Destra di Popolo.net

LA SOLITUDINE DEL PIEMONTE NELL’EMERGENZA: TRA PRESUNZIONE E INDIFFERENZA DELLE ISTITUZIONI

Ottobre 30th, 2017 Riccardo Fucile

I ROGHI DEVASTANO, IL FLOP DELLO STATO   E DEL MINISTERO DEGLI INTERNI

Non c’è bisogno di essere fisicamente sui monti che bruciano. Non c’è bisogno di dover scappare di casa perchè le fiamme la lambiscono. Non c’è bisogno di abitare a Torino per scrutare con angoscia la nube rossastra e cupa che l’avvolge.
Basta guardare le foto e i filmati agghiaccianti che compaiono sui giornali, in tv o sulla rete per comprendere la situazione drammatica in cui una Regione come il Piemonte si trova ormai da molti giorni e, purtroppo, senza che le previsioni meteorologiche, per altri giorni, offrano conforto.
Eppure, sembra che uno strano «silenziatore d’allarme» sia stato applicato a una emergenza così grave un po’ da tutte le autorità  che dovrebbero intervenire con l’urgenza indispensabile, con tutti i mezzi disponibili, chiedendo l’aiuto e facendo ricorso a tutte le forze che un Paese come l’Italia dovrebbe mobilitare in un caso del genere.
Hanno cominciato gli amministratori locali a non proporzionare le loro richieste di assistenza per i rischi che correvano i loro territori e i loro abitanti, forse un po’ per l’orgoglio di far da soli e un po’ per quella consueta ritrosia piemontese che rifugge il lamento.
Stessi atteggiamenti hanno mostrato autorità  piemontesi e torinesi. Anche per costoro quel «silenziatore» può avere parecchie motivazioni.
Da una parte, la presunzione, alimentata da scarsa consapevolezza della gravità  dei pericoli e delle enormi difficoltà  di far fronte alla vastità  del territorio devastato dalle fiamme, di possedere forze sufficienti per il controllo e lo spegnimento degli incendi. Dall’altra, il timore, del tutto incomprensibile, di esagerare un allarme che, invece, aveva tutti i motivi per essere gridato con quella forza che la situazione richiedeva.
Così, davanti a questo «bon ton» piemontese e torinese, in questo caso tutt’altro che buono, il governo si è adeguato al generale tran-tran, sommesso e distratto.
Nè il presidente del Consiglio ha fatto sentire la sua voce e, soprattutto, ha assunto decisioni opportune in aiuto del Piemonte, nè lo ha fatto il ministro dell’Interno, solitamente pronto ad adottare iniziative efficaci e tempestive.
La ministra della Difesa, Pinotti, si è limitata ad accogliere la richiesta di 60 alpini per controllare che i piromani non proseguissero nelle loro folli imprese incendiarie. E ci mancava che dicesse di no.
Da parte delle organizzazioni di volontariato, infine, che da Nord a Sud del nostro Paese si sono sempre mobilitate con grande entusiasmo, con grande senso di solidarietà , ma anche con grande capacità  operativa, non sembra che, in questo caso, si sia avvertita la solita disponibilità  a intervenire.
Ecco perchè l’impressione è quella di una sostanziale solitudine della Regione di fronte a un’emergenza quale mai si è presentata in questo territorio, almeno in tempi recenti.
Sarà  colpa della proverbiale sobrietà  sabauda.
Sarà  colpa dell’abitudine che il Piemonte ha dato all’Italia di non sollecitare un aiuto nazionale, neanche quando è indispensabile.
Sarà  colpa di una disattenzione generale che corrisponde, parliamoci chiaro, a un interesse particolare di molti italiani.
Sarà  colpa dello scarso timore delle autorità  governative e dei partiti nazionali per reazioni di indignazione che gli abitanti di una Regione come il Piemonte non sono soliti manifestare.
Ma è ora che tutti, in Italia, comprendano la gravità  di quello che sta succedendo e che non continuino a volgere il capo da un’altra parte.

