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CASAMONICA, GABRIELLI: “LE INFORMAZIONI C’ERANO, MA NON SONO ARRIVATE AI VERTICI”

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

“LE FORZE DELL’ORDINE CONOSCEVANO BENE IL CLAN, IN PASSATO 117 ARRESTI”

Le informazioni sul “funerale show” di Vittorio Casamonica c’erano ma non sono arrivate ai vertici della gestione dell’ordine pubblico di Roma.
A dirlo è stato il prefetto della Capitale, Franco Gabrielli, dopo il comitato per l’ordine e la sicurezza.
“Le informazioni c’erano ma non sono state valorizzate — ha detto Gabrielli — Sia polizia che carabinieri avevano contezza che ci sarebbe stato un funerale del capostipite di una famiglia che nella città  ha un rilievo assoluto nell’ambito della criminalità ”.
Al contrario, “se i vertici fossero stati messi nelle condizioni di conoscere le informazioni — ha spiegato — le modalità  di svolgimento di questo funerale sarebbero state diverse”.
Gabrielli ha definito la vicenda “gravissima, ma lo sforzo delle forze polizia non è stato vano in questi anni”.
D’altra parte sono stati fatti — aggiunge Gabrielli — “oltre 117 arresti“, quindi “le forze dell’ordine non hanno conosciuto solo ora i Casamonica“.
Intanto è stato emesso il divieto da parte della questura per le celebrazioni in occasione della messa di suffragio richiesta dai Casamonica per il 26 agosto nella parrocchia di San Girolamo Emiliani a Casal Morena, dove Vittorio Casamonica abitava.
Non si può vietare un funerale in un luogo culto — dice il vicequestore Luigi De Angelis — Perciò la cerimonia si dovrà  svolgere in forma strettamente privata”. San Girolamo Emiliani è la chiesa in cui furono celebrati i funerali di Enrico De Pedis, detto Renatino, boss della banda della Magliana.
Gabrielli precisa tra l’altro di non aver mai detto che “sarebbero rotolate teste, è stato un fatto grave. Se necessario le teste sarà  il ministro a farle rotolare”.
Nel comitato sulla sicurezza e l’ordine pubblico in prefettura Gabrielli ha proposto un “gruppo di raccordo” che “avrà  un nuovo modello di controllo del territorio per aree e non per obiettivi”.
Questo perchè “se la gente percepisce insicurezza, dobbiamo porci qualche problema. “Non ci sono rilievi che possa muovere ai vertici delle forze di polizia per quanto accaduto prima. Chiederò di verificare se ci saranno provvedimenti di carattere disciplinare se ci sono state delle mancanze”.
Di certo Gabrielli assicura di non poter dire che il questore ha sbagliato perchè “non è stato in grado di svolgere l’attività , non essendo stato informato”.
Ancora più delicata la questione dell’elicottero.
“Se fosse stato un terrorista sarebbe stato un problema per tutti. Il tema del sorvolo è molto importante ed attiene alla sicurezza nazionale. In una società  libera e democratica come la nostra gli ultraleggeri possono muoversi liberamente. Una volta alzati in volo le possibilità  di intercettarli sono pari a zero. Questi casi si risolvono solo con attività  preventiva di intelligence“.
E nessuna ipotesi “operativa” era praticabile: “Se si fosse alzato in volo un elicottero della polizia o dei carabinieri avrebbe creato turbolenze, una condizione di pericolo per il velivolo e per le persone che stavano sotto. Questi casi — ha ribadito — si risolvono solo con attività  preventiva di intelligence”.

(da “Huffingtonpost”)

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EX MISSINO OSPITA 17 PROFUGHI A CASA SUA: “ACCOGLIERE E’ DI DESTRA”

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

“I PROBLEMI VANNO RISOLTI, ALTRO CHE SALVINI”

Un passato nel Movimento Sociale Italiano e in Alleanza Nazionale, oggi ospita 17 profughi.
Lui si chiama Roberto Gabellini, e ha deciso di aprire le porte della sua casa di Ceresolo, sulle colline di Rimini, a 17 richiedenti asilo provenienti da Bangladesh, Etiopia e Ghana.
In cambio riceve dallo Stato oltre duemila euro. Ma dietro la sua decisione, dice, c’è anche una visione politica e civica: “Accogliere chi è in fuga dalla povertà  è di destra, dice alle telecamere di Repubblica Tv. Accettare i richiedenti asilo è di destra, anche perchè è un fenomeno che va affrontato”.
E al giornalista che gli fa notare che non è proprio così che la pensa Matteo Salvini, leader della Lega Nord, Gabellini risponde: “Salvini sbaglia, parla solo alla pancia della gente. Ma oggi come oggi non si può parlare solo alla pancia della gente, bisogna risolverli i problemi”.
All’amico personale Roberto non possono che giungere le congratulazioni nostre e dei tanti missini veri che hanno combattuto in nome della giustizia sociale in anni dove i “benpensanti” se ne stavano chiusi nelle loro case dei quartieri bene, mentre ragazzi come noi difendevano gli spazi di libertà  del nostro popolo.
Un esempio che ci auguriamo possa far rinsavire quei tanti cazzari sedicenti di destra che vendono valori per una poltrona.

