Destra di Popolo.net

I GARANTISTI FORCAIOLI

Novembre 15th, 2014 Riccardo Fucile

LA BECERODESTRA FAVORITA DALLA STUPIDITA’ DELLA SINISTRA GARANTISTA CHE CONFONDE GARANZIE CON IMPUNITA’

Siccome la storia si ripete ma non insegna nulla, si replica in questi giorni un copione vecchio di vent’anni.
Una nuova destra becera e demagogica — quella della Lega 2.0 di Salvini — sta sostituendo quella, diversamente becera e demagogica, di B. e pesca voti anche fra i 5Stelle, scomparsi dalle tv e dunque dalla testa della gente.
E il centrosinistra più stupido del mondo fa di tutto per favorirla, sottovalutando la rabbia delle periferie contro l’illegalità  indigena e d’importazione e ripetendo vecchie ricette buoniste e inefficaci che gettano altra benzina sul fuoco.
Anzichè sfidare Salvini sul terreno della legalità  con soluzioni rigorose e giuste, anche ma non solo sull’immigrazione clandestina, al contrario di quelle fallimentari della Lega di governo (quando Salvini non era in fasce, ma consigliere comunale e deputato europeo: ininterrottamente negli ultimi vent’anni), si preferisce lasciarle campo libero e alimentare la leggenda del “nuovo” leader che ha rotto col “vecchio” Carroccio, nella speranza che prosciughi l’elettorato grillino.
È esattamente quel che accadde nel 2006, quando il centrosinistra andò al governo e non trovò di meglio che esordire con un indulto extra-large che scarcerò 30 mila delinquenti dalle celle e dalle pene alternative, diffondendo a piene mani insicurezza e impunità , precipitando nei consensi e regalando dopo soli due anni l’Italia a B.& Bossi per la terza volta.
Ora, dopo aver giustamente depenalizzato il reato di clandestinità , che aveva prodotto poche decine di condanne inutili, più che altro a multe mai pagate, complicato vieppiù le procedure di espulsione degli irregolari, costretto inutilmente le polizie a identificare decine di migliaia di senzanome e le procure ad aprire altrettanti fascicoli, il governo taglia selvaggiamente fondi, mezzi e personale alle forze dell’ordine.
E intanto il Pd sforna una legge che riduce ancora la custodia cautelare in cella: cioè l’unico strumento visibile — nel paese delle prescrizioni e dei decreti svuotacarceri (quattro negli ultimi quattro anni) — per levare qualche criminale dalla strada per un po’.
L’ideona è degli on. Ferranti, Leva, Orlando e altri: questo trust di cervelli ha pensato bene di firmare un ddl, licenziato dalla commissione Giustizia e in aula alla Camera da lunedì, che prevede gli arresti domiciliari come misura cautelare principale e il carcere come eccezione.
Per arrestare qualcuno prima del processo, il magistrato dovrà  dimostrare che i pericoli di fuga, inquinamento delle prove e ripetizione del reato sono “concreti e attuali”.
Una sorta di Comma 22, che richiede al giudice doti divinatorie ed espone lo Stato a un duplice rischio: o l’impunità  generalizzata o l’aumento delle richieste di danni per ingiusta detenzione. Una scemenza incommensurabile.
Salvo impiegare migliaia di poliziotti nella sorveglianza dei detenuti a domicilio     — cosa impossibile in tempi di tagli perenni — si sa benissimo che i domiciliari non servono a scongiurare nessuno dei pericoli che la custodia cautelare deve scongiurare: chi vuole può inquinare le prove (minacciando testimoni o concordando versioni di comodo), reiterare il reato o darsi alla fuga comodamente da casa sua.
Senza contare che i domiciliari sono inapplicabili agli immigrati irregolari delinquenti, quasi tutti senza fissa dimora.
Ma soprattutto gli spacciatori di droga — una delle categorie più odiose della criminalità  da strada — possono ricevere i clienti tranquillamente a domicilio.
Come abbiamo scritto più volte e come i magistrati denunciano inascoltati da mesi, l’effetto più demenziale dei decreti svuotacarceri è già  oggi l’impossibilità  di arrestare gli spacciatori: la polizia è costretta a fermarli e i giudici a rilasciarli subito dopo.
Ora i furboni pidini vorrebbero estendere questo scandalo a tutti i reati, di strada e dei colletti bianchi.
Così la gente vede tornare i criminali a delinquere nello stesso posto e, disperata e inferocita, chiama Salvini e Borghezio.
Il solito capolavoro dei garantisti all’italiana, che confondono le garanzie con impunità  e aprono la strada alle forche.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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COSE IN FAMIGLIA: L’ACCUSA DI CORRUZIONE ALL’EX MINISTRO CLINI

