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COSI’ SUPERMARIO HA ISOLATO I FALCHI: LA BUNDESBANK RESTA SOLA

Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile

UN UNICO VOTO CONTRARIO ALL’INTERVENTO ILLIMITATO SUI TITOLI A BREVE

L’esito di quanto accaduto dietro le quinte dell’Eurotower, almeno stando alle ricostruzioni che arrivano da fonti attendibili, avrebbe più che soddisfatto il presidente Mario Draghi, contrariato solo dall’interpretazione negativa a caldo delle Borse e degli spread.
Draghi, che i media tedeschi hanno descritto «in balìa dei mercati e della politica », ha convinto il Consiglio direttivo della Bce a votare sulla proposta di tenersi pronti ad acquistare titoli sovrani “a breve” in quantità  illimitate.
E solo un membro del board, il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha votato contro.
Un no che ha evitato, invece, il secondo rappresentante tedesco nel board, quello Joerg Asmussen vicino alla Spd, l’opposizione socialdemocratica, ma voluto dalla cancelliera come esponente bipartisan.
La spaccatura tra falchi e colombe che agita la Germania e il resto d’Europa dunque è arrivata nel cuore della rappresentanza tedesca alla Eurotower.
Per lunghe ore, dalle 9 alle 13, i membri del Board hanno discusso nella sala riunioni in cima alla Eurotower.
Nessuno ha negato la gravità  della situazione, nessuno ha obiettato sulla necessità  di interventi forti.
Ma su un punto Weidmann ha espresso le proprie riserve: l’acquisto di titoli sovrani da parte della Banca centrale. E’ vietato dal nostro statuto, ha detto a più riprese. Questa misura può solo incoraggiare gli Stati a contrarre più debiti, può solo foraggiare l’inflazione.
L’acquisto di titoli sovrani, ha insistito Weidmann, porta alla distruzione della nostra indipendenza dai poteri politici.
Negli ultimi due anni, è ancora il ragionamento del presidente della Buba, ne abbiamo già  acquistati fin troppi, duecento miliardi e oltre: non è nostro compito, e l’opinione pubblica pubblica tedesca è stanca di una Germania che paga per tutti.
Sullo sfondo della riunione del board, c’erano le notizie del mattino: esponenti della Fdp, il partito liberale partner di governo di Angela Merkel, e docenti universitari euroscettici, che giungevano a chiedere o minacciare un’azione legale contro la Bce presso la Corte europea di giustizia o le istanze giudiziarie nazionali, in nome del rispetto della sovranità .
Il tentativo era chiaro: cercare di impedire fino all’ultimo la formazione di una maggioranza favorevole alla linea Draghi.
Puntando sugli alleati naturali nel board, dal finlandese Liikanen all’olandese Knot, dall’austriaco Nowotny all’estone Hansson.
E gettare ovunque il seme del dubbio, invitare a riflettere sul rischio di reazioni nazional-isolazioniste in Germania.
Ma se questo tentativo c’è stato, a quanto pare è andato a vuoto.
Le controargomentazioni di Draghi sono state evidentemente più convincenti. Cioè che, se da un lato è vero che a lungo termine la Banca centrale europea non può riempire il suo forziere di titoli sovrani, è altrettanto innegabile che un intervento sui titoli a breve può spaventare di più gli speculatori.
E che a una simile operazione si può porre il paletto della condizionalità : i Paesi che hanno bisogno di aiuto devono chiederlo formalmente al Fesf (il fondo salva-Stati) e sottoporsi a condizioni da sottoscrivere.
Un patto di rigore caso per caso che impegnerà , per esempio a Madrid o a Roma, non solo gli esecutivi attuali ma anche i governi futuri, euroentusiasti o euroscettici che siano.
Quello della condizionalità  è stato, secondo fonti di Francoforte, un argomento decisivo.
Rafforzato, peraltro, dalla considerazione che ormai gli spread alti determinano differenze rilevanti dal costo del denaro per le aziende nei vari Paesi, una disuguaglianza inaccettabile per l’integrazione europea e secondo i principi del mercato unico
Soppesando questi argomenti contrapposti si è arrivati al voto.
E dei ventidue partecipanti, sedici si sarebbero espressi a favore, solo uno contro, il presidente della Bundesbank appunto, mentre gli altri, tra i quali Asmussen e i rappresentanti finlandese e olandese, si sarebbero astenuti.
Insuccesso cocente per la linea Weidmann, e non a caso i media online tedeschi ieri sera rilanciavano gli attacchi a Draghi: «La Bce più s’impegna a comprare bond e più perde indipendenza. La sua indipendenza è un ricordo del passato».

