Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
LA STORIA DI ENRICO NAN E DI UNA CAUSA DA 100.000 EURO INTENTATA A UN BLOG SAVONESE PER “DANNI MORALI, ESISTENZIALI, ALLA VITA DI RELAZIONE, AL NOME E ALL’IMMAGINE”… IL GIUDICE STABILISCE CHE SI TRATTA DI “LEGITTIMO ESERCIZIO DEL DIRITTO DI CRITICA POLITICA”
Fare satira in Italia è un mestiere a rischio. 
Per comici, scrittori e vignettisti toccare il potere è sempre un azzardo, non sapendo mai come può reagire il potente di turno.
Ma non è per il suo lavoro di disegnatore satirico che Davide Sacco, genovese, già collaboratore delle pagine genovesi del Giornale, de Linkiesta e del Foglio, è finito nel mirino di Enrico Nan, ex deputato di Forza Italia per quattro legislature e attualmente coordinatore ligure di Fli.
Sacco è stato querelato per le sue opinioni, espresse sotto pseudonimo “ilNecchi”, il 12 agosto 2006 su un forum di politica savonese www.uominiliberi.eu: “l’on. Nan ha perso più battaglie lui che l’Italia a Caporetto! Però è sempre lì, non per capacità ma per… penso che il termine giusto sia leccaculismo, o ancor meglio…yesmanismo.
Nei confronti, ovviamente, del dominus del centrodestra ligure Claudio Scajola.
Ma non è finita. Come risarcimento per la presunta diffamazione subita, Nan chiedeva centomila euro di risarcimento.
Eppure era già finito nel mirino satirico di Sacco, che spiega: “L’avevo già raffigurato nelle vesti di un Napoleone sconfitto e come un capitano che affonda con la nave di Forza Italia, sconfitta alle comunali di Savona con una percentuale bulgara. Eppure ha scelto quelle affermazioni…”.
E così, nonostante inizialmente il pm avesse scelto l’archiviazione, Nan ha continuato imperterrito a mandare avanti la sua querela per diffamazione.
Fino alla sentenza di primo grado.
Nella quale, scrive il giudice D’Arienzo, le affermazioni sul forum “appaiono, comunque, legittimo esercizio del diritto di critica politica” e che quindi “il diritto di critica non si concreta, come quello di cronaca, nella narrazione di fatti, ma si esprime mediante un giudizio od un’opinione che, come tali, non possono essere rigorosamente obiettivi”.
Secondo il magistrato, Nan viene definito “il protagonista non di successi ma di sconfitte politiche (Caporetto) che rimane quindi sull’arena non per l’impegno dimostrato (“capacità ”) ma per l’intelligenza, non apprezzata, ma comunque anch’essa certamente politica, con cui si relaziona a chi può deciderne il destino nel settore, approvandone le azioni e le richieste”.
Quindi, per il magistrato, Sacco non ha diffamato la persona dell’allora onorevole Nan, ma ne ha riconosciuto l’intelligenza politica.
In attesa di sapere se Nan farà ricorso in appello, il vignettista ha continuato la sua attività di “commentatore di notizie”: “La mia non è satira cattiva, feroce. Il mio è più un bonario “menaggio” (in genovese, presa in giro)”.
E se Guareschi venne condannato per la diffamazione di Alcide De Gasperi e Forattini per Occhetto e D’Alema, Sacco invece l’ha spuntata.
Sorride: “Loro operavano su scala nazionale, io a livello locale. Tutto è proporzionato”.
Quindi attenzione, la prossima volta che per definire un politico si userà l’epiteto “leccaculo”, in realtà potreste riconoscerne il fiuto politico.
Pur non apprezzandolo.
Matteo Muzio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA A “REPUBBLICA” IL PRESIDENTE DELLA CAMERA RAGIONA SU ALLEANZE, LEGGE ELETTORALE E PROSSIME ELEZIONI… “IO E CASINI I VERI MODERATI, FOSSE PER ME SAREI PER L’UNINOMINALE MAGGIORITARIO, VINCE CHI PRENDE PIU’ VOTI”
Terminata la pausa estiva è già tempo di guardare alle elezioni del 2013.
E nell’attesa della legge elettorale su cui sembra possibile un accordo il presidente della Camera Gianfranco Fini, leader di Futuro e Libertà , disegna la sua mappa politica.
Paragonando la politica del Pdl, di cui è stato fondatore insieme a Silvio Berlusconi, a quella di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle e autodefinendo il suo partito insieme con l’Udc di Pierferdinando Casini “i veri moderati d’Italia”.
I veri moderati.
“Diciamo che in me e Casini c’è una comune consapevolezza di lavorare per dare una risposta a questi elettori che non sono di sinistra e non vogliono più votare per Berlusconi, o per un Alfano che continua a parlare di abolire l’Imu e imposta l’ennesima campagna da libro dei sogni”.
