Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
IN BASE AGLI ATTUALI SONDAGGI LA NUOVA LEGGE ELETTORALE NON SERVE A UNA MAZZA
Obiettivo 40%. Se non ci si avvicina a quella soglia (al momento un miraggio per tutte
le forze politiche), nemmeno il cosiddetto Rosatellum bis, la nuova legge elettorale approvata alla Camera, potrà garantire una maggioranza senza accordi in Parlamento tra partiti diversi.
È la conclusione a cui sono arrivati gli analisti del sito You Trend che, in collaborazione con l’Agi, hanno simulato un’elezione col sistema presentato dal Pd, utilizzando i numeri degli ultimi sondaggi: il risultato è che anche con il Rosatellum bis (che pure consente le coalizioni al contrario dell’attuale sistema, figlio delle sentenze della Consulta che hanno bocciato Italicum e Porcellum) le maggioranze “politiche” sono una chimera.
A patto che qualcuno non riesca a raggiungere quota 40%, l’unica che consentirebbe di avere i numeri per una solida maggioranza.
La legge elettorale sostenuta da Pd, Forza Italia, Lega e Ap, un misto di proporzionale (per il 64% dei seggi) e maggioritario (36%) costringerebbe il “vincitore” ad andare in cerca di un accordo post-voto direttamente in Parlamento, riaprendo dunque la porta a governi di larghe intese.
In nessuno dei quattro scenari calcolati, infatti, ci sarebbe una forza politica (o una coalizione) in grado di governare in solitaria.
Le cifre utilizzate da You Trend e Agi usano una “supermedia” ricavata da sondaggi recenti: in base a questa, attualmente ci sarebbe una sostanziale parità tra Pd e M5S (27,8% contro 27,7%), con la Lega al terzo posto (14,8%), Forza Italia al quarto (13,4%) seguita poi da Fdi (4,7%) e Mdp (3,4) con Sinistra Italiana e Alternativa popolare al 2,4%.
La simulazione riguarda solo la Camera ma il conteggio non dovrebbe discostarsi troppo nemmeno per il Senato.
E dunque, calcola You Trend, “la somma dei partiti di centrodestra (32,9%) consente di conquistare (come coalizione) tra i 88 e i 108 collegi uninominali.
A questi si dovrebbero aggiungere i seggi ottenuti dalle tre liste nel proporzionale: 62 per la Lega, 57 per Forza Italia, 20 per FDI.
Totale: da 227 a 247 seggi”.
Lontanissima dalla maggioranza a Montecitorio fissata a 316, anche ipotizzando che la coalizione si aggiudichi tutti i 12 seggi esteri.
Al centrosinistra (considerato in questo caso come somma di Pd e Ap) andrebbero meno di 200 seggi.
In questo caso pure le larghe intese potrebbero essere complicate: un governo Pd-Ap-Fi sarebbe condizionato al numero dei seggi conquistati da Forza Italia, l’unico partito del centrodestra (al contrario di Lega e Fdi) che potrebbe dire sì a un governissimo.
Non troppo diverse le conclusioni anche per gli altri scenari, per i quali è stato ipotizzato che ciascuno dei tre poli riesca ad arrivare al 35% dei voti.
Se fosse il centrosinistra (o l’M5S) a raggiungere quella percentuale, i seggi conquistati si fermerebbero tra i 270 e i 280.
Fino a 290 potrebbe arrivare il centrodestra al 35%, comunque distante da quota 316.
E così, salvo sostanziosi balzi in avanti nei consensi da parte di una delle coalizioni nei prossimi mesi, nemmeno col Rosatellum bis sapremo la sera delle elezioni chi sarà il vincitore e se sarà in grado di formare un governo.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Parlamento | Commenta »
Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
UN PUGNO DI LEADER MANDA TUTTI ALL’AMMASSO, ECCETTO SE’ STESSI
Legislatura anomala, votata sotto i colpi di una totale rivolta contro il sistema, tra vaffa lanciati come pietre e rottamazioni imbracciate come clava; continuata nel segno dell’evaporazione delle frontiere (fra idee e partiti) e dell’assottigliarsi delle regole; insomma la XVII legislatura della Repubblica italiana che ha avuto inizio venerdì 15 marzo 2013 è di fatto finita oggi, coerentemente con il suo inizio: con un’ennesima lacerazione.
La legge elettorale è stata approvata alla Camera con ricorso alla fiducia, superando il passaggio più difficile. Il voto è avvenuto alla vigilia del decennale del Pd, festeggiato senza (fra gli altri) Romano Prodi, che è stato presidente del Comitato nazionale per il Partito democratico, e poi presidente dell’Assemblea costituente nazionale del partito.
