Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
PREVALE LA LINEA CONTRO OGNI ATTO DI CLEMENZA, COMPRESO IL SALVACONDOTTO PER BERLUSCONI
Gli italiani non vogliono nè l’indulto nè l’amnistia. 
A mostrarlo e dimostrarlo il sondaggio Ispo per il Corriere: il 71 per cento degli intervistati ha detto no a ogni provvedimento di clemenza.
Un vero e proprio plebiscito contro che unisce, trasversalmente, l’elettorato da sinistra a destra.
Sempre secondo Ispo tra chi vota Pd è la maggioranza (il 67%) a essere contraria. Così come nell’elettorato del Pdl dove, nonostante ci sia di mezzo il futuro politico e non solo di Berlusconi, qualunque idea di “salvacondotto ” non piace per nulla.
Il 63 (% contro 35) dice no.
Allineanti sulla linea intransigente anche gli elettori M5s: contrari 3 e su 4.
Se su amnistia e indulto nel Paese le idee sono piuttosto chiare, in Parlamento sembra meno. Nel Palazzo si discute ma il nodo è sempre e solo uno: Silvio Berlusconi.
Il punto di domanda è: deve il Cav rientrare tra i beneficiari di un’eventuale decisione?
Come scrive Giovanni Bianconi su il Corriere tutto dipenderà da come sarà scritta la legge.
Un testo c’è, è Il ddl Manconi Compagna che prevede espressamente che Berlusconi venga escluso sia dall’amnistia che dall’indulto.
Perchè la frode fiscale non è compresa nei reati cancellati e perchè la riduzione della pena viene esclusa per coloro che hanno usufruito di quella sancita con la legge del 2006.
Certo è che un disegno del genere non piacerebbe per nulla al Pdl e difficilmente passerebbe visto che per votare una legge del genere ci vogliono i voti dei due terzi del parlamento.
La soluzione più probabile a questo punto è che non se ne faccia nulla.
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Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
SECONDO MARONI AVREBBERO EVITATO GLI SBARCHI DEI DISPERATI: DUE SONO DISTRUTTE, QUATTRO VERRANNO RIPARATE A GAETA… E CON QUELLE UNITA’ HANNO PURE MITRAGLIATO I NOSTRI PESCATORI SICILIANI
Ferri vecchi.
Erano ridotte così le motovedette che avevamo consegnato in pompa magna a Muhammar Gheddafi per onorare il trattato bilaterale che avrebbe dovuto evitare gli imbarchi dei disperati diretti verso le nostre coste
Quelle imbarcazioni veloci e superattrezzate erano solo una parte delle numerose concessioni fatte dall’Italia a Tripoli per ottenere il pattugliamento marino.
Non senza spiacevoli conseguenze. Prima fra tutte quella subita da un imbarcazione di pescatori siciliani che venne mitragliata nel golfo della Sirte da una motovedetta con finanzieri italiani a bordo
Chi ha pensato che fossero all’opera in questi giorni di emergenza per combattere il traffico di esseri umani, sbaglia.
Non ce n’è più neanche una. Nè le tre consegnate a maggio del 2009.
Nè le altre tre cedute nel febbraio 2010 all’ex ambasciatore libico Hafed Gaddur in una cerimonia presenziata dall’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dal capo della polizia, lo scomparso Antonio Manganelli, e dall’ex comandante della Guardia di Finanza, Cosimo D’Arrigo.
E allora dove sono? Qui. Dove saranno riparate a spese nostre.
Per la precisione, due sono già arrivate. Sono state riaccolte nella base navale della Guardia di Finanza di Gaeta che le aveva salutate il giorno dell’addio verso Zuwarah.
Due stanno per arrivare. Destinate al cantiere di Bacoli-Miseno (Napoli).
Erano grippate, danneggiate e saccheggiate. Ma sono sopravvissute alla rivoluzione (che si è portata via le altre due ormai inservibili) e all’incuria e assenza di manutenzione dell’attuale situazione post-bellica. Troppo difficili le riparazioni per poterle fare a Tripoli.
Ne erano state consegnate anche sei più piccole. Anch’esse in riparazione, portate però a Biserta in Tunisia.
Attualmente a provvedere ai pattugliamenti sono rimaste alcune vecchie imbarcazioni acquistate dai Paesi Bassi.
