Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
L’INCONTRO SEGUITO IN DIRETTA SU INTERNET DA 100.000 UTENTI, DILUVIO DI INSULTI MERITATI SULLA RAI
La RAI decide di non mandare in onda la partita Portogallo-Italia della nazionale
femminile valida per le qualificazioni ai Mondiali di Francia 2019.
La federazione, quindi, manda in onda la partita in diretta su Internet: vince la nazionale e vince anche Facebook.
Ieri pomeriggio la nazionale femminile di calcio ha vinto la quarta partita di fila nei gironi di qualificazione per i Mondiali di categoria: 1-0 contro il Portogallo e grande festa negli spogliatoi per celebrare il primo posto solitario nel girone.
Solo un black out nelle prossime partite potrebbe compromettere la qualificazione.
L’autogol, invece, l’ha segnato la RAI che, malgrado le sollecitazioni ricevute da più parti, ha deciso di non mandare in onda la partita neppure su RAI Sport: la concomitanza con una partita di Coppa Italia maschile sicuramente non ha giocato a favore, ma almeno alcuni collegamenti in alternanza con Spal-Cittadella (non proprio una partita di cartello) si potevano certo fare.
Fatto sta che le nostre azzurre hanno giocato e vinto una partita che ha finito per andare in diretta sul canale Facebook ufficiale della nazionale.
Risultato: malgrado l’evento non sia stato pubblicizzato e anche se in Italia il calcio femminile (contrariamente a quanto sta succedendo all’estero) non sia molto seguito, le visualizzazioni sono arrivate a 100mila, con oltre mille condivisioni, quasi 3mila mi piace e 2400 commenti.
Premesso che dal servizio pubblico sarebbe lecito aspettarsi scelte che non necessariamente corrano dietro all’audience, in questo caso l’evento sarebbe anche stato molto seguito: non trasmetterlo è stata una scelta delirante, oltre che autolesionista.
(da agenzie)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
COME SITI LEGATI AI CINQUESTELLE DIFFONDONO BUFALE SUL WEB
Sul palco della Leopolda è salito alla ribalta un argomento incredibilmente più bersagliato di D’Alema e Bersani, le fake news.
Matteo Renzi e il Pd sono infatti sempre più convinti che buona parte della prossima campagna elettorale sarà influenzata dall’uso massiccio di bufale online. Entro pochi giorni, forse già in settimana, verrà presentato a firma del capogruppo Luigi Zanda il testo contro le fake news.
Sembra sempre più evidente, fuori e dentro il Pd, che la creazione di notizie false da parte di gruppi organizzati riesca a inquinare il dibattito pubblico in maniera determinante.
Rispetto alle “bufale” di un tempo le fake news si muovono in un ambiente, quello del web, molto esteso e soprattutto caratterizzato dalla viralità e dalla disintermediazione giornalistica dei social network.
Non è un caso che la parola dell’anno sia, secondo l’Oxford Dictionaries, post-truth, traducibile in post-verità . Con questo termine si intende la tendenza a far prevalere nel dibattito pubblico argomentazioni caratterizzate da un forte appello all’emotività che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tendono a essere accettate come veritiere.
L’opinione pubblica, soprattutto quella digitale, sembra quindi più propensa a lasciarsi influenzare da flussi di notizie manipolati sulla sfera delle emozioni piuttosto che dai fatti nudi e crudi. Se ad un primo livello sembrerebbe intuitivo riconoscere le notizie vere dalla fake news, in realtà esiste un altro livello di comunicazione che non può essere classificato come vero e proprio “fake” ma che è in grado di distorcere la percezione dell’opinione pubblica sui fenomeni reali.
Parliamo di notizie artefatte, rielaborate e rieditate, dallo stile molto aggressivo e con titoli completamente fuorvianti. Queste notizie possono prendere spunto da fatti reali ma il loro vero scopo è portare il lettore verso interpretazioni favorevoli a chi ha manipolato l’informazione.
