Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
SECONDO LA PROCURA IL GOVERNATORE AVREBBE FATTO PRESSIONI SUL DIRETTORE DELL’ARPA PUGLIA SU RICHIESTA DEI RIVA PERCHE’ SI AMMORBIDISSE NEI CONFRONTI DELL’AZIENDA
C’è anche il governatore di Puglia Nichi Vendola tra i 53 indagati nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto. Concussione ai danni del direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato.
È questa l’ipotesi di reato contestata dal pool di inquirenti guidati dal procuratore Franco Sebastio che ha notificato gli avvisi di conclusione dell’indagine nella quale sono accusati del disastro ambientale e sanitario di Taranto Emilio, Nicola e Fabio Riva, i vertici della fabbrica e, con capi d’imputazione differenti, anche politici, funzionari ministeriali e locali, membri delle forze dell’ordine, un ex consulente della procura, un sacerdote e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano.
Negli atti dell’inchiesta “Ambiente svenduto” condotta dalla Guardia di finanza di Taranto, il governatore era stato indicato come protagonista di una “vicenda concussiva in danno del direttore regionale di Arpa Puglia Giorgio Assennato” e chiamato in causa per l’ipotesi di “mancato rinnovo nell’incarico, in scadenza nel febbraio 2011, per effetto delle sollecitazioni rivolte al governatore Vendola ed ai suoi più stretti collaboratori – tra gli altri l’allora capo-segreteria, Manna – proprio dai vertici Ilva”.
In sostanza Vendola avrebbe fatto pressioni su Assennato, su richiesta dei Riva, perchè si ammorbidisse nei confronti del siderurgico tarantino.
Nelle diverse informative i finanzieri, guidati dal colonnello Salvatore Paiano e dal maggiore Giuseppe Dinoi, hanno infatti spiegato che “all’esito di quella vicenda concussiva e per effetto di essa, in realtà il prof. Assennato ridimensionerà (nei confronti dell’Ilva, ndr) il proprio approccio, fino a quel momento improntato al più assoluto rigore scientifico”.
Il suo intervento, secondo l’accusa, su richiesta dei Riva avrebbe permesso all’Ilva di neutralizzare le ostilità del direttore generale dell’Arpa che, secondo quanto riferito in un intercettazione captata dai militari, dopo l’intervento di Vendola “si è molto… responsabilizzato”.
Una “responsabilizzazione” che spinge l’avvocato Franco Perli a suggerire a Fabio Riva di non intervenire oltre per la sua sostituzione perchè “potremmo trovarcene anche uno molto peggio”.
Il nome di Vendola, secondo le indiscrezioni, era già finito nel registro degli indagati da tempo, ma era rimasto segreto perchè il presidente della regione Puglia non era mai stato destinatario di alcuna misura cautelare.
Ma il lungo elenco di indagati è un vero e proprio terremoto per l’intera Regione Puglia.
Nel registro degli indagati sono finiti infatti anche l’assessore regionale all’ambiente ex ex magistrato Lorenzo Nicastro, l’ex assessore alle politiche giovanili Nicola Fratoianni, accusati di favoreggiamento nei confronti nei confronti di Vendola.
Non solo. Dello stesso reato dovranno rispondere il direttore generale dell’Arpa Assennato e il direttore scientifico Massimo Blonda.
Secondo il pool di inquirenti, anche dal procuratore aggiunto Pietro Argentino e dai sostitutiti Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano (che ha coordinato le inchieste di due operai morti nell’Ilva ora confluite nell’inchiesta per disatsro ambientale) i vertici della Regione Puglia e dell’Arpa nell’interrogatorio dinanzi ai finanzieri come persone informate sui fatti, avrebbero negato le pressioni del governatore tentando così di coprire l’operato di Vendola.
Ma non è tutto.
Perchè nell’ultimo atto delle indagini preliminari spuntano anche i nomi di Donato Pentassuglia, consigliere regionale Pd accusato di favoreggiamento nei confronti di Archinà , e quelli del capo di Gabinetto Francesco Manna, del dirigente del settore Ambiente Antonello Antonicelli, dell’ex direttore dell’area Sviluppo economico della regione Puglia, Davide Filippo Pellegrino.
Per i pm, insomma, un intero apparato al servizio dell’Ilva che scende anche nelle amministrazioni provinciali e comunali.