Quindi occorrerà attendere le riparazioni che, da trattato, spettano a noi.
Poi, al massimo entro l’estate, saranno rispedite a Tripoli.
Ma certo non basteranno a fermare la marea umana che arriva in Libia. Un po’ attirata dall’illusione (vana) di trovare un Paese ormai pacificato e in fase di sviluppo, un po’ dai prezzi calmierati del cibo.
E che convinti dai trafficanti azzardano l’ultimo viaggio. Proprio per questo lunedì scorso il neodirettore della polizia dell’immigrazione Pinto ha siglato a Tripoli un nuovo accordo per addestrare la polizia libica a compiti più umanitari e meno repressivi.
Virginia Piccolilli
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
OGGI LA STANGATA: NUOVE TASSE SULLA CASA E PESANTI TAGLI ALLA SANITà€
Bozze vanno, bozze vengono nel pomeriggio romano. 
Le versioni della manovra economica che il governo presenterà oggi in Consiglio dei ministri — come al solito quando mancano poche ore al traguardo — si avvicendano. Arriva pure la smentita del Tesoro: “I contenuti non sono quelli”.
Il ministero ha ragione: le bozze cambieranno ancora nella notte, ma l’impostazione di questa prima Finanziaria del governo Letta è definita ed è in continuità con quanto fatto sin qui.
Ci sono i tagli, le tasse, il frasario involuto e pure quel groviglio di bolli, contributi, oboli vari che eccitano la fantasia del legislatore italiano.
LA NUOVA TRISE
L’Imu è finita, arriva la service tax comunale: si paga sempre sulla casa, compresa la prima. Si chiamerà Trise, un mostro bicefalo: c’è la parte sui rifiuti (Tari) e quella sui servizi comunali (Tasi).
Facile previsione: la maggior parte degli italiani pagherà di più rispetto all’accoppiata Tarsu-Imu, anche se nessuno potrà più prendersela col governo visto che a decidere tutto sono i sindaci.
La Tari dovrà coprire il costo complessivo del servizio rifiuti e — se non lo farà — sarà comunque il Comune a dover trovare i soldi nella sua fiscalità generale: dai calcoli fatti sulla Tares, inglobata in questo nuovo tributo, l’aggravio dovrebbe aggirarsi attorno al miliardo rispetto alle vecchie tasse sui rifiuti.
E la Tasi? È a sua volta più cara dell’Imu: nella bozza si legge infatti che i Comuni “potranno” applicare l’aliquota massima dell’attuale imposta sugli immobili, “maggiorata dell’1 per mille”.
GLI INQUILINI
Ai proprietari di case è andata meglio che agli inquilini. Sugli affittuari già oggi grava la tassa sui rifiuti — con i relativi aumenti a venire — e da gennaio pure un pezzo della Tasi: “Fra il 10 e il 30 per cento del-l’ammontare complessivo”, si legge nella bozza.
CONDONO E ACCISE
Ieri il governo ha presentato un emendamento al decreto che cancella la prima rata Imu. Uno sconto sul condono per i concessionari di slot machine: potranno pagare il 20 per cento della multa da 2,5 miliardi comminatagli dal tribunale invece che il 25. Ma siccome nessuna azienda pare intenzionata ad accedere allo sconto, l’esecutivo si ritroverà con 600 milioni di buco sul 2013. La soluzione c’è già : aumenteranno accise e acconti Ires e Irap.
CUNEO FISCALE
La riduzione avverrà sul lato dei lavoratori con l’aumento delle detrazioni (circa duecento euro l’anno) e su quello delle imprese con sgravi Irap sulle assunzioni. Il tutto dovrebbe valere cinque miliardi. Letta vorrebbe destinare a questo fine i proventi futuri della spending review.
WELFARE
600 milioni stanziati per la Cassa integrazione in deroga nel 2014; 250 milioni per la social card; un miliardo dovrebbe andare al fondo per le politiche sociali. Altri seimila esodati, infine, si aggiungono alla platea dei tutelati.
COMUNI
Il patto di stabilità interno sarà derogato per un miliardo l’anno nel 2014 e nel 2015. Il Fondo di coesione è invece aumentato di 3,2 miliardi nel triennio.
