranza e il disinteresse diffusi.
Si potrebbe imputare alla crisi economica attuale questa scarsa disponibilità  a spendere per musica o teatro, ma non sembra questa la motivazione di tanta miseria.
I dati Siae sono disponibili da anni, e la spesa dell’italiano medio per gli spettacoli non è mai stata superiore a queste cifre neanche in tempi di stabilità  economica.
Al contrario la spesa media per cosmetici maschili, per auto di lusso e imbarcazioni di lusso in Italia è in forte aumento e gli italiani sono la popolazione che possiede più telefonini in Europa: un cellulare ogni 1,5 persone.
Una questione di scelte, in cui forse il berlusconismo come cultura del disimpegno e della presunta felicità  nel disinteresse civile ha avuto la sua massima espressione.
Potrà  un governo tecnico remare in controtendenza a questa distrazione nazionale?
Siamo in una situazione cronica e profonda di disinteresse culturale non propriamente legata alla crisi economica.
La stessa Siae conferma che i dati sono in miglioramento nell’ultimo anno.
Ovvero, proprio nei due anni di maggiore crisi economica si registra +5,7% di biglietti per i concerti classici (primo semestre 2010 rispetto a primo semestre 2009).
Ma questi dati indicano un maggiore interesse per gli spettacoli o soltanto un aumento dei controlli e delle azioni contro l’evasione da parte della Siae?

Alessandro Agostinelli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FINALMENTE UN LEADER DI LIVELLO EUROPEO

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

MONTI E’ UN FINE UOMO POLITICO, CI HA RIDATO CREDIBILITA’ IN EUROPA…LA POLITICA SERIA NON FA MIRACOLI:   E’ PIUTTOSTO SENSO DI RESPONSABILITA’, REALISMO, DIAGNOSI DEI MALANNI E ATTENTO DOSAGGIO DEI RIMEDI

