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MONTI E LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE LONTANO DA FINI E CASINI

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

IL   PREMIER EVITA DI METTERE LA FACCIA ACCANTO A QUELLA DEI DUE “DINOSAURI”…INTANTO FINI RISCHIA DI NON GARANTIRE NEPPURE SE STESSO

Sempre più freddi i rapporti tra Fini, Casini e Monti.
Il Professore sembra aver “scaricato” i sostenitori più fedeli del governo tecnico.
Nessuna iniziativa elettorale pubblica con gli alleati di Fli e Udc.
Il presidente del Consiglio uscente — fanno notare alcuni esponenti della lista civica — preferisce evitare di mettere la faccia accanto a quella dei due “dinosauri” del Parlamento. “La verità  è che Monti pensa a tirare la volata a se stesso — osserva un deputato di Futuro e Libertà  — prendendo le distanze proprio da chi lo ha convinto a salire in politica”. Onorevole, sta dicendo che il Prof è un ingrato? “Lo sta dicendo lei”.
E’ soprattutto nel partito del presidente della Camera che tira una brutta aria.
Ad inizio legislatura, Fini contava in Parlamento 90 deputati ex An.
Certo altri tempi, era il cofondatore del Pdl.
Oggi rischia di non garantire neppure se stesso.
Berlusconi torna a dargli del “traditore” della peggiore specie, “condannato all’inesistenza politica”. Malignità  a parte, sta di fatto che se l’Udc di Casini non superasse lo sbarramento del 2 per cento, a Montecitorio, Fini sarebbe fuori.
Per lui neanche lo scranno della Fondazione della Camera -destinato agli ex inquilini del Palazzo- perchè sacrificata in nome dei tagli ai costi della politica.
Gli ultimi sondaggi non consolano e dentro Fli ci si affida alla matematica, in attesa del “bagno di sangue’”elettorale.
Tanta la preoccupazione ma anche i rancori covati, soprattutto nei confronti di Italo Bocchino (deputato e vicepresidente di Fli): “Troppo credito per uno che nel gruppo — sussurrano — è odiatissimo”.
E c’è pure chi sbotta, sicuro dell’anonimato: “Fini non si è scelto male solo il cognato…”.
A spargere veleno ci sono poi gli ex “compagni di militanza”.
Per Edmondo Cirielli, passato con Fratelli d’Italia di La Russa, Crosetto e Meloni, ha ragione il Cavaliere: “Fini ha tradito i valori del centrodestra per ragioni personali e non politiche, personalizzando lo scontro con Berlusconi”.
Il più grande errore di Gianfranco? “Lasciare il Pdl e allearsi infine con il Pd di Bersani” spiega ancora Cirielli, pesante nei giudizi: “Oggi tra Vendola e Fini — è l’affondo — il popolo del centrodestra sceglierebbe senza dubbio il leader di Sel”.
Sul futuro politico del presidente della Camera infine picchia duro: “Credo che alla fine lui e Bocchino la spunteranno ma se così non fosse — afferma Cirielli — Fini potrà  godersi la pensione, magari a Montecarlo”.
Tutt’altra musica tra chi il Popolo della Libertà  lo ha lasciato allora con convinzione, seguendo Fini.
“Paghiamo due anni di logoramento — spiega Antonino Lo Presti – e di mancanza di risorse. Sempre meglio però che fare i camerieri di un pagliaccio”.
Nessun pentimento, giura il deputato (uscente) di Fli.
Ma una constatazione amara: “Gli italiani hanno la memoria corta- argomenta — hanno scordato non solo tutto quello che Fini ha fatto con generosità  ma anche quello che ha combinato Berlusconi”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL DOCUMENTO ESCLUSIVO REDATTO DALL’AMBASCIATA USA: “GRILLO INTERLOCUTORE POLITICO CREDIBILE”

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

GIA’ NEL 2008 GLI AMERICANI AVEVANO CAPITO IL POTENZIALE ELETTORALE DEL COMICO E PREVISTO IL SUO SUCCESSO… L’INVITO A PRANZO IN AMBASCIATA E LA RELAZIONE A CONDOLEEZZA RICE

