Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
LIMA SAREBBE STATO UCCISO PER COLPIRE ANDREOTTI… RIINA GLI AVREBBE COMMISSIONATO L’OMICIDIO DI MANNINO, INCARICO POI REVOCATO
Giovanni Brusca in aula accusa l’ex ministro Nicola Mancino e afferma che Salvo Lima sarebbe stato ucciso per colpire Giulio Andreotti.
“Mancino era il destinatario finale del ‘papello'”, il documento con le richieste di Cosa Nostra allo Stato per fermare le stragi.
Lo ha detto l’ex pentito davanti al Gup di Palermo Piergiorgio Morosini nell’udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, in cui è tra gli imputati.
Il ‘papello’, che conteneva le condizioni del boss corleonese Totò Riina, sarebbe stato affidato all’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino all’epoca in cui Mancino era ministro dell’Interno.
Nel procedimento, Mancino è imputato solo di falsa testimonianza, e ha sempre negato di aver mai saputo nulla della trattativa.
Brusca, che ha accettato di essere interrogato dal Gup benchè in quanto imputato avrebbe potuto avvalersi della facoltà di non rispondere, ha sostenuto anche che per fare pressioni sulla politica gli era stato affidato l’incarico di assassinare l’ex ministro Dc del Mezzogiorno, Calogero Mannino.
Poi i capimafia gli avrebbero chiesto di sospendere il piano per l’omicidio.
La tesi della Procura è che Mannino abbia assunto un ruolo nella trattativa proprio nel timore di essere ucciso.
L’ex ministro ha chiesto e ottenuto di essere processato col rito abbreviato e la sua posizione è stata perciò stralciata.
“Nel 1992 Totò Riina, tramite Salvatore Biondino, mi diede l’incarico di uccidere Calogero Mannino ma poi l’incarico mi venne revocato” ha anche detto Brusca durante la deposizione.
Secondo i magistrati l’incarico venne revocato perchè Mannino sarebbe stato tra i protagonisti della trattativa tra Stato e mafia per fare cessare la strategia stragista di Cosa nostra.
Secondo Brusca l’eurodeputato della Dc Salvo Lima fu ucciso dalla mafia per colpire indirettamente il capo della sua corrente, Giulio Andreotti. “Con l’omicidio Lima si voleva colpire politicamente Andreotti”, ha affermato Brusca, sentito a Roma nell’aula di Rebibbia.
Salvo Lima, leader degli andreottiani in Sicilia occidentale, fu assassinato a Palermo il 12 marzo del 1992, e secondo le tesi della Procura venne eliminato per non aver garantito a Cosa nostra un esito positivo del primo maxiprocesso.
L’agguato si consumò a poche settimane dalle elezioni politiche del 5 aprile del 1992. E con riferimento a quel voto, Brusca ha aggiunto: “Nell’aprile del ’92 non avevamo preferenze politiche e neppure indicazioni. Volevamo solo distruggere la corrente andreottiana”.
(da “La Repubblica”)
argomento: governo, mafia | Commenta »
Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
BALOTELLI VALE LO 0,3%, LE DICHIARAZIONI SUL DUCE NON PENALIZZANO BERLUSCONI…IL CENTRO AUMENTA DELL’1,4%
Con il 32,8%, la coalizione di centrosinistra si conferma quella con più consensi, ma perde più di un punto
(-1,3%) rispetto alla rilevazione effettuata il 22-23 gennaio; ne guadagna invece più di uno (+1,2) quella di centrodestra, che si attesta al 27,8%: una `rimonta’ che assottiglia significativamente il distacco tra i primi due schieramenti, che è ora di 5 punti.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg in esclusiva per Agorà , su Rai Tre.
Continua il trend positivo del Movimento 5 Stelle, che guadagna quasi un punto percentuale (+0,8%), raggiungendo il 18 percento; in salita anche la coalizione di centro(+1,4%), al 14,2 percento.
Rivoluzione civile perde quasi mezzo punto (-0,4%) e si attesta al 5 percento.
In discesa di mezzo punto anche Fare, per fermare il declino e Amnistia, giustizia e libertà , rispettivamente all’1,5 e 0,4 percento.