Novembre 15th, 2014 Riccardo Fucile

LA COMPAGNA, GLI AMICI E LA MAZZETTA DA UN MILIONE DI EURO

Lo scorso maggio l’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini è stato arrestato dalla Procura di Ferrara con l’accusa di peculato dopo che i magistrati hanno trovato un milione di euro su un conto cifrato in Svizzera.
Clini qualche anno fa aveva finanziato un progetto di riqualificazione ambientale in Iraq per 54 milioni di euro e, secondo i magistrati, una parte di quei soldi sarebbero tornati nella sua disponibilità  sul conto cifrato “pesce”, in una banca di Lugano. L’inchiesta è stata trasferita a Roma dove si indaga per corruzione e sotto la lente della Procura è finita anche la compagna dell’ex ministro, Martina Hauser, da anni consulente del ministero dell’ambiente.
Per circa un decennio, infatti, Clini ha finanziato per circa 300 milioni di euro centinaia di progetti in giro per il mondo: dalla Cina, al Brasile, fino ai paesi balcanici. Progetti gestiti dalla sua compagna, dalla società  della sua compagna e dagli amici vicini all’ex ministro.
Una ragnatela che parte dall’Italia, transita per Londra, arriva in Montenegro e in Delawere.

(da “report.rai.it”)

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#RENZISCAPPA, TUTTE LE FUGHE DEL PREMIER: “QUANDO IL GIOCO SI FA DURO LUI SCOMPARE, TIRA PACCHIE E SE LA SVIGNA”

Novembre 15th, 2014 Riccardo Fucile

UN HASHTAG CON TUTTI I LUOGHI IN CUI L’ATTUALE PREMIER HA EVITATO GLI INCONTRI UFFICIALI… “POI RIAPPARE SU TWITTER GRADASSO E MALDESTRO”

