Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
VUOLE REVOCARE LA RELEGATIO IMPOSTA AL POETA DA AUGUSTO… PER CALIGOLA E NERONE CI STIAMO ATTREZZANDO
E non si dica che la Giunta Raggi non sta operando per rimediare ai disastri
delle amministrazioni precedenti.
Ieri il MoVimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina ha presentato e approvato una mozione per revocare ‘l’esilio’ per Ovidio, riconoscendo a distanza di oltre duemila anni la riabilitazione dello storico poeta, autore delle Metamorfosi, bandito da Roma da Augusto.
La mozione, che dimostra la clamorosa volontà di saper gestire le priorità dei problemi della città da parte del M5S, “impegna la sindaca, la sua giunta e l’assessore competente a promuovere ogni utile iniziativa affinchè si proceda all’adozione dei necessari provvedimenti per recepire la sentenza di assoluzione e revocare la ‘relegatio’ a Publio Ovidio Nasone riconoscendo la riabilitazione del poeta e restituendo allo stesso la libertà , la dignità civica e l’arte universale — si legge nel documento che dovrebbe essere votato in Aula in settimana -, nonchè al coinvolgimento delle nuove generazioni alla conoscenza del percorso di vita del poeta al fine di favorirne la partecipazione attiva alla cerimonia di assoluzione”.
Nel testo si ricorda che “la città natale di Ovidio, Sulmona, per rendere giustizia al suo figlio più illustre si è fatta promotrice di due processi, il primo in primo grado celebrato davanti a una corte di insigni latinisti il 10 dicembre 1967 ed il secondo, in appello, celebrato il 9 dicembre 2011 davanti a una corte di giuristi. In entrambi i giudizi
Ovidio è stato assolto dai capi di imputazione a lui contestati. L’ultima sentenza di assoluzione è stata recepita all’unanimità dal Consiglio Comunale di Sulmona che nel 2012 l’ha trasmessa all’Assemblea Capitolina di Roma affinchè venisse recepita e ne fosse data attuazione”.
La mozione è copiata
Certo, i più criticoni tra di voi penseranno che sia uno scandalo convocare l’Assemblea Capitolina per Ovidio viste le condizioni in cui è ridotta la città (criticate anche da attivisti grillini nominati dal M5S).
Forse però bisognerebbe anche pensare che visti risultati dei bandi approvati (come quello per Roma Multiservizi) è meglio che l’amministrazione e l’assemblea non si occupino di cose troppo complicate.
Piuttosto, Lorenzo De Cicco sul Messaggero si è accorto che la mozione sembra frutto di un elaborato“taglia e incolla” da due siti internet: Biografieonline.it e il portale web della Treccani.
Potrebbe anche essere una clamorosa coincidenza, ma tutta la prima parte della mozione M5S ricalca anche nella successione dei concetti, l’esposizione presente sul primo sito. Alcuni periodi sono uguali-uguali. L’opera Amores? «Il poeta si strugge d’amore per la donna che lo tradisce continuamente», si legge sia nella mozione che in Biografieonline.it.
”L’Ars amatoria”? Ovidio «consiglia di non innamorarsi e di vivere l’amore come un gioco», c’è scritto in entrambi i testi. A volte, nel documento del M5S, qualche parola è stata cambiata oppure il verbo dal presente cambia al passato remoto. In altri casi il passaggio copiato è identico.
Per esempio dalla Treccani: «Nell’8 d.C. (Ovidio,ndr) fu colpito da un durissimo decreto di Augusto, che gli imponeva di lasciare Roma e lo relegava a Tomi».
Ma queste sono sciocchezzuole di poca importanza.
Più importante è che l’Assemblea stia riparando ai danni dell’amministrazione di Augusto. Per Caligola e Nerone si stanno attrezzando.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
COME E’ STATA ANALIZZATA LA TESTIMONIANZA DI MATTEO CHE HA RACCONTATO UNA VIOLENZA SESSUALE DA PARTE DI UN “CANTANTE FAMOSO” E LA DIFFERENZA USATA PER ACCUSARE BRIZZI
Continua la strana caccia al tesoro delle Iene agli abusi e alle molestie sessuali commesse da vip e personaggi famosi del mondo dello spettacolo.