Tornano infatti i nomi dell’ex presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido, e l’ex assessore provinciale all’ambiente Michele Conserva arrestati entrambi a maggio scorso con l’accusa di aver fatto pressione su alcuni dirigenti perchè concedessero all’Ilva l’autorizzazione all’utilizzo delle discariche interne (poi autorizzate con decreto del governo) e del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, accusa di non aver messo in atto come primo cittadino le misure necessarie per bloccare i danni alla salute dei tarantini causati dall’azienda.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
Il “FATTO” PUBBLICA QUELLO CHE GRILLO HA DETTO NELLA RIUNIONE CON I SUOI: “SE ANDIAMO A SINISTRA SIAMO ROVINATI”… “NON POSSIAMO DIRE CHE IL COLLE HA TRADITO AL COSTITUZIONE”… PARLAMENTARI PERPLESSI
“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione
politica per far capire da che parte stiamo”.
Beppe Grillo parla ai suoi in un’aula della Camera. È una conversazione che nessuno conosce, quella che il Fatto ha in esclusiva, tra il leader e i deputati.
Lui, il grande capo, in piedi, spalle al muro, la voce pacata e i toni concilianti. Gesticola, ride poco e dà pacche sulle spalle. E parla. “Sono qui per sostenervi”. Non alza mai la voce.
Il Grillo a porte chiuse non è nemmeno parente del comico sul palco, quello che urla e lancia parole come spade. C’è da spiegare la scomunica ai senatori Cioffi e Buccarella, colpevoli di aver presentato un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina.
C’è da spiegare chi comanda. Che non è lui, ma il Movimento.
Perchè forse gli eletti se lo sono dimenticati, ma i voti vengono dal basso e seguono le emozioni: “Con la presentazione dell’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, abbiamo perso voti a iosa. Il post del blog, forse un po’ duro, siamo stati costretti a farlo”.
Una decisione obbligata per evitare di perdere troppi voti: “Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”.
Perchè il rischio era molto grosso: “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.
Gli errori, “l’andazzo” e i sondaggi mai visti –
Lo ascoltano, affollati come sotto il palco, ma questa volta Grillo parla a volto scoperto e dice di capire.
“Questa cosa non deve più accadere. C’è stato un errore di comunicazione. È brutto. Perchè l’emendamento è stato un mese lì e non ne sapevamo nulla. Io posso darvi un parere, ma non devo decidere io. Però avreste dovuto avvisare”.
Qualcuno risponde: “Dobbiamo prendere decisioni in poco tempo, a volte è difficile”. Ma Grillo dice di sapere già tutto: “Per questo abbiamo presentato l’applicazione per la partecipazione diretta. Così quando c’è qualche proposta che non avevamo nel programma, la mettiamo online e vediamo l’andazzo”.
Ai suoi Grillo dice di aver fatto un sondaggio online: il 75% ha votato per mantenere il reato di immigrazione clandestina.
Qualcuno scuote la testa: “Non l’abbiamo mai visto”.
Ma oltre le giustificazioni il leader ripete come un ritornello che il potere resta alla maggioranza: se il Movimento vuole riformare la Bossi-Fini si voterà su quello.
E così sullo ius soli: “Vorrei che fossimo uniti. Stanno sfruttando il tema per fini elettorali. Siamo tutti convinti che lo ius soli vada bene, ma con certi paletti”.
I deputati sono spiazzati. Lo guardano in piedi con le mani sudate per cercare di dire ad alta voce i malumori covati per giorni.
Ma Grillo è comprensivo e i dissidenti non osano parlare. Qualcuno trova il coraggio di chiedere più chiarimenti. Giulia Sarti, subito fermata da Roberto Fico e Carla Ruocco.
Poi Silvia Chimienti: “A me questa cosa dei voti lascia perplessa. Bastava spiegare alle persone che era una cosa di buon senso”.
Qualcuno azzarda: “Non è che per non finire nell’ala di sinistra scivoliamo a destra? Restiamo oggettivi”. Alza la mano Stefano Vignaroli: “Prima non era così. Andavamo sul palco e ci dicevi di parlare delle cose che ci appassionano”.
Grillo risponde a tutto: “Io lo so cosa vi ha dato fastidio, la frasetta dell’articolo dove si diceva che con posizioni come quella sull’immigrazione avremmo preso risultati da prefisso telefonico. Lo so, ma dovete capire che il Movimento sono 9 milioni di persone che ci hanno votato”.
I brusii crescono quando si passa alle questioni pratiche.
Se per ogni difficoltà bisogna chiedere l’autorizzazione e il parere dall’alto, si perde troppo tempo. “Tanto vale allora astenersi su tutto”, dice Luigi Gallo.