Andrea Tarquini
(da “la Repubblica“)

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VINCE LA BUNDESBANK, MA IL FONDO SALVA-STATI AVRA’ LA LICENZA BANCARIA

Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile

E LA BANCA CENTRALE LAVORA ALL’ACQUISTO DI BOND AZIENDALI

La preoccupazione su una fuga in avanti di Draghi aveva cominciato a circolare nelle cancellerie europee nei giorni scorsi, tanto che il presidente francese Hollande aveva confessato a Mario Monti di temere che l’italiano avesse «sparato troppo in alto».
La reazione delle Borse è stata eloquente: una settimana fa, a Londra, Draghi aveva contraddetto il primo comandamento dei banchieri centrali, quello dell’«ambiguità  costruttiva». Ansioso di calmare i mercati – forse angosciato perchè la sua intervista a Le Monde di qualche giorno prima non era riuscita a sortire effetti sugli spread -, Draghi era stato di una chiarezza che col senno di poi si è rivelata pericolosa.
Ha scandito che la Bce era pronta a fare «qualsiasi cosa per salvare l’euro».
E, forte dell’endorsement del governo tedesco, poi arrivato da Angela Merkel, aveva promesso la ripresa del programma di acquisti dei bond statali.
L’ipotesi di fuga in avanti ha fatto insorgere la Bundesbank: Jens Weidmann ha sparato ad alzo zero sulla possibilità  di riprendere gli acquisti dei bond.
E ieri, quando gli analisti, gli investitori, gli speculatori, gli hanno chiesto di mostrare le carte che aveva davvero in mano, il presidente della Bce ha dovuto ammettere il bluff.
Di fronte all’irrigidimento dell’azionista di riferimento, la Bundesbank, non solo aveva declassato il programma da «decisione» da mettere ai voti a «opzione» che è stata solo discussa.
Ma anche che gli acquisti saranno legati a condizionalità  pesanti, molto tedesche.
Draghi ha ributtato la palla nella metà  campo dei governi e ha preteso che prima di beneficiare dell’acquisto dei bond ammettano di essere con l’acqua alla gola, chiedano aiuto al fondo salva-Stati e accettino, poi, il monitoraggio.
Ha fatto evaporare in pochi minuti l’ombrello sotto il quale molti investitori avevano già  trovato riparo.
Una mossa che rischia, di danneggiare di più l’Italia, che per stessa ammissione di fonti dell’Eurotower soffre principalmente di un contagio spagnolo. E che forse con una ripresa immediata degli acquisti avrebbe potuto sottrarsi all’effetto domino.
Intanto, ai piani alti dell’Eurotower la riflessione sull’arsenale che sarà  schierato a difesa dell’euro è cominciata.
Si lavora alla licenza bancaria per il fondo salva-Stati.
Per Draghi e per la Bce (eccezion fatta per la Bundesbank) non c’è un pregiudizio nei confronti della possibilità  di fornire all’Esm una potenza di fuoco illimitata.
Il problema, però, è la “monofunzionalità ” del salvaStati, il fatto cioè che al momento serva solo ad aiutare i paesi.
Ovvio che non possa prendere soldi in prestito da Francoforte: la Bce si macchierebbe di finanziamento indiretto ai paesi, vietatissimo dai Trattati.
Ma se potesse finanziare il settore privato, se, come previsto dal vertice Ue di fine giugno, potesse ricapitalizzare direttamente le banche, quella “monofunzionalità ” sparirebbe.
Solo allora la Bce potrebbe dare il suo nulla osta alla decisione dei governi di dotare l’Esm di licenza bancaria.
Quanto agli strumenti straordinari annunciati ma non specificati ieri da Draghi, negli uffici dell’Eurotower stanno già  lavorando alla possibilità  che acquisti bond aziendali, bypassando così il “grande freddo” delle banche.
Infine, sarà  importante anche definire i dettagli dei nuovi programmi di acquisti dei bond spagnoli e italiani.
Su una cosa sono certi, i banchieri centrali: che il problema della seniority «va affrontato», come ha detto anche Draghi.
Il fatto cioè che i mercati sono rimasti scottati dal trattamento privilegiato concordato a Francoforte quando c’è stata la ristrutturazione del debito greco.
Per gli acquisti futuri varrà  dunque la regola che la Bce condividerà  i rischi, nel caso di un taglio del debito.

Tonia Mastrobuoni

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