E spiega: “C’è una area vasta di elettori che ambirebbe a una rappresentanza diversa. Parlo di quel mondo che, sbagliando, definiamo moderato, che crede nella coesione nazionale, ha l’etica del dovere, dà importanza ai comportamenti pubblici e privati di chi lo rappresenta, tiene ai diritti della persona e condivide una certa idea di Europa. Sto parlando di una visione liberal-democratica, quella che in un bipolarismo sano, quale non abbiamo in Italia per colpa di Berlusconi, sarebbe la naturale alternativa alla sinistra socialdemocratica”.
Pdl, Grillo e l’antipolitica.
In un’intervista a ” la Repubblica” Fini ragiona: “Il prossimo governo sarà politico ma sul premier deciderà il Quirinale”, quindi elenca “le offerte del mercato politico italiano” senza dimenticare Grillo e Antonio Di Pietro e l’Itali dei Valori: “Sta crescendo un’area che si nutre di antipolitica, una vasta zona di risentimento antieuropeo, di fatto antidemocratico, che prende a pretesto la giusta lotta contro i privilegi e le caste“.
E, aggiunge, “una versione più soffice del medesimo sentimento antipolitico è quella rappresentata dal Pdl”, quella “che ha bisogno di nemici, che vive più di anatemi che di strategie. Ormai in quel partito c’è un antieuropeismo strisciante, un sentimento di disprezzo verso i lavoratori pubblici rappresentati in massa come fannulloni, un sentimento antilegalitario, contro le regole, contro i magistrati, contro le tasse, un sentimento anti-immigrati e contro tutte le minoranze che rivendicano parità nei diritti civili”.
Legge elettorale.
“Gli scogli sono ancora tutti lì, speriamo in un passo avanti questa settimana. Ma ricordo a tutti che, nel passaggio alla Camera, ci potranno essere voti segreti” riflette Fini, parlando del nodo della legge elettorale.
Alla domanda su collegi o preferenze il leader di Fli risponde: “Se fosse per me sarei per l’uninominale maggioritario. Vince chi prende più voti. Ma siccome temo che si vada verso un sistema come il Provincellum, con le sue distorisioni, allora meglio le preferenze. Con circoscrizioni piccole, il controllo dei costi affidato alla Corte dei conti e la decadenza per chi sfora il tetto di budget”.
Del resto secondo la terza carica dello Stato: “Il governo che uscirà dalle elezioni sarà un governo politico, altrimenti tra un pò qualcuno dirà che tanto vale non fare più le elezioni”.
Il prossimo esecutivo dovrà puntare “a più Europa”, proseguire “nel risanamento dei conti”, rispettare “il vincolo dell’articolo 81 della Costituzione”, dovrà essere un governo “che non strizzi l’occhio ai localismi ma difenda la coesione nazionale”. Quanto al premier “deciderà il Colle”, assicura, che aggiunge: “Se vogliamo uscire dalla logica del bipolarismo muscolare, se vogliamo lasciarci alle spalle la fase Berlusconi-Prodi, non possiamo partire dalla coda dobbiamo cercare prima un’alleanza di governo sui programmi e sui valori. Poi sarà il capo dello Stato a indicare il prescelto per palazzo Chigi: è evidente che conterà quello che diranno le delegazioni dei partiti al Quirinale”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
POLEMICHE SULLE SCORTE: PROTEGGONO UOMINI DA CUI DOVREMMO ESSERE PROTETTI NOI…LAVORI USURANTI: LA SCORTA DI BRUNO VESPA DORME NEL PLASTICO DI UN ALBERGO…IL VOLONTARIATO SI MOBILITA, 390.000 ESODATI CHIEDONO: “LA FORNERO POSSIAMO SCORTARLA NOI?”
Brutte notizie: secondo le ultime statistiche soltanto un italiano su tre lavora
stabilmente. Buone notizie: uno di quei tre fa la scorta a qualcuno, politico, ex politico, giornalista, e persino alla Santanchè.
“Il settore scorte è in espansione — dice un esperto di Moody’s — ed è l’unico settore che ancora tira in Italia”.
In molti casi si tratta di lavori umilianti e logoranti.
Qualche giorno fa, per esempio, sono stati definitivamente liberati gli otto uomini di scorta a Roberto Calderoli, e le loro testimonianze sono agghiaccianti: “Otto ore al giorno in compagnia di Calderoli — dice uno di loro — possono causare danni cerebrali irreversibili, guardate come è conciato Umberto Bossi!”.
Così, al costo esorbitante delle scorte (oltre un miliardo di euro l’anno), si aggiunge quello della riabilitazione a fine servizio.
Chi ha fatto la scorta a Sgarbi, per esempio, ha sentito più cazzate in due giorni che un intero staff di psichiatri in trent’anni di carriera, e sono cose che lasciano il segno. “Si tratta di una sindrome post traumatica simile a quella dei soldati in Iraq — dicono al Viminale —. Abbiamo visto uomini grandi e grossi tremare come foglie e piangere a dirotto e poi abbiamo capito il loro dramma: facevano la scorta a Sallusti e alla Santanchè, alcuni abbiamo dovuto abbatterli”.
