Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
PER ORA NESSUNA PROPOSTA SCRITTA MA ATENE LA PRESENTERA’ IN GIORNATA… INTERVIENE ANCHE OBAMA
La trattativa tra Grecia e creditori riparte al rallentatore. 
Al primo Eurogruppo post- referendum, convocato d’urgenza per discutere la crisi greca, il neo ministro delle Finanze Euclide Tsakalotos non si è presentato con una nuova proposta da sottoporre ai colleghi europei.
Il nuovo piano verrà inviato ufficialmente domani, e anticipato questa sera da Alexis Tsipras al summit dei capi di stato UE.
L’ipotesi del governo ellenico ricalca quanto chiesto la scorsa settimana in scadenza del vecchio piano di salvataggio e prevede l’intervento del Fondo salva stati Esm.
Intanto però il governo greco vorrebbe chiedere un prestito ponte per coprire il fabbisogno finanziario fino a fine luglio.
Negoziando intanto un nuovo programma di salvataggio della durata di due anni, con l’intervento del fondo Esm.
Una richiesta, quella del prestito ponte, resa quasi necessaria dal fatto che le procedure per ottenere stanziamenti del fondo salva stati sono lunghe e articolate e certo non potrebbero essere espletate prima della prossima, decisiva, scadenza del 20 luglio, quanto Atene sarà a chiamata a restituire 3,5 miliardi.
Nessuna sorpresa quanto alla scelta di Atene non presentare subito il piano di proposte.
Quella che Alexis Tsipras vuole giocare con l’Europa è una partita politica.
Lo era già prima del referendum, quando non riusciva a imporla. Lo è ancor di più oggi, almeno nelle intenzioni del premier greco, dopo la valanga di ‘oxi’, ‘no’, al piano proposto dai creditori.
“Politica”, scandiscono anche piuttosto dal quartier generale di Syriza ad Atene, mentre il loro leader è a Bruxelles a parlare con i partner europei.
Soprattutto con i diretti interlocutori: Angela Merkel e Francois Hollande è la via che ha scelto il premier greco oggi, decidendo di mandare il suo nuovo ministro dell’Economia Euclid Tsakalotos all’Eurogruppo senza uno straccio di piano sulle riforme, senza carte, senza documenti.
Se a Bruxelles i partner europei erano allibiti da quello che hanno interpretato come un affronto, ad Atene la mossa era già nota, decisa: nessuna sorpresa.
In serata pesa la dichiarazione di Obama
Il presidente statunitense Barack Obama, prima di parlare con Tsipras, ha parlato al telefono anche con Angela Merkel. E le ha detto che la Grecia deve rimanere nell’Eurozona.
“Sono negoziati complicati. Ma per raggiungere un’intesa è necessario essere costruttivi. Il successo è nell’interesse di tutti e passa per un accordo su un pacchetto di misure condivise”, è l’appello rivolto dalla Casa Bianca a Bruxelles.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IN COMMISSIONE IL GOVERNO NON HA LA MAGGIORANZA E IN AULA I DISSIDENTI SONO 27
La riforma del Senato va in vacanza e dà appuntamento a settembre.
I numeri incerti della commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama e la mancanza di un accordo non permettono infatti di iniziare le votazioni prima della pausa estiva.
Quindi, fino al 7 agosto ci sarà spazio solo per svolgere nuove audizioni e per presentare gli emedamenti.
Ancora nulla di ufficiale perchè solo domani si riunirà l’ufficio di presidenza della commissione per mettere nero su bianco il calendario dei lavori, ma l’aria che tira è quella di rinvio nonostante gli annunci di metà giugno che promettevano l’approvazione definitiva del testo entro la prima settimana di agosto.
Ora tutto è cambiato, tanto che lo stesso ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, spiega che “teoricamente è possibile completare i lavori prima della pausa estiva, altrimenti si potrà fare a settembre. L’importante è non sprecare tempo”.
Per la prima volta il titolare del dicastero mette in dubbio la possibilità di ottenere il risultato secondo i tempi previsti.
Anche la presidente della commissione Anna Finocchiaro, che ieri ha incontrato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e che oggi ha esposto i contenuti della riforma ai colleghi, usa toni ambigui simili a quelli del ministro: “La speranza è che ci sia la capacità di costruire consenso attorno al testo. Se troviamo un consenso ampio su un testo, l’esame si può esaurire in due o tre settimane”.