Monti non è un tecnico e non è un economista.
Mario Monti è un finissimo uomo politico e ne abbiamo avuto la prova, anzi la conferma, dalla conferenza stampa di giovedì scorso.
È durata più di due ore. Ha fatto un discorso introduttivo di un quarto d’ora e poi, per più di un’ora e mezzo, ha risposto a 31 domande assai pepate dei giornalisti.
Forse alla fine era un po’ stanco ma non si vedeva, l’adrenalina lo sosteneva come fosse uscito in quel momento da un benefico riposo.
Durante la conferenza stampa, tra tanti argomenti toccati e approfonditi, ha fatto l’elogio della politica ricordando che è l’attività  più nobile dello spirito umano perchè si occupa del bene comune nostro e dei nostri figli e nipoti.
“Gli uomini politici possono essere all’altezza del compito oppure scadenti e corrotti, anteponendo il bene proprio alla prosperità  degli altri. Il nostro sforzo   –   ha detto   –   è quello di favorire il miglioramento del personale politico operando con efficacia per recuperare il valore di quell’attività “.
Era molto tempo che non assistevamo ad un incontro di quel livello.
Competenza, padronanza degli argomenti, ironia e autoironia, furbizia tattica e sapiente strategia.
Personaggi di quella taglia se ne vedono pochi in giro in Italia e anche in Europa.
A me che ne ho conosciuto parecchi sono venuti in mente Vanoni e Andreatta, La Malfa e Visentini, Schmidt e Jean Monnet.
Esponeva i dati della situazione economica, le strettezze della finanza, le difficoltà  di elaborare un programma di sviluppo senza abbandonare il rigore, tenendo insieme un’eterogenea maggioranza parlamentare e negoziando con le parti sociali sul patto generazionale senza il quale è impossibile realizzare la crescita e l’equità .
Alla fine ha riassunto l’obiettivo che il suo governo si propone di realizzare indicando i tre valori che vi presiedono: libertà , giustizia, solidarietà . S
ono i valori sui quali è nata l’Europa moderna e le bandiere tricolori della Grande Rivoluzione ne furono e ne sono il simbolo rappresentativo.
Quella conferenza stampa è stata il battesimo di un leader di prima grandezza e ne siamo usciti rassicurati e grati.
Le critiche non sono mancate.
Si voleva che desse conto dell’articolato dei provvedimenti destinati allo sviluppo che saranno pronti entro il 20 gennaio, seguiti da ulteriori interventi in febbraio e in aprile.
Si volevano indicazioni sul livello ottimale dello “spread” che si trova ancora al suo picco.
Le “lobbies” che ancora padroneggiano ampi settori del Pdl e della Lega sono decise a limitare l’entità  delle liberalizzazioni.
Di Pietro è arrivato a rimproverarlo di non avere la bacchetta magica come ci si aspettava.
Ma chi si aspettava i miracoli?
C’è ancora gente così stolta e così intrisa di demagogia da pronunciare frasi così insensate?
C’è ancora gente che rimpiange i tempi in cui imperavano le cricche berlusconiane?
Gli italiani hanno scarsa memoria storica, ma non fino a questo punto. La politica seria non fa miracoli e non è un circo equestre dove si esibiscono acrobati, orsi che fanno l’inchino e maghi che mangiano il fuoco.
La politica è senso di responsabilità , realismo, diagnosi dei malanni e attento dosaggio dei rimedi.
Al circo ci vanno i bambini e recitano i pagliacci che li fanno ridere con le loro smorfie e la faccia infarinata.
Non vi aspettate che la crescita sia a costo zero, lasciate a Giulio Tremonti queste baggianate con le quali ci ha portato al punto in cui siamo.
E non vi aspettate che le misure di sviluppo indicate da Monti siano sufficienti se non saranno accompagnate da un’adeguata politica economica europea.
Lo sviluppo presuppone investimenti, gli investimenti presuppongono un aumento della domanda, quell’aumento presuppone un maggior potere d’acquisto.
Questa sequenza di cause e di effetti che interferiscono tra loro presuppongono fiducia, cambiamento delle aspettative, mobilitazione di risorse ed equità  nella distribuzione dei sacrifici e dei benefici.
Il governo ha messo al primo posto della sua agenda la lotta all’evasione indicando gli strumenti dei quali dispone.
Ha sottolineato la necessità  di far crescere la produttività  e con essa i salari. Per ottenere l’aumento dei salari netti bisogna ridurre il divario tra costo del lavoro e busta paga.
Quindi bisogna fiscalizzare i contributi riducendo massicciamente le imposte sulle imprese, il cuneo fiscale o comunque lo si chiami.
Ma sull’aumento di produttività  va aggiunto che il problema va molto al di là  del costo del lavoro: ci vogliono forti innovazioni sia nei processi produttivi e sia – soprattutto – dei prodotti.
Su questo secondo punto l’industria e i servizi del terziario di qualità  lasciano molto a desiderare.
Quando si discute della produttività  sembra quasi che il tema non riguardi gli imprenditori ma i sindacati operai.
Marchionne è l’esempio eloquente di quest’errore di prospettiva.
Se l’imprenditoria italiana non specializzerà  la sua ricerca sull’innovazione del prodotto, recuperare adeguati livelli di produttività  resterà  una chimera.
Non a caso su questo punto Monti ha messo l’accento.
Il “piccolo è bello” ha fatto il suo tempo perchè il “piccolo” non è in grado di fare ricerca. Il piccolo non è bello affatto e va energicamente incoraggiato a crescere anche se finora su questo punto si è fatto pochissimo.
Quanto alla mobilitazione delle risorse per accrescere il potere d’acquisto dei consumatori, il recupero dell’evasione è certamente fondamentale ma i risultati avranno bisogno di tempo.