Divina dissonanza, o meravigliosa coincidenza: in fondo la battaglia intorno e dentro il Pd è stata la storia che ha percorso tutta la legislatura, e il suo cambio di pelle è stato davvero il segnale di un cambiamento dei tempi.
L’approvazione di una legge elettorale in queste circostanze prepara una campagna elettorale avvelenata. Ci sono pochi dubbi infatti che, qualunque sia il giudizio che si vuol dare di questa mossa — e il mio è negativo — il ricorso alla fiducia per l’approvazione delle leggi elettorali è un evento eccezionale, avvenuto solo quattro volte nella storia repubblicana. Due di queste quattro sono avvenute in questa legislatura: un altro indicatore, se ce n’era bisogno, che questa è stata una legislatura fra le più instabili.
È in questa identità malata del Parlamento, nell’estrema crisi di questa istituzione, che va cercata oggi l’origine e la ragione del passo finale di queste ore.
Intanto, dal 2013, abbiamo contato tre premier non eletti: Letta, Renzi , Gentiloni — più Bersani che ha vinto il voto ma non ha avuto incarico.
Uno scollamento fra voto e rappresentanza potremmo dire di tripla potenza. Distanza poi riflessa dal collasso anche della stabilità parlamentare, a causa di un numero di cambi di casacca senza precedenti. Al Senato i cambi sono arrivati a 231, portati a termine da 136 senatori — cioè il 42,50% dell’Aula. Alla Camera i cambi di gruppo a oggi sono 297, e hanno coinvolto 203 deputati, cioè il 32,22%. I due rami hanno totalizzato 528 cambi di gruppo da inizio legislatura, con 339 parlamentari transfughi: il 35,68% del totale. Un continuo tremore di poltrone, anticipazione e segno a sua volta di un cambio di identità dei partiti stessi.
Le entrate e uscite dalle varie case politiche raccontano infatti molto bene il cambiamento di pelle dei partiti.
Alla Camera, i gruppi che registrano un saldo ingressi-uscite positivo sono il Misto (+20) con 85 parlamentari “conquistati” e 65 “persi” e Alternativa popolare (+27) con 38 nuovi ingressi e 11 uscite. Record negativo a Forza Italia (-46) con 52 perdite contro 6 ingressi.
Non va meglio neppure per M5S e Pd, che perdono rispettivamente 21 e 33 deputati.
Stessi trend al Senato, dove è FI a perdere più senatori (53) ed è il gruppo Misto a guadagnarne di più (46). E tuttavia questi stessi trend sono suscettibili a ulteriori cambiamenti: si segnala infatti in corso una nuova tendenza al ritorno verso Forza Italia, ora che il partito è tornato un player nazionale.
Non sorprende che per governare una tale confusa identità collettiva, la fiducia sia stata usata in maniera muscolare: 98 volte dai 3 governi.
Invocata per ben il 51% delle leggi dal governo Gentiloni: incluso il voto per il Rosatellum, vi ha fatto ricorso 22 volte. Il precedente esecutivo Renzi ha usato 66 voti di fiducia, cioè per il 26% delle leggi approvate. Letta ha usato la fiducia 10 volte, per il 27% delle leggi passate.
Tutti questi numeri portano a una conclusione ovvia: la fiducia sulla legge elettorale che chiude la porta su questa legislatura è una scelta che è quasi un’abitudine. Frutto degli sconquassi, e delle forzature, degli assalti e della delegittimazione del Parlamento. È una scelta che svela la fragilità che ha percorso l’intero assetto di questo ultimo quinquennio politico — una storia di questo periodo molto diversa dalle retoriche ufficiali.
Ma non solo di questo si tratta. La fretta di approvare la legge nasce da una fragilità ma ha uno scopo chiaro: aggirare questa incertezza per affermare un meccanismo di autodifesa degli assetti di sistema.
Il Rosatellum infatti conferma la solita dote che tutte le ultime leggi elettorali hanno conferito ai leader politici: quella di designare, attraverso i nominati, un nuovo Parlamento a propria immagine e somiglianza. In altre parole, grazie alla fiducia, in fretta e in sicurezza, si sono garantiti la sopravvivenza Renzi, Salvini, Berlusconi, Verdini, Alfano — mentre al macero andranno tutti gli altri.
