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NOVE ITALIANI SU DIECI D’ACCORDO CON DAVIGO: E IL PD PERDE LO 0,9% IN UNA SETTIMANA

Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile

“CORRUZIONE: POLITICA RUBA, MA HA SMESSO DI VERGOGNARSI”…   PER 8 ITALIANI SU 10 MAZZETTE AUMENTATE NEGLI ULTIMI 20 ANNI… E L’85% E’ CONTRARIO AL MURO DEL BRENNERO

“I politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi”.
Quasi nove italiani su dieci sono d’accordo con la frase del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo: l’88 per cento delle persone intervistate per il sondaggio di Ixè in esclusiva per Agorà  Rai 3 ha risposto che il magistrato ha ragione.
L’82 per cento pensa inoltre che negli ultimi 20 anni la corruzione in Italia è aumentata.
Proprio Davigo è stato al centro delle polemiche nei giorni scorsi per alcune sue interviste in cui ha detto, tra le varie cose, che “una classe dirigente che delinque è peggio dei criminali di strada”.
A rispondergli è stato il presidente del Consiglio che ha ribattuto che “non bisogna generalizzare” e ha concluso “basta con la politica subalterna ai pm”.
Lo scontro ha danneggiato a livello elettorale, stando ai sondaggi, proprio il Partito democratico. Che è passato dal 31,08 al 30, 09% in sette giorni. In crescita i 5 stelle che invece segnano un +0,8 per cento (dal 26,3% al 27,1%),
Scende sotto il 30% la fiducia in Matteo Renzi che, secondo Ixè, si attesta al 29% (-2%). Flessione di 2 punti anche per il governo, al 27%.
Al comando, tra i leader politici, c’è sempre il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al 57%.
Più in alto di tutti, come al solito, Papa Francesco, con l’83% di fiducia.
Infine la questione migranti e muro del Brennero: la quasi totalità  (85%) non lo ritiene una soluzione.

(da agenzie)

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INTERVISTA A MARCHINI: “BERLUSCONI APRE NUOVE VIE, IL VECCHIO CENTRODESTRA E’ MORTO”

Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile

“CON SILVIO SI POSSONO SCONFIGGERE I POPULISMI”… “BERTOLASO E’ UN FUORICLASSE NEL RISOLVERE I PROBLEMI”… “DA 71 ANNI IN ITALIA SIAMO IN ATTESA DI UNA DESTRA LIBERALE E DI UNA SINISTRA PROGRESSISTA”

Lo aveva detto in tempi non sospetti: «Vedrete che alla fine in campo resteranno solo due candidature». E su almeno una era certo: la sua.
Perchè Alfio Marchini non ha mai accennato a passi indietro ed è rimasto fermo ad aspettare quelli degli altri. Convinto che con lui si possano «sconfiggere i populismi che una volta al governo alimentano il conflitto sociale e conflitto tra le istituzioni».
Alla fine ha conquistato Berlusconi…
«La sua è stata una scelta coraggiosa e generosa verso il nostro movimento civico, migliaia di romani che in questi 3 anni hanno difeso i diritti dei cittadini. Berlusconi ha confermato di essere un innovatore e FI l’unico partito che non si è arroccato nel difendere lo status quo».
Ma il suo slogan non era: «Liberi dai partiti»?
«Noi siamo liberi perchè siamo forti di un consenso radicato tra i romani. E questa è un’alleanza tra liberi per liberare Roma da chi l’ha ridotta in questo stato, e da quei movimenti populisti che farebbero sprofondare Roma ancora più nel caos».