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L’ESTATE E’ FINITA, I RINCARI NO: TUTTE LE SORPRESE D’AUTUNNO

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

IL GOVERNO HA BISOGNO DI SOLDI PER MANTENERE LE PROMESSE DI RENZI: PAGHEREMO NOI

Finite le vacanze? Preoccupati per il ritorno alla routine? State sereni.
Da settembre il nostro premier Matteo Renzi avrà  solo un obiettivo: approvare una legge di stabilità  per il 2016 che prosegua “nel taglio delle tasse”.
L’ha promesso: via la tassa sulla prima casa, via l’Imu su terreni agricoli e macchinari imbullonati a terra, giù Ires e Irpef, le tasse sui redditi delle società  e delle persone fisiche. E chi più ne ha, più ne metta.
Serve solo reperire nei prossimi tre anni una cifra che oscilla tra i 35 e i 45 miliardi di euro; cifra a cui, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, vanno aggiunti altri 75,4 miliardi entro il 2018 per evitare che scattino le cosiddette clausole di salvaguardia, trappole disseminate nelle norme italiane per tappare i buchi del bilancio dello Stato con aumenti automatici del prelievo fiscale. Bombe ad orologeria.
Per disinnescarle il governo dovrà  reperire risorse.
Magari con il taglio della spesa pubblica, più probabilmente con altre tasse, più o meno occulte.
Ma non bisogna essere pessimisti. Basta avere fiducia e resistere alla raffica di aumenti in arrivo.
La prima brutta sorpresa potrebbe celarsi nella prossima bolletta elettrica.
Il caldo africano purtroppo si è tradotto in consumi di energia record tra luglio (+ 13,4% rispetto al 2014) e agosto, dovuti all’uso maggiore dei condizionatori d’aria. Per i soli contratti domestici l’estate torrida potrebbe tradursi in una spesa in più di 8,50 euro a utenza, 170 milioni di euro in tutto, 72 dei quali di sole imposte e oneri che finirebbero nelle casse pubbliche.
La seconda batosta arriverà  dalla Tari, la tassa sui rifiuti.
La seconda rata nella maggior parte dei Comuni scadrà  a metà  settembre, il saldo a metà  novembre.
Quest’anno la tariffa media per una casa da 100 metri quadri abitata da tre persone sarà  di 299 euro, 15 euro in più rispetto all’anno scorso (+ 5%).
Secondo la Cgia di Mestre, la stessa famiglia per smaltire i propri rifiuti oggi sborsa addirittura il 23,5% in più rispetto a 5 anni fa.
E per le attività  commerciali le cose vanno anche peggio: dal 2010 al 2015 + 47% per ristoranti e pizzerie di 200 metri quadri, + 35%per bardi 60 metri quadri, + 23% per negozi di parrucchieri di 70 metri quadri, nonostante la quantità  di immondizia prodotta sia complessivamente diminuita e nella maggioranza dei casi il servizio non sia migliorato.
La terza nazzata è nascosta in un comma dell’ultima Finanziaria.
Visto che l’Unione europea ne ha bocciato una parte (la reverse charge per la grande distribuzione), per chiudere il bilancio 2015 mancano all’appello 728 milioni di euro, come per ognuno dei prossimi tre anni.
Dove ripescare questi denari? Nelle tasche degli automobilisti, ovviamente.
Così, se non si trovano soluzioni alternative, il prossimo 30 settembre le accise di benzina, gasolio e gpl potrebbero aumentare di diversi centesimi al litro in un colpo solo.
E considerate che all’erario già  versiamo in media più di 1 euro ogni 10 chilometri percorsi in auto.Se oggi la verde costa alla pompa 1,589 euro, solo poco più di 50 centesimi corrispondono al prezzo del prodotto: quasi 73 centesimi sono accise, mentre circa 35 centesimi sono Iva.
Anche per questo il crollo del prezzo del petrolio non si traduce mai in un risparmio per il consumatore.
Ma i pericoli per il nostro portafoglio non sono finiti.
Il prossimo 30 settembre è anche l’ultimo giorno utile per presentare la richiesta dell’ennesimo condono fiscale,molto graziosamente chiamato voluntary disclosure. Da lì dovrebbero uscire 2 miliardi e 684 milioni di euro da spalmare in 4 anni.
Una somma difficile da raggiungere, tanto che già  si parla di una probabile proroga della scadenza.
Che succede se si recupera meno del previsto?
Con un decreto d’urgenza bisognerà  aumentare gli acconti Ires e Irpef 2015, le stesse voci che Renzi vorrebbe diminuire,e ritoccare ancora una volta le accise sui carburanti a partire dal primo gennaio 2016.

Barbara Cataldi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL PAESE DEI COMUNI SCIOLTI PER MAFIA