Dopo il caso di Gianfranco Fini, la questione è diventata un caso nazionale.
Il presidente del Senato Schifani, per esempio, ha venti uomini di scorta, ma secondo fonti ufficiali non si tratta di una protezione esagerata: “Il presidente Schifani corre rischi enormi: potrebbe slogarsi una caviglia o tagliarsi un dito mentre affetta le carote, o persino ferirsi in testa mentre si pettina, e noi vigiliamo in modo ferreo su questi possibili attentati alla seconda carica dello Stato”.
Sulla questione delle scorte, comunque, si fa troppa facile demagogia.
Ristoratori, albergatori, gestori di stabilimenti balneari e di baite in montagna si ribellano alla riduzione delle scorte.
“Ma lo sa — dice accorato un oste di Ladispoli — che quando viene qui un politico prenota sessanta coperti e ventidue stanze? Volete rovinarci?”.
Alessandro Robecchi
(da “Il Misfatto”)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
GRILLO REPLICA A BERSANI CHE AVEVA PARLATO DI “TONI FASCISTI”: “DA 20 ANNI FA ACCORDI CON PIDUISTI ED EX FASCISTI”… BOCCIA RIBATTE: “SOFFIA SUL CONFLITTO SOCIALE DALLA SUA VILLA”
Bersani lo aveva accusato dal palco della festa del Pd di usare toni fascisti, invitandolo a uscire dalla Rete per un confronto.
La migliore difesa è l’attacco e Grillo provvede, come spesso accade, pubblicando un post sul suo blog.
Parole che innescano reazioni tra le fila del Pd, con i democratici che fanno quadrato intorno al segretario e accusano il leader 5Stelle di essere un “milionario in pantofole” che “istiga all’odio”.
Il comico genovese all’inizio del post fa il verso all’accento emiliano di Bersani (“’Fassissti! Fassissti del web’ ha gridato Gargamella Bersani”), poi prosegue: “Fatemi capire, se Bersani viene accomunato a uno zombie politico (tesi supportata dalla sua storia passata e recente) è un insulto gravissimo, se invece Bersani considera il MoVimento 5 Stelle alla pari del nuovo Partito Nazionale Fascista è normale dialettica. A Bersani non mi sognerei mai di dare del fascista, gli imputo invece di aver agito in accordo con ex fascisti e piduisti per un ventennio, spartendo insieme a loro anche le ossa della Nazione”.
Il riferimento va al mancato impegno su leggi che riguardano il conflitto di interessi o la corruzione, di cui in due decenni “non c’è traccia”.
E cita i diretti responsabili tra i democratici: “Violante e D’Alema sono stati le punte di diamante del pdl/pdmenoelle. Bicamerale, garanzia delle televisioni a Berlusconi, concessione delle frequenze televisive all’uno per cento dei ricavi”.
La lista procede con lo “scudo fiscale, passato grazie alle assenze dei pidimenoellini e le decine di volte in cui il governo Berlusconi poteva essere sfiduciato, ma i pdimenoellini erano sempre altrove”.
Grillo ricorda anche la raccolta firme depositata dai 5Stelle nel 2007 quando “sono state presentate tre leggi di iniziativa popolare per ripulire il Parlamento dai poltronissimi (massimo due mandati) e dai condannati e per l’elezione diretta degli eletti”.
Un’iniziativa che però non ha avuto alcun esito perchè quelle proposte “non sono mai state discusse”.
Alla luce dell’immobilismo del Pd, il comico chiede al segretario: “Chi è il fassissta, caro Bersani? Chi ha ignorato 350.000 firme? Quando mi presentai ‘in carne e ossa’ per la segreteria del pdmenoelle mi fu impedito. Chi era il fassissta, caro Bersani? Il MoVimento 5 Stelle ha rifiutato ogni rimborso elettorale, il pdmeneolle non ha mollato neppure l’ultima rata dello scorso giugno perchè già spesa. Chi fa il fassissta con il finanziamento pubblico abolito da un referendum, caro Bersani? Chi voleva il nucleare “pulito” nonostante un referendum contrario? Io ho girato l’Italia con un camper, a mie spese, per fare campagna elettorale. Senza scorta. La Finocchiaro con la scorta ci fa la spesa e Fassino il primo maggio”.
Infine conclude la sua replica ricordando che il segretario del Pd “ha ricevuto 98.000 euro da Riva, il padrone dell’Ilva“, e gli domanda “a che titolo?”.
Poi aggiunge: “Chi è il fassissta, caro Bersani? Ma si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro“.
Le parole sul blog infiammano la polemica e per Francesco Boccia Grillo “è un milionario in pantofole che, dall’alto della sua villa, dà ordini a persone che oggi non credono nella capacità della politica di risolvere i problemi di ogni giorno. Su questo la politica deve interrogarsi”.
