Destra di Popolo.net

POSTE ITALIANE: UTILI RECORD E DUEMILA LICENZIAMENTI

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

LA RIORGANIZZAZIONE COLPIRA’ EMILIA, TOSCANA, PIEMONTE, MARCHE E BASILICATA… DAL 2013 TUTTE LE ALTRE REGIONI

Alla fine si tratta di un oscuro coefficiente che tiene conto della distanza tra l’ufficio postale e la zona di recapito, dei numeri civici, di quante famiglie e negozi ci sono in zona e del tragitto totale per attraversarla tutta da una parte all’altra.
Sopratutto nel coefficiente c’è anche il volume della corrispondenza, che è calato negli ultimi anni perchè le comunicazioni iniziano a spostarsi su internet, per la concorrenza e in parte per effetto della crisi.
In base a quel coefficiente Poste Italiane ha deciso di razionalizzare, e ora tutte le zone di recapito, urbano o non urbane, avranno la stessa grandezza.
Una scelta industriale che forse renderà  più uniforme la distribuzione dei postini, ma che secondo i sindacati porterà  al licenziamento di 1765 persone.
Per ora interessate dalla ristrutturazione aziendale sono solo 5 regioni: Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Basilicata.
Dal 2013 in poi la razionalizzazione delle zone di recapito dovrebbe investire tutta Italia e portare, questi i calcoli della Cgil, a 12mila esuberi.
Ad essere più colpita la Toscana, che perderà  600 tra postini e personale del Cmp, il Centro di meccanizzazione postale di Pisa che vedrà  ridotto il proprio organico di 130 unità .
Dopo la Toscana c’è il Piemonte, con 547 tagli e poi l’Emilia Romagna, che secondo i sindacati perderà  invece 466 posti di lavoro tra portalettere, capisquadra e addetti alla lavorazione interna della corrispondenza. I restanti 150 tagli sarebbero distribuiti tra Marche e Basilicata.
In Emilia Romagna Valerio Grillini, segretario regionale dei postelegrafonici (Slp) della Cisl si è fatto i conti e ha suddiviso gli esuberi per provincia.
Questo il risultato: la più colpita in Emilia sarà  Bologna, con 137 licenziamenti. Subito dopo Modena (-87), Parma (-53) e Reggio Emilia (-41).
Ravenna perderà  invece 33 postini, Piacenza 31, 29 Rimini e la provincia di Forlì-Cesena 21.
“Tutto questo — racconta Grillini — dopo che la recente riorganizzazione aveva già  limitato ogni singolo recapito a 5 giorni alla settimana e ridotto il personale di 300 addetti”.
“Salteranno posti di lavoro a tempo indeterminato. L’azienda ha deciso una ristrutturazione profonda del lavoro, non è questione di picchi o di lavoro stagionale”, spiega Loris Sermasi, funzionario bolognese dalla Slc-Cgil.
“Il piano di ristrutturazione aziendale è stato presentato da Poste italiene il 17 aprile, il giorno dopo sono stati annunciati 846 milioni di euro di utili sul bilancio 2011.
La situazione è inaccettabile — tuona il segretario modenese della Slp-Cisl Antonio Buongiovanni — qui abbiamo un’azienda che fa ricavi e macina utili sulle spalle dei lavoratori”.
Solo pochi giorni fa Poste italiane ha giudicato “estremamente positivi” i risultati del 2011 annunciando, oltre agli 846 milioni di utile, un risultato operativo di 1 miliardo e 641 milioni di euro.
Numeri questi, spiega una nota di Poste Italiane, che collocano la compagnia “di gran lunga al primo posto al mondo per redditività  nel confronto con i principali operatori internazionali”.
Nei prossimi giorni i sindacati annunceranno le mobilitazioni che metteranno in campo per protestare contro il nuovo piano aziendale di Poste italiane.
Entro giugno nei palazzi della Regione Emilia Romagna dovrebbe anche esserci un incontro con le istituzioni.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FRANCIA DEFINITIVI: HOLLANDE 28,63%, SARKOZY 27,18%, LE PEN 17,9%. AL SECONDO TURNO UN SONDAGGIO TRA I VOTANTI DI IERI CONFERMA UN 44% A 38% A FAVORE DEL CANDIDATO SOCIALISTA, MA C’E’ ANCORA UN 18% DI INDECISI

