Dicembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
GILBERTO CALDEROZZI, CONDANNATO A 3 ANNI E 8 MESI PER I FALSI DEL G8 … PER I GIUDICI “HA GETTATO DISCREDITO SULLA NAZIONE AGLI OCCHI DEL MONDO INTERO”
Più che la rabbia della vittima c’è il senso di sconfitta del cittadino di fronte al Potere,
negli occhi di uno degli ex ragazzi che nel luglio del 2001 attraversarono le notti della macelleria messicana della Diaz e del carcere cileno di Bolzaneto
Gilberto Caldarozzi, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per falso, ovvero per aver partecipato alla creazione di false prove finalizzate ad accusare ingiustamente chi venne pestato senza pietà da agenti rimasti impuniti, è oggi il numero 2 — Vice direttore tecnico operativo- della Direzione Investigativa Antimafia, ovvero il fiore all’occhiello delle forze investigative italiane, la struttura alla quale è affidata la lotta al cancro criminale
La nomina, decisa dal ministro dell’Interno Marco Minniti, passata quasi in sordina ed ignorata dalla politica, risale a poche settimane fa
Se ne sono accorti, quasi casualmente nei giorni scorsi i reduci del Comitato Verità e Giustizia per Genova, un gruppo formato da ex arrestati della Diaz e di Bolzaneto e dai loro famigliari
“Molti dei ragazzi tedeschi, vittime della polizia nel luglio 2001 — racconta un membro del Comitato — spiegano di avere provato paura quando, ritornati in Italia per i processi o per le vacanze hanno incontrato agenti in divisa. Mi chiedo come si possa dire a queste persone che l’Italia è cambiata se uno dei massimi dirigenti del nostro apparato di sicurezza è oggi proprio colui che ieri fece di tutto per accusarli ingiustamente e coprì gli autori materiali dei pestaggi e delle torture”.
Caldarozzi, ex capo dello Sco, la Sezione criminalità organizzata, considerato un “cacciatore di mafiosi”, per la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo è invece uno dei responsabili dei comportamenti di quella notte del 2001 e dei successivi comportamenti degli apparati di Stato, che sono valsi al nostro paese due condanne per violazione alle norme sulla tortura.
Scrissero i giudici della Cassazione per Caldarozzi e gli altri condannati: “hanno gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”.
Non esattamente una medaglia da inserire nel proprio curriculum.
D’altra parte, a luglio di quest’anno sono scaduti i cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e i dirigenti condannati per la Diaz che non erano andati in pensione sono rientrati in polizia.
In un intervento sulle sentenze della Cedu, pubblicato sul sito Questione Giustizia di Magistratura Democratica, il pm del processo Diaz Enrico Zucca affronta il caso Caldarozzi: “L’ultimo dei rientri, che si fa fatica a conciliare con quanto espresso nei confronti del condannato in sede di giudizio di Cassazione, è quello che riguarda l’attuale vice-capo della Dia, che vanta così nel suo curriculum il “trascurabile” episodio della scuola Diaz”.
Il capo della polizia, il prefetto Franco Gabrielli, in un’intervista a Repubblica dell’estate ha voluto finalmente affrontare il tema G8 senza tabù, dichiarando che lui al posto di “Gianni De Gennaro (allora capo della polizia oggi presidente di Finmeccanica, ndr) si sarebbe dimesso”.
A quanto si sa, i funzionari rientrati in polizia sarebbero stati destinati a ruoli non di primo piano. Ma Caldarozzi è sfuggito a questa logica.
Essendo la Dia una struttura che dipende direttamente dal Ministero, per lui, che vanta con Minniti e con il gruppo De Gennaro un’antica amicizia, si sono spalancate le porte dei piani alti
Il suo esilio, per altro non è stato quello di un appestato. Gli anni di interdizione li ha trascorsi lavorando come consulente della sicurezza per le banche e poi come consulente per la Finmeccanica dell’ex capo De Gennaro.
Si parlò anche di “collaborazioni” con il Sisde, i servizi segreti, proprio come, sempre a stare alle voci, si racconta intrattenga oggi il anche pensionato Franco Gratteri, ex capo della Direzione centrale anticrimine, il più alto in grado fra i condannati della Diaz.
Nonostante l’Italia, tra molte contestazioni e distinguo, si sia dotata da qualche mese di una legge sulla tortura, sembra essere completamente inevaso uno degli aspetti più volte ricordati dai giudici europei.
Quello che riguarda non gli autori materiali delle torture bensì tutta la scala gerarchica e i regolamenti interni che non provvedono a isolare i torturatori e chi li ha coperti nelle fase preliminare delle indagini, e che poi non provvede, se non a radiarli, perlomeno a bloccare le progressioni di carriera, o in estremo subordine ad assegnarli ad incarichi non operativi.
Diciassette anni dopo aver disonorato — lo dicono, per sempre, i giudici della Cassazione, anche se molti poliziotti e altrettanti politici non hanno mai accettato questa sentenza – la polizia italiana, Gilberto Caldarozzi viene premiato con una delle poltrone più importanti della lotta al crimine.
