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CASALEGGIO NON ERA D’ACCORDO, IL BULLO DI SANT’ILARIO STAVOLTA HA PRESO I PRIMI MERITATI SCHIAFFONI

Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile

IL GIORNO NERO DI M5S… E IL TELEFONO DI CIVATI E’ GIA’ BOLLENTE

È sera. Il giorno dei lunghi coltelli si conclude con una riunione plenaria dei senatori del Movimento 5 stelle al terzo piano di Palazzo Madama. Non sono tutti.
Perchè, al di là  della strada, una dozzina di loro colleghi hanno disertato l’incontro, e fanno insieme il punto della situazione.
Nello stesso tempo Federico D’Incà , Laura Castelli, Roberta Lombardi, insieme al responsabile della comunicazione della Camera Nicola Biondo, si infilano nell’ufficio del capogruppo Maurizio Santangelo.
“Volevamo vedere che cosa stava succedendo”, spiegheranno evasivi.
A qualche centinaio di metri di distanza, un gruppo di deputati si riunisce, parla, ragiona, valuta se abbandonare o meno il Movimento.
Nel mezzo, una girandola di telefonate con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che monitorano preoccupati la situazione.
Qualche minuto prima era arrivata la notizia ferale: Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Orellana sono fuori dal gruppo parlamentare. Lo hanno deciso più di 29mila attivisti, contro i 13mila che sul blog hanno provato a difenderli. Il blog, appunto.
Perchè se la procedura di espulsione per i quattro malcapitati aveva fatto salire il livello della tensione, è stato il post con il quale Beppe Grillo ha annunciato il voto a far saltare il tappo.
Le accuse di “aver cambiato idea”, di essere una zavorra in vista delle elezioni europee (“Beppe ne è ossessionato”, racconta un fedelissimo) ma soprattutto quella di “volersi tenere tutti i 20mila euro” hanno provocato un coro di indignazione.
Monica Casaletto, Laura Bignami, Alessandra Bencini, Maurizio Romani e Cristina De Pietro (quest’ultima solo dopo aver consultato i meetup della sua zona) si sentono, si parlano e maturano una decisione: “In una cosa come quella che è diventata il Movimento non ci stiamo”.
Così preparano un testo, da spedire all’attenzione del presidente Pietro Grasso: “In seguito agli ultimi avvenimenti di cui sono stato spettatore attonito e le posizioni prese dal mio gruppo parlamentare desidero comunicare la volontà  di dimettermi dalla carica di senatore della repubblica”. Fine della storia.
Dieci senatori, il 20% del gruppo stellato a Palazzo Madama, lascia un sogno sospinto in Parlamento da 9 milioni di italiani.
Anche i deputati non stanno con le mani in mano, anche se alla Camera gli animi sono più guardinghi.
A sfidare il mare controvento è Alessio Tacconi: “Esco dal gruppo dei 5 Stelle e con me ci sono altri cinque deputati. Si è dimostrato che non e’ possibile andare contro il parere di Grillo e Casaleggio. Nel movimento comandano solo loro, di fatto sono il braccio e la mente”
Raccontano che in realtà  sia stato il braccio (Grillo) a spingere affinchè i quattro fossero allontanati in fretta, convincendo i senatori scettici della bontà  di questa linea con una serie di sms, mentre la mente (Casaleggio) fosse molto più cauto.
La sottile linea rossa è stata superata. Così gli uffici del presidente Pietro Grasso sono stati contattati per avere delucidazioni su come formalizzare le dimissioni, è solo questione di tempo.
Poi bisognerà  iniziare a pensare a domani. Per tutto il giorno si sono rincorse le telefonate, i contatti, gli abboccamenti.
Raccontano che il telefono di Pippo Civati sia bollente. Quattro espulsi, cinque colleghi che lasciano, altri quattro già  fuoriusciti, e si arriva a tredici.
Con i sei civatiani, si arriverebbe a formare il quinto gruppo parlamentare a Palazzo Madama.
I dimissionari sono convinti: “Noi ce ne andremo da qui, torneremo alle nostre vite”. Ma sarà  l’aula a dover ratificarle.
E non è detto che nel lasso di tempo che trascorrerà  le cose non possano cambiare.
A giudicare dalla valanga di messaggi di solidarietà  arrivata dai colleghi, la storia del giorno in cui esplose il M5s potrebbe non finire qua.