È esatto constatare che fino a quando quella lotta non avrà  prodotto i suoi frutti continueranno a pagare “i soliti noti”.
Ma se bisognava salvarsi dal baratro con una manovra preparata in due settimane, chi avrebbe dovuto pagare se non i suddetti “noti”?
Si poteva aspettare un anno o ancora di più?
I movimenti di protesta, le opposizioni senza argomenti, non rispondono a questa domanda sui tempi, quando gli attuali “ignoti” saranno finalmente scovati, l’aumento delle entrate bisognerà  destinarlo a ridurre le imposte sui soliti noti, questa è l’equità  che il governo si propone e ci propone.
Nel frattempo però anche la crescita richiede una partenza rapida.
L’obiettivo più a portata è il taglio delle esenzioni e delle regalie fatte a suo tempo a molte categorie di impresa che non danno alcun particolare contributo d’innovazione e di crescita.
La cosiddetta “spending review” prevede una mappatura che solo questo governo ha cominciato ad avviare ma che chiederà  anch’essa tempo, salvo alcuni casi macroscopici che gli esperti conoscono bene.
Questi sprechi   –   perchè di veri e propri sprechi si tratta   –   vanno colpiti subito, la cifra che si può recuperare prevede almeno 10 miliardi immediati. Non si tratta di tasse ma di spese da tagliare.
Entro aprile quest’obiettivo può essere realizzato ma lo sgravio sul potere d’acquisto dei consumatori può essere disposto subito finanziandolo con quell’esenzione dal deficit degli effetti della congiuntura che Monti ha già  chiesto a Bruxelles e che auspichiamo sia definitivamente riconosciuta negli incontri europei di fine gennaio.
Molti si chiedono quali risultati abbia dato l’imponente erogazione di liquidità  (500 miliardi) che la settimana scorsa Draghi ha effettuato.
Monti non ha fatto alcun cenno in proposito perchè la Bce ha finanziato il sistema bancario e non i debiti sovrani degli Stati europei, visto che il suo statuto non glielo consente.
Ma è ovvio che il governo conosce i possibili e fondamentali effetti di quella manovra per il collocamento dei titoli di Stato per cifre imponenti da febbraio ad aprile e oltre.
Le banche finora non hanno utilizzato la liquidità  proveniente dalla Bce. In piccola parte sono intervenute alle aste dei giorni scorsi soprattutto sui Bot a tre e sei mesi e, in misura ancor più limitata, sui quinquennali e decennali emessi giovedì scorso.
In parte hanno ricomprato obbligazioni proprie sul mercato secondario, ma il grosso della liquidità  è fermo nei depositi della Bce. In attesa di che cosa?
Due sono i motivi di questa prevista gradualità . Il primo riguarda le decisioni europee di fine gennaio, il secondo la letargia della clientela sia per quanto riguarda l’attivo sia il passivo delle banche.
C’è stata nei mesi scorsi una diminuzione cospicua dei depositi e una altrettanto cospicua diminuzione della richiesta di nuovi prestiti, in parte come effetto della recessione e in parte a causa della perdurante sfiducia nella capacità  dell’Europa di governare la crisi.
Meno depositi, meno prestiti, preferenza per investimenti a breve, cautela su quelli a lungo termine.
Le previsioni della Bce sono moderatamente ottimistiche.
Prevedono che in febbraio le banche europee saranno presenti attivamente alle aste in Italia, Spagna, Francia, Germania.
Faranno profitti con la differenza tra i tassi delle aste e quello dell’1 per cento che gli è costato l’approvvigionamento.
Quei profitti andranno a rinforzare i loro capitali e la loro presenza alle aste avrà  il risultato di far scendere i rendimenti sui titoli pubblici, sempre che questo circuito virtuoso si realizzi.
Per quanto riguarda lo “spread” se questi percorsi si metteranno in moto diminuirà  anch’esso anche se i picchi attuali dipendono in parte dal minor rendimento dei “Bund” tedeschi, quotati attorno all’1.80 anzichè, come pochi giorni fa, al di sopra del 2.
La Germania dovrebbe accrescere i consumi interni e le spese pubbliche per equilibrare l’economia propria e quella europea, ma ancora non ci sono segnali in questa direzione.
Infine una parola sul tasso di cambio euro-dollaro.
Molti commentatori vedono la svalutazione dell’euro, che recentemente oscilla attorno a 1.30 con tendenza a ulteriore ribasso, come una sciagura. Ma non è affatto una sciagura.
Appena un anno e mezzo fa l’euro era a livello di 1.18 sul dollaro e questa quotazione favorì le esportazioni.
In tempo di recessione, un leggero aumento dell’inflazione e una discesa del cambio estero non sono sciagure ma eventi positivi e come tali andrebbero valutati.
Post scriptum: Mario Monti ha escluso tassativamente sue candidature politiche alle future elezioni e ha escluso anche   –   e giustamente   –   una sua candidatura al Quirinale perchè quella posizione non prevede e non sopporta candidature.
Le domande su questi propositi politici di Monti ed eventualmente dei suoi attuali ministri erano inutili poichè le risposte erano prevedibili ed ovvie.
Resta il fatto che alle prossime elezioni tutto sarà  diverso da prima; pensare che si ripetano le procedure d’un tempo e che si torni a confrontarsi sullo stesso campo da gioco è pura illusione.
Questo governo è stato un’innovazione per il fatto stesso di esistere e di esser nato con queste modalità  peraltro perfettamente costituzionali.
Questa innovazione non è una rondine pellegrina ma un decisivo aggiornamento della democrazia parlamentare.
Questo è un evento positivo con il quale la dolorosa e sofferta emergenza ci compensa.