(da “La Stampa”)

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VAL SUSA, L’INFERNO SCENDE DAI MONTI: “CHIUDO CASA, SPERIAMO DI RITROVARLA”

Ottobre 30th, 2017 Riccardo Fucile

GLI INCENDI AVANZANO VERSO I PAESI, EVACUATE 600 PERSONE, IN CENERE MIGLIAIA DI ETTARI… NELLA CASA DI CURA: “VENITE A PRENDERCI, QUI NON SI PUO’ PIU’ STARE”

I Canadair croati sono arrivati nel pomeriggio. Gli svizzeri, con i loro elicotteri, voleranno soltanto domani, vento permettendo.
I francesi, la colonna dei Sapeur Pompier con i loro mezzi piccoli in grado di operare tra le case delle borgate, sarebbero pronti a partire.
Sarà  anche vero, come dice qualcuno, che l’Europa si sta mobilitando per il Piemonte in fiamme. Ma, visto da qui, da questa strada che da Susa porta al centro di Venaus, sembra che l’inferno stia uscendo da sotto terra e, in un attimo, debba inghiottire tutto: la montagna che è tutta rossa, le case abbarbicate alle rocce, la strada, le auto e tutti quegli uomini che cercano di fermare il fuoco.
E la signora Antonietta si siede su un muretto in cemento armato della piazza di questa borgata che si chiama San Francesco e piange perchè il suo mondo se ne sta andando in cenere.
La sua casa è proprio lì, sotto il costone che sta bruciando: basterebbe che arrivasse un tizzone acceso sul tetto e tutto ciò che ha finirebbe in cenere.
Nilo Durbiano è un sindaco abituato alle emergenze nel suo territorio, Venaus, l’ultimo comune raggiunto dal fuoco.
Alle otto di sera, dopo una giornata di battaglie, di telefonate, è riuscito a far arrivare le autobotti anche in frazione Berno e ad allontanare tutti gli abitanti: stanotte qui non può dormire nessuno. Come a Mompantero, come a in altre borgate dove le fiamme sono praticamente alla cinta dei giardini delle case più in alto.
«Ci sono duemila ettari di montagna interessata dai roghi» annunciano in Comune a Mompantero. Ma se il vento non cala, oggi saranno molti di più.
E ci sono almeno 600 persone sfollate in tutta la valle. Come Antonietta di borgata San Francesco o come la signora Carla Vigna che alle tre del pomeriggio chiude a chiave il portoncino d’ingresso della villetta a Mompantero e se ne va: «E che il cielo me la mandi buona». Ha una borsa con dentro un cambio per la notte, le ciabatte rosse che usa in casa ancora ai piedi, e ha paura. S’infila nella sua auto, saluta con la mano la gente dall’altra parte della strada e se ne va.
Questo posto sta diventando un paese fantasma. E questo fumo che scende dalla montagna sta ammorbando tutto, rende irrespirabile l’aria, e annebbia anche il sole.
La signora Carla fila via mentre arrivano gli enormi trattori dei contadini con le botti cariche d’acqua per i volontari dell’Aib e per tutti quelli che stanno cercando di domare il fuoco. Volontari più volontari degli altri, mobilitati dalla Coldiretti, alle dirette dipendenze di nessuno.
Per fortuna che ci sono anche loro, però. Perchè su questa montagna adesso c’è bisogno di chiunque abbia voglia e competenza per fare. E mentre il prefetto Renato Saccone, al termine della riunione nel municipio del paese fantasma, annuncia che saranno inviate in Val di Susa tutte le forze «sganciate da altri parti del territorio dove l’emergenza sta rientrando» a Venaus si firma un’altra ordinanza di sgombero.
L’autostrada che collega Torino con le Valli Olimpiche, con Bardonecchia e Sestriere, e che passa proprio accanto alle montagne in fiamme, continua a restare chiusa da Chianocco a Oulx, in entrambe le direzioni. C’è troppo fumo, è come viaggiare in una giornata di nebbia densa in Pianura Padana. Ma con il fuoco che ti insegue, oppure ti accompagna per chilometri.