Alle 11,12 del 4 aprile 2008 dall’ambasciata americana a Roma parte il telegramma intitolato «Pranzo con l’attivista italiano Beppe Grillo: “Nessuna speranza per l’Italia”. L’ossessione della corruzione».
A firmarlo è Ronald Spogli, ambasciatore a Roma, e il destinatario è il segretario di Stato, Condoleezza Rice, a cui spiega in cinque pagine che Grillo è un «interlocutore credibile» nella comprensione del sistema politico italiano, grazie al fatto di essere «unico» per denuncia della corruzione nelle vita pubblica, ricorso al web e appello agli oppressi.
Il documento è stato ottenuto da «La Stampa» nel rispetto delle norme del «Freedom of Information Act» e inizia con un preambolo in cui si presenta il «politico italiano Beppe Grillo» come «un comico divenuto attivista che durante un pranzo nella residenza del consigliere economico dell’ambasciata ha affermato: “Non c’è speranza per l’Italia”». Segue la descrizione di Grillo: «È un eccentrico, si appella agli oppressi d’Italia e così riesce a portare nelle piazze centinaia di migliaia di persone per protestare contro l’ordine costituito».
“Soprattutto «i suoi commenti risaltano per il contrasto con quelli dei nostri interlocutori tradizionali su economia, politica e in particolare sulla corruzione».
La seconda parte del documento classificato «sensitive» include un approfondimento sul personaggio.
«Giuseppe “Beppe” Grillo è un ex comico politicamente schietto che ha ottenuto una celebrità  mondiale scorticando ogni giorno i politici italiani sul suo blog e organizzando con successo una manifestazione contro la corruzione nel governo alla quale lo scorso autunno hanno partecipato oltre 150 mila persone».
L’accento viene messo sullo stile personale: «Grillo è brusco, perfino profano, ma le sue accuse dirette e spesso taglienti risaltano al contrasto con le analisi timide e indirette sulla corruzione che vengono dal mondo politico italiano».
È a tali caratteristiche che il testo attribuisce la capacità  di «galvanizzare una parte dell’opinione pubblica in genere silenziosa, convogliando la rabbia degli italiani verso la corruzione governativa più radicata e l’incapacità  dell’èlites di migliorare le condizioni del Paese» con la conseguenza di «aver creato un foro alternativo di discussione su questioni che non vengono affrontate dai maggiori media».
Da qui la scelta di dedicare al tema della «Corruzione» la parte centrale del documento. «Grillo, 59 anni, ha una capigliatura selvaggia e un aspetto quasi da portuale ma è riuscito ad affermarsi negli ultimi dieci anni come un commentatore controcorrente sulla corruzione italiana, in particolare identificando i problemi contabili di Parmalat assai prima che i dettagli delle irregolarità  finanziarie venissero scoperte».
Tale precedente lo accredita agli occhi dell’ambasciata americana a Roma, che aggiunge: «Grillo ritiene che l’endemica corruzione nella classe politica italiana ha distrutto ogni speranza di migliorare le prospettive economiche nazionali» fino al punto che «l’unica soluzione è la rimozione di praticamente tutti i politici di destra e sinistra rimpiazzandoli con giovani che hanno meno legami con l’establishment e meno interesse nel mantenimento dello status quo».
Ciò che colpisce il consigliere economico americano, che ha incontrato Grillo assieme ad altri funzionari dell’ambasciata, è che «descrive la corruzione come una procedura standard nell’attuale cultura politica italiana, ai suoi occhi i politici di destra e sinistra vogliono solo mantenere il potere, sono troppo vecchi, carenti di visione e capacità  per migliorare le condizioni del Paese».
La lotta alla corruzione è la chiave di lettura che consente di comprendere l’opposizione di Grillo a «energia nucleare, rigassificatori   e inceneritori perchè sarebbero tutti progetti destinati a enormi perdite di fondi pubblici a vantaggio di corruzione, mafia o entrambe». È tale battaglia che spinge l’estensore del documento a titolare il paragrafo sull’opposizione agli inceneritori in Campania: «Luddista, progressista o entrambi?». Facendo capire che il giudizio su tale posizione resta in sospeso.
Riga dopo riga ci si accorge come il documento diplomatico Usa dà  credito alle posizioni dell’ex comico: «Per Grillo il desiderio dei politici di mantenere il potere è l’elemento che spiega tutto, dalla manipolazione delle procedure amministrative alla collusione fra imprenditori e politici, alla tendenza dei maggiori mezzi di informazione a non dare risalto alle illegalità » fino ai politici che «non se ne vanno mai, neanche se incriminati o condannati come 24 degli attuali membri del Parlamento».
Incalzato dalle domande e dalla curiosità  dei diplomatici americani, Grillo fa delle previsioni che vengono fedelmente riportate in un sottocapitolo intitolato «La situazione peggiora».
«Grillo ritiene che la corruzione dei politici di oggi è divenuta più sofisticata rispetto alle indagini dell’inizio degli anni Novanta, svolte da parte di Mani Pulite» fino al punto che «le tangenti rappresentano oggi un’ampia fetta degli appalti pubblici».
Il richiamo a Tangentopoli lascia intendere che i diplomatici americani vedono un nesso storico fra le battaglie di Grillo e le indagini con cui Antonio Di Pietro diede vita al pool di Milano che portò al crollo della Prima Repubblica.
Se allora l’impegno di Di Pietro riscosse l’attenzione dell’ambasciata in via Veneto – al punto che fu invitato a Washington e New York – ora c’è un parallelo interesse nei confronti di Grillo, badando alla sostanza di ciò che afferma più che al suo stile trasgressivo.
«Grillo lamenta l’inefficacia delle agenzie governative, dei gruppi di cittadini e delle ong anti-corruzione, attribuendola al fatto che sono troppo piccole, limitate, locali per essere efficaci contro un fenomeno così vasto».
A tali osservazioni uno dei diplomatici americani ribatte, «facendo notare a Grillo che il recente rapporto della Corte dei Conti sull’accresciuta corruzione non ha suscitato grande attenzione».
La replica dell’ex comico è: «L’opinione pubblica è in stato comatoso».
Da qui il messaggio che Grillo consegna agli interlocutori americani: «Tutti i partiti e politici italiani sono illegittimi», di «centro, destra o sinistra», perchè «arresti, indagini e conflitti di interessi li rendono incapaci o inadatti» senza contare che il sistema elettorale «basato sulle liste impedisce ai cittadini di scegliere chi votare».
La sua proposta è il «boicottaggio del sistema politico» e per questo «sul suo blog chiede di non partecipare le elezioni politiche del 13 e 14 aprile» ma gli interlocutori americani vedono «il possibile germe di un nuovo partito nella decisione di consentire a candidati indipendenti alle elezioni amministrative di usare il suo nome», sostenendoli poi con il blog a patto che abbiano i tre requisiti necessari: nessuna carica precedente, fedina penale pulita e disponibilità  a pubblicare online tutte le attività  e transazioni svolte dopo l’eventuale elezione.
Nel 2008 il Movimento Cinque Stelle deve ancora nascere ma le dimensioni dell’impegno di Grillo sul web colpiscono l’ambasciata Usa.
«Grillo è un grande sostenitore di Internet, il suo blog gli ha garantito una importante ribalta nazionale e internazionale – si legge nell’11° paragrafo – e lui vi vede un grande strumento per promuovere la trasparenza del governo» ritenendo che può «aiutare i cittadini a tenere d’occhio spese e attività  dei politici locali» oltre al fatto di essere «il suo unico mezzo per organizzare eventi pubblici».
Quando i diplomatici americani gli chiedono perchè lo sviluppo di Internet in Italia segni il passo, Grillo risponde: «I grandi mezzi di comunicazione ne temono la concorrenza e i partiti politici non lo ritengono un mezzo sul quale investire».
Sono gli ultimi tre paragrafi del documento, intitolato «Commento» ad essere l’espressione dell’opinione di Spogli, dando la misura delle valutazioni di Washington, dove George W. Bush sta concludendo il secondo mandato.
«Bene informato, competente sulla tecnologia, provocatorio e grande intrattenitore, Grillo è unico, una voce solitaria nel panorama politico italiano» scrive Spogli, sottolineando come «la sua opposizione allo status quo politico lo ha portato ad essere un escluso dai media» visto che «nessuna tv pubblica o privata lo menziona» ma ciò non toglie che «ha un grande potere di attrazione» come dimostrato dal «Vaffa…Day».
Sono «gli studenti, chi vive male e chi si sente ignorato dal sistema» a costituire «il nucleo dei sostenitori di Grillo» anche se «alcuni banchieri ammettono di esserne affascinati».
«Alcune delle sue idee sono utopiche e irrealistiche – conclude Spogli – ma nonostante l’incoerenza della filosofia politica, la sua prospettiva dà  voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova espressione altrove».
Da qui la conclusione: «La sua unica miscela di humour aggressivo sostenuto da statistiche e ricerche giuste quanto basta, ne fa un interlocutore credibile sul sistema politico italiano».

