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LA LEGGE SEDERINO

Marzo 12th, 2015 Riccardo Fucile

NON SI ACCONTENTANO CHE IL PADRONE L’ABBIA FATTA FRANCA GRAZIE A UNA NORMA INSERITA AD HOC, PRETENDONO PURE DI FARCI PASSARE PER FESSI

Ci risiamo. La sentenza della Cassazione che conferma quella d’appello e assolve definitivamente B. nel processo Ruby dalle accuse di concussione e prostituzione minorile ha scatenato il solito diluvio di cazzate, riassumibili nei titoli degli house organ al seguito: “Il bunga-bunga era una bufala” (Il Giornale), “Silvio assolto, ora chi paga?” (Libero), “Un assurdo processo politico” (Il Foglio).
Non si accontentano che il padrone l’abbia fatta franca grazie alla legge Severino, o Sederino visto che glielo restituisce bello lindo, roseo e levigato come il culetto di un bambino (la frode fiscale è già  passata in cavalleria).
Non accendono un cero a Santa Paola. Pretendono pure di farci passare tutti per fessi, forse perchè cercano compagnia.
Incredibilmente si associa al coro una persona solitamente seria come Michele Emiliano, ex pm, ex sindaco di Bari, ora leader Pd in Puglia e candidato a governatore, che invita addirittura la Boccassini a “scusarsi con B.”. Roba da matti.
1) Chi paga? Se la domanda riguarda i costi dell’indagine, quella della Procura di Milano sul gigantesco sistema prostitutivo nella villa di Arcore, accertato e confermato dalle condanne in primo grado e in appello per Mora, Minetti e Fede nel processo Ruby-bis, è costata meno di qualunque altra su fatti simili: 65 mila euro (di cui 26 mila per le intercettazioni, come scrive Luigi Ferrarella sul Corriere).
Se invece la domanda riguarda il prezzo pagato da B. in termini di discredito (per lui e per l’Italia governata da lui) e di voti persi, chi è causa del suo mal pianga se stesso: se B. non si fosse riempito la casa di mignotte, di cui alcune minorenni, e se poi non avesse telefonato in Questura, abusando del suo potere, per far rilasciare Ruby nelle mani della Minetti e della “collega” Michelle Conceicao per evitare che parlasse, non sarebbe mai stato processato.
2) Assurdo processo politico? Uno dei due reati contestati, la prostituzione minorile, è frutto di due leggi fatte dalle sue ministre Prestigiacomo e Carfagna per inasprire le pene contro gli sporcaccioni che vanno con le ragazzine.
I pm, scoperta la presenza di almeno una minorenne ad Arcore, erano obbligati ad applicarla. Idem per il reato di concussione.
Il 27-5-2010, quando B. chiamò il capo di gabinetto della Questura di Milano, Piero Ostuni, l’articolo 317 del Codice penale puniva da 4 a 12 anni “il pubblico ufficiale… che, abusando della sua qualità  o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità ”.
È proprio quel che fece il premier B. Che, da pubblico ufficiale, costrinse o indusse Ostuni a dargli indebitamente l’utilità  di rilasciare subito Ruby, fermata per furto, contro il parere del pm minorile e contro la prassi ordinaria, prima che parlasse dei festini di Arcore.
Quindi quella telefonata era reato (concussione per costrizione o per induzione) quando fu fatta, quando la Procura aprì l’indagine, quando B. fu rinviato a giudizio e quando iniziò il processo.
Poi, il 6 novembre 2012, il Parlamento di cui B. era il leader di maggioranza nel governo Monti approvò la legge Severino che spacchettava la concussione: quella per costrizione (violenza o minaccia) restava tale e quale; quella per induzione diventava un reato minore (induzione a dare o promettere denaro o altra utilità ), con pene più basse e prescrizione più breve, ma soprattutto impossibile da dimostrare, perchè richiede non solo un “indebito vantaggio” per l’induttore (l’ex concussore, cioè B.), ma anche per l’indotto (l’ex concusso, allora vittima e ora complice nel nuovo delitto, cioè Ostuni).
Il vantaggio per B. è noto: se Ruby fosse rimasta in Questura quella notte, avrebbe potuto svelare ciò che i pm scoprirono qualche mese dopo.
Il vantaggio per Ostuni è nullo: ha obbedito al premier per servilismo, piaggeria, quieto vivere.
Quindi ciò che prima era reato, ora non lo è più.
Il Tribunale aggirò l’ostacolo condannando B. per concussione per costrizione: per i primi giudici, la pressione esercitata dal premier su Ostuni era irresistibile.
La Corte d’appello, confermati l’altroieri dalla Cassazione, ha invece considerato quelle telefonate resistibili, dunque rientranti nel nuovo reato di induzione.
E qui hanno dovuto assolvere B.: perchè, nonostante il pacifico “abuso della sua qualifica per scopi personali”, Ostuni non ricavò dal suo cedimento alcun vantaggio indebito.
È sparito il reato, per legge: ma i fatti restano.
3) A Sallusti che titola “Il bunga-bunga era una bufala” ha già  risposto l’avvocato Franco Coppi, difensore di B.: “Nemmeno noi contestiamo che ad Arcore avvenissero fatti di prostituzione compensati, anche per Ruby”.
Quindi, di grazia, di che dovrebbe scusarsi la Boccassini?
Di aver applicato la legge senza prevedere che gliel’avrebbero cambiata sotto il naso col voto determinante dell’imputato e dei suoi cari?
O di aver sospettato che B. sapesse che Ruby era minorenne?
Fermo restando che, in mancanza di prove schiaccianti, è anche legittimo pensare il contrario, resta insuperata e insuperabile una domanda: visto che l’istituto dell’affidamento è riservato ai minori, perchè mai B. si scomodò dal vertice internazionale di Parigi a telefonare in Questura per far affidare Ruby alla Minetti, se pensava che Ruby fosse maggiorenne?
Ciò detto, massima solidarietà  ai servi di B., costretti a sostenere qualunque balla e a passare per fessi pur di conservare il posto e lo stipendio, finchè dura.
“Ognuno — diceva Totò — ha fa laccia che ha, ma qualche volta si esagera”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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POVERO MATTEO, ORA CHE E’ TORNATO IL PADRONE DI CASA GLI TOCCA DI NUOVO LUCIDARE L’ARGENTERIA