Il movimento 5 stelle, il vero obiettivo della legge anti bufale-online, è il partito politico più a suo agio nel muoversi nel mare della post-verità .
Negli anni il M5S ha costruito in rete una vasta community online raccolta intorno a un bacino di oltre 2600 pagine facebook.
Tra queste fanpage legate alle community a 5 stelle ce ne sono alcune che generano un livello di interazione addirittura superiore a quello di testate giornalistiche nazionali. Un esempio di distorsione della realtà ce la fornisce per esempio la fanpage “la Cosa” in uno dei suoi ultimi post su facebook.
Sulla fanpage di questo gruppo vicino al Movimento è stato pubblicato un post in cui si chiede agli utenti se si è favorevoli al ritorno della Lira scrivendo che “Tutti i sondaggi dicono che gli italiani sono sempre più euroscettici”.
Ma di quali sondaggi parla?
Quali sono le società che hanno elaborato questi risultati?
Come sono stati condotti i sondaggi di cui si parla?
Ovviamente le risposte non le potremmo mai conoscere ma possiamo capire come l’effetto sia quello di portare gli utenti digitali a credere che esista una maggioranza favorevole all’uscita dell’Euro.
Un altro esempio molto virale di questo stile di disinformazione ci viene dalla fanpage “Tze tze” che pubblica un post con l’immagine del giornalista Fabio Fazio e una didascalia che recita: “Fazio, 11 mln di euro di soldi pubblici in Rai e i disabili italiani 280 euro al mese se tutto va bene”.
La foto è rieditata con la sovrapposizione del logo del Pd sulla fronte del giornalista in modo da identificare il partito democratico come il vero responsabile di sperpero di risorse pubbliche ai danni di persone con gravi difficoltà .
Per capire il livello di viralità di queste fanpage basti dire che il livello di medio coinvolgimento di “Tze Tze” per singolo post sugli ultimi 99 messaggi (1243 like, 778 commenti) è più che doppio rispetto a quello di quotidiani come La Stampa (223 like, 45 commenti) ed il Messaggero (143 like, 28 commenti).
Quasi tutte le news che abbiamo trovato sui gruppi facebook vicini al movimento fa ricorso a immagini con didascalie dallo stile violento – “Guardate che vergogna”, “Ecco chi ruba i soldi agli italiani” — per arrivare direttamente alla pancia dei lettori.
La propaganda del M5S diventa ancora più virale nel momento in cui queste notizie vengono condivise simultaneamente dalle varie fanpage che costituiscono una community ampia e fidelizzata intorno tematiche precise: politici corrotti, teorie complottiste, ritorno alla lira, medicina alternativa.
È difficile stabilire con precisione la grandezza di questa community, possiamo però affermare che i 10 gruppi più popolari all’interno della rete del M5S costituiscono una community di oltre 2,7 mln di sostenitori digitali.
Un numero che per popolarità supera su Facebook i 2,4 mln di seguaci della fanpage del Corriere della Sera.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
INVECE CHE SPARARE BUFALE, SI BATTA PER LA STERILIZZAZIONE GRATUITA E PERCHE’ I VETERINARI POSSANO PRESCRIVERE FARMACI “UMANI” SE IL PRINCIPIO ATTIVO E’ LO STESSO: BASTA CON LE SPECULAZIONE DELLE AZIENDE FARMACEUTICHE CHE VENDONO GLI STESSI FARMACI A PREZZO QUATTRO VOLETE SUPERIORE
In origine furono il milione di posti di lavoro e meno tasse per tutti. 
Poi il dimezzamento della pressione fiscale.
La volta successiva, ancora i posti di lavoro, nel frattempo diventati quattro milioni.
Non c’è campagna elettorale in cui Berlusconi non lanci mirabolanti promesse, di cui non esistono fondamenti e coperture.
Ecco, quella del 2018 riguarda gli animali domestici: “I veterinari saranno gratis”, garantisce. Anche in questo caso, siamo di fronte a qualcosa di impossibile. Peggio: si tratta di una vera e propria bufala sulla pelle degli animali che soffrono.
