Destra di Popolo.net

CORSA CLANDESTINA GP DEL CAMPIDOGLIO: FAN MARIN E’ ANCORA IN TESTA, CONSERVANDO UN LEGGERO VANTAGGIO SU ALLEZ HOMME

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

AL TERZO POSTO DE LA VIE, INCALZATO DA FIJO’ DE MARQUIN

Ritornano, finalmente, le corse clandestine. Si corre sul nuovissimo ippodromo di Spinòl e la gara è un miglio al trotto in preparazione del “Grand Prix del Campidoglio”.
Ai blocchi di partenza ci sono molti cavalli ma la nostra attenzione si concentra sui quattro più veloci.
Da destra a sinistra del vostro teleschermo troviamo: Allez Homme, destrorso cavallo della scuderia Varenne; Fan Marìn, talentuoso purosangue della scuderia Fan Idole e già  sorprendente vincitore del “Grand Prix de le Primaire”; Fijò de Marquin con la sua folta chioma (oltre che un pedigree famigliare davvero importante) e, un po’ fuori dagli schemi, De la Vie, il pentastellato amico di Igor Brick e vera incognita del lotto.
Ricordiamo brevemente le regole di questa corsa.
Per vincere bisogna totalizzare un tempo superiore ai 50 secondi.
Se nessuno supera questa soglia sarà  necessaria una manche supplementare tra i primi due classificati chiamata “ballotage”.
La gara è subito nervosa, con una serie di colpi bassi tra Fan Marìn e Allez Homme.
I due prendono subito il comando della corsa e, pur lontani da quota 50, sembrano essere gli unici accreditati per giocarsi la vittoria finale.
La spunta Fan Marìn che chiude il miglio in 35.1″ e sul rettilineo finale stacca Allez Homme, brillante fino all’ultima curva, ma leggermente affaticato sul finale.
Il purosangue della scuderia Varenne chiude in 32.9″ e peggiora di 0.5″ il suo tempo rispetto all’ultima corsa su questo tracciato.
Il distacco tra i due cavalli principali passa quindi da 0.9″ di una settimana fa all’odierno 2.2″.
Un margine che garantisce a Fan Marìn la vittoria della prima manche ma che non lo mette al riparo da possibili sorprese nel “ballotage”.
Terza piazza per il pentastellato De la Vie, che con 14.5″ corre il miglio in un tempo decisamente inferiore a quanto fece Igor Brick nel Grand Prix nazionale di febbraio.
A risultare decisivo per la seconda manche sarà  invece Fijò de Marquin: i suoi 13,6″ finali lasciano un po’ l’amaro in bocca ai suoi sostenitori, dopo alcune corse di preparazione corse ad alto livello e potrebbero costringere il blasonato destriero ad un accordo per spingere al secondo turno Fan Marìn e garantirsi qualche posto di rilievo nella formazione della prossima scuderia.
Ma potrebbero anche essere in vista clamorosi ribaltamenti di schierameno.
Gli scommettitori sono abbastanza sicuri sull’esito della prima manche e raccontano tutti di un testa a testa tra Fan Marìn e Allez Homme che si risolverà  con distacchi di poche lunghezze.
Il secondo miglio che, ricordiamolo, si corre a 15 giorni di distanza dal primo, rappresenta invece un’incognita difficilmente decifrabile.
Come si comporteranno i sostenitori di Fijò de Marquin? E quelli di De la Vie? L’impressione di molti è che per Allez Homme la strada potrebbe essere terribilmente in salita, considerato che i tifosi delle altre tre scuderie sembrano condividere molte passioni oltre ai cavalli.
Ma nel fantastico mondo dell’ippica clandestina le sorprese sono sempre dietro la curva (dell’ippodromo).

(da “notapolitica.it”)

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GRILLINI, I NUOVI TRINARICIUTI: LE INCHIESTE DELLA GABANELLI VANNO BENE SOLO SE GUARDA IN CASA D’ALTRI

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

IERI A REPORT L’INCHIESTA SU CHE FINE FANNO I PROVENTI DEL BLOG DI GRILLO, OGGI I RISERVISTI DELLA “CASERMA CINQUESTELLE” LE GRIDANO “TRADITRICE E INGRATA, SEI AL SERVIZIO DI PD E PDL”