Maurizio Molinari e Paolo Mastrolilli
(da “La Stampa“)

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CONSIGLIERA REGIONALE PDL IN TRIBUNALE, IL MARITO LA ACCUSA DI “CORNA” CON BERLUSCONI

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE AVREBBE DONATO, ATTRAVERSO BONIFICI DEL RAG. SPINELLI, OLTRE UN MILIONE DI EURO “SU ESPLICITA RICHIESTA DI ANTONIA RUGGIERO”… IL MARITO: “ECCO TUTTI GLI SMS INEQUIVOCABILI”

Per la rimonta e l’ultimo sprint della campagna elettorale c’è tempo.
Da domani Silvio Berlusconi ha da pensare ad altro: la furibonda lite tra un marito e la moglie.
Con lei che accusa lui di frequentare donnacce, e lui che rilancia mettendo in piazza la relazione della consorte, ormai ex, con il Cavaliere.
Carte, corsi e ricorsi, sono già  finiti in tribunale, con i legali del marito ferito nell’orgoglio che hanno chiesto al giudice di convocare come teste Silvio Berlusconi e il suo ufficiale pagatore, ragionier Spinelli.
La sceneggiatura è quella dell’inesauribile bunga-bunga berlusconiano, amore, passione, visite a Palazzo Grazioli e generose offerte liquidate dal fido ragioniere.
La location è da remake di Signore & signori, il capolavoro di Pietro Germi.
Siamo nella provincia profonda, ma non nella Treviso degli anni Sessanta.
Siamo ad Avellino, Sud, sessanta-quattromila anime e un lungo corso per lo struscio serale e i racconti pepati delle vite agitate dei politici locali.
Perchè la signora in questione è un influente personaggio politico del posto, Antonia Ruggiero.
Consigliera regionale del Pdl, vicinissima a Nick Cosentino, la trentaseienne e avvenente Antonia è entrata spesso nel gossip sulle amazzoni di Berlusconi.
Accuse che lei ha sempre respinto e che le sono costate l’esclusione sia dalle politiche del 2008 che dalle europee del 2009.
Il risarcimento un anno dopo, con le regionali del 2010 e la conquista di uno scranno da consigliere per espresso volere di Silvio Berlusconi.
Dal 2005 è sposata col giornalista Rai Gianni Porcelli, 65 anni, un matrimonio difficile che va a rotoli in pochissimi anni.
È una guerra dei Roses che finisce fragorosamente in Tribunale.
La consigliera accusa il marito di “essersi disinteressato del mantenimento della famiglia non disdegnando la compagnia di donne di dubbia moralità ”.
Accuse che sono alla base della richiesta di separazione per colpa e che il marito, assistito dallo studio legale dell’avvocato Mattia Trofa, respinge, indicando la moglie consigliera regionale come la vera causa del triste tramonto del matrimonio.
Per il “suo percorso di vita sentimentale segnato da numerose relazioni, spesso con uomini maturi e socialmente influenti”.
Silvio Berlusconi, innanzitutto.
Il legame “sentimentale” tra il Cavaliere e la bella consigliera è antico.
Le foto la ritraggono in compagnia di altre ammiratrici napoletane del Silvio in versione innamorato sotto il Vesuvio, Mara Carfagna, la fidanzata ufficiale Francesca Pascale, l’ex meteorina Giovanna Del Giudice, promossa assessore provinciale nella giunta di Gigino “a purpetta” Cesaro.
Con quest’ultima la Ruggiero doveva essere candidata alla Camera, il posto in lista era ormai cosa fatta, tanto che le due amiche erano piombate a Palazzo Grazioli con un vassoio di sfogliatelle per festeggiare.
Poi, inspiegabilmente, è saltato tutto.
Berlusconi, generosissimo, scrive l’ex marito della consigliera, “aveva omaggiato i coniugi Porcelli di 50 mila euro in occasione delle loro nozze”.
Un regalo, un ricordino, che diventa una somma ben più consistente poco tempo dopo. Un milione duecentocinquantamila euro, che il Cavaliere “elargisce alla coppia su esplicita richiesta della Ruggiero”, per l’acquisto della casa coniugale.
Il marito e i suoi legali hanno esibito le copie dei bonifici che nell’ottobre del 2005 furono accesi a nome della futura consigliera regionale presso la filiale del Monte dei Paschi di Siena di Segrate e firmati dal ragionier Giuseppe Spinelli, lo “Spinaus” che provvedeva al sostentamento delle olgettine.
Troppo stretto, a stare al racconto del marito, il legame tra la signora Ruggiero e il Cavaliere.
Solo “amicale”, assicurava invece la moglie.
“Pur tuttavia — si legge nella nota dei legali del marito Porcelli — riguardo al rapporto della signora con il noto Cavaliere, non mancavano di circolare voci”.
I primi gossip sulla vita turbolenta del Cavaliere, i riferimenti di Veronica Lario, e poi, cosa più sgradevole di tutte, i pettegolezzi in città .
Voci, spifferi, malignità  delle quali il marito, “riponendo piena fiducia nella moglie, e credendo nella onestà  e lealtà  della stessa, non si era mai curato”.
La fiducia però collassa quando, a separazione della coppia ormai già  avvenuta, il marito ritrova un vecchio cellulare ancora attivo con alcuni sms “dal contenuto inequivocabile scambiati dalla Ruggiero col Berlusconi in epoca successiva al matrimonio”.
Come finirà ? I legali del marito della consigliera domani chiederanno alla giudice Centola di convocare Berlusconi e Spinelli.
Ad Avellino aspettano con ansia il Cavaliere per vederlo varcare i cancelli del traballante Palazzo di Giustizia, sedersi davanti a un giudice e parlare della sua rocambolesca vita sentimentale.
Una scena da far impallidire le gag di Un giorno in pretura, il capolavoro di Steno.

Enrico Fierro
(da “il Fatto Quotidiano“)

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IL RETROSCENA DELL’APPARIZIONE DI MONTI ALLE «INVASIONI BARBARICHE»: IL CANE EMPY ERA A NOLEGGIO

Febbraio 13th, 2013 Riccardo Fucile

NON ERA PREVISTO CHE MONTI LO ADOTTASSE, EMPY DOVEVA ESSERE RESTITUITO AL NEGOZIO MILANESE CHE L’HA FORNITO ALLA PRODUZIONE

L’idea era di sorprendere Mario Monti, mettendogli in braccio un cane.
Ma a sorprendere gli autori del programma «Le invasioni barbariche» e la conduttrice Daria Bignardi è stato lui.
IL PRIMO
Come si ricorderà , il cagnolino Empy è passato alla storia come il primo cane adottato in diretta tv da un politico.
Ma, tecnicamente parlando, a quanto pare le cose sono andate un po’ diversamente. Mercoledì 6 febbraio il presidente del Consiglio Mario Monti, ospite a «Le invasioni barbariche», si è ritrovato in braccio un cucciolo affinchè (nelle intenzioni degli autori) dimostrasse di essere più empatico di quanto il suo status di «tecnico della politica» facesse supporre.
NEGOZIO
Test superato, a quanto pare: tanto che il Professore è apparso ben felice di portarsi via il cane, il cui nome originario era Trozzi, poi ribattezzato Empy, un diminutivo della parola empatia.
Peccato che tutto questo non fosse previsto.
Il cane, infatti, era stato semplicemente preso a noleggio dalla Endemol, la società  che produce «Le invasioni barbariche», con l’intenzione di restituirlo alla proprietaria del negozio Animal House di viale Monte Nero, a Milano.
IL MISTERO
Nessuno, infatti, aveva preso in considerazione l’ipotesi che Monti avrebbe raccolto la sfida, portandosi via il cane.
E siccome Trozzi/Empy era stato acquistato per essere prima o poi venduto, qualcuno ha dovuto rifondere la proprietaria del negozio, presente in studio.
Empy, quindi, è diventato un regalo di Endemol al presidente del Consiglio.