Marzo 12th, 2015 Riccardo Fucile

IL BRUSCO RISVEGLIO DELLA PSEUDO-DESTRA ITALIANA

Il vero problema, adesso, ce l’ha Matteo Salvini: che si ritrova tra i piedi il ridisceso in campo, tutto ringalluzzito.
Già  si sentiva, Salvini, il nuovo padrone di casa, l’erede a furor di popolo, con pochi e trascurabili rivali ad impicciarlo, come il periferico Tosi o lo sbiadito Alfano; già  stava catalogando il lascito elettorale, così come si controlla lo stato dell’argenteria; ed ecco invece il revenant, settantanove anni portati come fossero solo settantotto, il Riberlusconi che salta fuori come se niente fosse successo, tutto fosse esattamente come prima, i letti sfatti già  tutti rifatti, l’Italia del 2015 identica a quella del 1993, e tutti intorno a lui a misurare trepidanti la sua benevolenza assai più che i propri meriti.
Brusco risveglio per la povera destra italiana, ivi compresi quei giornali ingrati che il loro adorato Silvio lo davano per disperso, non ne aspettavano più il ritorno, e già  celebravano il brusco Matteo come nuovo sire.
Ora gli toccherà  daccapo, ai direttori e vicedirettori, tenere in conto che cosa dice Silvio, che cosa vuole Silvio, che cosa spera Silvio; a ben vedere, professionalmente parlando, una spaventosa rottura di scatole, un poco come dover riscrivere pari pari un editoriale su Craxi, un’intervista a Pamela Anderson, un articolo di costume sul nuovo, clamoroso fenomeno degli sms.

Michele Serra
(da “La Repubblica“)

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CHIAGNE E FOTTE “E ORA BUNGA BUNGA PER TUTTI QUANTI”

Marzo 12th, 2015 Riccardo Fucile

FESTA A PALAZZO GRAZIOLI, I CORTIGIANI METTONO DA PARTE PER QUALCHE ORA TRAME E CONGIURE…. SI RIVEDE NOEMI LETIZIA… IL “NAZARENO” VERDINI ABBRACCIA LA “BADANTE” ROSSI