Alle quattro del pomeriggio di questa domenica di delirio, il responsabile della Croce Rossa di Susa allerta tutti i suoi ragazzi: «C’è un problema grosso». Si chiama casa di riposo Cora, a Susa, una struttura con 190 ospiti, molti non autosufficienti. Il fumo dei roghi è sceso fino a lì, c’è già  qualcuno che sta male.
Gli ospiti vanno portati in salvo perchè sono anziani, e perchè molti hanno seri problemi respiratori. Ma, per farlo, servono pulmini attrezzati, servono persone, serve tempo. Radio che gracchiano, telefonate, consulti tra volontari. Alla fine si trova una mediazione: «Andranno via soltanto gli ospiti più gravi». Ma da villa Cora qualcuno chiama i parenti a casa: «Venite a prendermi, qui non si può più stare». È così a sera fatta le persone che lasciano la struttura sono una quarantina in tutto.
Sandro Plano, battagliero sindaco No Tav, si fa sentire anche al vertice. La soluzione è una mediazione che accontenta tutti: «Se non peggiora, 150 ospitati restano lì».
Se va male si va via in massa, sui pulmini che quelli della Croce Rossa lasciano posteggiati davanti alla struttura tutta la notte. È un buon compromesso. E se il vento che spazza queste montagne ormai da giorni cambia direzione, o se cessa del tutto, il problema è risolto.
Ma è una pia illusione che tutto finisca così. Piove cenere adesso su Mompantero, e arrivano file di volontari a far una mano.
«E’ la nostra resistenza» dice una ragazza bionda che con un ragazzo suo coetaneo spinge una pompa su ruote, destinata a pescare acqua dalle rogge con cui spegnere i roghi. «E noi abbiamo quasi perso una nostra casa lassù tra gli alberi, abbiamo lavorato da soli e adesso ce ne andiamo sfiniti» si sfogano i ragazzi con il pick up bianco.
Sono le cinque del pomeriggio ma qui sembra già  notte, tanto fumo c’è nell’aria. Arrivano due Canadair, sganciano l’acqua e se ne vanno.
Servirebbero passaggi continui, ma con ‘sto vento gli aerei fanno fatica a volare e con ‘sto fumo quasi non riescono a vedere dove lanciare. Ma ci provano.
Alle 10 di sera la battaglia va ancora avanti. Berno è sgomberata. A Mompantero non c’è quasi più nessuno. I carabinieri bloccano le strade. I pompieri coordinano aiuti in arrivo da altre regioni. E il fuoco avanza.
Con il naso all’insù e un bicchiere in mano, una decina di persone se ne sta davanti al bar sulla strada che da Venaus porta verso Novalesa.
Il fuoco sembra quasi di poterlo toccare allungando una mano verso la montagna. Cala a picco verso il paese. Non è più compatto, si è diviso in mille piccolo incendi. «Corre attraverso i boschi velocissimo» dice Renato Bruno che coordina come ispettore i volontari dell’Aib. Corre così veloce che ti immagini che da un momento all’altro arrivi su anche a Novalesa. O che scenda a Venaus paese. E c’è già  chi tira in ballo la storia del rogo del 1983, quando il fuoco distrusse una grossa parte del centro abitato, lasciando indenne la chiesa di San Biagio.
«Dobbiamo pregare perchè non accada più» dice la pensionata davanti alla chiesa. «No, devono a mandar più uomini a darci una mano» ribattono al bar. «No, deve passare il vento» spiega chi lavora. Per intanto il fuoco ha conquistato un altro spicchio di montagna, con castagneti e rovi. E i pompieri fanno il cambio turno. Qualche ora di riposo e poi via.
Sperando nella pioggia. O in un miracolo di San Biagio.