Così Girolamo Pisano: “Io chiedo, vale più un ragionamento fatto da 100 persone su base di dati tecnici. O un’opinione di Grillo e Casaleggio?”. E su questo il leader sbotta.
Parlano da oltre un’ora e il punto è sempre quello: “L’opinione è del Movimento. Abbiamo 9 milioni di persone che ci hanno dato il voto su un programma. Noi siamo le punte delle persone. Io sono per il dialogo sempre. Non datemi dei super poteri. Non ne ho. Io mi sento in imbarazzo. Ne sapete molto più di me. La prossima settimana viene qui Casaleggio e parlerete con lui. Verrà un giorno o due alla settimana. Si alternerà con me”.
I post, il residence e la penale anti-traditori
Grillo la pazienza la perde sul finale. Gli chiedono di avvisare prima di scrivere un post sul blog contro una persona. Chiedono di ricevere un avviso. “Ma così si crea un canale preferenziale con ognuno. Poi io non vivo più. Ad esempio la settimana scorsa ho chiesto, ci incontriamo in un residence per parlare? Voi l’avete messa ai voti. Così abbiamo fatto una figura di merda. La notizia l’avete creata voi. Bastava non fare nulla. Chi voleva venire veniva”.
Si rabbuia un attimo, ma subito torna a incoraggiarli. “Avete fatto un miracolo. Pensate al futuro adesso. È nostro. Questi politici sono finiti. State facendo grandi cose. Adesso io e Casaleggio scenderemo più spesso, perchè bisogna alzare delle barriere di protezione. Tutti cercano di salire sul nostro carro. Non possiamo permettere di farci corrodere il lavoro. Per le elezioni locali, faremo firmare una cosa che se cambi il partito paghi una penale”.
Ci sono le regionali in Basilicata e le europee nel programma del leader.
Nessun accenno al voto anticipato. A porte chiuse la campagna elettorale può aspettare.
Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
CON VERDINI E BONDI ORA IL CAVALIERE PREPARA LA CRISI DI GOVERNO: CONSIGLIO NAZIONALE SUBITO E RITIRO DEI MINISTRI
È quando dal Senato si materializza la “ghigliottina” del voto palese che Silvio Berlusconi fa saltare l’incontro a pranzo con i ministri: “Non si presentino nemmeno, non li voglio vedere. Mi avevano assicurato che c’erano i numeri sul voto segreto”.
Il Cavaliere è una furia. Alfano aveva giurato che la forzatura non ci sarebbe stata. Ne era certo. E invece non solo non si è guadagnato tempo sulla Severino, ma è arrivata pure la ghigliottina. Ai ministri già in movimento verso palazzo Grazioli arriva la telefonata che il pranzo è saltato.
Al loro posto piombano i falchi Denis Verdini e Sandro Bondi.
Per stabilire l’agenda della crisi di governo: “Non posso rimanere con i miei carnefici – urla Berlusconi – quello che è successo è una cosa indegna”.
Il Cavaliere è furioso.
Col Pd, con Giorgio Napolitano che ha consentito questa “vergogna”.
Soprattutto con le colombe del suo partito, a partire da Angelino Alfano, che lo frenano da mesi con tutte le loro teorie sulla grazia, l’amnistia, la legge Severino.
E che ancora stamane davano assicurazioni sul voto in Giunta. E questi sono i risultati: non solo il Pd ha accelerato, ma ora vuole lo scalpo, la fucilata pubblica. Ecco che da palazzo Grazioli parte l’ordine perentorio ai dichiaratori: “Ci saranno conseguenze sul governo”.
E adesso è Berlusconi a preparare la sua escalation. Che porta dritto alla crisi di governo. Passando per una drammatica conta interna: “Voglio vedere chi mi tradisce dopo quello che è successo”.
Il “piano” prevede di anticipare il Consiglio nazionale di Forza Italia. Una, massimo due settimane.
Per piegare in quella sede Alfano e la sua fronda. E arrivare col partito unito al voto in Aula sula decadenza: “Voglio vedere chi vota contro Berlusconi al consiglio nazionale mentre al Senato lo fucilano” dice un falco di rango.
A quel punto, col partito ricondotto all’ordine, anche a costo di perdere qualche unità , la battaglia si sposta in Aula.
Non è escluso che possa parlare a palazzo Madama Silvio Berlusconi in persona. È certo che quello che chiederà ai ministri è di lasciare il governo.
E’ in questo clima che è saltato l’incontro con i ministri.
Perchè a questo punto l’ora delle mediazioni è finita. E nel giorno del grande “schiaffo” della Giunta il Cavaliere considera inutile un ulteriore tira e molla con le colombe ministeriali di cui oramai non si fida.