Ma al momento un accordo non c’è.
Lunedì scorso un vertice a Palazzo Chigi sarebbe servito a fare luce sui limiti di una maggioranza appesa a un filo.
L’incontro tra Matteo Renzi, la stessa Boschi e i capigruppo di Camera e Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda, avrebbe portato alla decisione di rinunciare a un’approvazione della riforma costituzionale in tempi rapidi.
L’obiettivo, sbandierato più volte dall’esecutivo, era agosto, indicato come termine ultimo per consentire di celebrare il referendum confermativo la primavera prossima.
I piani sarebbero saltati poichè sui numeri la maggioranza rischia non solo in Aula, dove 27 senatori dem hanno già votato in dissenso su alcune leggi, ma anche in commissione dove, a causa dei recenti smottamenti nei gruppi, il rapporto tra maggioranza e opposizione è di 14 a 14, con l’anomalia Gal (presente con due esponenti).
Su questo potrebbe esprimersi la presidenza del Senato. Ragione in più per aspettare settembre.
In questo momento quindi il governo vuole prendere tempo, con la consapevolezza che, in caso di pareggio, secondo i regolamenti parlamentari del Senato vincerebbe il “no” e con la certezza che in commissione ci sono almeno due senatori dem riconducibili alla minoranza, tra cui Maurizio Migliavacca e Miguel Gotor. Quest’ultimo per esempio avverte: “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi…”.
Adesso invece si cerca un accordo.
In ambienti renziani si sottolinea la volontà di trovare la quadra con la minoranza dem ma senza toccare l’articolo 2 della riforma, che prevede l’elettività indiretta dei senatori.
Il dibattito ruota tutto attorno a questo punto, dal momento che la Camera non ha fatto modifiche e di conseguenza non dovrebbe essere più discusso da Palazzo Madama.
Secondo il documento di 25 senatori della minoranza, una modifica dell’art. 2 sarebbe invece stata fatta. Si tratta di una correzione lessicale che tuttavia può fare la differenza sia nella sostanza sia in vista del dibattito parlamentare.
Nel testo approvato alla Camera c’è scritto che “la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai – e non più ‘nei’ – quali sono stati eletti”.
Correzione che, argomentano i bersaniani, rischia di prevedere l’ipotesi di un sindaco che non esercita più le funzioni di governo locale, ma continua ad essere senatore fino alla scadenza del Consiglio regionale che lo ha eletto.
Sulla possibilità o meno di permettere al Senato modifiche all’articolo 2 della riforma dovrà esprimersi il presidente Pietro Grasso.
Ed è qui, insomma, che, in mancanza di un accordo politico, la frattura nel Pd potrebbe consumarsi.
Un punto di caduta, per i renziani e anche per Ncd, potrebbe essere quello dei listini ad hoc, votati dagli elettori, all’interno dei quali i consigli regionali sono chiamati a scegliere i futuri senatori.
Ciò che è certo è che oggi tornano in mente le scene estive di un anno fa quando, proprio sulla riforma del Senato, il Pd si è spaccato in Aula.
L’obiettivo ora scongiurare un nuovo caos.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
RAPPORTO IDOS: I RESIDENTI ALL’ESTERO AUMENTATI DI 155.000 UNITA’ CONTRO I 92.000 NUOVI RESIDENTI STRANIERI
Per la prima volta negli ultimi 20 anni, nel 2014 i cittadini italiani residenti all’estero sono
aumentati più degli immigrati residenti in Italia.
Lo rivela il Dossier statistico sull’immigrazione 2015 realizzato dal centro studi Idos, che sarà pubblicato in autunno.
Dati
I dati fanno riflettere. E non solo perchè nel 2014 gli italiani residenti all’estero sono aumentati di 155.000 unità contro i 92.000 immigrati in più che risiedono ora stabilmente nel nostro Paese.
Ma soprattutto perchè il numero complessivo degli italiani che vivono fuori dalla madrepatria (4.637.000) si sta avvicinando a quello degli stranieri presenti in Italia (5.014.000).
E non si tratta solo di emigrazione occasionale, se sempre nel 2014, sono 89.000 i nostri connazionali che si sono cancellati dal l’anagrafe del loro comune di residenza per iscriversi in un comune straniero.