Accetterà  il sostegno di una lista con il simbolo di FI?
«Non ne abbiamo parlato ma non ho alcuna obiezione al riguardo. Saremo invece assai rigidi sulla qualità  dei candidati e sono certo che ci troveremo tutti d’accordo».
Con la mossa di Berlusconi il centrodestra non c’è più?
«Lo ha giustamente detto la Meloni che il vecchio centrodestra è morto. Aggiungo: è tempo di andare oltre, lasciando che il civismo ossigeni i partiti. E di una cosa sono certo: la scelta di Berlusconi non è stata contro alcuno, ma per aprire nuovi sentieri lungo i quali ricostruire il legame tra politica e cittadini».
Con l’appoggio di FI a lei nasce un nuovo centro: se ne sente parte?
«Il mio impegno è per Roma. Il campo sul quale si giocherà  l’egemonia globale sarà  tra Paesi-continenti e grandi aree metropolitane. La Capitale insieme a Londra è una delle due grandi “città  mondo”. Se vince Roma vince il Paese».
Accusano Berlusconi di favorire Renzi appoggiando lei: questo non rischia di svantaggiarla?
«Dalle reazioni che ho avuto direi l’opposto. Direi piuttosto che è stata una scelta contro i populismi che una volta al governo alimentano il conflitto sociale e tra le istituzioni. Noi siamo estremisti del buon senso più che mai convinti che oggi ci siano le condizioni per andare a vincere».
Perchè elettori di centrosinistra dovrebbero votare lei e non Giachetti?
«Perchè coloro che hanno governato questa città  li hanno traditi. Noi in tre anni abbiamo onorato la fiducia di quelle centinaia di migliaia di romani che si sono fidati di noi».
Bertolaso lavorerà  con lei?
«L’uomo solo al comando che pretenda di far risorgere Roma è una idea folle e velleitaria. Serve una squadra di fenomeni innamorati di Roma. E Bertolaso è un fuoriclasse nel risolvere i problemi e su questo avrà  carta bianca. Ha dato a tutti una lezione di abnegazione e spirito civico da vero servitore dello Stato. Chapeau!».
Nella sua squadra ci saranno politici?
«Non ho il mito della società  civile. Ho conosciuto tantissimi politici seri, onesti e con grandi competenze».
Anche Storace la sosterrà ? E questa destra è più accettabile di quella di Meloni e Salvini?
«Mi lasci ringraziare il popolo leghista che a Roma mi ha votato ai gazebo. Per il resto, la discriminazione non rientra nel mio dna e lascio ad altri il gioco dei veti».
Non mi ha risposto sulla destra…
«Il punto è che dopo 71 anni siamo ancora in attesa di una destra liberale e di una sinistra progressista che non dovrebbero mai essere populiste. L’80% degli elettori è consapevole che ci troviamo nel mezzo di una crisi di sistema. Chi ha governato da destra e sinistra ha fallito. Dopo 20 anni la retorica ha esaurito ogni efficacia seduttiva. Servono atti concreti in grado di coniugare valori e modernità ».
Se al ballottaggio arrivasse la Meloni la appoggerebbe?
«Sono abituato a pensare e decidere su un piano di realtà  e non sui se. A oggi la mia realtà  è aggregare i migliori e i coraggiosi uniti dalla feroce determinazione di restituire dignità  e onore alla città  più bella del mondo».

Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)

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INTERVISTA A BERLUSCONI: “CON MARCHINI POSSIAMO VINCERE, IL FAVORE A RENZI LO VOLEVANO FARE SALVINI E LA MELONI”

Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile

“ALFIO E’ L’UNICO IN GRADO DI VINCERE AL BALLOTTAGGIO, SENZA LE SUE FIRME CI SAREBBE ANCORA MARINO”… “SE LEGA E FDI NON AVESSERO CAMBIATO IDEA CINQUE VOLTE, AVREMMO UN CANDIDATO UNITARIO DA MESI”

Presidente Berlusconi, può dirci che cosa vi siete detti con Bertolaso durante la notte in cui ha deciso di puntare su Marchini?
«Avevamo scelto Guido Bertolaso per due motivi: in primo luogo perchè è l’uomo delle emergenze per eccellenza, un tecnico di valore straordinario, conosciuto in tutto il mondo per le sue capacità ; e poi perchè la sua candidatura era unitaria. Guido, non dimentichiamolo, aveva dato la sua disponibilità  dopo grandi insistenze da parte di tutto il centro-destra. Si è messo a disposizione, accantonando importanti progetti internazionali ai quali stava lavorando. Con lo stesso straordinario spirito di sacrificio e senso di responsabilità , è venuto da me e si è dichiarato disposto a fare un passo indietro ma tenendosi a disposizione della futura amministrazione capitolina».
Perchè Marchini? Che cosa rappresenta una figura cosi?
«Siamo semplicemente tornati al punto da cui eravamo partiti. Alfio Marchini in questi tre anni di opposizione seria e concreta in Consiglio Comunale ha dimostrato di condividere i valori liberali e riformatori che ci ispirano e di essere un moderato che, a differenza dei grillini, non si è tirato indietro quando si è trattato di mandare a casa l’ex sindaco di sinistra Marino. E poi Marchini, secondo tutti i sondaggi, è l’unico nome in grado di vincere al ballottaggio, per non consegnare Roma nè alla continuità  disastrosa del Pd nè all’avventurismo del movimento Cinque Stelle. Mi consenta di aggiungere una cosa: Marchini è stato il primo candidato su cui sembrava possibile trovare un accordo di coalizione. Ma solo per il veto di un alleato non si riuscì a convergere sul suo nome. Se la Lega e Fratelli d’Italia non avessero cambiato idea più volte, oggi ci troveremmo tutti uniti sullo stesso candidato».
Qual è il senso politico di questa capriola su Roma?
«L’unico senso politico di questa scelta è il buonsenso. Il centro-destra in Italia rappresenta da sempre la maggioranza degli italiani. Lo confermano tutti i sondaggi. Il problema è che il centro-destra, per funzionare, dev’essere fatto di una destra, che legittimamente rappresenta una fascia di elettori, e di un centro, che ne rappresenta un’altra, diversa, popolare, liberale. La destra, sommando Lega e un tempo Alleanza Nazionale, oggi Fratelli d’Italia, rappresenta meno del 20 per cento dell’elettorato. Una parte imprescindibile, ma da sola condannata ad essere ininfluente. Per vincere, la destra deve essere alleata con il centro. E occorre anche richiamare al voto quegli elettori moderati che, rassegnati, hanno deciso di non votare. Forza Italia sta operando in questa direzione. Noi rappresentiamo una cultura diversa e complementare rispetto a quella di Salvini e Meloni. Una cultura che deve tornare ad essere trainante, perchè, come in tutta l’Europa, sono i moderati a prevalere sulla sinistra».
È un colpo contro Renzi questa convergenza su Marchini perchè potrebbe rendere più difficile l’accesso al ballottaggio per Giachetti?
«E’ una decisione per riportare i moderati a governare Roma. E questo immagino non farà  piacere a Renzi. Eppure c’è chi, forse nella confusione delle ultime ore, ci ha accusato proprio del contrario, di voler fare un favore a Renzi, risuscitando addirittura il Patto del Nazareno. Questa è un’accusa che mi ha davvero sorpreso. Intanto il Patto del Nazareno, come lo avevamo inteso noi, non serviva affatto a fare il gioco di Renzi, serviva a rendere insieme un servizio al Paese, cambiandolo e modernizzandolo con riforme condivise: avevamo il dovere di provarci. Ma poi ci siamo resi conto che Renzi aveva tutt’altre intenzioni, voleva soltanto una riforma a suo uso e consumo che di fatto limita la democrazia. Abbiamo rotto nel momento in cui Renzi era più forte, dovremmo metterci d’accordo proprio ora che è in palese difficoltà  e tenta in tutti i modi di attrarre i voti moderati? Ripeto: se vogliamo contrastare davvero Renzi dobbiamo convincere coloro che non votano a tornare con noi, usando il linguaggio della ragione e della concretezza».
Ieri si è incontrato con Marchini e Bertolaso. Che cosa vi siete detti?
«Abbiamo avuto un confronto approfondito sui problemi di Roma; sulla mobilità  di superficie, del tutto inadeguata sia per quanto riguarda il trasporto pubblico che quello privato; sulla condizione disastrosa e pericolosa delle strade; sulla sicurezza e sul degrado di molti quartieri, sul disagio dei cittadini abbandonati a se stessi. Bertolaso ha inoltre sottolineato il rischio che fra sei mesi Roma sia invasa dai rifiuti, se non si faranno interventi seri ed immediati. Dobbiamo rendere di nuovo Roma una città  sicura e piacevole in cui vivere, non soltanto nel centro storico, ma nei quartieri nei quali abita la grande maggioranza dei romani. E poi c’è una situazione di bilancio drammatica da risanare, con la macchina comunale inceppata da rimettere in funzione. Insomma, un compito colossale, che richiede le migliori professionalità ».
In che senso Roma può diventare laboratorio nazionale del centro-destra?
«Roma non è un laboratorio. L’unica preoccupazione di chi la governerà  dovrà  essere quella di farla uscire da una situazione di degrado inaccettabile».

Barbara Jerkov
(da “il Messaggero”)

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BERLUSCONI HA RIBALTATO IL BANCO E HA FREGATO TUTTI (COMPRESO I SUOI)

Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile

CRONISTORIA E RETROSCENA DI COME SI SONO INCARTATI SALVINI E LA MELONI… VOLEVANO UNA NUOVA DESTRA? SILVIO LA FA SENZA DI LORO