(da “La Stampa”)

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“IMPRESENTABILI CI SONO IN TUTTE LE LISTE, LA LEGGE LO CONSENTE”: PARLA MUSUMECI, ED ERA MEGLIO CHE STESSE ZITTO

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

ASSIST A FAVA: “ERI TU CHE NELLE TUE NON DOVEVI CANDIDARLI”… MICARI: “IMPRESENTABILI ANCHE NELLA LISTA DI SALVINI”

Fava e Cancelleri contro Musumeci sul tema degli impresentabili.
Micari timido sul tema della sinistra divisa, che “favorisce il centrodestra”.
La Rosa da solo, sostanzialmente ignorato quando non additato come “piccolo”.
E’ andato in onda a in Mezz’ora in più di Lucia Annunziata il primo confronto tra i cinque candidati alla presidenza della Regione siciliana: Roberto La Rosa (indipendentisti Siciliani liberi), Nello Musumeci (centrodestra), Giancarlo Cancelleri (M5s), Claudio Fava (sinistra) e Fabrizio Micari (centrosinistra).
Aspiranti alla poltrona da governatore di una Sicilia che “secondo la Ue è 237ma su 263 regioni per competitività  in Europa”.
Che ha 644mila cittadini “iscritti all’Aire quando la Campania ne ha metà ”.
E la cui Regione ha 1692 dirigenti e 28mila dipendenti, 5 volte quelli della Lombardia”, premette la conduttrice.
Dopo una breve e fiacca introduzione dei candidati affidata agli stessi dalla Annunziata, il dibattito si scalda finalmente quando sul tavolo arriva il tema degli impresentabili nelle liste:
“C’è un problema che va al di là  delle prescrizioni di legge — premette il candidato de I Cento Passi — a Catania c’è un candidato nelle liste a sostegno di Musumeci che si chiama Riccardo Pellegrino, senza macchia sul certificato giudiziario ma che intercettato diceva ‘quanto erano belli i tempi in cui gli idoli mafiosi come i Santapaola governavano a Catania’”.
“Pellegrino è candidabile dal punto di vista della legge, ma io lui e tutti gli altri impresentabili non li vorrei. Bisogna cambiare le leggi sulla candidabilità ”- la difesa di Musumeci
Un’argometazione cui Fava replica: “Gli impresentabili te li sei messi in lista tu. Pellegrino non avresti dovuto candidarlo tu, e te ne saresti dovuto andare nel momento in cui te lo hanno imposto. Io avrei detto ‘o lui o io’”.
E Musumeci ne esce male.
Archiviato lo scontro Fava-Musumeci, inizia quello tra quest’ultimo e Cancelleri: “Musumeci fa come Ponzio Pilato e se ne lava le mani — attacca l’esponente del M5s — ha candidato indagati e arrestati, uomini di Cuffaro, di Genovese di Lombardo. Ha impresentabili anche nella sua lista. Le nostre liste sono pulite. Nelle Musumeci ha perso credibilità , ha rinnegato la sua storia”.
“L’unico imprensentabile è Cancelleri, che ha commesso un falso nel preparare le primarie“, replica Musumeci. Che poi fornisce la sua versione sulle modalità  di compilazione delle liste: “Mi sono candidato, ma ho saputo dai giornali i componenti delle mie liste. Lo dice la legge, la stessa presidente Bindi (della Commissione parlamentare antimafia, ndr) dice che va cambiata”.
“Bastava cercare su Google per capire che alcuni sono condannati”, la replica del candidato grillino.
A quel punto Micari prova a segnalare la propria presenza attaccando Musumeci: “Si è candidato per la terza o la quarta volta e ha dovuto accettare compromessi. Anche nelle liste di Salvini ci sono impresentabili”.
E il povero La Rosa, l’indipendentista di Siciliani liberi? Dimenticato per quasi tutta la puntata, quando mancano pochi minuti alla fine prova a lamentarsi della scarsa considerazione e la padrona di casa lo neutralizza con un poco ospitale “Lei è così piccolo che avrei potuto anche non invitarla”.
Evviva la democrazia…

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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WIKIPEDIA CANCELLA LA PAGINA DI CANCELLERI

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

NON HA I REQUISITI NECESSARI PER AVER DIRITTO A UNA VOCE SULL’ENCICLOPEDIA, RISERVATA AI POLITICI CHE HANNO AVUTO CARICHE PUBBLICHE AL MASSIMO LIVELLO ISTITUZIONALE

A una settimana dalle elezioni siciliane è stata cancellata la pagina Wikipedia di Giancarlo Cancelleri, candidato del MoVimento 5 Stelle alle elezioni siciliane.
Alle 8.34 di domenica 29 ottobre l’utente ‘carlomorino’ ha cancellato la pagina di Cancelleri con effetto immediato perchè, si legge in una nota del sito, avrebbe avuto un “contenuto palesemente non enciclopedico”.
Si tratta della stessa motivazione che viene generalmente data per le pagine “che promuovono prodotti, servizi o persone (incluse note autopromozionali), curriculum vitae personali, specie se scritti in prima persona”.
Sulla cronologia delle modifiche alla voce Giancarlo Cancelleri si può ancora notare che da due giorni la pagina è stata prima cancellata e ripristinata in un minuto da un altro utente, poi definitivamente cancellata in queste ore.
Luca Martinelli di Wikipedia ci spiega che Cancelleri, secondo i criteri di rilevanza per i politici, non ha i requisiti necessari per avere diritto a una voce sull’enciclopedia, visto che è stato finora un semplice parlamentare regionale dell’Assemblea Regionale Siciliana, mentre per poter entrare in Wikipedia bisogna “avere ricoperto (o ricoprire) cariche pubbliche ai massimi livelli in istituzioni internazionali o nazionali di rilievo (parlamentari, capi di stato, ministri e sottosegretari) per almeno una parte rilevante di una legislatura o del mandato”.
La stessa sorte era capitata a Virginia Raggi quando era consigliera e “semplice” candidata sindaca a Roma.
Successivamente, quando Raggi ha vinto le elezioni, la pagina è stata creata.