Secondo il deputato Pd, inoltre, il leader 5Stelle “istiga all’odio e soffia sul fuoco del conflitto sociale, utilizzando persone spesso inconsapevoli”.
Anche Matteo Orfini, responsabile Cultura informazione, critica aspramente le dichiarazioni del comico genovese, che esprimono “comportamenti che lo qualificano”.
Sottolinea la ritrosia di Grillo al confronto diretto, visto che non risponde “agli interrogativi che l’opinione pubblica gli pone, come ad esempio quello su chi finanzia il suo movimento, o sulla sua inesistente democrazia interna”.
La sua invettiva contro Bersani, secondo Orfini, è “la conferma delle difficoltà in cui si trova”, che è “arrivata insieme alle solite invettive”.
Un modo per “non parlare delle questioni reali, per evidente mancanza di proposte per contribuire a tirare fuori il Paese dalla crisi” che induce il blogger “a inventare sempre nuovi insulti nel tentativo di ottenere una qualche attenzione mediatica”.
A differenza del comico, conclude il deputato democratico, “noi continuiamo a lavorare per ricostruire questo Paese, che davvero non ha bisogno del cinico e interessato populismo di Grillo, ma di una forza come il Pd, seria, trasparente e che la democrazia la pratica e non si limita a invocarla a giorni alterni”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
CONTINUANO LE BRUTTE FIGURE DEL SASSOFONISTA: IL TRASMETTITORE TRASFERITO SENZA AUTORIZZAZIONE DA CINISELLO BALSAMO ALLA “TORRE VELASCA”, IN PIENO CENTRO A MILANO… PIU’ VOLTE ALL’EMITTENTE E’ STATO CHIESTO DI UNIFORMARSI ALLE LEGGI ESISTENTI, MA DA VIA BELLERIO NESSUNA RISPOSTA
Se vivete a Milano e da qualche giorno non riuscite a sintonizzarvi su Radio Padania Libera, l’emittente ufficiale della Lega Nord, non è colpa del vostro apparecchio.
In ogni caso non può che giovarvi alla salute.
Ma il problema della mancata sintonizzazione adesso è un altro: la Polizia postale ha disattivato l’antenna, originariamente istallata nel comune di Cinisello Balsamo ma spostata abusivamente nel centro di Milano sul grattacielo “Torre Velasca“.
Inoltre il trasmettitore che operava sulla frequenza 103,5 Mhz è stato trovato dagli agenti con caratteristiche di funzionamento difformi da quelle prescritte.
L’oscuramento poi non è frutto di una decisione improvvisa, anzi.
Nessun golpe dello Stato centralista o di Roma ladrona.
Alla radio del Carroccio sono stati rivolti numerosi inviti a regolarizzare la propria posizione, cosa mai fatta come spiegano da Bergamo News, che ha diffuso la notizia.
Dalla Lega hanno annunciato che si appelleranno al Tribunale amministrativo regionale, ma in attesa del pronunciamento del Tar, non vi saranno trasmissioni su Milano.
Il sassofonista avrebbe fatto meglio a uniformarsi alle leggi cui sono sottoposte tutte le emittenti, invece che appellarsi al Tar o dichiararsi vittima del sistema.
Ci stupiamo che con una addetta stampa di grande livello come la Isabella che ben conosce i meccanismi della informazione, il povero Maroni sia incorso in una disavventura del genere.
Con la sfiga che lo perseguita in tutte le cose che gestisce, non gli resta che deporre un ex-Votino in quache santuario del Varesotto.
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
TRA PEDAGGI, LAVORI PERENNEMENTE IN CORSO, VELOCITA’ RIDOTTA, RISCHI PER LA SICUREZZA… I COSTI LI PAGANO SEMPRE GLI UTENTI CON L’AUMENTO DELLE TARIFFE: E NESSUNO CONTROLLA I TEMPI DI ESECUZIONE
Perchè per le autostrade si paga un pedaggio e per altre strade no?
Alcune strade importanti hanno caratteristiche molto simili a quelle delle autostrade a pedaggio.
Formalmente però si pagano le autostrade perchè danno un servizio migliore rispetto alla viabilità “gratuita”.
Che ovviamente gratuita comunque non è: automobilisti (e camionisti, anche se meno) la pagano ampiamente con le tasse sui carburanti.
Il principale servizio per il quale uno sceglie l’autostrada è la velocità (a parte i diversi limiti ufficiali, che sono un po’ minori per la viabilità gratuita, con quest’ultima ci sono di solito anche da attraversare paesi e città ).
Ma alcune autostrade hanno lavori in corso da decenni, che riducono molto proprio la velocità , anche con vincoli che non vengono fatti rispettare, e che per questo motivo ben pochi rispettano, a volte con gravi rischi per la sicurezza.
Di quali lavori si tratta?