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

DA 25 ANNI OGNI MESE UN MUNICIPIO VIENE COMMISSARIATO PER INFILTRAZIONI MAFIOSE

Una legge tutta da rifare? A quasi un quarto di secolo dall’entrata in vigore della norma sullo scioglimento dei comuni infiltrati dalla mafia, politica, società  civile, associazioni antimafia si interrogano oggi se lo strumento dello scioglimento sia ancora attuale ed efficace.
O se non sia meglio cambiarlo o modificarlo.
A proposito del caso Roma, su cui il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha promesso un pronunciamento del Viminale per il 27 agosto, è lo stesso presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, del resto, a invocare addirittura un decreto legge che introduca strumenti ad hoc per affrontare le difficoltà  di Comuni molto grandi.
“Bisogna individuare una terza via – dice Bindi – fra scioglimento o non scioglimento, e potrebbe essere un tutoraggio dello Stato, un’assistenza verso l’ente “parzialmente infiltrato”, senza che questo debba essere commissariato o debba perdere la guida politica”.
“È importante dunque anzitutto intervenire sulle norme in materia di scioglimento – sottolinea il presidente dell’Antimafia – alla luce di un’esigenza che ha avvertito lo stesso governo presentando un disegno di legge che è attualmente pendente al Senato in attesa di approvazione”.
Per capire cosa stia accadendo, è necessario fare un po’ di storia.
La legge 221 nacque nel 1991 da una situazione di emergenza, come risposta alla decapitazione avvenuta a Taurianova di un affiliato alla ‘ndrangheta la cui testa fu lanciata in aria e fatta oggetto di un macabro tiro al bersaglio a pistolettate. La norma doveva avere valore preventivo, affidando al ministero dell’Interno il potere di sciogliere i Comuni in modo autonomo e svincolato dalle indagini della magistratura, lunghe e complesse.
Da allora i governi hanno utilizzato questo strumento antimafia in modo altalentante, con una forte discrezionalità  politica.
Quasi mai sono intervenuti in via preventiva, quasi sempre hanno applicato la legge in seguito a indagini penali, snaturandone così il marchio di fabbrica.
Hanno sciolto 258 amministrazioni locali e cinque Aziende sanitarie.
Otto comuni hanno il record dei tre scioglimenti: Casal di Principe, Casapesenna, Grazzanise, Melito di Porto Salvo, Misilmeri, Roccaforte del Greco, San Cipriano d’Aversa e Taurianova.
Trentotto sono stati commissariati invece due volte.
Nel 2012 per la prima volta è stato sciolto invece un capoluogo di provincia importante come Reggio Calabria.
Al Centro Nord gli scioglimenti sono più rari: pochissimi in Piemonte, uno, a Sedriano, in Lombardia, anche se secondo alcuni esperti non era quello più “infiltrato” dalla ‘ndrangheta.
Quest’anno, poi, il prefetto di Reggio Emilia ha nominato la commissione per effettuare l’accesso nel comune di Brescello, il primo passo di una lunga procedura che deve valutare l’eventuale presenza di infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale, un’anteprima assoluta in Emilia Romagna, quella che dal Dopoguerra in poi è sempre stata considerata la patria del buongoverno.
E sempre quest’anno, per la prima volta “un accesso”, come viene detto in gergo burocratico, ha riguardato Roma, la Capitale.
Sotto le scure della legge non è mai caduto invece un Consiglio provinciale e allo stesso modo sono passati indenni anche i cosiddetti “enti terzi”, come le società  partecipate che, invece, sono sempre più strumenti di effettivo governo del territorio e, dunque, oggetto degli appetiti mafiosi.
Ma i criteri di scioglimento non sono sempre stati gli stessi.
I governi tecnici degli anni Novanta, così come quelli del Duemila, non avendo interessi e finalità  elettorali da tutelare, hanno fatto il massimo ricorso alla legge senza guardare al colore politico delle amministrazioni infiltrate: nel triennio 1991-94 gli scioglimenti sono stati in media 30 l’anno, 36 in 17 mesi con il solo governo Monti. Ma quando al potere vanno i politici, le cose cambiano e lo scioglimento passa, se così si può dire, da strumento, a strumentale. Strumentale per “tutelare” i Comuni del proprio colore e per prendere di mira quelli di colore opposto.
È il sociologo Vittorio Mete (autore del volume “Fuori dal Comune. Lo scioglimento delle amministrazioni locali per infiltrazioni mafiose”, Bonanno, 2009), a scoprire nei suoi studi questo singolare aspetto.
“I governi di centrodestra e di centrosinistra – ricostruisce – sembrano comportarsi in maniera non troppo dissimile: essi tendono a sciogliere più frequentemente (quelli di centro-destra ancor più di quelli di centro-sinistra) le amministrazioni locali di opposto colore politico”.
Gli scioglimenti, dunque (quanti, quali, dove) ci parlano certamente della mafia, ma ci parlano, anche, di come funzionano lo Stato e l’apparato dell’antimafia.