Dal primo posto alle Quirinarie a quello di giornalista più criticata.
Ovvero: la parabola del consenso di Milena Gabanelli nel MoVimento Cinque Stelle. La conduttrice di Report è da ore oggetto di critiche spietate e di attacchi da parte degli utenti del blog ufficiale del M5S, che la contestano per le domande rivolte, durante la trasmissione di ieri sera, al duo Grillo-Casaleggio: “Che fine fanno i proventi del blog?” e “Quanto guadagnano i due dalla pubblicità  sul sito?”.
Inoltre la Gabanelli aveva rivolto un “invito politico” ai militanti grillini: “Con tre milioni di disoccupati smettetela di parlare di scontrini”.
Una reazione ufficiale di Beppe Grillo non c’è ancora.
Ma i grillini utilizzano lo spazio per i commenti dell’ultimo post del blog, quello dedicato all’ineleggibilità  di Silvio Berlusconi.
“L’unica risposta da dare alla Gabanelli sul suo pistolotto di ieri sera, su cosa deve fare l’M5S o non deve fare, secondo me è una sola: la linea politica M5S non la decide sicuramente lei”.
Ancora: “E i 3 milioni disoccupati che c’entrano con la discussione sulla diaria?”. Ingrata, traditrice, richiamata all’ordine dai padroni del Pd e del Pdl.
E così via, in un diluvio di commenti che spesso superano i confini del buon gusto.
Le richieste dei militanti a Grillo sono precise. In tanti chiedono al capo politico del MoVimento di rispondere alla Gabanelli, sia nel merito della questione sia per replicare a un attacco da molti letto come “gratuito”.
“Rispondiamo subito a Report”.
C’è chi insiste: “La Gabanelli omette denunce che dovrebbe per correttezza professionale fare. Le sue trasmissioni sembrano manovrate da una regia politica. Se ha qualcosa da ridire posso fargli qualche esempio”.
E in tanti invocano un contraddittorio tra Grillo e la conduttrice che dal MoVimento Cinque Stelle si estenda anche all’utilizzo dei fondi pubblici degli altri partiti.
E se in tanti minacciano di non voler più guardare quel “programma di m.”,   alcuni militanti invitano alla calma.
“Sulla Gabanelli, secondo me, la risposta è la serena e cristallina trasparenza di sempre.
Lei ieri sera ha fatto il suo lavoro, ma M5S non ha nulla da temere: qui non c’è niente da nascondere”.
Ancora: “Gentile Signor Grillo, rispondiamo subito pubblicando questi bilanci sul blog, così mettiamo a tacere per sempre queste polemiche su cui gli avversari marciano. Anche perchè, con il ddl contro i movimenti di Zanda-Finocchiaro, tira una brutta aria”.
Intervengono anche cittadini che votano per altri partiti.
L’accusa comune è quella di “schizofrenia politica”: “Ma come, un giorno si incensa la Gabanelli e l’altro la si ricopre di insulti? Non vi si capisce davvero”.

(da “La Repubblica“)

Ps: Su che fine fanno i proventi del blog di Grillo, invitiamo trinariciuti e non a leggere l’ultimo articolo postato sul nostro sito.

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UN’INDAGINE PRIVATA SULLO YACHT DI BOSSI PER FARE PRESSIONI SUI VERTICI DELLA LEGA

