Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
DURISSIMO MONITO DI BERGOGLIO IN OCCASIONE DEGLI AUGURI DI NATALE A CARDINALI E VESCOVI
Papa Francesco invita la Curia romana a “superare quella squilibrata e degenere logica
dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità , che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano”.
“Quando questo avviene, però, si perde la gioia del Vangelo, la gioia di comunicare il Cristo e di essere in comunione con Lui; si perde la generosità della nostra consacrazione”, aggiunge Bergoglio.
Il Papa, parlando alla Curia romana, denuncia un “pericolo”, quello “dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del ‘Papa non informato’, della ‘vecchia guardia’…, invece di recitare il ‘mea culpa’”.
Francesco cita l’ecclesiastico belga, Frederic Francois Xavier De Merode, ministro delle armi dello Stato Pontificio sotto Pio IX, per lanciare un messaggio forte in occasione degli auguri di Natale alla Curia romana: “Fare le riforme a Roma è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti”, afferma Papa Francesco.
Questa immagine “simpatica”, spiega il Papa a cardinali, vescovi e prelati riuniti nella Sala Clementina, “evidenzia quanta pazienza, dedizione e delicatezza occorrano per raggiungere tale obbiettivo, in quanto la Curia è un’istituzione antica, complessa, venerabile, composta da uomini provenienti da diverse culture, lingue e costruzioni mentali e che, strutturalmente e da sempre, è legata alla funzione primaziale del Vescovo di Roma nella Chiesa, ossia all’ufficio sacro voluto dallo stesso Cristo Signore per il bene dell’intero corpo della Chiesa”.
(da agenzie)
argomento: Chiesa | Commenta »
Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
“C’E’ UNA REGIA DIETRO GLI ATTACCHI ALL’ALBERO, A ME PIACE, E’ COME UN PICASSO, VA CAPITO, E’ STILIZZATO”
L’assessora all’ambiente del Comune di Roma Pinuccia Montanari svela cosa pensa di Spelacchio, il simpatico alberello che ieri è approdato persino sul Guardian con il nomignolo di “Toilet brush” (spazzolone da bagno).
Secondo la Montanari, che si è distinta in città per non aver mai visto un topo a Roma e per aver promesso che il tritovagliatore di AMA non sarebbe mai andato ad Ostia mentre la macchina andava ad Ostia, quello di Spelacchio è chiaramente un mezzo complotto.
E in un’intervista al Messaggero l’assessora spiega il motivo dei suoi sospetti riguardo l’albero di Natale del Comune di Roma a Piazza Venezia:
«Sto con Spelacchio: secondo me è un mezzo complotto».
Addirittura, assessore Pinuccia Montanari
«Sì,questo nomignolo girava fin dal primo giorno: quando lo hanno scaricato, ma dalle mie foto risultava essere ancora in forma».
Ma ora l’albero non se la passa bene
«Allora: veniva da dieci mesi di siccità e inoltre gli aghi potrebbero essere caduti per via delle decorazioni troppo strette sui rami».
C’è un danno d’immagine per il Comune?
«Visto quanto se ne parla sì: ecco perchè secondo me c’è una regia in corso».
Ma le piace Spelacchio?
«Sì, ma sono gusti. E’ come un Picasso: va capito. E’stilizzato: di notte fa il suo effetto».
Lo toglierete?
«No».
Ora, forse andrebbero controllate le condutture dell’assessorato all’ambiente perchè magari c’è qualcosa nell’acqua che fa diventare attenti ispettori: le idee sui complotti dei frigoriferi in testa alla sindaca Virginia Raggi erano state messe da Paola Muraro, che ricopriva quell’incarico prima di Montanari.
Ma soprattutto intorno a Spelacchio si affastellano ormai le voci incontrollate.
Il Pd, con Ilaria Piccolo, dice che «presto sarà sostituito con un’installazione».