Di ampliamento o aggiunta di corsie, di manutenzione straordinaria, di raddrizzamento di curve, ecc.
I costi li pagano sempre gli utenti con le tariffe, che tengono conto di questi maggiori costi (le tariffe “normali” infatti pagano le tratte nuove, la manutenzione ordinaria e un “ragionevole” profitto del concessionario.
A volte però questo profitto non sembra proprio ragionevole… ma questa è un’altra storia). Ma perchè i lavori durano così tanto (sui costi si sa solo che sono molto più alti che altrove, ma anche questa forse è un’altra storia)?
Perchè, come si è detto, sul costo complessivo viene calcolato da Anas, che regola le tariffe, un giusto profitto in percentuale.
Se i lavori durano tanto, ovviamente costano di più, il traffico c’è ugualmente e le tariffe non variano (non ci sono alternative realistiche, e gli utenti non vengono comunque informati che viaggeranno lentamente).
Quindi il profitto totale è maggiore, in funzione dei costi totali di intervento.
Perchè allora i concessionari dovrebbero affrettarsi, o rinunciare ad interventi di dubbia utilità ?
Anas ha mille cose da fare, e come fa a controllare i tempi esatti necessari, e le migliorie davvero giustificate?
Ci può essere un problema idrogeologico, o meteorologico, o un fornitore in ritardo, o altre opere di completamento non previste da subito, oppure richieste “spontaneamente” dai comuni, per motivazioni ambientali o di sicurezza ecc., non c’è mica sempre da parlare di corruzione, perbacco!
Certo, c’è anche il problema di come gli utenti danneggiati possano difendersi.
Chi può controllare?
Quale automobilista che paga una tariffa ingiusta può andare a Roma a spulciare la correttezza di tempi e costi di ogni lavoro?
“S’ha da fà a fidasse”, come diceva il Tognazzi monsignore a Manfredi Pasquino, calzolaio analfabeta, nel film Nell’anno del signore.
Per fare solo un esempio tra i tanti, i sovrappassi per la viabilità ordinaria sull’autostrada Milano-Torino sono frequentissimi (nessun piccolo comune, nè qui nè altrove, può essere costretto a fare un giro per attraversare l’autostrada, per esiguo che sia il traffico che genera). Ma questi sovrappassi sono anche lunghissimi (le pendenze devono essere molto basse, caso mai ci fossero fenomeni di gelo che in inverno blocchino uno dei tre camion che magari lo usa). I lavori durano da un’eternità , anche a causa dell’accostamento alla nuova linea (deserta) dell’Alta Velocità , ma che è finita da tre anni. Mistero.
Ma non molto buffo.
La cosa minima che sarebbe da fare sarebbe calcolare la riduzione media di velocità generata da questi “lavori”, e finchè dura questa riduzione, ridurre la tariffa per i poveri utenti in proporzione, fino al limite di ridurla a 0, se la velocità diventa simile a quella di una strada statale gratuita.
Attribuendo i costi in parte allo stato (cioè facendo come per la viabilità statale, usando a questo fine una piccola quota dei soldi che gli automobilisti pagano con le tasse sui carburanti), in parte con premi e penalità alle imprese in funzione dei tempi di costruzione.
Le imprese farebbero in fretta, e gli utenti non pagherebbero per un servizio che non hanno. Ma chi se ne frega, quelli non protestano mai… e poi inquinano, non è vero?
Marco Ponti
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
ISTRUZIONE, LE NOVITà€ D’AUTUNNO: TRA UN MESE SARANNO RESE NOTE LE MODALITA’ DEL NUOVO CONCORSO… DISCIPLINE UMANISTICHE COPERTE, SERVONO PROF DI MATEMATICA
Se le cose andranno come effettivamente il ministro Francesco Profumo desidera, a
settembre 2013 potrebbero già insegnare nella scuola italiana alcune migliaia di giovani.
Ma giovani sul serio, con meno di trent’anni e qualche master alle spalle: nuove energie, nuova generazione.
Il ministro si appassiona molto al mondo della scuola (lui è un ex rettore, la moglie insegna alle superiori) e passa almeno due mattine a settimana a visitare le scuole per monitorare la situazione dal vivo.
La questione dell’età del corpo docente non gli è sfuggita: i professori e maestri d’Italia sono, in media, ben oltre la quarantina (42 anni) e si portano dietro il fardello di una lunga gavetta di precarietà , dato che l’eta media in cui si entra in ruolo è 47 anni.
C’era bisogno di una ventata di novità , e il professor Profumo la vorrebbe infondere. Procedure, pastoie, cavilli burocratici e resistenze sindacali permettendo, si capisce.
Il 24 settembre, dunque, verrà bandito un concorso su base regionale, per la copertura di 11.892 cattedre da immettere in ruolo in due tranches: 7.488 l’anno prossimo, 4.404 nel 2014. «La procedura concorsuale – dicono al ministero – avverrà secondo modalità innovative per favorire l’ingresso nella scuola di insegnanti giovani, capaci e meritevoli».