In sintesi, alla sua fine, la legislatura XVII può dire di aver ottenuto il collasso del sistema — ma non dei capi di questo sistema stesso, che, con una discutibile manovra istituzionale sono riusciti a mandare all’ammasso tutti, eccetto sè stessi.
Lucia Annunziata
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Parlamento | Commenta »
Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL CAPO DEL M5S MANDA ALL’ARIA I PIANI DEL MOVIMENTO DISERTANDO IL PRESIDIO IN PIAZZA MONTECITORIO
Lo hanno atteso invano prima a pranzo, poi nel pomeriggio e infine in serata. 
Beppe Grillo è arrivato a Roma e ieri avrebbe dovuto partecipare alla manifestazione contro il Rosatellum Bis a Piazza Monte Citorio. Ma, scrivono oggi molti giornali tra cui il Fatto Quotidiano, alla fine il Capo Supremo del M5S non si è presentato perchè c’era troppa poca gente:
Sempre in trincea contro il Rosatellum, ma senza il fondatore. Sceso a Roma ma poi rimasto nel suo albergo, perchè la piazza dei Cinque Stelle non era adeguatamente piena. Beppe Grillo, ormai ex capo del M5S, manda all’aria i piani del Movimento disertando il secondo giorno di presidio davanti a Montecitorio. Militanti, parlamentari e cronisti lo aspettano dall’ora di pranzo fino a sera inoltrata.
Dalle 13.30 è un rosario di interventi sul palchetto davanti alla Camera, spostato verso Montecitorio per permettere a Grillo di salirvi con più facilità .
Ma il garante non si fa vedere. La delegazione arrivata nel suo albergo nel pomeriggio, composta dai capi della Comunicazione dal deputato Alfonso Bonafede riparte senza di lui. “Forse la piazza non è quella giusta” dicono in diversi. Ossia non c’è abbastanza gente.
Di certo il colpo d’occhio è inferiore a quello di mercoledì. E allora niente Grillo. Neppure alla Camera, perchè c’era anche l’ipotesi di una sua apparizione sugli spalti.
Luca De Carolis spiega che però i 5 Stelle stanno pensando a dimissioni di massa per cercare di fermare l’approvazione in Senato
Ma si pensa anche ad altre mosse, “pure in Parlamento”. Qualcuno sussurra di dimissioni di massa, come gesto simbolico. Però sono voci isolate. “Ora bisognerà costruire, e non sarà facile”scandisce Fico. Di certo si dovrà riflettere. Comunque assieme a Grillo, domani previsto a Marino per l’evento che annuncerà il candidato governatore dei 5Stelle nel Lazio (favoritissima la deputata Roberta Lombardi).
(da agenzie)
argomento: Grillo | Commenta »
Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
PROCESSIONE DI PEONES ALLA RICERCA DI UN SEGGIO… FRANCESCHINI E ROSATO LI COCCOLANO, LE TELEFONATE DI RENZI
Alla fine la lotteria dei franchi tiratori si trasforma in un’asta per i nuovi collegi.
Pippo Civati, parlottando coi suoi, all’ennesima sigaretta: “Oggi ne sto sentendo di tutti i colori… Rosato è venuto ha offrirmi un collegio, dicendo ‘torna con noi, tu vieni rieletto”. Offerte, parole rassicuranti, coccole a parlamentari normalmente ignorati, battute, dialoghi anche muti, per sedare le paure del potenziale franco tiratore. La sala lettura è quasi buia, due carneadi del Parlamento si scambiano foglietti, senza parlare: “Veneto 1, quanti?” scrive l’uno. L’altro: “25”.
§Il seggio è tutto, e tutto ruota attorno a un seggio, in una giornata senza pathos, a tratti noiosa, di una legge elettorale vissuta tra i contrenti del “patto” come una pietanza sciapa, nella cucina della politica.
E alla fine, la strategia della rassicurazione funziona. Ai favorevoli alla legge mancano 66 voti rispetto ai voti disponibili. Una quarantina gli assenti.
Quella vecchia volpe di Angelo Sanza, che fu sottosegretario alla presidenza del consiglio con De Mita e ora è un ascoltato amico di Pisapia, nel pomeriggio spiega sornione: “Sono tutti morti di paura. Guardali: anime disperse. Ognuno cerca il suo collegio, ma nessuno sa dove sta”.
Poi fornisce l’identikit del franco tiratore: “In linea di massima sono quelli che hanno un po’ di voti. E dunque vogliono il proporzionale perchè così hanno le preferenze. Però siccome hanno i voti vogliono essere ricandidati e dunque hanno paura di essere beccati. Per questo friggono. Nel Pd i portatori di voti sono pochi, il grosso sono i ragazzotti di Bersani che ora stanno con Renzi perchè li deve rinominare”.