Dal Campidoglio smentiscono e si coccolano Spelacchio: «Noi stiamo con lui».
Al punto di aver detto no all’offerta della giunta trentina (si trattava di un albero 2.0, non deperibile).
Il grillino Pietro Calabrese, racconta oggi Il Messaggero, è arrabbiatissimo: «Vogliamo la testa di chi ha sbagliato». Virginia Raggi è molto arrabbiata: attende gli esiti della relazione.
E la relazione dovrà fare luce soprattutto sulla vicenda dei costi, l’unica interessante. L’altroieri Paolo Ferrara ha spiegato che ai romani non interessa questa storia ma l’efficienza nella pulizia della città e nel trasporto pubblico, forse dimenticando che proprio nella pulizia della città e nel trasporto pubblico non si vede alcun miglioramento tangibile nell’azione amministrativa del Campidoglio (e a certificarlo è l’agenzia del Comune con un grillino a capo).
Ieri però si è scoperto anche altro:
La fornitura di questo abete rinsecchito e mesto è costata 8mila euro più Iva. Così si legge nel preventivo che la comunità montana del Trentino ha spedito il 24 ottobre scorso al Comune di Roma, un documento di cui Il Messaggero è venuto in possesso. Di più: in questa «offerta preliminare» viene allegata la foto di un «esemplare di abete rosso proposto come albero di Natale».
«La storia della donazione non è partita da noi, è un’imprecisione», conferma Ilario Cavada, il tecnico della comunità di Fiemme che ha firmato il preventivo.
«Le spese le abbiamo fatte pagare». Fonti del Comune spiegano che la somma è stata inserita nell’appalto per il trasporto della pianta e che la ditta chesi è aggiudicata la commessa (a trattativa diretta) avrebbe in qualche modo fatto da intermediario. L’albero, in ogni caso, non è stato concesso gratis, come si legge invece nella determina del Campidoglio del 13 novembre.
Insomma, gli ottomila euro sembrano riferirsi più al costo del taglio più che a quello dell’albero, e sono rientrati nel computo totale dei 48mila IVA compresa che sono arrivati nelle tasche della ditta che si è occupata del trasporto.
Chissà se nelle indagini dell’assessora Montanari ci sarà spazio anche per la questione dei costi.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
“SIMBOLO DEL DECLINO DELLA CAPITALE”: ALTRA MAZZATA ALL’IMMAGINE DELL’ITALIA
Un’altra grande vittoria dell’amministrazione Raggi.
Dopo il Guardian anche il New York Times dedica un articolo a Spelacchio, elogiato dal quotidiano americano come un simbolo del “decline“, che in inglese vuol dire “grande vittoria dell’amministrazione Raggi ammazza ‘sti 5 Stelle j’ammollano ‘na cifra” (gli americani, si sa, hanno il dono della sintesi).
Mentre oggi Pinuccia Montanari denunciava il “mezzo complotto” dietro la denigrazione di un albero che somiglia chiaramente a un’opera del periodo cubista di Picasso, il NYT tributa il giusto omaggio al simbolo dell’amministrazione a 5 Stelle, già transustanziato nella grande efficienza ritrovata su trasporti e rifiuti come certificato dall’agenzia per la valutazione della qualità dei servizi nella Capitale diretta da un attivista grillino
Il pezzo di Elisabetta Povoledo è chiaro e circostanziato e cita anche il soprannome di “toilet brush” affibbiato a Spelacchio da Russia Today e che vuol dire “Meraviglioso albero di Natale grazie Giunta Raggi grazie”, mentre non entra troppo nello specifico del bando — trattativa diretta che ha permesso l’approdo del magnifico albero alla modesta, quasi spilorcia cifra di euro 48mila IVA compresa.