Anche perchè adesso l’orologio della crisi si è messo a correre più in fretta. Il primo effetto della decisione sul voto palese sarà un’accelerazione dei tempi del voto in Aula.
Le antenne del Cavaliere al Senato gli comunicano che potrebbe esserci entro le prossime due settimane.
Berlusconi vorrebbe mettere al riparo la legge di stabilità per non essere additato come colui che affossa il paese, ma è certo la decadenza coincide con la fine del governo.
La Pitonessa Daniela Santanchè, così riassume il Berlusconi pensiero: “Cronaca di un assassinio annunciato. Al Senato è stata uccisa la democrazia. Come fa ancora qualcuno a sostenere nel nome della falsa stabilità che questo governo serve al Paese? Cosa c’è di più importante per un popolo se non la democrazia e lo stato di diritto? Che i nostri “governativi” ce lo spieghino”.
Già , i governativi.
Oggi non hanno nemmeno avuto udienza.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
SCHIFANI E BRUNETTA MINACCIANO “CONSEGUENZE PER IL GOVERNO”
La decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, per effetto della legge Severino e a seguito della
condanna definitiva per frode fiscale, sarà votata dall’aula di Palazzo Madama con il voto palese.
I senatori dovranno esprimersi pubblicamente sul destino del leader di Forza Italia e, di conseguenza, assumersi la responsabilità di un eventuale voto in dissenso dalla linea del proprio gruppo parlamentare.
Lo ha deciso la Giunta per il regolamento, che dopo lo stop di martedì sera si era riunita di nuovo questa mattina per decidere sulla richiesta del Movimento 5 Stelle di una votazione pubblica.
La svolta è arrivata con la decisione della senatrice Linda Lanzillotta, ex Pd e ora Scelta Civica, di sostenere le ragioni del voto palese dopo che negli ultimi giorni aveva preso tempo riservandosi di ponderare al meglio la questione. Lo scorso 4 ottobre la Giunta per le autorizzazioni del Senato aveva dato parere favorevole alla decadenza.
IL PDL: «CI SARANNO CONSEGUENZE»
La decisione di Scelta Civica di optare per il voto palese, riferisce l’Ansa che cita fonti Pdl, avrebbe irritato Berlusconi a tal punto da far saltare un pranzo già fissato con il vicepremier Angelino Alfano e il resto della delegazione governativa pidiellina.
«Il fatto è che Berlusconi non ha più nulla da dire ai governativi» spiega un esponente del partito che l’Ansa mantiene anonimo limitandosi a definirlo «un big azzurro».
E fioccano le reazioni tra i cosiddetti «falchi»: «Una pagina buia per le regole parlamentari- dice il presidente del Senato Renato Schifani- . La giornata di oggi non potrà non avere conseguenze».
Anche il capogruppo Brunetta appare sdegnato: «Dalla Giunta una decisione assurda e senza precedenti contro Berlusconi. Una decisione contra personam e senza alcun senso. Inaccettabile».
BOTTA E RISPOSTA
Dopo lo stop di martedì sera, le posizioni in Giunta di Pd e Pdl erano sembrate inconciliabili. L’ex premier Silvio Berlusconi era tornato a chiedere al governo di affermare la «non retroattività » della Severino. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha ribattuto a distanza dai microfoni di Radio Anch’io:«La mia risposta sta nel discorso alle Camere del 2 ottobre. Ho chiesto la fiducia al Parlamento» ottenendo «un largo consenso e in quella richiesta il pilastro è che l’Italia ha bisogno di ripresa, di un governo e ci vuole separazione tra le singole vicende giudiziarie e l’azione dell’esecutivo».
BERLUSCONI RIUNISCE I SUOI
Silvio Berlusconi vedrà per pranzo a palazzo Grazioli i ministri del Pdl, riferiscono fonti interne al partito. L’appuntamento segue quello nella tarda serata di ieri con il segretario politico Angelino Alfano. Non è escluso che il cavaliere chiami a raccolta anche i `lealisti’ di Raffaele Fitto. Berlusconi, secondo quanto riferito, sta cercando in tutti i modi infatti di ricompattare il partito prima del voto nell’aula del Senato sulla decadenza da senatore.
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
FINISCE 7 A 6: DECISIVO IL VOTO DELLA LANZILLOTTA DI SCELTA CIVICA
La giunta del regolamento del Senato, riunita da stamattina per decidere sulla modalità di voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, ha deciso per il voto palese con una votazione finita 7 a 6 (il presidente Grasso per prassi non vota)
Decisivo il voto della senatrice di Scelta Civica, Linda Lanzillotta che ha motivato la sua decisione: “Quello sulla decadenza di Berlusconi non sarà un voto sulla persona, ma sul suo status di parlamentare. Pertanto non sarà necessario il voto segreto”.