Prima l’hashtag #Renziscappa, poi la mappa interattiva on line con tutti i luoghi, motivi e frequenza con cui l’attuale premier fugge dagli incontri ufficiali in cui è atteso.
L’idea è nata sul profilo Twitter dei Wu Ming   il 4 novembre scorso, quando retwittando l’hasthag giratogli da un altro utente, @danffi, il collettivo di scrittura bolognese ha cominciato ad enumerare date, città  e giorni in cui Renzi è letteralmente fuggito dall’incontro pubblico previsto.
“Perchè quando il gioco si fa duro lui scompare, tira pacchi, se la svigna, delega ad altri, tace. Riappare su Twitter gradasso e maldestro”, scrivono i Wu Ming partendo dalla fuga di quel giorno, quella di Bagnoli per presentare il decreto Sblocca Italia, annullata in extremis quando erano già  state organizzate proteste dei comitati civici dell’area occidentale, scatenando perfino l’ira di De Magistris.
Ma è solo l’inizio di un elenco di fuggifuggi che in pochi mesi si arricchisce di parecchi episodi. “Summit di #Torino, luglio 2014: disdetto in extremis.
Visita in Val Susa, settembre 2014: pacco all’ultimo minuto”, ricordano sempre il 4 novembre con un tweet gli autori di “54”; poi ancora “#Botte agli operai di #Terni: silenzio x giorni. Accoglienza imprevista a #Brescia: via di corsa”, “Ottobre 2014: paura fischi, #Renziscappa dall’alluvione di #Genova… e i fischi li becca a #Bergamo”, “#Treviso, febbraio 2014: #Renziscappa dall’uscita posteriore del Municipio”.
In poche ore l’hashtag #Renziscappa si moltiplica in rete tanto che il materiale viene sistematizzato definitivamente in una mappa interattiva che mostra una cartina dell’Italia con dei cerchi blu sulle singole città  teatro di fughe che via via si ampliano a seconda di quante il presidente del consiglio ne ha effettuate, se c’è stata contestazione, il motivo del “pacco” e da quale soggetto il premier è fuggito.
In compagnia di Renzi nella mappa interattiva ci sono anche altri colleghi dell’esecutivo di centrosinistra attesi ma improvvisamente assentatesi: il ministro Boschi, il ministro Madia, il ministro Giannini (assente giustificata dalle possibili proteste a Milano il 12 novembre sul tema della scuola) e il renziano di ferro Oscar Farinetti che il 4 novembre era stato invitato a non partecipare all’incontro culturale “L’Italia s’è desta?” che si doveva tenere a Palazzo Ducale di Genova per paura di possibili contestazioni.
‘Renzi (i Wu Ming l’hanno appellato così, ndr) mostra crepe perchè in questi giorni ha avuto a che fare *direttamente* col conflitto sociale, stress test a cui non era preparato”, scrivono gli scrittori come possibile giustificazione alla fuga sempre dal loro profilo Twitter.
Tanto che in questa sorta di “autunno caldo” del governo Renzi il luogo da cui il premier è “fuggito” con più frequenza in pochi mesi è il Nord Ovest, più precisamente il Piemonte, culla del movimento No Tav.
Nella voce “in fuga da” del grafico online si evince che Renzi e il suo esecutivo in pochi mesi sono fuggiti principalmente da “sindacati/lavoratori” e “precari scuola/studenti”, ma anche da comuni comitati di cittadini e in ben 3 occasioni anche dalle domande dei giornalisti.
In un editoriale per tweet i Wu Ming sintetizzano il periodo nero del premier così: “Questo non vuole affatto dire che il ‘renzismo sia finito. Ma ha perso l’aura che i media gli disegnavano intorno. Calo di carica magnetica”.
E in attesa di nuove fughe renziane da registrare aggiungono: “La tattica che funziona? I ‘controcomitati d’accoglienza’.   Le visite ufficiali che sbattono contro muri di rabbia e scherno, ovunque”.

Davide Turrini
(da “il Fatto Quotidiano“)

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MARINO CI METTE LA FACCIA: AFFRONTA I FISCHI E STABILISCE UN CONTATTO CON I CITTADINI ARRABBIATI