Il nugolo umano che lo avvolge e lo risucchia, è a strati compatti, senza smagliature.
Nel primo cerchio i giornalisti, poi i giovani azzurri che sventolano bandiere, infine i curiosi. Così, alle cinque della sera, davanti all’ingresso di Palazzo Grazioli, la mano del Condannato che saluta la piccola folla sembra “Mano” della famiglia Addams.
Si vede solo quella. Una mano che si agita dall’interno del nugolo.
A Roma, il ritorno del re decaduto ma libero dall’incubo giudiziario della prostituzione è un ritorno che richiama suggestioni calcistiche.
La prima missione dell’ex Cavaliere, la più importante e disperata di tutte, è quella di rimettere la chiesa berlusconiana al centro del villaggio del centrodestra.
Un villaggio assediato da un esercito proteiforme: i leghisti salviniani, i verdiniani nazareni e filorenziani, i fittiani pugliesi.
Nel giorno supremo che santifica il bunga bunga come un rito immacolato non sono però annunciate vendette .
Gianfranco Rotondi, l’unico azzurro che ha votato sì alle riforme, esce e proclama: “Berlusconi farà  come la Perdonanza celestiniana”.
E la Perdonanza berlusconiana comincia con la sfilata in processione di tutti i verdiniani, con il loro capo in testa, Denis Verdini, appunto.
Raffaele Fitto, invece, non c’è. Giustificato dai suoi impegni di europarlamentare. In compenso ci sono i suoi fedelissimi di Camera e Senato. “Dobbiamo restare uniti, io non caccio nessuno”. Ma le distanze restano, il tormentone dei verdiniani potenziali scissionisti non tramonta.
Il tempo di smaltire la delusione per il mancato annullamento dell’assoluzione, che avrebbe tenuto B. sotto scacco per mesi ancora.
Il brindisi di sollievo si tiene nel tradizionale parlamentino di Palazzo Grazioli. Tutti in piedi.
Si rivede persino Noemi Letizia, la Vergine di Casoria oggi sposata.
L’ex Cavaliere è commosso. “Speriamo che gli italiani si accorgano di quello che ci hanno fatto e che si possa recuperare qualcosa”.
Berlusconi, di nuovo con i capelli tinti gonfi nei lati, tipo Mao, è come Maradona che scende in campo a quarant’anni con la panza.
Nei due mesi e più che mancano alle Regionali si gioca l’ennesima partita della vita.
Per questo motivo, Luigi Vitali, commissario forzista in Puglia, rivela che “Berlusconi verrà  tre volte nelle prossime settimane. Cominceremo a Lecce (il feudo dell’odiato Fitto, ndr), poi Brindisi e Bari”.
C’è anche Stefano Caldoro, governatore uscente della Campania.
Forza Italia galleggia pericolosamente intorno al dieci per cento nazionale ma Osvaldo Napoli prevede uno scatto di due punti già  in queste ore.
Poi c’è la campagna elettorale. I berlusconiani ortodossi spiegano l’obiettivo: “Confermare la Campania, intestarci la vittoria in Veneto, giocarcela in Puglie e nelle Marche”.
Solo il risultato delle regionali, a fine maggio, dirà  la verità  sulla presunta resurrezione di ieri.     Davanti ai parlamentari, l’ex Cavaliere ostenta lacrime e serenità .
Una sceneggiata ecumenica e un po’ ipocrita. “Ringrazio i magistrati che hanno fatto il loro dovere senza farsi condizionare dalle pressioni mediatiche e dagli interessi di parte”, scrive B. in una nota mattutina, quando è ancora ad Arcore.
A Palazzo Grazioli si lancia in una personale profezia: “Aspettatevi delle sorprese su Cir-De Benedetti (l’assegno da 500 milioni di euro all’Ingegnere per il risarcimento Mondadori, ndr) e sulla sentenza dei diritti tv Mediaset”.
Berlusconi parla una decina di minuti. Lo champagne per il brindisi non c’è. Una festa sobria. “Vi ringrazio tutti, è un giorno che non dimenticherò mai, porterò per sempre nel cuore questo ricordo. Ma adesso basta commozione, bunga bunga per tutti”.
Attorno, le facce di quelli che non credevano più in lui sono tante. Eppure per un giorno si fa finta di nulla.
Finisce che Verdini abbraccia la badante del cerchio magico, alias Mariarosaria Rossi, sorvegliato da una radiosa Francesca Pascale, la fidanzata dell’ex Cavaliere.
A mostrare il vero e feroce volto del berlusconismo è il socialista craxiano Lucio Barani, che porta sempre il garofano all’occhiello.
Senatore eletto con il Pdl, Barani fa una battuta atroce su Ilda Boccassini: “La prima sentenza è stata orribile. In altri Paesi l’avrebbero mandata ai fornelli a gas, quelli della cucina”.
Il tema del risarcimento è il dono che offre a B. il nuovo condottiero leghista.
Dice Matteo Salvini: “Qualcuno dovrebbe chiedere quanto meno scusa per questa indagine che ci hanno detto essere fondata sul nulla. Presenteremo due interrogazioni parlamentari per capire quanto è costata questa tragicommedia”.
La festa finisce che non è ancora buio.
Alla corte di B. sono tornati i “questuanti”, come li chiama la Biancofiore.
Oppure “gli avvoltoi” secondo la versione di Fiori: “Gli avvoltoi di tutti i colori sono serviti”.
Il circo berlusconiano si è rimesso in moto.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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INTERVISTA A SVEVA BELVISO, LA PASIONARIA DI “ALTRA DESTRA”: “A DESTRA VA CAMBIATO TUTTO, OCCORRE UNA SVOLTA GENERAZIONALE”

Marzo 12th, 2015 Riccardo Fucile

“BASTA COI POPULISMI, NO ALLA LEGA, INTERVENTI IMMEDIATI A TUTELA DELLE FAMIGLIE POVERE, DEI GIOVANI DISOCCUPATI E DEGLI ANZIANI IN DIFFICOLTA’, KIT SANITARI GRATUITI'”…. “STATO AGILE, POCA BUROCRAZIA, RIPRISTINARE LA LEGALITA’, DIRITTI CIVILI, MENO TASSE ALLE AZIENDE”