Il voto in aula al Senato sulla decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi sarà calendarizzato oggi al termine della riunione della Giunta per il regolamento. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari, il presidente di palazzo Madama Pietro Grasso avrebbe chiesto di convocare la conferenza dei capigruppi. Il voto potrebbe essere calendarizzato tra il 4 e il 15 novembre.
Ora, dopo il voto si apre un nuovo interrogativo: la decisione presa dalla giunta non dà nessun vincolo: questo significa che una volta in Aula per votare la decadenza 20 senatori potrebbero di nuovo porre la questione del voto segreto.
“E’ chiaro — sottolinea Franco Russo, componente della Giunta per il regolamento – che questi 20 senatori dovrebbero motivare seriamente la loro decisione di presentare un ordine del giorno alternativo alla pronuncia della Giunta per le immunità . E, nel caso che la Giunta per il regolamento decidesse di votare sulla decadenza con voto palese, sinceramente ogni motivazione in altro senso risulterebbe piuttosto debole. Poi, comunque dovrebbe essere sempre il presidente del Senato a decidere il da farsi sentendo magari di nuovo la Giunta per il regolamento”.
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
DAI CONTATTI SEGRETI ALL’ALLEANZA UFFICIALE POPULISTA CON UN NEMICO COMUNE DA ADDITARE COME CAUSA DI TUTTE LE DISGRAZIE
L’ex direttore del “Giornale” Vittorio Feltri descrive oggi sulle colonne del quotidiano diretto
da Alessandro Sallusti il suo sogno politico: un’intesa elettorale tra Beppe Grillo e Silvio Berlusconi per uscire dall’euro, o, in subordine, lottare con maggiore veemenza contro il dominio teutonico di Angela Merkel.”
Ci domandiamo perchè Berlusconi e Grillo non si alleino (accantonando momentaneamente il nodo giustizia che divide e non consente di imperare) per reciproca convenienza, conducendo insieme una lotta finalizzata alla riconquista italiana della sovranità nazionale e del diritto a battere moneta allo scopo di affrontare le esigenze di noantri poveri tapini in balia dell’onnipotenza teutonica.
Fra l’altro, sia Silvio che Beppe hanno già dichiarato di essere d’accordo su un secondo punto: meglio votare subito col Porcellum, piuttosto che seguitare a menare il can per l’aia con un governicchio gracile, timido e forse anche un po’ tonto. Ultima osservazione: con i voti di Forza Italia, più quelli del M5S, la maggioranza è garantita. Coraggio, che ce vo’?”
Il fronte Grillo-Berlusconi avrebbe dunque vari motivi per allearsi: l’ostilità all’euro, che come rimarca Feltri è stata una delle chiavi del boom elettorale del M5S, e del recupero del Pdl alle ultime politiche; il desiderio di tornare subito al voto con il Porcellum, un sistema elettorale che favorisce formazioni basate su un leader trascinante come sono sia Grillo che Berlusconi. Secondo l’ex direttore del “Giornale” il clima è molto propizio. La riflessione di Feltri prende spunto infatti da un’indagine, realizzata dall’istituto demoscopico Ipsos per Acri, nella quale gli italiani esprimono tutta la loro insoddisfazione per la moneta unica.
Per la prima volta dal monitoraggio di questa domanda, solo una maggioranza relativa degli italiani, il 47%, ritiene che l’euro sarà un vantaggio tra 20 anni. L’insoddisfazione verso la moneta unica è al massimo, 74%, così come la sfiducia nei confonti dell’UE, al 46%.
Valori che rimarcano per Feltri la felice intuizione di Berlusconi, che al momento dell’introduzione dell’euro aveva più volte manifestato tutto il suo scetticismo verso la valuta comune.
Per l’ex direttore del “Giornale” l’ex presidente del Consiglio dovrebbe ritornare sulle sue antiche convinzioni, mentre Grillo dovrebbe tornare alla foga anti moneta unica con la quale aveva condotto, e vinto, la campagna elettorale.
Per Feltri l’alleanza con Berlusconi sarebbe l’incentivo giusto per riaccendere la scintilla di un’intesa no euro già maggioritaria nel paese.