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

HOLLANDE IN TESTA, MA SARKOZY NON MOLLA… MARINE LE PEN NON DARA’ INDICAZIONI DI VOTO

Con il 28,63% delle preferenze, il candidato socialista Francois Hollande è davanti allo sfidante Nicolas Sarkozy (27,18%), nei risultati definitivi, del primo turno delle presidenziali francesi, forniti dal ministero dell’Interno di Parigi.
A sorpresa, con il 17,9 %, la candidata dell’estrema destra (Fronte Nazionale), Marine Le Pen, si piazza terza; i suoi voti, se indirizzati verso il presidente uscente, potrebbero permettere a Sarkozy di recuperare buona parte dello svantaggio sul socialista, al secondo turno elettorale, tra due settimane.
Seguono il candidato dell’estrema sinistra, Jean Luc Melenchon (11,11%) e il centrista Francois Bayrou (9,13%).
Proprio questi è il vero ago della bilancia: i suoi voti sarebbero determinanti per entrambi i candidati, visto che l’estrema sinistra ha già  annunciato un voto “incondizionato” a favore di Hollande e che probabilmente anche la candidata dei Verdi, Eva Joly, che ha ottenuto il 2,31%, darà  indicazione di appoggiare il socialista. Hollande è risultato in testa anche a Parigi, con il 34,83% dei voti.
Un risultato ”inedito” per un candidato della gauche alle presidenziali, commenta BFM-TV.
Nella capitale, il presidente uscente Nicolas Sarkozy, che sfiderà  Hollande nel ballottaggio del 6 maggio, ha invece ottenuto il 32,19% delle preferenze.
Intanto ieri sera un nuovo sondaggio – effettuato dall’istituto OpinionWay – afferma che il 44% dei francesi che hanno votato al primo turno intendono votare per Francois Hollande al ballottaggio, il 38% per Nicolas Sarkozy mentre il 18% non esprime alcuna intenzione di voto.
Fra gli elettori di Jean-Luc Melenchon (Front de gauche), il 77% voterà  per Hollande, il 5% per Sarkozy e il 18% non risponde.
Fra i centristi di Francois Bayrou, il 34% voterebbe per Hollande, il 37% per Sarkozy e il 29% non si pronuncia.
Fra quelli che hanno votato per Marine Le Pen (Fronte nazionale), il 18% si pronuncia per Hollande, il 37% per Sarkozy e il 45% non esprime intenzioni di voto.
Fra quelli che hanno votato scheda bianca o nulla, il 14% propende per Hollande, il 13% per Sarkozy, il 73% non sceglie.

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BELSITO COLLABORA E CONSEGNA DOCUMENTI AI PM

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

DICHIARAZIONI SPONTANEE E VERBALE SECRETATO… CONCLUSO L’INTERROGATORIO, VERRA’ ANCORA RISENTITO

È stato secretato il verbale dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto in mattinata l’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito, indagato per truffa e appropriazione indebita nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi elettorali del Carroccio.
Un segnale, questo, che potrebbe fare pensare a un atteggiamento di collaborazione da parte di Belsito nei confronti dei magistrati.
Tesi confermata anche dal suo avvocato, Paolo Scovazzi, che ha precisato come il suo assistito stia collaborando con i magistrati, senza però addossare colpe ad altri.
Anche se «parlare di collaborazione è un po’ forte, almeno nel senso che s’intende di solito in italia, cioè avere commesso dei reati e scaricare su altri.
È corretto in questo caso parlare di collaborazione nel senso che ci mettiamo a disposizione dei pm per chiarire il ruolo di Belsito», ha proseguito il suo legale.
A confermarlo, anche la circostanza che l’esponente leghista ha consegnato dei documenti al procuratore aggiunto Alfredo Robledo e ai pm Antonio Filippini e Roberto Pellicano.
Inoltre, nei prossimi giorni, è prevista una “seconda puntata” del confronto tra Belsito e la procura. Lunedì, a quanto si è appreso, l’ex gestore della cassa di via Bellerio si è limitato a rendere dichiarazioni spontanee.
Nei giorni scorsi, ai media Belsito aveva detto di avere sempre agito per il bene e nell’interesse della Lega.