Cominciamo dalla fine? Non è facile trovare una donna di destra che manifesta in piazza a fianco dei ragazzi che al concorso sono stati dichiarati idonei ma a cui adesso viene negata ogni speranza di assunzione, come ha fatto invece lei pochi giorni fa. Questione di sensibilità  o comunanza politica?
Certamente è questione di sensibilità  nei confronti di un tema che riguarda da vicino tutti i cittadini meritevoli di ottenere ciò per cui hanno studiato e per i quali sono risultati idonei. Mi sono sempre schierata, e continuerò a farlo insieme ad Altra Destra, a fianco del merito in quanto sono fortemente convinta che un Paese che non premia il merito è un paese senza speranza e senza futuro. La battaglia dei concorsisti di tutta Italia è una battaglia di legalità  in un momento storico in cui la corruzione ha manifestato i suoi effetti dilaganti nella pubblica amministrazione. Oggi più che mai questa battaglia generazionale è centrale rispetto alla necessità  di restituire credibilità  alle istituzioni, valorizzando il merito, lo studio e le competenze.
Il governo sostiene che con il passaggio dei dipendenti delle Province alle Regioni verrebbero meno i posti di lavoro che si sarebbero potuti creare nel tempo e destinati agli idonei ai concorsi: condivide questa giustificazione o pensa che esistano margini di manovra? Perchè si creano illusioni?
Il Presidente Renzi e il Ministro Madia, dopo aver parlato di ricambio generazionale, ora smentiscono loro stessi. La legge di stabilità  2015, infatti, stravolge il principio affermato con la Legge D’Alia che stabiliva l’utilizzo delle graduatorie degli idonei prima dell’indizione di nuovi concorsi. Con la decisione del governo decine di migliaia di ragazzi vedono infrangersi non solo un sogno, ma una speranza conquistata con impegno e capacità . E’ chiara la necessità  di una proroga della validità  delle graduatorie per riconoscere il merito di chi ha partecipato con successo ai concorsi pubblici e, allo stesso tempo, impedire che le amministrazioni possano, una volta scaduti i termini fissati al 31 dicembre 2016, ricorrere furbescamente a nuovi e dispendiosi concorsi pubblici.
Lei è stata assessore alle politiche sociali del Comune di Roma nella giunta Alemanno: tutti le hanno riconosciuto un notevole attivismo a favore dei ceti più poveri della città . Quali rivendica in particolare tra le sue iniziative?
Uno dei lasciti più evidenti della crisi economica mondiale è costituito dalle nuove povertà . Noi abbiamo affrontato queste problematiche con provvedimenti adottati nella direzione del sollievo e del sostegno immediato. Abbiamo garantito a 6.500 anziani a reddito ISEE ridotto, 42.000 pacchi alimentari distribuiti su un anno, per un totale di 125.000 nel triennio del progetto”. Abbiamo poi varato la Carta Roma, iniziativa di razionalizzazione ed aiuto economico concreto alle persone a reddito inferiore ai 12.500 €. Ben 36.000 contributi “Carta Roma”, ognuno di 360 €, sono stati erogati, per il pagamento delle bollette energetiche delle famiglie fragili, degli anziani e di disabili. Per le famiglie in difficoltà , è stato creato il Centro Nutrizionale del Bambino, aperto in collaborazione con l’Associazione Salvamamme, che ha costituito la prima esperienza di aiuto concreto alle mamme in difficoltà , attraverso un supporto materiale alle necessità  primarie ed uno screening medico per la donna in gravidanza ed in allattamento, finalizzato alla prevenzione delle disfunzioni collegate alla malnutrizione del bambino.
Con che risultati?
Nei 4 anni di attività , dal 2009 al 2013, il centro ha saputo “intercettare” le situazioni di maggiore disagio, sostenendo giovani mamme e prendendosi cura dei più piccoli ed indifesi, con oltre 10.000 “kit” di benvenuto distribuiti ogni anno. Nelle “nuove povertà ”, negli ultimi anni, sono finite anche persone normali, spesso anche papà  usciti da una separazione. Questi, seppur con uno stipendio, tra alimenti ai figli ed assegni al coniuge, rimanevano con poche centinaia di euro al mese per poter vivere.
E che intervento avete adottato?
Abbiamo pensato, prima esperienza in Italia, alle Case dei Papà  separati che oggi sono ormai una splendida realtà  imitata dalle principali metropoli d’Italia. Si tratta di un servizio dove, in strutture protette e con l’assistenza di personale competente, i padri separati vengono aiutati a non perdere gli affetti familiari anche in presenza di situazioni difficili dal punto di vista umano e finanziario. Sono ormai 24 le residenze che vengono ciclicamente messe a disposizione di persone in difficoltà , che riescono in questo modo a “ripartire”, tornando ad interpretare un ruolo attivo nella società , partendo dalla riconquista del proprio ruolo di genitore.