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

IL 16 MARZO, QUANDO LA BARCA ATTRACCO’ IN TUNISIA, A BORDO C’ERA RICCARDO BOSSI

Nell’estate 2012 c’era chi nell’entourage dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito misteriosamente raccoglieva informazioni sullo yacht Stella ritenuto di Riccardo Bossi «verosimilmente per fare pressioni su Belsito e, indirettamente, sui vertici della Lega Nord» che non avevano «interesse» che la vicenda finisse sui giornali.
Per evitare tale «inconveniente pare che si sia attivato – scrive la Guardia di finanza – anche l’attuale segretario Roberto Maroni cercando di incontrare personalmente» Romolo Girardelli, il protagonista dell’indagine privata.
«Maroni non ha mai conosciuto Girardelli nè ha mai avuto notizie sullo yacht», replica l’avvocato della Lega Domenico Aiello.
E mentre le indagini della Procura tendono a escludere che per comprare la barca siano stati usati fondi del partito, emerge che Riccardo Bossi usava il natante spesso e gratis.
La vicenda dello yacht esplode il 24 aprile scorso con l’arresto di Belsito e Girardelli in un filone dell’indagine dei pm Robledo-Filippini-Pellicano sui bilanci della Lega.
Il gip Criscione, riferendosi a intercettazioni arrivate da un’inchiesta del pm Civardi, scrive che ad agosto 2012 Belsito (da 4 mesi licenziato dal partito per i 5,7 milioni investiti in Tanzania) e Girardelli si interessano curiosamente di uno «yacht del valore di 2,5 milioni che Riccardo Bossi avrebbe a suo tempo acquistato avvalendosi di un prestanome e grazie a un’ulteriore appropriazione indebita di Belsito» ai danni della Lega.
Una nota della Gdf di Milano (ma di una squadra diversa da quella di Robledo) rileva con sospetto che Belsito e Girardelli «farebbero di tutto» per far «sembrare, almeno agli occhi dell’opinione pubblica e della magistratura che li sta attenzionando, di aver interrotto i loro rapporti».
Il 15 settembre 2012 Girardelli viene a sapere da Maurizio B. (non indagato) che «la barca si chiama Stella», «Stella, come stella in cielo», che di lì a poco andrà  «in Croazia, e cambierà  nome», che è un «Sunseeker di 20 metri» battente bandiera inglese e che il «posto barca è di proprietà  di Riccardo Bossi» nel «porto di Mentone», Francia.
Giradelli è stupito: «Neanche una società ?». «No, no, no è proprio una persona fisica, è suo» risponde Maurizio. La Stella «adesso dovrebbe essere ad Antibes».
Non è vero, dal 16 marzo è ad El Kantaoui (Tunisia), dove tre settimane fa la rintraccia il Corriere della Sera.
Quando attracca in Africa, a bordo ci sono Riccardo Bossi e altre 5 persone, tra cui Stefano Alessandri, 53enne imprenditore brianzolo socio unico della «Stella Luxury charter ltd», società  inglese proprietaria della barca.
Sarà  lui a diradare i sospetti presentandosi in Procura il 7 maggio scorso.
Qualche ora dopo Bossi jr, che non aveva detto nulla nè all’arresto di Belsito nè quando è stata localizzata, dichiarerà  al settimanale Chi che la Stella è di un suo amico.
«L’ho acquistata nel 2007 per 1,8 milioni» per «sviluppare un business di chartering» con 2,5 milioni finanziati dalla «banca Hsbc di Montecarlo», mette a verbale Alessandri sostenendo di aver conosciuto Bossi nel 2009, quindi dopo l’acquisto del natante, e di averlo frequentato «sempre e solo a titolo di amicizia».
Il primogenito del Senatùr Umberto a volte è salito a bordo con lui e «più volte» senza, ma «non ha mai sostenuto alcuna spesa», neanche «per quelle uscite che di tanto in tanto ha fatto con me».
L’imprenditore, «conoscendo abbastanza Riccardo Bossi», ipotizza che, «soprattutto per far colpo su qualche ragazza con la quale si accompagnava, egli possa aver detto di essere il proprietario» attirando sospetti anche nel Carroccio. Il trasferimento sarebbe avvenuto perchè in Tunisia il posto in porto costa molto meno. La Stella avrebbe lasciato Mentone in modo regolare, non sgattaiolando di notte come detto da una teste, e «quando ancora non vi era stata alcuna indiscrezione sulle vicende giudiziarie di Riccardo Bossi e della sua famiglia».
L’indagine divamperà  una ventina di giorni dopo, ma il caso Tanzania era già  scoppiato da tempo.

Giuseppe Guastella
(da “il Corriere della Sera“)

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INTERVISTA AL PROCURATORE LARI: “NEL DIARIO LA PROVA DEL PATTO TRA MAFIA E UOMINI DI STATO”

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

“BORSELLINO INDAGAVA SU CIANCIMINO”