Andrea Mollica
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA IN APPELLO BIS DICONO CHE DEVE STAR FUORI 6 ANNI DALLE CAMERE COME PREVEDE LA LEGGE SEVERINO
La legge Severino sull’incandidabilità , e sulla decadenza di un parlamentare, per i condannati a oltre due anni di pena, come Silvio Berlusconi, “non è sovrapponibile” a un processo penale, ha un iter “distinto”.
Ergo, il leader del Pdl deve decadere da senatore ed è incandidabile per i prossimi 6 anni.
La smentita della tesi difensiva dei berlusconiani in Parlamento e degli avvocati-parlamentari al processo Mediaset-diritti Tv, su una supposta non retroattività , arriva dai giudici milanesi dell’Appello bis, che il 19 ottobre scorso hanno condannato il Cavaliere a 2 anni di interdizione dai pubblici uffici.
E Berlusconi si lamenta con Bruno Vespa: il voto sulla sua decadenza “sarebbe una macchia per la democrazia”, il governo potrebbe modificare la norma scrivendo che “non è retroattiva. Letta dica sì o no”.
Quanto al merito delle motivazioni, depositate ieri, anche per i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello Berlusconi non merita le attenuanti generiche: è un evasore incallito e per di più ha frodato il fisco pure da “uomo politico”.
L’appello bis è stato celebrato dopo che la Cassazione, il primo agosto, ha confermato 4 anni di pena (3 indultati) e l’interdizione dai pubblici uffici.
Ma, invece, dei 5 inflitti in primo e secondo grado, la Suprema Corte ha ordinato il ricalcolo della pena sulla base della legge tributaria che prevede da 1 a 3 anni di interdizione.
Berlusconi non ha avuto il minimo perchè “Il ruolo pubblicamente assunto dall’imputato… anche e soprattutto come uomo politico aggrava la valutazione della sua condotta”. I giudici, inoltre, ricordano che “ è stato l’ideatore e l’organizzatore… della galassia di società estere collettrici di fondi neri e apparenti intermediarie nell’acquisto dei diritti televisivi…”. Dimostrata pure “la particolare intensità del dolo nella commissione del reato e perseveranza in esso”.
Chiamato in causa dai difensori, sulla legge Severino, il no del collegio presieduto da Arturo Soprano, al ricorso alla Consulta, suo malgrado, è piombato sul dibattito politico.
La norma, si legge (estensore Maria Rosaria Mandrioli), è altra cosa dalle pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici, che “comminano i giudici”. “Ha un ambito di applicazione distinto, ben diverso e certamente non sovrapponibile” con quello del processo penale.
Anzi, le pene inflitte dai giudici, per la legge Severino, sono un “presupposto per la incandidabilità del soggetto, ovvero per la valutazione della sua decadenza dal mandato elettorale conferitogli”.
Dunque, non si pone il problema della retroattività su cui ha puntato la difesa per ottenere il ricorso e su cui, ieri, ha insistito Francesco Nitto Palma (Pdl) sostenendo che i giudici hanno definito la Severino una sanzione amministrativa e dunque non retroattiva.
Gli ha risposto il senatore del Pd Felice Casson: “La Corte non ha affatto detto questo, ha detto che la Severino attiene ai requisiti” per essere candidabile e per restare in Parlamento.
Tornando alle motivazioni, contengono, inoltre, una rivelazione: non è vero che Mediaset ha già sanato il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, relativo al 2002-2003, oggetto della condanna di Berlusconi: “La difesa si è limitata a produrre in causa una mera ‘proposta di adesione extragiudiziale’ formulata solo in data 11/9/2013, con previsione di rateizzazione dei pagamenti a partire dal 22/10/2013 con scadenza al 22/7/2016″.
In ogni caso, rispondono i giudici agli avvocati, per evitare l’interdizione, il contenzioso fiscale va sanato prima dell’inizio del dibattimento.
Ed è falso che Berlusconi non abbia potuto pagare al posto di Mediaset perchè non aveva un ruolo formale in azienda e che, pertanto, non abbia potuto evitare l’interdizione: “Nulla precludeva, invero, a Berlusconi Silvio… di attivarsi personalmente per estinguere il debito tributario in questione”.
L’avvocato Niccolò Ghedini, il 19 ottobre scorso, alla fine dell’udienza, aveva dichiarato che Mediaset aveva sanato il debito con il fisco pagando “circa 11 milioni di euro”.
