Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LA CHIESA VENDE ALL’IMAN: NEL FIORENTINO RAGGIUNTO L’ACCORDO TRA COMUNE, ARCIDIOCESI, UNIVERSITA’ E COMUNITA’ MUSULMANA
Una nuova moschea nascerà su un terreno nel comune di Sesto Fiorentino (Firenze),
attualmente di proprietà della curia di Firenze.
La notizia, anticipata oggi dal quotidiano La Nazione, è confermata da una nota congiunta di Comune di Sesto, Arcidiocesi di Firenze, Università di Firenze e Associazione per la Moschea di Firenze.
L’operazione potrebbe dunque rappresentare una soluzione all’annosa questione della ricerca di un terreno su cui far sorgere il luogo di culto islamico, risoltasi per ora negativamente quanto a disponibilità di siti nel territorio comunale di Firenze.
Un protocollo d’intesa che sarà firmato venerdì prevede che l’Arcidiocesi, ceda a titolo oneroso la proprietà dell’area alla Comunità musulmana della provincia di Firenze affinchè possa realizzarvi una moschea e un centro culturale islamico.
Contestualmente l’Arcidiocesi otterrà , a titolo oneroso, un altro terreno di proprietà dell’Università nell’area del Polo scientifico di Sesto sul quale realizzare un centro religioso.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
GLI STORDITORI ELETTRICI POSSONO ESSERE VENDUTI SOLO A CHI HA IL PORTO D’ARMI O SPECIFICO NULLA OSTA, NON SONO GIOCATTOLI PER ASPIRANTI RAMBO
La questura di Roma ha denunciato i titolari di due armerie che vendevano armi senza autorizzazione. In particolare, uno dei due esercizi commerciali aveva realizzato e affisso una locandina, dal titolo “a Natale regala ai tuoi cari la sicurezza”, in cui spiegava che, con la modica somma di 100 euro, era possibile mettere sotto l’albero non solo uno spray al peperoncino ma anche manganelli stroboscopici e i famigerati “animal difender”; questi oggetti, pubblicizzati dall’armaiolo come di libera vendita, apparivano agli acquirenti come delle comuni torce elettriche, invece, un selettore situato nella parte inferiore dello strumento li trasformava in vere e proprie armi, che erogano una scarica elettrica ad alto voltaggio.
Gli storditori elettrici sono classificati come armi proprie dalla legge e, per questo motivo, possono essere vendute solo a persone munite di porto d’armi o di specifico nulla osta, rilasciato dalle autorità di Pubblica sicurezza.
La scarica elettrica che ne deriva agisce direttamente sui muscoli, provocando forti contrazioni: una scarica di questo tipo riesce ad inabilitare del tutto una persona, anche se per pochi secondi e, in presenza di particolari patologie della persona offesa, puo’ essere anche molto pericolosa.
Il titolare dell’armeria e’ stato denunciato per detenzione illegale di materiale pirotecnico, privo dei requisiti di sicurezza e della prevista conformità dell’etichettatura “ce” e, in violazione dell’articolo 35 del Tulps, per aver omesso di prendere in carico nei registri i cosiddetti “storditori”.
Parallelamente è stata richiesta alla prefettura l’emissione di un provvedimento d’urgenza per la sospensione della licenza.
(da agenzie)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
SENTENZA ESEMPLARE: “SE AVESSE CHIAMATO I CARABINIERI NON SAREBBE SUCCESSO”
Nove anni e quattro mesi per aver ucciso il ladro entrato nell’abitazione del fratello. È la
condanna inflitta dalla corte d’Assise di Brescia a Mirco Franzoni, il 33enne che nel dicembre del 2013 a Serle, in provincia di Brescia, uccise in strada Eduard Ndoj.
Il ladro d’origine albanese aveva rubato a casa del fratello di Franzoni. Per il 33enne il pm aveva chiesto la condanna a 16 anni di carcere per omicidio volontario.
“Se i carabinieri fossero stati chiamati, oggi non saremmo qui a discutere di omicidio volontario, ma di un semplice processo per furto” aveva detto il pm Katy Bressanelli davanti ai giudici durante le repliche prima della camera di consiglio.