Due settimane fa eravamo tra i pochi a sostenere come sarebbe andata a finire la querelle del centrodestra a Roma, raccogliendo battute ironiche e sorrisi di compatimento.
Oggi che i fatti ci hanno dato ragione, cerchiamo di andare oltre e di fornire un ulteriore approfondimento.
Facciamo una premessa: non siamo fans di nessuno dei candidati in campo, analizziamo sole le strategie.
Prima osservazione: la candidatura di Alfio Marchini era ostacolata da una sola persona, Giorgia Meloni. Se qualcuno non lo ricordasse, può andare a leggere le dichiarazioni di Salvini che era tutt’altro che sul negativo.
Se la Meloni non si fosse opposta, da tempo Marchini sarebbe il candidato del centrodestra a Roma.
E avevamo spiegato anche i motivi dell’avversione: il timore che Marchini, vincendo a Roma, diventasse leader del centrodestra nazionale, oscurando le sue ambizioni.
Seconda osservazione: Bertolaso non era il candidato migliore, lo abbiamo scritto; quando uno ha pendenze con la giustizia, a torto o a ragione, deve saltare un giro.
Ma mentre noi lo abbiamo detto subito, qualcun altro per giorni ci ha girato insieme per Roma, osannandolo e organizzando le gazebarie, salvo la sera stessa annunciare la propria candidatura (dopo averla rifiutata quando gli era stata offerta).
Un comportamento vergognoso, da parte di chiunque provenga.
Terza osservazione: se Parisi va bene a Milano, perchè mai Marchini non dovrebbe essere votabile a Roma?
E sentire parlare come motivazione, di una sua “vicinanza ai palazzari” da parte di chi riceve finanziamenti certificati dagli stessi o da un uomo vicino alla Trilateral fa sorridere.
Altro argomento: “Proviene da una famiglia comunista”, come se non esistessero emerite teste di cazzo che provengono da famiglie fasciste. Tesi debole.
Quarta osservazione: Meloni non è molto intelligente politicamente, altrimenti non starebbe con Salvini e avrebbe cercato di tracciare una “strada nuova” per la Destra italiana. E se lo stratega è Rampelli siamo a posto.
Solo un illuso poteva pensare, per come è stata condotta l’operazione “tradimento”, che avrebbe potuta andare a buon fine.
E “non scendere a patti” con Storace è   stato un altro grossolono errore, prestando il fianco alle logiche accuse di volersi tenere stretto il tesoretto della Fondazione An. Non si aggrega usando arroganza, anche perchè per farlo bisognerebbe avere un carisma che Fini ad esempio aveva, ma la Meloni no.
Quinta osservazione: mai sottovalutare Berlusconi (Fini ne sa qualcosa).
Da quindici giorni Silvio aveva in tasca l’accordo con Marchini (noi lo abbiamo scritto), ma ha atteso l’ultimo giorno per colpire.
E se lo ha fatto è perchè ha in mano sondaggi rassicuranti.
Quando i “filoleghisti del tengo famiglia” (leggi Toti, Gelmini, ecc) facevano trapelare che “si sta per convergere sulla Meloni” perchè “non si può rompere con la Lega”, Silvio si faceva due risate (e noi con lui).
Prima ha bloccato per qualche giorno i “filoleghisti” confermando Bertolaso e poi ha colpito piazzando il colpo Marchini.
Per non parlare di quei pirla che si sono andati a offrire alla Meloni pensando che con Forza Italia avrebbero “perso la poltrona”.
In realtà  quella poltrona non esisteva più da tempo e non sarà  certo la lista di Fdi (che se va bene arriverà  al 13%) a confermargliela.
Anzi, hanno fatto un favore a Silvio che così ha eliminato un po’ di zavorra e può assicurare il posto a chi è rimasto fedele. Geniali.
Sesta osservazione: tutti a scrivere che rompendo il centrodestra, anche nelle altre città  dove si vota, Forza Italia rischia.
In realtà  è l’opposto: se Berlusconi porta al ballottaggio i “suoi candidati” (Parisi a Milano, che potrebbe anche vincere, Lettieri a Napoli e Marchini a Roma) sarà  lui il vincitore.
O qualcuno pensa che l’ex zecca rossa Borgonzoni portata da Salvini a Bologna o il povero notaio leghista a Torino abbiano qualche possibilità ?
O che Taglialatela (FdI) a Napoli con il suo 2% arrivi al ballottaggio?
Queste elezioni in realtà  saranno la caporetto di Salvini, uno che a Roma se va bene prende il 3% e che ha scatenato tutto questo casino come se contasse qualcosa.
E ha indottrinato una sprovveduta kamikaze che si farà  saltare in aria al posto suo.
Ultima osservazione: l’ottimo De Angelis su “Huffingtonpost” riporta una frase che sintetizza il pensiero di Berlusconi: “Chissefrega dei voti, vinciamo o perdiamo. L’importante è il segnale politico. Rompiamo con quei due e torniamo alle origini”.
Dopo tanti anni di appiattimento su una destra xenofoba, per la prima volta emerge una realtà  in controtendenza.
Non è certo quella che è   nei nostri desiderata ideali, ma in politica bisogna saper andare per gradi: ora l’obiettivo è ridimensionare il populismo razzista.
Poi ci sarà  il tempo di costruire una destra moderna, ma solo dopo aver ribaltato il banco.
Vedremo se, dopo questo giro di carte, i giocatori sapranno ripristinare le regole o se sarà  stato un bluff.
Noi restiamo della nostra idea: la prima formazione di destra che prenderà  a gavettoni di letame i lepenosi partirà  già  con un 5% di consensi dei tanti elettori che ne hanno le scatole piene di soggetti da braccio carcerario.
Per ora accontentiamoci di chi usa gli idranti, è sempre un buon inizio per non sentire l’odore del liquame.