E di come lo strumento sia al contempo strumento di contrasto alla mafia e strumento di lotta politica.
Gli scioglimenti, infatti, dovrebbero rispondere a una sola logica: “Se le mafie condizionano o minacciano di condizionare un comune – spiega Mete – l’amministrazione comunale va sciolta. In caso contrario, no”.
Purtroppo, questi 25 anni di applicazione della legge ci raccontano una storia diversa fatta, per dirla con le parole di Raffaele Cantone, il magistrato a capo dell’Autorità  nazionale anticorruzione, “di estenuanti ‘mediazioni’ politiche sugli scioglimenti”.
Il riferimento, esplicito, è al caso del comune di Fondi, nel basso Lazio.
Il municipio, amministrato dal Pdl e infiltrato da camorra, ‘ndrangheta e mafia, il cui scioglimento fu chiesto per due volte nel 2009 dall’allora responsabile del Viminale Roberto Maroni (Lega) con la seguente motivazione: “Il Comune di Fondi presenta forme di ingerenza da parte della criminalità  organizzata tali da compromettere il buon andamento dell’amministrazione, con grave e perdurante pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica. Emergono significative circostanze di vicinanza e contiguità  al sodalizio in relazione al sindaco, a diversi esponenti della giunta. La presenza e l’estensione dell’influenza criminale rende necessario il commissariamento per 18 mesi”. Nonostante ciò, Fondi fu salvato per due volte dal Consiglio dei ministri del governo Berlusconi. La maggioranza del consiglio comunale, approfittando del mancato intervento del governo, si dimise in massa, evitando i 18 mesi di commissariamento.
Il ministro dell’Interno leghista avallò l’escamotage senza batter ciglio.
Il comune andò subito al voto e il Pdl, con quasi tutti gli stessi amministratori oggetto dello scioglimento (alcuni dei quali riconfermati assessori), tornò al governo del comune con il 65 per cento dei voti. Il sindaco che guidava l’amministrazione collusa, Luigi Parisella, fu poi eletto in consiglio provinciale.
Bruno Frattasi, il prefetto di Latina che aveva chiesto lo scioglimento, fu oggetto di pesanti intimidazioni da parte dei vertici locali del Pdl: fu definito “pezzo deviato dello Stato” dall’ex presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani.
E il senatore Claudio Fazzone (ex Pdl, ora Fi), plenipotenziario di Berlusconi nel Pontino, minacciò di querelarlo, difese a spada tratta l’amministrazione infiltrata e invocò contro il prefetto addirittura l’apertura di una commissione parlamentare d’inchiesta. Fazzone, più volte citato nella relazione di Frattasi (in quanto socio del sindaco Parisella e di tal Luigi Peppe, “il cui fratello risultava in rapporti certi con una famiglia”), è attualmente componente della Commissione Antimafia che si sta occupando proprio di scioglimenti di consigli comunali.
L’allora segretario Pd di Fondi, Bruno Fiore, infine, che si oppose con tutte le sue forze al mancato commissariamento, fu oggetto di un attentato intimidatorio fortunatamente fallito.
Insomma, il caso Fondi ha segnato uno spartiacque, un precedente assoluto e gravissimo, ha profondamente segnato, e minato la credibilità  della legge, perchè in quel caso lo Stato s’è arreso di fronte alla criminalità .
“E ora è a rischio – commenta l’avvocato Francesco Fusco, del comitato antimafia di Fondi – l’intero funzionamento degli anticorpi normativi ed esecutivi contro la mafia. Qualunque comune colluso con la mafia ricorrerà  alle dimissioni per potersi ripresentare, ripulito, e più in forze di prima”.
Il dibattito sulla bontà  della legge resta dunque aperto, ma, secondo Mete, il quadro va allargato ulteriormente. “L’analisi di alcune vicende – spiega il sociologo – fa emergere un altro aspetto, solitamente poco discusso: in molti casi di scioglimento per mafia il principale problema che pregiudica il buon andamento dell’attività  amministrativa dell’ente locale non è quello mafioso”.
“Lo dichiara apertamente – aggiunge Mete – l’attuale Capo della Polizia che, in qualità  di prefetto di Napoli, e riferendosi alla situazione campana, scrisse: ‘Anche nei Comuni sciolti per infiltrazione camorrista, il tasso di condizionamento camorrista è sempre inferiore rispetto a quello dell’illegalità  non connessa al crimine organizzato. Insomma, sembra prevalere un bieco clientelismo finalizzato in via esclusiva ad alimentare un sistema affaristico imprenditoriale di natura parassitaria, rispetto al condizionamento o alla collusione con le cosche che operano sul territorio'”.
Siamo sicuri, allora, che per risolvere i problemi delle collusioni mafiose nei Comuni basti una ennesima modifica della legge?
Inseguire una nuova riforma normativa non è forse un alibi della politica per non affrontare il vero problema, che è il funzionamento della democrazia a livello locale in ampi territori del Paese?