I primi a smentire il Cavaliere sono i numeri.
In Italia, infatti, si stima che gli animali domestici siano circa 60 milioni. Che moltiplicati per il costo medio di una visita, rendono l’ipotesi di un servizio veterinario gratuito uno sproposito economico.
§Dove intende trovarli, il Cavaliere, tutti questi miliardi? E anche a prescindere dall’oggettiva impossibilità del progetto, perchè mai chi non ha animali dovrebbe essere salassato a vantaggio di chi ha un cane o un gatto, o magari cinque?
Come sempre accaduto fin qui, il problema è che le promesse di Berlusconi sono del tutto strumentali.
Se, infatti, avesse davvero a cuore la sorte degli animali e non il puro tornaconto elettorale, saprebbe bene che la prima, e più importante, battaglia da fare è quella contro il randagismo. Parliamo di un fenomeno che, ogni anno, costa allo Stato ben 7 miliardi di euro e che condanna centinaia di migliaia di cani a vivere in quei lager che sono i canili.
Berlusconi animalista sembra il sequel del presidente operaio: una sonora bufala.
Vuole fare una vera battaglia animalista? Allora sostenga la proposta per rendere gratuita la sterilizzazione dei cani. E’ quella la chiave: evitare che i cani si moltiplichino in modo incontrollato.
In questo modo si può debellare il randagismo, si evita ai poveri animali la tortura dei canili e si fa risparmiare lo Stato.
Altra battaglia concreta in favore degli animali: i farmaci.
Il Cavaliere si batta perchè sia eliminato l’assurdo divieto per i veterinari di prescrivere farmaci umani agli animali, nel caso in cui il principio sia lo stesso.
Devono essere i medici veterinari a stabilire cosa è giusto per gli animali.
In questo modo si possono anche evitare le speculazioni delle case farmaceutiche, sia sui prezzi (anche fino a quattro volte in più per lo steso principio attivo) sia utilizzando un packaging sovradimensionato che obbliga ad acquistare molte più dosi di quelle necessarie.
Invece di lanciare sparate sui veterinari gratis, Berlusconi ci dica cosa pensa di queste proposte concrete, che vanno realmente incontro alla cura del mondo degli animali e sono sostenibili.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
“NON HO MAI RICEVUTO UN RICHIAMO IN 17 ANNI, MA NON POSSO ENTRARE AL LAVORO ALLE 7, C’E’ LA TERAPIA DI MIO FIGLIO DISABILE”
Marica Ricutti non si capacita. “Mai mi sarei aspettata un trattamento del genere – spiega ad HuffPost – ritengo che, dopo tanti anni di servizio senza aver mai ricevuto un richiamo, una contestazione, un appunto che sia uno, loro avevano tanti altri modi di far valere le motivazioni dell’azienda”.
“Loro” sono i responsabili dello stabilimento Ikea di Corsico, Milano, dove la donna, 39 anni e una laurea in scienze e tecnologie alimentari, ha lavorato per diciassette anni, prima di ricevere, il 21 novembre, la lettera di licenziamento.
“Licenziamento in tronco per giusta causa – scandisce lei – perchè secondo loro è venuto meno il rapporto di fiducia”.
In realtà , Marica, separata e con due figli, di 10 e 5 anni – quest’ultimo disabile – aveva fatto presente che non avrebbe potuto cominciato a lavorare alle 7 del mattino, come le era stato richiesto in alcuni giorni della settimana. “Ho spiegato tutto da subito e avevo ricevuto anche delle rassicurazioni verbali, ma purtroppo non sono servite a nulla”, aggiunge.
Raggiunta al telefono da HuffPost, ricostruisce la vicenda della quale si è ritrovata ad essere, suo malgrado, protagonista è che sta suscitando molto scalpore: oggi i lavoratori dello stabilimento hanno scioperato per protestare contro la decisione del colosso svedese dell’arredamento.
Quando ha iniziato a lavorare in Ikea?