I misteri dell’agenda rossa di Paolo Borsellino non finiscono mai.
Ora, dopo ventuno anni, si scopre che c’erano immagini del dopo strage mai segnalate ai magistrati che indagano.
È andata davvero così?
«Assolutamente sì, il fotogramma di quell’oggetto che somiglia a un’agenda rossa non ci è stata mai comunicata. O non l’hanno ritenuta importante o non l’hanno vista, chissà ».
Parla il procuratore capo della repubblica di Caltanissetta Sergio Lari, il magistrato che insieme ai suoi colleghi del pool antimafia ha ribaltato le indagini sulla strage di via Mariano D’Amelio scoprendo nuovi assassini, falsi pentiti, errori giudiziari, depistaggi polizieschi.
E adesso che farete, il filmato dei vigili del fuoco ce l’avete già , quale sarà  la prossima mossa investigativa?
«Per domani mattina (oggi, ndr) alle 9 ho già  convocato la direzione distrettuale antimafia, intorno a un tavolo ci saranno tutti i pm e anche i funzionari della Dia che seguono le indagini su Capaci e su via D’Amelio. Subito dopo trasmetteremo una delega alla polizia scientifica di Roma: sono necessari accertamenti, dobbiamo capire esattamente cos’è quella macchia rossa».
I misteri sull’agenda non finiscono mai ma, a quanto pare, anche le vostre indagini. Sono cominciate nel giugno del 2008 con il pentimento di Gaspare Spatuzza e, anno dopo anno, emerge sempre qualche frammento di verità .
«Sull’agenda rossa da una parte seguiamo gli sviluppi dibattimentali del quarto processo Borsellino – fra qualche giorno ascolteremo per esempio testimoni chiave come il consigliere Giuseppe Ayala – e dall’altra ci sono spunti investigativi che non abbiamo mai abbandonato. È materia segreta e non ne posso parlare».
Sull’agenda rossa?
«Anche sull’agenda rossa. Sappiamo con certezza che il povero Paolo Borsellino quel pomeriggio del 19 luglio era sceso dall’auto e aveva citofonato alla madre, la stava aspettando per portarla dal dottore. Se avesse avuto l’agenda in mano quel diario sarebbe andato in cenere… nell’esplosione si sono liquefatte perfino le armi dei poliziotti di scorta… ma se l’agenda l’ha lasciata nell’auto blindata o dentro la borsa, gli scenari che si aprono sono altri e tanti…».
Perchè, secondo lei, c’è un’Italia così interessata all’agenda rossa di Borsellino? Perchè tutta questa attenzione?
«Perchè c’è molta sete di verità . Perchè gli italiani provano un sentimento forte verso quell’uomo che è stato un vero eroe del nostro tempo. E poi perchè tutti vogliamo sapere quali erano i suoi pensieri subito dopo l’uccisione del suo amico Giovanni Falcone».
Un’idea lei ce l’ha?
«Io penso – lo pensiamo tutti qui alla procura di Caltanissetta – che Paolo Borsellino abbia registrato sull’agenda quegli incontri di Cosa Nostra, attraverso Vito Ciancimino, con rappresentati delle istituzioni».
La famosa trattativa.
«Si, la trattativa».
Da almeno cinque anni indagate anche voi magistrati di Caltanissetta sul fronte dei mandanti esterni alle stragi, ci può fare il punto sulle inchieste?
«Più che mandanti esterni io preferisco chiamarli “concorrenti”. Intanto, non sappiamo chi c’era insieme a tre mafiosi nel garage dove hanno riempito di esplosivo l’auto che doveva saltare in aria in via D’Amelio. Il pentito Spatuzza non lo sa… ci ha detto solo che quell’uomo non era di Cosa Nostra. Certo, il boss Giuseppe Graviano dovrebbe conoscerlo… Poi non sappiamo ancora la provenienza di gran parte dell’esplosivo utilizzato, solo una minima parte è stato ripescato nel mare davanti a Porticello. Da dove proveniva l’altro? E non sappiamo da dove proveniva nemmeno il telecomando. Stiamo ancora rivedendo tutti gli atti, dall’inizio».
Procuratore, ci faccia il bilancio delle investigazioni che ci hanno dato un’altra verità  sulla strage
«Sette uomini scarcerati dopo la nostra richiesta di revisione dei processi bis e ter… si erano già  fatti quasi diciotto anni di galera… e poi nove nuovi responsabili individuati, fra i quali Giuseppe Graviano e Salvo Madonia. Abbiamo scoperto tanto ma non tutto. E continuiamo».
Da molto tempo ci sono tre poliziotti ancora indagati per calunnia, sono dentro una complicata vicenda dove si allungano ombre di depistaggi decisivi per le indagini. Quando deciderete la loro posizione?
«Quando avremo chiaro il quadro complessivo. Credo che lo faremo alla fine del quarto processo Borsellino, quello che si sta ancora celebrando».

Attilio Bolzoni
(da “La Repubblica”)

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“BERLUSCONI INELEGGIBILE SUBITO”: IL PD SI DIVIDE

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

LA PROPOSTA ANDRA’ IN GIUNTA….CASSON: “STAVOLTA E’ UNA PARTITA NUOVA”

Non faranno passi indietro, i 5 stelle, sull’ineleggibilità  di Silvio Berlusconi.
«Domani la giunta per le elezioni e le immunità  parlamentari si riunirà  per la prima volta al Senato ed eleggerà  il suo presidente — dice Vito Crimi — poi, alla prima seduta utile, noi solleveremo la questione ».
Il capogruppo dei grillini a Palazzo Madama è fiducioso: «Secondo me stavolta passerà  la giusta interpretazione della legge, quella per cui il Cavaliere non avrebbe mai dovuto sedere in Parlamento. Perchè è chiaro che Berlusconi decadrà  non appena sarà  condannato dalla Cassazione, l’esclusione dai pubblici uffici scatterà  immediatamente, e i suoi avversari politici hanno tutto l’interesse a dire: “Lo abbiamo fatto cadere prima. Lo abbiamo fatto cadere noi”. E ci faremo due risate visto che se ne sono accorti dopo 20 anni».
Si chiede quale strada prenderà  il Pd, Crimi.
Crede che il presidente dei senatori democratici Luigi Zanda — che giovedì scorso aveva ammonito: «Berlusconi è ineleggibile, non può fare il senatore a vita» — sia in buona fede, ma che di tutti gli altri non si possa ancora dire.
Le scuole di pensiero all’interno del partito sono diverse: c’è chi pensa che non si debba guardare al passato, che bisognerebbe piuttosto riscrivere quella legge — la 361 del 1957 — rendendola più stringente per tutti, oltre che per il Cavaliere.
Oggi l’articolo 10 prescrive l’ineleggibilità  di «coloro che in proprio o in qualità  di rappresentanti legali di società  o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità  economica ».
La concessionaria delle frequenze radio su cui trasmette Mediaset è una società  quotata in borsa di cui la Fininvest della famiglia Berlusconi possiede il 38%.
Il Cavaliere è proprietario de facto, quindi, ma questo — alle giunte che si sono succedute alla Camera dal 1994 a oggi — non è apparso sufficiente.
«Per paradosso — ricorda Marco Follini, che la scorsa legislatura presiedeva la giunta del Senato — finora è stato considerato ineleggibile Confalonieri e non colui che gli ha dato l’incarico».
«Qui non vige la Common Law, i precedenti interessano fino a un certo punto», dice chiaro il senatore pd Felice Casson che, da buon magistrato, ha già  avuto modo di studiare le carte. «Credo sia meglio non anticipare le nostre posizioni visto che la giunta ha poteri paragiurisdizionali e non si è mai riunita», spiega cauto.
«Certo, il centrosinistra ha qualche imbarazzo perchè in passato, alla Camera, ha votato almeno una volta per l’eleggibilità , ma io su questo tema ragiono con la mia testa e sono contento che il segretario Epifani si sia espresso in questo senso, dicendo che saranno i componenti della giunta a decidere».
Se ne parlerà  quindi, tra i democratici, ma non ci saranno ordini di scuderia.
«L’importante dice un dirigente — è che non sembri che facciamo un uso politico della giunta come ha fatto il Pdl per anni, da Cosentino in giù».
Benedetto Della Vedova, in commissione per Scelta Civica, non vuole anticipare nulla: «Aspettiamo e si vedrà », dice sibillino.
I tempi non sono maturi. Lo saranno presto però.
E se mai la “mozione” dei 5 stelle dovesse passare in giunta, stavolta sarà  l’aula del Senato a decidere.