(da “il Corriere della Sera”)

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FINI E IL COMIZIO IN VIA D’AMELIO. I FRATELLI BORSELLINO: “INOPPORTUNO”, GRANATA (FLI) “ABBIAMO IL VIA LIBERA DELLA FAMIGLIA”

Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile

RITA E SALVATORE: “MAI DATO IL NOSTRO CONSENSO”… GRANATA: “AVUTO CONSENSO DEL FIGLIO E DELLA VEDOVA”

Rischia di diventare un boomerang per Gianfranco Fini l’idea di tenere domenica 17 un comizio a Palermo, in via D’Amelio, luogo-simbolo in cui decise di staccarsi da Berlusconi e fondare Fli. I fratelli Rita e Salvatore Borsellino sono infatti contrari ed emettono comunicati per farlo sapere, mentre il gran regista dell’operazione, il delfino del presidente della Camera, Fabio Granata, sostiene di avere avuto il consenso della moglie e dei figli del giudice Paolo Borsellino
LO SCHIAFFO A BERLUSCONI
Per il momento, comizio confermato con famiglia divisa. Ma si macchia di sospetti e diffidenze un’iniziativa annunciata come uno schiaffo al Cavaliere, visto che, evoca Granata, «tutto cominciò in via D’Amelio».
Riferimento esplicito alle dichiarazioni positive espresse tre anni fa da Fini, proprio sotto casa Borsellino, nel giorno dell’anniversario della strage, a favore del pentito Gaspare Spatuzza.
Per dire che, pur con le sue accuse più o meno dirette a Marcello Dell’Utri e allo stesso Berlusconi, Spatuzza andava ascoltato, protetto e riconosciuto come collaboratore affidabile.
AGENDE ROSSE ESTRANEE
La pensa su questo punto allo stesso modo Salvatore Borsellino, ma sorpreso dallo sbandierato «preteso tacito assenso della famiglia», tiene a precisare di considerare l’iniziativa «inopportuna» e bacchetta: «Mi preme fare presente che nessuna adesione è stata data dal “Movimento delle Agende rosse” che è, per statuto, assolutamente trasversale e che si è sempre astenuto dal partecipare ad iniziative ed eventi legati a competizioni di tipo elettorale».
IL PRECEDENTE DA EVITARE
Durissima la reazione di Rita Borsellino, eurodeputato e leader di un Centro studi costituito da alcune settimane a Palermo: «Mi preme smentire che ci sia un assenso in qualsiasi forma da parte della famiglia: non spetta a noi darlo o negarlo. Mi chiedo soprattutto se sia opportuno che un partito faccia un’iniziativa pubblica in via d’Amelio proprio nel pieno della campagna elettorale, fatto che creerebbe un precedente».
LA FAMIGLIA AVVERTITA
Stupito dalle due reazioni, Fabio Granata, candidato per Fli in Sicilia, pur contestato all’interno della sua area da molti deputati fuoriusciti, rilancia assicurando di avere parlato dell’evento annunciato con Manfredi, il figlio di Borsellino «che ha riferito alla madre, la signora Agnese». Dettagli sui quali Granata vorrebbe non insistere, dice: «Ma senza quell’assenso richiesto espressamente non mi sarei mai permesso di dare il via libera all’iniziativa».
E ancora: «Per me quella è la famiglia, altrimenti non mi sarei permesso di citarla. L’iniziativa sobria e senza bandiere di partito, con un solo grande tricolore è rivolta simbolicamente al luogo».
LA DESTRA LEGALITARIA
Ma restano i malumori, a cominciare da Rita Borsellino che Granata critica: «Da rappresentante politica ma anche da sorella di Paolo, dovrebbe essere felice dell’esistenza in Italia di una destra che ha in quel luogo un suo riferimento sacro. È una destra legalitaria che dovrebbe ricordarle qualcosa di familiare…».
Una polemica spinosa che, fra le proteste di una parte della famiglia e nel silenzio dell’altra parte, rende inquieto lo stesso Fini perchè lo schiaffo al Cavaliere potrebbe diventare, appunto, un boomerang.

(da “il Corriere della Sera“)

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FINMECCANICA, ORSI ARRESTATO PER CORRUZIONE: “TANGENTE DA 51 MILIONI”

Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile

IN CARCERE IL PRESIDENTE DEL GRUPPO PUBBLICO, VICINO AL LEGHISTA MARONI, DOMICILIARI PER L’AD SPAGNOLINI… MAZZETTE COME “FILOSOFIA AZIENDALE”, PRESSIONI SUL CSM PER OSTACOLARE I MAGISTRATI E SU SQUINZI PER AMMORBIDIRE LA LINEA DEL SOLE24 ORE