(da “Huffingtonpost“)

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GRILLO MENTE SAPENDO DI MENTIRE: I PARLAMENTARI ESPULSI HANNO LAVORATO PIU’ DEI SUOI SERVI

Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile

DATI UFFICIALI OPENPOLIS: TAVERNA E DI BATTISTA TRA I FANNULLONI

«I 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male». Beppe Grillo parte da alcune «segnalazioni ricevute dal territorio» (veri e propri falsi, smentiti dalla base)   per impacchettare l’ultima balla da rifilare agli iscritti del Movimento 5 Stelle e invitarli a espellere quattro colpevoli di lesa maestà .
GLI ISCRITTI CONFERMANO L’ESPULSIONE
La vicenda l’abbiamo raccontata qui. Nell’assemblea di martedì notte i parlamentari M5S hanno votato a maggioranza l’espulsione di quattro senatori, resisi protagonisti negli ultimi mesi di alcune dichiarazioni critiche nei confronti della gestione della comunicazione di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Come da regolamento la decisione è stata sottoposta al voto online degli iscritti al portale del Movimento. Dalle 10 alle 19 di mercoledì hanno votato in 43 mila: la maggioranza (30 mila) ha ratificato l’espulsione. Solo in 13 mila si sono opposti.
IL TASSO DI PRESENZA
Secondo Grillo la procedura di espulsione parte da «svariate segnalazioni dal territorio di ragazzi, di attivisti, che ci dicevano che i 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male».
Peccato però che in questi 10 mesi di legislatura senatori abbiano lavorato molto di più dei loro colleghi M5S.
Secondo i dati di Openpolis, i quattro senatori da espellere sono stati presenti a quasi 9 sedute parlamentari su 10.
La loro presenza media è dell’88,15%, superiore di quasi tre punti percentuali rispetto a quella del gruppo al Senato del Movimento 5 Stelle (85,8%).
IL LAVORO IN AULA
E non si può dire neanche che sprechino il loro tempo in aula.
Fabrizio Bocchino ad esempio (quasi 91% di presenze) è primo firmatario di 2 disegni di legge, 2 mozioni, 29 interrogazioni, e 165 emendamenti.
Luis Orellana (85% di presenze) ha al suo attivo 19 interrogazioni, 2 mozioni, 1 ddl, e 96 emendamenti, oltre alle attività  nella commissione Affari Esteri e in quella Politiche dell’Unione Europea.
TAVERNA, PRESENTE A UNA SEDUTA SU DUE
Sono numeri che fanno impallidire colleghi ben più famosi.
Prendiamo Paola Taverna. La vulcanica senatrice pentastellata, continuamente lodata e sponsorizzata sul blog dal duo Grillo-Casaleggio, è la parlamentare più assente dopo Cristina De Pietro: in media è presente a una seduta su due (62%).
E il tempo che passa in aula non è certo utilizzato in modo più efficiente: la senatrice è firmataria soltanto di 2 ddl, tre mozioni, 13 interrogazioni e 25 emendamenti. Numeri piuttosto scarsi, considerato anche il poco impegno che richiede l’unica commissione di cui fa parte: Igiene e Sanita.
Ben meno presenti dei senatori sotto processo, sono anche colleghi come Michele Giarrusso, Paula Nugnes, Manuela Serra o Vito Crimi.
L’ex portavoce ha al suo attivo solo 3 ddl, 2 mozioni e 84 emendamenti.
LE ASSENZE DI DI BATTISTA
Persino i colleghi deputati si fanno vedere meno, come Matteo Dall’Osso (86,76%), Eleonora Bechis (85,47%) o Carla Ruocco (84,42%).
A fare scuola è poi il caso di Alessandro Di Battista.
Il volto del Movimento 5 Stelle, continuamente incensato dalle Tv e da Grillo, ha una presenza in Parlamento di appena il 78,7%.
Il tasso di assenza è a livelli record del 17%, vicinissimo alla media degli altri partiti tanto criticati dal Movimento 5 Stelle.
E nonostante sia solo in una commissione (Affari esteri) Di Battista in questi 10 mesi ha concluso poco o nulla. «Dibba» è primo firmatario di un solo ddl, di una mozione, di 7 interrogazioni e 9 emendamenti. Si fa vedere poco, ma forse si fa vedere bene. Almeno agli occhi di Grillo.