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SONDAGGIO TECNE’: RAGGI 26%, MARCHINI 23%, GIACHETTI 21%, MELONI 20%

Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile

UN’ALLEANZA TRA MARCHINI, BERTOLASO E STORACE ARRIVEREBBE A SORPRESA AL BALLOTAGGIO… MARCHINI PESCHEREBBE ANCHE TRA I MODERATI DEL PD

L’ultimo sondaggio di Tecnè , la società  presieduta da Carlo Buttaroni, ripreso da il Sussidiario, ha posto la potenziale candidatura di Alfio Marchini come espressione di un’allenza con Bertolaso.
Per questo è indicativa di una tendenza, essendo recentissima.
La Raggi è stabile intorno al 26%, Giachetti è al 21%, la Meloni non supera la soglia del 20%; Fassina al 7%
La somma di Marchini, Bertolaso e Storace è del 24%, con l’immagine di Marchini sempre più presa in considerazione dagli elettori.
Secondo il sondaggista, Marchini, rispetto agli avversari, ha un vantaggio: pescherebbe voti tra gli elettori moderati che fino a ieri si erano orientati verso il Pd renziano e non perderebbe alcun voto di Forza Italia.
Se un recente sondaggio di un altro istituto dava Marchini al 24% in caso di coalizione analoga e vincitore al ballottaggio persino con la Raggi, anche Tecnè è in linea con quella opinione.
Da qui si spiega il nervosismo non solo di Meloni e Salvini, ma degli stessi Raggi e Giachetti di fronte al colpo di   scena odierno.

(da agenzia)

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INTERVISTA A FINI: “LA MELONI E’ CADUTA NELLA TRAPPOLA DI SALVINI PER TOGLIERE LA LEADERSHIP A BERLUSCONI, MARCHINI E’ COMPETITIVO”

Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile

“BERLUSCONI E BERTOLASO VANNO RINGRAZIATI, HANNO RESO POSSIBILE UN’ALTERNATIVA NON POPULISTA ALLA SINISTRA”

Con il passo indietro di Bertolaso e l’appoggio di Forza Italia ad Alfio Marchini annunciato da Silvio Berlusconi cambia completamente lo scenario delle elezioni amministrative a Roma, perchè a questo punto esiste un polo di centrodestra competitivo.
E’ questo il convincimento di Gianfranco Fini, ex leader di An ed ex Presidente della Camera.
Il “sacrificio” di Bertolaso e la scelta dell’ex premier sono state opportune?
“I due vanno ringraziati perchè ora è possibile nella Capitale un’alternativa non populista nè demagogica alla sinistra. Ed io sono certo che molti elettori che si riconoscevano in Alleanza Nazionale adesso voteranno per Marchini”.
Giorgia Meloni deve accantonare il sogno di diventare riferimento del centrodestra?
“Si rende possibile una alternativa alla sua demagogia e al suo populismo. Infatti Fratelli d’Italia è diventato una fotocopia sbiadita della Lega. E Matteo Salvini ha giocato al gatto col topo convincendo la Meloni a candidarsi, perchè non voleva davvero vincere a Roma, ma togliere a Berlusconi la leadership della coalizione a livello nazionale. Non per nulla Roma ha sempre avuto riflessi al di là  delle consultazioni amministrative”.
Meloni è dunque caduta in una trappola
“Esattamente. L’ho già  detto da Formigli. Giorgia non si è resa conto di cadere nella trappola del capo leghista. Poco interessava a Salvini di trionfare nella Capitale, lui si occupa più di Milano che di Roma. A Milano infatti ha accettato senza battere ciglio la candidatura di Parisi, che non è un esponente politico identitario, come ama dire lui. Mentre a Roma ha giocato tutta un’altra partita che aveva obiettivi di carattere nazionale”.
Mi pare di capire che Meloni non rappresenta quella destra che lei sognava quando ha fatto il grande strappo.
“Ho spiegato in più occasioni che quelli di Fratelli d’Italia non sono gli eredi di Alleanza Nazionale. Del resto raccolgono un terzo dei voti. A Roma in tanti mi dicevano di non sapere per chi votare, perchè molti elettori di destra non si riconoscono in Meloni. Sono moderati, esponenti di centrodestra. E i contenuti portati avanti da FdI rappresentano la fotocopia esatta di quelli della Lega”
Per esempio?
“Per esempio i temi della UE, dell’immigrazione che rischia di andare fuori controllo e dei diritti civili. La posizione di An era ben altra. Tanto che Rita Dalla Chiesa, in una manifestazione di An, non sarebbe stata fischiata e insultata”.
Cosa può fare adesso Francesco Storace?
“Storace — per come lo conosco — non credo si candiderà  contro Marchini. Fin dall’inizio lui voleva trovare un minimo comune denominatore, un candidato valido con tali requisiti. Ora si comporterà  come meglio crede e certamente non ha bisogno dei miei consigli. Ma se in politica c’è una logica, considererà  positiva la semplificazione del quadro. Poi deciderà  con i suoi sostenitori ed eventualmente con Marchini”.
Lei considera probabile un ballottaggio del Centrodestra con la Raggi del M5S o con Giachetti del Pd?
“Meglio attendere i risultati dei sondaggi, che già  oggi presumibilmente verranno commissionati. La certezza è comunque, come dicevo, che il tentativo di Meloni di rappresentare la destra nella sua interezza adesso ha molte meno chance. La decisione di Berlusconi di confluire su Marchini, e — credo al 99 per cento — quella di Storace di fare altrettanto, determinano un quadro completamente diverso. Si crea una coalizione che in qualche modo può essere definita centrodestra ed un’altra di tipo radicale”.
Nella tornata elettorale il Pd risentirà  del caso Campania e della questione morale che sta montando?
“E’ presumibile. Nessuno può avere la sfrontatezza di dire ora che la questione morale non riguarda — quasi a priori – un determinato partito. Temo comunque che la questione finirà  per aumentare la disaffezione del cittadino nei confronti della politica. Anche se il Pd è il soggetto destinato a pagare il prezzo maggiore. In ogni caso fatti come quello campano danneggiano la credibilità  di tutto un sistema e non solo del partito oggetto dell’indagine. Il che non vuol certo dire voler impedire l’indagine, non vorrei essere equivocato”.
Se per ipotesi si andasse al ballottaggio tra Giachetti e la Raggi cosa succederebbe, cosa farebbe il pianeta centrodestra?
“Credo poco probabile che il ballottaggio sarà  quello, ma se così   fosse la destra si frantumerebbe in tre: una parte non andrebbe a votare, un’altra voterebbe Raggi e un’altra Giachetti”.