BANCHE
Il governo Letta gli fa un regalino: fin da quest’anno potranno dedurre svalutazioni e perdite sui crediti — in grossa crescita — entro cinque anni e non più in diciotto. Era la richiesta dell’Abi.
BALZELLI
Aumenta dal 20 al 22 per cento il prelievo sulle rendite finanziarie, esclusi i titoli di Stato, e di qualche centesimo pure l’imposta di bollo sui prodotti finanziari. Per fare l’esame da avvocato, magistrato o notaio bisognerà versare 50 euro; i “diritti di notifica” passano da 8 a 25 euro; viene creato un bollo da 16 euro sui certificati telematici. Quanto all’Iva, l’aumento al 22 per cento è confermato.
TAGLI ALLA SANITA’
Fabrizio Saccomanni s’è impegnato ad “una soluzione equa”, ma al momento nella bozza ci sono tagli per oltre 4 miliardi in tre anni al comparto salute: un miliardo nel 2014 e oltre uno e mezzo nel 2015 e 2016.
Il ministro Beatrice Lorenzin, però, sostiene che dopo un incontro col collega del Tesoro la posizione del governo è di non usare le forbici sulla salute. Quanto ai ticket sanitari, invece, non se ne fa cenno: senza interventi a giugno scatterà un aumento per due miliardi.
TAGLI ALLA P.A
Il blocco degli stipendi nel pubblico impiego viene prorogato per il quinto anno consecutivo con perdite di salario che ammontano ormai a centinaia di euro l’anno. Anche il turn over dei dipendenti pubblici continuerà col contagocce fino al 2017. Decurtati anche gli straordinari nelle amministrazioni centrali (del 10 per cento) e i compensi degli ausiliari dei magistrati nei processi (consulenti, investigatori, traduttori, etc.) addirittura di un terzo.
PENSIONI
Sarà ancora bloccata l’indicizzazione di quelle da tremila euro al mese in su e potrebbe arrivare anche il contributo di solidarietà per quelle a partire da 150 mila euro l’anno: la Consulta, però, l’ha già dichiarato incostituzionale l’anno scorso.
MISSIONI MILITARI
Stanziati 900 milioni per il 2014.
SCUOLE PRIVATE
Gli arrivano 220 milioni pure quest’anno. Per le università pubbliche, invece, lo stanziamento ammonta a 150 milioni (più 80 per i policlinici universitari).
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA NON OTTIENE RINVII E I BERLUSCONIANI ACCUSANO. “SIETE FASCISTI”
A Sant’Ivo alla Sapienza, nella giunta per le immunità , l’affaire Berlusconi si chiude com’era cominciato, la maggioranza di centrosinistra – Pd, Sel, Sc, M5S, Psi – si conferma contro il Pdl, rimasto solo a contrastarla, perchè Lega e Gal danno forfait per malattia e per impegni.
Finisce 15 a sei. Copione scontato.
Anche l’ultima partita su Berlusconi e la decadenza da senatore termina in rissa. «Stefà no basta…questi sono metodi fascisti» grida Carlo Giovanardi, colomba Pdl ma vero falco nell’anima.
Stefà no impassibile: «Eh no, è inutile che facciamo modifiche, tanto poi votate contro lo stesso».
Elisabetta Casellati, lealista Pdl: «Non potete strozzare il dibattito così, rinviamo alla prossima settimana».
I Pd Giuseppe Cucca, Stefania Pezzopane, Felice Casson resistono: «Siamo disposti a stare qui fino a domani mattina, ma la seduta non si chiude senza aver votato». L’argomento è dirimente, il rischio di saltare la cena è decisivo.
Si vota alle 20 e 45, dopo tre ore scarse di seduta, occupate soprattutto dalle 41 pagine della relazione conclusiva scritta e letta da Dario Stefà no, il presidente della giunta per le elezioni e immunità del Senato, nella duplice veste anche di relatore sull’affaire Berlusconi.
Cronaca di battaglia quella di ieri sera, ma prima ancora di darne conto guardiamo a oggi, alle 15, quando si riunisce la giunta per il regolamento, al vertice il presidente del Senato Pietro Grasso.
Scadenza doppiamente strategica, in vista dei tempi e della modalità del voto su Berlusconi in aula.