“Nel ’99, tramite le Agenzie interinali. Nel 2000 sono stata assunta a tempo indeterminato, con contratto part time. Ho sempre lavorato anche per mantenermi agli studi, sono stata cresciuta con l’idea di dover fare sacrifici, e, come tante altre persone, ne ho fatti per andare avanti”.
Cosa faceva in Ikea?
“Ho girato vari reparti, sempre accettando gli spostamenti che mi venivano proposti. Mi sono sempre resa disponibile a tutti i turni di lavoro e agli orari e, ripeto, non ho mai ricevuto richiami o lettere di contestazione. Nel 2015 mi sono laureata. Allora ero ancora sposata, avevo già i bambini e lavoravo contribuendo anche a portare avanti la famiglia”.
Cosa succede quindi?
“Si aprì la possibilità di entrare a lavorare nell’area food. Il mio primo ruolo fu da coordinatrice nel reparto bistrot- bottega, quello, dove, per intenderci, vengono venduti i prodotti alimentari svedesi”.
Il suo contratto era sempre part time?
“No, da part time diventò full time, ma all’inizio non ebbi alcun problema. Avevo il tempo per badare ai miei figli secondo le loro esigenze. Li portavo a scuola ogni mattina, il più piccolo a terapia quando doveva farla, e poi andavo al lavoro. Ho sempre rispettato le mie otto ore, anche se poi, a conti fatti, le ore sarebbero nove perchè c’è l’ora di spacco, che viene comunque trascorsa nel luogo di lavoro”.
Quindi all’inizio nessun problema?
“No, tenga presente che io abito a Mortara, in provincia di Pavia, a quaranta chilometri dallo stabilimento di Corsico, ma nonostante tutto riuscivo ad organizzarmi per portare i bambini a scuola ogni giorno e il martedì, il più piccolo a seguire la terapia di cui ha bisogno. Fino a quando, più o meno a fine 2016 inizio 2017, mi viene presentata un’altra proposta”.
Cioè?
“L’azienda mi propose di spostarmi nell’area ristorante. Sapevo che in quel reparto uno dei turni in cui è divisa la giornata lavorativa, inizia alle 7 del mattino e così mi attivai subito”.
Che fece?
“Parlai con i miei responsabili dicendo chiaramente che per me era impossibile rispettare quell’orario. Per prendere servizio alle 7 mi sarei dovuta avviare da casa un’ora prima e, poi, come avrei fatto ad accompagnare i bambini a scuola?”.
Cosa le fu risposto?
“Ricevetti molte rassicurazioni, mi fu detto di non preoccuparmi, che non mi avrebbero fatto lavorare in quel turno, se non di sabato o di domenica, quando comunque i miei bambini sono con il papà e quindi io avrei potuto lavorare”.
Dunque lei cosa fece?
“Sulla base di queste rassicurazioni, accettai l’ennesimo spostamento. Purtroppo quelle rassicurazioni erano solo verbali. E me ne resi conto pochi mesi dopo”.
Perchè, cosa accadde?
“Mi sono vista riproporre un nuovo prospetto nel quale c’era questo turno con inizio alle 7 e veniva modificato anche il turno del martedì, giorno per me importantissimo perchè devo accompagnare il mio bambino più piccolo a fare terapia. A quel punto, ho cercato un confronto, ricordando le parole che mi erano state date circa il fatto che non sarei stata impiegata nel turno che inizia alle 7 del mattino, almeno dal lunedì al venerdì. Accettai comunque, chiedendo di venirci incontro, per l’ennesima volta mi sono resa disponibile. Purtroppo, da parte dell’azienda c’è stata una chiusura netta”.
In che senso?
“Ho assistito ad uno scaricabarile tra i responsabili. Fino a quando, a fine settembre ho chiesto un colloquio con il responsabile delle risorse umane. L’ho chiesto io e l’hanno chiesto i miei rappresentanti sindacali, della Filcams Cgil, ai quali mi ero rivolta nel frattempo”.