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INCHIESTA FINMECCANICA, SEQUESTRI E PERQUISIZIONI IN SVIZZERA: SI PARLA DELLA MAZZETTA DI 10 MILIONI DI EURO PER LA LEGA

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

I PM DI NAPOLI INDAGANO SULL’IPOTESI DI CORRUZIONE INTERNAZIONALE PER LE COMMESSE ESTERE DELLA HOLDING INDUSTRIALE… IL LEGAME TRA ORSI E MARONI

Sequestri e perquisizioni sono in corso a Lugano, in Svizzera, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Finmeccanica condotta dalla procura di Napoli.
Si tratta dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai pm Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock che riguarda presunte tangenti in relazione ad appalti.
Gli sviluppi investigativi sarebbero legati alle dichiarazioni fatte ai pm da Lorenzo Borgogni, ex responsabile delle relazioni esterne di Finmeccanica.
A quanto si è appreso i pm Curcio e Piscitelli sono in Svizzera dove è in corso l’attività  in base a una rogatoria con i magistrati della procura federale della città  elvetica.
Borgogni, l’ex direttore centrale del gruppo pubblico, nei giorni scorsi è stato sentito dai pm di Napoli che indagano sull’ipotesi di corruzione internazionale per le commesse estere di Finmeccanica.
Borgogni aveva parlato di una mazzetta di circa dieci milioni di euro destinata al Carroccio nella vendita di 12 elicotteri Agusta Westland all’India.
L’operazione sarebbe stata orchestrata dall’ad della storica azienda varesina, Giuseppe Orsi, vicinissimo a Roberto Maroni e oggi numero uno del gruppo pubblico.

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FRANCIA, TUTTO PUO’ ANCORA SUCCEDERE

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

SOLO LA META’ DELL’ELETTORATO DEL FRONT NATIONAL OPTERA’ PER SARKOZY AL BALLOTTAGGIO, UN QUARTO SI ASTERRA’ E UN ALTRO QUARTO VOTERA’ HOLLANDE… I GIOCHI SEMBRANO FATTI, MA SARKOZY ORA GIOCHERA’ TUTTO IN ATTACCO