In ballo c’è la richiesta dell’M5S di eliminare del tutto il voto segreto. Il Pd è contrario in generale, e soprattutto in coincidenza con Berlusconi, ma è convinto che proprio sulla decadenza si debba votare in chiaro perchè si tratta di una questione che attiene alla composizione del Senato.
È uno degli argomenti di punta della relazione di Stefà no.
M5S è d’accordo col Pd, si sfila Scelta civica con Linda Lanzillotta («Il voto segreto su persone ha storicamente tutelato la libertà di giudizio dei singoli parlamentari»).
Il Pdl prende tempo – Donato Bruno: «Non è questione che si risolve così, su due piedi, serve un’istruttoria» – ma c’è un argomento che risulterà determinante.
Alla Camera, sin dal ’97 a seguito di una modifica del regolamento introdotta dall’allora presidente Luciano Violante, sulle questioni che riguardano l’insindacabilità dei parlamentari si vota a scrutinio palese, perchè il voto prevalentemente non riguarda la persona, ma la funzione dell’organo.
Esattamente lo stesso cotè della decadenza, dove il fulcro del problema non è il destino del singolo parlamentare, ma quello dell’assemblea di cui fa parte e della sua integrità e trasparenza.
Parlamento pulito, per l’appunto. Come dice Rosy Bindi «non dovrebbe esistere il voto segreto perchè la coscienza del parlamentare è pubblica e non privata».
Ma l’alfaniano Andrea Augello, regolamento alla mano, considera inutile ogni sforzo interpretativo per votare a scrutinio palese perchè resta il potere di 20 senatori di chiederne uno segreto.
Tant’è, oggi si litigherà nella giunta del regolamento.
Il Pdl vuole allontanare nel tempo la decadenza, il centrosinistra vuole chiudere al più presto la partita.
Fine ottobre, massimo inizio novembre. Con un voto palese che, dicono i Pd, «dovrebbe far comodo pure al Pdl perchè eviterebbe tra di loro i franchi tiratori».
Ieri sera il Pdl si è scatenato proprio su questo, sui tempi. «Troppo stretti, mai successo» (Malan, Casellati, Caliendo).
Contro Stefà no, che blinda la sua relazione facendone consegnare una copia a ogni senatore, con enorme stampigliatura del singolo nome su ogni pagina, in modo da renderla non divulgabile.
A fine seduta la fa ritirare, tra le proteste di tutti.
Oggi sarà distribuita ai capigruppo e consegnata a Grasso. A questo punto la capigruppo può mettere la decadenza nel calendario dell’aula
Scrive Stefà no: «La giunta è organo geneticamente politico e non è un giudice». Questo fa infuriare il Pdl.
Ancora: «La decadenza non è una sanzione penale nè amministrativa, è un effetto collaterale ». Idem.
Sempre Stefà no: «La giunta non è un giudice, non stiamo giudicando il diritto elettorale di un senatore, ma il fatto che in Senato ci stia uno che non ci può stare». Giovanardi: «Stiamo calpestando gli organi di garanzia…». Stefà no reagisce. Giovanardi: «Così faceva Mussolini…».
Inevitabile una risata quasi collettiva…
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
VERGOGNA ITALIA: A UN PRIVATO NESSUNO CONCEDEREBBE DI CHIUDERE UN CONTENZIOSO FISCALE PAGANDO SOLO IL 20% DELLA SOMMA ACCERTATA
Chiudere il contenzioso fra Corte dei Conti e concessionari slot con il pagamento del 20% della multa da 2,5
miliardi di euro.
Come riporta Agipronews, è quanto sarebbe contenuto in un emendamento del Governo, presentato in Aula alla Camera, sul Decreto Imu.
Coloro che pagano subito il 20% del danno quantificato nella sentenza di primo grado potranno così chiudere subito il proprio contenzioso davanti alla Corte dei Conti.
I gestori del gioco d’azzardo in Italia erao finiti nel mirino della magistratura contabile perchè tra il 2004 e il 2006 si erano dimenticati di collegare le slot machine dei bar al sistema informatico della Sogei, la società di Information and communication technology del ministero dell’Economia e delle Finanze.
Inizialmente la percentuale per terminare il contenzioso era fissata al 25%.