Eugenio Scalfari
(da “La Repubblica“)

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MESSAGGIO DI FIDUCIA DI NAPOLITANO: “L’ITALIA PUO’ FARCELA: SERVE STABILITA’, I SACRIFICI DARANNO FRUTTI”

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

NEL SESTO E PIU’ DIFFICILE DISCORSO DEL SUO MANDATO, NAPOLITANO RIVOLGE ALLA NAZIONE UN APPELLO ALLA COESIONE NAZIONALE E ALL’IMPEGNO COMUNE: “LA RISPOSTA ALLA SPECULAZIONE DEVE ESSERE EUROPEA”

È il discorso più complesso dei suoi 6 anni di presidenza.
Pronunciato in un momento delicatissimo per la vita del Paese.
E Giorgio Napolitano ha scelto di partire con un ringraziamento all’Italia: “Grazie per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unità  e i suoi 150 anni di vita”, ha detto.
Ma il ringraziamento è soprattutto – dice il presidente – “per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia”. L
a crisi economica e il futuro dei giovani, ma anche le riforme, la posizione dell’Italia in Europa e la ‘rigenerazione della politica’ sono stati i temi che il capo dello Stato ha voluto affrontare parlando alla nazione nell’ultimo giorno del 2011.
Ma l’intero messaggio – durato 21 minuti – è stato dominato da un concetto chiave: “L’Italia può e deve farcela”.
Emergenza resta grave, ma sforzi non inutili.
Napolitano non nega la drammaticità  della situazione, sceglie di fare un discorso di verità  al Paese.
Ma insiste sulle chanche dell’Italia. “L’emergenza resta grave – dice – e la fiducia rischia di essere oscurata da interrogativi angosciosi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo”.
“E’ faticoso riguadagnare credibilità , dopo aver perduto pesantemente terreno; i nostri Buoni del Tesoro – nonostante i segnali incoraggianti degli ultimi giorni – restano sotto attacco; il debito pubblico che abbiamo accomulato nei decenni pesa come un macigno e ci costa tassi di interesse pericolosamente alti”, ha aggiunto.
“Lo sforzo di risanamento del bilancio culminato nell’ultimo, impegnativo decreto, deve perciò essere portato avanti con rigore. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l’economia riprenderà  a crescere: il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità  e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale”.
Insomma, tutto il Paese è coinvolto.
Sacrifici per assicurare un futuro ai giovani.
L’Italia “può e deve farcela” ad affrontare le “grandi prove” che ha davanti. Non solo: secondo Napolitano, dalla crisi “la nostra società  deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa”.
Gli sforzi del Paese, per il capo dello Stato, hanno un primo obiettivo: assicurare un futuro ai giovani.
E’ a loro – e al dramma della disoccupazione – che è dedicata una parte fondamentale del discorso.
“Si è diffusa ormai la convinzione – dice Napolitano – che dei sacrifici siano inevitabili per tutti: ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani.
È questo l’impegno cui non possiamo sottrarci”.
Il presidente sottolinea, poi, che ”occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi”.
Insomma – è il messaggio alle forze sociali – il mondo è cambiato, e perciò bisogna “ripensare e rinnovare le politiche sociali”, certamente senza rinunciare al modello europeo e senza intaccare dignità  e diritti del lavoro, ma accettando di rivedere il modo di concepire e distribuire il benessere. Il presidente ricorda la sua estrazione politica e sociale.
“Sento molto le difficoltà  di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro”, dice, ma   credo che i lavoratori   e le loro organizzazioni debbano esprimere “slancio costruttivo nel confronto”, fare sacrifici e avere “visione e ruolo nazionale” come seppero fare nel Dopoguerra e nel tragico 1977 dell’inflazione al 20% e del terrorismo.
Al tempo stesso, al governo Monti Napolitano chiede di sviluppare il “dialogo con le parti sociali e un rapporto aperto con il Parlamento”.
Lotta all’evasione.