A onor del vero va detto che contestualmente ci sono stati nel 2014 anche 130mila cittadini stranieri che hanno ricevuto la cittadinanza italiana per lo più, figli di genitori stranieri nati in Italia che , una volta raggiunta la maggiore età hanno acquistato la cittadinanza.
Ma, secondo, gli esperti dell’Idos, il trend complessivo è in calo.
Poi vi è anche il fenomeno dell’immigrazione di passaggio.
Sono 170mila i profughi che nel 2014 sono sbarcati nel nostro Paese per lo più diretti verso altri Stati europei.
Conseguenze
Se passiamo alle conseguenze dello scambio migratorio ci rendiamo conto che ha conseguenze significative anche sull’invecchiamento complessivo della popolazione. L’età media dei 60.796mila cittadini italiani è pari a 44,4 anni.
In particolare il numero degli ultrasessantacinquenni è pari al 21,7% della popolazione contro una media degli Italiani all’estero ultrasessantacinquenni pari al 19,9%.
Dove vanno
Se poi andiamo a vedere dove stanno andando i nuovi emigrati italiani secondo i dati Aire (L’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) di inizio 2014 vediamo che è la Gran Bretagna il Paese con più nuovi immigrati italiani, al ritmo di quasi 13.000 nuovi immigrati italiani all’anno, tanto che una città come Londra, in cui vivono circa 250mila nostri connazionali, è teoricamente la tredicesima città italiana.
Marco Letizia
(da “Corriere della Sera”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
I MONUMENTI SI POSSONO FOTOGRAFARE LIBERAMENTE O BISOGNA PAGARE I DIRITTI D’AUTORE?
Per dimostrare di disporre di senso dell’opportunità e rispetto dei bisogni dei cittadini, la scelta dei tempi è tutto.
Da questo punto di vista un’assemblea di klingoniani – bellicosi extraterrestri della serie Star Trek – avrebbe forse più coscienza del ridicolo di quanta giovedì ne dimostrerà il Parlamento europeo.
Succede che, con le banche chiuse ad Atene e l’euro al culmine della sua crisi più grave, a Strasburgo dopodomani in sessione plenaria si discuterà se — con la riforma del diritto di autore — un turista potrà scattare una foto notturna della torre Eiffel per pubblicarla su Facebook, o dovrà prima aver ottenuto l’autorizzazione e pagato i diritti a chi ha creato i giochi di luce che illuminano il monumento.
L’Europa ha un certo talento nel dimostrare un’attenzione non sempre comprensibile verso le priorità dei propri cittadini, tanto che negli anni è fiorita un’ampia aneddotica sui regolamenti degli euroburocrati.
Dal calibro delle banane, al diametro dei piselli, alla curvatura del cetriolo — pregasi astenersi da grossolane ironie — sono decine di migliaia le norme che disciplinano ogni aspetto dei prodotti comunitari, con trasporto verso il dettaglio e causidica passione non sempre comprensibili.
Ma la disfida sulla «libertà di panorama», come è già stata ribattezzata la questione, è in corsa per piazzarsi nella top ten delle sciocchezze.
I nostri rappresentanti sono chiamati a votare una presa di posizione sul diritto d’autore che non è vincolante, ma sarà di indirizzo per le future decisioni della Commissione.
Il documento in origine era stato elaborato al fine di rimuovere i limiti alla ripresa di immagini in luoghi pubblici: «Non si privatizza lo skyline», aveva affermato Julia Reda, la parlamentare dei pirati tedeschi che lo aveva presentato.
Ma per eterogenesi dei fini, un suo collega francese, il liberaldemocratico Jean-Marie Cavada, nei lavori in commissione è riuscito a infilarvi un emendamento che dice il contrario: non si può pubblicare l’immagine di monumenti a meno di non aver avuto l’autorizzazione di chi li ha costruiti o di chi ne detiene i diritti.
La cosa è comprensibile per chi voglia sfruttare economicamente uno scenario, per esempio per uno spot, ma suona assurda nel caso di privati.
La faccenda è resa ancor più intricata dal fatto che in alcuni paesi europei, come in Francia, in Belgio e nella stessa Italia, limitazioni in realtà esistono.
La torre Eiffel, ad esempio, secondo il legale Bruno Saetta si potrebbe fotografare solo di giorno, perchè l’ingegnere Gustave è morto e i diritti scaduti, ma non di notte, perchè gli autori dei giochi di luce sono vivi e (speriamo) in ottima salute.