(da “NextQuotidiano”)

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I PRIMI DIECI GIORNI DI BERLUSCONI SU TWITTER SONO UN DISASTRO

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

FOTO D’ARCHIVIO, ANTICAGLIE E NEMMENO TREMILA FOLLOWER

Silvio Berlusconi da dieci giorni è sbarcato su Twitter.
Forse per giocare a fare Donald Trump, forse consigliato dai suoi spin doctor, forse per apparire più giovane e moderno.
Resta il fatto che dal 17 ottobre anche l’ex premier sta provando a prendere confidenza con tweet e hashtag. Ma il suo esordio non sembra dei migliori: dopo dieci giorni sono appena 2.700 le persone che seguono il suo account.
I suoi tweet non sono altro che una serie di slogan e frasi preconfezionate dal suo staff che non si è fatto nessun problema nel prelevare a piene mani tra le foto d’archivio.
Infatti lo si vede in alcune foto di almeno dieci o quindici anni fa: potete facilmente notare simboli di partito ormai scomparsi come il Partito repubblicano, Udc e Alleanza nazionale (guarda caso tra i partiti che appoggiavano Totò Cuffaro nel 2001).
Inoltre, tra la folla c’è qualcuno che ha in mano delle vere anticaglie tecnologiche e nessuno smartphone in vista.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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NOVITA’ A SINISTRA: DALL’ABBRACCIO EUROPEISTA TRA BONINO E PISAPIA NASCE LA “LISTA SPINELLI”

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO LA DUE GIORNI DI ROMA SI ALZA UNA “TENDA COMUNE”