Come abbiamo già visto per “l’inchiesta” su Fausto Brizzi la prima puntata serve a creare l’hype, l’attesa e a fare una rivelazione sconcertante. Poi arriveranno altre segnalazioni e quindi un nuovo servizio.
A finire nel tritacarne mediatico per ora è solo Matteo, il protagonista del servizio della Iena Ruggeri andato in onda martedì 12 dicembre.
Matteo oggi è un uomo di 38 anni ma ventuno anni fa, quando aveva 16 anni, ha subito una violenza sessuale da parte di un cantante famoso.
Matteo ha raccontato di essere stato violentato nel 1996 quando era in servizio come cameriere presso un hotel di Porto Rotondo. Un cantante famoso, al momento senza nome, avrebbe costretto il giovane cameriere a subire un rapporto sessuale contro la sua volontà .
Alle Iene Matteo ha fornito il suo libretto di lavoro, per dimostrare che ha effettivamente lavorato in quella struttura alberghiera e numerosi dettagli sulla disposizione dell’arredamento della stanza d’albergo.
Ha anche detto in che occasione sarebbe avvenuta la presunta violenza, durante un evento canoro al quale aveva preso parte anche Katia Ricciarelli (che non è in alcun modo coinvolta nella vicenda).
Le Iene hanno anche precisato che di quell’evento, a vent’anni di distanza, non c’è più alcuna traccia su Internet.
Ciononostante qualcuno su Internet ha già giocato a fare l’investigatore segreto e sostiene di aver trovato l’identità del presunto colpevole.
In particolare una utente di Twitter sostiene di aver trovato la prova di un evento del 1996 organizzato a Porto Rotondo da Katia Ricciarelli al quale ha partecipato un famoso cantante. Il tweet è stato poi rimosso forse perchè l’autrice si è resa conto che qualcuno avrebbe potuto denunciarla per diffamazione.
Ma ormai è troppo tardi perchè il nome è stato fatto e in molti hanno iniziato a parlarne.
Ci sono però delle fondamentali differenze tra come è stato raccontato dal programma Mediaset il caso delle presunte molestie sessuali da parte di Fausto Brizzi e quello di Matteo.
La prima è che non è stato fornito alcun dettaglio e alcun indizio per poter risalire all’identità del cantante. Si sa che è ancora famosissimo e che — ovviamente — era in attività nel 1996. Con Brizzi andò diversamente, perchè venne detto subito che il presunto molestatore era “un regista romano quarantenne”. Un’indicazione che rese molto facile risalire all’identità di Brizzi ancora prima che le Iene la rivelassero. Perchè questa cautela e questa differenza di trattamento?
Se da un lato è apprezzabile che le Iene abbiano deciso di non dare il La alla caccia alle streghe senza prove dall’altro molti si sono chiesti se questa scelta sia dovuta anche al fatto che a denunciare questa volta non è una donna ma un uomo.
Anche perchè di cautele le Iene ne hanno utilizzate parecchie questa volta.
Molti hanno avuto il sospetto che questo sia stato fatto perchè la vittima è un uomo e si parla di un rapporto omosessuale. Oltre alla visita all’hotel (cosa non possibile nel caso di Brizzi visto che le presunte molestie si sarebbero svolte nel suo ufficio) le Iene hanno anche consultato un criminologo che ha dato consigli alla Ruggeri su come intervistare Matteo e su quali domande porre per poter accertare se stava raccontando la verità o meno.
È però evidente che un conto è se certe domande le fa un professionista un altro se le fa un’inviata delle Iene (o un giornalista senza alcuna esperienza nel campo). Il primo saprà come modularle, il secondo invece ripeterà a pappagallo i “consigli”.
Il metodo lascia parecchi dubbi: un medico può spiegarmi come visitare un paziente e io posso anche ripetere pedissequamente le istruzioni ma non potrò dire di aver visitato una persona solo perchè le ho seguite. Dal punto di vista dei diritti dell’accusato (non imputato visto che non c’è alcun procedimento penale in corso) è un bene che le Iene abbiano deciso di usare maggiore prudenza.