Se i dieci concessionari decidessero di aderire, prosegue Agipronews, questa sarebbe la ripartizione con le multe rimodulate al 20%: Bplus 179 milioni, Cirsa Italia 24 milioni, Sisal Slot 49 milioni, Gtech 20 milioni, Gmatica 30 milioni, Codere 23 milioni, HBG 40 milioni, Gamenet 47 milioni, Cogetech 51 milioni e Snai 42 milioni.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 15th, 2013 Riccardo Fucile
“NON POTETE GOVERNARE CON IL PD”….E TORNA L’IPOTESI MARINA
Il voto sulla sua decadenza da senatore diventa il nuovo spartiacque. O con lui o contro di lui. Alla corte di Silvio Berlusconi il clima torna a surriscaldarsi.
I ministri sempre più nel mirino anche per il mancato argine opposto al Pd sulla legge di stabilità . Rischio crisi archiviato, ma la via della scissione diventa d’improvviso la più battuta.
Stavolta è il Cavaliere ad accendere la miccia. «Mi hanno voltato le spalle nel momento di mia maggiore debolezza. Ma se resteranno con questo Pd che sta per votare la mia decadenza, la convivenza sarà impossibile».
Alfano e gli altri? Dovranno «farsene una ragione: o con me o con i miei carnefici ».
È un lunedì ancora una volta a tinte fosche, a Villa San Martino. Berlusconi lo trascorre coi vertici dell’azienda, avvocati e figli.
Nel pomeriggio le porte si aprono per i senatori Paolo Romani, Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, rimasti al suo fianco e tra i pochi non schierati tra lealisti e alfaniani.
Con loro si dice preoccupato per l’andazzo nel Pdl ma anche per un governo che con la legge di stabilità rischia di «alzare ancora la pressione fiscale: per noi è inaccettabile».
Escono loro e a cena arriva la coppia più detestata da ministri e filogovernativi Pdl: Daniela Santanchè e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, del quale in almeno due occasioni il vicepremier Alfano avrebbe chiesto al capo il siluramento.
Ma non tira aria di repulisti in quella direzione, ad Arcore. Ne ha avuto conferma anche il fondatore dell’Esercito di Silvio, Simone Furlan, ricevuto invece domenica e invitato a tenere accesi i motori.
Tutto è in movimento, Berlusconi non intende affatto rassegnarsi, sogna ancora il voto in primavera.
Uno studio commissionato in questi giorni avrebbe confermato come il simbolo Forza Italia funzioni più di altri, ma a patto che campeggi ancora il brand Berlusconi.
Risultato che, nell’impossibilità di ricandidare premier il capo famiglia, in casa ha rimesso in circolo l’opzione della successione dinastica. Con Marina (meno probabile Barbara) in prima fila.
Non solo la guerra interna al partito, ma ieri anche il balletto attorno all’amnistia da estendere o meno a lui – con il ministro Cancellieri intervenuta di nuovo per censurare – gli ha fatto saltare i nervi.
«Polemiche strumentali, questa storia degli atti di clemenza non mi riguarda affatto»,taglia corto con chi lo va a trovare. Ma nel giorno in cui tutti i “lealisti”, a cominciare da Fitto, per proseguire con la Gelmini e tanti altri tornano a giurare fedeltà a lui sui social network, Berlusconi si lascia andare a commenti al curaro.
«Chi vuole lasciare il partito e tradire faccia pure, mi chiedo dove vanno senza di me e i miei soldi » avrebbe commentato, forte dei 102 milioni di fideiussioni personali che blindano Forza Italia.
La partita si gioca ora con la decadenza di fine ottobre: il Pd voterà a favore e chi resterà al governo con i “nemici” sarà fuori.
Berlusconi confida di non poterne più, che si terrebbe volentieri lontano dalle beghe di partito. Ma preannuncia per oggi il ritorno a Roma, salvo ripensamenti, per incontrare ancora una volta i contendenti Fitto e Alfano. Proverà a imporre una tregua, almeno fino alla decadenza.
«In queste ore va molto di moda nel mio partito lo spread del berlusconismo – ironizza la ministra Nunzia De Girolamo su twitter – Un differenziale fra chi è fedele o meno a Berlusconi».
Ma sarà quello a contare alla fine.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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