Per quanto riguarda i partiti, perde quasi un punto e mezzo il Pd (-1,4%), al 28%, dopo l’esplosione del caso Mps.
Guadagna invece più di due punti il Pdl (+2,1%), al 19,3%.
Il sorpasso del centrodestra sul centrosinistra secondo il presidente di Swg, Roberto Weber, rimane comunque «improbabile».
In salita anche Scelta civica con Monti (+1,9%), che si avvicina alla soglia del 10 percento (9,4%).
Perdono quasi mezzo punto (-0,4%) Lega Nord+Lista Tremonti e Sel, rispettivamente al 4,9 e 4 percento.
Quasi un punto in meno anche per l’Udc (-0,8%), al 3,4 percento.
In lieve salita Fli (+0,3%), al 1,4 percento; pressochè stabili Fratelli d’Italia e La Destra (-0,1%), rispettivamente all’1,4 e 1 percento.
Resta molto forte il partito del non voto, anche se in calo di oltre 5 punti rispetto alla precedente rilevazione diffusa il 25 gennaio: ora indecisi e astenuti assommano al 30%.
Nel sud e nelle isole e nel nord-est la percentuale arriva al 36%.
Dal sondaggio emerge inoltre che quasi un italiano su due non contesta le dichiarazioni che Silvio Berlusconi ha fatto su Benito Mussolini nel giorno della Memoria: questo episodio non dovrebbe dunque danneggiare il Pdl in campagna elettorale.
Quanto all’acquisto di Balotelli da parte del Milan «può valere lo 0,3 percento di consensi a favore del Pdl», secondo Weber.
Queste le intenzioni di voto per le coalizioni (tra parentesi lo scostamento percentuale rispetto alla rilevazione diffusa il 25 gennaio):
– CENTROSINISTRA 32,8% (-1,3).
– CENTRODESTRA 27,8% (+1,2).
– MOVIMENTO 5 STELLE 18,0% (+0,8).
– CENTRO DI MONTI 14,2% (+1,4).
– RIVOLUZIONE CIVILE INGROIA 5,0% (-0,4).
– FARE PER FERMARE IL DECLINO 1,5% (-0,5).
– AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTà€ 0,4% (-0,5).
Queste le intenzioni di voto per i singoli partiti (tra parentesi lo scostamento percentuale rispetto alla rilevazione diffusa il 25 gennaio):
– PD 28,0% (-1,4).
– PDL 19,3% (+2,1).
– MOVIMENTO 5 STELLE 18,0% (+0,8).
– SCELTA CIVICA CON MONTI 9,4% (+1,9).
– RIVOLUZIONE CIVILE INGROIA 5,0% (-0,4).
– LEGA NORD+LISTA TREMONTI 4,9% (-0,4).
– SEL 4,0% (-0,4).
– UDC 3,4% (-0,8).
– FARE PER FERMARE IL DECLINO 1,5% (-0,5).
– FLI 1,4% (+0,3).
– FRATELLI D’ITALIA 1,4% (-0,1).
– LA DESTRA 1,0% (-0,1).
– AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTà€ 0,4% (-0,5).
– ALTRI CENTRODESTRA 1,2% (-0,3).
– ALTRI CENTROSINISTRA 0,8% (+0,5).
-ALTRI 0,3% (-0,7).
– AREA DEL NON VOTO: 30,0% (-5,2).
Indecisi 18,2% (-4,0).
Astenuti 11,8% (-1,2).
Il sondaggio è stato effettuato da SWG Spa-Trieste per Agorà -RAI 3 nei giorni 28-29 gennaio 2012
(da “La Stampa“)
argomento: elezioni | Commenta »
Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
BILANCIO UE PER LA CRESCITA: DOPO IL DISASTRO DI BERLUSCONI CON IL SALDO PASSIVO DI 5 MILIARDI, MONTI VUOLE RINEGOZIARE GLI AIUTI ALLO SVILUPPO PER IL NOSTRO PAESE
Mario Monti vola a Bruxelles e Berlino per incontrare i vertici delle istituzioni europee e Angela Merkel.