“Il sottofondo di questa vicenda è chiaro — aveva sottolineato l’accusa — la vittima è un ladro e chi ha sparato è un bravo ragazzo. La legge vieta il furto, ma anche di uccidere“.
Il pm bresciano aveva poi aggiunto di non aver “mai pensato che Franzoni sia uscito di casa con l’intenzione di uccidere, ma che si sia trattato solo di un impeto”.
Il pm chiedendo la condanna aveva sostenuto che si era trattato di una caccia all’uomo lungo le vie del paese iniziata non appena era stato scoperto e terminata con il colpo di fucile che aveva ucciso il ventenne Ndoj.
In aula il pm aveva parlato anche di “una vicenda con un sottofondo di omertà perchè a Serle nessuno vuole che Franzoni venga condannato e così nessuno ricorda nulla”. Franzoni si è sempre proclamato innocente spiegando che il colpo di fucile era partito accidentalmente durante una colluttazione in strada: “Voleva togliermi dalle mani il fucile ed è partito un colpo. Non volevo uccidere”.
I due si incontrarono a distanza di qualche ora rispetto al furto avvenuto nell’abitazione del fratello del bresciano. L’avvocato di parte civile aveva chiesto associato all’accusa un risarcimento complessivo — per padre, madre, fratello, zio e zia della vittima — di 3 milioni e 750mila euro.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
LE DONNE SONO STATE MASSACRATE PER RAPINA
Svolta nelle indagini sull’uccisione delle sorelle Maria Lucia e Filippa Mogavero, di 70 e 79 anni, accoltellate ieri nella loro casa di Ramacca: i carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Palagonia hanno fermato il presunto duplice omicida.
Si tratta di Gianluca Modica, 30enne pregiudicato di Ramacca, che avrebbe agito a scopo di rapina: pare abbia confessato.
«Una tragedia immane che ha gettato nello sconforto tutta la nostra comunità . Nessuno di noi ha idea di chi possa aver commesso un gesto così atroce ed efferato. Siamo 10 mila persone e ci conosciamo tutti, il nostro non è un paese che ha la violenza nel suo Dna. Le vittime erano due anime pie, due persone veramente per bene, tutte casa e chiesa».
Così Pippo Limoli, sindaco di Ramacca, esprime il sentimento di «stupore misto a sconcerto» che vive il suo paese per il duplice omicidio delle sorelle Mogavero. Il primo cittadino ringrazia «i carabinieri per il grande lavoro che fanno».
«Certo – aggiunge – adesso c’è dello sconcerto, non è pensabile che in una piccola comunità come la nostra accadano cose del genere».
La casa di via Archimede, attigua alla piccola villetta comunale nel centro del paese, ieri era diventata il punto di incontro degli abitanti di Ramacca. Che sembrano parlare con una voce sola: «una tragedia inattesa e inspiegabile».
Anche i più anziani scrutavano nella loro memoria alla ricerca di drammi di così sconvolgenti. «Siamo una comunità tranquilla – afferma un pensionato che commenta l’accaduto con un amico, che annuisce – piccole cose, ma niente di così grave. Siamo il paese più tranquillo della zona».
Le sorelle Mogavero in paese le conoscevano tutti, come accade in una piccola comunità e le descrivono «Tutte casa, chiese e lavoro, serene e molto unite tra di loro».
Davanti casa, protetto da ex colleghi, c’è anche Giovanni Mogavero, carabiniere in pensione, fratello delle due vittime: «Non so che dire – afferma – certo sono stati dei mostri, e io non so il perchè. La mia esperienza di investigatore? La tengo per me…».
Attacca invece il procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, «È l’ennesimo massacro che si registra nel Calatino – registra il magistrato – e sono già sette gli omicidi alcuni dei quali molto efferati». L’ultimo lo scorso 8 dicembre con il corpo con la testa mozzata e le braccia amputate di un bracciante agricolo romeno di 51 anni trovato a Caltagirone.
«La scena del delitto – aggiunge il Pm – è raccapricciante. Donne picchiate e colpite con arma da taglio. Bisogna avere gli strumenti per fermare questa escalation di violenza». Parole che trovano riscontro nella paura di Ramacca sotto choc. E adesso, il fermo del trentenne.
(da agenzie)
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