Gli Stati Uniti d’Europa sono la stella polare, il sogno da realizzare. Le elezioni di marzo, l’appuntamento da non mancare, un passaggio cruciale per chi intende portare dentro le istituzioni rappresentative, le istanze federaliste, le battaglie, e leggi, di civiltà  che hanno il nome di Ius soli, del fine vita, di nuovi diritti sociali e di cittadinanza, dell’antiproibizionismo.
Chiamatela “lista di scopo” o, ancor meglio, “Lista Spinelli”, in onore di colui che ha incarnato lo spirito europeista, il “sognatore” che, in tempi lontani ma quanto mai attuali, aveva affermato che “l’Europa non si costruisce per destino, ma perchè la vogliamo”.
La due giorni dell’Ergife sull’Europa che si vorrebbe ma che non c’è, non doveva chiudersi con la sottoscrizione di un patto elettorale, tuttavia per le personalità  presenti, per una visione condivisa, per impegni assunti su temi strategici, non è una forzatura retroscenista affermare che una “tenda comune” è stata alzata a Roma.
Spetterà  al Congresso dei Radicali italiani, apertosi nel pomeriggio sempre all’Ergife, decidere se e come essere presenti alle elezioni di primavera 2018, ed Emma Bonino annuncia “sorprese” e rimanda alle conclusioni delle assise, l’1 novembre, ma certo è che l’intervento impegnato di Giuliano Pisapia, la video-benedizione di Romano Prodi, così come la partecipazione ai lavori do Enrico Letta, danno la cifra di una direzione di marcia comune, oltre il Pd ma non contro il partito di Matteo Renzi.
L’Europa come necessità , una “barca disastrata, ma guai ad abbandonarla in tempi di sovranismi nazionalisti”, avverte, tra gli applausi, Emma Bonino nel suo intervento conclusivo.
L’Europa come necessità  vitale, da costruire fuori e dentro gli Stati che la compongono. Una Europa solidale, inclusiva, che faccia del Mediterraneo il suo nuovo baricentro geopolitico.
Lo riafferma con forza Romano Prodi nel suo vide-intervento: quello dell’ex premier, il padre dell’Ulivo, è molto più di un saluto formale o una lezione di geopolitica: i suoi sono elementi di un programma politico (ed elettorale) che non risparmia critiche verso la politica estera dell’Italia, “poco asseverativa”, rimarca il Professore, in particolare sulla Libia dove invece di puntare su un uomo, il premier al-Serraj, l’Italia avrebbe fatto meglio a facilitare un negoziato che mettesse assieme, dice Prodi, “le varie tribù” libiche.
“Lo scontro oggi è tra sovranismo e democrazia”, avverte Pisapia indicando alcuni punti programmatici su cui provare a stringere una intesa: l’Europa dei cittadini, annota il leader di Campo Progressista, “è quella che fa eleggere ai cittadini il presidente del Parlamento europeo”, è l’Europa che dà  “più potere all’Europarlamento rispetto alla Commissione europea”; è una Europa che “dia risorse e poteri d’intervento ad una Commissione sull’occupazione”.
E già  oggi, sottolinea ancora Pisapia, per quanto deficitaria, l’Europa, con la sua Corte di Giustizia, ha fatto sì che in Italia venisse finalmente istituito il reato di tortura, e grazie alle istanze di giustizia europee che si è fatta luce sulla “democrazia assassinata” a Bolzaneto, nei giorni del G8.
Parlare di Europa non è parlare d’altro rispetto alla scadenza elettorale, al contrario è definire una visione, articolare un programma, sapendo che nessuna delle grandi questioni del nostro tempo, dall’immigrazione alla lotta al terrorismo, dalla battaglia sul clima a quella per la crescita, possono avere soluzione fuori da una Europa rafforzata nelle sue istituzioni sovranazionali.
Una Europa politica, nel senso più alto e nobile del termine. Lo argomenta con la consueta passione Emma Bonino.
“L’Europa che non c’è — afferma l’ex ministra degli Esteri — è il frutto della politica degli Stati membri”, e se c’è una istituzione contro cui battersi è il “Consiglio europeo”, il luogo dei veti incrociati, il regno dei “frenatori”.
L’Europa patria comune da contrapporre all’Europa delle patrie, piccole grandi, vecchie e nuove. C’è un mondo, in Italia, che ha compreso il senso di questa sfida epocale: il mondo dei federalisti, dell’associazionismo laico e cattolico, delle ong e associazioni umanitarie, una società  civile organizzata che ha sperimentato nella campagna “Ero straniero-L’Umanità  che fa bene”, l’importanza di un agire comune. Per una legge d’iniziativa popolare ma, chissà , anche per un’avventura” elettorale.
La “lista Spinelli” non è un miraggio.

(da “Huffingtonpost”)

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GENOVA, VANDALI IN AZIONE ALLA LANTERNA, DISTRUTTI I BAGNI: IL TUTTO DURANTE L’ORARIO DI VISITA DEI TURISTI

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

UN PUBBLICO DI “NORMALI” FAMIGLIE E ADULTI, E POI SI INDIGNANO PER IL DEGRADO DEL DECORO URBANO… IL DIRETTORE AMAREGGIATO: “PERSO IL SENSO CIVICO”

Vandali in azione alla Lanterna.
Il direttore del complesso Monumentale Andrea De Caro con un post su Facebook si sfoga contro l’inciviltà : “Ieri alla Lanterna un tranquillo pomeriggio di iniziative folkloristiche e turisti…. e questo è accaduto nelle toilette del complesso monumentale con un pubblico di famiglie e adulti… Ora come direttore esecutivo del Complesso Monumentale, che come sapete si regge da solo per museo parco e passeggiata senza fondi istituzionali cosa dovrei dire? Ci lamentiamo che vogliamo sempre tutto aperto, disponibile, pulito, gratuito.. etc etc e ci arrabbiamo se si alzano cancelli, o si mettono sorveglianti alle toilette, che di conseguenza divengono a pagamento (vedi le stazioni)… il problema è che abbiamo perso il senso civico..
L’amara conclusione: “Quando torneremo a saper stare al mondo.. allora si potrà  rimettere in discussione tutto…”
Nessuna incursione di bande di teppisti, ma nuclei familiari ed adulti, magari gli stessi che poi si lamentano del degrado urbano del nostro Paese.
E questo è il risultato.