In Italia dal Pdl alla Lega lo attaccano, dicono che è andato a prendere gli ordini dalla Cancelliera ma in realtà la trasferta europea del premier uscente, che domenica sarà a Parigi per incontrare Hollande, ha uno scopo preciso: la prossima settimana i Ventisette dovranno riprovare a chiudere il bilancio europeo per il periodo 2014-2020 e l’Italia, dopo il disastroso accordo firmato da Berlusconi nel 2005, deve recuperare terreno nel negoziato se non vuole continuare ad essere svantaggiata nel saldo tra quanto versato e quanto ricevuto da Bruxelles.
Un appuntamento al quale Monti, insieme al ministro Enzo Moavero, lavora da quasi un anno.
Troppo importante non far perdere fondi all’agricoltura e al Mezzogiorno, alle infrastrutture e alle politiche per crescita e occupazione.
Ma il negoziato si chiude solo all’unanimità e si annuncia duro e complesso.
Mercoledì con Barroso Monti ha concordato che nel suo insieme il bilancio dell’Unione dovrà essere indirizzato alle politiche che aiutano la crescita.
Ieri mattina nel corso di un breakfast di lavoro il premier italiano ha ribadito la sua posizione al presidente del Consiglio europeo, Hermann Van Rompuy, l’uomo che gestisce il negoziato e presiede le riunioni dei leader.
Quindi l’aereo per Berlino, dove Monti arriva accolto da un gelido vento del Nord in arrivo dalle coste di Amburgo.
Mario e Angela si concedono una breve dichiarazione pubblica, senza domande, prima di pranzare. Dopo nessun contatto con i media. Ma Monti incassa dalla Merkel un complimento che vale più degli attestati di stima ricevuti pubblicamente negli ultimi mesi dai colleghi europei.
A Berlino, infatti, brucia ancora la notte del 28 giugno quando, poco dopo che l’Italia di Balotelli battè la Germania agli europei, Monti brandendo il veto riuscì a far accettare alla Cancelliera e ai falchi del Nord lo scudo antispread.
Accordo che poi aprì le porte all’intervento risolutivo della Bce di Draghi.
Così parlando del prossimo summit la Merkel ricorda che «negli ultimi mesi Italia e Germania hanno fatto molto per l’Europa, ma è anche vero che Monti a volte ha difeso gli interessi del suo Paese con un certa durezza».
È la risposta che il premier più gradisce rispetto alle accuse che punteggiano la campagna elettorale di essere agli ordini della Merkel.
Ciononostante da Roma gli attacchi al premier proseguono.
Alfano — dimenticando l’irrilevanza in Europa di Berlusconi — ricorda a Monti che «votano gli italiani, non le cancellerie».
Curioso che Tremonti e Ferrero usino la stessa espressione: «Cameriere della Merkel».
Berlusconi si limita a dire che Monti «è andato a fare un po’ di teatro».
Intanto il negoziato di Bruxelles si annuncia ad alto rischio.
I Ventisette avevano già provato a chiudere il bilancio a novembre, ma il no di Gran Bretagna, Olanda e Svezia ha mandato tutti a casa.
La Commissione Ue chiedeva 1.047 miliardi di fondi per il settennato.
Londra e gli altri volevano 200 miliardi di tagli. La Germania 100. Van Rompuy nella sua ultima proposta è sceso di una ottantina.
L’Italia vorrebbe mantenere integra la dotazione finanziaria di Bruxelles, ma la partita per Monti si concentra sulla ripartizione delle spese.
Roma non vuole più essere penalizzata, deve difendere i soldi per agricoltura e coesione, vuole che l’uso dei soldi guardi a crescita e occupazione e deve migliorare il saldo ereditato da Berlusconi in passivo di 5 miliardi all’anno tra quanto versa nelle casse Ue e quando riceve in fondi comunitari.
Il peggiore d’Europa.
Monti lascia intendere la possibilità di porre il veto.
Ma mettere d’accordo 27 leader sul denaro non è mai facile.
Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica“)
argomento: economia, Europa, Monti | Commenta »
Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
RAPPORTO ITALIA 2013: PER FAR FRONTE ALLE DIFFICOLTA’ ECONOMICHE GLI ITALIANI TAGLIANO SU TUTTE LE VOCI DI SPESA
La perdita del potere d’acquisto è una realtà per 7 italiani su 10 e per far fronte alle difficoltà economiche, in
maniera più diffusa si taglia su tutte le voci di spesa e si modifica la quotidianità , tanto che uscire, andare a cena o al cinema sono per molti un lusso.
Lo rivela il Rapporto Italia 2013 dell’Eurispes presentato a Roma .
Nel 30,9% dei casi si è fatto ricorso al credito al consumo nell’ultimo anno (nella precedente rilevazione la percentuale era del 25,8%), ma il bisogno di liquidità delle famiglie fa emergere un fenomeno diffuso e preoccupante: il 28,1% degli italiani si è rivolto ad un “compro oro”, con una vera e propria impennata rispetto all’8,5% registrato lo scorso anno. parallelamente cresce il rischio usura rispetto al numero di quanti hanno chiesto denaro in prestito a privati (non parenti o amici) non potendo accedere a prestiti bancari (dal 6,3% al 14,4%).
Vivere in tempi di crisi. Il 73,4% degli italiani nel corso dell’ultimo anno ha constatato una diminuzione del proprio potere d’acquisto: il 31% molto, il 42,4% abbastanza.
Il 22,2% ha riscontrato in misura contenuta una riduzione del proprio potere d’acquisto e solo il 4,4% per niente.
La situazione di sofferenza delle famiglie si riversa sui consumi: si taglia sui pasti fuori casa (86,7%) e sui regali (89,9%), si acquistato più prodotti in saldo (88,5%), ci si rivolge ai punti vendita più economici per l’acquisto di vestiti (85,5%).
In molti decidono di non spendere per viaggi e vacanze (84,8%) e di cambiare marca di un prodotto alimentare se più conveniente (84,8%).
Nel’83,5% dei casi le famiglie hanno deciso di ridurre le spese per il tempo libero insieme a quelle per estetista, parrucchiere, articoli di profumeria (83,1%) e quelle per gli articoli tecnologici (81,9%).
Il 72,6% ha cercato punti vendita economici per l’acquisto di prodotti alimentari; nel 2012 riferiva di averlo fatto un ben più contenuto 52,1%.
Molti acquistano prodotti online per ottenere sconti ed aderire ad offerte speciali (58,4%) e hanno ridotto le spese per la benzina usando di più i mezzi pubblici (52,2%).
Nel 40,6% dei casi i tagli hanno interessato le spese mediche, mentre il 38,4%, si è rivolto al mercato dell’usato (il 21,5% un anno fa).
Come cambia la vita quotidiana.
Nella quasi totalità dei casi le abitudini degli italiani si sono modificate limitando le uscite fuori casa (91,8%, in forte aumento rispetto al 73,1% registrato un anno fa).
Numerosissimi sono anche coloro che, invece di andare al cinema, scelgono di guardare i film in dvd o in streaming (82,2%, a fronte del ben più contenuto 56,5% di un anno fa) e quelli che sostituiscono sempre più spesso la pizzeria/ristorante con cene a casa tra amici (77,2%, contro il 56,7% dello scorso anno).
Più della metà del campione ha preso l’abitudine di portarsi il pranzo da casa nei giorni lavorativi (54,9%), mentre il 44,1% va più spesso a pranzo/cena da parenti/genitori (erano il 5,4% un anno fa).
Credito al consumo.
Il 30,9% degli italiani nel corso degli ultimi 12 mesi ha fatto acquisti facendo ricorso a forme di pagamento rateizzate nel tempo (ad eccezione del mutuo).
Il dato risulta in crescita rispetto al 25,8% registrato nella rilevazione dello scorso anno.
I beni o servizi per quali risulta più consistente la quota di italiani che ha fatto ricorso al pagamento rateizzato sono in primo luogo gli elettrodomestici (49,9%, la metà di chi è ricorso al credito al consumo) e le automobili (46,4%); seguono computer e telefonini (37,6%, in aumento rispetto al 25,6% dello scorso anno).