Viene spontaneo chiederle, nel momento in cui sono esplosi gli scandali che hanno coinvolto la giunta Alemanno, che sensazione ha avuto. Non si è mai accorta che qualcosa non andava?
Il settore del sociale vive costantemente nell’emergenza dovuta alle tante difficoltà  presenti sul territorio, da trasferimenti dello stato che arrivano in ritardo e da bilanci che si approvano in corso d’anno e ciò riduce la possibilità  di programmare per tempo. Questa modalità  di programmazione in stato di emergenza lascia così spazio a chi vuole approfittarsi. Io sono disgustata di quello che è venuto fuori dalle indagini di Mafia Capitale. Se mi fossi accorta di qualcosa non avrei esitato un istante a denunciarla agli organi preposti e onestamente mi auguro che l’inchiesta della Procura della Repubblica, guidata da un magistrato di straordinario valore ed esperienza come Pignatone, riesca a fare luce.
Poi un passaggio nel Ncd di Alfano, forse per la vicinanza politica alla componente ex An?
I rapporti umani sono estremamente importanti in un percorso politico, ma la scelta, inizialmente, era dettata da uno slancio di cambiamento che NCD voleva interpretare e che poi si è rilevato un bluff.
In che senso?
Il nuovo centro destra ha tradito il suo spirito originario a cui tantissimi amministratori locali avevano creduto. Invece di imprimere una svolta ha restaurato i vecchi schemi della politica, rinunciando all’iniziativa politica per difendere i ruoli di governo. E poi l’alleanza con l’Udc, lo scudo crociato alle europee, la sottomissione di governo. Inaccettabile. Ecco perchè ho scelto di lasciare NCD e lo ho fatto in tempi non sospetti. Oggi in tanti stanno facendo la stessa scelta. Spero soltanto che non stiano agendo per spirito di conservazione.
Infine ha fondato Altra Destra, un’operazione ambiziosa. Con tutti i partiti e movimenti che già  esistono a destra quale esigenza l’ha mossa, rispetto ad aderire a una realtà  già  organizzata?
Il problema non sono solo i contenitori, ma i contenuti. Altra Destra nasce con l’ambizione di aprire un dibattito e offrire una strada a tantissimi elettori che si sentono traditi dal centro destra tradizionale e stufi di vedere associate le parole cambiamento e rinnovamento alle stesse persone di sempre che hanno affollato i palinsesti televisivi negli ultimi venti anni.
Cosa sarebbe necessario?
Serve una svolta generazionale nei contenuti, nelle idee e nelle persone. A sinistra lo hanno fatto, noi cosa aspettiamo? Altra Destra sarà  durissima su immigrazione e ordine pubblico, aperta sui temi etici. La nostra famiglia sono i Tories inglesi, e a livello extraeuropeo i repubblicani americani. Su questo la collocazione è chiara: drastico taglio alle tasse, brutale semplificazione della burocrazia sul modello anglosassone, Stato agile, ordine pubblico, lotta all’integralismo religioso e unità  nazionale.
Altra destra è per un percorso autonomo o prevede alleanze? E con chi?
Non è una questione di alleanze, ma di idee. Se il centro destra ha fallito è perchè non ha saputo imprimere il cambiamento che gli elettori gli avevano affidato. Allora è necessario, innanzitutto, prendere atto di questo fallimento e cambiare tutto.
Mi pare che lei escluda la Lega e una deriva xenofoba.
A Piazza del Popolo, nella recente manifestazione, sono emerse le numerose contraddizioni dell’operazione che sta portando avanti Salvini. In piazza c’era la Lega nord, con i simboli e gli slogan che conosciamo da tempo. E poi Salvini ha parlato di “Italie”. Questa espressione, a mio avviso, è inaccettabile. L’unità  nazionale è un valore imprescindibile che affonda le sue radici nella storia della nostra nazione. Guai a banalizzare questo tema.
Nel programma del suo Movimento ci sono elementi innovativi rispetto alle tematiche della destra attuale: si parla di diritti degli omosessuali, di attenzione agli handicap, di diritti civili. Avete già  presentato delle proposte?
Il nostro programma è ricco di contenuti. Abbiamo lanciato la campagna “Batti un colpo salva una vita”. È la nostra prima proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre l’obbligo della formazione alle manovre di disostruzione delle vie aeree per i minori e di rianimazione cardio-polmonare. E i primi di marzo abbiamo   presentato un’altra proposta di legge per regolamentare la prostituzione. L’obiettivo è spezzare il circuito criminale che governa il fenomeno della prostituzione, regolarne il libero esercizio attraverso la riapertura delle case chiuse, controlli sanitari e pagamento delle tasse, e per porre fine anche all’indecoroso spettacolo di degrado che popola le strade delle nostre città . La nostra proposta prevede infatti il reato di prostituzione in luoghi all’aperto e un l’inasprimento delle pene per chi sfrutta la prostituzione con aggravanti per i casi di sfruttamento minorile.