Marine Le Pen è la sola a cantare vittoria e lo fa usando uno slogan del ’68: «Ce n’est qu’un debut, continuons le combat», è solo l’inizio, la battaglia continua.
Il padre, Jean-Marie, vecchio combattente della Francia nera di Vichy non avrebbe mai nemmeno pensato di citare gli studenti del Maggio parigino: è il cambio di generazione, da quella post-bellica a quella post-ideologica.
E quasi un francese su cinque ha votato per questa signora bionda che promette di far «esplodere i due partiti della finanza e delle banche».
I due partiti, o meglio i due capi di quei partiti, sono Nicolas Sarkozy e Franà§ois Hollande, presidente e sfidante socialista, che ieri hanno avuto il primo verdetto dopo quasi un anno di campagna elettorale: ha vinto Hollande (28,50%), ma meno di quanto si pensava. Sarkozy (27,09%) è l’unico presidente della Quinta repubblica a uscire battuto al primo turno.
Ma nel caso di sconfitta tra quindici giorni non sarebbe il primo a non venire riconfermato: è capitato a Giscard d’Estaing nell’81 di fronte a Mitterrand.
Anche Hollande, in caso di sconfitta, non sarebbe il primo: Lionel Jospin era in testa al primo turno del ’95 ma fu poi battuto da Chirac.
Tutto questo per dire che nella corsa presidenziale secondo la liturgia della Rèpublique niente è giocato e tutto è ancora possibile.
Da ieri sera è cominciata una nuova partita che si svolge su regole diverse da quella che si è appena conclusa.
Nel primo tempo i candidati devono dividersi e gli elettori esprimono la loro identità . Nel secondo i due sfidanti si fanno «rassembleurs» devono cioè riunificare un campo per arrivare al 50 più uno per cento dei voti che permetterà  a uno di loro di vincere.
L’aritmetica dice che questo campo, stando al risultato di ieri, è leggermente più largo a destra.
Sommando i voti di Sarkozy e Le Pen si arriva intorno al 44, quelli di Hollande con il Front de gauche di Mèlenchon e i verdi di Eva Joly si va a poco più di 42.
In mezzo ci sono i voti del centrista Bayrou (che nel 2007 aveva fatto 18 e ieri solo 8). E qualche uno virgola dei quattro candidati minori, di destra e di sinistra.
Ma in politica i conti dell’aritmetica non tornano quasi mai.
Bayrou può oscillare sia a destra che a sinistra, i suoi elettori anche.
I voti di Marine Le Pen, poi, non è affatto detto che finiscano su Sarkozy.
Lei si pronuncerà  il primo maggio, giorno della tradizionale sfilata lepenista per le strade di Parigi con omaggio alla statua di Giovanna d’Arco alle Tuileries.
Ma è facilmente prevedibile che non darà  alcuna consegna di voto.
Sarkozy, nell’immaginario e nella pratica della politica di Marine (e di suo padre) è il vero avversario: la destra che svende la Francia.
Per lei Sarkò è uguale a Hollande. Dopo un’intera campagna elettorale condotta contro il presidente della Repubblica, sarebbe davvero incomprensibile invitare a votare per lui.
Il Front si dichiara contro il sistema, non sta nel gioco della politica, all’Assemblèe Nationale non c’è nemmeno un deputato lepenista.
Ciò non significa che tutti gli elettori del Front seguiranno la loro leader.
È un elettorato imprevedibile e sostanzialmente antisistema.
Un conto approssimativo fatto sui flussi elettorali del passato dice che il 50 per cento, più o meno, voterà  per Sarkò, un 25 non voterà  per nessuno, il restante 25 per il candidato della sinistra.
E non deve stupire: la carta del voto del Front National ricalca quasi al millimetro la mappa della crisi industriale francese.
Voti operai in fuga dalla sinistra, ma anche capaci di scegliere, al secondo turno, tra un socialista e Sarkozy.
Per la sinistra i conti sono più facili. Jean-Luc Mèlenchon, leader del Front de gauche e sorpresa della campagna elettorale, ha preso meno di quanto dicevano i sondaggi (11,7 contro 14), ma non ci sono dubbi sul fatto che tutti i suoi voti finiranno a Hollande.
Lui stesso (che fino a due anni fa era nel Ps) ha fatto appello al voto contro Sarkozy dieci minuti dopo la chiusura delle urne.
Eva Joly, deludentissima candidata verde (2,3 per cento) ha fatto la stessa cosa.
Il bottino di Hollande è certo e può solo crescere; quello del Presidente meno.
Ma da oggi si torna a zero e si ricomincia.
Nicolas Sarkozy, ieri sera davanti ai militanti della Mutualitè, è apparso confortato.
È chiaro che temeva molto peggio.
Hollande, nella sua Tulle, lontano da Parigi, è sembrato prudente.
Sarkò ha subito calato la carta della sfida: tre dibattiti televisivi invece dell’unico previsto.
Il presidente, secondo natura, si butta anima e corpo nella lotta.
È questa la misura della sua politica, che cinque anni fa l’ha portato all’Eliseo e che – forse – dopo cinque anni glielo farà  perdere: giocarsi la faccia, rilanciare sempre. Hollande, che invece ha curato nel minimo dettaglio il rovescio dell’immagine del suo avversario (calma, fermezza, serenità ) ha già  detto di no.
La temperatura è alle stelle.
Come direbbe Madame Le Pen «continuons le combat».

Cesare Martinetti
(da “La Stampa“)

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BALLOTTAGGIO HOLLANDE-SARKOZY PER L’ELISEO: IL CANDIDATO SOCIALISTA AL 28,2%, IL PRESIDENTE USCENTE AL 27%, BOOM LE PEN AL 20%

Aprile 23rd, 2012 Riccardo Fucile

“VOTO DI CRISI, MA LA BATTAGLIA CONITNUA” IL COMMENTO DI SARKO’…HOLLANDE: “LA FRANCIA VOLTA PAGINA”