La ricetta per la ripresa passa, secondo Napolitano, anche attraverso la lotta a due piaghe nazionali: corruzione ed evasione. E il presidente ne parla senza far sconti.
“A partire dagli anni Ottanta – dice – la spesa pubblica è cresciuta in modo sempre più incontrollato, e ormai insostenibile.
E c’è anche chi ne ha tratto e continua a trarne indebito profitto: a ciò si legano strettamente fenomeni di dilagante corruzione e parassitismo, di diffusa illegalità  e anche di inquinamento criminale.
Nè, quando si parla di conti pubblici da raddrizzare, si può fare a meno di mettere nel mirino l’altra grande patologia italiana: una massiccia, distorsiva e ingiustificabile evasione fiscale.
Che ci si debba impegnare a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale, è fuori discussione”.
Napolitano non si fa illusioni sulla difficoltà  di questa sfida. “E’ un’opera – dice – di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità “.
Azzardo voto anticipato.
A poche ore dall’articolo del Wall Street Journal, il presidente torna sulla questione della caduta del governo Berlusconi e sulla nascita dell’esecutivo guidato da Monti.
Negli scorsi mesi “si è largamente convenuto che il far seguire precipitosamente, all’apertura della crisi di governo, uno scioglimento anticipato delle Camere, e il conseguente scontro elettorale, avrebbe rappresentato un azzardo pesante dal punto di vista dell’interesse generale del Paese”, ha detto Giorgio Napolitano.
“Di qui è venuto quel largo sostegno in Parlamento al momento della fiducia al governo, con una scelta di cui va dato merito a forze già  di maggioranza e già  di opposizione”, prosegue.
“La nascita del governo Monti – spiega il capo dello Stato – ha costituito il punto di arrivo di una travagliata crisi politica di cui il presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi, poco più di un mese fa, ha preso responsabilmente atto”.
Insomma, spiega Napolitano, una soluzione naturale e ampiamente condivisa.
Europa e Italia.
Il presidente richiama poi l’Europa, chiedendo che tutti i paesi dell’Unione riconoscano gli sforzi sostenuti dal nostro Paese.
Un cammino ormai “intrapreso” che servirà  anche a far pesare di più la voce dell’Italia sul futuro assetto dell’Unione europea, è stato il monito del presidente ai partner della Ue: “È tempo che da parte di tutti in Europa si prendano sul serio e si apprezzino le dimostrazioni che il nostro Paese ha dato e si appresta a dare, pagando prezzi non lievi, della sua adesione a principi di stabilità  finanziaria e di disciplina di bilancio, nonchè del suo impegno per riforme strutturali. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee, in condizioni di parità , il nostro contributo”.
E all’Europa il presidente rivolge anche una strigliata, per i suoi ritardi e le sue sottovalutazioni rispetto alla crisi.
“Occorrono senza ulteriori indugi – dice – scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli paesi come l’Italia, perchè il bersaglio è l’Europa, ed europea dev’essere la risposta”. “Risposta in termini di stabilità  finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo. E non ci siamo. Particolarmente sottovalutata è la prospettiva della recessione con tutte le sue conseguenze”.
Cittadini e politica.
Napolitano riconosce il “merito” degli schieramenti che hanno permesso la nascita dell’esecutivo Monti e si augura che quest’azione possa proseguire. “E’ importante che l’Italia – dice – possa contare su una fase di stabilità  e di serenità  politica”, che potrebbe portare i partiti alla “ricerca di intese fra loro sul terreno di riforme istituzionali da tempo mature per creare condizioni migliori in vista di un più costruttivo ed efficace svolgimento della democrazia dell’alternanza”.
Passaggio che può essere letto come un invito a rivedere la legge elettorale. Ai cittadini, in tempi di antipolitica, rivolge un altro invito: a guardare “senza pregiudizi alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità  di rinnovarsi, perchè non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica”.