Alberto Custodero
(da “L’Espresso”)

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MARO’, CORTE DI AMBURGO: “INDIA BLOCCHI PROCESSO MA GIRONE NON RIENTRI IN ITALIA”

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

“LA COMPETENZA E’ DELL’AJA”… L’ITALIA SPERAVA DIVERSAMENTE

Il caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre non è di competenza nè dell’Italia, nè tanto meno dell’India, perchè giudicare nel merito “sarà  compito dell’arbitrato internazionale all’Aja“.
Il Tribunale internazionale del Diritto del Mare di Amburgo (Itlos), chiamato a decidere sulla vicenda che coinvolge i due fucilieri di Marina, accusati di avere ucciso due pescatori indiani, ha stabilito — con 15 voti a favore e 6 contrari — che i due Paesi “devono sospendere ogni iniziativa giudiziaria in essere e non intraprenderne di nuove che possano aggravare la disputa“. Inoltre la corte ha deciso di non assumere nessuna misura temporanea in attesa della conclusione dell’iter giudiziario, perchè “questo toccherebbe questioni legate appunto al merito del caso”.
L’Italia aveva infatti chiesto di consentire il rientro di Girone dall’India — che invece vi rimarrà  — e la permanenza di Latorre in Italia come misura temporanea.
Una decisione che non rispecchia quanto avrebbe voluto l’Italia per il ministro Graziano Delrio.
“L’Italia sperava diversamente — ha detto dal meeting di Rimini — Avevamo chiesto altre cose, la sentenza non va nella direzione che avevamo richiesto. Il governo — ha concluso — non può fare altro che prenderne atto, poi si decideranno ulteriori passi da parte del presidente del Consiglio e dei ministri competenti”.
Nel leggere la sentenza, il presidente dell’Itlos ha sottolineato che il Tribunale è consapevole sia del dolore delle famiglie dei pescatori indiani uccisi, sia delle conseguenze che le restrizioni comportano per i marò, aggiungendo dunque che le decisioni della Corte “non devono in nessun modo essere interpretate come un modo di appoggiare rivendicazioni di una delle due parti”.
In aula erano presenti per l’Italia, a nome del governo, l’ambasciatore all’Aja, Francesco Azzarello e il capo del team legale Sir Daniel Betlehem; per l’India, invece, il rappresentante del governo Neeru Chadha e l’avvocato francese Alain Pellet, a capo del team legale indiano.
Azzarello, a seguito del verdetto, si è detto deluso per la mancata adozione di misure per Girone e Latorre ma anche parzialmente soddisfatto perchè “la misura oggi prescritta tutela in parte i diritti italiani sul caso dell’Enrica Lexie“.
Ha comunque annunciato l’intenzione di “rinnovare le richieste relative alla condizione dei fucilieri davanti alla Corte arbitrale”.
“Il Tribunale di Amburgo — ha detto — ha oggi ordinato che l’India e l’Italia si astengano dall’esercizio di qualsiasi forma di giurisdizione sui due Fucilieri di Marina, nell’attesa di una determinazione definitiva del caso da parte della Corte arbitrale, che è in via di costituzione. Nel fare ciò — ha proseguito Azzarello — il Tribunale ha riconosciuto la piena legittimazione e competenza della Corte arbitrale sulla vicenda”.
“L’Italia sperava diversamente. Avevamo chiesto altre cose, la sentenza non va nella direzione che avevamo richiesto”, ha commentato il ministro Graziano Delrio al Meeting di Cl.
“Il governo non può fare altro che prenderne atto, poi si decideranno ulteriori passi da parte del presidente del Consiglio e dei ministri competenti”, ha aggiunto.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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MEETING RIMINI, IL DIBATTITO “VERO” CHE NON SI FARA’ MAI