Il 27,6% ha pagato a rate oggetti di arredamento o servizi per la casa, il 24,4% cure mediche (in aumento rispetto al 17,6% del 2012).
Risulta meno frequente l’acquisto rateizzato di moto/scooter (9,7%), viaggi e vacanze (9,1%, in crescita rispetto al 2,6% del 2012), beni alimentari (8,9%; nel 2012 era solo l’1,6%), vestiario e calzature (6,7%, ma era solo l’1,6% un anno fa).
In cerca di liquidità : in vertiginoso aumento il fenomeno dei compro oro.
Tra i tanti segnali di affanno dei cittadini se ne evidenzia uno drammatico: nel corso dell’ultimo anno il 28,1% degli italiani si è rivolto ad un “compro oro”, con una vera e propria impennata rispetto all’8,5% registrato lo scorso anno.
Il rischio di cadere nelle maglie dell’usura.
Sono meno numerosi coloro i quali ammettono di aver chiesto denaro in prestito a privati (non parenti o amici) non potendo accedere a prestiti bancari: 14,4% e, tuttavia, sono più che raddoppiati rispetto al 6,3% rilevato un anno fa.
Si tratta di un segnale d’allarme poichè in questa categoria si nascondono i casi di vera e propria usura.
Lavori informali per arrotondare. Il 26,8% del campione ha svolto servizi presso conoscenti per incrementare le proprie entrate (assistenza ad anziani, sartoria, babysitter, vendita di oggetti autoprodotti, pulizie, giardinaggio).
Ben il 44,1% di chi cerca nuova occupazione riferisce di aver svolto servizi presso conoscenti per arrotondare (assistenza ad anziani, sartoria, babysitter, vendita di oggetti autoprodotti, pulizie, giardinaggio); la percentuale raggiunge il 36% tra gli studenti, il 29,8% tra chi cerca la sua prima occupazione, il 28,2% tra le casalinghe, un non trascurabile 24,4% tra gli occupati ed il 12,9% tra i pensionati.
Vendesi… online.
Il 28% ha venduto beni/oggetti su canali online di compravendita (ad esempio eBay); nel 2012 lo aveva fatto solo il 12,4%.
(da “Redattore Sociale“)
argomento: carovita | Commenta »
Febbraio 1st, 2013 Riccardo Fucile
TRA STRADE DISSESTATE E OSPEDALI IN TILT
Si comincia sempre da chi ha la voce più debole.
Si taglia l’autobus scolastico per novanta alunni nomadi (Brescia), si chiude temporaneamente l’unico teatro comunale della città (Messina), si risparmia sulla fornitura di bottigliette d’acqua ai malati oncologici (Torino), si sacrificano le colonie estive per i ragazzi disabili (Latina).
Ma poi le sforbiciate della spending review diventano sempre più dolorose, i conti delle amministrazioni non tornano più, le casse si svuotano.
E a farne le spese sono i servizi pubblici, quelli che fanno la differenza nel tenore di vita di un cittadino.
Ed ecco che gli autobus di Napoli non hanno più gasolio.
Ed ecco che nella Milano dell’eccellenza sanitaria le visite pediatriche per la vista e l’udito diventano a pagamento e si aspetta nove mesi per un esame al cuore.
E mentre in Puglia si tagliano 800 posti letto, a Firenze si dimezzano i soldi per la manutenzione di strade e marciapiedi.
Perchè?
L’Anci, l’associazione dei comuni italiani, una risposta ce l’ha.
«Dal 2007 i trasferimenti statali sono diminuiti di 6,5 miliardi di euro. Adesso ammontano a 4 miliardi per più di 8 mila amministrazioni».
E questo a fronte di un miglioramento complessivo del saldo tra entrate e uscite comunali di 16 miliardi in sei anni, richiesto dal patto di stabilità .
Il risultato è intuibile: per contenere le spese, si cancellano i servizi al cittadino, partendo dalla cultura e dal welfare socio-sanitario.
Già 50 comuni nel 2013 hanno fatto domanda per accedere al fondo di “pre-dissesto”, una cassa da 500 milioni di euro che non servirà a salvare tutti.
Fabio Tonacci
(da “La Repubblica“)
argomento: denuncia | Commenta »