La “macelleria messicana” è stata archiviata dallo Stato.
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
HA LASCIATO I GRILLINI PER L’ILVA, DA ALLORA SI IMPEGNA IN UN HOBBY CHE GLI HA PORTATO TANTI GUADAGNI: “SONO UN PROFESSIONISTA”
Alessandro Furnari è un deputato del Gruppo Misto proveniente dalla diaspora del MoVimento 5 Stelle; dai grillini se n’è andato quasi subito, dopo due mesi di legislatura nel 2013, accusandoli di non fare abbastanza per la crisi dell’ILVA (è di Taranto).
Da allora, racconta oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica, l’ILVA se la passa sempre maluccio ma lui è tornato a un’antica passione: il Fantacalcio.
Se n’è accorto un pomeriggio di qualche mese fa quella vecchia volpe democristiana di Pino Pisicchio:
«Alessa’, ma perchè in Aula stai sempre piegato a scrivere numeri? E perchè prendi appunti sulle pagelle dei calciatori?».
Il deputato Alessandro Furnari ha sorriso al suo capogruppo. Poi ha confessato: «Sono pluricampione italiano di Fantacalcio. Ho vinto premi per centinaia di migliaia di euro. Sono un professionista». Non è un professionista, è un asso del gioco virtuale.
Ha vinto due auto, decine di computer, tv da 32 e 64 pollici, tablet, cellulari, consolle per videogiochi.
«Adesso mi ha detto che punta a una Jaguar — racconta Pisicchio — A volte capitava di non vederlo durante qualche seduta a metà settimana, poi ho capito che succedeva quando c’era il turno infrasettimanale di serie A. Rinuncia alla diaria — sorride — ma ha un ristoro assai più significativo…». Almeno 150 mila euro, in questi anni.
Per questo Furnari, le cui assenze toccano il 38% secondo Openpolis, si sta adesso applicando al gioco con un obiettivo ben preciso: «Quando sono entrato in Parlamento ho smesso per mancanza di tempo ma ora ho ripreso. E quest’anno me la gioco, sono nella top ten nazionale».
È stato campione nazionale due volte, nel 2003 e nel 2007, vincendo un’auto e una moto. Adesso, con lo scioglimento delle Camere, avrà ancora più tempo libero.
Tremate, fantacalcisti.
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
GLI AUTISTI RICEVERANNO 140 EURO, IL DOPPIO DI QUELLI DI MILANO… CON UN DEFICIT PAUROSO E UN CONCORDATO PREVENTIVO IN VISTA, L’AZIENDA NON BADA A ELARGIZIONI
Un super-extra per gli autisti ATAC in servizio a Natale. L’anno scorso erano arrivati
ottanta euro in più per lavorare nel giorno di festa, quest’anno l’azienda, che sta cercando di presentare un piano per il concordato preventivo in tribunale, è stata enormemente più generosa: 140 euro, esattamente il doppio rispetto a quanto prendono i colleghi di ATM a Milano.
Anche i macchinisti della metropolitana potranno contare su un sostanzioso aumento: 140 euro anche per loro in luogo dei 100 presi l’anno scorso.
D’altro canto la situazione dei trasporti (e dei rifiuti) a Roma è talmente rosea che sembrava giusto spendere qualche soldo in più quest’anno.
In più, ricorda oggi il Messaggero, a Natale i treni della metro e le navette del “servizio di superficie” viaggeranno con gli stessi orari dell’anno passato.
Quindi con un’abbondante pausa pranzo, che non viene toccata: le corse saranno garantite dalle 8.30 alle 13 e poi, dopo tre ore e mezza di riposo, si riprenderà dalle 16.30 fino alle 21.
Insomma, a parità di servizio (eufemismo!) gli autisti e i macchinisti hanno avuto un giusto aumento che era proprio ciò che meritavano.
E il confronto con le altre città ci fa comprendere meglio la situazione: a Milano la società locale dei trasporti offrirà ai dipendenti circa la metà del bonus distribuito nella Città eterna: «Ciascun autista che lavorerà volontariamente otterrà in media 70 euro, come prevede un accordo del 2003», spiega Gaetano Sciortino della Fit Cgil di Milano.
A Napoli invece bus e treni della metro garantiranno le corse solo fino alla tarda mattinata, poi tutti in vacanza
(da “NextQuotidiano“)
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Dicembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
NON SI PRESENTA A PALAZZO SENATORIO A UN INCONTRO PER FRONTEGGIARE EMERGENZA ABITATIVA
Il Messaggero racconta oggi nella cronaca di Roma che il presidente dell’INPS Tito Boeri è molto arrabbiato con Virginia Raggi, che ha dato buca a un appuntamento con lui a Palazzo Senatorio qualche giorno fa.
L’incontro serviva a discutere una collaborazione istituzionale per fronteggiare l’emergenza abitativa:
«Le scrivo — dice Boeri — a seguito del nostro mancato incontro di martedì. Sarebbe servito a stabilire concretamente i termini della nostra collaborazione istituzionale nel fronteggiare il problema dell’emergenza abitativa sul territorio comunale».