Il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi è stato arrestato dai carabinieri del Noe con l’accusa di corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta su Finmeccanica condotta dal pm di Busto Arsizio Eugenio Fusco.
L’accusa nei suoi confronti è di corruzione internazionale, peculato e concussione, per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri Agusta Westland al governo indiano.
Il gip di Busto Arsizio ha disposto anche gli arresti domiciliari per l’ad di Augusta Westland, Bruno Spagnolini, con le stesse accuse.
Con Orsi, sono stati arrestati anche due cittadini svizzeri, Guido Haschke e il suo socio Carlo Gerosa, che intermediarono nell’affare con Finmeccanica.
Secondo l’accusa, per la vendita degli elicotteri fu pagata una tangente da 51 milioni di euro.
Dalle carte emerge che il presidente di Finmeccanica avrebbe cercato di ostacolare l’inchiesta giudiziaria contattando il Csm affinchè venisse nominato in tempi brevi il nuovo procuratore di Busto Arsizio.
Questi, a sua volta, avrebbe dovuto estromettere dall’indagine il procuratore applicato Eugenio Fusco, titolare del fascicolo su Giuseppe Orsi.
Dalle certa emerge anche un’intercettazione telefonica in cui lo stesso Orsi si lamenta con il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi degli articolo critici pubblicati da Il Sole-24 Ore.
E Squinzi promette immediatamente di intervenire sul direttore del quotidiano, Roberto Napoletano.
Secondo il gip, sia Giuseppe Orsi che Bruno Spagnolini “appaiono convinti dell’esigenza di ricorrere a tali sistemi operativi per ottenere l’aggiudicazione delle gare di appalto”.
A questo riguardo, con riferimento a Spagnolini, il gip sottolinea che in una valigia sequestrata all’intermediario Haschke a casa della madre è stato trovato un memorandum risalente al 2010 “riguardante successiva fornitura di mezzi Agusta sempre all’India con specifico riferimento alla tangente richiesta dal pubblico ufficiale coinvolto in quei fatti (tale Saini).
Dunque — annota il giudice — l’Agusta Westland, e per essa la sua dirigenza e lo Spagnolini in particolare, sembrano essere consueti al pagamento di tangenti e vi è motivo di credere che tale ‘filosofia aziendale’ si ripeta anche in futuro se non resa vana attraverso l’intervento cautelare”.
Riguardo a Orsi, scrive ancora il giudice, “rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia e, dunque deve aggiungersi, il suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale”.
”Ho sempre fatto il bene dell’azienda e del paese” ha detto Orsi al suo legale Ennio Amodio dopo l’arresto. Orsi, afferma Amodio, “non ha mai commesso alcun illecito e lo dimostreremo”.
L’inchiesta che ha determinato l’arresto del presidente di Finmeccanica, vicino al leader leghista Roberto Maroni, è stata condotta a lungo dai pubblici ministeri di Napoli Piscitelli e Woodcock e poi trasmessa a Busto Arsizio per decisione della Corte di Cassazione, che ha stabilito la competenza territoriale dei magistrati lombardi. Nella prima fase dell’inchiesta i pm napoletani hanno raccolto una gran quantità  di documenti e numerosi indizi a carico di Orsi e di altri indagati.
I magistrati della procura di Busto Arsizio, attraverso altre indagini, hanno completato il quadro accusatorio, chiedendo ed ottenendo le misure cautelari eseguite questa mattina.
Finmeccanica, si legge in una nota, ”esprime solidarietà ” al suo presidente e all’amministratore della controllata Agusta Westland.
La società  comunica inoltre che l’attività  aziendale prosegue con ordine. Sulla vicenda intervien, con altri toni, anche il presidente del consiglio uscente Mario Monti: “La magistratura fa il suo lavoro e sono sicuro lo farà  fino in fondo”, spiega a Unomattina, ma su Finmeccanica “c’è un problema di governance che affronteremo”. L’aspetto delle regole è “importante andare avanti per estirpare la corruzione”, “rafforzando la disciplina”.
Il premier ha anche ricordato come la legge anticorruzione sia stata approvata “con fatica” per l’opposizione della destra.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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EFFETTO RATZINGER SULLA CAMPAGNA ELETTORALE: RIMONTA PIU’ DURA PER IL CAVALIERE

Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile

SONDAGGISTI PREOCCUPATI… VANTAGGIO PER BERSANI E MONTI

«La campagna elettorale è finita alle undici e quarantasei di questa mattina». Luigi Crespi, sondaggista e spin doctor di quattro candidati («di destra e di sinistra») ne è assolutamente certo: la notizia delle dimissioni di Ratzinger è un ciclone capace di spazzare via tutto.
Ma a questo punto a temere è soprattutto Silvio Berlusconi, lanciato in una difficilissima rimonta contro il tempo.
Impegnato ovunque e allo spasimo per dare una scossa ai suoi elettori delusi del 2008, per rimotivarli al voto con proposte shock, battute e battutacce, Mussolini e l’Imu.
Ora più nulla.
«Il gesto del Papa un evento di tale portata – ammette Paolo Bonaiuti – che oscura la campagna elettorale. Ma è impossibile fare calcoli meschini di convenienza, dobbiamo tutti cedere il passo».
Ma a chi giova questo farsi da parte della politica in televisione, sui giornali, nei bar, nelle discussioni serali in famiglia? La paura del Pdl è che il silenziamento della campagna imposto dalla notizia del Papa – con il Conclave, le ipotesi sui “papabili” e tutto il resto – renderà  ancora più difficile la corsa ad ostacoli del Cavaliere.
Perchè Berlusconi, come ha calcolato Roberto D’Alimonte sul Sole24ore, «tra oggi e il 24 febbraio dovrebbe recuperare tanti voti quanti ne ha riconquistati negli ultimi mesi».
Per avere una qualche speranza di vincere Berlusconi dovrebbe convincere il 50% degli indecisi in due settimane.
Missione quasi impossibile senza una presenza massiccia in tv.
Anche perchè non c’è soltanto il caso Ratzinger ad oscurare la campagna.
Oggi infatti inizia Sanremo e il black-out rischia davvero di essere totale.
Non a caso ieri il Cavaliere ha masticato amaro perchè «il Festival della canzone italiana diminuisce la possibilità  a dieci giorni dal voto di comunicare con gli italiani».
Inoltre Sanremo sarà  in mano a Fazio, Litizzetto e Crozza.
Un trio che terrorizza il Pdl vista anche l’audience sterminata del Festival.
«Ma devono stare attenti – avverte Maurizio Lupi – perchè se esagerano con le battute contro di noi per loro potrebbe essere un boomerang. Come si è visto con la puntata di Servizio Pubblico, che è stata l’inizio della nostra rimonta».
Se Atene piange, Sparta stavolta ride.
Nel quartier generale dei democratici il fatto che per qualche giorno il “Caimano” resti senza acqua fa tirare qualche sospiro di sollievo.
Ma non è soltanto una questione di tempi televisivi. C’entra anche il “mood”, il clima di una campagna condotta fin qui da tutte le parti senza esclusione di colpi.
Uno stile urlato che non giova a un anti-leader come Bersani, costretto alla serietà  dal fatto che tra qualche giorno potrebbe essere chiamato a palazzo Chigi.
E difatti, con i suoi, il segretario del Pd ha convenuto che la campagna «ora dovrà  essere ricalibrata su toni diversi, più riflessivi».
E il fatto che si abbassi il volume degli slogan, su una tonalità  più congeniale al carattere di Bersani, non può che far piacere a largo del Nazareno.
A giovarsene in parte sarà  anche Mario Monti, il campione dello stile felpato.
Oltretutto oggi il premier potrà  contare sul palcoscenico istituzionale offerto dalla cerimonia per l’anniversario dei Patti lateranensi.
Dove Berlusconi non sarà  presente, visti gli attuali rapporti di freddezza con Oltretevere e l’imbarazzo che il leader del Pdl suscita in Vaticano.
«Questo evento epocale dell’abbandono volontario del Pontefice – riflette Mario Sechi, spin doctor di Monti e candidato di Scelta Civica – oggettivamente cristallizza la situazione. È uno shock maggiore di tutti i possibili shock promessi da Berlusconi. E soprattutto congela le urla, impone ai leader di parlare più sottovoce».
Chiaro che ad esserne penalizzati saranno i candidati estremi. Grillo anzitutto, ma anche il Cavaliere.
Per Alessandra Ghisleri il «silenzio tombale» che calerà  sulla campagna elettorale è un fenomeno dalle conseguenze imprevedibili.
«Noi – rivela la sondaggista del Cavaliere – stiamo cercando di studiare cosa cambierà  in questi giorni. Intanto, ci saranno dei blocchi. Per tutti si impone, diciamo così, una par condicio superiore. Che sbarra la strada a tutti. Penso che Grillo, il più eretico dal punto di vista mediatico, avrà  le sue difficoltà , rimarrà  impantanato ».