Ignazio Dessì
(da Tiscalinews)

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ANCHE STORACE VERSO MARCHINI: I LEPENOSI COME I PIFFERI DI MONTAGNA

Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile

SALVINI (CON IL SUO 3%) E LA MASCOTTE MELONI ERANO ANDATI PER SUONARE E SONO STATI SUONATI… FINI: “TANTI ELETTORI DI AN VOTERANNO MARCHINI”

Il partito di Berlusconi spiega che l’obiettivo “è vincere a Roma e per vincere occorre una proposta unitaria delle forze moderate e liberali, con un forte spirito civico: una risposta fuori dalle logiche di partito e dagli interessi dei partiti. Per questo, con il dottor Guido Bertolaso abbiamo deciso di sostenere e fare nostra la candidatura dell’ingegner Alfio Marchini. Non possiamo permettere che i romani si trovino a scegliere fra la continuità  della disastrosa gestione del Pd e l’avventurismo irresponsabile dei Cinque Stelle”.
Da qui la svolta di appoggiare Marchini, con il placet di Bertolaso.
Ma non è finita qua: anche Storace starebbe valutando se fare anche lui un passo indietro in favore del candidato sindaco civico. In queste ore l’ex governatore del Lazio Storace sta effettuando una serie di riunioni con i dirigenti del suo partito e potrebbe comunicare la sua decisione già  in serata.
Soddisfatta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin: “Esprimo grande apprezzamento per la decisione di Berlusconi di convergere su Marchini nelle elezioni che daranno un nuovo sindaco a Roma”.
Plaude anche Gianfranco Fini, ex leader di An ed ex Presidente della Camera: “Berlusconi e Bertolaso vanno ringraziati per aver reso possibile a Roma una alternativa alla sinistra che non sia nè populista nè demagogica. Sono certo che saranno tanti gli elettori che si riconoscevano in Alleanza Nazionale a votare per Marchini”.
Secondo Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato, “la scelta di Berlusconi su Roma è epocale, riapre una stagione di possibile convergenza tra i moderati italiani”.
Anche il presidente dei Senatori di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani parla di “scelta strategica ed intelligente”.
“E’ stato Bertolaso ad annunciare a Berlusconi la sua intenzione di rinunciare alla candidatura per far vincere il centrodestra a Roma con Alfio Marchini – ha detto Antonio Tajani, di Forza Italia, ai microfoni di Radio Cusano Campus – L’abbiamo sempre detto che volevamo un protagonista della società  civile e non un uomo di partito. Abbiamo scelto Marchini perchè non è un pupazzo nelle mani dei partiti così come non lo è Bertolaso”, ha aggiunto Tajani.