L’Atomium di Bruxelles non ha potuto essere riprodotto su Wikipedia per gli stessi motivi.
Niente multe, ma i detentori dei diritti potrebbero, almeno in teoria, imporre a Google e Twitter di rimuovere i contenuti non conformi.
Migliaia le reazioni allarmate in rete, incluso l’appello del fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.
A ieri sera la petizione per chiedere ai parlamentari europei di non limitare la libertà di panorama aveva superato le 315 mila firme.
Comunque vada il voto di giovedì, non accadrà nulla. Tranne lo spreco, per il Parlamento, di un’occasione per essere rilevante nelle nostre vite.
A meno che l’intera vicenda non fosse un suggerimento per il premier greco Alexis Tsipras.
In effetti gli architetti di Partenone, Propilei, della reggia di Micene e Olimpia sono morti da qualche migliaio di anni, i diritti estinti.
Ma basta un gioco di luce notturno per riattivare il copyright. E facendo pagare a ognuno degli oltre diciotto milioni di turisti annuali cento euro per le foto ricordo, nelle casse di Atene entrerebbe un miliardo e 800 milioni.
Un po’ più del miliardo e 600 necessario per saldare la rata degli aiuti del Fondo monetario che ha provocato il default.
Hai visto mai.
Massimo Russo
(da “La Stampa”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
“BASTA CON L’ASSE FRANCO-TEDESCO, PER FERMARE I POPULISMI OCCORRE UN’EUROPA MODERNA E RIFORMISTA”… E FITTO CONTINUA A RACCOGLIERE ADESIONI ANCHE ALLA CAMERA
“Dopo un anno di lavoro in Unione Europea — spiega Sernagiotto — ho deciso di cambiare strada.
La mia scelta è dettata da discordanti visioni con il PPE: l’uscita da Forza Italia è una conseguenza inevitabile perchè il partito italiano oggi fa parte del Partito Popolare Europeo”.
“Il PPE — commenta l’europarlamentare veneto — è fermo su posizioni rigide, dopo 8 anni di deflazione bisogna puntare ad una strategia economica espansiva. Un esempio su tutti? Il Quantitative Easing andava fatto 5 anni fa per far ripartire i mercati. L’ECR è a favore del libero mercato, si batte per una minore tassazione e contro la burocrazia e si pone come difensore della sovranità dei singoli stati contro il federalismo europeo: valori in cui mi riconosco e che voglio portare avanti”.
“Non possiamo inoltre sottovalutare la nascita di movimenti di estrema destra ed estrema sinistra nel panorama europeo — dichiara Sernagiotto — bisogna riuscire a contenere queste frange e a lavorare per un’Europa moderna e riformista. All’indomani del referendum greco si sono incontrati la Merkel e Hollande: e gli altri Paesi? La politica europea non può essere stabilita a tavolino da un asse franco-tedesco. Purtroppo questa è la direzione verso cui sta andando il PPE, una posizione che non condivido”.
Il parlamentare europeo Remo Sernagiotto ha così aderito oggi al Gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR) rafforzando il nuovo Movimento di Raffaele Fitto : i Conservatori e Riformisti Italiani che intendono riprodurre in Italia il programma ECR per lo stimolo della crescita economica attraverso una tassazione più bassa ed il taglio dei costi della burocrazia necessari alle imprese per la loro crescita e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Il Gruppo ECR comprende 74 parlamentari di 16 diversi Paesi .
Il Presidente del Gruppo On. Syed Kamall ha dichiarato : “Siamo felicissimi che Remo Sernagiotto abbia deciso di unirsi al nostro Gruppo . La sua esperienza imprenditoriale bene si sposa con la nostra opinione che mira a supportare le persone che sanno affrontare dei rischi e che vogliono aprire la loro impresa e sono certo che lui rappresenterà una eccellenza per la delegazione italiana che ha una leadership forte come quella di Raffaele Fitto . Il gruppo ECR continua a crescere perchè noi crediamo fermamente nei principi cari alla maggior parte degli Europei : lavorare sodo , supportare le piccole imprese, seguire i nostri principi e governare nel modo più vicino alla gente . Spero di continuare ad accogliere nel prossimo futuro altri parlamentari italiani e di altri Paesi Europei ”
Il leader dei Conservatori e Riformisti, Raffaele Fitto ha commentato: ” Sono felicissimo per la scelta e l’impegno dell’amico e collega Remo Sernagiotto: con l’Ecr a livello europeo, e con i Conservatori e Riformisti a livello italiano.Le ragioni della sua decisione testimoniano per un verso cio’ che il centrodestra doveva fare da tempo, e per altro verso cio’ che ci proponiamo noi: difendere le ragioni della liberta’, lavorare per l’Italia che lavora e produce, impegnarci per una drastica riduzione delle tasse e della spesa pubblica eccessiva e improduttiva. Pensare di fare queste cose stando nel Ppe della Merkel, come fanno erroneamente altri, e’ pura illusione”.