E Berlusconi? «Alla fine lui e Bersani riusciranno comunque a emergere, sebbene con maggiore difficoltà ».
Ma la campagna «si concentrerà  a questo punto dopo Sanremo, si giocherà  tutto tra lunedì e venerdì della prossima settimana.
Quando le dimissioni del Papa saranno già  metabolizzate».
Cinque giorni per conquistare 5 milioni di indecisi.
Per Berlusconi una vera missione impossibile.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI SPARA ANCORA CONTRO SANREMO: “SE E’ UNA FESTA DELL’UNITA NO AL CANONE”

Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile

L’IRONIA DI FAZIO: “PAGHI ENTRO IL 28, SENNO’ C’E’ LA SOVRATASSA”
Sfocia in una mezza istigazione a evadere il canone e in un “me ne frego dello spread”, la scoppiettante campagna elettorale di Silvio Berlusconi.
Che non conosce sosta, nè remore nei toni, anche nel giorno grigio dell’evento epocale in Vaticano.
Il commento all’abdicazione del Pontefice diventa l’unica parentesi di serietà  in un pomeriggio con numeri da comico nella trasmissione radio “Un giorno da pecora”, neanche un paio d’ore dopo la diffusione della notizia.
Nello staff serpeggia una certa preoccupazione per gli spazi mediatici che nei prossimi giorni si restringeranno in maniera considerevole, tra speciali e approfondimenti sul Papa, a dieci giorni dal voto.
Risale invece a ore prima, a “Unomattina”, l’attacco preventivo riservato al Sanremo di Fazio e Littizzetto.
«Non ci voleva niente a spostarlo di due settimane, già  abbiamo una legge disgraziata, che è quella sulla par condicio» sostiene il leader Pdl.
«Se Sanremo diventa la Festa dell’Unità , credo che il 50 per cento degli italiani non pagherà  il canone ».
Un’uscita piaciuta per nulla al direttore generale Rai Luigi Gubitosi, convinto che il Festival «non sarà  affatto la Festa dell’Unità , ragion per cui il canone va pagato eccome».
Più ironico il conduttore Fabio Fazio, nella conferenza di presentazione: «Ma quindi Berlusconi non ha ancora pagato il canone! Volevo ricordargli che c’è tempo fino al 28 febbraio per farlo senza incorrere in ulteriori sanzioni».
E la Littizzetto: «Potrebbe andare Berlusconi adesso a fare il Papa, bisogna vedere se sta bene vestito di bianco».
Tutto il resto da stasera su RaiUno.
Il Cavaliere proverà  a smorzare nel pomeriggio, scherzando sul fatto che se Fazio lo invitasse andrebbe «assolutamente, subito: potrei anche presentare una mia canzone e cantarla ».
Sanremo a parte, da “Unomattina” Berlusconi fa sapere agli italiani che «non devono preoccuparsi dello spread, perchè è la differenza tra quello che deve pagare la Banca d’Italia sui titoli di prima emissione quello che paga la banca tedesca, e non ce ne può importare di meno».
Preannuncia che «riceveranno una lettera nella quale confermo che lo Stato restituirà  l’Imu pagata, se eletto ».
E rilancia la storia del condono.
Sicuro di vincere, «di aver sorpassato Bersani, io in corsia di sorpasso, lui di emergenza».
Fanno capolino nuove idee, come quella di «tagliare del 3 per cento gli stipendi degli impiegati pubblici» per sforbiciare le spese statali.
Il meglio di sè però lo riserva a “Un giorno da pecora”.
«La mia cazzata più grande? Dopo quella di entrare in politica, aver firmato la nomina di senatore a vita di Monti».
Una cosa bella del Professore? «Il cane, che però è preoccupato perchè gli ha messo la tassa sull’osso».
E dopo la gaffe maschilista di sabato in Veneto, rilancia quando gli chiedono se ha mai tradito una donna: «Non si dice, un uomo, come un timbro, timbra».
Attrazione verso gli uomini?, gli chiede Claudio Sabelli Fioretti: «Ma scherziamo, posso prenderla a schiaffi, lei è un depravato» sempre col sorriso sulle labbra.
E che fine ha fatto la fidanzata sparita da foto e video, Francesca Pascale?
«Siamo due cuori e una capanna, non la faccio uscire perchè sono geloso, presto ci sarà  un servizio su Chi».
Per concludere, in una giornata forse poco adatta alle battute sul tema, che lui aspira «all’eternità : io sono tecnicamente eterno, lo ha detto anche Scapagnini. E l’epitaffio lo ha già  dettato mia madre: fu un uomo buono e giusto».