(da agenzie)

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INTERVISTA A BASSOLINO: “IL PD IN CAMPANIA E’ ORMAI IN BALIA DI FORZE ESTERNE ALLA POLITICA”

Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile

“RENZI AVREBBE DOVUTO GIA’ INTERVENIRE”

L’allarme di Antonio Bassolino è arrivato su Facebook: «Renzi intervenga sennò il Pd rischia di finire in un burrone politico e morale».
L’ex sindaco e governatore della Campania, ministro nel governo D’Alema e storico dirigente del Pci, del Pds, dei Ds e del Pd, interviene con queste poche ma pesanti parole sullo scandalo che ha colpito il Pd dopo che il suo presidente regionale, Stefano Graziano, è stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.
E prima di lui era toccato a Nello Mastursi, responsabile dell’organizzazione del Pd, indagato per corruzione di un giudice.
Bassolino, ma bastano due indagati per parlare di “burrone politico e morale”?
«Ovviamente non bastano, loro si difenderanno e io mi auguro che possano dimostrare la loro innocenza. Ma magari fossero solo questi gli episodi. Qui da noi, in molte zone del Mezzogiorno e anche in altre aree del Paese, al Centro e al Nord, il partito, anzi i partiti, non controllano più il territorio. Sono in balìa di forze esterne alla politica, che si infiltrano, a volte prima delle elezioni facendo votare questo o quel candidato in cambio di favori; a volte dopo, intervenendo su funzionari dell’amministrazione per aggiudicarsi gli appalti, per mettere le mani sulle risorse del territorio… Forse a Roma non si rendono conto di quanto grave sia la situazione. Forse al Centro vengono fornite notizie false, tranquillizzanti, ma non c’è proprio niente di cui stare tranquilli. Manca la percezione di quale sia la situazione reale».
E qual è la situazione reale?
«Nonostante i colpi inferti alla criminalità  organizzata che non sono stati leggeri, siamo di fronte a una camorra che cambia, si ringiovanisce. Pensi solo a quei ragazzini che hanno sparato contro una caserma dei carabinieri a Secondigliano, il mondo alla rovescia. Oppure a quelli che nei quartieri di Soccavo e Traiano imparano a sparare mirando alle parabole sui tetti delle case, una sorta di poligono in città . Il traffico di droga da Scampia si è spostato in questi quartieri, dove dopo le otto di sera, per ordine della camorra, gli autobus non possono passare sul corso principale perchè bisogna lasciare gli spacciatori liberi di lavorare…».
Lei si rivolge direttamente a Renzi: ma cosa potrebbe o dovrebbe fare il premier e leader del Pd?
«Dovrebbe intervenire, anzi già  avrebbe dovuto intervenire da molto tempo. Non può lasciare la situazione a marcire. Il Paese si riesce a smuoverlo solo se si lavora dall’alto e dal basso. Ma qui, qui in basso, c’è il deserto. Durante le primarie ho visitato enormi quartieri di 70, 80, 100 mila abitanti dove non esiste neanche una sezione del Pd e nemmeno del sindacato. Al massimo, e meno male, sedi di associazioni laiche o cattoliche che fanno quel lavoro che una volta facevamo noi».
Scusi, ma intervenire come, facendo cosa?
«Aprendo porte e finestre del Pd. Rinnovando un partito che ormai è una somma di correnti nazionali e di subcorrenti locali. Che lo espongono a infiltrazioni e pressioni di ogni tipo, anche criminali. Basti pensare che a giugno si vota e ci saranno migliaia di candidati, nei partiti e nelle liste civiche che spesso di civico hanno solo il nome. Ecco, senza un controllo ferreo rischiamo di far entrare nelle istituzioni locali persone molto pericolose. Addirittura il tesseramento è ormai in mano a forze organizzate: spesso non ci si iscrive al Pd ma a quella o quell’altra corrente. Naturalmente per avere poi qualcosa in cambio».
Lei alle primarie per il leader del Pd ha votato proprio per Matteo Renzi. Si è pentito?
«No, però… Penso che il segretario sia stato molto bravo nella prima fase, quella in cui ha preso in mano un partito che sembrava un pugile suonato, messo Ko. Lui l’ha risvegliato e ha mosso le acque. Ora quella fase è finita, ne deve aprire un’altra. Prima lo fa e meglio è per lui e per il Paese. E’ la fase del rinnovamento e del rafforzamento del governo e del partito».
Ha qualche consiglio da dargli in merito?
«Dico a Matteo di guardarsi bene intorno, di cercare le persone giuste, di non circondarsi solo di gente che gli dice sempre sì ma anche di chi gli dice che a volte sbaglia. Vedo che nel mio partito c’è poco pluralismo delle idee e molta disciplina di corrente. Andando avanti così rischiamo di perdere contatto con la realtà  e di rinsecchirci in noi stessi».