Francesco Oggiano

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GRILLO SMENTISCE SE STESSO: IL COMUNICATO POLITICO N° 45 DEL 2011 DIMOSTRA QUANTO SIA UN BUGIARDO

Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile

“I PARLAMENTARI POTRANNO ESPRIMERSI LIBERAMENTE SENZA CHIEDERE IL PERMESSO A NESSUN CAPOBASTONE”: OGGI ESPELLE 4 SENATORI PER AVERLO FATTO

“Toquè mal”. Paco De Lucia, immenso musicista che oggi ci ha lasciato, era il primo a dirlo. “Ho suonato male, ho sbagliato”.
Sapeva correggersi, fare autocritica.
Un ottimo comico (perchè quello resta) come Beppe Grillo saprà  questa volta chiedere scusa? Credo di no (magari ci stupisse).
Quel che avviene oggi nel M5s, comunque vada, è una scissione storica.
Grillo e Casaleggio sono riusciti a indottrinare i cittadini meritatamente approdati a Roma in ogni settore: come comportarsi, quando andare e non andare in tv, come usare e cosa postare sui social network.
Ora tentano di negargli di pensare. O semplicemente di avere un’altra opinione rispetto a quella calata dall’alto. È il paradosso.
Il dittatore dal ciuffo grigio pur di tenere la barra dritta (ma per dove?) arriva a negare se stesso. Le tanto vituperate regole del blog, forum, democrazia diretta e bla bla bla.
L’11 agosto 2011 pubblicava il Comunicato politico numero 45:
La libertà  di ogni candidato (al Parlamento, ndr) di potersi esprimere liberamente in Parlamento senza chiedere il permesso a nessun capo bastone sarà  la sua vera forza. Il M5S vuole che i cittadini si facciano Stato, non che si sostituiscano ai partiti con un altro partito. I partiti sono morti, organizzazioni del passato, i movimenti sono vivi. Oggi i parlamentari sono soltanto dei peones che schiacciano un pulsante se il capo, che li ha nominati, lo chiede. Non sono nulla, solo pulsante e distintivo”.
Il capo ha chiesto e agito in streaming ma alcuni dei suoi (Orellana, Bocchino, Campanella e Battista sono solo una parte) non hanno schiacciato il pulsante del consenso.
Morale? Vanno espulsi. Anche loro.
E tanti saluti alle stesse regole dell’M5s. Con cigliegina finale, colpo basso al ventre: “Quelli sono cambiati e si terranno tutto lo stipendio, 20mila euro al mese”.
Le dite spingono sul ventre anticasta dei grillini, come a dire, loro che la pensano diversa scappano col bottino.
Neanche una parola per i parlamentari che magari “non sempre in sintonia” con G&C si tengono scranno e stipendio senza dire una parola.
La linea è dettata: sostenitori M5s iscritti al forum, cacciate i malvagi!
E se non li cacciate, avete deciso voi (e col cacchio che chiedo scusa!).
Nascosto sotto al mantello del “sceglierà  la rete” Grillo continuerà  ad allontanare chi non si allinea.
Uno per uno, fino alla fine, senza mai chiedere scusa e con tanto di “vaffanculo” al Comunicato numero 45.