Non è ancora chiaro il meccanismo che dovrebbe riservare ai giovani una quota dei posti, ma al ministero lo stanno studiando, e si pensa ad una percentuale di under 30 tra il 10 e il 15 per cento.
Il pachiderma di viale Trastevere, inoltre, dovrà fare le piroette come una libellula, considerando che a settembre uscirà il bando, a gennaio sono già previste le prove scritte e, a seguire, quelle orali, in maniera che i nuovi vincitori di concorso possano andare in cattedra nel settembre successivo.
In periodo di penuria di lavoro, dunque, la scuola riapre i suoi ranghi, ma non ovunque e non per tutte le materie.
Particolari carenze di organico di registrano in Sardegna, specificamente per l’insegnamento della matematica, e poi in tutto il Nord.
Al Sud, invece, arriverà molto poco della nuova infornata.
E poi si mettano l’anima in pace i neolaureati in lettere, filosofia, lingue, storia dell’arte e materie umanistiche in generale: le cattedre a concorso saranno, per la maggior parte riservate alle discipline scientifiche (matematica in testa) e tecnologiche.
Qualcosa di umanistico ci sarà pure, ma riguarderà le discipline letterarie «toste», tipo latino e greco.
I sindacati non possono dire di no ad un nuovo concorso, ma storcono comunque il naso – con maggiore o minore acrimonia perchè sostengono che esistono graduatorie fiume di insegnanti già abilitati, a cui poter attingere, senza bisogno di varare un nuovo concorso. Assumete i precari – è in definitiva il consiglio – piuttosto che immettere personale nuovo preso da fuori. «Ci sono 250 mila vincitori di concorso in graduatoria» lamentano alcune sigle sindacali.
In realtà le graduatorie sono piene di abilitati , e anche di «idonei» al concorso, ma non di vincitori: docenti, cioè, che hanno fatto un concorso, avevano i requisiti per vincere, ma non hanno vinto di fatto, per ragioni di punteggio.
Una diatriba fatta di cavilli, certo, ma anche sintomo della grande sofferenza a cui l’attuale sistema di reclutamento degli insegnanti sottopone i candidati, con procedure, graduatorie, calcoli complicati di punteggi, eccetera.
Tant’è che l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni, parlando al Tgcom.24, è entrato dritto nel cuore del problema: «Non si può tenere aperta una graduatoria all’infinito. Serve una nuova metodologia di reclutamento: si bandisce un concorso , chi vince entra, chi non vince ritenta oppure si cerca un altro lavoro».
Ma per fare tutto questo bisogna sanare il pregresso di graduatorie che non si possono ignorare.
Oltre al nuovo concorso, comunque, il ministero è intervenuto con altri tre decreti sull’organico della scuola: 21.112 insegnanti precari entreranno in ruolo e così anche 1.213 presidi che, sia pur ad alto livello, erano anche loro precari.
Si sistemano, poi, i ranghi delle della Accademie e dei Conservatori musicali, dove si apre un buco di 240 docenti proprio ad inizio anno accademico, e viene sanato con 60 immissioni in ruolo più un folto manipolo di «incarichi annuali».
Raffaello Masci
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE SI IMPUNTA SULLE PREFERENZE… I DEMOCRATICI VOGLIONO I COLLEGI
Non c’è e non ci sarà nemmeno nei prossimi giorni il via libera di Silvio Berlusconi.
L’ex premier a Villa Certosa in Sardegna sta valutando con Angelino Alfano il dossier sulla legge elettorale che ha portato Denis Verdini.
Vuole tenere ancora le carte coperte e non riesce a superare la contrarietà di una buona parte del suo partito che vuole le preferenze.
E non si tratta solo degli ex An, come si è affrettato a precisare ieri Ignazio La Russa.
«Ormai le dichiarazioni di Casini, di tutto il Terzo Polo, di Formigoni, Fitto e Lupi e dello stesso Enrico Letta del Pd (ma l’elenco potrebbe continuare ) fanno capire che il vero modo per far scegliere ai cittadini i propri parlamentari è il sistema delle preferenze».
L’ex ministro della Difesa accusa il Pd di volere i collegi per «motivi poco nobili o semplicemente per perpetuare un “centralismo democratico” tanto caro storicamente alla sinistra».
La Russa, allarmato per le indiscrezioni di stampa secondo cui l’accordo di fatto era già stata chiuso, ieri ha sentito Verdini che lo ha rassicurato: l’intesa non c’è e il Cavaliere tiene le bocce ferme.
Lo stesso capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha confermato pubblicamente che “la soluzione è vicina, ma ancora non c’è».
Anche dall’altra parte del campo frenano, in chiave però opposta alle preferenze.
Lo ha fa Dario Franceschini quando ha ricorda che per il Pd sono indispensabili i collegi uninominali e il premio alla coalizione.