Non si capisce però come mai questo metodo, che certo è stato inventato nelle ultime due settimane, non sia stato utilizzato anche per le interviste su Brizzi.
Anche perchè una delle due donne che avevano accusato a volto scoperto il regista ha poi ritrattato le accuse. In fondo le domande che la Iena ha posto a Matteo sono dello stesso genere di quelle fatte alle presunte vittime di Brizzi (per le quali non era stato chiesto l’aiuto dell’esperto).
Solo la testimonianza di Matteo però è stata poi analizzata “alla moviola” dallo psicologo. Probabilmente le Iene hanno cercato di “fare bene” ma è davvero incredibile che questa idea non sia venuta in mente anche in altre occasioni dove si è andati decisamente molto meno per il sottile.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
NON HANNO LA BENCHE’ MINIMA IDEA DI COME FUNZIONI LA RETE, NON SI COMBATTONO COSI’ HATE SPEECH E FAKE NEWS
Tutti parlano di fake news e di odio online ma pochi provano a porvi rimedio. 
Tra questi c’è sicuramente uno sparuto manipolo di deputati che qualche tempo fa ha depositato una proposta di legge contro l’anonimato online.
La legge, dal titolo “Introduzione del divieto dell’uso anonimo della rete internet e disposizioni in materia di tutela del diritto all’oblio“, è stata presentata (tra gli altri) da Nunzia De Girolamo, Mara Carfagna, Maristella Gelmini e Daniela Santanchè.
L’idea dei deputati è semplice. La rete Internet è sì “l’ultimo baluardo delle libertà di pensiero, espressione e opinione” ma è anche un mezzo assai pericoloso perchè consente a tutti — ma proprio a tutti — di dire quello che vogliono.
Direttamente dagli Anni Ottanta nella proposta di legge leggiamo frasi che riconducono il gran numero di notizie false che offendono la dignità delle persone «alla diffusione dei sistemi di elaborazione e dei servizi di comunicazione personali a basso costo (il personal computer, la rete internet e l’e-mail), dalla disponibilità di una rete di comunicazioni capillarmente diffusa, facilmente accessibile e fruibile come internet». Sentire parlare di innovazioni come i PC, Internet e l’email nel 2017 è un po’ come guardare una puntata di Stranger Things. Fa nostalgia. Eppure è tutto vero, scritto nero su bianco.
Purtroppo, spiegano i deputati e le deputate, «non è possibile valutare come rischio o minaccia un qualcosa che non è stato precedentemente identificato».
Questo perchè «rischio e minaccia esistono solo se sono conosciuti o conoscibili, dato che non possiamo prendere alcun tipo di contromisura verso l’ignoto».
Una volta superate le Colonne d’Ercole della vita online ci si avventura in una terra incognita. Sarebbe quasi da mettere un cartello con su scritto “hic sunt leones”, se non fosse che le persone che si trovano su Internet sono le stesse che popolano la nostra vita reale.
Perchè la proposta di legge contro l’anonimato è una bufala
Ecco che entra pertanto in gioco “il problema dell’anonimato”. Secondo i proponenti «si rende necessaria l’introduzione di una procedura di registrazione che permetta alle autorità preposte, in caso di necessità , di ottenere il riconoscimento di un individuo sconosciuto del quale è stato evidenziato un potenziale comportamento sospetto sulla rete internet».
Non alla ricerca di colpevoli ma di persone che tengono comportamenti “potenzialmente sospetti”. Il che significa chiunque.
Una volta identificato il problema il legislatore può passare rapidamente alla sua soluzione. Ed è qui che i nostri onorevoli parlamentari hanno il colpo di genio.
Come fare a fermare l’uso anonimo della Internet? La soluzione è semplicissima: intanto bisogna porre il divieto di inserire contenuti on line di qualsiasi genere in forma anonima. Già questo di per sè rappresenta un problema per chi vuole dare informazioni senza mettere a repentaglio la propria vita o la propria carriera.