Cosa pensa di quanto sta avvenendo nel centrodestra? Condivide la battaglia di Fitto all’interno di Forza Italia?
Capisco il malessere di Fitto e comprendo le ragioni che lo animano. Ma Fitto sa perfettamente che in Forza Italia non c’è spazio per il dissenso, eppure sceglie di restare. Ecco perchè il centro destra deve cambiare tutto e noi lo abbiamo detto cinque mesi fa. Non era una profezia, ma una constatazione ed oggi una realtà .
Parliamo di Altra destra: come si sta organizzando sul territorio nazionale: quali sono le tappe e gli obiettivi a medio termine?
Abbiamo costituito i primi coordinamenti regionali e provinciali e nei prossimi mesi il quadro sarà  completato. Stiamo selezionando attentamente i ruoli e le persone perchè vogliamo che il partito sia veramente diverso dall’impostazione archeologica del centro destra tradizionale. Solo persone per bene, questo è il nostro imperativo. Chiunque voglia aderire al nostro progetto ha a diposizione il sito www.altradestra.it, una piattaforma che permetterà  a chi vuole fare la differenza di contribuire alla stesura del nostro programma.
Alle prossime regionali intendete presentarvi con il vostro simbolo?  
Altra Destra è contraria alle Regioni, un vero e proprio spreco di denaro pubblico e di inefficienza; una duplicazione dello Stato sul territorio con i relativi costi. I cittadini pagano per avere istituzioni elefantiache ed inefficienti e le imprese sono strozzate dall’IRAP per ingrassare le Regioni. Ecco perchè lanceremo la nostra battaglia per la loro abolizione e coerentemente non parteciperemo alle elezioni regionali. Il Parlamento sta discutendo la riforma costituzionale, ha abolito fittiziamente le Province e con il Senato non elettivo ridotto gli spazi di democrazia. Altra Destra è per un sistema parlamentare monocamerale, abolizione dei senatori a vita e delle Regioni e decentramento amministrativo.
Tre provvedimenti urgenti che adotterebbe per aumentare le possibilità  di lavoro in Italia?
Dal punto di vista economico, il nostro obiettivo è una riforma fiscale che rottami il sistema esistente che penalizza le famiglie e strozza le imprese portandole al fallimento. Servono norme semplici e chiare. Due sole aliquote e l’eliminazione dell’Irap. Come farlo? Cominciamo a cancellare ogni genere di contributo a fondo perduto che alimenta sprechi e corruzione e valorizziamo i beni pubblici non utilizzati per metterli a reddito. Meno tasse alle imprese, vuol dire più investimenti e produzione e quindi lavoro. Un altro obiettivo è l’abolizione del Durc, che penalizza le aziende e crea disoccupazione. Terzo punto, un contratto full time a tempo indeterminato – dedicato a chi non ha mai avuto questo tipo di contratto – e con assunzione entro il 35esimo anno di età , nel quale il lavoratore, per i primi cinque anni, riceve in busta paga l’80% del costo aziendale, mentre il restante 20% affluisce allo Stato sotto forma di Irpef e contributi sociali.
Che politiche sociali adotterebbe per quelle famiglie sotto la soglia di povertà , vista la sua esperienza in materia?  
Altra Destra si farà  promotore dell’adozione dei una serie di misure per aiutare le famiglie bisognose. Partiamo dalle giovani coppie italiane o residenti stabilmente e legittimamente in Italia da più di 10 anni. Per loro abbiamo previsto un contributo economico mensile alla nascita del bambino, sul modello della “Carta Roma”, per i primi 18 mesi di vita del bambino.
Per la terza età  invece?
Per gli anziani, la nostra proposta prevede l’innalzamento della pensione minima di almeno 1.000 euro nette all’anno e per le famiglie non abbienti con un disabile a carico, oltre all’assegno di accompagno, una quota annuale minima di 8.000 euro nette, da dedicare al pagamento di un assistente domiciliare privato. Sono piccole azioni che possono cambiare la vita delle persone più deboli che lo Stato ha il dovere di difendere.
Dove si trovano i soldi?
Basta erodere la montagna dei 40 miliardi annui dei contributi a Fondo perduto che il Governo Renzi ha confermato per il triennio 2015 — 2018.
La destra una volta rappresentava valori, oggi la politica pare un’unica palude: cosa si sentirebbe di dire a un giovane che vorrebbe contribuire alla rinascita di una destra moderna e civile?
Di non farsi incantare dal populismo, di studiare ed approfondire sempre per sviluppare una coscienza critica. Di difendere le proprie idee e di rispettare quelle dell’avversario. Una destra moderna e civile, deve recuperare la cultura della legalità  e sviluppare nuove proposte al passo con i tempi e non chiudersi negli steccati ideologici e nella retorica del passato.