«Se invece finisse con le preferenze e il premio alla lista non saremmo di fronte ad una mediazione ma più semplicemente alla proposta del Pdl imposta agli altri».
I Democratici attribuiscono l’impasse al Pdl, al fatto che Berlusconi non pensa di sciogliere la riserva nemmeno la prossima settimana.
Infatti Bersani, aprendo ieri a Reggio Emilia la Festa dell’Unità , ha detto che l’accordo non dipende solo dal suo partito: «Noi abbiamo chiarito i nostri due paletti. La sera in cui si conosceranno i risultati elettorali, il mondo deve sapere che in Italia c’è qualcuno che può governare, sennò arriva lo tsunami». E a scanso di equivoci, il segretario del Pd ha chiarito che non c’è alcun automatismo tra la nuova legge elettorale e il voto anticipato. Poi però ha aggiunto che «di fronte ai mesi che abbiamo davanti, essere attrezzati è doveroso».
In effetti non sono pochi i calcoli che vengono fatti all’ombra della legge elettorale: allungare i tempi il più possibile significa scongiurare definitivamente il voto anticipato a novembre che molti vogliono evitare.
A cominciare da Berlusconi che ha bisogno di tempo per preparare la sua ennesima discesa in campo che sta preparando anche in queste ore a in Sardegna con Alfano.
In punto comunque rimane la soluzione sulle nuove regole di voto, preferenze o collegi, che vedono l’Udc di Casini a favore della prima soluzione.
Ieri è arrivata la minaccia dei centristi che con una nota di Antonio De Poli, ispirata da Casini, ricordano che il Parlamento non è un semplice passacarte. «Si voti liberamente sulle preferenze e ciascuno si assuma le sue responsabilità ».
Così pure La Russa, per il quale si può votare insieme al Pd le parti già concordate.
«Il resto può essere lasciato alle maggioranze che si formano alla Camera e Senato. Non vedo dove sia lo scandalo. Del resto la maggioranza che sostiene il governo è una somma di voti non una coalizione politica».
Un accordo sulla legge elettorale alla fine si farà ma i tempi si allungheranno. E l’appuntamento di mercoledì al comitato ristretto del Senato, il primo dopo la pausa estiva, sarà interlocutorio, ancora una volta.
Con il risultato che verrà aggiornato a settembre.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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Agosto 27th, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO IL RAPPORTO “TAX JUSTICE NETWORK”, “PIU’ RICCO SEI E MENO TASSE PAGHE”… LA CIFRA TOTALE SOTTRATTA AL FISCO E’ PARI A 32.000 MILIARDI DI DOLLARI, QUESTO GRAZIE ALLE BANCHE D’AFFARI DI TUTTO IL MONDO… E L’ITALIA NON FORNISCE NEANCHE I PROPRI DATI
Più ricco sei, meno tasse paghi. Piaccia o no, ci si indigni o si faccia finta di niente, nel mondo
globalizzato dove le grandi banche d’affari possono fare tutto quello che vogliono funziona esattamente così.
A scriverlo a chiarissime lettere è il recente rapporto di Tax Justice Network, gruppo di esperti giuristi ed economisti che si battono per una maggiore giustizia sociale e che denunciano come i nababbi di tutto il mondo abbiano sinora occultato al fisco tra i 21mila e i 32mila miliardi di dollari.
Una cifra che equivale al Pil di Stati Uniti, Giappone e Germania messi insieme e che sarebbe ancora più spropositata se l’indagine non si limitasse alle ricchezze finanziarie ma prendesse in considerazione anche yacht, collezioni d’arte, ville, appartamenti o quant’altro.
Spaventa anche il ritmo con cui questa montagna “invisibile” di denaro continua ad alzarsi, dal 2005 ad oggi l’incremento è stato infatti del 16% l’ anno.
I fortunati detentori di queste sterminate ricchezze sono in tutto 10 milioni ma all’interno di questa comunità di miliardari esiste una super elite composta da appena 91mila persone (lo 0,001% della popolazione globale) a cui è riconducibile un terzo dell’intero tesoro, vale a dire circa 10mila miliardi di dollari.
Ne fanno parte miliardari del software e delle nuove tecnologie, immobiliaristi cinesi e sceicchi ma anche soggetti con cui ufficialmente nessuno vorrebbe avere a che fare come grossi narcotrafficanti messicani o sanguinari dittatori africani.
I dati sono frutto delle ricerche di James S. Henry che incrociando un’infinita serie di cifre del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, delle Nazioni Unite e della Banca dei regolamenti internazionali è riuscito a tratteggiare la mappa del tesoro.
Un passato da capo economista di McKinsey (società di consulenza manageriale) e poi una nuova vita come autore di articoli e libri di denuncia sulle malefatte della grande finanza internazionale (da ultimo il libro inchiesta “The blood bankers”) , Henry spiega: “Quelle nascoste nei paradisi fiscali sono cifre talmente ingenti da falsare persino le statistiche sul livello di diseguaglianza nei diversi paesi”.