Il primo turno delle presidenziali francesi ha sì registrato l’umiliante, per Nicolas Sarkozy, sorpasso dello sfidante socialista, Francois Hollande ma ha anche reso evidente che il cuore della Francia è sempre di più conservatore e batte a destra.
Lo dimostra il successo personale di Marine Le Pen che con il 19,9 ha numericamente superato l’autentico trionfo del padre, Jean-Marie che nel 2002 raccolse il 17% ma scavalcò il premier socialista Jospin e andò al ballottaggio con Chirac.
Sommando – formalmente un gioco improponibile per la ‘conventio ad excludendum’ dell’intoccabile destra – il 27% del presidente uscente al 18,6% di Le Pen si raggiunge il 45,6% contro il 41,3 % dell’addizione – lecita per non dire scontata – del 28,2% di Hollande con il 10,9% di Melenchon e il 2,2% di Eva Joly.
Sarkozy ancora di più dovrà  sedurre i voti della destra e dovrà  farlo senza troppe preoccupazioni se vorrà  avere una chance di restare all’Eliseo.
Ago della bilancia il centristra Francois Bayrou: nel 2007 riuscì ad arrivare a sorpresa terzo con il 18,57% ma oggi il suo più magro 9,2%, spostandosi da una parte all’altra può essere comunque decisivo.
Sarkozy non molla: “Al ballottagio con fiducia»
I dati dimostrano che il popolo francese è «ben deciso a voltare pagina dopo gli anni di Sarkozy», ha detto Jean-Luc Melenchon, che ha totalizzato l’10,9% delle preferenze.
Il leader del Front du Gauche ha sottolineato che «il totale dei voti della destra in tutte le sue componenti si è ridotto rispetto al 2007», riconoscendo tuttavia che «l’estrema destra ha avuto un ottimo risultato».
Da qui, l’appello ai suoi elettori di «venire tutti il 6 maggio a battere Sarkozy, senza compromessi».
Hollande: «Con me si apre fase nuova»
«La battaglia continua» – Jean-Francois Copè, il segretario generale dell’UMP, il partito di Sarkozy, ha ammesso di aver pienamente compreso il messaggio di «un voto di crisi», lanciando un appello a continuare «la battaglia» in vista del secondo turno delle presidenziali perchè «nulla è ancora perduto».
«Il messaggio dei francesi – ha detto Copè su Tf1 – lo comprendiamo in pieno. È il messaggio di un voto di crisi». Ma per Nicolas Sarkozy, ha detto, nulla è ancora perduto, «la battaglia continua in condizioni che saranno diverse». «I due candidati ora hanno un dovere di verità  e coraggio – ha proseguito Sarkozy – il momento cruciale è arrivato, il paragone tra i progetti, si tratta di designare colui che dovrà  proteggere i francesi per i prossimi 5 anni. Per gli ultimi 5 anni ho esercitato queste funzioni, ne conosco il peso e i doveri». Queste prossime due settimane fino al ballottaggio, «dovranno permettere a tutti voi di fare la propria scelta senza ipocrisie», ha aggiunto Sarkozy, convinto che «possiamo affrontare il secondo turno con fiducia».
“Con me la Francia volta pagina, questa sera sono il candidato di tutte le forze che vogliono chiudere una pagina e aprirne un’altra»: lo ha detto Hollande visibilmente soddisfatto del risultato del primo turno: «Il primo risultato è che stasera sono primo e sono nella situazione migliore per diventare il prossimo presidente. Ora – ha proseguito – Sarkozy userà  la leva della paura per ribaltare il risultato».
Melenchon: «Ora fermiamo le destre”
LA POLEMICA SUI DIBATTITI IN TV
Nicolas Sarkozy ha sfidato il rivale Francois Hollande a tre dibattiti tv rispettivamente su questioni «economiche, sociali ed internazionali». Hollande ha però rifiutato la proposta dello sfidante e sottolinea che ne intende fare uno solo.
IN VISTA DEL BALLOTTAGGIO
Secondo un sondaggio dell’istituto Ipsos al secondo turno Francois Hollande batterebbe Nicolas Sarkozy 54% a 46%.

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DA SARKO AL MARITO DI SEGOLENE, L’ULTIMA RICONVERSIONE DELLA SINISTRA ITALIANA