(a cura di Riccardo Fucile)

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BOSSI ACCUSA SALVINI: “NON SI CACCIANO LE PERSONE PRIMA DEL VOTO” E ANCHE IL POTENTE GIORGETTI E’ CRITICO

Marzo 12th, 2015 Riccardo Fucile

TOSI CONQUISTA LA SCENA E PIANIFICA LE MOSSE… ALTRO CHE PASSERA E NCD, SARA’ UNA CAMPAGNA ELETTORALE CONTRO IL TACCO DI MILANO SULL’ORGOGLIO FERITO DEL VENETO FEDERALISTA

Il day after della Lega è fatto di veleni, accuse, rancori che dopo settimane vengono allo scoperto senza più freni.
Flavio Tosi, il sindaco “scacciato” dal partito (suo anche il copyright) tiene una conferenza stampa fiume per dire molto poco, e cioè che la “botta è forte” e che si prende due giorni per decidere se candidarsi alle regionali.
In realtà  la decisione è già  presa, c’è solo da pianificare logisticamente le prossime mosse, in modo da dare il più ampio rilievo mediatico al lancio della campagna.
Ma c’è anche un problema di truppe da organizzare, in vista di una campagna elettorale che parte decisamente in salita.
I numeri per ora non sono incoraggianti: su una dozzina di consiglieri regionali “tosiani”, solo tre seguiranno certamente Flavio nella nuova avventura: si tratta di Baggio e Toscani (già  fuoriusciti dal gruppo leghista in regione) e dell’assessore Daniele Stival.
Altri hanno già  fatto sapere da giorni che “tra Flavio e la Lega scegliamo la Lega”.
Con Luca Zaia ci sono posti di potere a disposizione, con il sindaco di Verona è una scommessa, in cui ci si può fare molto o poco male, ma comunque è impossibile vincere.
Si può però fare male a Zaia e alla Lega.
Per questo anche Umberto Bossi critica la gestione di Salvini.
Il Senatur, che pur di mantenere la Lega unita nel 2012 ha subito la notte delle scope a Bergamo con fischi e insulti ai suoi figli, ora bacchetta il suo successore: “La prima cosa è l’unità  della Lega. Io Tosi lo avrei tenuto ancora dentro, non si butta fuori la gente in campagna elettorale”.
Il vecchio Senatur non ha mai amato Tosi, e resta convinto che “in Veneto la nostra base non lo ama”. Ma la partita “non si doveva gestire così”.
Sono giorni di amicizie decennali che si incrinano, di abitudini che si rompono, come uno tsunami che si abbatte su una famiglia.
Non a caso, nella conferenza stampa Tosi si sofferma su un punto: “Ai miei amici non ho chiesto di seguirmi. In un rapporto di amicizia non si forza la mano a nessuno. Quando farò delle scelte ognuno sarà  libero di decidere, e resteranno comunque stima e rispetto”.
In un primo tempo, alcuni seguaci di Tosi avevano pensato a un raduno a Verona il 17 marzo. Ma il sindaco li ha bloccati, e ha derubricato l’evento ad una “bicchierata tra amici” a cui forse neppure parteciperà .
Troppo presto, troppo alto il rischio di non avere ancora messo insieme una massa d’urto di un qualche peso.
L’unica certezza, per Tosi, è la sua maggioranza in consiglio comunale, dove sono esclusi scossoni.
Il sindaco punta dunque sull’opinione pubblica, sulla pancia degli elettori veneti, “ex democristiani che non vogliono avventure con la destra estrema”, e sui militanti “che non accettano la mutazione genetica di una Lega che non parla più di autonomia e federalismo”.
Uno dei punti della sua campagna, infatti, sarà  il tacco di Milano sul Veneto, “un controllo dittatoriale voluto da Salvini che voleva liberarsi di me e così colpisce la nostra Regione”. Orgoglio Veneto da un lato, dunque, e moderazione contro estremismo.
A partire dalle politiche sull’euro. Tosi rivela di aver detto a Salvini che, con le promesse di uscita dalla moneta unica, “rischia di fare la fine di Tsipras, che poi non può mantenere gli impegni presi con gli elettori”.
Sarebbe un errore però pensare a un Tosi asserragliato nell’Arena, e circondato solo da nemici. Lo strappo tra la due leghe si fa sentire forte anche a Roma, dove 8 parlamentari potrebbero lasciare il partito la prossima settimana.
Come anticipato da Huffpost, si tratta di tre senatrici (guidate da Patrizia Bisinella, compagna di Tosi) e da 5 deputati, tutta la delegazione veneta. Certo l’addio del veronese Matteo Bragantini e del veneziano Emanuele Prataviera.
Ma anche gli altri tre deputati veneti, Roberto Caon, Filippo Busin e Marco Marcolin stanno con un piede fuori dal Carroccio, che scenderebbe a quota 15 deputati.
Nessun rischio di dissoluzione del gruppo alla Camera, perchè i precedenti soccorrono i partiti che abbiano presentato il simbolo alle elezioni e che scendano sotto quota 20 deputati.
Ma il risvolto politico è molto pesante. Anche perchè nel gruppo leghista non ci sarebbero più veneti.
E il Veneto insieme alla Lombardia è una delle due regioni chiave per la Lega.
“Ora ci stiamo confrontando tra noi sette, otto parlamentari che potremmo uscire. Vogliamo prendere una decisione a mente lucida”, spiega Bisinella. Ma il dado ormai è tratto.
Nella Lega covano molti malumori.
Una larga fetta dei barbari sognanti, i seguaci di Maroni che avevano caldeggiato una candidatura di Giancarlo Giorgetti nel 2013 al posto di Salvini, sono molto critici con la gestione della vicenda da parte dell’altro Matteo.
E più di uno, a microfoni spenti, spiega ad Huffpost che “se perdiamo il Veneto finisce anche l’incarico di Salvini alla guida della Lega”.
Non è un mistero che Giorgetti abbia cercato fino all’ultimo minuto utile di mercoledì sera di convincere Salvini a non espellere Tosi. Ma senza esito.
Si tratta di una fetta di dirigenti che non gradisce la gestione personale del partito. E che non intende spezzare il legame personale e politico con Tosi. “Vogliamo combattere per cambiare la linea, e spostarla nella direzione evocata da Tosi, ma lo faremo dentro…”, spiega una fonte leghista.
Uno di quelli che, nonostante i sondaggi, non crede alle doti salvifiche dell’uomo con la felpa.