Antonella Mascali
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
LA PROFESSIONE DELLA MOGLIE E IL RAPPORTO CON I LIGRESTI AL CENTRO DELLE ATTENZIONI DI GHEDINI E SOCI (FALCHI) PER EVENTUALI DOSSIERAGGI CONTRO IL MINISTRO DISSIDENTE
Dal lodo che porta il suo nome, Alfano, al metodo Boffo, di cui ieri Vittorio Feltri ha riparlato:
“Fu una polpetta avvelenata di Sallusti”.
Dal servilismo al terrore. Il berlusconismo non lascia scampo ai suoi complici pentiti. Tutto torna. A cominciare da Niccolò Ghedini, senatore e avvocato di B., che i ministeriali descrivono come l’anima nera dei falchi di Palazzo Grazioli.
La resa di Angelino Alfano al Condannato, che dovrebbe reggere anche dopo l’ennesimo ultimatum berlusconiano, è soprattutto merito di Ghedini.
Già Guardiasigilli ombra che dettava lodi e leggi ad personam ad Alfano ministro della Giustizia, il legale dei guai del Cavaliere sarebbe stato il sicario incaricato di recapitare un po’ di messaggi al capo delle colombe fedifraghe.
E la frase finale, un’allusione evidente al metodo Boffo, che si basa sull’uso politico della notizia, più spesso del fango, avrebbe spaventato il quarantenne Angelino senza quid.
Il quale da giorni compulsa i quotidiani di destra con il cuore che schizza.
Ieri, i sussulti sono stati più d’uno.
Sul Giornale di Sallusti (e Santanchè) ben due le pagine per massaggiare i “diversamente berlusconiani”, cioè alfaniani, Renato Schifani (“La maledizione dei superpresidenti” del Senato) e Maurizio Lupi (il partito lobby di Comunione e liberazione).
Servizi che sono un’autentica novità per il lettori sallustiani, abituati a leggere di Schifani e Lupi come di due eroi senza macchia della destra padronale del Condannato.
Su Libero, poi, un lungo articolo sul dossier che avrebbe spinto il Cavaliere a “congelare” Alfano.
Poca roba, che però serve a mettere pressione e paura sul giovane vicepremier.
Ma che cosa teme Alfano? Secondo la versione che circola tra i falchi del Pdl, Ghedini avrebbe fatto riferimento alla moglie di “Angelino”, che divenne nota quando il marito s’inventò la riforma della mediazione civile.
Lei si chiama Tiziana Miceli e fa l’avvocato civilista. È stata una delle primissime mediatrici dopo la svolta del consorte guardasigilli.
Quanto guadagna oggi? Mistero.
Sul sito dell’attuale vicepremier e titolare dell’Interno non c’è infatti traccia della dichiarazione dei redditi di Miceli. Consenso negato per la legge sulla privacy.
Così si conoscono le cifre del marito, circa 105mila euro, ma non le sue.
All’interno del Pdl girano cifre a sei zeri, dieci se non venti volte superiori a quelle del marito.
Del resto, tre anni fa, nel 2010, la moglie di Alfano denunciava circa 230mila euro. Secondo capitolo, i rapporti tra Alfano e il clan dei Ligresti, precipitato nell’abisso giudiziario.
A Roma, la famiglia del capo dei ministeriali vive nel condominio più lussuoso dei Parioli. Di proprietà dei Ligresti, appunto. Il prezzo dell’affitto è un dettaglio.
Nel senso che l’amicizia impone cifre inferiori a quelle di mercato.
Tra moglie mediatrice e casa di favore, Alfano è un prodotto tipico della Casta, per tralasciare i guai del fratello Alessandro.
Come ha detto Barbara Berlusconi: “Molti agiscono solo per interesse, per le poltrone e per il potere”. Altro che la politica, altro che il polpettone del padre tradito (il Condannato) dal figlio prediletto (il Senza Quid).
A fronte di questi timori, la soluzione di tutto non può che essere la resa.
Nel Pdl sono convinti che i due, “Silvio” e “Angelino”, si parleranno e torneranno di nuovo insieme. Forse già da ieri sera.
Il rientro in Forza Italia riguarderebbe lui e altri due ministri, Lupi e De Girolamo. Niente da fare, invece, per Quagliariello (Riforme) e Lorenzin (Salute) che seguiranno il destino dei governisti duri e puri come Cicchitto e Formigoni.
Sui due ministri giubilati, sarebbe pure stato proposto uno “scambio di prigionieri”. Per la serie: “Caro presidente noi ti diamo le teste di Quagliariello e Lorenzin, ma tu taglia Verdini e la Santanchè”.
Ma chi si arrende, in genere, non è mai in una posizione di forza.