Aprile 22nd, 2012 Riccardo Fucile

E LA DESTRA TREMONTI-FERRARA S’E’ FATTA HOLLANDIANA

Sic transit gloria mundi, cinque anni fa Sarkò veniva acriticamente esaltato anche a sinistra in Italia, oggi accade che Giulio Tremonti e Giuliano Ferrara (su twitter) elogino Hollande.
E naturalmente la gauche italienne non può farsi mancare l’ultimo mito d’esportazione, dopo esserseli pappati tutti: Blair, Zapatero, persino, a suo tempo, Jospin, e ovviamente Obama.
Solo che il problema di questi miti è che, innanzitutto, nascono e muoiono ormai alla velocità  della luce.
Poi è oggettivamente difficile appassionarsi a Hollande, sarebbe come essersi entusiasmati in Inghilterra per Gordon Brown, la sinistra più grigia, burocratica e meno fascinating che ci fosse in giro, una vera, totale antitesi del blairismo.
E oltretutto, nella conversione (peraltro sommessa, stavolta) della sinistra riformista italiana da Sarkozy a Hollande c’è anche l’indice di una qualche, diciamo così, indecisione di linea.
Cinque anni fa il tandem (in questo caso) Veltroni-D’Alema cantava le virtù dell’ex delfino di Chirac, l’uomo della rupture, per una serie di ragioni che già  oggi appaiono consegnate all’oblio: pareva loro il paladino di un vero maggioritario, l’uomo deciso che sapeva fare governi aperti a personalità  esterne (Bernard Kouchner agli esteri), il coraggioso che al limite poteva andare oltre lo stantìo dilemma destra-sinistra.
Oggi una sinistra italiana in cerca come mai di bussole perdute vede nell’ex marito di Sègolène Royal l’alfiere di una contro-svolta più “di sinistra”, appunto: lotta contro le banche corresponsabili della crisi finanziaria, un grande, keynesiano programma di spesa pubblica per far ripartire l’economia e la crescita, un’idea di Europa che non sia puramente germanocentrica e merkeliana…
E insomma, così s’aggiunge caos al caos.
Le parole lo testimoniano.
Sarkò entusiasmava Veltroni e piaceva a D’Alema, nel 2007 il lìder Minimo (come lo disegnava “Tango”, il giornale satirico di Staino), constatando la sua rapidità  nel formare il governo, andava dicendo «magari avessimo noi la possibilità  di fare come Sarkozy, sarebbe una rivoluzione», nessuna trattativa estenuante con alleati da zero virgola.
E Veltroni scorgeva nel presidente della «rupture» un uomo-simbolo del bipolarismo: «La grande lezione di Sarkozy è questa; io spero di poter vivere un giorno in un Paese in cui il bipolarismo sia fatto in modo da permettere a persone di rilievo di far parte del governo a prescindere dagli schieramenti». Oggi Bersani s’affretta a far sapere che la vittoria di Hollande metterebbe in moto «delle spinte e incoraggerebbe il nostro progetto, aggregando altre forze nel senso della costruzione di un centrosinistra di governo».
Nichi Vendola, nientemeno, dà  un’intervista alla Stampa in cui si avventura nell’auspicio post-capitalista, «spero che il voto francese, premiando Hollande, inverta la tendenza segnando la via d’uscita dal liberismo».
E quel-che-resta-di-Rifondazione è indecisa se ricavare fiducia da Hollande o laudare il trionfo di Melenchon.
Ecco: come passa il tempo e la gloria mortale.
Per questo occorrerebbe una certa cautela, foss’anche solo nelle esternazioni.
Chi è stato jospiniano, zapatista e nel 2004 zapaterista, poi divenne blairiano, o sarkozista, e ora riemerge d’incanto hollandista; gente che era stata nel giro di pochi giorni cardosiana e poi lulista (sostenitrice persino di Lula!), ora torna a un’idea (meno esotica) di vecchia sinistra europea.
Aveva ragione per una volta D’Alema quando, in un discorso alla London School of Economics, a pochi giorni dal voto inglese che premiò Cameron, sostenne che bisognava «smettere di guardare all’estero, Blair, Obama, Zapatero. Alla fin fine tutti cadono».
Ma come sempre c’è ricaduto anche lui, e ora è qui a farci sapere che «in Europa sperano tutti nella vittoria di Hollande, anche i governi di centrodestra che non hanno il coraggio di dirlo».
Tutti, tranne forse chi vorrebbe un’originale, coerente sinistra italiana.