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TREMAGLIA, UNA BIOGRAFIA CHE SPIAZZA: DA RAGAZZO DI SALO’ A FEROCE AVVERSARIO DI BERLUSCONI

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

RESE OMAGGIO AI DUE ANARCHICI SACCO E VANZETTI, DIFESE I MAGISTRATI DI “MANI PULITE”, VOTO’ NO ALL’INTRODUZIONE DEL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA: “GLI IMMIGRATI DEVONO AVERE GLI STESSI DIRITTI CHE I NOSTRI EMIGRANTI HANNO OTTENUTO CON GRANDI SACRIFICI”

È morto Mirko Tremaglia, classe ’26, parlamentare di Futuro e Libertà , a lungo leader degli italiani all’estero e figura oltre tutti gli schemi: ha cominciato la sua “carriera” da fascista e volontario nella Rsi a 17 anni, l’ha finita votando contro il governo Berlusconi prima ancora della scissione finiana, indignato per l’introduzione del reato di immigrazione clandestina (a cui rifiutò l’appoggio) e per il cesarismo del premier-plutocrate, che sfiduciò già  il 29 settembre del 2010 con un plateale «no», dopo l’esposizione dei famosi cinque punti che avrebbero dovuto tenere insieme la maggioranza.
Tremaglia ha una biografia spiazzante per la becero-destra, quella che ha continuato a giocare con le suggestioni più trash del fascismo intorno all’uomo di Arcore.
Ex missino, è stato insieme al liberale Egidio Sterpa uno dei due ex ragazzi di Salò diventati ministri della Repubblica.
In quella veste non esitò a rendere omaggio a Sacco e Vanzetti, i due anarchici italiani giustiziati negli Usa per un omicidio che non avevano commesso e immortalati dalla più celebre canzone di Joan Baez.
«Nicola e Bart — ricordò — sono due di quegli italiani senza scarpe che varcarono l’Oceano in cerca di un futuro migliore e subirono l’attacco disumano di quanti nel mondo hanno sfruttato il lavoro dei nostri connazionali».
Aveva fatto parte della Commissione d’inchiesta sulla P2, fu uno dei sostenitori di Mani Pulite e di Antonio Di Pietro, non ebbe mai imbarazzi a schierarsi sulle questioni della legalità  e della lotta alla corruzione.
Scusi, ma che cosa si prova ad essere alleato di politici che volevano fermare le indagini? Le chiese una volta una giornalista.
E lui: «Guardi che Alleanza nazionale ha sempre avuto una posizione diversa da Forza Italia. Per quanto ne so, credo che Di Pietro andrà  al contrattacco e io sarò con lui. Senza guardare in faccia nessuno».
Era un anticomunista più che sincero, viscerale.
Nel 1988, membro di una delegazione guidata da Flaminio Piccoli in visita in Russia, indignato per le parole del leader dc sui caduti di guerra, battè i pugni sul tavolo del Cremlino, fece una scenata e abbandonò la sala perdendosi nei corridoi.
Eppure sapeva che la storia va avanti.
Un anno fa lo andarono a infastidire su un tema molto gettonato dai berlusconiani, quello del “compagno Fini” e dell’alleanza con la sinistra contro Berlusconi. Rispose serafico: «Noi votiamo per situazioni che determinano il fatto della sconfitta del premier, che poi ci siano gli uni o gli altri non importa».
Tremaglia lo avevo conosciuto negli anni ’80, durante l’annuale cerimonia commemorativa per la strage di minatori italiani a Marcinelle, in Belgio, una data che all’epoca solo la destra ricordava.
Gli italiani all’estero accorsi per partecipare erano camerieri, operai, edili, badanti, gente che ancora viveva ancora nelle baracche sognando il ritorno a casa e ai quali Mirko prometteva il diritto di voto come chiave di volta per “essere considerati”.
Dopo la Rsi era stato prigioniero nel campo di Coltano, lo stesso dove vennero rinchiusi Ezra Pound e Walter Chiari, e immagino che avesse un’idea molto chiara di cosa significa essere senza patria, discriminati, banditi, senza speranza.
Anche per questo si infuriò quando la “sua” riforma costituzionale per il voto all’estero fu impiastricciata dalle inefficienze dei consolati e dai brogli dei furbacchioni.
E ancor di più quando nel 2006, dopo la vittoria di Prodi determinata proprio dai voti degli emigrati, il Pdl lo mise sotto processo: «Berlusconi ha detto che manderà  in pensione gli italiani all’estero, ma sarò io a mandare in pensione lui».
La goccia che fece traboccare il vaso fu, nel 2008, l’approvazione del cosiddetto pacchetto Maroni, contro cui diede battaglia: «Siamo tutti moralmente oltre che politicamente impegnati — spiegò — a salvaguardare per gli immigrati gli stessi diritti che i nostri emigranti hanno ottenuto con tanti sacrifici».
Magari sembrerà  retorico ma credo che la vicenda umana e politica di Mirko Tremaglia possa essere tema di riflessione anche per chi non lo avrebbe mai votato o per chi in passato lo avrebbe mandato volentieri in esilio.
C’è un dna italiano — il rispetto per il lavoro, la capacità  di integrazione, un’idea alta della legalità  e dei diritti, l’attenzione ai deboli — che accomuna percorsi molto diversi e sul quale possiamo intenderci oltre ogni dato ideologico e ogni appartenenza politica.
E credo che l’unico bipolarismo che abbia un senso, oggi, nella tempesta di questa crisi sia appunto questo: essere dalla parte dell’Italia o da quella delle cento caste che l’hanno sbranata facendosi gli affari loro.

