Luglio 25th, 2015 Riccardo Fucile
L’OMICIDA DELLA TABACCAIA DIMOSTRA CHE IL BENE E IL MALE CONVIVONO NELLO STESSO AMBIENTE
L’assassino della tabaccaia di Asti ha confessato.
L’uomo che alle prime luci del 4 luglio infilò per quarantacinque volte un coltellaccio nelle carni di una donna inerme non era un drogato, un balordo, un extracomunitario senza fissa dimora, un sicario mafioso, un amante mosso da moventi passionali.
Tutte le caselle in cui siamo abituati a racchiudere «i soliti sospetti» di un delitto efferato per spaventarci, ma un po’ anche per rassicurarci, stavolta rimarranno vuote. L’omicida della signora Fassi è un Folletto di nome e di fatto.
Folletto Pasqualino. Un magazziniere incensurato di mezza età , con la fedina penale immacolata e tre figli da mandare in vacanza non si sa come, visto che l’unico mare in cui la famiglia Folletto tende a sguazzare è quello dei debiti.
Non un delinquente professionista, dunque, e neanche un pazzo.
Un debole.
Non si tratta di un’attenuante, ma di una constatazione.
Magari la società assomigliasse alla mela di Biancaneve, mezza sana e mezza avvelenata, dove basta buttare la parte malata perchè tutto vada a posto.
Il bene e il male convivono nello stesso ambiente, talvolta nella stessa persona. Folletto era entrato dalla tabaccaia senza probabilmente sapere se stava andando a chiedere un prestito o a fare una rapina.
Poi chissà : una parola, il senso di panico, o semplicemente il passaggio dall’idea all’atto, troppo forte per lui.
Nella sua testa si è spenta la luce e il mostro accucciato dentro ogni uomo è uscito dai gangheri per produrre sconquassi.
Avremmo preferito fosse uno dei «soliti sospetti».
E invece la vita si conferma più imprevedibile dei film e dei nostri tentativi di incasellarla in uno schema.
Massimo Gramellini
(da “la Stampa“)
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Luglio 25th, 2015 Riccardo Fucile
IL LIBRETTO-BOLLINO PER LA MANUTENZIONE DELL’IMPIANTO DI ARIA CONDIZIONATA ESPRESSIONE DI UN PAESE SEPOLTO DALLA BUROCRAZIA DI FACCIATA
Non so proprio per quale motivo, nel nostro Paese, si abbia la tendenza così spiccata al
“qualunquismo concettuale”, alla voglia di “partecipare ad ogni costo” ed allo sfrenato desiderio di voler intervenire, sempre e comunque, anche “a vanvera” e finanche “giusto per”.
Aspettarsi il “tradimento” della negletta regola comportamentale è lecito anche se la realtà non sembra mai farne “giustizia”, però.
Comunque sia, alla triste “regola” non poteva di certo sottrarsi la ridda di “speculazioni” politico-concettuali e gli stessi ragionamenti variamente resi in merito alla “supposta bufala” in materia di “tassa sui condizionatori d’aria”.
E’ vero che ognuno vede le cose a modo proprio.
E’ vero come, il più delle volte, sia proprio lo stesso dato estrinseco e formale a consumare un autentico tradimento di quello sostanziale.
Ciò non di meno, se proprio si vuol provare a ragionare, cercare di andare ben al di la della “mera scorza esteriore” delle specifiche questioni, non sarebbe male.
Ed invero, l’obbligo di sottoporre a revisione periodica specifici impianti è parecchio atavico ed è stato esplicitamente “ribadito”, oltre che nello stesso D. Lgs. 81/2008, specificatamente rivolto alla Sicurezza sul Lavoro, anche dalla ultronea e variegata normativa di dettaglio “ex post”.
Sino ad oggi, però, la certificazione di essa manutenzione era provata – “per tabulas” – in ragione delle scritture contabili dell’imprenditore e del relativo contratto di fornitura/assistenza.
Con la novella di che trattasi, invece (ed alludo “a quella” additata come presunta “bufala” in materia di “tassa sui condizionatori d’aria”), all’uopo dell’attestazione della consumazione delle mentovate verifiche periodiche, sarà obbligatorio dotarsi anche “del famigerato libretto/bollino” il che, al di la del relativo bacino d’utenza “prima facie”, comporterà necessariamente l’aumento dei costi di gestione, la proliferazione degli isterismi di mercato, l’insana competizione di specie e l’aumento sostanziale del “prezzo” dei prodotti/servizi offerti dalle aziende e dagli studi professionali chiamati all’ottemperanza dell’ennesimo gravame “di facciata” (perchè ipotizzare che il lesgislatore abbia davvero a cuore “la resa in qualità ” delle lavorazioni o che vi possa essere una sincera, autentica spinta verso l’elevazione degli standard concettuali, è impresa imperituramente ardua).
Altrimenti detto, non era proprio necessario implementare e rendere cogente un “bollino/libretto” in subiecta materia.
Se ne poteva fare serenamente a meno.
Alla fin, fine, comunque la si voglia concepire e comunque la si voglia vedere, la realtà oggettiva delle cose è sempre, e soltanto, la stessa.
Anche nel caso di specie, insomma, si tratterà del “solito”, ipocrita ed asfissiante “burocratese di facciata”: quello che, in nome e per conto di presunti valori “superiori”, appesantisce le procedure e gli iter gestionali, aggrava i costi complessivi della produzione ed impone sostanziali balzelli “ad ogni costo”.
Piaccia oppure no parliamo di questo, ed è questione per nulla “populista”, anzi…
Qualcuno assumerà che trattasi di mera questione estrinseca e formale. Commetterà un grave errore, però, perchè, anche in questo caso, per “dirla” alla Thatcher, la vera questione è sempre e soltanto sostanziale: riuscire a “far quadrare i conti”.
Proprio quei “conti” che, soprattutto negli ultimi anni, “non tornano mai”…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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