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ESPULSI I QUATTRO DISSIDENTI, MA ALTRI SEI LI SEGUONO TRA INSULTI, LACRIME E MINACCE

Febbraio 27th, 2014 Riccardo Fucile

ANCHE ALLA CAMERA SE NE VANNO IN CINQUE, HA INIZIO L’EFFETTO VALANGA  

Quattro espulsioni decretate dai militanti cinque stelle sul Web.
Altri sei senatori pronti a dimettersi che si vanno ad unire agli altri colleghi che nei mesi scorsi hanno lasciato il gruppo del M5S al Senato.
Insulti, lacrime, minacce. In casa grillina va in scena lo psicodramma delle epurazioni.   È stato il giorno più difficile per il Movimento Cinque Stelle da quando ha fatto il suo ingresso in Parlamento: la scissione, tanto temuta al suo interno ma evocata dagli avversari politici, è arrivata.
La base accoglie l’invito di Grillo dal blog, ad urne aperte, a votare per l’allontanamento dei ribelli .
La verità  è che ormai non si tratta più di defezioni singole. I fuoriusciti del movimento Cinque Stelle, volontari o obbligati, hanno i numeri per formare un gruppo al Senato, proprio laddove il governo ha una maggioranza meno forte.
Come se non bastasse, la rottura rischia di dare vita ad un effetto valanga sul resto dei “cinque stelle”: la spaccatura iniziata come una piccola crepa a Palazzo Madama, potrebbe contagiare anche la Camera dei deputati dove Alessio Tacconi ha annunciato le sue dimissioni e quelle possibili di altri 5.
Tutto è iniziato con l’avvio della procedura di espulsione dei quattro senatori «ribelli» Francesco Bocchino, Luis Orellana, Francesco Campanella e Lorenzo Battista per le parole di disappunto nei confronti di Grillo per la gestione delle consultazioni con Matteo Renzi.
L’assemblea congiunta di tutti i parlamentari, in piena notte ed in streaming, ha dato il via al procedimento ma, soprattutto, ha segnato il primo passo per la rottura: molti senatori hanno protestato per la convocazione «non valida» dell’assemblea, mentre altri hanno chiesto di evitare «un ulteriore motivo di attrito». Nulla da fare. L’atmosfera si è riscaldata. Le parti sono apparse inconciliabili e sono volati insulti molto pesanti: «venduti» e «approfittatori». Il segno che qualcosa si è rotto.
In mattinata, il dissenso dei senatori è cresciuto.
Ed è esploso quando in tre, Laura Bignami, Maurizio Romani e Alessandra Bencini, hanno rotto gli indugi ed hanno annunciato le loro dimissioni da senatori a sostegno dei quattro «ribelli»: «Così non può andare, torno a casa», ha detto con gli occhi gonfi di lacrime la Bencini.
Inutili sono stati i tentativi di ricucitura nel corso di una assemblea nel pomeriggio. Anzi, la situazione è peggiorata al punto che i quattro dissidenti hanno lasciato l’incontro insieme ad altri sei senatori mentre dalla riunione arrivavano urla e qualcuno replicava: «Siete peggio dei fascisti».
Le voci di nuove defezioni si sono rincorse per tutto il giorno.
Tra i nomi più probabili – si dice – quelli di Maria Mussini, Monica Casaletto, Enrico Cappelletti e Cristina De Pietro.
Numeri importanti che, uniti a quelli dei quattro espulsi di oggi e degli altri quattro fuoriusciti degli scorsi mesi (De Pin, Anitori, Mastrangelo e Gambaro), porta a 15 senatori: più che sufficienti per formare un gruppo.
Tutti hanno annunciato le dimissioni ma difficilmente l’Aula del Senato le accetterà . Più probabile la formazione di un nuovo gruppo «dialogante».
Quando arriva il voto dei militanti sul web alle 19 che decreta l’espulsione dei «dissidenti» i giochi sembrano già  chiusi. I militanti M5S accreditati per votare sul web decidono in larga maggioranza per l’allontanamento dei quattro: 29.883 voti a favore e 13.483 contro.
I dissidenti annunciano che anche loro si dimetteranno. Orellana conferma che, per ora, sono in nove. Si apre così una nuova partita al Senato, dove il possibile nuovo gruppo di fuoriusciti «cinque stelle» potrebbe crescere, attirando anche qualche senatore Pd civatiano.

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