Poi è necessario che le piattaforme informatiche online si facciano carico di registrare gli utenti «tramite nome utente, password, indirizzo di posta elettronica e codice fiscale». Facciamo finta per un momento che nel 2017 in genere la registrazione non avvenga già tramite nome utente password e indirizzo di posta elettronica.
Concentriamoci sulla richiesta del codice fiscale. Cosa che secondo proponenti dovrebbe fornire un maggior grado di attendibilità alle informazioni fornite.
Se non fosse per due particolari.
Il primo è che è facilissimo calcolare e generare arbitrariamente un codice fiscale.
Il secondo è che — per ragioni complesse (ad esempio il fatto che le “piattaforme” non sempre sono società italiane e la tutela dei dati personali da parte della Pubblica Amministrazione) — i gestori non possono in alcun modo verificare la reale corrispondenza tra i dati forniti e una persona fisica.
Lo stesso accadrebbe se si chiedesse ad esempio di fornire la Carta d’Identità .
Paradossalmente se i proponenti avessero deciso di imporre il ricorso in ogni ambito della vita online del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) forse la proposta sarebbe stata più sensata (anche se non immune da falle).
Ma quello che preoccupa maggiormente è la volontà di imporre all’Internet delle norme che non si applicano nemmeno alla vita reale.
Nel mondo reale, al bar ad esempio, siamo tutti “anonimi”. Nel senso che non giriamo con addosso un codice identificativo.
Possiamo sì essere identificati, ma solo dalle autorità competenti. Per tutti gli altri “utenti” della vita reale (ovvero le persone) che non ci conoscono siamo degli sconosciuti senza nome (anche se con un volto). La stessa cosa accade online.
Per gli utenti normali tutti siamo anonimi, a prescindere da quante foto dei nostri gatti mettiamo e dal nome che utilizziamo.
Per i gestori dell’infrastruttura (ISP, gestori dei siti) invece lo siamo molto meno.
Le autorità poi possono, in base ai dati (ad esempio l’indirizzo IP) risalire all’identità utente.
Lo possono fare già ora, con gli strumenti a loro disposizione, senza una legge inutile. Anche Facebook può essere contattato dalle autorità di polizia per accertamenti su alcuni account.
Essendo la sede della società all’estero serve in genere una rogatoria internazionale. Certo, chi è davvero “malintenzionato” ha modo di offuscare la sua identità , anonimizzandola e rendendola meno rintracciabile.
Ma eludere questa legge contro l’anonimato è ancora più semplice.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
LA SCONFITTA DI ROY MOORE IN ALABAMA E’ IL SEGNALE D’ALLARME PER IL PRESIDENTE E IL SUO FANATICO IDEOLOGO BANNON
L’incredibile sconfitta del “Candidato a Cavallo”, del Repubblicano Roy Moore che correva per un seggio al Senato contro il Democratico Doug Jones è il segnale di allarme più squillante per Trump e per il suo fanatico ideologo, Steve Bannon.
Per i Repubblicani perdere l’Alabama, da oltre vent’anni lo Stato più “rosso”, il colore del Gop, dove Trump aveva incassato il 70 per cento dei voti disintegrando Hillary Clinton è il segnale che quell’aura di invincibilità , del mantello di inevitabilità del quale il Presidente si ammanta dopo la sua vittoria, si è lacerato.
L’Imperatore Donald I da ieri sera è nudo.
Questo Moore, uno sgangherato personaggio che per due volte era stato deposto dalla sua cattedra di giudice per violazioni della Costituzione, che è seguito da accuse di molestie sessuali anche da parte di ragazzine di 14 anni, che ha osato sostenere che le famiglie erano più solide fra gli schiavi nelle piantagoni, era il peggior candidato possibile per qualsiasi elezione e, in un altro Stato meno reazinario dell’Alabama, non sarebbe stato neppure presentabile.
Ma proprio qui sta l’errore colossale di valutazione compiuto da Trump e dal suo “consigliore” ideologico, Bannon.
Avere appoggiato questo impresentabile, essersi gettato senza più esitazioni dalla sua parte per dimostrare il proprio carisma, scegliendo un terreno di gioco facile come l’Alabama, è stato il prezzo che il Presidente ha pagato al proprio narcisismo, alla vanità di chi si crede capace di trasformare qualsiasi somaro in un purosangue.
