Dicembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
NEL SIMBOLO UNA MARGHERITA E IL NOME DELLA MINISTRA
Nasce “Civica popolare”, la lista centrista della coalizione del Pd. Nella notte le diverse
componenti, Alternativa popolare, Centristi per l’Europa, Democrazia solidale, L’Italia è popolare e Italia dei valori, hanno trovato un accordo, sottoscritto da Dellai, Casini, D’Alia, Olivero, De Mita e Messina di Idv, per andare alle elezioni con una lista guidata da Beatrice Lorenzin che avrà nel simbolo il nome della ministra nel simbolo e una margherita.
“E’ Il primo passo per la costituzione di una forza politica di ispirazione popolare europeista e riformista, per fronteggiare ogni deriva populista e proseguire sul sentiero della ricostruzione civile, sociale e materiale del paese”, spiegano i promotori della lista. La collocazione politrica è il centrosinistra e la continuità con il governo Gentiloni: ” La lista si pone perciò a sostegno dell’area politica che ha supportato fino in fondo i governi di questa legislatura”. si spiega.
Nei giorni scorsi il gruppo dei centristi aveva spiegato indfatti che non stavano lavorando ad una “lista civetta del Partito Democratico ma ad una iniziativa per valorizzare il lavoro del governo Gentiloni e che si proponga come punto di riferimento di tanti elettori delusi o incerti rispetto alle attuali offerte politiche”. I promotori della lista dicevano anche che il loro obiettivo è “di costruire in Italia una proposta popolare, fondata sul rispetto delle istituzioni e capace di contenere le spinte populiste e disgregatrici che stanno avvelenando la politica”.
“Va organizzata, perciò, una posizione di Popolari che si opponga alle due destre oggi presenti in Italia: il residuo berlusconiano e quella grillina”. aveva aggiunto il deputato Giuseppe De Mita, nipote dell’ex leader Dc Ciriaco De Mita.
La candidatura della Lorenzin alla testa del raggruppamento centrista era stata caldeggiata da Fabrizio Cicchitto: “Può essere . aveva detto il deputato di Ap – un positivo punto di riferimento per tutti coloro che contrastano una deriva populista e razzista, ma che nel contempo sono distinti dal Pd”.
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2017 Riccardo Fucile
UN’ALTRA NOMINA INCREDIBILE DI MINNITI… TROIANI FECE INTRODURRE LE FALSE PROVE
Dopo la nomina al vertice della Dia di Gilberto Caldarozzi, condannato a 3 anni e 8 mesi per i falsi verbali della scuola Diaz, a un altro dei condannati eccellenti per la “macelleria messicana” del G8, è stato affidato uno degli incarichi più prestigiosi della polizia italiana.
Pietro Troiani, il vicequestore passato alla storia come l’uomo delle false molotov, il 21 dicembre è stato nominato dirigente del Coa, il Centro operativo autostrade di Roma e del Lazio: il più grande d’Italia.
Come per Caldarozzi tecnicamente non si è trattata di una promozione. Troiani resta vicequestore proprio come Caldarozzi resta primo dirigente.
Questa è stata la precisazione del Dipartimento di pubblica sicurezza dopo che Repubblica aveva pubblicato le critiche delle vittime e dei famigliari dei manifestanti massacrati di botte e arrestati con false prove nella scuola Diaz nel luglio 2001.
Ma è innegabile che i due incarichi, vice direttore dell’antimafia e dirigente del Coa di Roma della Polstrada, siano considerati “ruoli apicali” in seno alla stessa polizia.
Diverso sarebbe stato assegnare i due funzionari a uffici amministrativi, non di prima linea
Invece, ancora una volta sembra essere totalmente inevasa la precisa indicazione dei giudici della Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) che nelle condanne all’Italia per l’assenza, all’epoca, di una legge sulla tortura, chiedevano al nostro paese di provvedere anche al blocco delle carriere e sanzioanre i funzionari che coprirono i torturatori materiali di Diaz e Bolzaneto.
Pietro Troiani, all’epoca in servizio al reparto celere di Roma, ebbe un ruolo decisivo nella vergognosa operazione Diaz.
Sapeva che a bordo della sua jeep c’erano due molotov recuperate ore prima in corso Italia e ordinò al suo autista di portarle nella scuola mentre era in corso la perquisizione. Il sacchetto con le bottiglie incendiarie passò fra le mani dei massimi dirigenti della polizia italiana dell’epoca e venne alla fine sbandierato come la prova regina per l’arresto dei presunti black bloc
Le logiche interne della Ps sorprendono.
Poliziotti che “hanno gettato discredito sull’intera nazione” non risulta abbiano subito sanzioni disciplinari e, scontata l’interdizione, rientrano ai piani nobili del corpo. Mentre funzionari che si sono macchiati di colpe assai meno infamanti subiscono durissime sanzioni.
Vale la pensa ricordare il caso di Filippo Bertolami vicequestore romano che nella sua veste di sindacalista ha fatto denunce scomode sulla gestione della polizia, specie all’epoca di Gianni De Gennaro, Antonio Manganelli e Alessandro Pansa: sprechi, utilizzo di beni, promozioni di agenti condannati come quelli del G8.
Poche settimane fa è stato sospeso per undici mesi complessivi perchè non avrebbe stampato un documento e perchè non si sarebbe recato nell’ufficio del superiore.
(da “Huffingtonpost”)
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