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

SE LUPI, INCALZA, FORMIGONI, CAVALLO, MENOLASCINA E FERRARA PARLASSERO DEI LORO ILLECITI TUTTO SAREBBE PIU’ REALE

Sarebbe bello se Giorgio Vittadini spezzasse la cappa di ipocrisia che sovrasta il Meeting di CL e trovasse il coraggio di salire sul palco per pronunciare un discorso liberatorio fatto più o meno così: “Cari Maurizio Lupi, Roberto Formigoni,Frank Cavallo,Ercole Incalza, Salvatore Menolascina e Francesco Ferrara, sappiamo che siete tutti finiti nei guai per storie diverse, qualcuno indagato o arrestato e qualcuno costretto alle dimissioni senza essere indagato,come Lupi. Ebbene,noi del Meeting di CL non vi dimentichiamo. Sperando che siate tutti liberi (in tutti i sensi) e disponibili, vi chiediamo di mettere a disposizione del Meeting le vostre conoscenze.
Non stiamo parlando di sussidiarietà  o religione. Con voi, cari amici, vogliamo organizzare un dibattito sui mali che uccidono il mercato libero in Italia: la corruzione, le cricche e le raccomandazioni.
Con te, mio vechio amico ‘zio Frank’, alias Francesco Cavallo, potremmo parlare di lobby e turbative di gara nelle grandi opere, visto che i magistrati di Firenze ti hanno spedito ai domiciliari perchè ti accusano di traffici con l’ingegnere Stefano Perotti, dal quale incassavi 8 mila euro al mese e un telefonino aziendale mentre lo aiutavi a ottenere incarichi milionari per porti, autostrade e alta velocità .
Caro amico Frank, noi non facciamo finta di non averti mai conosciuto. Non dimentichiamo che eri fino al 2012 nel consiglio dei fondatori della Fondazione della Sussidarietà  da me presieduta.
Nè dimentichiamo che eri l’amministratore della società  editoriale del ‘nostro’ settimanale Tempi e che, grazie a cotanto curriculum il ministero diretto dal caro Maurizio Lupi ti ha nominato presidente di Cento stazioni, gruppo FS, nel 2014. Anche in un dibattito sulle lobby potresti dire la tua. la società  di cui eri socio con il 5 per cento (In rete Srl) ha vinto (in Ati con altre aziende) la gara per la comunicazione della Regione Lombardia per un ammontare di 40 milioni di euro.
Dopo gli arresti, hai ceduto la tua quota e non sei più presidente così Cantone ha potuto dare il via libera all’appaltone che vale 8 milioni di euro solo per gli incontri istituzionali che saranno organizzati da In rete.
Frank, ti prego, non sfilarti dal dibattito con la scusa che non sei più nella società .
Noi sappiamo che In rete è sempre in mani amiche: lo sai anche tu che l’amministratore Simone Dattoli la controlla con il 67 per cento delle quote e ha collaborato fino al 2011 con la nostra Fondazione per la Sussidarietà .
Nel Meeting 2011 curò per noi il dibattito sul gioco con i cari amici di   Lottomatica e Sisal. Forza Frank, forza Simone, salite insieme sul palco con me!”.
Purtroppo difficilmente Vittadini mostrerà  i suoi vecchi amici di In rete ed è un vero peccato che tra un dibattito con il gran mufti di Parigi sul futuro delle religioni e il discorso di Renzi di domani non si trovi un buco neanche all’arena Frecciarossa per far parlare l’ex presidente di Cento-stazioni.
Non si comprende perchè Vittadini voglia disperdere tanto know-how.
Chi meglio di Cavallo per guidare i ragazzi che accorrono al Meeting?
Frank potrebbe salire sul palco con il vecchio amico ciellino che stavolta non è stato invitato a parlare: l’ex ministro Maurizio Lupi.
Sono talmente in sintonia mistica che nell’ottobre 2013 quando Lupi vola a Londra per omaggiare Tommaso Moro a Canterbury si porta proprio Cavallo.
Sarebbe bello vederli sul palco insieme a Stefano Perotti, il progettista che trovava lavoro al figlio del ministro mentre donava — tramite Cavallo — al rampollo un Rolex da 10 mila euro.
Certo, non sarebbero gli oratori più indicatiperparlaredipovertà  mapotrebberospiegarecome funzionano davvero le grandi opere.
Tutti insieme potrebbero evocare quel memorabile week-end del settembre 2013 in cui Perotti ospitò Cavallo e Lupi con consorte nella sua villa meravigliosa, resa celebre dallo spot delle calze con Julia Roberts, a Firenze. C’era anche il sottosegretario all’istruzione del Governo Renzi, Gabriele Toccafondi del Ncd.
Lui al Meeting è stato invitato e potrebbe salire sul palco per una bella rimpatriata. Non potrebbe mancare in un dibattito su corruzione e grandi opere anche Ercole Incalza. Il suo sarebbe un gran ritorno.
Come dimenticare quel 23 agosto 2005, in cui Lupi a Rimini scolpiva nella storia del Meeting: “voglio ringraziare davanti a tutti una persona che ho incontrato in questi anni, un prezioso collaboratore del ministro Lunardi ma prezioso collaboratore di tutti noi. Volevo presentare e fare un applauso a Ercole Incalza che è, credo, una persona eccezionale e un patrimonio per il nostro Paese”.
Può il Meeting dopo quella standing ovation dimenticare il-padre della patria?
Solo per il suo arresto o per quella casa comprata dal genero con il ‘metodo Scajola a sua insaputa’, un anno prima dell’ovazione, grazie agli assegni di Zampolini?     Insieme, Cavallo e Perotti potrebbero spiegare al Meeting perchè, mentre erano intercettati, tentavano di convincere le maggiori imprese di costruzioni italiane (Astaldi, Pizzarotti, le coop rosse C-mc e Ccc e poi De Eccher, ecc..) a pagare a Inrete 5 mila euro a testa per partecipare a un incontro con tanto di cena finale al cospetto del ministro Lupi.
Sul palco poi dovrebbe essere chiamata la vecchia gloria Roberto Formigoni.
Al Meeting lui dovrebbe spiegare come si fa a farsi donare le vacanze ai tropici da Pierluigi Daccò per poi negare e infine ammettere anni dopo.
E come si fa a farsi donare i quadri antichi da una società  della Regione, le Ferrovie Nord, per poi negare ancora. Il tutto senza arrossire.
Peccato davvero che Vittadini non trovi spazioe per un dibattito così.
Sarebbe l’occasione giusta per chiedere quanto ha pagato il gruppo La Cascina al Meeting per il grande stand dello scorso anno.
Un altro ospite indicato per questo dibattito immaginario sarebbe il ras della Cascina, aderente alla Compagnia delle Opere,il braccio di Cl nel mondo degli affari,finito anche lui ai domiciliari nella seconda ondata di arresti di Mafia Capitale.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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SINDACATI: DIECIMILA POLTRONE POSSON BASTARE