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IMMINENTE LA RELAZIONE GABRIELLI… NUOVI POTERI PER RISANARE LA BUROCRAZIA CORROTTA… RICONOSCIUTA DISCONTINUITA’ TRA ALEMANNO E MARINO
Cominciano oggi i giorni decisivi per il destino della Giunta Marino.
Perchè è oggi che comincerà a prendere forma la risposta alla domanda se il Comune Capitale d’Italia debba o meno essere sciolto per mafia.
Il prefetto Franco Gabrielli riunirà il Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica (cui parteciperanno il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il questore e i comandanti provinciali di Carabinieri, Finanza e Forestale) durante il quale verranno discusse le conclusioni delle mille pagine di lavoro consegnate lo scorso 16 giugno dalla commissione di accesso agli atti del Comune insediata dal precedente prefetto Pecoraro e, con loro, l’orientamento maturato in queste tre settimane dallo stesso Gabrielli con la sua bozza di relazione finale.
Se la discussione dovesse registrare un orientamento comune, la consegna della relazione di Gabrielli al ministro dell’Interno Alfano e alla Commissione parlamentare Antimafia (che ne ha fatto richiesta nei giorni scorsi), prevista per il prossimo venerdì, potrebbe anche essere anticipata di un giorno
Per dire cosa? Al netto di un «segreto» sul lavoro della commissione prefettizia che, come ha sottolineato ironicamente lo stesso Gabrielli, «ha incredibilmente resistito », il quadro di questa “stretta finale” è definito.
Per quanto infatti non se ne conosca il dettaglio, la Commissione insediata da Pecoraro, nel delineare un quadro di sistematica e capillare distorsione delle prassi amministrative della macchina comunale, di una spesa fuori controllo per dolo e negligenza nei controlli, di regole sugli appalti regolarmente aggirate in nome della “somma urgenza”, sarebbe giunta a conclusioni severe che, di fatto, raccomanderebbero lo scioglimento del Comune.
Conclusione su cui, al contrario, il Prefetto Gabrielli nutrirebbe dubbi sostanziali. Alimentati da almeno due ordini di considerazioni.
La prima: l’analisi che lo stesso Procuratore Pignatone ha reso pubblica la scorsa settimana durante la sua audizione alla Commissione Antimafia, secondo cui esiste un’oggettiva «discontinuità amministrativa» tra quella che è stata la giunta Alemanno (organica a Buzzi e Carminati, al punto da vedere l’ex sindaco indagato per associazione mafiosa) e quella che è oggi ed è stata a partire dal 2013 la giunta Marino.
La seconda: che lo scioglimento per mafia prevede un inquinamento in atto della vita politica e amministrativa della città da parte di organizzazioni mafiose.
Una circostanza, questa, che, con lo smantellamento dell’intera banda Buzzi-Carminati e le dimissioni e gli arresti delle figure politiche macchiate anche durante la prima parte della stagione Marino, non fotografa l’attuale situazione della Giunta.
Il sentiero di fronte a Gabrielli, del resto, è assai stretto.
Perchè, al contrario di quanto pure si è sostenuto, sarà solo sull’ipotesi di inquinamento mafioso che il Prefetto sarà chiamato a pronunciarsi (articolo 143 del Testo Unico di legge sugli Enti Locali) e non sulle “persistenti e gravi violazioni di legge” (articolo 141), che pure prevede la legge ma che sono estranee a questa procedura e che dunque, in questo caso, non poranno essere invocate per il commissariamento.
Un fatto è certo.
Se Gabrielli dovesse alla fine concludere per la mancanza dei requisiti necessari allo scioglimento per mafia, non per questo il quadro della sua relazione suonerà confortante per la Giunta Marino o una cambiale in bianco alla sua longevità politica. Anzi, le difficoltà politiche potrebbero moltiplicarsi.