Annalisa Cruzzocrea
(da “La Repubblica“)

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INELEGGIBILITA’, ORA IL PDL TEME L’ASSE TRA GRILLO E PARTE DEL PD

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

CENTRODESTRA PREOCCUPATO CHE ALCUNI SENATORI DECIDANO DI VOTARE CON I CINQUESTELLE

Prima Renato Schifani nell’intervista al nostro giornale; ora il suo collega della Camera Brunetta. I due capigruppo del Pdl hanno lo stesso timore: il voto che la giunta per l’immunità  del Senato dovrà  esprimere su Silvio Berlusconi.
Il punto esclamativo lo mette Brunetta, quando strilla «aridateci il Pci», volendo così affondare il coltello sugli accordi non mantenuti dal Pd e sul controllo dei parlamentari dell’alleato.
Schifani e Brunetta temono che si possa ripetere la stessa scena dell’elezione di Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato.
Cioè senatori Pd che vanno per la propria strada, come è successo in forma più eclatante con il falò di Marini e Prodi durante l’elezione del capo dello Stato.
Incidenti avvenuti sempre a scrutinio segreto e il Pdl teme la «recidiva», come la chiama Brunetta.
«I parlamentari del Pd sono recidivi, inaffidabili per il passato, speriamo non lo siano per il futuro». Il futuro sta arrivando, con l’insediamento della Giunta per l’immunità  (martedì) che dovrà  verificare le condizioni di eleggibilità  dei parlamentari.
Anche quelle del senatore Berlusconi, appunto. Una questione da non sottovalutare.
Qualunque componente di questa giunta potrebbe sollevare un problema di incompatibilità  e si andrebbe allo scrutinio segreto.
Così, un senatore 5 Stelle pone il problema e magari al voto si tira dietro una parte del Pd e di Sel.
Solo una volta che si insedierà  la giunta si capirà  se ci sono i voti potenziali per una simile pugnalata politica.
E allora Brunetta ricorda che «se si sommano i voti dei Democratici a quelli di Sel e M5S, è come se io sottoscrivessi con una mano una società  e con l’altra denunciassi il socio».
In politica questo può avvenire e avviene molto più frequentemente che nel diritto aziendale. Sapendolo, Schifani e Brunetta mettono le mani avanti e pongono il problema ai loro dirimpettai del Pd.
Ma questo passaggio è l’ultima cosa che il Pd vuole affrontare adesso, avendo già  tanti fronti da gestire. I vertici del gruppo sono sicuri che sui provvedimenti del governo non ci saranno problemi. Ma su questi provvedimenti si vota a scrutinio palese.
Più problematico è controllare lo scrutinio segreto, proprio mentre inizia la scalata del governo Letta
Ecco perchè è l’ultima cosa che vorrebbe affrontare, il capogruppo del Pd Zanda, crocifisso per la sua intervista all’Avvenire in cui parlava di ineleggibilità  di Berlusconi.
Ma lo ha fatto a titolo accademico, perchè ogni partito deve tenere viva l’appartenenza al partito, l’«identità », mentre al governo ci si mescola con gli storici nemici.
E lì, al governo, non c’è la stessa tensione che circola tra le truppe parlamentari a maggioranza variabile su certe questioni.
Cosa succederebbe se venisse messo ai voti il dll anti-corruzione, come vorrebbe il presidente Grasso, che l’ha presentato a inizio legislatura?
Ora che si insedia la giunta per l’immunità  può succedere l’incidente – lo teme anche il Pd: «Sono voti non controllabili. Non sarà  una rogna da poco», è la sincera e preoccupata ammissione che si fa a Palazzo Madama.
Il partito guidato da Epifani vorrebbe prima sciogliere, mercoledì al vertice sulle riforme con il premier, il nodo della legge elettorale, sottoposta alla Consulta per vizi di incostituzionalità .
I capigruppo Zanda e Speranza vogliono proporre la cancellazione del Porcellum e il ritorno al Mattarellum. Pdl e mezzo governo non sono d’accordo, a cominciare dal ministro Franceschini. Si cerca l’accordo nelle prossime ore, ma almeno sulla legge elettorale si vota a scrutinio palese. In giunta per l’immunità  no, e le sorprese sono messe nel conto.
Non dovrebbero essere i senatori Democratici a sollevare il problema dell’incompatibilità  di Berlusconi.
Ma – ci si chiede – i senatori che andranno a comporre la giunta saranno «indisciplinati» come quelli della commissione Giustizia?
Martedì, quando l’organo si insedia (salvo proroghe), il Pdl capirà  se il pericolo è reale: conteranno quei senatori Pd che potrebbero sostenere una richiesta di voto proveniente da 5 Stelle.
Tutti i filogovernativi della maggioranza si augurano che il direttivo del gruppo Pd al Senato indichi senatori insensibili al canto delle sirene grilline.
Largo del Nazareno sa che sarebbe un errore imperdonabile, non uno di quei «falli di reazione» nei confronti dei quali Berlusconi lo statista chiede di non reagire.
Qui si tratta dello stesso Berlusconi, della sua ineleggibilità .
Alta tensione a Palazzo Chigi.