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

ENTI, FONDI E COMITATI AFFIANCANO LA VITA DEL SINDACATO

Gli stipendi d’oro dei sindacalisti fanno scandalo.Ma costituiscono solo la punta di un iceberg più corposo. I 336 mila euro di Raffaele Bonanni (l’anno prima di andare in pensione), i 256 mila di Antonino Sorgi, dell’Inas-Cisl o i 262 mila euro del segretario della Fisascat-Cisl, Pierangelo Raineri (262 mila), fanno impressione.
Ma non si tratta solo di furbizia o malversazione.
Certi redditi sono possibili anche per l’enorme quantità  di enti, fondi, comitati che affiancano la vita del sindacato, di cui poco si conosce e che il Primo Rapporto sugli Enti bilaterali redatto da Italia Lavoro (767 pagine) aiuta a capire meglio anche se i rivoli sono infiniti come dimostra il caso degli Enti di formazione che vedremo più avanti.
Bilaterale a vita    
Sono più di 10 mila le poltrone “bilaterali”. Gli Organismi da cui derivano nascono nei contratti di lavoro ed erogano servizi di assistenza previdenziale, sanitaria, formazione, sostegno al reddito.
Sono per lo più “associazioni non riconosciute” che non presentano bilanci pubblici e, soprattutto, non sono sottoposti a nessun controllo.
Alcuni esulano dalla definizione istituzionale come l’Enasarco che gestisce la previdenza degli agenti di commercio, ma sempre in base a un accordo tra le parti sociali.
Uno status ancora differente è quello dell’Inpgi, l’istituto previdenziale dei giornalisti, che pure è controllato dalla categoria.
Ci sono, poi, i Fondi previdenziali, quelli sanitari, i Fondi per la formazione professionale. Generano presidenze ambite, vicepresidenze ben retribuite, gettoni di presenza a piovere.
Una rete finanziata dal “monte salari” (anche se formalmente sono le imprese a versare i contributi) con un prelievo dello 0,30 -0,50% in busta paga che può arrivare all’1%.
Per i fondi previdenziali e sanitari ( i primi sotto il controllo del Covip e i secondi dell’Anagrafe del ministero della Salute) si arriva anche al 3-4%).
I 536 fondi previdenziali, nel 2013, gestivano 104 miliardi di euro per 5,8 milioni di iscritti. I 260 fondi sanitari avevano 7 milioni di iscritti e i 545 Enti bilaterali (di cui solo 29 nazionali) abbracciano la gran parte del lavoro dipendente.
Ci sono poi i 21 Fondi Interprofessionali, una serie di Fondi di solidarietà  regolamentati dalla legge Fornero, e altre strutture minori.
Si tratta di oltre 1300 organismi in cui, nei consigli di amministrazione, non ci sono mai meno di sei membri (tre per Cgil, Cisl e Uil e tre di parte datoriale).
Più spesso si supera il numero di dieci. Da qui, la cifra di oltre 10 mila poltrone più o meno retribuite. Quanto?
Posti da 70 mila euro    
Secondo un studio della Filcams-Cgil, sindacato del commercio in cui gli Enti bilaterali abbondano, “i compensi per la presidenza e gli altri organi variano nelle diverse realtà  (…) fino a raggiungere indennità  elevatissime — 70 mila euro annui — per la Presidenza”.
I regolamenti sindacali imporrebbero di versare gettoni e indennità  alla propria associazione ma spesso non accade. Oppure non ci sono le sanzioni.
Quel che è peggio, nota la Filcams, è che la quantità  di risorse destinate ai servizi “non supera quasi mai il 50% dei contributi incassati”. Soldi sicuri per i super-stipendi, meno per i servizi da erogare.
Uno dei nomi reso pubblico da Fausto Scandola, Pierangelo Raineri, è segretario della Fisascat Cisl, consigliere dell’Enasarco, consigliere del fondo di sanità  integrativa Est, presidente della cassa di assistenza sanitaria Quas.
I suoi 262 mila euro si spiegano anche così.
Un altro caso è quello di Brunetto Boco, segretario della UilTucs ma anche presidente dell’Enasarco, incarico per il quale percepisce 135.324 euro lordi annui a cui aggiungere 270 euro per ogni seduta del Cda. L’Enasarco ha in bilancio la bellezza di 1,3 milioni di euro per il funzionamento dei suoi organi statutari (48 mila euro di Raineri vengono da qui).
Ma Boco è anche vicepresidente del fondo Est, che ha messo a bilancio 420 mila euro per il funzionamento degli organi. Il suo reddito è quindi paragonabile a quello dei dirigenti Cisl contestati.
Il Fonchim (chimici), primo fondo italiano con 4,7 miliardi di patrimonio gestito, è presieduto dal professor Adriano Propersi, indicato dalle imprese, mentre il vice è il sindacalista Femca Cisl, Paolo Bicicchi che, prima di passare al Fonchim era vicepresidente di un altro fondo, il Pegaso. Nel Cda, per la Cgil, siede Alberto Morselli che è stato fino al 2012 il segretario generale della categoria. Fonchim destina agli organi statutari 588 mila euro annui e spende per la gestione 1,2 milioni di euro.
Il Fondo Cometa, dei metalmeccanici, è presieduto dall’ex segretaria Fim, Annamaria Trovò, ha dodici componenti per il Cda e spende per i suoi “organi”, 250 mila euro annui più 1,1 milioni per il personale.
Giornalisti manager    
È invece un ente di diritto privato controllato dal ministero del Lavoro, l’Inpgi, l’istituto dei giornalisti il cui Cda è formato da 16 componenti di cui 11 eletti nella categoria.
Il presidente, Andrea Camporese — indagato per il caso Sopaf — guadagna 255.728 euro annui a cui vanno aggiunti 60 mila euro di “ristoro del danno da aspettativa non retribuita”.
Totale, 315 mila per un istituto per il quale si è appena resa necessaria una manovra di aggiustamento.
Camporese è stato segretario dei giornalisti del Veneto e il suo vice, Paolo Serventi Longhi, 43.148 euro di indennità , è stato il segretario della Fnsi.
Trattandosi di centinaia e centinaia di enti, la pratica del doppio incarico è molto diffusa. Come Raineri, quattro incarichi anche per Paolo Andreani, segreteria Uil-Tucs, vicepresidente della Coopersalute, presidente di Quadrifor, consigliere Quas; Ferruccio Fiorot, segreteria Fisascat, presidente dell’ente Ebinter, consigliere dell’ent Ebnter, direttivo nel fondo est; Fabrizioo Russo, della Filcams-Cgil, è nel consiglio Ebinter, in quello di Ebnter e nel Comitato del fondo Est. Curioso il caso di Michele Carpinetti, Cgil, presidente di Ebnter, consigliere di Ebinter ed ex sindaco di Mira, cittadina veneta dove è stato sconfitto dal Movimento 5 Stelle.
Fondi senza controllo    
Fondimpresa è il più grande Fondo di formazione professionale. Sono in tutto 21, gestiscono circa 600 milioni l’anno derivati dal contributo dello 0,30% sul monte stipendi versato dalle aziende all’Inps che a sua volta lo gira ai fondi. Fondimpresa nel 2014 ha gestito 363 milioni, il 47% del totale.
Alle spese di gestione ha destinato oltre 5 milioni, mentre 347 milioni sono andati direttamente alla formazione. I 2,5 milioni stanziati per “personale e organi statutari”, però, rendono comunque appetibile il suo Cda.
Non a caso presieduto dall’ex presidente di Confindustria, Giorgio Fossa, mentre Cgil, Cisl e Uil vi hanno designato un ex segretario di categoria, Bruno Vitali della Fim-Cisl, il responsabile dei fondi interprofessionali della Cgil, Luciano Silvestri e l’ex segretario confederale Uil, Paolo Carcassi.
I Fondi interprofessionali attualmente non rendono conto a nessuno. Al loro interno può capitare, e capita spesso, quello che è avvenuto alla Fisascat (ancora!) di Roma e Lazio il cui segretario, Giuseppe Pietro Janni (ora fuoriuscito) tramite una srl, la So.GE.L. controllava l’ente di formazione (Micene Srl) che gestiva i corsi di formazione appaltati dal suo stesso sindacato.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL CORAGGIO DI JUNCKER: “NO AI MURI E ALL’ODIO DEI POPULISTI, L’EUROPA NON E’ QUESTA”

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

“CI SONO POLITICI IN EUROPA CHE PRODUCONO ODIO E NESSUNA SOLUZIONE, SIAMO DI FRONTE A ESSERI UMANI CHE SFUGGONO ALLA DISPERAZIONE”