(da “Huffingtonpost”)

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BERLUSCONI E IL RITORNO DEI QUESTUANTI: L’ILLUSIONE DEL POTERE TORNA DA SILVIO

Marzo 12th, 2015 Riccardo Fucile

MA IL PRIMO AD AVER CAPITO CHE NON SI PUO’ PORTARE INDIETRO L’OROLOGIO DELLA STORIA E’ PROPRIO LUI

Il telefono che ha ripreso a squillare. Centralini intasati a palazzo Grazioli.
Perchè con la scusa delle congratulazioni per l’assoluzione sono tornati pure i “questuanti”: “Presidente, non sai che felicità . Spero di vederti presto. Avrei una questione…”.
Arriva Berlusconi, fuori ci sono ad accoglierlo qualche decina di militanti. Più disinteressati. Pochi, rispetto a una volta. Come una volta però saltellano Chi non salta è comunista.
L’ex premier sorride, senza la sicumera dei tempi migliori: “Archiviata anche questa triste pagina, sono di nuovo in campo per costruire, con Forza Italia e con il centrodestra, un’Italia migliore, più giusta e più libera”.
Tutto racconta di uno stanco remake, del tentativo di portare indietro l’orologio della storia.
Tre ragazze si avvicinano: “Presidenteee, presidente… grazie”. Cercano un contatto, una stretta di mano, da dietro le sbarre (del portone di via del Plebiscito).
L’ex premier, con la Pascale lontana, non resiste: “Siete qui per il bunga bunga?”. Quando si gira, in cortile c’è, assieme a Francesca Pascale, Noemi Letizia.
Il giorno prima, il pg della Cassazione, aveva ricordato l’intercettazione di Ruby, a proposito dei ruoli nelle cene eleganti: “Noemi è la pupilla, io il fondoschiena”. Noemi, simbolo dell’inizio degli scandali, si lascia fotografare assieme a Francesca Pascale. Ora è una donna sposata. E il marito è Vittorio Romani, responsabile dei circoli Forza Silvio nel Sud.
Berlusconi saluta i ragazzi: “Vorrei imbucarvi tutti al bunga bunga…”. Tanto, è il non detto, non è reato.
Arrivano poco convinti i parlamentari che sembrano non gradire i siparietti.
Fitto manda i suoi per non essere accusato di tradimento. Pure Verdini sfoggia il sorriso delle grandi occasioni.
Tra lui e Berlusconi è iniziata una partita sottile: “Aveva scommesso sulla fine giudiziaria del presidente e ha fatto quel documento per dare un segnale a Renzi” dicono quelli del cerchio magico.
L’illusione della nuova discesa in campo è, al tempo stesso, l’illusione di ripristinare l’armonia interna. In versione perdonista, quando Berlusconi prende la parola di fronte ai parlamentari per un brindisi, inneggia all’unità : “Dobbiamo essere uniti, solo così faremo valere il nostro popolo che è sempre la maggioranza nel paese”.
Rinviate le vendette, sospese. Non è il momento. È il momento della commozione: “Adesso speriamo che gli italiani si accorgano di quello che ci hanno fatto e che si possa recuperare qualcosa”.
Toni poco trionfalistici. A microfoni spenti i parlamentari raccontano che il primo a sapere che il ritorno in campo non sarà  come una volta è proprio Berlusconi.
Il marchio Berlusconi è ancora efficace per recuperare un po’ di consenso rispetto ai numeri di Forza Italia di queste settimane. E per tenere unito il partito.
Però, la spallata al governo è impossibile. L’obiettivo è limitare i danni alle regionali, per costringere Renzi a un bagno di realtà .
Spiega Osvaldo Napoli che in Campania e Veneto la partita è aperta: “E pure nelle Marche, con Spacca, l’uscente che ha mollato il centrosinistra…”.
Il problema, però, si chiama Salvini: “Rischiamo che la Lega ci superi — dice chi ha parlato a lungo con Berlusconi — visto che nel Veneto siamo all’otto”.
I rapporti di Forza, nel centrodestra, sono cambiati. Però, se Berlusconi ha un pregio, è il pragmatismo: “Salvini goleador, io regista” è il suo schema.
Infatti il goleador dà  un segnale: “Qualcuno dovrebbe chiedere quanto meno scusa per questa indagine che ci hanno detto essere fondata sul nulla. Presenteremo due interrogazioni parlamentari per capire quanto è costata questa tragicommedia”. Paradossalmente, Berlusconi è stato più moderato.
Anche perchè sul ritorno in campo aleggia lo spettro del Ruby ter.
Più di un parlamentare si domanda: “Coppi ha detto che erano prostitute, quindi pagate, i giudici hanno le prove che sono state pagate fino a due settimane fa, come fa a salvarsi dall’accusa di corruzione di testimoni?”.
Più che un condottiero pronto all’ennesima battaglia, Berlusconi appare come uno che ha la consapevolezza che l’orologio della storia non torna indietro: “Voi — dice ad alcuni ragazzi – siete il futuro. Il futuro è nelle vostre mani. Noi vecchietti possiamo dare suggerimenti, io ho la saggezza che mi deriva da una vita intensa”.

(da “Huffingtonpost”)

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