I dati ufficiali dicono ad esempio che negli Usa l’1% più ricco della popolazione possiede il 35% della ricchezza nazionale.
Questo calcolo non tiene però conto di una bella fetta di quei 20/30mila miliardi spariti nel “buco nero” dei paradisi fiscali”.
“Negli ultimi anni — continua Henry — gli economisti hanno quasi ignorato il problema della diseguaglianza all’interno dei singoli paesi concentrandosi piuttosto su quello della povertà assoluta. Hanno dimenticato quanto importanti e negative possano essere le conseguenze che un’ estrema polarizzazione della ricchezza produce in termini di coesione sociale ma anche di crescita economica”.
“Tradizionalmente infatti — conclude Henry — ad un elevato livello di diseguaglianza si accompagna sempre un basso livello complessivo di consumi”.
Ci si può “divertire” ad immaginare quello che si potrebbe fare se questi 20mila miliardi ed oltre fossero regolarmente dichiarati e tassati.
Valga un esempio su tutti: ipotizzando un rendimento del 3% annuo di questi capitali e una tassazione del 20% (come quella che si applica oggi in Italia alle rendite finanziarie) si otterrebbe un gettito tra i 120 e i 190 miliardi di dollari l’anno.
Significa quasi il doppio dei fondi stanziati annualmente da tutti i paesi Ocse per l’assistenza alle nazioni in via di sviluppo.
Dietro questa gigantesca truffa globale ci sono praticamente tutti i più grandi gruppi bancari occidentali definiti nel rapporto “attori chiave per sostenere il sistema globale dell’ingiustizia fiscale”.
Le due banche in assoluto più attive nell’agevolare la fuga dalle tasse dei loro facoltosi clienti sono le svizzere Ubs, che attraverso le sue filiali ha trasferito nei paradisi off shore 1.700 miliardi di dollari (in pratica come “insabbiare” l’intero Pil italiano) e Credit Suisse che si è “limitata” a 933 miliardi.
Terzo gradino del podio, con 840 miliardi di dollari, per la statunitense e immancabile Goldman Sachs.
Proprio a questa banca d’affari il presidente del Consiglio Mario Monti che si dichiara “in guerra contro l’evasione fiscale” ha recentemente affidato la valutazione di asset e partecipazioni dello Stato in vista di una loro possibile cessione.
Nella top ten compaiono anche Bank of America (643 miliardi), HSBC (390 mld), Deutsche Bank (367 mld), Bnp Paribas (338 mld), Wells Fargo (300 mld) e Jp Morgan (284 mld).
In molti casi, ricorda il rapporto, si tratta di banche che hanno ricevuto sostanziosi aiuti pubblici durante la crisi del 2008 e senza i quali sarebbero molto probabilmente fallite.
Come fa notare James S. Henry “quello del private banking internazionale è un settore estremamente profittevole che negli ultimi 30 anni è letteralmente esploso grazie alla globalizzazione e alla scomparsa di qualsiasi barriera alla circolazione di capitali”.
Funziona così: “Le grandi banche d’affari vanno a caccia di soggetti con patrimoni dai 2 milioni di dollari in su ed offrono loro una sorta di pacchetto completo di servizi che comprende anche il trasferimento di asset in paesi dal regime fiscale estremamente favorevole”.
Di solito “tra la banca e clienti di questo tipo si instaura un rapporto di grande fiducia. La banca offre garanzie in termini di ritorno dell’investimento e il cliente da all’istituto carta bianca nelle modalità di gestione”.
Henry racconta di aver ripetutamente chiesto alla Banca dei regolamenti internazionali (una sorta di banca centrale delle banche centrali) i dati e le cifre relative ai singoli paesi ma di aver sempre ricevuto in cambio un cortese ma intransigente rifiuto. Italia compresa.
In compenso la Bri ha promesso che renderà accessibili queste cifre dopo il 2014.
Si può provare ad azzardare un calcolo di massima ipotizzando che i capitali di origine italiana abbiano un incidenza pari a quella che il Pil italiano ha sul Pil globale (2,5%).
In tal caso si tratterebbe di una cifra oscillante tra i 500 e i 750 miliardi di dollari da cui il nostro fisco non otterrà però neppure un euro.
Di fronte a questo trionfo di individualismo a danno della collettività vale forse la pena ricordare le parole di uno degli uomini più ricchi del mondo.
Il finanziere statunitense Warren Buffet che ancora nel 1995 affermò “personalmente credo che la società sia responsabile di una percentuale molto rilevante di quello che ho guadagnato.
Se mi cacciaste nel mezzo del Bangladesh, del Perù o di qualche altro posto, scoprireste quanto può produrre questo talento nel terreno sbagliato.
Dopo trent’anni starei ancora lottando”.
Mauro Del Corno
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia, economia | Commenta »