“L’Europa fallisce se la paura prende il sopravvento. L’Europa fallisce quando gli egoismi hanno più voce della solidarietà  presente in ampie porzioni della nostra società “.
Lo scrive, in un intervento pubblicato su Repubblica, il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che mette in guardia contro la miopia di chi vorrebbe un’Europa divisa da muri anti-migranti.
“Considero l’Europa – scrive Juncker – una comunità  di valori di cui possiamo andar fieri, ma raramente lo siamo. In Europa vantiamo i massimi standard mondiali di accoglienza dei profughi, mai rifiuteremmo asilo a chi necessita della nostra tutela, lo stabiliscono le nostre leggi e gli accordi stipulati. Mi preoccupa però il fatto che l’accoglienza sia sempre meno radicata nei nostri animi. Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani, come noi, solo che queste persone non possono vivere come noi perchè non hanno avuto la fortuna di essere nati in una delle regioni più ricche e più stabili del mondo. Parliamo di persone costrette a fuggire dalla guerra in Siria, dal terrore dell’Is in Libia, o dalla dittatura in Eritrea”.
Il presidente della Commissione si dice preoccupato nel vedere che “una parte della popolazione” respinge queste persone disperate.
“Campi profughi dati alle fiamme, barconi rimandati indietro, violenze contro i richiedenti asilo o semplicemente l’indifferenza di fronte alla miseria e al bisogno. Non è questa l’Europa”, afferma Juncker.
Che aggiunge: “Mi preoccupa quando i politici di estrema destra e di estrema sinistra alimentano un populismo che produce astio soltanto e nessuna soluzione. Discorsi pieni di odio e esternazioni avventate che mettono a rischio una delle nostre maggiori conquiste – la libertà  di circolazione nell’area Schengen e il superamento delle frontiere al suo interno. Non è questa l’Europa”.
A queste spinte conservatrici Juncker oppone alcuni esempi di vera Europa:
C’è però fortunatamente anche l’Europa dei pensionati di Calais che mettono a disposizione i generatori così che i profughi possano ascoltare un po’ di musica e ricaricare i cellulari. L’Europa degli studenti di Sigen che hanno aperto il campus della loro università  ai richiedenti asilo. L’Europa del fornaio di Kos che ha distribuito pane alla gente affamata e spossata. Questa è l’Europa in cui voglio vivere. Naturalmente non esiste una risposta unica e tantomeno semplice al problema dei flussi migratori. Come sarebbe poco realistico pensare di aprire semplicemente i confini dell’Europa a tutti i vicini, è altrettanto fuori dalla realtà  credere di poter chiudere le frontiere di fronte al bisogno, alla paura e alla miseria […]
Il presidente della Commissione sottolinea che “non esistono soluzioni nazionali efficaci.
Nessuno stato membro può regolare le migrazioni efficacemente per conto suo”. Juncker rilancia dunque i punti centrali della sua Agenda per una politica comune nei confronti dei profughi e dei richiedenti asilo.
“L’Europa – conclude – ha successo quando superiamo in maniera pragmatica e non burocratica le sfide del nostro tempo. Spero che assieme – gli stati membri, le istituzioni e le agenzie Ue, le organizzazioni internazionali e i nostri vicini – riusciamo a dimostrare che siamo all’altezza delle sfide. Sono convinto che possiamo farcela”.

(da “Huffingtonpost”)

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ASSEGNO PIU’ BASSO E PRESTITO DA RIMBORSARE PER ANDARE IN PENSIONE PRIMA

Agosto 24th, 2015 Riccardo Fucile

PENSIONE IN ANTICIPO CON PENALITA’ E PRESTITO: LO STUDIO DEL GOVERNO PER CAMBIARE LA LEGGE FORNERO

Andare in pensione già  a 63 anni, ma con una penalizzazione sull’assegno compensata in parte da un anticipo sul proprio futuro trattamento, da rimborsare a rate una volta maturati i requisiti anagrafici standard.
Sarebbe questa una delle soluzioni allo studio per dare ai lavoratori un’opzione di flessibilità  in uscita dal lavoro, consentendo di andare in pensione prima rispetto ai requisiti oggi fissati, senza che però il taglio applicato sia troppo sostanzioso, in modo da rendere poco conveniente il ritiro anticipato. Ne scrive oggi Il Sole 24 ore.
La riduzione del trattamento sarebbe sempre più alta per ogni anno di anticipo in più partendo da un “taglio” del 3% ma il lavoratore avrebbe la possibilità  di integrare il trattamento utilizzando il “prestito” in una versione leggermente corretta rispetto a quella studiata a suo tempo dal ex ministro Enrico Giovannini.
Per calibrare la riduzione dell’assegno resta sul tavolo l’opzione inserita nella proposta consegnata a Palazzo Chigi dal presidente dell’Inps, Tito Boeri: spalmare il montante contributivo accumulato nel corso di tutta la vita lavorativa in relazione all’età  di uscita e alla speranza di vita residua.
Con il risultato di ridurre l’assegno per chi lo incassa prima con un taglio di circa il 3% per ogni anno di mancata contribuzione.
In altre parole a parità  di montante ogni anno di lavoro in meno farebbe scattare una sempre maggiore riduzione del trattament
L’opzione piace al governo perchè assicurerebbe ai lavoratori che hanno visto allontanarsi improvvisamente di molti il traguardo della pensione con la riforma Fornero, di ritirarsi alcuni anni prima senza vedere eccessivamente decurtato il proprio assegno senza però pesare eccessivamete sui conti pubblici.
Secondo il quotidiano economico, il mix allo studio del governo costerebbe alle casse pubbliche poco più di un miliardo.

(da “Huffingtonpost“)

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