Il quadro definito dall’indagine prefettizia — a quanto se ne sa — è infatti devastante . La corruzione che si è mangiata pezzi interi della burocrazia comunale è ormai allo stadio della metastasi.
E dunque la relazione, pur non raccomandando lo scioglimento (decisione che comunque dovrà assumere Alfano sottoponendola , entro tre mesi, al Consiglio dei Ministri) potrebbe aprire uno scenario di iniziativa politica inedito.
Su cui, non a caso, si è pronunciata anche Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia.
Una legge speciale per Roma che immagini poteri (e magari anche fondi) straordinari e che consenta di incidere immediatamente sul tessuto necrotizzato dell’amministrazione pubblica (sono 50 mila i dipendenti del comune, comprendendo le municipalizzate e le controllate) e sulla spesa.
Da affidare a una struttura di governo della città «allargata ».
Non insomma una “giunta bis dei Migliori”, ma una giunta Marino sostenuta da una struttura amministrativa o prefettizia “speciale” immaginata appunto per legge.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DIMENTICA CHE SAREBBE USO PRIMA CHIEDERE SE UNA ACCETTA L’INCARICO, ALTRIMENTO TUTTO SA DI FARSA
“Adempiere a questa chiamata è un dovere. Spero che accettino”. 
E invece no, le donne del M5S dicono no a Michele Emiliano: rifiutano le tre poltrone da assessore nella nuova giunta pugliese.
Sdegnate. Rosa Barone, Viviana Guadini e Antonella Laricchia gridano alla “violenza inaudita” e accusano Emiliano di essere “un grande attore”.
“La paura di essere controllato dalla principale forza di opposizione – dicono con una nota – lo ha portato a compiere quello che è un atto di una violenza istituzionale inaudita nei confronti di tutti i pugliesi. Ci chiediamo come si possa immaginare un atto di violenza tale – continuano i consiglieri pentastellati – proprio nel giorno in cui, nonostante queste ‘finte aperture mediatiche’ avevamo raccolto il suo terzo no ad un nostro concreto tentativo di collaborazione (il primo lo avevamo incassato quando gli abbiamo chiesto un incontro sulle trivellazioni e ha rifiutato, il secondo quando si è rifiutato di incontrarci concedendoci solo qualche ora di slittamento dell’incontro), dopo aver lavorato e fatto al posto suo un esercizio di vera democrazia diretta raccogliendo 160 curricula di pugliesi di qualsiasi orientamento politico che il governatore si è rifiutato anche solo di valutare. Oggi arriva questa notizia che, come se fosse normale apprendiamo dalla stampa a riprova del fatto che si tratta solo di un banale ‘fuoco d’artificio mediatico’ che da un lato ci fa sorridere e dall’altro ci preoccupa molto e forse dovrebbe preoccupare tutti i pugliesi”.
I consiglieri del M5S si tirano indietro, come già fatto in passato, addirittura a poche ore dal voto quando Emiliano aveva offerto ad Antonella Laricchia la delega all’Ambiente.
E attaccano: “È chiaro che, non esercitando la professione di magistrato da un po’, ha totalmente dimenticato tutto quello che ci auguriamo almeno un tempo sapesse e cioè il principio basilare della democrazia per cui dal risultato elettorale vien fuori una maggioranza e un’opposizione. Entrambe sono importantissime e meritano il massimo rispetto di tutte le istituzioni: rispetto che oggi è andato a farsi benedire”.
“Emiliano satanasso: no a incarichi politici nella giunta, sì a incarichi di garanzia (peraltro dovuti) al Movimento 5 Stelle”. Lo twitta Beppe Grillo, che rimanda a un lungo post pubblicato sul suo blog, dal titolo ‘Emiliano satanasso’, in cui ribadisce il secco ‘no’ del Movimento pugliese al presidente della Regione Puglia, che ha nominato tre grilline come assessori “contro la loro volontà “.
Sul blog Grillo aggiunge: “No a incarichi politici nella giunta, sì a incarichi di garanzia (peraltro dovuti). Gli assessorati Emiliano li dia ai suoi pari nel Pd, il M5S farà un’opposizione durissima. Questa è politica, Emiliano, non i tuoi giochetti di palazzo”.
Il partito di Grillo aveva già rifiutato le nomine sostenendo che si era trattato di “un atto di violenza” da parte del governatore.