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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DA ANGELO SCOLA AL NIGERIANO ARINZE: ECCO I CANDIDATI PER IL DOPO RATZINGER

Febbraio 12th, 2013 Riccardo Fucile

POTREBBE ESSERE IL TURNO DEL PAPA DI COLORE, MA IL PIU’ ACCREDITATO RESTA L’ARCIVESCOVO DI MILANO

E ora? Dopo le dimissioni del Papa subentreranno le diverse autorità  della sede vacante e della preparazione del Conclave, senza che ci siano i novendiali e le altre cerimonie che in passato hanno accompagnato la sede vacante per le esequie del Sommo Pontefice. «A quel punto avranno luogo le attività  delle congregazioni dei cardinali che si orienteranno sulle elezione fin dall’inizio e, visto che questo comincia dal primo di marzo, e che l’esperienza ci parlava in passato di una elezione nel giro di 15-20 giorni, possiamo prevedere che nel mese di marzo dovremmo avere il nuovo Papa, per Pasqua», spiega il portavoce vaticano padre Federico Lombardi.
Passati gli ottanta i cardinali non partecipano al conclave per eleggere il successore di Pietro.
Questo formalmente non impedisce di essere eletti.
Intanto nei corridoi della Curia romana corrono i nomi dei papabili.
Il più accreditato successore di Joseph Ratzinger è l’arcivescovo ciellino di Milano, Angelo Scola.
Subito dopo l’annuncio choc delle dimissioni di Benedetto XVI dal pontificato si affacciano le prime speculazioni sui possibili successori: uno dei papabili è il cardinale austriaco Christoph Schoenborn.
L’arcivescovo di Vienna, 67 anni, rientra nel solco della tradizione segnata da Benedetto XVI, ma portavoce di una linea riformista nella Chiesa cattolica.
Potrebbe essere scoccata l’ora del primo Pontefice “extra-europeo” della storia.
In pole position, il filippino Luis Antonio Tagle, l’americano Timothy Dolan, il brasiliano d’origini tedesche Odilo Pedro Scherer.
Vengono attribuite chances anche ai porporati di Curia, il franco canadese Marc Ouellet (prefetto dei Vescovi), l’italiano Gianfranco Ravasi, a capo della Cultura, l’argentino Leonardo Sandri, prefetto delle Chiese orientali,il francese Jean-Louis Tauran (responsabile del dialogo interreligioso), il ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson,ministro degli Affari sociali.
E molti ricordano che già  prima della sua elezione al Soglio di Pietro lo stesso Joseph Ratzinger disse nel 2004 a una televisione teledesca che i tempi erano maturi per un pontefice di colore.
Benedetto XVI «naturalmente non parteciperà  al Conclave», ha precisato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.
Joseph Ratzinger, precisa padre lombardi, «ha detto molte volte che aveva pensato di dedicare la sua età  anziana alla preghiera e allo studio, alla riflessione, eventualmente alla scrittura.
Sono tutte cose che può fare liberissimamente e immaginiamo possa compiere, dipenderà  da lui». Dunque Benedetto XVI non sarà  più Papa dal 28 febbraio.
E la notizia diffusa dalle agenzie ha subito trovato riscontri sulle lavagne dei bookmaker d’oltremanica, che già  nel 2011 si erano messi all’erta dopo le voci, poi smentite, sulle sue dimissioni.
Stavolta l’addio al pontificato è certo e in lavagna sono aperte le scommesse sul successore.
Sulla provenienza, la “battaglia” è tra Italia e Africa, date rispettivamente a 2,75 e 3,00 dai quotisti dell’agenzia Paddy Power.
Un testa a testa che trova conferma anche nella lista dei nomi: il cardinale nigeriano Francis Arinze, fa sapere Agipronews, è la prima scelta a 2,90, seguito a 3,25 dal ghanese Peter Turkson e dal cardinale canadese Marc Ouellet (6,00).
Il primo italiano è l’arcivescovo Angelo Scola (8,00), seguito dal cardinale Bertone a 13,00.
Si punta anche sul nome del prossimo pontefice: Pietro è avanti a 5,00, Pio segue a 6,00, Giovanni Paolo e Giovanni sono a 7,00, mentre un altro Benedetto si gioca a 9,00.

Giacomo Galeazzi

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