In compenso cita una serie di funzionari americani che starebbero pregando la Raggi, una volta completato il mandato a Roma, di venire ad amministrare Washington ‘chè non se ne può più di codesto degrado. Per New York invece nulla da fare: nonostante la testimonianza di Scamarcio, pare che l’assessora Montanari sia passata dalle parti di Manhattan e abbia sentenziato: non ci sono topi nemmeno a New York.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Dicembre 21st, 2017 Riccardo Fucile
I VANTAGGI SI CONCENTRANO SUI REDDITI MAGGIORI
Un testo scritto per favorire le multinazionali che potranno far rientrare i soldi fin qui tenuti in caldo all’estero, con uno scudo fiscale che farà loro pagare tasse irrisorie rispetto al normale, e le famiglie più ricche.
Non ci sono scale di grigio nel giudizio che gli americani esprimono sulla riforma fiscale che Donald Trump dovrà firmare, una volta che il testo sarà ripassato – per un dettaglio procedurale – dall’approvazione della Camera.
Un dettaglio che secondo le ultime indicazioni potrebbe però far slittare a gennaio l’ok definitivo al testo, stando a quanto detto dal consigliere economico della Casa Bianca, Gary Cohn. Notizia che ha fatto perdere smalto ai mercati finanziari.
Al netto della tempistica dell’approvazione, non sembra in discussione l’esito finale.
Il piatto forte della riforma fiscale è la riduzione della tassazione sugli utili delle imprese, con aliquota per le Spa sforbiciata dal 35 al 21% medio.
Oltre a questo si apre un vero e proprio scudo fiscale per le multinazionali che si calcola abbiano oltre 2mila miliardi e 400 milioni di dollari di liquidità parcheggiata all’estero, al riparo dal Fisco Usa.
Costoro – da Apple a Microsoft – potranno riportarli nei confini nazionali pagando versando una tantum dell’8% (o del 15,5% se si tratta di liquidi/contanti) rispetto al 35% medio imposto a livello federale (e in via di abbattimento).
Se si considera che Apple è accreditata di circa 250 miliardi di dollari custoditi offshore, si capisce chiaramente quanto venti o più punti percentuali di imposizione in meno facciano la differenza per decine di miliardi.
L’idea di una “transition tax” era stata accarezzata anche da Barack Obama, poi era uscita dalla discussione per entrare nella campagna elettorale che ha portato Trump alla Casa Bianca.
Il testo rivede poi molti altri aspetti fiscali per le imprese e le persone, rendendo strutturali i benefici per le prime e temporanei – nell’orizzonte di un decennio – per le seconde.
Oltre a favorire ammortamenti (immediatamente eseguibili quelli in macchinari, fino al 2022) e investimenti delle società , i ltesto prevede che le società semplici restino tassate come le persone fisiche, ma con una detrazione del 20% del reddito che porta l’aliquota effettiva scenderebbe al 26,5%, appena al di sotto della media europea (26,9%) e ben al di sotto della media pesata dei paesi Ocse.
Per le famiglie, sintetizzano gli economisti di Intesa Sanpaolo, restano le sette aliquote fiscali ma a livelli più bassi fino al 2025 (quella marginale più alta scende dal 39,6 al 37%).
Si eliminano molte detrazioni – soprattutto per le imposte statali e locali – a fronte del raddoppiamento di quella standard e del credito d’imposta sui figli a carico.
E’ poi eliminato l’obbligo di avere un’assicurazione sanitaria è eliminato, “future conseguenze negative sul numero degli assicurati e sui premi delle polizze”.
Tra le ultime norme approvate c’è la possibilità di dedurre gli interessi sui finanziamenti ricevuti per pagarsi gli studi universitari.
Ci sono ovviamente i (molti) scontenti del testo, inclusi i senatori repubblicani che l’hanno osteggiato perchè provenienti dagli Stati che soffriranno maggiormente il peso del Fisco.
Tra New York e California lamentano che le alte imposte locali potranno essere portate in deduzione sul conto del Fisco federale con un tetto di soli 10mila dollari, mentre alcune categorie professionali si vedono ridurre i benefici fiscali ritagliati ad hoc su di loro. Sforbiciata in arrivo anche alle detrazioni fisse per i lavoratori dipendenti.