Flavia Perina
(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: destra, Parlamento, radici e valori | 1 Commento »

TERREMOTO AQUILA, I VIGILI DEL FUOCO: ”MEZZI DONATI DA FIAT MAI ARRIVATI”

Gennaio 1st, 2012 Riccardo Fucile

SINDACATO DEI VIGILI DEL FUOCO DENUNCIA: ”MACCHINE PER SGOMBERO MACERIE LASCIATE INUTILIZZATE A ROMA”

“I mezzi donati dalla Fiat ai Vigili del fuoco per la rimozione macerie dal centro dell’Aquila non sono mai arrivati nel capoluogo e giacciono inutilizzati nelle rimesse del Corpo”.
È questa la denuncia del sindacato autonomo dei Vigili del fuoco Conapo, la sigla maggiormente rappresentativa all’Aquila e in Abruzzo.
In una lettera al vetriolo indirizzata al responsabile di Case Construction Equipment, l’azienda del gruppo Fiat che ha fatto la donazione, Mario Marchisio e inviata per conoscenza a una lunga lista di autorità  dei Vigili, della Protezione civile e dei massimi esponenti della governance della ricostruzione, il segretario provinciale del Conapo, Elio D’Annibale, esprime “grande rammarico” per il fatto che “le macchine operatrici che Case Italia ha così generosamente donato, e che tanto sarebbero utili ai Vigili del fuoco, non sono mai giunte nei territori colpiti dal sisma e non abbiamo, quindi, mai avuto il piacere di vederle all’opera”.
“Solo per un caso – rivela D’Annibale – ci siamo accorti che i mezzi, con tanto di scritta ‘Fiat con l’Abruzzo’, sono parcheggiati in un garage del Corpo di Roma. Se non fosse stato per un nostro vigile distaccato nella Capitale che ha visto con i suoi occhi la scena non l’avremmo mai saputo”.
“Eppure – ricorda il sindacalista – quando Fiat fece la consegna dei mezzi all’allora commissario per il terremoto, Guido Bertolaso, si disse che quelle macchine sarebbero state utilissime per gestire la gigantesca emergenza dei crolli che aveva interessato un’ampia parte del cratere sismico”.
“Intanto noi – polemizza D’Annibale – siamo costretti a lavorare con attrezzature vecchie di 20 anni, mentre mezzi che valgono quasi 900 mila euro non sono mai stati usati”.
“Speriamo che la Fiat, essendo insieme alla popolazione locale la parte lesa, faccia quello che noi non abbiamo voluto fare per motivi di opportunità : rivolgersi a qualche magistrato che disponga l’invio dei mezzi lì dove servono, cioè all’Aquila”.