Riccardo Barenghi
(da “La Stampa”)

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GRAZIANO E IL BOOM DI VOTI NELL’AREA DEI CASALESI

Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile

IL PRESIDENTE INDAGATO HA RADDOPPIATO I CONSENSI IN ALCUNE ZONE

Si sono incontrati in occasioni pubbliche, ma anche privatamente. Si sono parlati frequentemente al telefono. E l’ultimo contatto risalirebbe addirittura a meno di un mese fa.
«Prova – è la tesi dell’accusa – che il politico continuava ad essere a disposizione del clan». Si concentra sul legame tra il presidente del Pd campano (che si è autosospeso) Stefano Graziano e l’imprenditore arrestato con l’accusa di essere affiliato ai Casalesi, Alessandro Zagaria, l’indagine della Procura di Napoli sugli appalti che sarebbero stati agevolati in cambio dei voti alle ultime Regionali.
Ed evidenzia anche il boom di consensi che l’esponente dem ha ottenuto proprio in quei Comuni controllati dai camorristi, sottolineando come in alcune aree siano addirittura raddoppiati rispetto alle precedenti elezioni.
Un dato che serve a dimostrare – questo l’obiettivo dei pubblici ministeri coordinati dall’aggiunto Giusepe Borrelli – la sua consapevolezza di avere a che fare con un esponente della criminalità  organizzata e dunque la sussistenza del reato di concorso esterno in associazione mafiosa che gli è stato contestato.
Un imprenditore che in cambio dell’appoggio aveva chiesto e ottenuto un intervento «per lo spostamento della “appostazione di bilancio” dei fondi necessari a ristrutturare Palazzo Teti Maffuccini a Santa Maria Capua Vetere».
«Entrature negli enti pubblici»
Sono i pentiti a raccontare il ruolo di Zagaria specificando come «Alessandro è figlio di Ciccio Zagaria, gestore del ristorante Il Tempio di Casapesenne. Insieme ai fratelli erano vicini a Michele Zagaria e avevano la sua protezione con riferimento agli appalti e alle forniture presso gli istituti di istruzione».
Il collaboratore Antonio Pellegrino «racconta di aver appreso dal pentito Massimiliano Caterino di come Alessandro si fosse fatto strada nel settore degli appalti pubblici, in particolare mense scolastiche e bar, non solo grazie al fatto di avere il cognome Zagaria, ma soprattutto per godere anche del beneplacito dello stesso Michele Zagaria in forza del quale poteva introdursi all’interno dei Comuni e degli enti pubblici dove poi prendeva gli appalti; che non aveva bisogno di ricorrere ad ati intimidatori in quanto godeva di forte entrature negli enti pubblici grazie alla sua riconosciuta aderenza al clan».
La richiesta di appoggio
È dunque a lui che Graziano si rivolge quando si candida. E il fatto che avesse ben chiaro «lo spessore criminale di Alessandro Zagaria» è provato – secondo l’accusa – dal fatto che «avesse chiesto aiuto proprio a lui, preferendolo all’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere Biagio Di Muro che invece avrebbe dovuto essere il suo naturale interlocutore». Il risultato effettivamente è soddisfacente.
L’analisi dei flussi non è terminata, ma si sa che in almeno tre Comuni dove i Casalesi governano – Casapesenna, Trentola Ducenta e Casal di Principe – Graziano ha ottenuto una valanga di consensi. In cambio, si sarebbe adoperato per favorire quell’appalto legato al palazzo per il quale l’accusa ritiene siano state versate tangenti. Una tesi che Di Muro – anche lui finito in carcere – ha negato categoricamente, specificando di non aver «mai saputo che Zagaria era collegato ai Casalesi» ed escludendo che tra quest’ultimo e Graziano «ci siano stati rapporti». Una difesa smentita – sottolineano i pm – dai filmati che documentano gli incontri e dalle conversazioni intercettate durante le quali «è proprio Zagaria a chiedere all’amico sindaco di sostenere Graziano».
Un impegno che il politico apprezza «visto che dopo le elezioni chiama direttamente Zagaria e si mostra riconoscente».
Le verifiche al Viminale
I magistrati dovranno adesso verificare anche l’iter seguito dalla pratica che sarebbe stata agevolata da Graziano.
E per farlo acquisiranno tutti gli atti custoditi al ministero dell’Interno, competente ad autorizzare il diverso utilizzo dello stanziamento previsto. Un provvedimento necessario per verificare che tipo di collaborazione Graziano abbia sollecitato e soprattutto se si trattava di una procedura legittima.
Restano e pesano le parole di Bassolino: «Prima l’ex responsabile dell’organizzazione accusato di corruzione di giudice, ora il presidente regionale. La giustizia faccia il suo corso, e si vedrà . Ma la politica ha i suoi doveri. Cos’altro deve ancora accadere? Renzi intervenga con determinazione, prima che il Pd precipiti in un burrone politico e morale»

Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera”)

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