Le hanno risposto?
“No, nessuna risposta”.
E quindi cos’ha fatto?
“Su consiglio dei sindacati, abbiamo comunicato che mi sarei attenuta ai miei vecchi turni. Il 3 ottobre mi è stata recapitata una lettera in cui si contestava, in particolare in due giorni, la mia presenza in orari non concordati dal loro punto di vista. Stiamo parlando di quattro o cinque ore e in giorni in cui io a lavorare ero andata comunque, ero presente”.
A questo punto cosa succede?
“Il 13 novembre la responsabile delle risorse umane dello stabilimento mi ha incontrata, con il mio rappresentante sindacale. Ho spiegato che non volevo essere privilegiata, che ero disponibile a lavorare in tutti gli altri turni, compreso quello di chiusura, che per me non è agevole finendo a tarda sera, ma che comunque lo avrei fatto. Il 21 novembre ho ricevuto la lettera di licenziamento. In tronco”.
Come sta adesso, Marica?
“Non bene, purtroppo. Ho stati d’ansia che mi procurano forti tremori, questa situazione mi ha provocato anche problemi di salute che sto accertando. Mi sono sempre comportata bene verso l’azienda, ho sempre svolto il mio lavoro fino in fondo. No, non mi aspettavo di essere trattata così”.
E adesso cosa intende fare?
“Andrò avanti. Con la Filcams Cgil impugnerò il licenziamento. Non ho mai chiesto di essere privilegiata, nè volevo fare lavoro d’ufficio dalla mattina alla sera. Ho sempre capito le ragioni di un’azienda che, per carità , punta al fatturato e alla clientela, ma che forse sta perdendo di vista qualcosa”.
Che cosa, secondo lei, Marica?
“Forse sta venendo meno il valore della dignità umana. Io e tutti i lavoratori non siamo numeri, siamo persone, con una dignità che dovrebbe essere rispettata”.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
IL RICERCATORE DI FISICA DELL’UNIVERSITA’ DI CATANIA AFFETTO DA TETRAPARESI SPASTICA NON RICEVE IL SUSSIDIO REGIONALE PER FAR FRONTE ALLE SPESE DI ASSISTENZA
Fulvio Frisone è un fisico nucleare, ricercatore dell’Università di Catania. Ha un
solo problema, e non è la tetraparesi spastica da cui è affetto dalla nascita.
Il problema di Fulvio Frisone è che la Regione Siciliana ha smesso di erogare i contributi per l’assistenza. Frisone infatti ha bisogno di assistenza 24 ore su 24 e la Regione dovrebbe farsi carico dei costi ed erogare un sostegno economico per consentirgli di partecipare ai congressi internazionali.
Ad oggi però Frisone non ha ancora ricevuto alcun contributo per il 2017.
A garantire il sostegno al ricercatore catanese — in ragione della sua disabilità e della sua attività di ricerca — è la Legge regionale n.5 del 19.5.2005.
A causa della sua sua disabilità Frisone necessita di cinque assistenti qualificati che lo aiutano durante tutta la giornata. A causa della riduzione dei fondi e della sospensione delle erogazioni per il momento Frisone si sta “arrangiando” riducendo l’assistenza a sole sedici ore al giorno. La notte Frisone rimane senza assistenza, con tutti i problemi che comporta una situazione del genere.
Qualcuno potrà pensare che in fondo sono “tante” o “sufficienti”. Ma quel qualcuno probabilmente è una persona che non è affetta da disabilità e che può godere della libertà di movimento e di azione 24 ore su 24.
Il problema di Frisone è che con il suo stipendio da ricercatore (2.400 euro al mese) non è in grado di sostenere i costi dell’assistenza medica che, mensilmente, viene a costare il doppio.
Inizialmente la legge regionale — che prevede uno stanziamento annuale che quindi deve essere rinnovato ogni anno — aveva previsto lo stanziamento di 160mila euro l’anno. Lo scorso anno però Frisone ne ha ricevuti appena 36mila e per quest’anno ancora nulla visto che la Regione non ha erogato un centesimo.