Citizens for Tax Justice, gruppo che si batte per un fisco equo, ha criticato aspramente la manovra fiscale di Trump, denunciandola come estremamente sbilanciata verso le famiglie più ricche e gli investitori esteri piuttosto che come supporto ai nuclei realmente bisognosi.
Nell’ultima analisi prodotta, sul testo che era uscito dal Senato alla fine di novembre, denunciava al 5% più ricco della popolazione sarebbero andati la metà dei benefici del piano, mentre da qui al 2027 il 60% più povero della popolazione si ritroverà a far fronte a un incremento netto della tassazione (con ben 19 Stati colpiti dl peggioramento della situazione), mentre ai super-ricchi (incluso Trump) si aprono possibilità di veder ridurre il loro conto con l’Erario.
Nel complesso, i 1.500 miliardi del piano comporteranno una crescita del deficit o un necessario taglio ad altre voci come l’educazione, la sanità , la ricerca e le infrastrutture.
Secondo il Tax Policy Center, che ha aggiornato lo studio al testo concordato tra Camera e Senato a metà dicembre, più dell’80% delle famiglie americane avrà un taglio fiscale nel 2018 e il 5% vedrà salire il conto.
“In linea di massima – dicono gli esperti – le famiglie con i redditi più alti riceveranno i benefici maggiori – in termini di percentuale sul redddito netto”.
In media, nel 2027 le tasse saranno poco diverse da ora per i gruppi di reddito basso e medio e scenderanno per i ricchi.
Rispetto alla legge attuale, dice il Centro di ricerca, il 5% dei contribuenti pagherà più tasse il prossimo anno, ma si salirà al 9% nel 2025 e al 53% nel 2027.
Concorda Intesa: “Nel complesso, le misure sono espansive, ma regressive: le classi medie e basse hanno riduzioni di imposte transitorie, le classi alte hanno un trattamento più favorevole per l’imposta di successione e per il reddito delle società semplici, un ampio taglio (transitorio) dell’aliquota massima. In media tutte le classi di reddito avranno imposte ridotte fino al 2025, ma ci potranno essere casi di aumento delle imposte, per via dei cambiamenti derivanti dall’abolizione di molte detrazioni, in particolare quella relativa alle imposte statali e locali”.
La riforma è ovviamente il piatto forte anche per i mercati finanziari. Soltanto un paio di settimane fa, quando si era ancora in attesa dei dettagli ma i capisaldi del testo erano fissati, gli economisti di BofA Merrill Lynch hanno iniziato a scontare i possibili impatti del cambiamento delle norme.
Che si vedrebbero soprattutto sul breve termine e, con un’economia già in crescita al livello se non oltre il potenziale, potrebbero anche portare al rischio di un “fiscal sugar high”, una sbornia fiscale che rischia di surriscaldare l’economia e causare postumi diffili da assorbire.
Quanto ai numeri della riforma, l’espansione del deficit Usa da 1.500 miliardi di dollari dovrebbe portare a un supplemento di crescita da 0,3-0,4 punti percentuali di Pil nel prossimo biennio: il costo della riforma potrebbe scendere a mille miliardi considerando la risposta positiva dell’economia.
Ecco perchè la crescita media del prossimo anno potrebbe schizzare al 2,6-2,7% e poi mantenersi ancora ben sostenuta al 2,2-2,3% nel 2019. State Street è in linea con un +2,7% previsto per l’anno prossimo.
A sostenere la crescita, dice BofA, ci dovrebbero essere i consumi privati, dati dai tagli alle imposte sulle persone fisiche, e gli investimenti fissi delle aziende incentivate dagli sgravi sulle spese in conto capitale. La disoccupazione dovrebbe calare al 3,7-2,8%.
(da “La Repubblica“)
argomento: economia | Commenta »