Soprattutto se corre il rischio del metodo Boffo.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile
“IL MIO VERO NEMICO E’ NAPOLITANO”… E LETTA RIBADISCE: “NON POSSIAMO INTERVENIRE”
Rientra proprio mentre nella giunta per il regolamento gli equilibri si capovolgono e sette senatori contro sei annunciano di schierarsi per il voto palese, quando l’aula dovrà decidere tra qualche settimana sulla sua decadenza.
Le motivazioni dell’appello di Milano sull’interdizione, il no di Palazzo Chigi alla sua proposta di riaprire il capitolo sulla retroattività della legge Severino sono solo gli ultimi tasselli che completano il puzzle dell’accerchiamento di cui si sente vittima. Che diventa anche isolamento politico.
«Un accanimento giudiziario incomprensibile e immeritato» come lo definisce lo stesso Silvio Berlusconi commentando quanto sta accadendo con il vicepresidente lombardo Mario Mantovani incontrato ad Arcore assieme ai colleghi piemontese e veneto prima di partire per la Capitale.
Proprio per rompere quell’isolamento decide di incontrare in serata a Palazzo Grazioli il vicepremier Angelino Alfano, nonostante la rottura dell’ufficio di presidenza di venerdì scorso.
Con i ministri Pdl potrebbe rivedersi oggi a pranzo. Un ultimo invito accorato a «smuoversi».
All’ex delfino rinfaccia la chiusura di Palazzo Chigi, chiede conto e ragione, è un refrain: «Cosa farete voi ministri? Starete con loro anche dopo che voteranno magari con voto palese la mia decadenza?»
E pesantissima si preannuncia la reazione che Berlusconi prepara per oggi, se dovesse passare in giunta il voto palese: «Scatenerò l’inferno ».
E infatti è stata confermata la manifestazione per il giorno della decadenza. Il Cavaliere è furente. Anche nei confronti del capo dello Stato.
Nei commenti di ieri proprio il Colle è stato additato quale «complice » di quella chiusura opposta dal premier Enrico Letta alla richiesta avanzata da Berlusconi in giornata: «Tramano ormai insieme contro di me».
Fumus di «complotto».
Anche se non hanno trovato riscontro le voci secondo le quali il leader forzista, una volta decaduto dal Senato, sosterrebbe coi suoi Grillo nella richiesta di impeachment nei confronti del Quirinale.
Nonostante l’appello del capo, i ministri Pdl ieri hanno taciuto, fanno notare da Palazzo Grazioli. È il motivo per il quale il Berlusconi forse è ancora disposto a «salvare» Angelino, non sembra altrettanto ben disposto verso i suoi colleghi.
«Il voto sulla mia decadenza sarebbe una macchia sulla democrazia italiana destinata a restare nei libri di storia: il leader di centrodestra escluso così, con una sentenza politica che è il contrario della realtà , perchè non si riesce a batterlo nelle urne ».
È il commento amaro di Silvio Berlusconi riportato da Bruno Vespa nell’anticipazione del suo nuovo libro. Con appello annesso: «Segnalo che il governo, se volesse, avrebbe un’autostrada per risolvere il problema. È tuttora aperta la legge delega sulla giustizia, e basterebbe approvare una norma interpretativa di una riga, che chiarisca la irretroattività , la non applicabilità al passato della legge Severino. Letta dica si o no. Basterebbe rispettare lo stato di diritto».
Anticipazioni in cui il Cavaliere fa riferimento anche alla legge di stabilità , che così com’è non va: «I ministri l’hanno approvata con la clausola che avrebbe dovuto essere migliorata in incontri con la nostra cabina di regia e dopo in Parlamento.
Certo, ci sono due punti non aggirabili: la legge di stabilità va cambiata, perchè è inaccettabile l’idea di nuove tasse o, peggio ancora, del ritorno della tassa sulla casa, addirittura aumentata».
Nessuna minaccia esplicita di crisi. Ma è un quadro in evoluzione, in attesa del giorno del giudizio sulla decadenza.
Ecco perchè Berlusconi ha confermato ad Alfano e ad altri l’intenzione di anticipare il Consiglio nazionale, vuole arrivare al voto in aula con il partito compatto al suo fianco
Tanto più ora che Palazzo Chigi ha risposto picche anche alla sua ultima offerta. Secondo la Presidenza del Consiglio, fa fede il voto di fiducia del 2 ottobre, quando «è nata una nuova maggioranza».
I due piani – giudiziario e politico – vanno distinti. Soprattutto Letta non interverrà per rendere irretroattiva la Severino. E se il Cavaliere dovesse rompere, ne sono certi, il governo andrà comunque avanti.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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