Come mai la Regione non ha ancora erogato i fondi?
A complicare la situazione c’è il fatto che la madre di Frisone, che lo ha assistito per tutta la vita, è ormai molto anziana.
Ad 87 anni anche la signora necessità ormai di assistenza e non ha le forze per prendersi cura del figlio come potrebbero farlo gli operatori specializzati che potrebbe pagare se solo la Regione stanziasse i fondi.
La pensione della madre inoltre non è sufficiente a “tamponare” le mancanze della Regione Siciliana. A risentirne non è solo la vita quotidiana di Fulvio Frisone ma anche la sua attività accademica.
Senza il contributo regionale Frisone ha dovuto rinunciare a partecipare a molti convegni internazionali.
E per chi fa ricerca scientifica poter prendere parte ai convegni è un’attività fondamentale.
La questione a quanto pare è burocratica. Non è chiaro infatti quale sia il comune competente per l’erogazione dei fondi assistenziali.
E così Frisone viene rimpallato tra il comune di Acireale ed il Comune di Aci Catena in attesa che i due Enti Locali riescano a venire a capo della questione.
Per cercare di sbloccare la situazione — nella quale oltre a Frisone versano molti disabili siciliani — il ricercatore ha deciso di iniziare uno sciopero della fame ad oltranza. Frisone non è l’unico a protestare per questa situazione.
Qualche giorno fa il comitato “Siamo handicappati no cretini” ha lanciato l’allarme sul rischio che se i decreti di stanziamento economico per l’assegno di cura non arrivassero entro il limite di legge del 31 dicembre tutti i disabili gravissimi già censiti rischiano di vedersi bloccati i fondi.
Per questo motivo il comitato ha chiesto al Presidente Nello Musumeci un incontro urgente per risolvere al più presto una situazione che è già drammatica ma che potrebbe addirittura peggiorare.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
POCHI GIORNI FA UN UOMO FREDDATO SUL PIANEROTTOLO… REGGIO EMILIA BRUCIA, LA ‘NDRANGHETA REGOLA I CONTI, MA MINNITI DEVE PENSARE A RESPINGERE I PROFUGHI
Reggio Emilia brucia. Un’altra auto a fuoco nella notte in provincia nel comune di Cadelbosco, ancora una volta per cause dolose. E’ una Mercedes Classe A che secondo le prime informazioni appartiene alla cognata di Antonio Crivaro, imputato nel rito ordinario del primo maxi-processo Aemilia per ‘ndrangheta che si sta celebrando in questi mesi proprio a Reggio Emilia.
E’ la settima autovettura che finisce in fiamme in provincia dall’otto agosto ad oggi. Solo cinque giorni fa il rogo all’ora di cena della Volkwagen Golf della moglie di Francesco Citro, 31enne ucciso qualche ora più tardi a colpi di pistola sul pianerottolo d’ingresso della propria abitazione a Villanova di Reggiolo.
Pochi elementi sull’ultimo incendio: vigili del fuoco e carabinieri sono arrivati a Cadelbosco Sotto, frazione di Cadelbosco Sopra, poco dopo mezzanotte ed hanno accertato l’origine dolosa delle fiamme. L’auto era in via Landi nel parcheggio sotto casa dei proprietari, parenti di Antonio Crivaro, cutrese arrestato la notte del 28 gennaio 2015 con l’accusa prevista dal 416 bis: associazione di stampo mafioso. Per la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna era esperto di operazioni finanziarie e fideiussioni, ed operava a stretto contatto con Antonio Gualtieri, ritenuto uno dei sei capi della cosca emiliana.
A processo è anche Salvatore Silipo, come Crivaro originario di Cutro, che nella notte di domenica 6 agosto aveva visto andare a fuoco sotto casa la Fiat Punto della moglie in via Zambonini a Reggio.
In quel caso gli autori dell’incendio avevano lasciato una tanica di benzina vicino all’autovettura; il collaboratore di giustizia Salvatore Muto lo indica come un segno di intimidazione, una firma per spaventare la vittima.