(da agenzie)

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ALASSIO, IL TRACOLLO DELLA SEZIONE: DAI 500 ISCRITTI PCI AI 9 VOTANTI PD

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

“ANNI DI GRANDE PARTECIPAZIONE, ORA TANTA AMAREZZA PER CIO’ CHE RESTA”

C’era una volta la sezione del Pci di Alassio che contava oltre 500 iscritti; erano soprattutto operai, e come avveniva in quegli anni – dai ’50 ai ’70 – grazie alle sottoscrizioni di militanti e simpatizzanti il partito potè anche comprarsela.
Nei giorni scorsi nel comune in provincia di Savona si è tenuta l’assemblea per il congresso provinciale del Pd e i partecipanti sono stati 9 (nove).
Altri tempi, si dirà ; epoche che finiscono, certamente; ma «resta l’amarezza vedendo appunto cosa rimane, cioè nulla – ragiona Pino Ghisalberti, una vita nella Fgci e poi Pci – Abbiamo vissuto anni di grande partecipazione, le feste dell’Unità  duravano 15 giorni, c’erano idee ed entusiasmo. Adesso?».
Il Pci era capace di conquistare oltre il 30 per cento dei consensi, il dualismo con i socialisti era forte (il Psi veleggiava ampiamente sopra il 10 per cento) e comunque rimanevano vivi i gruppi della nuova sinistra: prima Psiup e Manifesto, poi Democrazia proletaria e verdi.
E oggi? «Non è facile essere di sinistra ad Alassio – quasi si sfoga Jan Casella, impegnato nella creazione di una lista civica per le elezioni del 2018 – siamo diventati un territorio privo di partiti, privo di fabbriche».
La crisi del Pd, invece? «Quando la giunta di destra guidata da Enzo Canepa fece la famosa ordinanza razzista contro i migranti che avrebbero portato delle malattie (fu anche condannato dalla magistratura, ndr ), il Pd non fece una piega…», continua Casella.
Storicamente i partiti della sinistra, soprattutto negli anni ’90, hanno dato poco peso all’estremo Ponente ligure utilizzandolo al massimo come portatore di voti per i candidati “di spicco” solitamente savonesi, senza dare vita a progetti concreti e alternativi al centrodestra imperante
Oggi essere di sinistra ad Alassio «vuol dire battersi per far sì che il paese sia popolato – ragiona Casella – e questo può avvenire solo con un turismo, la nostra unica industria, sostenibile e moderno, che sappia dare lavoro di qualità  ai residenti, puntando sul turismo alberghiero rispetto a quello della seconda casa. Essere di sinistra ad Alassio vuol dire garantire servizi di qualità  a tutti i cittadini, frazioni comprese, cosa che il centrodestra ha totalmente trascurato in questi anni. Vuol dire difendere la collina dalla speculazione edilizia, e puntare su una rivalutazione del verde».

(da “La Repubblica”)

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CROLLATA AL 38% LA POPOLARITA’ DI TRUMP

Ottobre 29th, 2017 Riccardo Fucile

I CONSENSI IN CADUTA LIBERA, NESSUN PRESIDENTE USA MAI COSI’ IN BASSO: OBAMA ERA AL 51%, CLINTON AL 47%, BUSH ALL’88%

La popolarità  di Donald Trump, nove mesi dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, appare in caduta libera. Solo il 38% degli americani – secondo un sondaggio di Nbc e Wall Street Journal – approva il lavoro finora svolto dal tycoon, mentre il 58% boccia il suo operato.
Si tratta del rating più basso mai registrato da un presidente americano in epoca moderna nei primi nove mesi di mandato.
Nello stesso periodo la popolarità  di George W. Bush era all’88%, quella di Barack Obama al 51%, quella di Bill Clinton al 47%.
Mentre resiste lo zoccolo duro dei suoi elettori, Trump perde invece terreno tra gli indipendenti e i maschi di razza bianca e non laureati, due categorie che hanno contribuito in maniera determinante alla sua vittoria nelle urne, lo scorso 8 novembre.
Tra gli indipendenti fino a settembre il 41% esprimeva un giudizio positivo sul lavoro del tycoon nello Studio Ovale, mentre ora la percentuale e’ scesa al 34%.
Tra i maschi bianchi non laureati si e’ invece passati dal 58% al 51%.
Il 59% degli intervistati, poi, si e’ detto in netto disaccordo con gli attacchi del presidente ai giocatori della Nfl, la lega professionistica del football americano, accusati di non rispettare la bandiera americana con la loro protesta.
Protesta che consiste nell’inginocchiarsi durante l’inno a inizio partita.

(da agenzie)

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