In sala fumatori, c’è la fila attorno a Giacomo Portas. “Quanti ne eleggiamo in Lombardia?”. Giacomo Portas è il leader dei Moderati, una lista regionale del Piemonte, circa 50mila voti. Con questo sistema elettorale, servono come il pane per vincere nei collegi da quelle parti.
Aria sorniona, Portas custodisce gelosamente nel proprio smartphone un file excel da lui elaborato, con tutte le simulazioni possibili di riparto dei seggi, per ogni collegio uninominale e plurinominale, in base alle possibili percentuali di consenso di tutti i partiti: “Giacomo, secondo te, quanti ne scattano sul proporzionale in Sicilia? Facci vedere il foglio”.
Manca qualche ora al voto sul Rosatellum. I peones di tutti gli schieramenti chiedono rassicurazioni sul proprio futuro.
Transatlantico presidiato.
Ecco Lorenzo Guerini, il mite vicesegretario del Pd, grande tessitore della trama con i parlamentari di Pisapia. Parla a uno ad uno con tutti i colleghi: “Sono giorni che ho messo qui le tende”.
I democristiani, come si faceva una volta, presidiano il territorio. E in lunghi discorsi intrecciano spiegazioni politiche e rassicurazioni personali. Parlamentari presi sottobraccio, fino a corridoio dei passi perduti.
Dario Franceschini, unico dei ministri presenti sin dal mattino, erano mesi che non lo si vedeva così presente. Si siede sui divanetti, telefona, va a pranzo con Rosato: “È il capocorrente di Mattarella nel Pd — sussurra malizioso un parlamentare. Deve garantire la riuscita dell’operazione. I nostri stanno come i matti”.
I più inquieti sono i lombardi, i veneti, i siciliani deve senza coalizione il maggioritario è un bagno di sangue. L’intera giornata è seguita da Matteo Renzi, a distanza, che chiama direttamente i “capibastone”, per tenere le fila del controllo del voto.
Uomini più agitati delle donne, perchè col meccanismo dell’alternanza di genere hanno più chances di rientrare, parlamentari di Forza Italia più agitati di quelli del Pd. Soprattutto quelli del Sud, che hanno dovuto ingoiare l’alleanza con Lega e che dovranno garantire l’elezione di parlamentari del Carroccio.
Sono almeno venti, venticinque, tanto che a metà giornata Mara Carfagna deve uscire in agenzia per rassicurare che “Forza Italia sarà leale”.
Scorre così la giornata che di fatto chiude la legislatura senza picchi, senza la solennità di una discussione all’altezza dell’importanza della legge.
Dentro il Palazzo, le candidature promesse sono la colla di questa manovra di Sistema in cui i leader salvano se stessi e tirano su un meccanismo perfetto per far fuori gli altri (le “ali” si sarebbe detto una volta).
Gli altri, che in questo essere fuori, ritrovano la piazza di un tempo, urlante di fronte al portone del Palazzo, “o-ne-stà “, “o-ne-stà “. E con essa il leader, l’emozione, il brivido del 2013, l’essere “contro” un sistema che li taglia fuori.
“Bel favore gli abbiamo fatto, erano spompati”, dicono dentro, dove rimbomba, per tutto il giorno, questa sorta di resurrezione ai limiti del parossismo, quando l’urlo “Roma ti ama” annuncia l’arrivo della Raggi.
A metà pomeriggio un silenzio denso, rispettoso, attento, attraversa l’Aula, quando prende la parola Pier Luigi Bersani. Il suo è un discorso composto, appassionato: “Chiedo io: dove sono i liberali, quelli che dicono che le regole sono sostanza? Lo dico col cuore in mano: se ci fermiamo non si va nel caos, ci sono soluzioni abbordabili anche negli ultimi mesi di legislatura”.
Scatta invece un applauso, nella piazza pentastellata, quando Roberto Speranza parla di “pagina nera” e annuncia che, da oggi, Mdp sarà all’opposizione.
Come gli altri esclusi dalla forzatura di Sistema. Alle 21,30 si illumina il tabellone dell’Aula. E nell’applauso del Pd si confondono tutti, sommersi e salvati.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Parlamento | Commenta »
Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile
SONDAGGIO MONSTER: L’ITALIA E’ UNO DEI PAESI IN CUI L’OTTIMISMO DEI GIOVANI E’ TRA I PIU’ BASSI
Quali sono le aspettative di carriera dei giovani italiani? Non certo le stesse dei loro
genitori, secondo quanto rivela un sondaggio globale condotto da Monster.