Il 9 ottobre invece a Castelnovo Sotto, a tre chilometri di distanza dal rogo di questa notte, era bruciata un’Opel Antara intestata ad una concessionaria mantovana, utilizzata da un cittadino del paese nativo di Milano. La benzina in quel caso era stata usata per impregnare gli interni dell’auto.
Il 14 ottobre nel quartiere San Prospero Strinati di Reggio Emilia bruciava verso mezzanotte la BMW X5 di un imprenditore edile di 45 anni, Francesco Ranieri, per il quale vale la regola del “non c’è due senza tre”: le altre due auto di sua proprietà erano finite in fiamme a Cutro e ancora a Reggio.
Meno di 24 ore dopo a Sant’Ilario, ai confini con Parma, andava a fuoco la Golf di una donna di 48 anni originaria di Catanzaro. Prima le hanno danneggiato l’auto, poi l’hanno bruciata.
E infine arriviamo a novembre, con il record che spetta al comune di Reggiolo: tre incendi dolosi ad altrettante auto nel giro di una settimana. L’ultimo venerdì scorso, con l’epilogo tragico dell’attentato che non ha lasciato scampo all’autista di camion Francesco Citro.
Cosa sta succedendo? Se lo chiedono gli investigatori e se lo chiede la gente.
Le indagini non hanno per ora svelato un possibile movente sull’omicidio di Reggiolo e si continua a guardare in tutte le direzioni, attraverso un lavoro congiunto della Procura Antimafia di Bologna e di quella ordinaria di Reggio Emilia.
La preoccupazione è palpabile in provincia e una riunione dei Comuni della Bassa Reggiana, inizialmente prevista a Novellara, è stata spostata a Reggiolo dove è avvenuto l’omicidio.
Cgil Cisl e Uil segnalano un possibile collegamento con il processo in corso: “Il rischio che l’associazione di stampo mafioso alzi il tiro contro la legalità e la democrazia, mentre il processo Aemilia sta svelando tutti gli affari illeciti e i delitti commessi dalla cosca reggiana, è sempre presente”.
In aula, il collaboratore di giustizia Salvatore Muto continua a raccontare fatti dettagliati e ad accostarli agli imputati.
Le violenze in carcere, i tentativi di condizionare i testimoni con messaggi registrati su schede micro sd che entrano ed escono tranquillamente dalle case circondariali, la creazione di nuovi gruppi che non ricalcano i precedenti organigrammi della Famiglia reggiana di ‘ndrangheta, sono segnali che fanno pensare ad un momento di svolta, con il palpabile nervosismo di chi è dietro le sbarre o ascolta dall’aula in libertà vigilata. La preoccupazione in città è che la tensione generi nuova violenza; l’omicidio della scorsa settimana e le auto che “non bruciano da sole” aggiungono nuovi motivi di paura.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
FAKE NEWS E DELINQUENTI DEL WEB: PARLA UNA VITTIMA DELLE BUFALE
“Una fake news mi ha rovinato la vita: ho venduto la mia attività , mi sono lasciato
con mia moglie e sono senza lavoro”.
Immaginate cosa succederebbe se una mattina vi svegliaste e trovaste una notizia inventata, definite oggi “Fake News”,che vi accusa di pedofilia.
È accaduto ad Alfredo Mascheroni, che ai microfoni di Radio Cusano Campus, alla trasmissione “Legge o Giustizia” condotta da Matteo Torrioli ed Edoardo Caianiello, ha raccontato l’inferno in cui è piombato a maggio di quest’anno.
“Una mattina esce una fake news su di me che dice che sarei un pedofilo. Da lì è successo di tutto: scritte sul mio bar, la gente non veniva più, i genitori non mandavano più i figli nella mia attività ed io sono stato costretto a venderla. Pensate che in tutto questo mi sono anche separato con mia moglie”.
Dopo la denuncia alla polizia postale, cosa è successo?