Che replica così ai Cinque Stelle: “Con il gesto di offrire degli assessorati ho chiesto aiuto al movimento di Grillo per risolvere un problema di parità di generi, anche se naturalmente sono interessato anche alla qualità dei loro esponenti M5S”. E poi: “Addirittura qualcuno ha parlato,di un atto di violenza, ma non è così. “Ho sentito di voci relative a una diffida nei miei confronti, come se il mio fosse un gesto di stalking politico, ma naturalmente non era questa la mia intenzione”.
Sulla vicenda interviene anche il coportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, che dice: ‘Spero che il M5S ci ripensi e accetti proposta di entrare in giunta in Puglia. Io penso che rifiutando gli incarichi il M5S abbia commesso un errore perchè quella sarebbe stata un’occasione per affrontare le gravissime emergenze ambientali e dell’agricoltura come Taranto, Brindisi o la Xylella nel Salento”.
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
CONTESTATO IL NUMERO DI 6 MILIONI DI TURISTI, SONO LA META’… SALA IN DIFFICOLTA’
I numeri di Expo? Ora sono diventati un problema politico.
Posto a muso duro dal presidente del consiglio comunale di Milano, Basilio Rizzo, che ha mostrato di non credere alle cifre sui visitatori diffuse dal commissario Expo Giuseppe Sala.
Non si tratta più soltanto dello scostamento tra previsioni e realtà già segnalato dal Fatto Quotidiano: Sala ha dichiarato che nei primi due mesi dell’esposizione gli ingressi sono stati 6 milioni (2,7 a maggio e 3,3 a giugno), quindi 2,8 milioni in meno di quanto previsto nei documenti di Expo Spa (8,8 milioni, 4,1 a maggio e 4,7 a giugno), pari al -30 per cento.
No, sono le stesse cifre di Sala a essere ora messe in dubbio: sono irragionevoli, troppo alte rispetto ai dati dei trasporti.
Il ragionamento è semplice.
Sala sostiene che gli ingressi sono in media 100 mila al giorno, per fare 6 milioni in due mesi.
Ma l’Atm (l’azienda dei trasporti milanesi) porta ad Expo 30 mila persone il sabato e circa 25 mila gli altri giorni.
“Le altre come arrivano?”, si chiede Rizzo. Poche in auto: i parcheggi sono in gran parte vuoti, tanto che i vertici Expo si stanno ponendo il problema di come evitare il pagamento di una penale di 3 milioni alla società che li gestisce, Arriva/Deutsche Bahn, se nei sei mesi non saranno raggiunti gli 11 mila euro d’incassi.
Poche in pullman e poche in treno, tanto che alla società regionale Trenord sono preoccupati per aver rafforzato il servizio per avere le carrozze semivuote.
I conti dunque non tornano.
Anche raddoppiando generosamente i numeri Atm, si arriva a 3,5 milioni di visitatori nei primi due mesi.
Si fatica a ipotizzare che possano arrivare a 4 milioni.
Sala si è inventato oltre 2 milioni di ingressi in più?
Il commissario continua a esibire un incrollabile ottimismo: “La gente viene perchè si è divertita e interessata ed il passaparola sta funzionando”.
Lo sostiene il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che però ha smesso di sparare cifre: “Expo sta andando benissimo, ci sono tanti leader ma anche tanti cittadini e turisti”.
Basilio Rizzo, implacabile, replica: “Se i parcheggi sono vuoti, se i dati di trasporto pubblico di Atm e Trenord sono sotto le attese, tutta ‘sta gente che ci dicono, da dove arriva?”.
A questo punto la risposta la dovrà dare il sindaco Giuliano Pisapia, a cui Sala si è appellato: “Nei prossimi giorni faremo il punto con il sindaco”.
Ecco il nodo: Pisapia da una parte non vuole passare per quello che smorza gli ottimismi su Expo, dall’altra non può avallare eventuali numeri falsi.
Diffusi per di più da chi potrebbe diventare, tra qualche settimana, il candidato a succedergli a Palazzo Marino.
I manager di Expo intanto mettono le mani avanti sui prossimi mesi: “Ci sarà un momento di minori ingressi in agosto. Abbiamo però grandi aspettative per settembre e ottobre”.
Sul successo di Expo, Sala si gioca la candidatura a sindaco di Milano.