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

Egregio dottor Marchisio,
con la presente facciamo riferimento a quanto riportato in un comunicato del maggio 2009, a firma del Vostro ufficio stampa, diramato in seguito al terremoto che ha distrutto L’Aquila e parte del suo comprensorio, che rende nota la donazione da parte di Case Construction Equipment, società  del Gruppo Fiat, alla Protezione Civile, di 6 macchine movimento terra, dal valore totale di circa 860.000 euro, per supportare le operazioni di sgombero e ricostruzione.
In particolare i macchinari donati spaziano nella gamma del costruttore full-liner e sono un escavatore cingolato CX210B, un escavatore gommato WX145, un miniescavatore CX17B, una pala gommata 921E, una minipala compatta (skid) 435 e un sollevatore telescopico TX130-33, e la donazione degli stessi è stata perfezionata durante una cerimonia di firma dell’atto ufficiale tenutasi negli uffici della Protezione Civile della Caserma delle Fiamme Gialle a Coppito (AQ).
Per quanto sopra, questa Organizzazione sindacale, a nome dei Vigili del Fuoco aquilani ed abruzzesi, e di tutta la popolazione colpita dal sisma, intende esprimere a Lei ed alla Società  che rappresenta, i più sinceri sentimenti di riconoscenza e gratitudine per l’alta sensibilità  dimostrata nella circostanza.
Come noto le ordinanze emanate a seguito dell’evento sismico del 2009, hanno attribuito il compito di demolizione edifici e smaltimento delle macerie, operazioni che a distanza di quasi tre anni dal sisma sono appena agli inizi, al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco che, in collaborazione con il personale dell’Esercito Italiano, provvede altresì al conferimento in discarica delle macerie derivanti dai crolli e dalle demolizioni stesse.
È altrettanto noto che il Dipartimento della Protezione Civile, responsabile del coordinamento dei soccorsi e dell’assistenza alla popolazione durante i mesi immediatamente successivi all’evento sismico del 6 aprile 2009, oltre a non essere mai stato impiegato nelle operazioni di demolizione edifici e smaltimento macerie, ha lasciato il cosiddetto “cratere sismico” a decorrere dal 1° febbraio 2010, data in cui il Presidente della Regione Abruzzo ha assunto l’incarico di Commissario delegato per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma.
In conseguenza di ciò, ed è il nostro più grande rammarico, le macchine operatrici che Case Italia ha così generosamente donato, e che tanto sarebbero utili ai Vigili del fuoco, non sono mai giunte nei territori colpiti dal sisma e non abbiamo, quindi, mai avuto il piacere di vederle all’opera. Ci chiediamo, e probabilmente Lei starà  facendo altrettanto, che fine abbiano fatto questi mezzi, in quale autorimessa sono desolatamente parcati o quale uso se ne sia fatto.
Nel ringraziarLa nuovamente per l’impegno che Case Italia ha profuso per il martoriato territorio aquilano, giungano a Lei ed a tutte le donne e gli uomini della Società  che rappresenta, i più sentiti sentimenti di gratitudine del popolo abruzzese, unitamente ai più sinceri auguri di buone feste.

(da “Abruzzo News“)

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