“Facebook non risponde alle leggi dell’Italia e non è tenuto a rispondere alle richieste. Bisognerebbe agire per rogatorie internazionali”
Ci sono state manifestazioni di vicinanza o solidarietà ?
“Non ho avuto nessun aiuto concreto in questa situazione. Ho avuto manifestazioni di vicinanza da parte anche di politici, come ad esempio Laura Boldrini, ma è stato solo un sostegno verbale. E’ facile per i politici, ma quando capita a chi non conta, non succede niente”.
Quando Alfredo Mascheroni ha presentato denuncia alla polizia postale, gli è stato spiegato che risalire al responsabile sembra complesso, perchè il suo nome è rimbalzato tra oltre 20mila utenti tra social e chat.
Messaggi gli sono arrivati da America Latina, Spagna, Germania e Regno Unito.
“Mi sono affidato ai legali. Gli articoli apparsi sui media e su diversi blog anti-bufale mi stanno dando una mano per riabilitare la mia immagine”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
COME DICONO ALLA KNORR: IL DADO E’ TRATTO
Il dado è tratto, come dicono alla Knorr. Su Facebook ecco “la prima denuncia presentata a Palermo dal Generale Antonio Pappalardo contro i Parlamentari indegni e abusivi, i nostri militanti si stanno attivando in tutta Italia”.
La rivoluzione del generale, partita un po’ in sordina, è ormai pronta ad esplodere nelle strade, nelle città , in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
Nonostante i pranzi di necessità rivoluzionaria a Palazzo Madama, il Generale nel suo Labirinto diffida la magistratura a procedere all’arresto dei parlamentari:
Il Movimento “Liberazione Italia”, in persona del legale rappresentante ed amministratore Pro tempore, Sig. Pino Giuseppe con sede in 00186 Roma, Viale Vittorio Emanuele II n. 154 Piano 1°, dove elegge domicilio per ogni notificazione, cosi come rappresentato e difeso dallo Studio Legale Avv. Antonello Secchi del foro di Castrovillari (CS) con studio in Fano (PU), Via Roma 41/A, tel/fax 0721828546, email: avvocatosecchi@gmail.com pec: avvantonellosecchi@pec.giuffre.it
Con il presente documento inoltra formale
ATTO DI INFORMATIVA E/O DI ESPOSTO E DIFFIDA AD ADEMPIERE,
nonchè procedere agli arresti dei parlamentari ai sensi del disposto della Sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2014, Udienza Pubblica del 03/12/2013; Decisione del 04/12/2013, Deposito del 13/01/2014; Pubblicazione in G. U. 15/01/2014 n. 3
Gli esponenti del Movimento Liberazione Italia guidati dalla mano ferma ma irascibile del generalissimo se ne sono andati per le questure di tutta la penisola allo scopo di denunciare i parlamentari.
Ormai è questione di giorni. Anzi, ore. Minuti?
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
COMO, AZIONE INTIMIDATORIA DI NAZISKIN A PIEDE LIBERO GRAZIE A MINNITI CHE LEGGONO UN VOLANTINO: “NESSUN RISPETTO PER VOI”
Un gruppo di naziskin dell’associazione Veneto fronte skinhead, ha fatto irruzione
interrompendo l’assemblea della rete di associazioni Como senza frontiere.
Lo denuncia un video pubblicato sul canale di Ecoinformazione Arci.
“Un gruppo di nazisti ha fatto irruzione e ha obbligato la platea all’ascolto della lettura di un volantino delirante sul tema della cosiddetta ‘invasione’”.
L’incontro si stava tenendo al chiostrino di Sant’Eufemia.
“Da tempo — si legge nella nota dell’associazione — denunciamo una pericolosissima deriva di stampo razzista a Como, in Lombardia, in Italia ed in Europa e purtroppo sottovalutata dalle istituzioni”.
Non si sono registrati problemi di ordine pubblico, il gruppo ha lasciato il chiostrino pochi minuti dopo l’irruzione.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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