Ma se risultasse che mente sui numeri, la sua campagna elettorale avrebbe un pessimo inizio.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 7th, 2015 Riccardo Fucile
NON LO RIGUARDANO: ALLA DISPERATA LUI VA A CASA DI CARRAI A SCROCCO
Sì dell’Aula della Camera alle mozioni di maggioranza sulle iniziative volte a sospendere gli
espropri delle prime case.
Non passano tuttavia le diverse mozioni presentate dalle opposizioni (M5S, Area popolare, Fratelli d’Italia, Sel) che impegnavano il Governo a procedere a definire con chiarezza impignorabile la prima casa.
I testi approvati sono invece abbastanza blandi: sostanzialmente impegnano il governo solo a “a valutare l’opportunità di adottare iniziative di rango normativo volte ad individuare misure di natura economica per la gestione dei mutui ipotecari per la prima casa in sofferenza, con particolare riferimento ai nuclei familiari, soprattutto quelli numerosi, che si trovano in situazione di temporanea insolvenza”.
Un ulteriore impegno, previsto dalla mozione Pd, impegna il governo “a valutare l’opportunità di effettuare un’analisi approfondita ed aggiornata al fine di definire le misure da mettere in campo per arginare il fenomeno dei pignoramenti degli immobili adibiti ad abitazione principale”.
Non passano invece i documenti presentati in Aula alla Camera dalle opposizioni, che chiedevano di bloccare il pignoramento delle prime case.
Nel dettaglio, la mozione M5S prevedeva “la sospensione per 36 mesi della procedura espropriativa immobiliare” al ricorrere di determinate condizioni – fra cui ad esempio che “l’immobile non sia sottoposto a sequestro e a confisca in attuazione della legislazione contro la criminalità organizzata” – e ad “assumere iniziative per prevedere, al contempo, l’istituzione di un fondo, con dotazione annua di almeno dieci milioni di euro, per la remunerazione degli interessi ai creditori”.
La mozione di Area Popolare prevedeva invece di “sospendere gli espropri relativi alla prima casa” e di “affrontare con misure adeguate lo stato di estrema indigenza” delle famiglie italiane.
La mozione di Sel richiedeva inoltre “una sospensione di 12 mesi dei procedimenti di esecuzione immobiliare esecutivi a carico degli immobili adibiti ad abitazione principale”.
La mozione di Fratelli d’Italia impegnava invece il Governo a “iniziative urgenti volte a sospendere le procedure espropriative relative ad immobili adibiti ad abitazione principale e a stanziare le risorse necessarie al finanziamento di tutti gli strumenti atti a sostenere i soggetti e i nuclei familiari che versino in una condizione di temporanea sofferenza finanziaria”.
Protestano le opposizioni.
Per il Movimento 5 Stelle è “vergognoso il voto contrario alla mozione sulla sospensione dell’espropriazione della prima casa”, che si potrebbe “cancellare se ci fosse il reddito di cittadinanza, un aiuto concreto a chi è in momentanea difficoltà . In Italia non c’è solidarietà verso chi è in difficoltà , il voto contrario di tutta la maggioranza permette da oggi di perdere la prima casa anche per un piccolo debito, diciamo grazie a Renzi, è lui che porta via il bene primario degli italiani”.
Sorpresa anche Paola Binetti (Ap), la quale ricorda che “la prima casa costituisce un elemento fondamentale del patrimonio delle famiglie italiane e il fatto che sia aumentato in modo elevato il numero dei pignoramenti registrati in Italia in questi ultimi anni accentua in modo significativo la sensazione di ansia e di precarietà in cui vivono molte famiglie. Sorprende che il Governo per fare parere favorevole alla mozione chieda che venga tolto proprio il primo punto: quello che parla di impignorabilità della prima casa. Ciò in flagrante contraddizione con quanto disposto sia dal decreto-legge ‘del fare’, in cui all’articolo 52 si dice chiaramente che l’agente della riscossione non può dare corso all’espropriazione se la casa è l’unico immobile di proprietà del debitore. E con la sentenza della Corte di cassazione, del 12 settembre 2014, che stabilisce l’impignorabilità da parte di Equitalia e ne estende la validità anche per i procedimenti in corso. Sorprendente- conclude la Parlamentare- quindi il parere del sottosegretario ma essenziale la tutela del diritto dei cittadini alla prima casa”.
(da “Huffingtonpost“)
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