Jacabo Jacoboni
(da “La Stampa“)

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I BAMBINI A CENA ALLA MENSA DEI POVERI

Aprile 22nd, 2012 Riccardo Fucile

LA COMUNITà€ DI SANT’EGIDIO: RADDOPPIATO IL NUMERO DEGLI ITALIANI CHE HANNO BISOGNO DI AIUTO

“Sono tornati i bambini”. Quando lo racconta, ad Augusto D’Angelo si incrina leggermente la voce. Perchè, per una volta, il ritorno dei bambini non è una buona notizia. Anzi.
È il segno che la crisi sta colpendo anche loro.
La Comunità  di Sant’Egidio fornisce circa un migliaio di pasti a sera.
Fino a qualche tempo fa il 90 per cento delle persone che riempivano la mensa era straniero. “Da qualche anno a questa parte -spiega D’Angelo, una delle anime di Sant’Egidio, docente universitario – la quota degli italiani è aumentata. Da essere un centinaio al giorno, oggi arrivano anche a 200. E fra loro, ci sono anche quattro o cinque bambini. Non sono tanti, ma sono il segnale che le famiglie non hanno neanche i soldi per assicurare loro un pasto al giorno, oltre quello che fanno a scuola”.
Negli ultimi decenni si è assistito a un lento scivolare nella povertà .
Secondo i dati 2011 della Caritas, oltre otto milioni e 200 mila italiani (il 13,8 per cento dell’intera popolazione) vive in condizione di povertà  relativa.
Oltre tre milioni e 100 mila sono i poveri assoluti (con punte elevatissime nel sud Italia). I numeri degli ultimi mesi ancora non ci sono, ma l’impennata si vede senza bisogno di statistiche.
“È una povertà  che coinvolge il ceto medio – prosegue da Sant’Egidio D’Angelo -, che comprende al suo interno dipendenti, ma anche commercianti e piccoli imprenditori. Lo capiamo nei centri di distribuzione dei pacchi alimentari”.
Ogni pacco contiene, a seconda di quello che lasciano i donatori, un chilo di pasta, un barattolo di salsa, scatolette, ciò che serve per andare avanti qualche giorno.
“Arrivano tante persone che prendono il pacco – ancora D’Angelo -, ma hanno bisogno soprattutto di parlare. Non che siano disinteressate al cibo, ma sono persone che fino a poco fa avevano un tenore di vita medio-alto e che ritengono di meritare di più di un chilo di pasta. Cercano una sponda, tentano di trovare alleati che li aiutino a resistere a una condizione di vita che non sentono propria”.
E così il disagio, oltre a essere economico, diventa anche psicologico.
Perchè oltre all’umiliazione di dover ricorrere a un aiuto, concreto come un pacco di pasta, c’è il timore di non poter più migliorare le condizioni della propria famiglia.
A Sant’Egidio chiedono un lavoro, una casa, tutto quello che spesso non riescono a trovare per le vie istituzionali.
Perchè i servizi sociali non hanno soluzioni individuali e i percorsi sono quelli standard: la lista per la casa, il collocamento, il sussidio.
Il problema principale di chi si rivolge alle associazioni o agli enti benefici è il lavoro (chi non l’ha mai trovato o chi l’ha perso).
Ma non solo: “La famiglia per anni è stata un grande ammortizzatore sociale – conclude D’Angelo -, oggi non riesce più a esserlo. Pensiamo a un padre separato, che ha dovuto lasciare all’ex moglie la casa coniugale e deve passare gli alimenti ai figli. Torna a vivere dalla madre, ma ha molti meno soldi a disposizione. Per cui deve contare sull’anziana e sulla sua pensione, che spesso non basta. O a chi si trova a dover affrontare una spesa improvvisa, magari per un accertamento medico, e non ha nè i soldi, nè una famiglia a cui chiederli”.
O, peggio ancora, a una madre che si mette in fila per il pasto serale, con lo sguardo abbassato per la vergogna.
Sono tornati i bambini.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PRIMO PARTITO MONTI: UNA SUA LISTA PRENDEREBBE IL 30% DEI VOTI

Aprile 22nd, 2012 Riccardo Fucile

UNA RICERCA DELLA LUISS INDICA CHE MONTI TOGLIEREBBE IL 10% AL PD E IL 7% AL PDL, SUPERANDO ENTRAMBI IN CASO DI ELEZIONI….PESA L’INCOGNITA DEGLI ASTENUTI CHE POTREBBERO TOCCARE IL 40%     E DEGLI INDECISI, ATTUALMENTE AL 20%