Amedeo Lamattina
(da “La Stampa”)

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REBUS CINQUESTELLE: POCHI FONDI E PIAZZE SENZA FOLLA

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

NUMERI IN CALO NEI COMIZI DI GRILLO…PER L’INCONTRO DI ROMA RACCOLTI APPENA 4.000 EURO SU 40.000, I MILITANTI: “SIETE IN PARLAMENTO, PAGATE VOI”

Il rebus delle piazze anima i Cinque Stelle.
Alla vigilia delle Amministrative sul web corre una guerra di numeri e opinioni.
Cifre che non hanno a che fare solo con le presenze, ma che si legano anche ad esigenze pratiche.
Come la raccolta fondi da giorni presente sul blog con un appello di Beppe Grillo: un invito che fino a ieri pomeriggio ha ricevuto una risposta esigua, nonostante il risalto dato all’iniziativa.
A cinque giorni dal comizio finale del leader in piazza del Popolo per sostenere la candidatura di Marcello De Vito nella capitale, il Movimento 5 Stelle Roma ha raccolto il 10% circa delle donazioni necessarie per coprire i costi dell’evento (stimati in 40 mila euro).
Ad indicarlo un contatore (non più presente, forse temporaneamente, nelle ultime ore di ieri) nella pagina dedicata sul sito web dei pentastellati romani.
Possibile che a rendere difficoltosa la raccolta siano state – involontariamente – le donazioni già  chieste e ricevute dai militanti negli scorsi mesi.
A partire da quelle per le Politiche: Grillo ha raccolto oltre 770 mila euro, donandone 400 mila per la costruzione di una palestra a Mirandola.
Uno sforzo continuo, quello dell’autofinanziamento, che comincia a pesare anche sui militanti: «Molti attivisti mi domandano: ora che siete in Parlamento perchè non le finanziate voi queste cose?», dice Elena Fattori.
Che spiega: «A mio avviso, sul territorio il Movimento fa più fatica da sempre, come è già  successo per le Regionali nel Lazio: ci sono logiche di voto di cui risentiamo». Attivisti e fonti vicine ai Cinque Stelle fanno notare come il peso di una campagna locale possa comunque «aver pesato sulla minore generosità  rispetto ai mesi scorsi».
Dalle casse alle discussioni, le Amministrative però monopolizzano il mondo internet. Sulla Rete, infatti, campeggiano scontri verbali sulle presenze raccolte da Grillo in piazza negli ultimi giorni.
Numeri lusinghieri, senza dubbio, ma in calo rispetto alle folle dello «Tsunami Tour». A rendere l’idea sono le cifre: ad Ancona da ottomila a tremila presenze, a Treviso da cinquemila a cinquecento, a Vicenza da seimila a duemila.
E poi ancora mille ad Imperia, duemila a Barletta.
A «ostacolare» Grillo il meteo inclemente, tanto temuto dal leader a febbraio e guastatore invece a maggio.
Ma anche altri fattori, almeno a sentire Vito Crimi, che domani sarà  con Grillo sul palco a Brescia.
«Mentre le Politiche hanno un coinvolgimento che riguarda tutta la Provincia – spiega il capogruppo al Senato –, queste Amministrative impegnano solo le città : è completamente diverso».
Intanto, però, il calo dei numeri è diventato oggetto di discussione tra attivisti e non sui social network e nei forum, in attesa del riscontro del voto.
Un botta e risposta continuo, con mille opinioni e sfaccettature.
«Siamo tanti e lo dimostreremo alle elezioni», commenta su Facebook Max Iannone. Achille Livio, invece, si rivolge «agli opportunisti del Movimento: siamo fieri di perdervi e non ci appartenete».
Ieri Grillo ha catturato l’attenzione di duemilacinquecento persone ad Orbassano, in provincia di Torino.
Intanto, sempre parlando di piazze, il leader oggi sarà  ad Aosta per le Regionali.
E proprio qui i candidati hanno firmato un codice etico ancora più restrittivo di quello dei parlamentari, con l’obbligo – tra gli altri – «a sostenere pubblicamente le posizioni e il programma decisi dal gruppo dei candidati», «a partecipare ad almeno il 90% delle attività  legate all’incarico presso il Consiglio regionale», «a sospendere incondizionatamente lo svolgimento di qualsiasi attività  retribuita».
Spiega Stefano Ferrero, portavoce del Movimento in Valle d’Aosta: «Non si può lavorare part-time nella vasca degli squali. È un momento di emergenza e ci vogliono impegni d’emergenza. Chi si dedica alla politica deve assicurare un impegno assoluto per il mandato».
«Noi abbiamo un problema di legalità  peggiore che nel resto d’Italia – motiva le scelte Ferrero – ci sono diversi condannati in Consiglio regionale».

Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)

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L’IVA AUMENTA A LUGLIO, LETTA RASSEGNATO

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

IL GOVERNO NON RIUSCIRà€ A BLOCCARE LO SCATTO DELL’ALIQUOTA UNICA IPOTESI DI LAVORO: CONGELARLA FINO A DICEMBRE

L’aumento di un punto percentuale dell’Iva, l’imposta sui consumi, a luglio ci sarà : la gestione della riforma dell’Imu impedisce al governo di lavorare su qualche riforma struttura-le che permetta di trovare la copertura richiesta per evitarlo, 2 miliardi per il 2013 e 4 miliardi per il 2014.
Lo lascia intendere il premier Enrico Letta in un colloquio con Repubblica. .
E da palazzo Chigi confermano: “Il presidente si atterrà  al discorso di insediamento, in cui non si parlava dell’Imu sui capannoni industriali e l’impegno sull’Iva era soltanto al condizionale”.
Al Tesoro stanno provando a ragionare sul dossier, “ma 2 miliardi sono un sacco di soldi”, spiega il sottosegretario Pd Pier Paolo Baretta.
In questi giorni il governo sta provando a tacitare tutte le richieste dicendo che “bisogna aspettare la chiusura della procedura d’infrazione europea”, cioè il fatidico 29 maggio in cui la Commissione europea chiederà  di spostare l’Italia nella lista dei Paesi virtuosi con il deficit sotto il 3 per cento del Pil.
Ma al ministero dell’Economia sanno benissimo che quella evoluzione, pur positiva, non sarà  la panacea: “Per l’Iva è un problema di coperture, non di procedura d’infrazione”.
E se per il momento non si sono trovate per abolire l’Imu, figurarsi per Imu più Iva.
I prossimi due mesi saranno tutti dedicati alla riforma della tassazione sulla casa, la sospensione della rata dura fino al 31 agosto.
In assenza di una nuova legge, la prima rata Imu dovrà  essere pagata il 16 settembre.
Ed è ormai chiaro che intervenire sull’imposta relativa alle prime case può costringere il governo a cambiare a catena sia il carico fiscale sugli altri immobili che a rivedere la Tares, un’altra imposta legata ai rifiuti che però si fonda sulla casa .
Vasto programma, che assorbirà  tutte le energie del governo Letta.
Se a luglio l’aliquota più alta del-l’Iva passerà  dal 21 al 22 per cento, le conseguenze saranno rilevanti: circa 135 euro in più a famiglia se ne andranno in tasse invece che in consumi e 26 mila imprese potrebbero chiudere entro fine 2013, stima la Confcommercio.
Letta sta studiando un piano di emergenza, secondo l’approccio del suo governo: se non puoi risolvere un problema, rimandalo.
“Tenteremo di scongiurare l’aumento, di allontanarlo per poi lavorarci”, ha detto il premier un paio di settimane fa durante l’intervista a Che tempo che fa .
L’unica via è questa: sospendere l’aumento Iva come si è sospesa la rata dell’Imu, rinviarlo a dicembre e legarlo, anche in questo caso, a una riforma strutturale e ambiziosa, quella delle agevolazioni fiscali (le ha già  censite da tempo Vieri Ceriani, da sottosegretario).
Una lista di piccoli privilegi e giusti aiuti la cui revisione può valere 20 miliardi, ma richiede tempo e pazienti negoziati.
Ogni agevolazione è cara a un gruppo preciso di elettori, pronti a lottare per non esserne privati. A dicembre 2012 Pier Paolo Baretta e Rena-to Brunetta, da relatori Pd e Pdl alla legge di Stabilità , provarono a eliminare la detrazione del 19 per cento per le spese veterinarie.
Dopo le proteste hanno dovuto arrendersi. La furia di chi si vedrebbe di fatto aumentate le tasse non è l’unico ostacolo.
L’Iva si incassa su base mensile, congelare l’aumento fino a dicembre significa bloccare sei mesi di gettito e creare poi una congestione per fine anno tra Imu (tutta o la seconda rata), Tares e, appunto, l’Iva dovuta.
Sempre ammesso che il governo sopravviva alla gestione della questione Imu.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LEGGE ELETTORALE: LETTA ACCELERA, PRONTO IL DECRETO AMMAZZA-PORCELLUM