Novembre 15th, 2014 Riccardo Fucile

LA MOSSA INATTESA DEL SINDACO DI ROMA

I suoi lasciano capire che il tira e molla è iniziato dopo la prima protesta, a inizio settimana.
Dicono che Ignazio Marino voleva andarci subito in quella periferia di Roma Est, Tor Sapienza, tunnel di case popolari tra la Prenestina e la Collatina rimbalzato sulle cronache nazionali per le proteste dei residenti contro gli immigrati del centro di accoglienza situato nel quartiere.
Il presidente del municipio e i rappresentanti del comitato di quartiere sconsigliavano: situazione troppo esplosiva per la visita del sindaco.
Vado o non vado: l’indecisione è durata fino a oggi, passando per un incontro con il comitato di quartiere in Campidoglio mercoledì, contatti con prefettura e forze dell’ordine. Vado o non vado: vado.
Nel pomeriggio, all’improvviso, Marino lascia la bici e anche la Panda rossa che gli ha scatenato il ‘multa gate’, sale su un’auto del Comune e si avvia verso fischi e contestazioni.
Immancabili, le proteste ci sono. “Buffone!”, “Vai via”, gli urlano di tutto, mentre lui, stretto nel cordone umano di sicurezza, tra polizia e carabinieri, si fa strada per il quartiere, dal centro di accoglienza di via Morandi al bar dove incontra i rappresentanti del comitato di quartiere.
Sarà  il tentativo di lavare via l’onta del multagate, sul quale questa sera discute un’animata direzione romana del suo Pd, che però poi vira sul caos di Tor Sapienza e il presidente di assemblea, Mirko Coratti, chiede a Marino di azzerare la giunta e “ripartire, se è in grado”.
Sarà  lo sforzo di rifarsi un’immagine dopo le polemiche seguite a quelle multe non pagate per violazione della Ztl in centro.
La cornice politica che spinge Marino fino a Tor Sapienza non brilla di pulizia inattaccabile. Però il sindaco decide di metterci la faccia, di andare nella fossa dei leoni a prendersi addosso una parte del malcontento che cova da anni in un quartiere dimenticato della periferia.
“Solo chi vive sulla luna può aspettarsi che in quartieri in difficoltà  non ci siano contestazioni”, dichiara il sindaco a sera.
“Io ho la volontà  di metterci la faccia e la voglia di ascoltare chi sfoga il proprio disagio. Penso che esistano due tipi di politici, quelli che si fanno vedere solo per raccogliere voti e sfruttare il disagio sociale, oltre a organizzare il dissenso mentre passa il sindaco, e chi invece quel disagio lo vuole ascoltare per risolvere insieme ai suoi cittadini i problemi”.
Parole al vetriolo contro leghisti (oggi anche Mario Borghezio è stato a Tor Sapienza, ma solo al bar a parlare con i giornalisti) e movimenti di destra che soffiano sulla rabbia dei residenti.
Dopo le iniziali titubanze, il sindaco riesce a stabilire un contatto proficuo con alcuni dei comitati della zona, ce ne sono diversi e anche divisi tra loro.
C’è chi gli urla “buffone!” e chi apprezza la visita.
Domani li sentirà  per organizzare un incontro in Campidoglio la prossima settimana. Obiettivo: discutere su come gestire una pentola a pressione di povertà  e malessere sociale arrivata ormai all’esplosione, dopo anni di abbandono da parte di ogni giunta capitolina.
“Sono qui perchè i media vi hanno dipinto come criminali e razzisti ma siete persone come noi che cercano la felicità  per se stessi e per i propri figli”, spiega Marino in mezzo a una selva di cameramen, fotografi e giornalisti che cercano di farsi spazio nel cordone di agenti e consiglieri municipali stretti intorno al sindaco.
L’idea è di non chiudere il centro di accoglienza di via Morandi.
“Non chiuderemo il centro accoglienza ma cercheremo un compromesso tra quelle che sono le esigenze di tutti”, dice Marino ai residenti di Tor Sapienza.
La chiusura del centro verrebbe visto come un cedimento a chi “si fa vedere solo per raccogliere voti e sfruttare il disagio sociale”.
“Mi prendo l’impegno per una riqualificazione del quartiere con particolare attenzione al centro polifunzionale occupato, di via Giorgio Morandi”, sono le parole di Marino ai residenti.
Con loro il sindaco affronterà  la situazione, alla mano una mappa delle zone di Roma dove collocare una parte degli immigrati di via Morandi, magari solo le donne e i bambini.
Anche se non sfugge quanto l’operazione sia complicata: i minori trasferiti ieri per proteggere la loro incolumità  sono in parte tornati al centro per restare in quella che è la loro comunità  a tutti gli effetti.
Tra gli impegni presi dal sindaco, anche quello di sbloccare l’apertura della stazione dei Carabinieri mai aperta in quartiere.
Il tempo dirà  se la visita di Marino a Tor Sapienza servirà  a gettare acqua sul fuoco della rabbia sociale e se servirà  a limitare i danni del ‘multagate’.
Il sindaco comincia a “metterci la faccia”: il test è con il paese reale.

(da “Huffingtonpost“)

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