L’irruzione di Trump in questa contesta strettamente locale, in una duello politico che in altri anni avrebbe mobilitato non più del 25% degli elettori ha reso nazionale il risultato e creato una risonanza che ora mette in dubbio il futuro delle maggioranza repubblicana al Senato, ridotta a un solo voto su cento e getta la propria ombra sulle elezioni legislative del novembre 2017.
La sconfitta dell’impresentbile Moore è dunque la sconfitta di Trump. E se è molto presto per dire frasi fatidiche come “il vento è cambiato”, lo schiaffone che l’Alabama ha inflitto al Presidente è il segno che l’America razionale, giovane, meglio istruita, femminile, urbanizzata, etnicamente diversa non è morta nel novembre del 2016. Trump e il suo grottesco candidato hanno svegliato “l’altra America” dal sonno.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
BOCCIATO L’ESTREMISTA RAZZISTA MOORE COINVOLTO IN UNA SERIE DI SCANDALI SESSUALI
Clamoroso, il profondo Sud volta le spalle alla destra ed elegge un senatore
democratico. Accade in Alabama, uno Stato che da decenni è una roccaforte repubblicana.
In un’elezione suppletiva per il Senato, il candidato dell’opposizione Doug Jones vince, sia pure di strettissima misura, col 49,6%.
Batte un repubblicano contestato anche da una parte dei suoi, screditato da scandali sessuali, ma sostenuto da Donald Trump.
La sconfitta di Roy Moore col 48,8% è dunque una sconfessione dello stesso presidente. Inoltre questo colpo di scena assottiglia pericolosamente il margine di maggioranza dei repubblicani al Senato ridotto ormai ad un solo voto, il che significa che l’agenda politica di Trump è alla mercè di repubblicani spesso in dissenso con la Casa Bianca come John McCain o Bob Corker.
Trump si è prontamente congratulato con il democratico, ma Roy Moore no. I repubblicani dell’Alabama rivendicano che il risultato non è effettivo finchè non viene “certificato” dalle autorità locali.
Inoltre se il margine di vittoria è inferiore all’1% hanno diritto a chiedere il ricalcolo dei voti. Tenuto conto che hanno in mano tutte le leve del potere a livello locale, c’è da temere un lungo processo di contestazioni.
La sfida in Alabama è stata seguita con una spasmodica attenzione a livello nazionale.
Oltre alla posta in gioco per la risicata maggioranza di cui gode Trump al Senato, ha contribuito la figura di Moore.
Il candidato repubblicano è un estremista, in passato dichiarò che l’America starebbe molto meglio se si fosse fermata ai primi dieci emendamenti della Costituzione. Guarda caso, è dopo il decimo che compaiono emendamenti come quello che dà la cittadinanza agli ex schiavi neri dopo la guerra di secessione, o il diritto di voto alle donne.
Ancora più evidenza hanno avuto le accuse di molestie sessuali: molte donne hanno accusato Moore di averle aggredite quando erano ancora minorenni.
Le accuse si riferiscono a fatti accaduti 40 anni fa, però hanno pesato sull’elettorato evangelico, i protestanti fondamentalisti. Nonostante questo Trump ha deciso di gettare il suo peso in favore di Moore: “L’Alabama non ha bisogno di un senatore progressista che la rappresenti a Washington”. In campo a favore di Moore è sceso anche Steve Bannon, l’estremista di destra che è stato a lungo uno dei consiglieri più fidati del presidente.
Anche sul fronte democratico la mobilitazione di risorse è stata eccezionale.
Ora questa vittoria galvanizza l’opposizione in vista dell’appuntamento nazionale che si avvicina: tra 11 mesi si vota per le mid-term, l’elezione legislativa che cade a metà mandato presidenziale, in cui si rinnova un terzo del Senato e tutta la Camera.
Una vittoria democratica, anche in un solo ramo del Congresso, consentirebbe di bloccare gran parte dell’azione di governo di Trump trasformandolo in “anatra zoppa” al termine del suo primo biennio.
(da agenzie)
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