Maggio 20th, 2013 Riccardo Fucile

SUL TAVOLO DUE OPZIONI: PREMIO AL 45% O RITORNO AL PROPORZIONALE PURO

Perchè l’esperienza insegna che in Italia nulla è più definitivo degli aggiustamenti nati come provvisori.
«La mia idea – spiega con grande cautela il ministro Gaetano Quagliariello – è arrivare a una soluzione che “anestetizzi” il problema. Una soluzione che non deve convenire a nessuno, in modo da non indurre in tentazione quel partito che pensasse di poterne trarre vantaggio».
Il ministro delle riforme, che ha passato il week end sulle carte, non anticipa nulla di più.
«Nella relazione programmatica che farò mercoledì davanti alle commissioni Affari costituzionali, il paragrafo sulla legge elettorale sarà  di appena quattro righe».
Ma nei circoli di governo comincia a prendere corpo l’identikit di questa legge “ammazza-Porcellum”.
Letta si trova infatti di fronte a due strade, entrambe percorribili.
L’ipotesi numero uno prevede di fissare una soglia alta, intorno al 45%, per conquistare il premio di maggioranza.
Una soglia così elevata che attualmente nessuna coalizione potrebbe sognare di raggiungere.
E proprio l’assenza di una soglia per accedere al premio è stata la principale obiezione che la Corte costituzionale ha in passato rivolto al Porcellum, invitando (invano) il legislatore a provvedere.
L’altra strada, più estrema, è quella di abolire del tutto il premio di maggioranza.
«Così il Porcellum – si osserva a Palazzo Chigi – diventerebbe un proporzionale puro, una legge che non vuole nessuno perchè ucciderebbe il bipolarismo».
Insomma, stretto tra la pronuncia della Consulta attesa per fine anno e la prospettiva di rivotare con un proporzionale stile Prima Repubblica, il sistema dei partiti avrebbe tutto l’interesse ad approvare in fretta una riforma vera.
Fin qui le intenzioni del governo.
Che andranno verificate nella trattativa interna alla maggioranza, a partire dal vertice di mercoledì.
Poi lo stesso Quagliariello sonderà  tutti i gruppi parlamentari e gli altri partiti – dalla Lega a Fdi, da Sel ai 5stelle – e riferirà  la prossima settimana in Consiglio dei ministri.
Da quel momento ogni occasione potrebbe essere quella giusta per tirare fuori dal cassetto il ddl “ammazza-Porcellum”.
Ma il problema vero, al momento, è che l’operazione di «cosmesi» sulla legge elettorale ha proprio dentro al Pd i suoi più strenui oppositori.
E non ci sono soltanto Anna Finocchiaro, che ha preannunciato un ddl per ripristinare il vecchio Mattarellum o Roberto Giachetti, che sta raccogliendo le firme dei deputati con lo stesso obiettivo.
A sollevare un problema politico ci si mette anche Beppe Fioroni: «Quando la legge elettorale non si fa dentro il Pd se ne discute tutti i giorni, quando invece la fanno davvero sembra che si proceda a trattativa privata. Visto che si tratta di una scelta importante, con tutto il rispetto per Speranza e Zanda, non credo che possa bastare un vertice tra il governo e i capigruppo o una battuta di Renzi per dirimere la questione».
L’idea di Fioroni è quella di «una convocazione di una Direzione ad hoc» sull’argomento ma anche «una grande consultazione di base, che coinvolga i nostri circoli e i nostri iscritti».
Un dibattito allargato oltre la legge elettorale, «per dirimere una questione ormai matura, quella sul presidenzialismo/ semipresidenzialismo ».
Se Fioroni esce allo scoperto sul tema del presidenzialismo (un tempo un tabù culturale per l’area dei popo-lari), Matteo Renzi è da tempo su quella sponda.
«C’è una sola legge elettorale che funziona, è quella dei sindaci ed è un modello che porta al semipresidenzialismo sul quale io sono d’accordo», ha dichiarato ieri a “In mezz’ora”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica”)

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