E qui poi si entra nel dettaglio dell’incontro: «I 50 minuti di vana attesa sembrano indicare che da parte sua non ci sia alcun interesse a perseguire ulteriormente le ipotesi su cui si erano confrontati da mesi i responsabili dei nostri uffici».
Dopo Calenda, quindi, la sindaca di Roma si prende anche i rimbrotti di Boeri anche se, per non lasciare nulla di intentato, il presidente dell’Inps lancia un appello:
«Se così non fosse (cioè che non cisia alcun interesse dal Campidoglio, ndr) la prego di farmelo sapere entro la seconda decade del prossimo mese di gennaio. L’Inps infatti si è dato un piano di lavoro molto stringente relativamente alla gestione del proprio patrimonio immobiliare. Da qui la necessità improrogabile di conoscere in tempi brevi se sia possibile per l’amministrazione comunale dare corso alle iniziative congiunte ipotizzate».
(da “NextQuotidiano”)
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Dicembre 24th, 2017 Riccardo Fucile
UN ADESIVO SEGNALA CHI IMPIEGA SOPRATTUTTO LAVORATORI RESIDENTI IN SVIZZERA
Ci risiamo con il bollino anti-italiani. Stavolta è il Comune di Monteceneri, distretto di
Lugano, Canton Ticino, Svizzera, che certificherà con un adesivo ad hoc le imprese locali che impiegano in maggioranza residenti.
E così riparte tutto un contenzioso italo-svizzero che era già esploso nel 2015 quando la stessa idea venne al sindaco di Claro.
All’epoca, sul bollino comunale si poteva indicare anche la percentuale dei residenti, dal 20 al 100%. L’affare fece molto rumore. Dall’altra parte della frontiera, insomma dalla nostra, le proteste salirono al cielo.
Furono rinvangate remote angherie verso gli emigrati italiani, tipo Nino Manfredi in «Pane e cioccolata» e il tutto culminò con un editoriale a «Uno mattina» dove Franco Di Mare paragonò il bollino ai cartelli con la scritta «Questo negozio è ariano» che apparvero su troppe vetrine italiane dopo le leggi razziali del ’38.
Gli svizzeri controprotestarono e l’affare finì poi nel nulla per esaurimento di uno dei contendenti. Due anni dopo, infatti, il Comune di Claro fu assorbito da quello di Bellinzona e il bollino sparì con lui.
Adesso, informa «La Provincia di Como», i ticinesi ci riprovano.
Per la precisione, il Comune di Monteceneri e, per essere ancora più precisi, il «municipale» (alias assessore) Andea Daldini, del Ppd, i democristiani, giovane avvocato ed ex candidato a Mister Svizzera.
Daldini ha fatto votare al Consiglio comunale della ridente località una mozione che istituisce la poco ridente misura. Ovviamente, ha spiegato Daldini sia sul web a Ticinews sia in tivù a Teleticino, nel progetto c’è nulla di anti-italiano, tantomeno di razzista.
Lo scopo «è quello di cercare di ristabilire un equilibrio sociale fra forze di lavoro, in modo da favorire il buon sviluppo dell’economia locale e permettere soprattutto ai giovani residenti in Ticino di trovare lavoro».
Daldini ce l’ha con il «dumping salariale»: i non residenti (leggi: gli italiani) accettano infatti stipendi più bassi di quelli degli autoctoni, alle prese con un costo della vita molto più alto.
E così a Monteceneri i frontalieri sono più di 400 su una popolazione di 4.800 persone: troppi, par di capire.
L’adesivo darebbe ai consumatori, parola sempre di Daldini, «la possibilità di scegliere se rivolgersi a una ditta piuttosto che a un’altra, basandosi anche sulla volontà di un’azienda di favorire e sostenere il promovimento (sic) dell’economia locale».
Insomma, comprando dal Pinco con dipendenti autarchici invece che da Pallino con dipendenti d’importazione si aiuterebbe l’economia ticinese.
Naturalmente, da parte italiana le prime reazioni sono, per usare un eufemismo, negative.
Eros Sebastiani, dell’Associazione frontalieri, preferisce riderci su: «Ma cosa siamo, la banana Ciquita? L’iniziativa non è solo sgradevole: è ridicola. Almeno un terzo della forza lavoro del Cantone è costituita da frontalieri. Qui se si chiude la frontiera non si blocca solo il Ticino, si blocca mezza Svizzera. E dire che appena due giorni fa la presidente della Confederazione, Doris Leuthard, è venuta a inaugurare la nuova ferrovia transfrontaliera Arcisate-Stabio e ha fatto l’elogio della collaborazione fra i due Paesi, spiegando che le economie di Ticino e Lombardia sono interdipendenti. Ma non è la prima volta che i politici federali dicono una cosa e quelli cantonali un’altra. Sono solo piccoli giochi politici locali».
Sarà . Ma intanto nei prossimi mesi a Monteceneri si inizierà a certificare la purezza residenziale delle imprese.
E, visto che per un primo bilancio dell’iniziativa bisognerà aspettare, secondo Daldini, «almeno un anno», non mancherà il tempo per litigare ancora.
(da “La Stampa”)
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