Un recente sondaggio globale realizzato da Monster sui guadagni potenziali dei lavoratori rispetto ai genitori ha rivelato che un lavoratore italiano su due (il 50% del totale) prevede di guadagnare meno o molto meno dei genitori nel corso della propria carriera rispetto ai lavoratori di Canada (31% ), Francia (27%), Finlandia (24%) e Stati Uniti (17%).
I risultati dimostrano che in Italia i giovani già inseriti nel mondo del lavoro o in cerca di occupazione avvertono un livello elevato di incertezza e preoccupazione per quanto riguarda le proprie aspettative di carriera e prospettive economiche future.
Dai numeri emerge inoltre un netto contrasto rispetto alle prospettive dei giovani nel resto del mondo.
Più del 60% del totale degli intervistati ha delle prospettive di guadagno molto più alte o comunque superiori a quelle dei propri genitori.
Meno di un quinto (17%) degli intervistati prevede un potenziale di guadagno inferiore rispetto ai genitori nel corso della propria carriera; la percentuale scende ulteriormente (solo il 7%) tra coloro che prospettano guadagni nettamente inferiori rispetto ai genitori.
Tra i gruppi di intervistati italiani, questi numeri hanno raggiunto un più rassicurante 26% tra coloro che si aspettano di guadagnare più dei genitori, ma solo quando l’entusiasmo è stato ridotto da aspettative salariali “molto più alte” a “più alte”.
Si tratta tuttavia di cifre ancora ben al di sotto della media degli altri paesi inclusi nel sondaggio (-10%).
“I dati rilevati dal sondaggio lasciano emergere una situazione obiettiva contrastante – commenta Nicola Rossi, Country Manager di Monster Italia – e testimoniano il grande pessimismo che regna in Italia tra i giovani alla ricerca di occupazione rispetto ai coetanei in altre aree del mondo. Si tratta probabilmente della più grande sfida che il nostro Paese si trova ad affrontare: invertire progressivamente questa spirale negativa con incentivi e politiche che, assieme a una solida presa di posizione in materia di occupazione, offrano ai giovani in cerca di lavoro la prospettiva di un reale miglioramento della propria posizione rispetto a quella delle generazioni che li hanno preceduti”.
Che cosa succede negli altri Paesi?
Tra i più ottimisti, gli americani: quasi tre quarti (71%) prevedono di guadagnare “molto di più” (32%) o “di più” (39%) durante la propria carriera rispetto ai genitori.
Tra coloro che hanno mostrato una percentuale di pessimismo per quanto riguarda il proprio potenziale di guadagno, solo il 12% si aspetta di guadagnare meno dei genitori e solo il 5% degli intervistati statunitensi prevede di guadagnare molto meno.
Ad accompagnare gli americani nel loro ottimismo sono i canadesi, con più della metà (55%) che prevede guadagni di carriera “molto più alti” (22%) o “più alti” (33%) rispetto ai genitori.
Tuttavia, dal sondaggio è emerso anche che quasi un terzo (31%) dei lavoratori canadesi ha prospettive di guadagno “più basse” o “molto più basse” rispetto ai genitori.
Le aspettative di Finlandia e Francia sono in linea con quelle del Canada e sono quasi identiche l’una all’altra.
La maggior parte degli intervistati in Francia (54%) e Finlandia (56%) ha prospettive di guadagno “molto più alte” o “più alte” dei genitori.
Metà di questi, quasi un quarto del totale (il 27% in Francia e il 24% in Finlandia) prevedono di guadagnare “meno” o “molto meno” dei genitori entro la fine della propria carriera.
Riassumendo, la percezione globale per quanto riguarda il potenziale di guadagno nel corso della propria carriera lavorativa non è così pessimista.
In realtà , questi risultati mostrano una grande speranza in termini di guadagni potenziali per i nostri leader di domani. Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare e il margine di miglioramento in tutto il mondo è elevato. I risultati ottenuti in Italia, dove il 26% ritiene di avere prospettive di guadagno superiori (ma non di molto) rispetto ai genitori, mentre un terzo (34%) ritiene che tali guadagni saranno inferiori ai genitori, sottolineano la necessità di livelli di sostegno, opportunità e risorse maggiori.
(da “La Repubblica”)
argomento: Lavoro | Commenta »