Contenitori di nuova foggia, grandi alleanze, partiti della nazione, movimenti di popolo, antipolitica in cerca di una via democratica di consenso.
Nelle ultime settimane si moltiplicano annunci e riunioni per scomporre, ricomporre e rifondare vecchi e nuovi scatoloni, in vista di elezioni politiche neanche fissate.
Il punto, ci informa un sondaggio della Cise Luiss del professor Roberto D’Alimonte (riportato ieri dal Sole 24 Ore), è che nella transizione tra la fine del governo Berlusconi e la messa in opera dei tecnici, sono finiti a spasso la bellezza di 16 milioni di voti.
Sedici milioni di elettori sono “in cerca di partito”.
E non è che proprio lo stiano cercando: aspettano che l’offerta politica si adegui al passaggio brusco d’orizzonte che si è verificato con la crisi di governo e quella economica che l’ha accompagnata.
Cifre come queste non si vedevano dalla fine della Prima Repubblica, dal dopo Tangentopoli, da quando quei voti in uscita dai grandi serbatoi dei partiti di governo (fondamentalmente Dc e Psi), finirono per premiare l’offerta nuova di Lega Nord e Forza Italia, a scapito di chi restò in piedi (il Pds).
Se si votasse oggi, afferma il sondaggio, il 35% degli elettori non andrebbe proprio alle urne, e un altro 7,1% sarebbe indeciso se farlo o meno.
Quelli che già  sanno chi votare sono appena il 38,1% (erano il 58,3% appena un anno fa), contro un 19,8 % di “indecisi” — ma solo sul partito sul quale barrare la preferenza.
In sostanza il 60% degli aventi diritto, vale a dire sei elettori su dieci, non sa chi votare. L’emorragia di consensi riguarda principalmente i partiti del centrodestra.
Nelle intenzioni di voto il Pdl ha preso lo scivolo: 29,7% nell’aprile 2011, 23,3% a novembre, 22,5% oggi.
Anche la Lega, che mettendosi all’opposizione del governo Monti era passata dal 9,8% di aprile 2011 al 12,2% di novembre, è precipitata con gli eventi giudiziari degli ultimi giorni al 7,4%.
Sono questi i voti che maggiormente viaggiano verso il bacino dell’astensionismo.
Di contro, con un Pd stabile al 30,2%, crescono l’Idv (al 9,5% contro il 7,1% di novembre 2011 e il 6,9% dell’aprile precedente), l’Udc (8,5%), Sel (7,8%) e il Movimento Cinque Stelle, che dall’ 1,3% di aprile 2011 era passato a novembre al 4,6% e ora viaggia sul 5,5%.
Stiamo però parlando sempre dei dati espressi in quel 38,1% che ha detto di aver scelto cosa votare.
Dietro di loro si muove una maggioranza confusa e consistente, il vero bottino di future campagne elettorali.
Certo non aiuta la lontananza dalle urne (si voterà  a ottobre o nel 2013, e con quale sistema elettorale?) e il momento di crisi dei vecchi simboli della rappresentanza politica.
La confusione è talmente alta sotto al cielo che seppure Mario Monti goda a oggi di un consenso non propriamente elevato (solo il 43,79% mantiene sul premier un giudizio positivo), un’ipotetica “Lista Monti” senza una collocazione politica definita, sarebbe il primo partito e leverebbe consenso principalmente alle due aggregazioni maggiori.
Una lista guidata da Monti, arriverebbe al 29,6%, lasciando al Pd il 19,6% e al Pdl il 15,2 %. D’altronde, però, il 56,46% degli intervistati non vedrebbe di buon occhio la sua discesa in campo.
Sul segno politico da attribuire all’esecutivo dei tecnici, del resto, gli elettori mostrano pochi dubbi: è un governo di centro per il 28,93 % degli intervistati.
È un governo di centro-destra per il 27, 82%.
È un governo di destra per il 20,83 %.
Solo l’8,38% ritiene che i tecnici siano di sinistra.
Il 14,05 % che sia di centro-sinistra.
Ai partiti oggi rappresentati in parlamento, per non scomparire davanti a un’offerta politica che l’elettorato può giudicare “nuova”, non resta che attrezzarsi per portare al voto almeno i propri delusi e indecisi (in questo senso oggi è in controtendenza il Pd che pesca voti tra i delusi che non andarono a votarlo nel 2008).

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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